Parla Galbusera, sponsor dell’ultima WorldTour italiana

18.10.2022
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La tanto sospirata squadra italiana del WorldTour ce l’abbiamo avuta fino al 2016. Si chiamava Lampre-Merida, aveva 13 corridori italiani e 14 stranieri. Il gruppo sportivo era in mano a Giuseppe Saronni, ma di lì a poco sarebbe passato a Gianetti diventando UAE Team Emirates.

25 anni di Lampre

Lampre nel ciclismo c’era entrata nel 1999 e quando ne uscì fu come perdere qualcuno di famiglia, abituati al blu e al fucsia delle maglie e all’idea che quella squadra semplicemente ci fosse, dopo il passaggio della Liquigas in mano agli americani. Mario Galbusera, titolare del gruppo assieme ai figli Sergio ed Emanuele, era spesso alle corse con baffi bianchi e carisma (i tre sono insieme nella foto di apertura). Così quando al raduno di partenza del Lombardia a Bergamo, abbiamo riconosciuto Emanuele Galbusera davanti al pullman della Trek-Segafredo, la speranza di un ritorno di fiamma l’abbiamo avuta, ma è durata poco. E in ogni caso ci siamo riproposti di contattarlo per capire quale insormontabile ostacolo ci sia fra le grandi aziende italiane e il ciclismo.

Simoni vince in maglia Lampre il Giro d’Italia 2001: Saronni è il suo capo, Moser suo compaesano
Simoni vince in maglia Lampre il Giro d’Italia 2001: Saronni è il suo capo, Moser suo compaesano
Cosa ci faceva a Bergamo vicino al pullman della Trek-Segafredo?

La passione rimane (sorride, ndr).

Quindi parlare di una Lampre-Segafredo sarebbe una bufala?

Confermo, una fake news!

Vabbè, era giusto provarci. Che cosa è stato il ciclismo per Lampre?

Un’enorme vetrina, un bel ritorno di immagine. Non produciamo un prodotto finito, siamo specialisti nel rivestimento del metallo, per cui essere nel ciclismo è stato il modo per promuovere il marchio.

Emanuele Galbusera ha 50 anni e continua a seguire il ciclismo da vicino
Emanuele Galbusera ha 50 anni e continua a seguire il ciclismo da vicino
Parliamo di un investimento stellare?

Non abbiamo mai attuato una politica di questo tipo, volevamo piuttosto rimanere costanti, per durare a lungo, come poi è stato. In quegli anni, la costanza era il requisito fondamentale, per un ambiente che poi ha cambiato il modo di promuovere i suoi sponsor, che sempre più spesso propongono prodotti e servizi.

Pensa che il ciclismo sia ancora un utile veicolo promozionale?

In ambito sportivo, lo valuteremmo ancora. Ma bisogna chiedersi se mettere il nome su una maglia sia ancora utile. Di certo lo strumento squadra ti dà visibilità ogni giorno per 365 giorni all’anno. Mi chiedo però se per un’azienda come Lampre sia ancora il veicolo giusto per far conoscere il proprio marchio, ricorrendo a uno strumento di marketing in stile anni Ottanta. Però va detto che all’estero funziona…

Nel 2005, chiusa la Saeco, la squadra di Cunego si fonde con la Lampre di Simoni: scintille sicure…
Nel 2005, chiusa la Saeco, la squadra di Cunego si fonde con la Lampre di Simoni: scintille sicure…
Quindi?

Quindi forse è un fatto di come il ciclismo viene vissuto in Italia. L’attività di base è ai minimi termini. I ragazzi di oggi cominciano mille sport, ma quasi mai vogliono prendere una bici. I miei cinque figli, nonostante io sia appassionato, non l’hanno mai valutato. Credo ci sia un tema generale che prescinde dal team WorldTour.

Manca un movimento che autorizzi o invogli l’investitore?

Questo è certamente un tema, il settore giovanile è asfittico e non è però compito dei team di punta fare promozione di base. Faccio l’esempio del Trofeo Lampre di Bernareggio. Abbiamo avuto anni in cui mandavamo indietro le squadre e alla fine lo abbiamo chiuso perché le squadre non si trovavano più.

Per un po’ si è detto che il deterrente per le aziende fosse finire in qualche storia di doping.

Siamo stati nel ciclismo per 25 anni, abbiamo vissuto tutte le epoche e in quella fase qualche paura di questo tipo c’era. Ricordo bene le discussioni con potenziali sponsor, ma quell’epoca ormai è consegnata alla storia, per cui bisogna trovare il modo di attrarre risorse serie.

Ivan Basso, che si è costruito come manager, dice che si è andati per anni a chiedere soldi senza proporre un ritorno ben documentato…

Ci sta che la proposta sia stata sbagliata. La battaglia storica è quella di patrimonializzare e responsabilizzare le società sportive, perché abbiano più certezze e non dipendano solo dagli sponsor. Ma è anche vero che squadre e sponsorizzazioni una volta si basavano sulla passione. Quando abbiamo mollato, chi ha proseguito lo ha fatto con altre tipologie di sponsor.

Era in maglia Lampre anche Scarponi nel 2011 quando finì 2° al Giro dietro Contador, che poi fu squalificato
Era in maglia Lampre anche Scarponi nel 2011 quando finì 2° al Giro dietro Contador, che poi fu squalificato
Come si riparte?

Dimostri e convinci se fai vedere che c’è una base.

Perché però a un certo punto, secondo lei, la Mapei lasciò il ciclismo e si buttò nel calcio? Non sarà che in Italia si vede solo quello?

Non so bene il perché delle scelte di Squinzi, ma immagino che come azienda abbia avuto questa possibilità e l’abbia colta. E poi non dimentichiamo che Giorgio era un grande appassionato di calcio. Pensate invece che la Lampre funzionò al contrario…

Petacchi ha corso in Lampre dal 2010 al 2013: qui con Mario Galbusera
Petacchi ha corso in Lampre dal 2010 al 2013: qui con Mario Galbusera
Cioè?

Da ex calciatore, papà stava acquistando la squadra del Lecco, ma non andò bene. La stessa sera, lo chiamò Colnago e per rivalsa, rimise la cravatta e andò a incontrarlo. Però è vero che al ciclismo manca il necessario supporto. La Lega Ciclismo, com’era una volta, coinvolgeva sponsor importanti, avendo il necessario supporto mediatico e anche politico.

Anche il supporto mediatico è sceso parecchio. La Gazzetta dello Sport fatica molto a sparare il ciclismo in prima pagina…

Il giovane guarda il calcio e non il Giro di Lombardia e anche io mi chiedo come mai, dopo una stagione così bella, non si trovi spazio. Eppure sulle strade i tifosi ci sono ancora. Che sia un problema di formula, cioè che una gara che dura molte ore e proposta in diretta integrale funzioni meno di una partita che finisce in 90 minuti?

