Non restiamo stupiti quando Mikel Landa esordisce con un: «La prima cosa è stare bene. Voglio superare ogni problema di salute». L’asso spagnolo è noto per le sue cadute e anche per qualche passaggio a vuoto in momenti topici dei suoi grandi appuntamenti. Ma resta un big.
L’ennesima prova l’abbiamo avuta quest’anno con la caduta al Giro, appunto, e gli improvvisi problemi accusati alla Vuelta. A fronte, è giusto ricordarlo, di un potenziale enorme. In salita, il miglior Landa infatti non è così distante dai Pogacar o i Bernal.
Il 32 enne della Bahrain-Victorious ha obiettivi abbastanza definiti per la prossima stagione, almeno nella testa, e ancora una volta questi passeranno dalle corse a tappe, quelle alle quali si sente più votato.
Dopo il ritiro alla Vuelta, il basco ha preso parte all’europeo con il ruolo di gregario. Mikel è sempre stato generosoDopo il ritiro alla Vuelta, il basco ha preso parte all’europeo con il ruolo di gregario. Mikel è sempre stato generoso
Idea Tour, ma il Giro…
Dopo una stagione così ricca di successi e dopo essersi ritrovata estremamente competitiva anche nelle classiche, la Bahrain deve calibrare bene i suoi impegni. In questi giorni spagnoli – sono in ritiro Altea – i direttori sportivi hanno un bel da fare per piazzare tutti i capitani: Jack Haig, Sonny Colbrelli,Mathej Mohoric,DamianoCaruso e appunto Mikel Landa, senza dimenticare Pello Bilbao eGino Maderche l’anno scorso è cresciuto moltissimo.
Poiché non tutti hanno un programma così definito anche quello di Landa resta “ballerino” o quantomeno non è deciso del tutto. Lui dice che il grande obiettivo è la Grande Boucle, ma come? Da leader? Da cacciatore di tappe? O da semplice gregario?
«Mi piacerebbe fare il Tour de France – dice Landa – Mi rendo conto che il Giro d’Italia è molto adatto alle mie caratteristiche. La corsa rosa può essere davvero una grande opportunità. Ho visto che ci sono molte salite e c’è pochissima crono. Magari potrei farle tutte e due».
E il percorso del Giro 2022 evoca ricordi contrastanti per Mikel. Nel 2017 prima del Blockhaus rovinò a terra insieme a Thomas, ma due anni prima fu re dell’Aprica.
La Bahrain è cresciuta molto quest’anno, ecco Mikel tra Caruso e HaigLa Bahrain è cresciuta molto quest’anno, ecco Mikel tra Caruso e Haig
Concorrenza o aiuto?
Si dice però che Landa e, proprio in virtù di una concorrenza interna fortemente cresciuta, potrebbe non avere un team di supporto tutto per lui. Potrebbe non partire con i gradi di leader unico. Ma guai ad intenderlo come una mancanza di fiducia, visto che ha prolungato il contratto fino al 2023.
«L’anno scorso – dice Landa – ho avuto una stagione molto difficile a causa della caduta al Giro, quindi il mio unico obiettivo è essere competitivo in ogni momento. Ho sempre bisogno di un po’ di fortuna, ma se sono in salute posso fare del mio meglio».
Magari l’arrivo di Luis Leon Sanchez, corridore molto esperto e che in Astana ancora rimpiangono, può aiutarlo parecchio. Sanchez potrebbe essere quell’uomo fidato che magari gli è mancato sin qui. In più i due hanno corso insieme proprio in Astana. Il feeling non dovrebbe essere un problema… sempre che Luis Leon sia affiancato a Landa.
Landa non ha lasciato nulla al caso. Ecco gli speciali supporti alla mano che potrebbero aiutarlo a guidare meglio (foto Instagram)Landa non ha lasciato nulla al caso. Ecco gli speciali supporti alla mano che potrebbero aiutarlo a guidare meglio (foto Instagram)
Solita e solida serietà
Intanto Landa ha ripreso ad allenarsi con la sua consuetaserietà. Ha lavorato anche sulla crono, ma soprattutto su se stesso, sulla salute. Dopo aver concluso la stagione, in verità non molto bene, lo spagnolo si è concentrato sul recupero, come lui stesso ha detto. L’obiettivo? Eliminare definitivamente gli strascichi che dal Giro in poi si è portato dietro per tutta la stagione (è caduto anche al rientro a San Sebastian).
Ha tolto la placca che gli avevano messo alla clavicola, ma soprattutto si è recato presso una clinica nei suoi Paesi Baschi per ovviare ad un problema apparentemente ad una mano. In realtà Mikel ha messo dei supporti, tipo protesi, che sembra possano aiutarlo anche nella guida in quanto “danno assistenza” al sistema neuro-muscoloscheletrico: supporti che svolgono lavori di stabilizzazione, allineamento e correzione. Vedremo se funzioneranno…
Quante volte ai tempi della scuola abbiamo temuto le pagelle? Il più classico dei «è bravo ma non si applica» funziona anche per i ciclisti? No, non siamo professori, sappiamo bene che tutti si applicano molto bene. Chi con fatica, chi senza. Alla fine di una stagione tuttavia non ci sono promossi né bocciati. Vogliamo solo fare un piccolo rendiconto della stagione 2021 tra le sorprese e le delusioni, analizzandone tre per parte.
Capiamo quanto una selezione di questo tipo possa far alzare il dito ricordando nomi come Van Aert, Ganna, Van der Poel, Cavendish, Alaphilippe… chi manca? Ma restringiamo il campo a sei casi specifici. Perché si sa, la ruota gira e se le sorprese saranno chiamate a riconfermarsi nelle prossime annate, le cosiddette delusioni avranno uno stimolo in più per rilanciarsi.
Il Vingegaard che nessuno si aspettava ha messo alla frusta Pogacar sulle salite del Tour: qui sul Mont VentouxIl Vingegaard che nessuno si aspettava ha messo alla frusta Pogacar sulle salite del Tour: qui sul Mont Ventoux
Sorpresa Vingegaard
La nostra disamina parte dalla Danimarca, patria di Jonas Vingegaard, scalatore che va molto forte anche a cronometro (foto in apertura). Il giovane talento della Jumbo-Visma – compirà 25 anni il prossimo 10 dicembre – è stato senza dubbio la sorpresa principale del 2021 grazie al secondo posto al Tour de France dietro a re Pogacar (a 5’20”) e davanti al futuro oro olimpico Carapaz. Già nel 2019 e quasi nell’indifferenza generale, il ragazzo di Hillerslev aveva conquistato una tappa al Tour de Pologne, perdendo la maglia di leader all’ultimo giorno per una crisi in montagna.
