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Pello Bilbao: «Venite, vi racconto chi è Damiano»

30.05.2021
5 min
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Quella mano sulla spalla. Pello era lì senza più fiato in corpo e chissà se l’ha capito subito che Caruso gli stava dicendo grazie prima di spiccare il volo. Eppure oggi, poco meno di 24 ore dopo, lo spagnolo non lo trova così strano.

Perciò in questa serata che sa di pensieri dolci e abbracci, per dedicare un pensiero a Caruso nel giorno del secondo posto al Giro d’Italia e ascoltare qualcosa che vada oltre le parole che stasera e domani tutti scriveranno, abbiamo pensato di chiedere a Pello Bilbao. Corridore basco di 31 anni, venuto al Giro per aiutare il suo amico Mikel Landa e diventato l’angelo custode del grande gregario diventato capitano.

«E’ triste che ci si stupisca per un gesto come quello – dice – dovrebbe essere normale fra un capitano e il suo gregario. Il ritmo di corsa e la frenesia di ogni giorno ci fanno dimenticare la forma e lo stare al mondo, ma Damiano non l’ha dimenticato. E al traguardo mi ha anche aspettato…».

Si commuove ancora Pello, il suo cuore basco trasuda di amore per il ciclismo e quel compagno italiano, venuto come lui dal basso, lo coinvolge ancora.

Chi è Damiano Caruso?

Ho per lui un grandissimo rispetto professionale. Ammiro i corridori seri che si comportano correttamente in gruppo e sanno riconoscere ai compagni il valore del lavoro. E’ un grande corridore che ha dimostrato di sapersi prendere il ruolo di leader e tenerlo sino alla fine. E la squadra ha creduto in lui. Quello che abbiamo fatto ieri non sarebbe stato possibile se tutti non avessimo creduto in lui.

Che cosa è successo ieri?

Sul passo San Bernardino, mi ha detto che aveva grandi sensazioni. Ho visto che voleva di più e questo mi ha spinto a credere in quell’azione e correre in modo aggressivo. E’ stata una tappa di quelle che piacciono a me. Con Damiano mi sono divertito, mi ha dato la motivazione per rompere l’ordine prestabilito, sovvertire i piani che stavano bene a tutti. La verità è che in bici mi diverto molto. In giornate come ieri vale la pena essere ciclisti. Non credo che certe cose si possano vivere fuori dal ciclismo.

Pello è campione spagnolo della crono, ma l’ha presa con calma e ha chiuso a 3’40”
Pello è campione spagnolo della crono, ma l’ha presa con calma e ha chiuso a 3’40”
Eppure eri qui per il tuo amico Mikel Landa…

Era chiaro dall’inizio di stagione. Avrei voluto e potuto confermarmi, ma era chiaro che al Giro saremmo stati al 100 per cento per Mikel, per vincere il Giro d’Italia con lui. Avevamo un piano solido e una squadra forte, come si è visto nei giorni successivi, quando tutti i piani sono saltati e abbiamo dovuto inventarne di nuovi ogni giorno. L’uscita di Mikel è stata un duro colpo, ma non ci siamo lasciati prendere dalla disperazione.

Subito tutti per Caruso?

Il ciclismo è uno sport rischioso, dobbiamo godere di ogni giorno per come viene, al massimo come fosse l’ultimo. Abbiamo scelto un sogno e Caruso come nuovo capitano e lo abbiamo realizzato stupendamente. Il giorno dopo a caduta di Mikel, la vittoria di Gino Mader ci ha permesso di cambiare il chip e dimenticare lo scoramento.

Ti aspettavi di più dal tuo Giro?

Non è stato facile come negli ultimi due anni. Ho avuto ostacoli, problemi fisici. Alti e bassi. Fastidio a una gamba e a un ginocchio. Ho passato davvero tanto tempo con il fisioterapista e l’osteopata, per preparare la tappa successiva. E poi ci si è messa la tensione di dover abbandonare i piani in cui credevamo. E’ stato un Giro per certi versi pericoloso, molto tirato. E Damiano è stato il corridore più regolare di tutti. E la sua ambizione di podio è diventata motivazione anche per noi, cercando energie dove neanche c’erano più.

Quali sensazioni ti rimarranno addosso di questo Giro?

Quelle degli ultimi 3 chilometri di ieri. Li ho vissuti in modo molto intenso, sapendo che Damiano stava vincendo e aveva un margine di 20 secondi. E’ stato molto emozionante. Il modo migliore di giocarsi un Giro, attaccando e rischiando. Damiano è un grande corridore, ma gli dobbiamo più ammirazione per come si comporta in gruppo. E quel suo gesto… Bè, sarò onesto, da lui me lo aspettavo!