Nel 2007 in maglia Lampre, Bennati conquistò il traguardo del Tour a Parigi
Nel 2007 in maglia Lampre, Bennati conquistò il traguardo del Tour a Parigi
Vi propongono spesso di rientrare?

Più volte, anche di recente. La passione è sempre presente, ma abbiamo lasciato un WorldTour diverso, in cui inserirsi non è facile. E poi non è bello il vuoto che c’è sotto. Prima al di sotto della massima categoria c’era un circuito meno legato a logiche di mondializzazione e questo è un altro tema. Si spendono fortune per viaggi nel mondo che magari allo sponsor non interessano. Di certo non interesserebbero ad alcuni sponsor italiani. C’è un grande scollamento e per un nome come il nostro, abituato a stare in alto, l’idea di partire dal basso non è troppo allettante.

L’idea è che si parta dal basso per ottenere la promozione nel WorldTour…

Un’idea teorizzata in Svizzera 15 anni fa, che però ha troppe criticità. I punti vanno fatti nello stesso campionato, con regole uguali per tutti. Non vi sembra che per come è adesso sia un po’ una confusione?

Arzeni e le più forti se ne vanno: cosa fa la Valcar?

25.08.2022
7 min
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Se l’aspettava anche lui una chiamata prima o poi. Valentino Villa, presidente e fondatore, accoglie con un sorriso le domande sul futuro della squadra. Le ragazze più forti sono in procinto di lasciarla per approdare in team WorldTour e soprattutto dalla nave sta per sbarcare Davide Arzeni, il comandante di lungo corso che l’ha resa così forte. Ma la Valcar-Travel & Service continua, fedele alla filosofia di sempre. Poco importa se domani sarà costretta a cambiare nome: quando al centro c’è un’idea, il colore della maglia non incide poi molto.

Valentino Villa, qui con Chiara Consonni, è il fondatore della Valcar
Valentino Villa, qui con Chiara Consonni, è il fondatore della Valcar
Presidente, cosa si fa?

Abbiamo trovato le soluzioni per continuare, un’azienda che ci sponsorizza, puntando ancora su ragazze giovani e promettenti. Alcune hanno scelto di rimanere. E se chiuderemo la stagione fra le prime tre continental, come penso, l’anno prossimo potremo comunque fare la nostra bella attività. Stiamo bene nella nostra dimensione. Il team si ringiovanisce ed è una sfida che mi piace. Era giusto che le ragazze di 23-25 anni andassero in squadre più strutturate.

A un certo punto infatti avete abbandonato l’idea di diventare una WorldTour.

E’ un discorso mio, personale. Sono felicissimo di aver fatto il Tour de France, una cosa indescrivibile. Ma quando sono arrivato lì, mi sono reso conto che fossimo la Cenerentola del ciclismo. Non tanto per un fatto di risultati, quelli ci sono stati, quanto per la dimensione del team. Per questo devo dire grazie alle ragazze per la fiducia, allo staff che ha chiesto di essere confermato e anche a chi andrà via. E’ il mio destino. Sono un buon costruttore, ma una frana sul fronte del marketing. Solo che non si può fare tutto e noi abbiamo raggiunto il nostro massimo. Torniamo a essere piccoli come quando siamo nati, ma non lo resteremo per sempre.

L’uscita di “Capo” Arzeni forse fa più notizia delle atlete.

Gli devo molto. Ci sentiamo in ogni momento della giornata. Ricordo una festa di fine anno, in cui parlavo a ragazze come la Persico, arrivata a 12 anni mentre ora ne ha 25. E dicevo loro che per me sono come delle figlie, mentre Davide è più di un fratello. Allora lui ha preso il microfono e rivolgendosi alle ragazze, ha detto di essere loro zio. Dire che non mi dispiace della sua partenza sarebbe una bugia, ma di fronte a certe offerte non poteva voltarsi dall’altra parte. Lui è un competitivo, si metterà in gioco.

Arzeni e Sanguineti, festa dopo l’attesa vittoria di giugno alla Dwars door het Hageland
Arzeni e Sanguineti, festa dopo l’attesa vittoria di giugno alla Dwars door het Hageland
E’ forse strano che non lo abbiano avvicinato prima.

Pensavo la stessa cosa, erano due anni che mi chiedevo quando sarebbe successo. Eppure sono convinto di tre cose. Che faremo grandi sfide. Che se dovessi indicare una persona con cui andare a cena, sceglierei lui. E che quando saremo entrambi a fine carriera, metteremo su una squadra giovanile di ciclocross e ci divertiremo ancora. La fortuna della Valcar è stato il dinamismo di due persone dai caratteri complementari. Davide mi guarda negli occhi e capisce cosa sto pensando, lo stesso io con lui.

Come è stato il momento in cui ha annunciato che andava via?

Ne parliamo già da un paio di mesi, perché possiamo trovare la soluzione migliore, ma non mi aspettavo di vedere quelle lacrime. Il nostro legame nasce sì dai risultati, ma soprattutto dai momenti difficili.

Avete già in mente chi sarà il suo successore?

C’è qualche nome e sono determinato a rinforzare la struttura, in termini di personale e mezzi. Abbiamo due diesse che ci aiutavano in caso di tanti impegni, ma mi sto confrontando anche con Arzeni su chi prenderà il suo posto.

Torniamo per un attimo alla scelta di continuare ripartendo da una dimensione più piccola?

Ho avuto contatti con sponsor importanti, purtroppo stranieri, che proponevano di andare avanti alzando il livello del team. Sia pure in extremis, si sono accorti del nostro buon lavoro e ci hanno proposto di fare una fusione. Nell’ultimo mese e mezzo ho fatto delle scelte, convinto che riconoscere e ammettere i propri limiti sia segno di maturità.

Quali limiti?

Il sogno è sempre stato di avere un team italiano alla conquista del mondo, ma gli sponsor tecnici ci hanno fatto capire che non sarebbe stato male renderlo più internazionale. Quando arrivano le straniere, dico loro che la lingua nazionale qui è il bergamasco e quella ufficiale l’italiano. Prima mi guardano come fossi matto, poi capiscono la nostra dimensione. Ricordo spesso che siamo partiti da cinque esordienti e quello che abbiamo fatto dopo è stato tanta roba. Credo che in questo ciclismo che va così veloce, serva una squadra cuscinetto per un’età molto delicata. Lo vedo nel mondo del lavoro. I ragazzi che lavorano alle macchine a controllo numerico sono dei fenomeni, con abilità pazzesche, ma sono anche fragili. Nel ciclismo è lo stesso.

Ci spiega meglio per favore?

Tutti i preparatori conoscono numeri e sistemi di allenamento, ma l’aspetto umano è un’altra cosa. Serve avere una squadra senza l’assillo del risultato, del peso, in cui si abbia il tempo per crescere. Un ambiente in cui si lavora bene, ma in cui si sorride. A 19 anni servono pazienza e tempo, che secondo me sono valori aggiunti. Senza viziarle, ma mettendole nelle condizioni di crescere e spiccare il volo. Sarei in grado di gestire una Vos? Forse no e allora è meglio fare quel che siamo in grado di fare.