Quest’anno ha disputato una primavera da protagonista. Vittoria nella quinta tappa del UAE Tour in cima a Jebel Jais (davanti, guarda un po’, a Pogacar), poi due frazioni e classifica generale alla Coppi e Bartali ed infine seconda piazza al Giro dei Paesi Baschi dietro al suo compagno Roglic. Dopo il Delfinato (secondo all’ultima tappa), si è schierato al via del Tour come gregario di Roglic e ne ha preso il posto dopo la caduta, essendo già arrivato al quinto posto dopo a Le Grand Bornard. Tenendo conto che nel 2022 il Tour partirà dalla Danimarca (con tre tappe), chissà se Vingegaard vorrà confermarsi (e migliorarsi) o se correrà come luogotenente. Però il Giro per lui potrebbe essere un bel banco di prova per un ulteriore salto di qualità.
Il vincitore del Giro 2020 ha corso un Lombardia anonimo, chiudendo così la stagioneIl vincitore del Giro 2020 ha corso un Lombardia anonimo, chiudendo così la stagione
Delusione Tao
Per le note negative partiamo dal trionfatore del Giro dell’anno passato, Tao Geoghagan Hart. Classe 1995, quest’anno il corridore della Ineos Grenadiers ha steccato, come se avesse pagato più del dovuto la fatica e la vittoria della corsa rosa, posticipata causa Covid proprio a dodici mesi fa. Difficile capire cosa abbia condizionato la stagione del londinese. I secondi posti di tappa rispettivamente al Tour des Alpes Maritimes (a febbraio) e al Delfinato (a giugno) sono gli unici suoi squilli. Troppo poco per un ragazzo che ha i numeri per fare di più. Molto di più.
Dalla vittoria di San Giacomo al Giro, per Mader è iniziata una grandissima stagione: il talento non tradisceDalla vittoria di San Giacomo al Giro, per Mader è iniziata una grandissima stagione
Rivelazione Mader
La seconda sorpresa è rappresentata dallo svizzero Gino Mader. Il 24enne della Bahrain-Victorius doveva solo rispettare le aspettative che c’erano su di lui fin da under 23 (nel 2018 terzo posto all’Avenir con due tappe e quarta piazza al mondiale). E in questo 2021 ci è riuscito ampiamente.
A metà marzo suo malgrado sale agli onori della cronaca per essere stato cannibalizzato da Roglic a 30 metri dall’arrivo nella penultima tappa della Parigi-Nizza (conclusa in decima posizione). Il 13 maggio però, a distanza di due mesi, si prende una rivincita personale trionfando nella sesta tappa del Giro d’Italia in vetta a San Giacomo (la montagna che sovrasta Ascoli Piceno) al termine di una lunghissima fuga. Gino si prende la maglia azzurra di miglior scalatore e diventa così il secondo corridore della storia con questo nome di battesimo – dopo Bartali – a vincere una frazione alla corsa rosa. Lascia il Giro per la caduta di Montalcino, ma trenta giorni dopo il successo ascolano domina ad Andermatt, nell’ultima tappa del Tour de Suisse.
Mader mette i titoli di coda alla propria stagione destando impressione alla Vuelta, chiusa al quinto posto nella generale. Piazzamento che vale doppio considerando che ha corso la gara spagnola in appoggio a Jack Haig. Il talentuoso elvetico ora sa che può ritagliarsi un ruolo di guastafeste nei grandi Giri. Lo aspettiamo.
Landa, un ottimo inizio di Giro (qui nel giorno di Sestola), poi dalla caduta il suo 2021 è stato un lungo inseguireLanda, un ottimo inizio di Giro (qui nel giorno di Sestola), poi dalla caduta il suo 2021 è stato un lungo inseguire
Landa al buio
Restando in casa Bahrain Victorious, ci concentriamo su Mikel Landa, che ha vissuto l’ennesima annata di pochi alti e tanti bassi, con una bella dose di sfortuna. Il suo obiettivo primario era il Giro d’Italia, con premesse nulla affatto malvagie. Sesto posto a Laigueglia, terzo a Larciano, terzo nella generale della Tirreno-Adriatico e ottavo al Paesi Baschi, dietro gente di peso che preparava il Tour. Ma alla quinta tappa del Giro, a 5 chilometri dal traguardo di Cattolica, cade rovinosamente ed è obbligato ad abbandonare la corsa. Prepara la seconda parte di stagione, Vuelta in primis, vincendo la generale di Burgos davanti ad Aru.
La prima settimana della grande corsa spagnola sembra benaugurante, ma la condizione è un fuoco fatuo. Ogni giorno perde posizioni e minuti fino a ritirarsi alla 17ª frazione. Anonima la partecipazione al Giro di Croazia a cavallo di europeo e Lombardia, entrambi non conclusi. Al netto degli imprevisti, nel 2022 dovrà rispondere “presente” all’appello dei grandi Giri. Non può farsi trovare impreparato.
La vittoria di Taco Van der Hoorn a Canale, tappa del Giro, ha aperto il grande 2021 della IntermarchèLa vittoria di Taco Van der Hoorn a Canale, tappa del Giro, ha aperto il grande 2021 della Intermarchè
Ha mantenuto fede allo spirito battagliero che l’aveva contraddistinta nelle annate precedenti, specialmente nelle gare del Nord. Nove successi totali, fra cui brillano le perle di Taco Van der Hoorn (terza tappa al Giro d’Italia e al Benelux Tour) e di Rein Taaramae (terza frazione alla Vuelta). Proprio nella corsa spagnola l’esperto estone ed il suo compagno norvegese Odd Christian Eiking (che passerà alla EF Education Nippo) hanno vestito la maglia rossa di leader in due momenti diversi rispettivamente per due e sette giorni.
Merita una doverosa menzione anche il 21enne Biniam Ghirmay Hailu, che ad agosto è arrivato dalla Delko per arricchire il roster a disposizione di Valerio Piva. Il fenomeno eritreo a settembre ha mostrato il suo valore prima con i colori sociali vincendo la Classic Grand Besancon Doubs e poi con quelli della sua nazionale conquistando la medaglia d’argento ai mondiali U23 alle spalle dell’azzurro Baroncini.
Nel 2022 la squadra belga cercherà di ripetersi e crediamo che alcune gioie potrebbero arrivare dall’ormai veterano Andrea Pasqualon (33 anni, da cinque alla Intermarchè) e dal ventiseienne Lorenzo Rota, quest’anno entrambi autori di ottime prestazioni e tante top ten. Il cerchio rosso su alcune gare ce lo hanno già fatto.
