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Pogacar saluta la compagnia, Vingegaard cresce ancora

15.07.2021
5 min
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Se qualcuno ha seguito la seconda serie Netflix sulla Movistar, vedendo scattare Enric Mas alla fine della tappa di oggi, avrà sicuramente ricordato le sue lacrime dello scorso anno, deluso per non aver saputo seguire i migliori. I compagni lo rincuoravano, ma lui non se ne faceva una ragione. Invece oggi sembrava fosse la volta buona, con quello scatto non violento ma deciso e dietro la sensazione che nessuno sarebbe andato a chiudere. La sua vittoria avrebbe fatto clamorosamente scopa con le parole lette stamattina nell’articolo di Ainara Hernando con Alejandro Valverde. Invece quando lo spagnolo si è voltato, ha visto spuntare il casco giallo di Pogacar poi quelli di Vingegaard e Carapaz, anche se stasera sarà meno triste dello scorso anno, ha capito di dover lavorare ancora parecchio.

Colbrelli e Mohoric: la Bahrain Victorious ha subito una perquisizione, il team si dice tranquillo
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Facce stanche

Pogacar non va più come nei primi giorni e si vede, ma neppure si può dire che gli altri siano cresciuti al punto di metterlo in difficoltà. E come già al pazzo Giro dello scorso anno, le differenze vere si sono fatte nella seconda settimana. Del resto la fisiologia è sempre la stessa e se parti ogni giorno a tutta, è difficile tu possa venir fuori alla fine. Meglio allora monetizzare la condizione nella settimana centrale e stringere i denti in quel che resta.

Enric Mas prova l’attacco, ma il sogno dura un soffio
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«Stavo bene – conferma lo sloveno – il Tourmalet è stato duro e anche se ho tanto vantaggio, dovrò cercare di fare del mio meglio domani e nella cronometro. Mi riservo un 50 per cento di possibilità di vittoria, ma so anche che ho un grande margine e difficilmente perderò sei minuti nella crono. Insomma, spero non finisca come con Roglic lo scorso anno».

La vera sorpresa

Chi in realtà è cresciuto nella terza settimana e ha corso tutto il Tour con un handicap di 1’21” per aspettare Roglic dopo la caduta è Jonas Vingegaard, messo nella squadra del Tour a primavera, quando il team si arrese al fatto che Dumoulin non ci sarebbe stato. Ce lo dissero proprio loro dopo la Settimana Coppi e Bartali: qualcuno avrebbero dovuto portare e il danese era quello che meglio si prestava all’uso.

«Jonas ha dimostrato di essere un grande talento per il futuro – ha detto il diesse Grischa Niermann – e ha fatto grandi passi avanti nel suo sviluppo come uomo da grandi Giri. Non ci aspettavamo che fosse già in grado di farlo. Lo spirito combattivo che ha mostrato per superare Carapaz è stato bello da vedere. Con la crono di mezzo, tutto può ancora succedere, dato che nella precedente proprio lui è stato terzo. Ma oggi abbiamo fatto un grande passo nella giusta direzione. Con Jonas, e anche con un talento come Tobias Foss, le cose si mettono bene per il futuro».

Grande scuola

Lui sorride beato, come del resto sta facendo anche Pogacar dall’inizio del Tour. Ovviamente si tratta di espressioni diverse. Tanto è appagato e in controllo Tadej, per quanto si mostra ogni giorno più stupito e grato Vingegaard.

I Pirenei sono la solita cornice spettacolare, il gruppo soffre
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«Non è stato il mio giorno migliore – dice comprensibilmente stanco – ho sofferto tanto, come credo tutti. Ma era il secondo giorno duro di montagna alla fine del Tour e sono contento. Ero venuto per aiutare Roglic e imparare, ma devo dire che sto vivendo un grande processo di apprendimento. Se sopravvivo alla tappa di domani (ride, ndr) e la crono va come spero, tornerò a casa con il secondo posto».

In questo ciclismo di prodigi, la tentazione di dire quali e quanti campioni siano arrivati secondi al Tour a 24 anni ce la rimettiamo prontamente in tasca, davanti a uno come Pogacar che l’anno scorso e al primo assalto lo ha vinto. Ma considerando lo sloveno un grandissimo e una grandissima eccezione, vale la pena sussurrare a Vingegaard che non molti sono riusciti nel suo stesso record.

Cavendish arriva in tempo e professa la sua avversione per il Tourmalet
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E ora tocca a Cavendish

Chiudiamo questo taccuino quotidiano dopo aver sentito il mal di gambe di Cavendish fluire attraverso le sue parole smozzicate più del solito.

«Potevo sentire nelle gambe – ha detto – la fatica della tappa prima del Tourmalet. Abbiamo avuto alcune salite brevi ma pungenti, su cui gli scatti mi hanno reso la vita abbastanza difficile. Poi c’è stato lo sprint intermedio, in cui ho speso un po’ di energia. Il Tourmalet è la salita che detesto di più al Tour, è semplicemente terribile. L’ho fatto dieci volte e ogni volta è stato lo stesso. Sono così grato ai ragazzi per essere stati al mio fianco in questa giornata così difficile. Alla fine mi sono emozionato un po’ perché i miei compagni mi hanno aiutato molto a questo Tour de France. Non posso dirvi quanto sono orgoglioso e felice di essere in questa squadra».

In quel grandioso film che è stato il suo ritorno al Tour de France, potrebbe starci a questo punto la sconfitta domani ad opera di un cagnaccio della terza settimana come Van Aert o Colbrelli. Poi però, nell’iconica volata dei Campi Elisi, siamo tutti pronti a vederlo piangere ancora.