Fra le ragazze della Valcar resta grande affetto. Qui Balsamo dopo la vittoria di Consonni al Giro
Fra le ragazze della Valcar resta grande affetto. Qui Balsamo dopo la vittoria di Consonni al Giro
Di sicuro le ragazze che sono passate di qua avranno sempre una buona parola…

Infatti ci arrivano richieste dall’Italia e dall’estero. Anche se le cose stanno cambiando, c’è un mercato di cui tenere conto. Ogni giorno è una battaglia, puoi fare del tuo meglio, ma devi sapere che ci sono anche gli altri. Davanti alle cifre che mi giungono per alcune atlete di vertice, rimango stupito, ma sono anche contento perché finalmente si è raggiunta la parità, che è un grande obiettivo. E’ bello vedere le ex che si fermano, girano la bici e vengono a chiedermi come sto, anche poco prima della partenza. E mi sono commosso quando Margaux Vigie mi ha mostrato la maglia della nazionale francese a Monaco con il marchio della nostra squadra. Voglio ringraziare quei signori della Federazione francese.

Alla fine si fa parte del mondo Valcar a prescindere dal cambio di maglia, un bel messaggio, no?

Devo molto al ciclismo e a queste ragazze. Sono felice. Il fatto che ancora oggi vengano a salutarmi, quando sono finiti i rapporti di interesse, fa capire che hai costruito qualcosa. Il fatto che dopo essere andate via, alcune ammettano che forse stavano meglio con noi è un altro segnale. Per questo andiamo avanti. Per coerenza. E perché non ho proprio avuto cuore di interrompere questa storia.

Il debutto “rosa” di Piccolo tra accoglienza super e fiducia totale

17.08.2022
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Andrea Piccolo ha già archiviato la sua prima gara, il Tour de l’Ain, con la EF Education-EasyPost. Il giovane corridore lombardo è passato in tempi rapidi nel corso dell’estate dalla Drone Hopper-Androni, team professional, alla squadra americana, team WorldTour.

Pino Toni, il suo coach, dice il motore è tra i più grossi che ci siano in Italia. Il team manager Jonathan Vaughters lo ha definito come il miglior talento italiano. E Giovanni Ellena che lo ha avuto tra le mani solo per poche settimane, per non dire giorni, gli ha visto fare allenamenti “da fenomeno”.

Il lombardo (classe 2001) ha mostrato subito forza e personalità (foto Instagram)
Il lombardo (classe 2001) ha mostrato subito forza e personalità (foto Instagram)

Gerarchie in gruppo

E allora sentiamo Piccolo stesso. Andrea in questi giorni dopo il Tour de l’Ain è tornato a casa, in attesa di ripartire per le prossime gare.

«Le cose vanno bene, dai… Finalmente – dice Piccolo – stanno girando per il verso giusto. Come è stato il primo impatto con la EF? Sicuramente si è notata la differenza che si ha nello stare in una WorldTour. Si vede una diversa organizzazione e anche in corsa si ha più possibilità di stare davanti. Vedi meglio la gara e altrettanto meglio la puoi impostare. E sei supportato dall’inizio alla fine».

Non è la prima volta che sentiamo parole di questo tipo da parte di corridori che dalle professional passano alle WorldTour, o viceversa. Ma cosa s’intende di preciso? E perché? Secondo Piccolo c’è una sorta di gerarchia da rispettare. Gerarchie che partono e coinvolgono anche le continental.

«Quando ero alla Colpack, una continental, e facevamo le corse più importanti eravamo sempre dietro, al massimo a centro gruppo. E lì sentivi tutti i rilanci, ti prendevi tutta la bagarre. Con la professional vai un po’ più avanti. O almeno ci vai dopo che è partita la fuga. Con la WorldTour sei davanti. Che poi sono posizionamenti che si vedono anche alla televisione.

«Quel che cambia dunque sono le energie risparmiate. Fare 200 chilometri davanti, dove si va più regolari, dove si vede meglio l’andamento della corsa, e di conseguenza puoi fare qualcosa e ragionare, è diverso che stare dietro. E’ diverso che prendere le “frustate” e spendere un bel po’ di energie in più.

«Magari c’è un momento in cui avviene un attacco e stando davanti tu lo vedi, lo gestisci. Se invece non te lo aspetti spendi più energie e sei sempre costretto a tirare, a rincorrere».

Andrea Piccolo (al centro) con i suoi nuovi compagni della EF al Tour de l’Ain (foto Instagram)
Piccolo (al centro) con i suoi nuovi compagni della EF al Tour de l’Ain (foto Instagram)

Accoglienza top

In EF Education-EasyPost Piccolo è stato accolto alla grande. E quando gli facciamo notare quel che ci ha detto Vaughters circa il suo talento, Andrea fa un sorriso…

«Ho avuto un bell’impatto con la nuova squadra – spiega Piccolo – e anche con Vaughters e con Wegelius (il direttore sportivo, ndr). Li ringrazio entrambi per la fiducia che mi hanno dato, ma spetta a me dimostrare quel che valgo. A parole sono bravi tutti!

«Per ora ho fatto vedere qualcosina con la Drone Hopper-Androni e già nella prima tappa del Tour de l’Ain con loro. Poi sono caduto e la sfortuna mi ha un po’ condizionato nei giorni successivi. Però avevo già l’opportunità di fare bene».

In pratica sin da subito in EF hanno detto si poteva fare la corsa per Piccolo. Lo hanno visto brillante e gli hanno dato in mano “le chiavi” del team.

E quando Andrea dice che una WorldTour ti supporta dall’inizio alla fine ecco cosa intendeva: «Premesso che sono sensazioni che hai e che avverti vi faccio un esempio.

«Durante la seconda tappa del Tour de l’Ain, visto come ero andato nella prima (era stato nono, ndr), si faceva la corsa per me. C’era una discesa e così ci siamo compattati per affrontarla davanti. Una volta in fondo, terminati i pericoli, ci siamo rilassati e mi sono fermato per fare pipì. L’ho detto alla radio. Quando ho messo piede a terra un compagno si è fermato ad attendermi senza che nessuno gli dicesse nulla».

Per Piccolo questa è musica nelle orecchie. Non è pressione che si fa sentire e diventa un blocco. «Ma pressione che fa piacere – dice lui stesso – e che trasformo in adrenalina».

Ad Alberobello Piccolo ha fatto il pieno di emozioni: il ritorno in corsa, l’abbraccio dei suoi cari e in serata la chiamata del procuratore
Ad Alberobello Piccolo ha fatto il pieno di emozioni: il ritorno in corsa, l’abbraccio dei suoi cari e in serata la chiamata del procuratore

Svolta nella svolta

Da come si era messa sin dall’anno scorso le cose stavano andando di male in peggio. I problemi fisici, la rescissione del contratto con l’Astana. Il ritorno tra gli U23, l’approdo alla Gazprom-RusVelo che ha chiuso i battenti.