Giro 2021 sfortunato, caduta nella tappa di Sega di Ala al Giro e poi la stagione di Ciccone non è più decollataGiro 2021 sfortunato, caduta nella tappa di Sega di Ala al Giro e poi la stagione di Ciccone non è più decollata
Ciccone, sfortuna nera
Lo stesso discorso fatto in precedenza per Landa si può fare per Giulio Ciccone. Anche lui non ha mantenuto le attese per un motivo o l’altro, ma con la sfortuna sempre fra i piedi. Dopo un 2019 magico (vittoria a Ponte di Legno al Giro, maglia azzurra di miglior scalatore e poi due giorni in maglia gialla al Tour) e il 2020 limitato dal coronavirus, dallo scalatore della Trek-Segafredo ci si aspettava uno step successivo. Così non è stato.
Va detto per la verità che quest’anno l’abruzzese per metà ha dovuto inseguire la condizione migliore e per l’altra metà combattere con la sfortuna: un loop dal quale è difficile uscire. Lui ci ha provato. Al Giro d’Italia non era al top ma quando sembrava aver trovato la forma giusta (In generale era distante 50” dal podio), è arrivata la caduta giù dal Passo San Valentino alla 17a tappa (con arrivo a Sega di Ala) che ha compromesso tutto. Il campionato italiano di Imola ne è stato la riprova. Quando si si sono mossi Colbrelli e Masnada per rientrare sulla fuga, Giulio era dietro di pochi secondi, ma non è riuscito a saltarci dentro.
A Tokyo non ha lasciato il segno. In vista della Vuelta, alla quale è partito con i gradi di capitano, ha provato nuovamente ad uscire da quel circolo vizioso. La top ten nella generale sarebbe stata alla sua portata ma ad inizio della 16ª tappa (dopo che aveva fatto 5° il giorno prima) ha saggiato ancora la durezza dell’asfalto ed è stato costretto a ritirarsi. Escluse fratture, la ripresa ha richiesto e ancora richiede applicazioni e terapie, per cui l’abruzzese ha dovuto chiudere la stagione in anticipo. La speranza ovviamente è quello di ritrovarlo presto con la solita grinta e più forte del 2019.
C’erano due elementi in particolare che oggi potevano caratterizzare la decima tappa della Vuelta e renderla scoppiettante: il giorno successivo al riposo (e quindi gambe fresche) e il Puerto de Almacar (fughe e scatti). E questi due elementi si sono ben fusi, dando origine ad una pozione esplosiva. Il risultato? La fuga è andata in porto e ha vinto Storer, la velocità è stata folle quasi 45,5 media con 2.350 metri di dislivello totale, Roglic ha perso la maglia rossa a vantaggio di Eiking e Landa è saltato. Di fatto sono tre punti che abbiamo commentato con Michele Bartoli.
Per Eiking, classe 1994, questa è la prima maglia rossa. Vanta tre vittorie da professionistaPer Eiking, classe 1994, questa è la prima maglia rossa. Vanta tre vittorie da professionista
Brava Intermarché
Se la Dsm si porta a casa un’altra tappa e lo fa ancora con Micheal Storer, la Intermarché Wanty Gobert non è da meno. La squadra belga aveva già alzato le braccia al cielo con Rein Taaramae e aveva conquistato la maglia rossa. Oggi ne torna padrona e lo fa con il norvegese Odd Christian Eiking. Insomma la Intermarché Wanty Gobert non è più la cenerentola del World Tour.
«Si vede la mano di Valerio Piva – commenta Bartoli – lui è bravo. E’ un diesse capace, che sa di ciclismo e meriterebbe un top team. Riesce sempre a raccogliere il massimo con quel che ha disposizione. Anche al Giro hanno vinto una tappa nell’unico modo che potevano, altrimenti non ce l’avrebbero fatta».
I segni della caduta di Roglic a fine tappa. In discesa stava guadagnando qualcosina a fronte di un grande rischioI segni della caduta di Roglic a fine tappa. In discesa stava guadagnando qualcosina a fronte di un grande rischio
Roglic, troppi errori
Dicevamo di Roglic. Primoz si è esposto a un rischio eccessivo. E ha mostrato ancora una volta qualche limite tecnico e tattico.
«Oggi – dice il campione toscano – non mi è piaciuto. Dopo la scatto mi aspettavo un rendimento più dirompente, invece ha preso quei 9” e se li è portati fino in cima. E stava spingendo forte, si vedeva. E poi ha rischiato troppo. E’ caduto e adesso quelle botte in qualche modo se le porta dietro. Mi verrebbe da chiedergli: ma chi te lo ha fatto fare? Se fai una differenza netta, guadagni 40”-50” okay, ma se prendi 50 metri anche se fai la discesa a tutta e non ti riprendono alla fine guadagni 15”. Ma quanto spendi? Quanto rischi? Non ha senso».
A questo punto facciamo notare che forse in certi momenti emergono i limiti di un ragazzo che ha iniziato tardi (ricordiamo che viene dal salto con gli sci). «In parte sì, ma le radioline? Un errore simile potevi commetterlo quando non c’erano. Possibile che l’ammiraglia non gli abbia detto: ohi ma dove vai?».
Landa aveva scricchiolato già qualche giorno fa, ma aveva limitato i danni, oggi è crollato. Il suo distacco: 21’41” da StorerLanda aveva scricchiolato già qualche giorno fa, ma aveva limitato i danni, oggi è crollato
Landa nel baratro
Infine, la Roquetas de Mar – Rincón de la Victoria ci ha detto che Landa ha alzato definitivamente bandiera bianca. Lo spagnolo della Bahrain Merida, partito con i gradi di capitano, ha incassato 21’41” da Storer e 9’51” da Roglic e gli altri big della generale.
«Davvero non so spiegarmelo – dice Bartoli – Eppure a Burgos era andato bene, mostrandosi in crescita e anche nel primo arrivo in salita era andato bene. E posso dirvi che sul Pico Blanco non puoi nasconderti. Non è una di quelle salite che dà respiro, che anche se sei “impiccato” riesci un po’ a salvarti. E’ davvero un punto interrogativo, Mikel. Lo conosco bene e se recupererà bene potrà farci divertire in salita, ma con altri obiettivi chiaramente».
Una frase di Cavendish su come è cambiata la Sanremo ci ha spinto a parlarne con Bartoli. Il Poggio non è una salita per scalatori, ma per motori potenti
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Geraint Thomas è l’eccezione che probabilmente conferma la regola. Dopo una vita di piazzamenti e cadute, senza mai un podio in un grande Giro, nel 2018 s’è svegliato e ha vinto il Tour, arrivando secondo l’anno dopo. E basta, come se fosse poco! Detto di uno che è nato pistard (due ori olimpici e tre mondiali), si tratta ovviamente di una grande impresa, ma accende la luce sull’argomento che ci si è proposto davanti agli occhi ieri con la crisi di Mikel Landa (nella foto di apertura)sull’Alto de Velefique alla Vuelta.
