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Masnada e Ciccone, due scontenti nella fornace di Imola

20.06.2021
3 min
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Fa così caldo, che quando Masnada si versa una bottiglietta in testa, fai fatica a capire dove cominci l’acqua e dove invece finisca il sudore. Il gruppetto degli inseguitori deve ancora arrivare, sono i minuti a caldo del dopo corsa. Fausto è seduto su una rotonda e recupera la regolarità del respiro, ma davanti agli occhi gli scorrono le fasi finali di corsa. Pensare che a Livigno negli ultimi giorni si era anche allenato con Colbrelli e forse proprio averlo visto all’opera sta rendendo lo smacco del secondo posto meno pesante da digerire. Poi in un secondo passano Colbrelli di ritorno verso il podio e Nibali e Ciccone verso i pullman, nel segno di una polemica che monta. E Fausto resta lì seduto a raffreddarsi, mentre la fila degli scontenti si allunga. E finalmente comincia a parlare.

Il forcing di Masnada sulla Galisterna non è bastato per staccare Colbrelli
Il forcing di Masnada sulla Galisterna non è bastato per staccare Colbrelli

Difficile controllare

La corsa l’ha accesa lui. Mentre davanti Affini macinava i chilometri e dava la dimensione della sua grande forza, come un lampo dal gruppo si avvantaggiava una maglia azzurra della Deceuninck-Quick Step: quella di Masnada.

«Il percorso era difficile da controllare – dice con un filo di voce – eravamo rimasti uno per squadra e uno scatto poteva fare la differenza. Per questo mi sono avvantaggiato, ma Sonny ha dimostrato di essere il corridore più forte non solo in Italia, ma di tutto il WorldTour. In salita ho provato a staccarlo, ma se non facevo il mio passo regolare, finisce che mi staccava lui. E’ un mese che non correvo, ero andato a Livigno per cercare di migliorare la mia condizione, ma alla fine mi sono reso conto di non avere le gambe per fare la differenza. Il tendine del ginocchio ha retto bene, non mi ha dato fastidio. Vediamo come starà domattina…».

Ciccone ha qualcosa da recriminare, convinto che con Oss sarebbe potuto rientrare: gli uomini Trek sono scontenti
Ciccone ha qualcosa da recriminare, convinto che con Oss sarebbe potuto rientrare: gli uomini Trek sono scontenti

Polemica Trek

Nel gruppo alle sue spalle qualcosa deve essere successo. Quando ne è uscito Colbrelli, il distacco era di 21 secondi, era prevedibile che i numeri uno sarebbero piombati sui primi. Invece di colpo hanno cominciato a parlare, gesticolare, perdere tempo e terreno. E così nel breve tempo fra Mazzolano e Galisterna, il distacco è salito sopra il minuto e poi ha continuato ad aumentare.

Si è detto che il problema fosse l’assenza di radioline e di informazioni, ma qualcosa di insolito è successo e in parte è stato svelato dalle parole di Ciccone dopo il traguardo. L’abruzzese è colui che ha dato fuoco alle polveri e che poi si è mosso con Daniel Oss, anche se sulla sua azione è calato il maglio degli inseguitori: Nibali fra loro. E se prima magari Giulio non avrebbe detto nulla, la consapevolezza che a fine stagione il siciliano cambierà squadra potrebbe aver reso meno digeribile il suo inseguimento.

«In salita stavo bene – dice Ciccone – ma si è creata la solita situazione di tatticismi. Con Daniel Oss stavo rientrando ed eravamo arrivati a 15 secondi dal gruppetto, li avevamo nel mirino ed ero certo che in salita li avrei ripresi. Invece dietro hanno chiuso e così facendo hanno riportato sotto gli altri. Forse Vincenzo ha preferito chiudere perché si sentiva più sicuro così, ma alla fine stavamo bene entrambi ed entrambi siamo scontenti e non abbiamo portato a casa niente».