Poi un raggio di luce con la Drone-Hopper, che diventa un sole potente con la rosea maglia della EF Education-EasyPost.

 

«Il primo contatto con la EF – racconta Piccolo – è nato la sera stessa del campionato italiano. Mi ha chiamato Acquadro e mi ha detto che c’erano due o tre possibilità di andare in una WorldTour. Il primo giorno di riposo del Tour ho parlato con loro e prima della fine della Grande Boucle si è definito il tutto. Poi il contratto l’ho firmato ad agosto, chiaramente».

Quel giorno dunque ad Alberobello Piccolo ha vissuto un turbinio di emozioni. Andrea era già emozionato per il quarto posto al tricolore, ma non sapeva che le sorprese non erano finite dopo l’arrivo.

Andrea Piccolo
Il corridore di Magenta è stato azzurro anche nelle categorie giovanili. Chissà che Bennati (o Amadori) non lo prendano in considerazione…
Andrea Piccolo
Il lombardo è stato azzurro anche nelle categorie giovanili. Chissà che Bennati (o Amadori) non lo prendano in considerazione…

Sognando il Lombardia

Piccolo va forte un po’ su tutti i terreni, ma lui si sente soprattutto scalatore. Il suo calendario passa per la trasferta americana: Maryland, le prove canadesi e quindi le gare del calendario italiano, fino al Lombardia.

«Beh – continua Piccolo – il Lombardia è duro e certe corse non si vincono per caso, ma con le gambe. Alla fine se ci si arriva senza pressione e se dovessi avere una buona giornata… Su carta è adatto a me.

«Io sostanzialmente farò corse di un giorno e sto andando forte, ma per mostrare meglio i miei valori serve correre di più e nell’ultimo anno ho gareggiato poco. Per mostrare davvero il valore serve fare corse a tappe e fare una stagione piena».

L’avventura di Piccolo sembra davvero essere iniziata sotto una buona stella. Speriamo che per questo ragazzo si possa raccontare di grandi successi. Il primo approccio è stato buono. Nel team c’è già un altro corridore italiano con il Dna da campione nel sangue, Alberto Bettiol.

«Alberto ancora non l’ho visto – conclude Piccolo – ma non vedo l’ora di iniziare a correre e lavorare con lui».

«Magari anche in nazionale?», lo incalziamo… «Eh – sospira – magari anche in nazionale».

Vitillo e Zanardi nel WorldTour. BePink le lascerà andare?

14.08.2022
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Siamo nel periodo della stagione in cui c’è abbastanza materiale per guardarsi indietro su cosa è stato fatto. E abbastanza per programmare il futuro, destreggiandosi anche tra i vari rumors tipici del momento. L’annata della BePink finora è stata ampiamente ricca di soddisfazioni e naturalmente la squadra di Zini spera di concludere il 2022 con questo trend.

Su tutte brilla il successo di Vitillo nella seconda tappa della Vuelta a Burgos, il primo in una gara WT per la squadra lombarda. Poi dalle loro atlete azzurre è arrivata la solita pioggia di medaglie dalla pista. Ad Anadia, in Portogallo, agli europei U23 la stessa Vitillo e Zanardi hanno conquistato l’oro sia nella madison che nell’inseguimento a squadre. La piacentina ha aggiunto il titolo continentale anche nella corsa a punti e il bronzo nell’inseguimento individuale (vinto da Guazzini). Infine, l‘ultimo alloro fresco fresco grazie a Zanardi che il 12 agosto ha ottenuto l’argento col quartetto agli europei elite a Monaco di Baviera.

Voci di mercato

A fare da contorno non sono mancati i sigilli in altre gare internazionali ed open, però ciò che sta tenendo banco ultimamente sono le trattative del ciclomercato.

Diverse formazioni WorldTour hanno messo gli occhi da tempo sui pezzi pregiati . Zanardi è seguita da Movistar (che aveva fatto una prima proposta a febbraio) ma altri team si sono fatti sotto. Uguale per Vitillo che ha attirato l’attenzione anche con le sue lunghe fughe al Giro Donne, prima di partire insieme alla sua compagna per il Portogallo. Tutti argomenti che abbiamo trattato con la diesse Sigrid Corneo.

Come giudichi la vostra stagione ad oggi?

Bene, non possiamo certo lamentarci. Abbiamo raccolto tanti piazzamenti e successi, alcuni di essi davvero importanti. Addirittura per due volte abbiamo vinto nello stesso giorno sia all’estero che in Italia. Per una formazione come noi è un grande risultato. Forse qualcosa in più avremmo potuto fare, ma tra qualche caso di Covid e cadute non ci siamo riuscite. Il bilancio tuttavia è positivo, se penso all’età media delle nostre ragazze. Per dire Zanardi, che ha solo 22 anni, è una delle più vecchie. Per molte di loro questo era il primo vero anno intenso.

Mettendo da parte un attimo Vitillo e Zanardi, altre atlete hanno ben figurato.

Esattamente. Abbiamo Basilico che arrivava dalle junior, ma ha saputo vincere due gare open ed ora, dopo la maturità, sta continuando ad andare forte. Quagliotto aveva vinto a marzo tappe e generale del Trofeo Ponente in Rosa in Liguria però recentemente è alle prese con problemi ad un ginocchio che la condizionano. Poi abbiamo vinto anche due titoli nazionali in Slovacchia, crono e in linea, con Jencusova. Ma sono contenta anche delle prestazioni di altre ragazze…

Vuoi fare qualche nome?

Sì. Ad esempio Brufani è migliorata tantissimo e quest’anno ha corso tanto. E’ una grande lavoratrice, al Giro si è comportata molto bene. Al momento soffre un po’ il finale di gara, ma ci sta. L’anno scorso aveva fatto un calendario solo open con la ex squadra. Anche Savi e Crestanello sono cresciute molto. Idem la francese Teolis che purtroppo cadendo in gara sui Pirenei fatica a riprendersi da un botta alla schiena. Poi abbiamo preso a metà stagione Vettorello e Bertolini.

Come è andata?

La prima l’abbiamo portata subito al Giro, arrivando fino alla fine. La seconda invece arrivava da un periodo di stop e ha ancora bisogno di tempo. Nella cronosquadre sui Pirenei ci ha dato una grossa mano, tant’è che abbiamo chiuso terze. Tutte le nostre ragazze hanno capito quanto conti l’allenamento e l’anno prossimo saranno ancora più pronte in gara.

Di Zanardi invece cosa mi dici?