Non è per niente facile essere capitano, pertanto questo discorso che nasce come un’apparente critica farà il giro largo per dimostrare l’opposto. Non vuole essere una mancanza di rispetto per il basco al quale auguriamo di risollevarsi e vincere la Vuelta. Dopo la caduta del Giro ha avuto le sue ossa da aggiustare e ritrovare la condizione alla ripresa da un infortunio non è affatto semplice. Tuttavia la storia è emblematica.
Landa ha fatto le cose migliori quando era più giovane e correva senza grosse responsabilità con l’Astana. Scattava. Vinceva. Masticava amaro quando gli toccava frenare per aspettare Aru. Però così facendo ha portato a casa l’unico podio in un Giro, quello italiano del 2015, dietro Contador e appunto Aru.
Geraint Thomas in maglia gialla: uno dei pochi vincitori estemporanei in un grande Giro nel ciclismo d’oggiGeraint Thomas in maglia gialla: uno dei pochi vincitori estemporanei in un grande Giro nel ciclismo d’oggi
Landa e quel “treno” ormai passato…
A ben vedere, la stessa cosa è successa a Damiano Caruso, che al Giro c’è arrivato come gregario di Landa e, quando Mikel si è ritirato, ha potuto correre libero da pressioni, conquistando il secondo posto.
In questi casi, come è giusto che sia, il suo procuratore portò Landa al Team Sky e lì gli offrirono la chance di essere capitano al Giro. Lui arrivò a un soffio dall’impadronirsene, ma fu colto da malore e si ritirò mestamente sul più bello. Da quel momento, forse con eccesso di lungimiranza, la squadra britannica lo mise a tirare, avendo forse colto in lui altre stimmate. Desideroso di liberarsi dal giogo, dopo due anni Landa è passato alla Movistar di Quintana e Valverde: ambiente forse poco ospitale per uno che promette scintille e si ritrova con padroni di casa preoccupati che gli brucino il giardino.
Così anche nella squadra spagnola, non sono arrivati i risultati sperati. Il quarto posto al Giro, dovendo aiutare Carapaz, il sesto posto al Tour. Al Team Bahrain Victorious (allora Merida) lo volle Rod Ellingworth che con lui aveva lavorato a Sky e i risultati hanno parlato del quarto posto al Tour dello scorso anno e di una condizione stellare all’ultimo Giro d’Italia, vanificata tuttavia dalla caduta di Cattolica.
Claudio Chiappucci,, con il suo coraggio alla ricerca dell’utopia, ha fatto innamorare gli italiani e non soloClaudio Chiappucci,, con il suo coraggio alla ricerca dell’utopia, ha fatto innamorare gli italiani e non solo
Viva coloro che almeno ci provano…
Quanti sono i corridori (ancora) in grado di vincere un grande Giro? Fra quelli in attività, si contano sulla punta delle dita. Sono quattro: Pogacar, Bernal, Roglic, Carapaz. Ci sarebbe Quintana, che però da un pezzo sembra aver rivisto le sue azioni al ribasso. Ci sarebbero Froome e Thomas, che potrebbero aver fatto il loro tempo. Altri che diano quale segno di concretezza crescono, pensiamo a Sivakov e Vlasov.
E poi ci sono quelli che ci provano. Landa, appunto, e anche Simon Yates. Quelli che quando ne parli, sui social si scatena la lapidazione. Su Landa, un commento ricevuto su Facebook continua a ronzarci nella testa: «Il protagonista annunciato. E continuate ad annunciarlo…».
Potremmo smettere di parlarne, in effetti, lasciarlo alla sua dimensione di Willy Coyote su ruote. Potremmo concentrarci soltanto su quei quattro e rassegnarci anche noi all’appiattimento. Invece alla fine, sapete una cosa? Continueremo a raccontare il coraggio di provarci. Lo stesso che rese Chiappucci un beniamino dei tifosi italiani. Neanche Claudio vinse mai un grande Giro, ma continuò a provarci fino all’ultimo. Meglio Landa che si mette in gioco rinunciando ai soldi… facili, di quelli che si nascondono sotto l’ombrello di un ottimo contratto e alle loro chance rinunciano in partenza. E poi volete mettere che bello il giorno che davvero Willy acchiapperà quel velocissimo Beep Beep?
Il Tour de France fa sempre parlare di sé in un modo o l’altro. Le tante cadute dei primi giorni (nell’apertura quella occorsa a Chris Froome) e la relativa protesta dei corridori ad inizio della quarta tappa sono stati l’argomento principale quasi più delle vittorie di big come Alaphilippe, Van der Poel e Cavendish. Il finale disegnato della terza tappa che ha creato non pochi problemi e provocato un bollettino di guerra – corridori incerottati a mo’ di mummia o ritirati con fratture – fa discutere anche chi una gara la supervisiona e poi la dirige: abbiamo chiesto a Raffaele Babini, direttore di corsa del Giro U23, per tanti anni delle gare Rcs Sport ed ora direttore tecnico degli Europei di Trento (a settembre), di darci un suo parere sulla sicurezza su ciò che abbiamo visto finora alla Grande Boucle.
Raffaele hai visto che caos al Tour?
La prima settimana è sempre così. Ci sono situazioni aperte, nulla di delineato e quindi tutti possono sfruttare un ventaglio di soluzioni per vincere una tappa. Ora c’è molta competitività con medie orarie altissime nelle prime ore di gara o addirittura per tutto il giorno.
Raffaele Babini, a lungo direttore di corsa per le gare RCS Sport e oggi responsabile degli Europei di TrentoRaffaele Babini, a lungo direttore di corsa per le gare RCS Sport, qui con la vecchia conoscenza uzbeka Abdujaparov
La velocità può essere una delle cause di tutta questa frenesia?
Certamente ma non l’unica. Ora si viaggia a velocità folli e la minima sbandata non è più recuperabile. Di conseguenza si vola sull’asfalto, con un indice di fratture altissimo. In passato non era così.
Gli altri aspetti quali possono essere?
I freni a disco, se pinzati in maniera istintiva, ti bloccano quasi in modo istantaneo. Poi credo che ci sia un po’ di anarchia in gruppo, manca una figura veramente carismatica che possa trasmettere calma e rispetto. Ora ci sono tanti giovani, con poca esperienza generale, che vogliono essere già dei leader e talvolta non riescono a gestire il nervosismo.
Continua pure…
Aggiungerei che ogni squadra ormai si vuole ritagliare il proprio ruolo per qualche classifica. Adesso le formazioni sono composte da almeno due capitani. I cosiddetti gregari sono delle mezze punte, che potrebbero essere dei capitani a loro volta in altre squadre. Poi c’è da considerare anche l’aspetto televisivo. Una volta la gara iniziava quando arrivavano le telecamere delle moto o si alzava l’elicottero, adesso ci sono dirette integrali e tutti vogliono essere sempre in prima linea per farsi vedere. Tutto viene esasperato.
