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Damiano, tre settimane per Mikel e poi per l’azzurro

Giada Gambino
05.05.2021
6 min
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Qualche giorno fa, al Giro di Romandia, un ciclista che mirava ad entrare tra i primi dieci nella classifica generale ha fatto un qualcosa che raramente, o forse mai, si vede fare da parte dei capitani delle squadre: tirare la volata al compagno velocista facendogli centrare la vittoria. Il ragusano della Bahrain Victorious Damiano Caruso racconta…

«Venivo da un periodo di stop. L’ultima gara che avevo fatto era la Milano Sanremo – dice – ma sapevo che il periodo programmato per iniziare ad entrare in condizione era proprio questo. Il Romandia era una gara in cui tenevo a far bene. Mi serviva per testarmi, per capire a che punto della preparazione fossi e quanto bene avessi fatto a casa. Ho avuto dei buoni risultati sia per il fatto di aver centrato l’obiettivo principale ovvero chiudere in top 10, sia per la giornata con la vittoria di Colbrelli. Aiutare un proprio compagno a vincere è stata una bella sensazione. Sonny mi ha restituito il “favore” aiutandomi lungo tutta la corsa». 

Al Tour ha fatto grandi cose per Porte, qui nel 2016
Al Tour ha fatto grandi cose per Porte, qui nel 2016
Quest’anno farai il Giro, ma non passerà dalla tua Sicilia. 

Adesso sono quasi rassegnato, prima o poi succederà… Magari prima che smetta di correre (sorride, ndr). Mi farebbe piacere poter fare un Giro d’Italia nelle strade di casa, ma capisco anche che ogni anno è diverso e ci sono delle priorità. Per obiettivi personali, di squadra e tanti motivi diversi negli anni passati non sono riuscito, ma confido nel poterlo fare in un prossimo futuro

Conquistare la maglia rosa anche solo per un giorno…

Difficile! Si dovrebbero allineare troppi pianeti (ride, ndr). Il mio ruolo sarà il solito: quello di appoggio a Landa per cercare di vincere. Non ti nego che, però, centrare una vittoria di tappa sarebbe una bella soddisfazione. 

Porte, Nibali, Landa…

Ho avuto il piacere di poter lavorare con loro e per loro. Sono tre persone completamente differenti, tutti e tre dei bravi ragazzi ma con caratteristiche molto diverse. Quello con cui è più semplice lavorare è sicuramente Nibali, il più difficile Richie Porte. Landa rappresenta la via intermedia. 

A Rio 2016 è stato una delle grandi spalle di Nibali
A Rio 2016 è stato una delle grandi spalle di Nibali
Facile o difficile sotto quale aspetto?

In gara Nibali è super reattivo! Non hai bisogno di controllarlo continuamente per vedere dove si trova, lui ti segue o addirittura te lo ritrovi davanti. Con Richie dovevi proprio prenderlo per mano e portarlo in giro (ride, ndr). Il più talentuoso tra i tre, sotto i vari punti di vista, è sicuramente Vincenzo

Come mai quest’anno non hai fatto le classiche per avvicinarti al Giro, come nel 2019? 

Il programma è stato un po’ differente e non l’ho deciso io, ma la squadra. Anche per darmi la possibilità di fare classifica in una gare a tappe di una settimana come il Romandia. Se fossi andato anch’io nei paesi Baschi, avrei fatto solo da gregario a Landa. Per quanto riguarda le classiche… farle insieme al Romandia e al Giro sarebbe stato troppo.

La Bahrain Victorious ha recentemente cambiato fornitore di abbigliamento, ci si adatta facilmente ai nuovi materiali ?

La cosa è molto soggettiva. Io personalmente non ho alcun problema con i tipi di fondelli un po’ di tutte le marche, quindi il cambio durante la stagione non l’ho sofferto. Qualche corridore potrebbe accusare qualche fastidio, ma non penso sia qualcosa di così stravolgente. 

Al Tour dello scorso anno ha scortato Landa fino al quarto posto
Al Tour dello scorso anno ha scortato Landa fino al quarto posto
Quali sono gli obiettivi post Giro? 

Alla fine della corsa rosa tireremo una linea per vedere cosa si è fatto e cosa si dovrà fare. L’obiettivo sicuramente sarà quello di conquistarsi un posto per le Olimpiadi, ma sarà difficile, perché i posti sono pochi. Ho avuto già l’onore di partecipare a quelle di Rio, farle per la seconda volta sarebbe davvero incredibile. Ce la sto mettendo tutta per farmi scegliere da Cassani. In base alla mia partecipazione alle Olimpiadi o meno, si deciderà la preparazione da dover svolgere. Nel caso in cui non dovessi partecipare a Tokyo 2021, andrei alla Vuelta

Sei Damiano Caruso, quasi impossibile non portarti alle Olimpiadi!

Sono i fatti a dover parlare per me, tutto ciò che conquisto è perché lo guadagno con il duro lavoro. Devo far capire a chi di dovere che non solo servo alla nazionale, ma che sono indispensabile. 

Sei il gregario che riesce a fare classifica, ma se non facessi il gregario?

In tutto il gruppo, quante persone ci sono che possono ambire a vincere un grande Giro? Sei, sette in tutto il mondo. E’ vero che, allo scorso Tour, sono arrivato decimo. E’ vero che se avessi fatto la mia corsa avrei potuto scalare un po’ di più la classifica, ma sarei sempre arrivato a 10’ dal vincitore. C’è tanta differenza tra fare decimo e quarto, come c’è tanta differenza tra fare quarto e vincere. Più ti avvicini alla vittoria, più è difficile e più qualità ci vogliono. Non che io non abbia le giuste qualità, ma non si arriva mai per caso a vincere un grande Giro. Ad un certo punto ti scontri con i tuoi limiti e io do sempre il massimo e oltre quello non riesco a fare. 

Nono posto finale al Romandia e una mano decisiva a Colbrelli per vincere la sua tappa
Nono posto finale al Romandia e una mano decisiva a Colbrelli per vincere la sua tappa
E se avessi avuto il baffo che ultimamente ti ha dato tanta forza? 

Questa storia mi sta iniziando a perseguitare (scoppia a ridere, ndr), non so più se tagliarlo o meno. Tutto è iniziato un pomeriggio dal barbiere… Avevo capelli e barba molto lunghi, ci siamo messi a scherzare. Mi ha tagliato i capelli, la barba e ha lasciato il baffo. Voleva togliermelo, ma l’ho lasciato per far ridere un po’ tutti a casa, con l’intento di tagliarlo poi da me. Ho iniziato a rinviare il giorno del taglio e adesso sono due settimane che ce l’ho. Mi hanno detto di tenerlo almeno fino alla fine del Giro, quindi mi sa che lo terrò ancora per un po’! Dicono anche che mi dona…

Cambieresti qualcosa del tuo percorso ciclistico ?

Forse da giovane, nei primi anni da professionista. La differenza tra i giovani che passano al professionismo adesso è che vengono “programmati” per vincere. Mentre quando sono passato io, i ragazzi che vincevano erano veramente pochi e agli altri, tra i quali anche io, si chiedeva di crescere e di fare il proprio. Tornando indietro cambierei l’approccio ai primi anni, per non perdere quella mentalità da vincente. Negli anni mi sono un po’ appiattito, ma ciò non significa che non sia soddisfatto della mia carriera, anzi… tutt’altro. Non cambierei nulla di tutto il mio percorso. Forse metterei un po’ più di determinazione in certi momenti passati.