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Maglie, vittorie ed ecologia: giù il cappello per Gino Mader

15.09.2021
5 min
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Il suo nome chiaramente già lo conoscevamo, ma a sorpresa era uscito già prima dell’inizio di questa stagione durante il ritiro della Vini Zabù. Voi direte: ma cosa c’entra la Vini Zabù con Gino Mader? Beh, a parlarci di questo ragazzo era stato un altro svizzero in forza alla squadra toscana, Joab Schneiter. Anche lui, viso pulito e grande educazione, era rimasto colpito dal tempo siglato sul Monte Serra. «Ho fatto 8” meglio del mio amico Gino Mader. E lui è nel WorldTour, alla Bahrain Victorious», aveva detto con grande orgoglio.

Giro d’Italia 2021, Gino Mader vince la settima tappa dopo una lunga fuga
Giro d’Italia 2021, Gino Mader vince la settima tappa dopo una lunga fuga

Dalla Svizzera… al mondo

In questi ultimi mesi Gino è andato man mano a migliorare. Fino ad arrivare ad alzare le braccia al cielo al Giro d’Italia, nella dura tappa di San Giacomo, arrivo in salita tra le alture ascolane. Non solo, era già andato forte alla Parigi-Nizza, dove aveva tenuto testa a Roglic. E alla Vuelta è stato protagonista assoluto.

«Mi sono appassionato al ciclismo grazie ai miei genitori, ad entrambi. E questo mi ha davvero aiutato già in giovane età. A dieci anni ho iniziato con delle gare locali e poi è diventato davvero un qualcosa di grande… sempre di più. Vivo in Svizzera, ed è lì che mi alleno la maggior parte dell’anno, almeno quando non sono con la squadra. Ho un sacco di belle strade che posso godermi».

Mader è di Flawil, paesino nel Nord della Svizzera nel cantone di San Gallo. Da una parte pianure più dolci che vanno verso la Germania, dall’altra le grandi salite delle Alpi. Con la sua nazionale è stato coinvolto anche nel settore della pista. Crono e parquet andavano di pari passo nella costruzione dell’atleta. Alto 1,81 per 61 chili è passato pro’ nel 2019 nelle fila dell’allora Dimension Data.

Alla Vuelta Mader ha lavorato anche per Jack Haig. L’australiano ha chiuso al 3° posto e Gino al 5°
Per Mader alla Vuelta quinto posto finale e maglia bianca di miglior giovane

Dedizione massima

E quel bambino magrolino e biondo che scorrazzava per il Nord della Svizzera ne ha fatta di strada, specie quest’anno. Adesso è davvero tra i grandissimi del gruppo. Insomma: protagonista al Giro, maglia bianca alla Vuelta (nella foto in apertura), punto fisso della nazionale svizzera… Davvero una grande crescita.

«Vero, ma non dirò che è stato solo quest’anno – dice lo svizzero – Credo che questa crescita sia iniziata già l’anno scorso alla Vuelta, dove sono arrivato spesso davanti e in una tappa (la penultima, ndr) ho fatto secondo. Se ho cambiato preparazione? Non l’ho fatto, almeno non del tutto. Ho cambiato squadra (era alla NTT, ndr) ho cambiato allenatore okay, ma soprattutto sono stato molto attento a quello che facevo e come. Inoltre non ho avuto grossi contrattempi in questa stagione. Mentre l’anno scorso ho avuto dei problemi al ginocchio per due mesi. E l’anno prima ancora mi ero rotto un polso. Quindi dico che sono solo cresciuto, sono più convinto… E posso fare ancora molto, molto di più».

«Io sapevo sin dalle corse under 23 che avevo nelle gambe certe qualità – riprende Mader – Ma dopo essere passato non ero più riuscito ad esprimermi allo stesso livello. I miei numeri di potenza sono sempre stati vicini alle corse under 23, ma in realtà non li avevo mai più eguagliati. È solo in questa stagione che ho trovato lo stesso livello. Quest’anno ho fatto gli stessi numeri della Vuelta dell’anno scorso, solo che stavolta sono stati abbastanza per vincere. Il che è fantastico!».

La nazionale svizzera è sempre stata la sua “seconda casa” visto che anche nelle categorie giovanili era spesso convocato
La nazionale svizzera è sempre stata la sua “seconda casa” visto che anche nelle categorie giovanili era spesso convocato

Lo zampino di Gasparotto

Un Mader così può pensare di fare classifica, di iniziare seriamente a puntare ai grandi Giri, ma lui, come un po’ ci aspettavamo a dire il vero, con il suo carattere umile vola basso. Il che non significa che non sia grintoso.

«Non cambio nulla per il mio futuro perché ho sempre voluto andare come sto andando adesso. Vado alle corse con un pugno di ferro. Potrei finire adesso la mia carriera e andrebbe bene lo stesso, specie dopo il quinto posto della Vuelta. E’ già incredibile come è andata quest’anno e vediamo cosa succederà in futuro». Insomma, Mader vive alla giornata.

Ma il merito della sua crescita è anche della gente, che tra squadra e nazionale, si è trovato al suo fianco e due di queste persone sono italiane: Damiano Caruso e Enrico Gasparotto.

«Caruso – dice Mader – mi ha aiutato molto in questa stagione. Ma penso che nella mia crescita professionale la mano più grande me l’abbia data Gasparotto. Gaspa mi è stato davvero vicino, sia la scorsa stagione in squadra che quest’anno in nazionale».

Un Mader di qualche anno fa in allenamento sulle strade (e tra i ghiacciai) della sua Svizzera (foto Instagram)
Un Mader di qualche anno fa in allenamento sulle strade (e tra i ghiacciai) della sua Svizzera (foto Instagram)

Amore (concreto) per l’ambiente

Rispetto a molti suoi colleghi, Mader è un po’ “uscito dal gruppo” per quel che riguarda gli interessi post ciclismo. Okay hobby, altri sport, per alcuni la moda e le auto… ma è raro imbattersi in chi intraprende iniziative particolari. Iniziative volte all’ambiente. Questo denota una certa personalità. Il suo “uscire dal gruppo” fa rima con ambiente.

La sua vena ecologica infatti è più che marcata. Gino infatti ha deciso che avrebbe donato un euro per ogni corridore che gli sarebbe finito alle spalle in ogni tappa delle Vuelta e altri 10 euro per ogni atleta messo dietro nella classifica generale. A decidere a chi sarebbe andato il denaro sono stati i suoi follower: l’organizzazione che avrebbe ricevuto più like sarebbe stata la prescelta.

«Era ora di fare qualcosa perché dipendiamo dall’ambiente e non possiamo farne a meno – spiega Mader – Noi veniamo alle corse, andiamo agli allenamenti, gareggiamo… ma non possiamo farlo se ci sono troppe inondazioni, incendi, se la natura si distrugge. Vivendo in Svizzera, abbiamo un sacco ghiacciai che stiamo perdendo. E quindi è super, super importante fare qualcosa o provare a fare qualcosa.

«Alla Vuelta è andata abbastanza bene. In totale abbiamo raccolto 15.000 euro tondi, tondi da dare ad una compagnia ambientalista dei Paesi Bassi». Per la precisione i soldi sono andati a Just Diggit, un’organizzazione con sede ad Amsterdam che lavora sul contenimento dell’aumento delle temperature ripristinando gli spazi verdi in Africa. Ha già ripristinato 60.000 ettari con alberi e piante.