Il terribile scontro fra Sagan ed Ewan nella terza tappa, costato il ritiro a quest’ultimoIl terribile scontro fra Sagan ed Ewan nella terza tappa, costato il ritiro a quest’ultimo
Dal punto di vista organizzativo sembra che manchi qualcosa?
In Francia hanno deciso di adottare la segnaletica passiva, quella bianco-rossa nei punti delicati per intenderci, e di non utilizzare più le scorte tecniche, che invece in Italia sono previste dalla legislazione sportiva. Loro hanno la gendarmeria che però non basta. Ad esempio nella terza tappa, ai -8 km dalla fine dove c’era quel restringimento in curva e dove sono caduti in tanti, tra cui Haig, un paio di segnalatori avrebbero fatto molto comodo perché avrebbero richiamato l’attenzione dei corridori, lanciati a forte velocità, e avrebbero potuto indicare al gruppo l’angolo di curvatura della strada facendone capire la traiettoria da prendere. Non voglio essere campanilista, ma in Italia abbiamo un modello più sicuro anche se poi le cadute capitano sempre e ovunque.
A questo punto non si potrebbe davvero pensare ad arrivi più periferici o ad una distribuzione diversa di certe tappe?
Non è facile disegnare un grande Giro, ci sono tanti interessi dietro. Però in effetti alcune tappe di inizio Giro o Tour potrebbero essere pensate o posizionate meglio. Visto che il ciclismo attuale vive di velocità pazzesche, talvolta anche fini a se stesse, bisognerebbe essere più accorti. E scegliere strade più conformi a certi finali di tappa.
Purtroppo anche in Italia non mancano gravi cadute, qui il terribile incidente a Landa al Giro 2021 Purtroppo anche in Italia non mancano gravi cadute, qui il terribile incidente a Landa al Giro 2021
Alla luce di questo ciclismo che cambia, nel quale ogni tappa fa scuola, occorre trovare una giusta formula per non penalizzare lo spettacolo. Forse i 10 chilometri di cui sento parlare sono troppi per me ma proverei a fissare la neutralizzazione ai -5/7. Quantomeno si potrebbe provare in qualche gara. L’UCI ci ha abituato a tante regole stravaganti e repentine applicazioni. Forse potrebbe cambiare queste regole anche in corso d’opera durante la stagione o, ripeto, solo per le gare più importanti. Per me ci sono delle vie di mezzo valide che si possono attuare.
Per chiudere, sei reduce dal sopralluogo sul circuito di Trento dell’Europeo, come siamo messi?
E’ un lavoro che avevo iniziato già durante il lockdown dell’anno scorso, ultimamente ho ricontrollato tutta la documentazione cartacea, planimetrie e altimetrie. Dovevo verificare che tutto fosse a posto ed ora tutto è pronto. Sarà un percorso cittadino non proibitivo a livello altimetrico ma sarà molto tecnico e nervoso. Se, dal punto organizzativo e di sicurezza, tutto andrà come abbiamo preparato, pensato e previsto, quel giorno farò solo un giro in auto.
Mikel Landa,Pello Bilbao, Damiano Caruso… basterebbero questi tre nomi per rendere importante il parterre di una corsa e invece sono tre degli otto uomini che la Bahrain Victorious ha deciso di schierare al Giro d’Italia. Il loro direttore sportivo, Alberto Volpi sta per partire proprio alla volta di Torino. Ultime cose da sistemare in valigia e poi il tecnico lombardo raggiungerà il capoluogo piemontese. E’ il momento giusto per ragionare su quanto si è fatto.
Alberto Volpi (59 anni) è il diesse della Bahrain VictoriousAlberto Volpi (59 anni) è il diesse della Bahrain Victorious
Alberto, avete uno squadrone…
Abbiamo una buona squadra. Se siamo stati anche uno squadrone ve lo dirò al via della crono di Senago l’ultimo giorno. Però sì: abbiamo la consapevolezza di avere gli uomini giusti per qualsiasi terreno e per qualsiasi tipologia di corsa venga fuori. Poi si sa: è la strada a dare i giudizi.
Mikel Landa è il vostro capitano. Questo Giro per lui sa molto di “adesso o mai più”. Probabilmente se si guarda agli ultimi 5 anni è lo scalatore più forte. Nel senso che gli avversari cambiano e lui c’è sempre…
Sì, lui è lo scalatore più continuo. Sul discorso dell’adesso o mai più posso dire che si ha la sensazione di una sua grande serenità, cosa che in passato non aveva. E lo dicono anche i suoi passaggi di avvicinamento al Giro. Ha fatto un ottimo Laigueglia ed era la sua prima corsa. A Larciano, anche se è una gara più piccola, è andato bene su un terreno che non è suo. Alla Tirreno-Adriatico ha fatto terzo. Sta attraversando un buon momento, ha un buon equilibrio psico-fisico. Per questo si parte fiduciosi.
In tanti parlano di Almeida, Evenepoel, Yates mentre Landa è poco nominato…
E questo è un vantaggio per me. E’ un buon assist per noi, ci toglie pressione. I giornali, e lo sapete, cercano personaggi che siano d’interesse, per l’età, per il seguito e non solo per un punto di vista tecnico.
In effetti Landa è un po’ l’antipersonaggio, sempre silenzioso, pacato…
Da un certo punto di vista siamo più tranquilli e, come ripeto, sarà poi la strada il “giudice di cassazione”! Noi abbiamo le nostre idee, le nostre certezze e le nostre paure e chi non ha paura è perché non conosce cosa significhi fare un Giro – sospira Volpi – Guardiamo quello che è successo l’anno scorso. Una borraccia, pensiamoci bene, una borraccia ha segnato la fine di un corridore, Thomas, e la fortuna di un altro, Geoghegan Hart. Un episodio può cambiare tutto.
Damiano Caruso sulle strade del Romandia, per il siciliano sarà il 5° GiroDamiano Caruso sulle strade del Romandia, per il siciliano sarà il 5° Giro
Hai detto una cosa interessante prima: i media non seguono il corridore solo da un punto di vista tecnico. E allora ti chiediamo: tecnicamente questo Giro si adatta Landa?
Per me sì. Quest’anno ci saranno in tutto circa 56.000 metri di dislivello, l’anno scorso ce n’erano 54.500, quindi più o meno si equivalgono, ma non è tanto il “quanto”, ma è il “come” questo dislivello è distribuito. Abbiamo molti arrivi in salita durissimi: Zoncolan, Sega di Ala, Alpe di Mera, Alpe Motta e penso che con un percorso così lo scalatore si possa esaltare. Il tappone da 6-7 ore fa meno differenza, è più una guerra di resistenza sul momento e sul passare dei giorni. Quindi alla luce di come è disegnato, questo Giro va bene per gli scalatori come Landa.