Silvia ha iniziato la stagione molto bene alla Valenciana, dove ha vinto la classifica dei giovani. Poi ha avuto un calo ed ora è tornata sui suoi livelli. A Visegrad, in Ungheria, ha vinto per distacco. La prima volta che le capitava. E al Tour dei Pirenei ha conquistato la tappa di Lourdes attaccando tutto il giorno. E’ rientrata su una fuga di 7-8 atlete e poi le ha battute anticipandole di qualche secondo. Ha imparato un modo nuovo di vincere, non aspetta più necessariamente la volata. E con la nazionale fa sempre risultati, soprattutto in pista. Magari Movistar ha pensato a lei per ringiovanire la squadra per il dopo Van Vleuten, anche se Silvia è tutto un altro genere di corridore.

E di Vitillo? Già a fine dell’anno scorso ce ne avevi parlato molto bene.

Matilde ha fatto una grande stagione. Non solo per la vittoria in Spagna o per quella di qualche settimana fa a Ponte di Piave. Al Giro ha fatto tanti chilometri in avanscoperta. L’idea era che potesse ripetere ciò che aveva fatto a Burgos. Andare in fuga e, se il gruppo fa male i calcoli, cercare di vincere la tappa. Lei sarebbe perfetta in team WorldTour perché è una grande lavoratrice, molto meticolosa. Non ha paura di seguire le indicazioni. In fuga può diventare un buon punto di appoggio per la propria capitana. Vi dirò che Vitillo può fare tutto, sia tirare che vincere.

Se loro sono pronte per il WorldTour, voi siete pronti a lasciarle andare?

Non sappiamo ancora cosa faranno. Gli interessamenti continuano ad esserci. Bisogna capire per loro in che formazione potrebbero andare e a fare cosa. Crescere ancora, come credo giusto che sia, oppure per fare subito risultati? Loro possono starci nella categoria superiore anche se devo completare il processo di maturazione come atlete e persone. Sappiamo che a livello economico non possiamo competere con i team WT. Ovviamente se dovessero andare via saremmo dispiaciuti, ma allo stesso tempo contenti perché sarebbe una grossa soddisfazione per la nostra società e anche per i nostri sponsor vedere due atlete che fanno questo salto. E’ ancora presto per sbilanciarsi, ma frattempo noi stiamo già impostando la nuova stagione valutando le tante richieste tra italiane e straniere, tra junior ed elite.

Bagioli tra una sfortuna e l’altra, la prima vittoria WorldTour

01.04.2022
4 min
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Nemmeno il tempo di festeggiare la prima vittoria nel WorldTour che Andrea Bagioli è stato fermato dall’influenza. Un inizio di stagione complicato per il corridore della Quick Step-Alpha Vinyl che, dopo aver superato il Covid, è stato costretto a fermarsi nuovamente.

«Dopo la Vuelta a Catalunya – racconta Bagioli – siamo partiti subito per Sierra Nevada per fare un ritiro in altura prima delle Ardenne. Tutto ad un tratto nella notte di martedì ho iniziato a sentirmi male e mercoledì sono tornato a casa. Ora sto un po’ meglio, ma dovrò restare fermo almeno fino a domenica. Ho fatto anche tre tamponi, tutti negativi, almeno sono sicuro che non si tratta ancora di Covid».

Per Bagioli una vittoria allo sprint senza esultanza all’ultima tappa del Catalunya, solo dopo il traguardo scoprirà di aver vinto
Per Bagioli vittoria senza esultanza al Catalunya, solo dopo il traguardò scoprirà di aver vinto
Partiamo dalla Vuelta a Catalunya e dalla prima vittoria WorldTour, raccontaci com’è andata.

Prima di partire per la Spagna avevo visto che la prima e l’ultima tappa erano adatte alle mie caratteristiche. Diciamo che mi ero segnato quelle tappe per provare a fare bene, anche se proprio nell’ultima tappa un po’ di sfortuna non è mancata…

In che senso?

Pronti via e dopo 10 chilometri ho forato, non un bel momento anche perché non era ancora partita la fuga ed è successo ai piedi della prima salita. Per rientrare ho fatto fatica doppia. Però ero molto motivato, ero partito con l’idea e con la voglia di vincere.

Il corridore della Quick Step era caduto anche alla prima tappa del Saudi Tour rimediando due punti di sutura al gomito destro
Caduta anche al Saudi Tour, con due punti di sutura al gomito destro
Previsione rispettata.

Direi proprio di sì, sono molto contento, ci voleva proprio. E’ stato un periodo complicato, tra il Covid e qualche caduta di troppo, era il momento di riprendermi tutto e con gli interessi. A dire il vero quando ho tagliato il traguardo non sapevo neanche di aver vinto.

Come mai?

Nell’ultimo strappo ero rimasto nel gruppetto dietro e siamo rientrati solamente ad un chilometro dall’arrivo. Infatti non ero sicuro di sprintare per la vittoria, poi appena tagliato il traguardo mi hanno avvisato dalla radio che avevo vinto.

Che emozione è stata?

Bellissima. Salire sul podio, festeggiare. Anche se abbiamo avuto poco tempo perché la sera abbiamo subito preso l’aereo per Sierra Nevada.

Per lui un buon inizio di stagione, con un secondo posto al secondo giorno di gara
Per lui un buon inizio di stagione, con un secondo posto al secondo giorno di gara
La stagione era partita bene, già al Saudi Tour, poi come hai detto tu la sfortuna si è messa di traverso.

Sì, avevo iniziato bene con un secondo posto nella tappa di Abu Rakah (la seconda, ndr). A dire il vero nella prima tappa, quella dello sterrato, ero caduto e mi avevano messo due punti al gomito. 

Quel secondo posto come ti ha lasciato?

Contento perché non mi aspettavo di essere in una buona condizione, soprattutto dopo la caduta. Poi, ovviamente, non potevo essere contento al cento per cento, il secondo posto mi ha dato anche un po’ di rammarico perché ero a pochissimo dalla vittoria.

Poi è arrivato il Covid.

Appena tornato dall’Arabia. Sono stato fermo 5 giorni, non pochi visto che eravamo in piena preparazione. Dopo la quarantena ho iniziato a pedalare sui rulli e pian piano sono tornato ai miei ritmi normali. Le prime gare dopo il Covid sono state Faun-Ardèche Classic e la Drome Classic, non sono andate male.

Per Bagioli il rientro alle corse dopo il Covid è avvenuto alla Faun-Ardèche Classic
Per Bagioli il rientro alle corse dopo il Covid è avvenuto alla Faun-Ardèche Classic
Prima del Catalunya hai corso anche la Sanremo…

In realtà non dovevo correrla, ma viste le defezioni dei giorni precedenti mi hanno chiamato all’ultimo. Arrivavo direttamente dall’altura per preparare al meglio il Catalunya.

Ora le Ardenne, ne hai qualcuna in particolare nel mirino?

Sinceramente no, in realtà non sono sicurissimo di correrle, vedremo come sto. Per il momento il mio programma non è cambiato e vorrei fare quelle gare per esperienza e per arrivare pronto alla seconda parte di stagione.

Cosa prevede il menù?

