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Caruso, follia, intelligenza e un giorno da campione

29.05.2021
6 min
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Guardalo in faccia, hai visto che grinta? Mancano 200 metri al traguardo, si abbassa sul manubrio e ha in faccia un ghigno di rabbia che non si vedeva da un pezzo. Oggi più che mai sta correndo per Damiano, oggi è tutto per sé. E’ un tardo pomeriggio sui monti fra l’Italia e la Svizzera e la sensazione di aver vissuto una giornata indimenticabile è chiara a tutti i presenti. In sala stampa è scattato l’applauso, come non accadeva da tempo. Guardalo in faccia, hai visto che grinta? E che splendida follia è stato il suo attacco?

Un giorno in alta quota sulle Alpi fra la Svizzera e l’Italia
Un giorno in alta quota sulle Alpi fra la Svizzera e l’Italia

Per Battaglini

«Lo so io quanto ho lavorato in questi anni per essere qui – dice – niente nasce per caso. Ho pensato a mille cose. Alla fatica di tre settimane. Al lavoro dei compagni. Al sogno che si realizzava. Ho pensato a Mauro Battaglini e al fatto che volevo dedicargli la vittoria come aveva fatto Bettiol. Sarebbe stato già contento del podio, con la tappa l’abbiamo mandato in estasi. Sono l’uomo più felice della terra».

In cima al passo Spluga si muovono i Dsm: Bilbao e Caruso in scia. Mossa vincente o follia?
In cima al passo Spluga si muovono i Dsm: Bilbao e Caruso in scia. Mossa vincente o follia?

Au revoir, Bardet

Guardalo in faccia, hai visto che grinta? Accelera ancora e questa volta il dannato francese si siede. Poveretto Bardet, non se lo merita proprio, ma quando uno sta sempre a ruota e ti dà la sensazione di volersene approfittare, ogni centimetro che si apre fra le ruote è una promessa di giustizia. E a due chilometri dall’arrivo il divario si amplia, Bardet si siede e Damiano vola via.

Bardet resta a ruota, non dà cambi: starà facendo il furbo?
Bardet resta a ruota, non dà cambi: starà facendo il furbo?

Follia e intelligenza

«Non c’era niente di pianificato – racconta – certe volte le cose nascono così e ci vuole un pizzico di follia e di intelligenza. Quando abbiamo visto che quelli del Team Dsm si erano portati davanti sul Passo Spluga, ho detto a Pello di venire con me davanti, che stava per succedere qualcosa. L’ho incitato per tutta la tappa e mentre lui tirava, pensavo che se qualcosa fosse venuto, sarebbe stato per merito suo. Chissà che cosa avremmo potuto fare se fossimo rimasti in cinque. Il 70 per cento di questa vittoria è suo. Alla fine ho deciso di dare tutto, per non vanificare il lavoro del mio compagno».

Binari contorti

Guardalo in faccia, visto che gioia? Sta in piedi in mezzo alla strada, mentre quelli della squadra lo abbracciano. Sul traguardo ha scosso il capo e mentre guarda verso l’arrivo è come se nei suoi occhi si stesse ricomponendo la scena. Caruso Damiano, siciliano di 33 anni, sta esattamente dove tutti credevamo potesse arrivare quando passò professionista. La vita ha binari che a volte si aggrovigliano e ogni bivio rischia di diventare decisivo. Damiano queste cose avrebbe potuto farle prima, ma prima non aveva la testa sgombra come ci ha raccontato qualche giorno fa. Cosa sarebbe cambiato se non avesse rinnovato il contratto con la Liquigas e fosse andato subito alla Bmc?

A 2 chilometri dall’arrivo, Damiano molla Bardet e va via da solo. La follia inizia a prendere forma
A 2 chilometri dall’arrivo, Damiano molla Bardet e va via da solo. La follia inizia a prendere forma

Oggi campione

«Da domani – dice – non diventerò mica un super vincente… Ma queste tre settimane mi hanno insegnato tanto, ho acquisito consapevolezza di quello che posso fare. Quando è caduto Landa, non sapevo che cosa fare. Poi qualcuno mi ha spinto a puntare in alto, a vincere una tappa e soprattutto a fare classifica. Ho corso per vincere, siamo corridori professionisti pagati per fare risultato. E io mi reputo un ottimo professionista, perché non ho mai vinto da campione. Eppure oggi ho avuto la mia giornata da campione».

Prima vittoria di tappa al Giro per Damiano Caruso e 2° posto più solido
Prima vittoria di tappa al Giro per Damiano Caruso e 2° posto più solido

Un grande cuore

Guardalo in faccia, visto gli occhi lucidi? Le emozioni sono come il battito del cuore quando sei fuori soglia. Pulsano vorticosamente, poi lentamente iniziano a posarsi e ricominci a respirare. E Damiano adesso, seduto su questa sedia che profuma di vittoria, sta pensando a tutti coloro che oggi e negli ultimi giorni hanno tirato per lui. Si commuove, perché per essere Damiano Caruso servono certamente delle grandi gambe, ma soprattutto serve il suo grande cuore. E oggi che il mondo del ciclismo si sta accorgendo di lui, lui ricorda chi c’è sempre stato e lì si ferma. Giusto così.

Al centro della strada, lentamente Caruso si rende conto della vittoria
Al centro della strada, lentamente Caruso si rende conto della vittoria

Svolta a Montalcino

«La gente sulla strada – dice – è stata stupenda oggi e per tutto il Giro. Sento che mi vogliono bene, forse perché ho sempre cercato di essere una persona corretta. Sono cresciuto con i miei valori e li ho portati avanti nel tempo. Prima di essere un ciclista, mi piace pensare di essere un uomo e una persona perbene. Quei gesti sul traguardo erano il modo di ricordare Mauro, mio padre e mia madre, mia moglie, i mei figli. Ho vissuto la prima parte della carriera in modo più tranquillo, ma questa volta mi sono lanciato nella sfida che è stata soprattutto una sfida per me stesso. Ho cominciato a sentire fiducia dopo la tappa di Montalcino, perché ero abbastanza convinto che mi avrebbero staccato. Da quel giorno ho cominciato a chiedermi: “Perché accontentarsi? Provaci, sogna in grande. Male che vada tornerai a essere il Caruso di prima. Perché non fare sogni impossibili?”. Per me questo Giro potrebbe finire anche qui».

L’attacco ha spiazzato Yates, che puntava al secondo posto invece perde 51″
L’attacco ha spiazzato Yates, che puntava al secondo posto invece perde 51″

Continua a sognare

Guardalo in faccia, visto che grinta? Gli occhi si riaccendono. Bene i valori e bene anche le dediche, ma perché non fare sogni impossibili? La crono di domani è lunga, Bernal dà la sensazione di temerla. Lo scorso anno, nel folle Tour di Pogacar e della rimonta su Roglic, Damiano fu settimo nell’ultima crono. E anche allora aveva negli occhi il fuoco.

Crono a tutta

«E infatti domani darò tutto – dice – non voglio fare calcoli, guardare tempi e numeri. Voglio godermi ogni minuto, dalla prova percorso al riscaldamento. Voglio godermi ciascuno di quei 30 chilometri. Domani per me sarà una giornata speciale, una grande chiusura. Certo che darò tutto. Il Giro non finisce stasera, teniamolo aperto fino a domani…».