Visto come si corre adesso, fa più selezione un arrivo secco che una cavalcata infinita…
Anche l’arrivo di Sestola non è mica facile. L’ho rivisto pochi giorni fa. Giri a destra e negli ultimi 7 chilometri nei hai 4,5 che vanno su tra il 12-16%. Se il gruppo non dovesse lasciare andare via la fuga perché la classifica è corta ci sarà battaglia e non sei al top fai presto a perdere 20”. Non è come Serramazzoni (una salita pedalabile da quelle parti, ndr) che se non sei in giornata vai su di rapporto, stai a ruota di un compagno e ti salvi. Sul colpo secco puoi andare in difficoltà.
Vedendo le sue caratteristiche e come è uscito dal Tour of the Alps, quella di Sestola sembra la tappa perfetta per Simon Yates. Tra l’altro lui va molto forte all’inizio dei grandi Giri. L’opposto di Landa.
Ah sì, sì! Se non va via la fuga lui è il favorito per quella tappa. Sugli arrivi è un killer. Nei 2 chilometri finali sa fare delle accelerazioni fortissime e sa calibrare bene il suo attacco. Anche a Prati di Tivo per pochissimo non ha ripreso Pogacar. E se uno così con tutti gli arrivi in salita che ci sono inizia a prendere secondi e abbuoni e arriva a Senago con 1’30” di vantaggio poi nella crono finale non lo perde.
Pello Bilbao e Damiano Caruso: che ruolo avranno?
Sono gli ultimi due uomini per le tappe di montagna. Però la nostra tattica è una cosa, poi ci sono altre 22 squadre. Verranno dei giorni in cui ci saranno degli attacchi e averne uno davanti può consentire a noi di risparmiare degli uomini, di stare coperti. E magari quello stesso uomo te lo ritrovi davanti se devi attaccare. Quindi okay le tattiche, ma devi avere i corridori giuste per farle. Noi così possiamo fare anche una corsa aggressiva.
Pello Bilbao scorta Landa al Tour de France dello scorso annoPello Bilbao scorta Landa al Tour de France dello scorso anno
E pensare di metterne due in classifica? Negli ultimi anni si è visto che spesso ha giovato questa tattica.
Per rispetto di Landa dico no. E’ lui il capitano. Poi se Bilbao o Damiano saranno in classifica sarà una conseguenza di quel che dovranno fare. Se Pello a Sestola deve stare vicino a Landa automaticamente si presuppone che resti davanti. L’importante è che negli arrivi clou del Giro ci siano tutti e tre. Ma non solo in salita. Si parla troppo poco della tappa di Montalcino. Quella va valutata al pari di una frazione di montagna. Lo sterrato non è un qualcosa di comune e ci potrebbero essere sorprese.
Bilbao e Caruso sono corridori importanti, come accettano di fare da gregari a Landa?
Damiano è il nostro capitano in corsa, Landa il leader. In certi momenti non si riesce a parlare con tutti i ragazzi e serve qualcuno che possa prendere le decisioni in gruppo. E’ un ruolo che Damiano ha accettato di buon grado e che sa svolgere bene. Lui è un corridore di lusso, di qualità e tenacia. Per quel che riguarda Pello, invece, lui stesso ha dichiarato di voler aiutare Landa e lo ha ripetuto anche dopo il Tour of The Alps, nessuno gli ha messo in bocca quelle parole. E’un ragazzo, oltre che molto forte, anche onesto ed intelligente. Lavorare con lui è un piacere.
Al Tour avranno ruoli invertiti?
Difficile dirlo adesso – s’interrompe per un istante Volpi – Intanto facciamo il Giro, poi vediamo.
Avete fatto dei sopralluoghi?
Sì. Nei giorni della Strade Bianche siamo andati a vedere il finale della tappa di Montalcino con i ragazzi. E poi in diverse riprese io, Stangelj e Pellizotti siamo andati a visionare altri arrivi. Con i tablet su cui ci sono tracce e altimetrie si ripercorrono le strade e si annotano i punti che sulle mappe non si vedono: strettoie, condizioni dell’asfalto, un passaggio in un paese da prendere davanti…
Pello Bilbao sarà con Landa al Giro d’Italia, cercando di spingere l’amico più in alto possibile. E’ una storia basca, di quelle sbocciate sotto lo sventolare della ikurriña, la bandiera nata nel 1894 prendendo come spunto quella britannica e cambiandole i colori. I baschi sono gente dura, anche nel gruppo. Si ritrovano spesso in piccoli capannelli trasversali alle squadre e si mettono a parlare nel loro incomprensibile dialetto.
Maglie arancioni
Pello e Mikel arrivarono insieme al professionismo nel 2011, con la maglia arancione della Euskaltel-Euskadi, e rimasero insieme fino al 2013, quando la celebre squadra si sciolse. Pello finì alla Caja Rural, Mikel forse in virtù di qualche risultato in più fu notato dall’Astana. Da quel momento la loro storia, a volerla cantare con De Gregori, divenne davvero uno strano incrocio di destini. Infatti, mentre Landa lasciò il gruppo di Martinelli e andò prima al Team Sky e poi alla Movistar, Pello firmò con l’Astana nel 2017. E come ha raccontato al Tour of the Alps fece appena in tempo a conoscere Michele Scarponi.
La Euskaltel Euskadi chiuse per motivi di budget nel 2013, lasciando liberi fior di corridoriLa Euskaltel chiuse per motivi di budget nel 2013
Gli incroci con l’amico basco non mancarono. Tanto che quando al Giro del 2019 Pello Bilbao vinse la tappa di Monte Avena, alle sue spalle finì proprio Landa, leader della Movistar, che avrebbe chiuso quell’edizione al 4° posto. Ma il rendez-vous era ormai nell’aria e dal 2020 entrambi si ritrovarono al team Bahrain-Merida: Landa capitano e Pello gregario, anche se una così netta distinzione dei ruoli in realtà non c’è mai stata. Infatti nonostante si tenda a dipingerlo come gregario, quest’anno Bilbao ha sfiorato la vittoria al Giro dei Paesi Baschi, battuto a Hondarribila da Ion Izagirre, anche lui basco e ottimo amico (il solo motivo per cui Pello se ne è fatto presto una ragione). Mentre ha fatto centro al Tour of the Alps sul traguardo di Pieve di Bono.
«Sono soddisfatto – dice Bilbao – è stata una vittoria molto inseguita. Lungo il cammino ci sono stati tentativi falliti, ma ho sempre pensato che quando un traguardo tanto atteso finalmente arriva, te lo godi il doppio. Io aspettavo dai Paesi Baschi, l’ho inseguita con molta intensità e con voglia speciale. Quella corsa mi incanta e gareggiare in casa è bellissimo, però per me anche correre in Italia ha un significato speciale. Mi piace sempre qui e il Tour of the Alps è bellissimo, perché presenta un percorso molto interessante che invita a sorprendere, provare ad attaccare da lontano e non semplicemente ad aspettare il finale».