Il Giro d’Italia in primis, e lì punto a vincere almeno una tappa. Per prepararlo al meglio farò una settimana a Livigno dopo le Ardenne, per recuperare e per aumentare al massimo la concentrazione. Un altro obiettivo saranno i campionati italiani che si correranno in Puglia. Dalle prime indicazioni il percorso sembra adatto alle mie caratteristiche.

Zana, il cambio di programma e le gerarchie del gruppo

29.03.2022
4 min
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Filippo Zana, accento vicentino e voce sfinita, sta tirando il fiato dopo un avvio di stagione piuttosto intenso. Per i suoi 23 anni, questi primi 23 giorni di corsa, fra cui Oman, Gran Camino e Coppi e Bartali, sono un bello zaino da portare. Il tempo di rifiatare, però, e già da sabato sarà sul Teide in vista dell’Amstel. Andrà da solo, dice, poiché lassù troverà il suo preparatore Paolo Artuso.

«Abita a due chilometri da casa mia – racconta e sorride – ma non lo conoscevo. Ci ha presentato Moreno Nicoletti, il mio procuratore e adesso lavoriamo insieme. Mi ha trovato un posto lassù. Mentre forse un altro periodo di altura lo farò dopo il Tour of the Alps, ma sul Pordoi, prima del Giro».

All’Oman con Canaveral e Zoccarato, per Zana 7° posto nella classifica dei giovani
All’Oman con Zoccarato, per Zana 7° posto nella classifica dei giovani

Cambio di programma

Zana, che già nel 2019 aveva vinto il Gp Capodarco in maglia Sangemini, è salito agli onori della cronaca lo scorso anno con il terzo posto al Tour de l’Avenir. Nella Bardiani-CSF-Faizané che punta sui giovani e ha perso Visconti, il suo è uno dei nomi più spendibili. Il programma iniziale prevedeva, nell’ottica di una crescita progressiva, che a questo punto salisse sull’Etna e da lì andasse a giocarsi qualche carta al Giro di Sicilia. Un buon risultato (possibile) sulla strada del Giro d’Italia, sarebbe stato certamente un buon viatico e avrebbe accresciuto in lui la fiducia. Il cambio di programma lo porterà al Tour of the Alps, dove probabilmente le occasioni per mettersi in luce saranno minori.

«Il Tour de l’Avenir – dice – mi ha dato più consapevolezza nei miei mezzi. La squadra punta su di me e non è facile ripagarli, ma io do il massimo in ogni corsa e speriamo di andare forte. Il cambio di programma c’è stato e non nego che al Sicilia avrei trovato tappe e avversari più alla mia portata. Per contro, il Tour of the Alps potrebbe darmi un ottimo stato di forma in vista del Giro. Mi manca non correre per il risultato, ma del resto andare contro le WorldTour è dura, sempre di più. Noi facciamo quel che si può, sperando di stare con i migliori».

Prepotenza WorldTour

Torna un tema messo sul tavolo da Giovanni Visconti al momento di salutare il gruppo: la convivenza con gli squadroni non è per niente facile. Non solo per il notevole divario atletico, ma anche per lo scarso rispetto che viene riservato ai corridori delle professional.

«Far vedere la maglia per noi è importante – ammette – ma se ti metti davanti, vengono e ti tirano via. Si può resistere, ma si tratterebbe di lottare tutto il giorno, sprecando energie che è meglio utilizzare per andar forte. E’ chiaro che correndo davanti soffri di meno, penso soltanto ai rilanci dopo una curva. Sono tutte energie che risparmi e che ti trovi nel finale. Certo, dà fastidio, ma ugualmente ci proviamo a stare davanti. E magari capita anche la volta che ci riusciamo».

Non è facile correre fra le WorldTour: viene sempre qualcuno a reclamare il suo posto
Non è facile correre fra le WorldTour: viene sempre qualcuno a reclamare il suo posto

Una tappa al Giro

Dopo tre anni con Reverberi, anche Filippo dovrebbe approdare in una WorldTour dal prossimo anno: non quella in cui lavora il suo preparatore. Preferisce non fare nomi, tuttavia perché non si pensi che il suo impegno verrà meno.

«Cerco sempre di dare il massimo – precisa – non voglio sedermi. Il posto al Giro d’Italia voglio meritarmelo. Anche quella sarà una bella sfida. Cercheremo di tenere duro, magari non di fare classifica ma di andare in fuga e vincere una tappa. Per la squadra sarebbe il massimo, per me sarebbe un sogno. Ci potrebbe essere l’obiettivo della maglia bianca, provare a vestirla, non so se sarei in grado di portarla a Verona. Ho tante persone che mi seguono, che mi scrivono. Spero di dare qualche soddisfazione anche a loro».

Sarà curioso, quando anche lui correrà fra i grandi, vedere in che modo si muoverà nel gruppo. La strafottenza di spostare un avversario perché corre in una squadra più piccola devi averla in qualche modo dentro. Filippo Zana e il suo accento vicentino trasudano simpatia e umiltà. Forse nel suo caso sarà diverso.

Team assetati di punti. A “metà classifica” è caccia ai velocisti

21.01.2022
5 min
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Parlando con i manager, ma anche con i procuratori e vedendo il mercato, emerge sempre di più la ricerca del velocista o comunque del corridore dotato di un certo spunto. Del corridore che riesce a vincere corse, più o meno importanti, con una certa regolarità. Il che è abbastanza scontato visto che siamo in uno sport agonistico in cui ognuno cerca di conquistare il primo posto, il problema è che da quest’anno cambiano alcune cose. I punti derivanti da vittorie e piazzamenti assumono ancora maggiore peso.

Per restare nel prestigioso WorldTour infatti bisogna non più solo avere i conti finanziari in ordine (e non solo quelli), ma anche un certo punteggio e di conseguenza una certa posizione in classifica. Il regolamento dell’UCI dice che restano nel WorldTour le migliori 18 squadre che nel triennio 2020-2022 hanno conquistato più punti. “Retrocedono” a professional le altre.

Questo implica poi delle problematiche a livello di sponsorizzazioni. Un conto infatti è avere accesso alle gare più importanti e un conto è non avere questo diritto. Una bella differenza in quanto a visibilità e di conseguenza al reperimento di sponsor. Ma questo è un altro discorso.

A caccia dei velocisti

In tutto ciò quindi il ruolo del velocista assume più importanza. E lo abbiamo visto poi con il modello Alpecin-Fenix. Loro vanno alla ricerca di tappe o di corse di un giorno. Certamente Van der Poel porta un grandissimo pacchetto di punti, ma Jasper Philipsen e Tim Merlier non sono molto indietro. E così questa squadra professional spalleggia alla grande con le WorldTour.

