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Gasparotto, le cadute e la catena dello stress

29.06.2021
5 min
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Ogni motivo è buono per restare davanti, perché tutti vogliono starci davanti nei finali di alcune corse o delle prime tappe dei grandi Giri. Chi ha un corridore adatto per quel traguardo – finisseur o sprinter – e si gioca la vittoria; chi invece ha l’uomo di classifica da proteggere fino ai 3 chilometri dalla fine, dove scatta la regola della neutralizzazione del tempo a causa di cadute, incidenti meccanici o forature.

Ecco, fino a quel momento è una volata continua, ormai lo stress sta toccando livelli esasperati e a farne le spese sono gli atleti stessi, a scapito dello spettacolo. Senza contare gli spettatori molesti e imprudenti (per non usare epiteti peggiori) che a bordo strada rischiano di provocare – o provocano purtroppo – pesanti ruzzoloni di buona parte del gruppo.

Le cadute al Tour sono iniziate dal primo giorno
Le cadute al Tour sono iniziate dal primo giorno

Cadute, il Giro e il Tour

Negli occhi abbiamo ancora tutto quello che è successo nelle prime tre frazioni del Tour de France: dalla incauta pseudo-tifosa col cartello a favore di telecamere della prima tappa alle cadute in successione negli ultimissimi chilometri della terza. E al recente Giro d’Italia abbiamo assistito a circostanze simili: la rovinosa caduta nella tappa di Cattolica, tamponamenti violenti tra ammiraglie o addirittura tra ammiraglie e corridore (quella subita da Pieter Serry della Deceuninck-Quick Step dall’auto del Team Bike Exchange durante l’ascesa finale della sesta tappa).

Tutte situazioni frenetiche e sempre più incontrollabili che abbiamo provato a sottoporre ad Enrico Gasparotto, ora direttore sportivo della Nippo Provence Continental (dopo essersi ritirato a fine 2020 con 11 vittorie totali tra cui il tricolore 2005 e due Amstel Gold Race) e soprattutto fresco della prova da “regolatore” in moto per Rcs Sport lo scorso maggio alla corsa rosa (in apertura con i colleghi Barbin, Velo e Longo Borgnini).

Enrico che differenza hai notato guardando la gara da un altro punto di vista?

E’ stata un’esperienza molto formativa e interessante, perché ho avuto modo di capire tante cose che da corridore non consideravo. Ho visto da dietro le quinte tutte le problematiche che hanno grandi gare come Giro o Tour, come permessi, accordi con le prefetture. Oppure le difficoltà logistiche per gli arrivi. Ho aperto le mie visioni.

Ormai in diesse devono tenere d’occhio più di un dispositivo perdendo attenzione
Ormai in diesse devono tenere d’occhio più di un dispositivo perdendo attenzione
Sempre più ex corridori ricoprono questo ruolo importante. Com’è il rapporto con il gruppo?

Devo dire che molti corridori non sanno cosa siano i regolatori, che sono presenti in tutte le gare, e glielo abbiamo dovuto spiegare. Quindi può diventare difficile far capire loro certe situazioni o certe decisioni. Purtroppo ho percepito che il gruppo non è molto sensibile a questa tematica e hanno avuto ragione Gilbert e Trentin a lamentarsi con i loro colleghi che non erano presenti alle riunioni del CPA sulla sicurezza. Viviamo in una società in cui è più facile lamentarsi che ascoltare e i social media non aiutano.

Perché secondo te c’è questo stress sempre più crescente ogni anno? Nelle prime tappe poi assistiamo a degli stillicidi.

Prendiamo ad esempio il Tour che è sempre seguitissimo in tutto il mondo e per il quale molte formazioni annunciano nuovi sponsor o marchi ad hoc. Questo porta a volere visibilità ad ogni costo, non basta più andare in fuga, ma si vuole essere davanti nei finali anche se una formazione non ha corridori per quel traguardo. Lo sponsor lo chiede al direttore sportivo, che a sua volta lo impartisce al suo corridore, che a sua volta deve eseguire. In pratica è una catena di stress.

E come si può interrompere?

Si potrebbe pensare a cambi di strade o percorsi. Magari si potrebbero fare le prime tappe per velocisti fuori dai centri abitati più importanti e poi tornare nei paesi/città più importanti in quelle successive quando lo stress è un po’ minore. Oppure si potrebbe stravolgere il classico trend inserendo salite e cronometro all’inizio in modo da delineare la classifica quasi subito. La Vuelta ha questa tendenza se vogliamo. Il mio ideale sarebbe un prologo, poi un paio di tappe dure con salite impegnative per poi riprendere con un tracciato più classico.

Finora tante, troppe cadute: perché, stress a parte?

Ci sono due fattori che incidono. La velocità ora in gruppo è altissima, è cresciuta in modo incredibile e diventa sempre più difficile controllarla in situazioni di pericolo o in cui bisogna fare attenzione. L’altro aspetto è legato alle strade che presentano sempre più intoppi o difficoltà come rotonde, spartitraffico. Non sono sempre ottimali per ricevere un gruppo di 180 corridori che viaggia forte.

Tutti vogliono stare davanti: velocisti e uomini di classifica
Tutti vogliono stare davanti: velocisti e uomini di classifica
A questo punto non sarebbe meglio modificare la regola della neutralizzazione, proponendo di portarla ai -10/12 chilometri?

Questa è un’idea che ho avuto anch’io e che recentemente mi ha interessato parecchio. Potrebbe essere un disincentivo. Per la verità se ne sta parlando da qualche tempo, ma bisogna trovare il giusto modo per conformare questa normativa per evitare, ad esempio, che gli uomini di classifica una volta entrati in questo tratto portino la bici all’arrivo in modo tranquillo. Io proporrei la neutralizzazione dei tempi ai -10 ma obbligherei chi non si gioca lo sprint a restare agganciato alla coda del gruppo principale se non vuole perdere dei secondi preziosi.

Chiudendo, anche in ammiraglia sembra che ci sia più tensione del dovuto, come i tanti tamponamenti.

Visto che adesso sono anche direttore sportivo, riconosco che non è facile restare attento. Radio, assistenza ai corridori, gps e applicazioni varie, abbiamo tante cose a cui pensare e tutte cose importanti. La tecnologia è fondamentale, ma dobbiamo imparare a restare più vigili. Per quanto riguarda invece i tamponamenti tra le ammiraglie, penso che siano sempre stati ma ora con i social sono più virali.