Nei segreti del Blockhaus con Dario Cataldo

24.11.2021
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Continua il nostro viaggio alla scoperta delle strade del Giro d’Italia numero 105. Con Gilberto Simoni avevamo individuato le tre scalate più dure della prossima corsa rosa. Il Blockhaus, il Santa Cristina e il Fedaia. 

Con Dario Cataldo, abruzzese, andiamo a scoprire da vicino la prima di queste salite, il Blockhaus. E qui consentiteci un piccolissimo cenno storico legato a questo curioso nome. Nome di lingua chiaramente tedesca, come il generale austriaco che glielo diede durante la lotta al brigantaggio a cavallo tra il 1800 e il 1900. La sua etimologia si lega alla sua natura: “casa dei sassi”, come le numerose pietre sparse sull’altopiano. Ma tornando a Cataldo, lui su queste rampe è praticamente di casa. 

«Non frequento spessissimo quel versante – dice il nuovo corridore della Trek-Segafredo – perché è dalla parte opposta della Majella rispetto a casa mia, ma certamente lo conosco e ci vado di tanto in tanto.

«In realtà il Blockhaus vero e proprio è più in alto, ma il Giro non può arrivarci. Non ci sarebbe spazio per la logistica e ci sarebbe da fare una strada ciclopedonale chiusa al traffico, una stradina. Perciò si arriva in una località che si chiama Mammarosa».

L’arrivo in località Mammarosa a 1.648 metri. Mentre punta Blockhaus (una delle cime della Majella) misura quota 2.140 metri
L’arrivo in località Mammarosa a 1.648 metri. Mentre punta Blockhaus (una delle cime della Majella) misura quota 2.140 metri

Doppia scalata

La frazione numero nove scalerà due volte la Majella. La prima fino a Passo Lanciano, la seconda fino in cima. Si sale da due versanti differenti e da un terzo si scende. E’ quasi un “Majella day”.

«Quello da dove salirà il Giro – spiega Cataldo – è il versante più duro della Majella ed è lo stesso che si affrontò nel Giro del 2017, quando vinse Quintana. La cosa diversa rispetto ad altre volte è che in passato la tappa appenninica prevedeva la salita finale o poco più in precedenza. Il dislivello era inferiore (qui si parla di 4.990 metri, ndr). Stavolta invece anche il resto della frazione è molto duro».

«Roccaraso, poi Passo Lanciano una prima volta e il Blockhaus. E nel mezzo tante altre salite brevi. Già a Passo Lanciano le pendenze sono abbastanza importanti (7-9%, ndr). No, no… è dura. Si dice sempre che in certe tappe non si vede chi vincerà il Giro ma chi lo perderà. Per me in questo caso invece si vede chi è da podio. E’ molto indicativa e la metto fra le tappe decisive».

Regolarmente irregolare

Ma come è davvero questa salita? Cataldo è molto preciso e inizia la sua descrizione già un po’ prima della scalata vera e propria. 

«Salendo da Scafa e fino a Roccamorice c’è la parte più pedalabile e lì già si misura la temperatura a molti corridori, quando le squadre prendono le posizioni. Si crea un po’ di confusione, specie in vista di Roccamorice dove c’è uno “sciacquone” (una spianata e un tratto di breve discesa in paese, ndr). E infatti proprio lì caddero Landa e Thomas nel 2017».

Per Cataldo non si può dividere in più tronconi, tutto sommato il susseguirsi dei chilometri è molto simile fra loro. Solo l’immediata uscita da Roccamorice e le ultime centinaia di metri sono più pedalabili.

«E’ una salita abbastanza costante nella sua irregolarità. Nel senso che ci sono continui cambi di pendenza e diventa molto importante riuscire a recuperare nei tratti meno duri. E’ davvero difficile trovare il ritmo su una salita così. Bisognerà sapersi gestire bene».

Cataldo in azione nel Giro 2017 sulle rampe del Blockhaus. All’epoca fu 13° a 3′ spaccati da Quintana
Cataldo in azione nel Giro 2017 sulle rampe del Blockhaus. All’epoca fu 13° a 3′ spaccati da Quintana

Serve sensibilità

La gestione pertanto diventa fondamentale. Restare “impiccati” presto o nel momento sbagliato significa perdere minuti o comunque del terreno prezioso. E se si è uomini di classifica… non è mai una bella cosa. Inoltre più di qualche volta ci sono rettilinei abbastanza lunghi, nei quali se dovesse esserci vento o si dovesse restare soli, non sarebbe il massimo.

«Come facciamo a gestirla? Beh, ci aiutiamo molto controllando i watt, ma nel finale quando si è a tutta bisogna gestire le sensazioni. Diventa una scalata personale. Si usa il rapporto e l’intensità secondo le proprie sensazioni. L’esperienza conta moltissimo».

E quanto incide conoscere una salita così particolare?

«Conta molto – conclude Cataldo – però lo sforzo è così duro che esperienza e una buona gestione non bastano a compensare il tutto. Servono le gambe. Tante gambe. I rapporti? Per me un 39×25 dovrebbe bastare, ma per risparmiare c’è chi monterà anche il 30».