Simbolico anche il caso dell’Arkea-Samsic. La formazione francese pur non essendo una WT è al 16° posto della classifica generale, quindi sarebbe dentro. Bouhanni, che appartiene a questo team, pur non figurando tra i migliori velocisti, con le sue “corsette” (termine non bello ma che rende l’idea), ha racimolato per la sua squadra oltre 500 punti UCI. E lo stesso ha fatto Danny Van Poppel per la Intermarché Wanty Gobert.

O i tantissimi punti raccolti dalla Groupama-Fdj lo scorso anno con le vittorie di Demare. Anche i treni, pensando in questo caso a Jacopo Guarnieri, quindi hanno il loro bel peso. E’ forse da questi, più che dal singolo velocista, che si evince l’impostazione di un team.

I 15 velocisti con più punti estratti dalla classifica UCI
I 15 velocisti con più punti estratti dalla classifica UCI

Squadroni al sicuro

Nella tabella sopra abbiamo elencato i migliori 15 velocisti, quelli con più punti. Abbiamo inserito anche Van Aert e Van der Poel in quanto in carriera hanno vinto volate di gruppo. Pertanto vanno presi in considerazione anche se chiaramente sono molto più che solo sprinter.

Van Aert porta un sacco di punti alla sua Jumbo-Visma che comunque non avrebbe problemi con Roglic, Vingegaard, Dumoulin e tanti altri. Stesso discorso per la Quick Step-Alpha Vinyl che addirittura potrà permettersi di far fare un calendario di “secondo piano” a Cavendish, il corridore che ha vinto più tappe al Tour nella storia. Lefevere ha detto che punterà su Jakobsen. Senza contare Alaphilippe e tutti i mostri sacri che hanno per le classiche del Nord.

La UAE Team Emirates si tiene stretta Trentin e Gaviria e sta facendo crescere Molano, ma con Pogacar e Almeida viaggia tranquilla. La Ineos-Grandiers ha richiamato Viviani. Ma certo questo discorso della caccia al velocista non riguarda gli squadroni. Sia per una questione di organico in generale, sia perché hanno moltissimi punti che li tengono in sicurezza.

Dylan Groenewegen è passato dalla Jumbo-Visma alla BikeExchange-Jayco (foto Instagram)
Dylan Groenewegen è passato dalla Jumbo-Visma alla BikeExchange-Jayco (foto Instagram)

Terra di mezzo rischiosa

Chi si muove dunque? La Lotto-Soudal, una delle due WT che sarebbero fuori stante così la classifica, punterà ancora di più su Caleb Ewan. Il fatto che l’australiano non sarà al Giro d’Italia vorrà dire che correrà molte più corse di livello inferiore tra una classica e l’altra per fare man bassa di punti. In più è stato preso il tedesco Selig dalla Bora-Hansgrohe, buon apripista.

La Cofidis, l’altra esclusa, ha affiancato Cimolai a Consonni. Ed ha messo sotto contratto un corridore come Ion Izaguirre che da sempre a fine stagione incassa molti punti. La Israel-PremierTech, invece, ha puntato su Nizzolo.

Discorso un po’ diverso per la Movistar e ancora di più per la Bora. Loro in pratica non hanno quasi più ruote veloci in rosa. Per la Movistar la cosa è abbastanza tradizionale, per la Bora orfana di Sagan un po’ meno. Qui si punta forte sulle corse a tappe. Anche se un paio di velocisti sono stati presi, Van Poppel e Sam Bennett. La Wanty per sostituirlo ha puntato su Kristoff (il quale però non è dato in grande condizione).

Un’altro team che non naviga in acque troppo tranquille è la BikeExchange-Jayco che non a caso ha ingaggiato Dylan Groenewegen.

Taco Van der Hoorn ha vinto una tappa al Giro: vedremo ancora queste azioni con il regolamento relativo ai punti?
Taco Van der Hoorn ha vinto una tappa al Giro: vedremo ancora queste azioni con il regolamento relativo ai punti?

Nuove tattiche?

C’è chi dice che questo nuovo regolamento influirà anche sulle tattiche di corsa. Difficile da dire, alla fine tutti i team hanno sempre cercato di vincere. Forse sarà meno scontata qualche fuga, perché a questo punto anche il velocista piazzato può portare un certo punteggio.

Ma attenzione, i velocisti conteranno sì, ma non saranno i soli, chiaramente. Per redigere la classifica infatti l’UCI prenderà in conto i 10 migliori corridori di ogni squadra. Quelli con più punti. Quindi è vero che solitamente nelle primissime posizioni ci sono le ruote veloci (basta dare un’occhiata ai numeri) ma chi fa bene nelle corse a tappe conterà eccome.

Non a caso se si va a vedere la classifica annuale, Ineos-Grenadiers e UAE Team Emirates, rispettivamente con Bernal e Pogacar sono parecchio avanti, pur non avendo vinto un gran numero di corse. E questo non riguarda solo i vincitori. Un decimo posto nella generale del Giro vale più o meno la vittoria di una gara 1.1, cioè una Paris-Camembert o una Veneto Classic.

Come è fatta la nuova Valcar? Ne parliamo con Arzeni

14.01.2022
6 min
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A forza di dire che dalla Valcar-Travel&Service se ne sono andate tutte le più forti, si potrebbe pensare che la squadra sia allo sbando. Invece così non è. Incontrando Davide Arzeni ai campionati italiani di ciclocross vinti dalla sua Persico, è parso chiaro che nella testa del Capo ci sia un ribollire di scenari perché la squadra rimanga al livello che occupava alla fine del 2021. Con lui perciò abbiamo ragionato di questo e, proseguendo lungo il cammino già iniziato con altre continental, abbiamo cercato di capire l’impatto del WorldTour sulla loro realtà.

«Al netto di tutto – dice il tecnico del team bergamasco – siamo la sola squadra in Italia, fra uomini e donne, che ha diritto a partecipare a tutte le corse, compresi Tour de France e Roubaix. Faremo più gare WorldTour delle stesse squadre WorldTour e andremo sempre con la mentalità di vincere. Quella davvero non cambia».

Valcar
Con la partenza di Balsamo e la squadra sulle spalle di Consonni, si è chiusa una grande fase. Arzeni spiega…
Valcar
Balsamo è partita, Consonni sarà la nuova leader della Valcar. Arzeni ci spiega

La squadra ha concluso domenica scorsa un ritiro a Cecina. Al momento alcune ragazze sono ad allenarsi in Spagna e altre sono con la nazionale. Dai primi di febbraio e fino al 20 ancora la Spagna vedrà tutto il team in ritiro preparando il debutto nelle corse di Valencia, dove difenderà la vittoria ottenuta lo scorso anno da Chiara Consonni (la bergamasca è ritratta nella foto di apertura).

Come è andata in ritiro?

Molto bene. Ho avuto conferme interessanti. Si è parlato tanto delle atlete che sono andate, ma anche le nuove non sono niente male. Sono molto, molto, molto contento. Certo abbiamo perso la più forte del mondo: non lo dico io, ma la maglia che indossa. Però abbiamo nuove ragazze con cui lavorare bene.

