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Cavendish è tornato, stasera i lupi balleranno con lui

29.06.2021
5 min
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Quando scende dall’ammiraglia con indosso la maglia verde, il lavoro dei meccanici nel cortile dell’hotel Campanile Laval Ouest, è iniziato da un pezzo. Eppure appena Cavendish inizia il giro degli abbracci, non c’è nessuno che si sottragga. Sono abbracci lunghissimi, perché dentro ci sono pezzetti di vita condivisi. E se inizialmente qualcuno poteva aver avuto qualche riserva sul suo ritorno, oggi è come se fosse il fratello di tutti, secondo lo spirito del Wolfpack, del branco di lupi, che in un modo o nell’altro fa davvero la differenza. E Lefevere adesso dovrà cominciare a pagarlo, dato che il suo compenso si basa su cospicui gettoni in caso di vittoria.

Il copione del film ha trovato la scena più attesa. Cavendish ha risalito la china, è tornato al Tour e ha vinto di nuovo. Probabilmente il ritiro di Caleb Ewan lo ha agevolato, ma quando ha accettato la sfida di Philipsen e l’ha affrontato con il 54×11 sulla strada c’era lui.

Occhi puntati

Stamattina alla partenza lo cercavano tutti. Finalmente si annunciava una volata senza troppe trappole, anche se nel segno di quelle dei giorni scorsi il gruppo ha prima messo piede a terra al chilometro zero e poi, per lanciare un segnale all’Uci e al Tour, è andato avanti a rilento per i primi chilometri.

«E’ sempre bello vincere una tappa al Tour de France – ha detto commentando la smania del gruppo – ma alla fine siamo tutti colleghi e nessuno vuol vedere la gente farsi male. E’ importante che ognuno sia al sicuro. Anche se non siamo nella stessa squadra, siamo tutti amici. Quindi prima delle vittorie e dei risultati, vorrei che per un momento riflettessimo sul fatto che tutti abbiamo famiglie, mogli, bambini. Sono un grande fan di Caleb Ewan (il tasmaniano ha dovuto ritirarsi per la frattura della clavicola dopo la caduta nella 3ª tappa, ndr). Ricordo com’ero alla sua età e mi sarebbe piaciuto lottare a testa a testa con l’uomo più veloce del momento. Ricordo solo che nel 2015, la mia ultima vittoria con questo branco di lupi, avvenne proprio a Fougeres, dove arriveremo oggi».

I soliti sospetti

Ci sono anche quelli che pensano male e si chiedono che cosa ci sia nella Deceuninck-Quick Step, per cui quelli che se ne vanno smettono di vincere e poi, quando ci tornano, ricominciano a farlo. Il bello di certi ragionamenti è che non accettano spiegazioni.

«Sono sotto shock – dice Mark – anche più di quando ho saputo che avrei fatto il Tour quest’anno. Il solo fatto di essere qui è speciale, perché non pensavo nemmeno per un momento che sarei tornato a questa bellissima gara che amo così tanto. Sono completamente incredulo, non so cosa dire. Tante persone non hanno creduto in me, ma questi ragazzi lo hanno fatto e hanno continuato a farlo».

Lavoro di squadra

La tappa è stata tutto fuorché una passeggiata. E se non fosse stato per il lavoro massiccio della Deceuninck-Quick Step, probabilmente il povero Van Moer sarebbe arrivato. Invece non c’è stato un solo corridore della squadra belga che si sia risparmiato e alla fine ai 200 metri il gruppo è piombato sull’ultimo superstite della fuga. 

«Quando hai il campione del mondo che dà tutto e si sacrifica per te – ricostruisce Cavendish – poi Morkov che ha giocato in modo così intelligente ed è rimasto calmo in ogni momento, ti motiva a fare il meglio. E’ stato un finale frenetico e abbiamo dovuto abbandonare il nostro piano iniziale e adattarci, ma i ragazzi hanno fatto un lavoro impeccabile e mi hanno portato nel posto giusto con il tempo giusto. Sono stati assolutamente fantastici e tutto quello che posso dire è un enorme grazie!».

Sul podio del Tour, l’ultima volta il 16 luglio 2016
Sul podio del Tour, l’ultima volta il 16 luglio 2016

Finale da brivido

Il resto è la commozione di tutta la squadra. Il pianto ininterrotto del campione davanti al successo che pensava ormai irrealizzabile. Eppure dietro quel suo insistere per tornare nell’ultima squadra che lo fece grande c’era la sottile speranza che la fiammella si potesse riaccendere. Vinse una tappa anche nel primo anno alla Dimension Data, poi iniziò lentamente a spegnersi.

«La mia ultima vittoria al Tour con questa squadra – dice – era stata in questa stessa città, quindi alzare di nuovo le mani qui per un’altra vittoria è solo… non lo so. E’ il genere di cose che rende tutto ancora più perfetto. Non avrei potuto neanche immaginare una cosa del genere. Ho vinto così tante gare nella mia carriera e questa è sicuramente una delle migliori. Sono molto grato a Patrick per avermi riaccolto, al mio allenatore Vasilis, a tutti i membri della squadra. E’ difficile immaginare come sia questa squadra se vieni dall’esterno, ma credetemi, questo è davvero un branco di lupi e sono incredibilmente felice di farne parte».