Al Tour of the Alps, Pello Bilbao ha rifinito la condizione per il Giro d’ItaliaAl Tour of the Alps, Bilbao ha rifinito la condizione per il Giro d’Italia
Un metro e 74 per 60 chili, il basco di Guernica è professionista da 11 stagioni. Ha vinto due tappe al Giro del 2019 e sempre nella corsa rosa lo scorso anni si è piazzato al quinto posto. Per Landa un gregario davvero prezioso.
Tanti ti chiedono se davvero non saresti meglio come leader.
E io rispondo che a volte mi capita di esserlo, ma che troverei stressante fare il leader per nove mesi all’anno. Quando è necessario, so anche lavorare per i miei compagni.
Che rapporto c’è fra te e Mikel Landa?
Siamo amici. E credo che essendo amici posso dare un po’ di più per lui. Alla fine siamo professionisti al 100 per cento e cerchiamo sempre di fare il miglior lavoro possibile, però non bisogna mai dimenticarsi dell’aspetto emotivo e psicologico. E avendo questo vantaggio dalla tua parte, puoi dare anche più di te stesso.
Al Giro del 2019 batte Landa a Monte AvenaAl Giro del 2019 batte Landa a Monte Avena
Il vantaggio dell’amicizia?
Pensare che il leader è un tuo amico, che lavori con gusto per lui perché se lo merita è qualcosa che ti permette di svolgere meglio il lavoro e di ottenere risultati migliori. E’ quello che faccio e mi capita di percepire quando sono leader a mia volta. Alla Bahrain Victorious abbiamo la fortuna che i ruoli sono abbastanza definiti e soprattutto sono accettati dai ciclisti. Non abbiamo alcuna guerra interna. Ognuno ha le sue opportunità quando se le merita e la squadra lavora bene per lui.
Un esempio?
La tappa che ho vinto. L’idea era rendere dura la corsa. Si è formata una fuga che non ci interessava e automaticamente ci siamo messi a tirare nel gruppo per mantenerla vicina e poter mettere un corridore che ci interessava, quel giorno ero io, sulla testa della corsa. E con questo si dimostra la determinazione che ha la squadra e la professionalità di tutti.
Pieve di Bono, al Tour of the Alps, Pello Bilbao batte Vlasov e YatesPieve di Bono, al Tour of the Alps, batte Vlasov e Yates
L’anno scorso al Tour avete stupito con un blocco molto forte: sarà lo stesso al Giro?
Avremo un blocco molto potente per proteggere Mikel. Siamo consapevoli che per il percorso che abbiamo e i rivali in campo, il Giro può essere una buona opportunità per noi e per questo continueremo a portare avanti lo stesso metodo di lavoro che abbiamo collaudato lo scorso anno al Tour. Abbiamo fiducia in Mikel e lui sa di essere in buone mani, con una grande opportunità per ottenere un grande risultato.
Amici ed entrambi baschi, com’è la salute del vostro ciclismo?
Il ciclismo nei Paesi Baschi è sempre importantissimo. Non è più lo sport più popolare, però gli appassionati lo seguono molto da vicino e lo vivono con passione. Alla fine abbiamo un buon vivaio, una squadra di allievi e una squadra professionistica di riferimento. Buone corse che si mantengono anno dopo anno grazie allo sforzo che fa la gente con la passione per il ciclismo. Sono persone che non guadagnano niente per organizzare corse di dilettanti, juniores o nelle scuole. Abbiamo uno sport che ha radici profonde e speriamo che continui ad essere così. Noi con le nostre corse cerchiamo di non far spegnere quella fiamma.
Dopo i tanti cambiamenti nelle ultime stagioni, la Bahrain-Victorious ha cambiato molto poco nel corso dell’ultimo ciclomercato, tanto che si può dire che l’unica variazione di rilievo è nello sponsor, non più McLaren.
Pello Bilbao ha iniziato il 2021 da gregario di Mikel LandaPello Bilbao ha iniziato il 2021 da gregario di Mikel Landa
La squadra rimane decisamente competitiva e continua a girare intorno a Mikel Landa, lo spagnolo che anche nella passata stagione ha dimostrato di essere un cavallo sicuro per i grandi Giri, anche se manca sempre quel centesimo per completare l’euro, ossia non riesce mai a cogliere l’obiettivo che è il podio, basti pensare che dopo il 3° posto al Giro 2015 è finito tre volte al quarto posto fra Giro e Tour.
La Bahrain Victorious è una squadra che punta sull’esperienza: Damiano Caruso ad esempio ha dimostrato allo scorso Tour di avere ancora tutte le carte in regola per distinguersi centrando una prestigiosa Top 10, soprattutto avendo corso in aiuto a Landa.
Su di lui, ma anche su Mohoric, Poels, Teuns si sviluppa una rete di ottimi aiutanti per il capitano per costruire un grande evento a tappe. Attenzione poi a Sonny Colbrelli che nelle giuste condizioni può ancora far molto male in volata.
Malgrado la caduta al Giro, Landa resta il leader carismatico della squadraMalgrado la caduta al Giro, Landa resta il leader carismatico della squadra
La grande novità è costituita da Jonathan Milan, sul quale i dirigenti puntano moltissimo: quest’anno il giovane azzurro punterà ancora forte sulla pista con obiettivo un posto nel quartetto dell’inseguimento ai Giochi Olimpici, ma le sue caratteristiche di passista ne fanno un prospetto di grande interesse, in grado di ripercorrere le gesta di Filippo Ganna, non solo a cronometro.
L’ORGANICO
Nome Cognome
Nato a
Naz.
Nato il
Pro’
Yukiya Arashiro
Ishigaki
Jpn
22.09.1984
2006
Phil Bauhaus
Bocholt
Ger
08.07.1994
2015
Pello Bilbao L.de Armentia
Guernica
Esp
25.02.1990
2011
Santiago Buitrago Sanchez
Bogotà
Col
26.09.1999
2020
Eros Capecchi
Cast.del Lago
Ita
13.06.1986
2006
Damiano Caruso
Ragusa
Ita
10.12.1987
2009
Sonny Colbrelli
Desen.del Garda
Ita
17.05.1990
2012
Scott Davies
Carmarthen
Gbr
05.08.1995
2016
Chun Kai Feng
Miaoli County
Tpe
02.11.1988
2010
Jack Haig
Bendigo
Aus
06.09.1993
2016
Marco Haller
Sankt Veit
Aut
01.04.1991
2012
Heinrich Haussler
Inverell
Aus
25.02.1984
2005
Kevin Inkelaar
Leeuwarden
Ned
08.07.1997
2020
Mikel Landa Meana
Murgia
Esp
13.12.1989
2010
Ahmed Malan
Brn
25.08.2000
2021
Gino Mader
Aigle
Sui
04.01.1997
2019
Jonathan Milan
Tolmezzo
Ita
01.10.2000
2021
Matej Mohoric
Kranj
Slo
19.10.1994
2014
Domen Novak
Novo Mesto
Slo
17.12.1995
2017
Mark Padun
Donetsk
Ukr
06.07.1996
2018
Hermann Pernsteiner
Oberwart
Aut
07.08.1990
2016
Wouter Poels
Venray
Ned
01.10.1987
2009
Marcel Sieberg
Castrop-Rauxel
Ger
30.04.1982
2005
Dylan Teuns
Diest
Bel
01.03.1992
2015
Jan Tratnik
Lubiana
Slo
23.02.1990
2014
Rafael Valls Ferri
Cocentaina
Esp
25.06.1987
2009
Stephen Williams
Aberystwyth
Gbr
09.06.1996
2019
Alfred Brockwell Wright
Londra
Gbr
13.06.1999
2020
DIRIGENTI
Goradz Stangelj
Slo
Direttore Sportivo
Rolf Aldag
Ger
Direttore Sportivo
Xavier Florencio
Esp
Direttore Sportivo
Roger Hammond
Gbr
Direttore Sportivo
Tim Harris
Gbr
Direttore Sportivo
Vladimir Miholjevic
Cro
Direttore Sportivo
Franco Pellizotti
Kaz
Direttore Sportivo
Neil Stephens
Aus
Direttore Sportivo
Alberto Volpi
Ita
Direttore Sportivo
DOTAZIONI TECNICHE
Come dalla sua nascita, il Team Bahrain Victorious corre su biciclette Merida, il marchio orientale che sin dall’inizio sposò il progetto e ne divenne addirittura inizialmente sponsor. I modelli a disposizione sono la Reacto per gli uomini veloci e la Scultura per gli scalatori. Le bici vengono montate con manubri e ruote Vision, altro brand che ha sposato sin dall’inizio il progetto.
CONTATTI
BAHRAIN VICTORIOUS – BRN
Bahrain World Tour Cycling Team, Office 41, Bld 681 Rd 3615 Blk 436, Seef 6100 Manama (BRN)
Sulla strada del Giro d’Italia, la settimana scorsa Mikel Landa ha provato a mostrare i muscoli al Giro dei Paesi Baschi.
«Ma è stata davvero dura – dice con un mezzo sorriso – stare dietro a Roglic e Pogacar. Sto ancora recuperando. Non ci sono più tappe facili, si fa troppa fatica, ma era la corsa di casa. Non potevo far finta di niente. C’è da capire se anche nei Giri finirà come con le classiche, dove i favoriti hanno pagato gli sforzi».
Per il secondo anno consecutivo, il basco sarà leader della squadra, dopo le infinite stagioni condividendo la leadership con altri capitani. Il 2020 balordo del Covid gli ha portato il quarto posto del Tour, come nel 2017, e questo ha fatto scattare qualcosa nella sua testa e in quella di compagni forti come Caruso, Pello Bilbao e Colbrelli. Lo hanno detto a inizio stagione: quest’anno si va tutti al Giro per Landa, vada come vada. E Mikel da tanta fiducia si sente motivato e la grinta la percepisci nella voce.
Cosa farai prima del Giro?
Un piccolo ritiro sul Teide con 3-4 compagni. Non avrò il tempo per andare a vedere le tappe di montagna, anche perché su alcune strade c’è ancora la neve. Prima della Tirreno, siamo andati a vedere quella sugli sterrati in Toscana e null’altro.
Sei soddisfatto della condizione?
Volevo andare in progressione, per arrivare al massimo al Giro d’Italia. Alla Tirreno sono andato meglio di quanto mi aspettassi ed è venuto fuori il terzo posto, senza essere neanche lontanamente vicino alla miglior condizione. Per questo vado con fiducia verso il Giro, perché stiamo lavorando bene.
Nella crono deve difendersi: qui ai Paesi Baschi, a 49″ da RoglicNella crono deve difendersi: qui ai Paesi Baschi, a 49″ da Roglic
Che sensazioni ti dà preparare il Giro d’Italia sapendo di essere il capitano unico?
Molta fiducia, si capisce al volo. Da come mi parlano i direttori, quello che mi chiedono i compagni. Ho un gruppo intero intorno a me, che lavora con me e per me. Pensare che un corridore come Damiano (Caruso, ndr) abbia accettato di lavorare per me è importante. Lui ha tanta esperienza e ha corso accanto a campioni come Nibali e Porte, imparando qualcosa da tutti. E ora è al mio fianco. Questo mi dà tranquillità.
Riesci a dire a che punto ti trovi della tua carriera?
Mi sto trovando meglio di sempre. Alla Tirreno ho risposto bene, sono maturo e ho più resistenza.
L’immagine dello scalatore che attacca con il rapporto e le mani basse…
E’ il mio stile. Ho sempre pedalato così e credo che sia l’unico modo, se vuoi fare la differenza. Onestamente non ho mai pensato di cambiare pedalata, di sperimentare l’agilità per salvare la gamba.
Mentre a crono?
Sono migliorato un po’. Sono contento per come è andata ai Paesi Baschi (26° a 49″ da Roglic nella 1ª tappa di 13,9 chilometri), mentre alla Tirreno ho cercato di difendermi. Al Giro d’Italia non ci saranno tanti chilometri a crono, 28 in tutti, ma bisognerà farli bene.
Più resistenza e la giusta maturità: Landa sente di essere vicino al suo meglioPiù resistenza e maturità: «Sto meglio di sempre!»
L’anno scorso la classifica del Giro si è fatta nella seconda settimana.
L’anno scorso abbiamo avuto cose strane in un anno strano. Di sicuro la prima settimana sarà importante al pari della terza, perché ormai non ci sono più tappe tranquille. Storicamente il Giro d’Italia si è sempre deciso alla fine, voglio sperare che il 2020 resti un’eccezione. Di sicuro non puoi arrivare alla partenza di Torino senza una grande condizione, ma un margine di crescita serve comunque averlo.
Perché vai in altura e non corri come gli altri compagni del Giro d’Italia, fra Tour of the Alps e Romandia?
Prima, perché loro hanno già fatto l’altura. Secondo, perché mi sono trovato d’accordo con la squadra. A me l’altura fa bene, soprattutto in questa fase di preparazione. Per cui torno sul Teide, scendo una settimana prima e poi vado direttamente al Giro. Dite che funziona?
Il britanico Dowsett, corridore della Israel Start-Up Nation, sta correndo in Turchia preparandosi per il Giro. In mente ha anche la crono olimpica e l'Ora
Victor Lafay vince a Guardia Sanframondi, dopo un giorno in fuga e un solo scatto nel finale. Parla di lui il suo diesse Damiani. Una tattica ben congegnata