Ad esempio?

La canadese Olivia Baril, che secondo me nelle corse dure è a un ottimo livello. L’ho vista in fuga all’Alto de Jaizkibel a San Sebastian e stava bene in mezzo alle più forti. E’ una professionista seria. Poi c’è Karolina Kumiega, la polacca. Ha 22 anni, ma ci ha già chiamato il tecnico della sua nazionale per ragionare di europei e mondiali, in ottica crono e strada. La Gasparrini ha un anno in più ed è una delle U23 più forti al mondo. La Cipressi mi ha molto impressionato per la sua serietà fra studio e bici. E poi c’è anche Anastasia Carbonari

Quanto vale?

Secondo me ci sta dentro alla grande, ma deve credere di più nelle sue potenzialità. Se fa la vita da atleta anche solo al 90 per cento, può arrivare anche lei a livello WorldTour.

Balsamo, Guazzini, Alzini e Malcotti nel WorldTour ci sono già andate…

Barbara (Malcotti, ndr) aveva già firmato con noi, ma se arriva una WorldTour che offre di più, è giusto che sia andata.

Silvia Persico ha vinto il tricolore del cross e dopo il mondiale tornerà su strada…

Avete visto con quanta sicurezza e concentrazione ha pedalato a Variano? Sta entrando in una nuova dimensione e se mantiene quel piglio anche su strada, ne vedremo delle belle. E dal cross verrà a fare più strada anche Alice Arzuffi. Quando aveva 18-19 anni era fra le prime 15 del Giro d’Italia, può fare ancora bene, come dimostrano Vos, Lucinda Brand e anche Kata Blanka Vas.

Cosa ti aspetti da Ilaria Sanguineti?

La Yaya ce l’abbiamo solo noi! A volte mi metto a risentire su Eurosport l’ultima vittoria di Elisa Balsamo al Womens Tour e mi viene la pelle d’oca. Sento tutta la preparazione fatta dalla squadra e alla fine il lavoro di Pirrone, Consonni e Ilaria è stato monumentale. Non passava più nessuno. In ritiro abbiamo visto un po’ di video. In Inghilterra contro la Wiebes ne avevamo già perse tre, ma voglio puntare a ritrovare la mentalità di non aver paura di nessuno.

E qui arriva il capitolo Consonni…

Che è una tra le migliori velociste al mondo e ha già studiato da leader. Non è una che si nasconda e abbia paura della responsabilità. E’ un’agonista nata e dà più in corsa che in allenamento. L’anno scorso ha vinto tre corse, ha già alzato le braccia in gare WorldTour. Non ho capito se il mondiale sia davvero per donne veloci, ma se c’è da giocarsi una volata, lei c’è. E il nostro treno è uno dei più forti al mondo, al punto che tante ragazze hanno ammesso che ci studiano e ci guardano quando si va ai finali.

Ilaria Sanguineti è fondamentale nel treno, ma sa anche vincere
Ilaria Sanguineti è fondamentale nel treno, ma sa anche vincere
Il WorldTour vi ha danneggiato?

Secondo me è una gran cosa per le ragazze. Quelle di livello possono guadagnare dei bei soldoni, le altre mettono via dei bei soldini. Sono contento per loro, ma credo sia un errore aver pensato solo alle atlete e non a società e organizzatori. Nonostante il nostro livello, facciamo fatica a trovare gli sponsor. Avremmo le capacità di essere nel WorldTour, ma servono i soldi.

Elisa Balsamo vede per voi l’ipotesi WorldTour o la possibilità di diventare un team U23 che recluta e fa crescere talenti…

Ci sono due possibilità, infatti. Si può provare a fare il WorldTour, oppure succede come fra gli uomini, in cui le continental diventano il serbatoio dei team maggiori. Ora che comincia la stagione, per noi si tratterà ugualmente di battere queste strade per costruire il futuro. Di una cosa sono certo, tutte le nostre ragazze nel corso dell’anno riceveranno offerte per andare nel WorldTour, anche da parte di squadre che si sono mosse tardi e devono rimpinguare l’organico. Sarebbe bello poterle trattenere.

Top Girls: il ritorno della Guderzo, il WorldTour e la Fci

12.01.2022
5 min
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La parabola del figliol prodigo ha contraddistinto le ultime ore della Top Girls Fassa Bortolo. Una storia nata in un periodo denso di allegorie. Il presidente Lucio Rigato che riabbraccia il ritorno a casa di Tatiana Guderzo, l’iridata del 2008 che aveva iniziato la carriera nella società trevigiana nel 2005 e che vivrà nel 2022 la 18ª stagione da elite.

«E’ nato tutto per scherzo – spiega Rigato, che ha iniziato la sua attività nel ciclismo femminile nel 1974 con la Ceramiche Zanette – quando ho chiamato Tatiana per gli auguri di Natale come faccio ogni anno. Tra le nostre famiglie c’è ancora un grande rapporto a distanza di anni. E così mia moglie ed io le abbiamo domandato tra il serio e il faceto se voleva tornare e chiudere la carriera da noi. Ecco, sono solo certo che ritorna, ma non se chiuderà da noi, questo lo deciderà lei».

Così sui social la Top Girls ha annunciato il ritorno di Tatiana Guderzo
Così sui social la Top Girls ha annunciato il ritorno di Tatiana Guderzo

Acqua in bocca

La telefonata con Rigato (che in apertura è con la sua squadra al Giro d’Italia Donne 2021, foto Facebook) l’avevamo concordata da qualche giorno per proseguire il giro di opinioni che stiamo facendo sulle formazioni continental femminili. Via messaggio non si era lasciato scappare nulla sulla Guderzo. Lo contattiamo in due momenti diversi, nello spazio di un paio di ore, a cavallo di impegni di lavoro già presi precedentemente. Lui è un tipo diretto. La prima parte della nostra chiacchierata fila via liscia parlando dei temi del suo mondo, ma qualcosa sta per sfuggirgli di bocca. La seconda si apre proprio con l’ufficialità di questo colpo di mercato last minute.

Lucio iniziamo da qua. Che ruolo avrà la Guderzo?

Abbiamo una squadra molto giovane e lei farà da chioccia. La sua esperienza sarà al servizio delle altre ragazze perché può insegnare davvero tanto. Tatiana è come una figlia per me. Non l’ho presa per i risultati che vuole fare, ma per la persona che è. Poi se li otterrà, tanto meglio per tutti. Probabilmente qualcuno mi criticherà per questo ingaggio, ma non mi interessa. Anzi, mi sembra di essere tornato indietro di 17 anni quando le feci firmare il suo primo contratto da elite. All’epoca non la voleva nessuno, l’ho scoperta io. Sono vecchio e all’antica, oggi sono molto soddisfatto del suo ritorno.

Qui la squadra al Giro Donne 2021: al via con Balducci, Bariani, Dalla Valle, Marturano, Silvestri e Vettorello
La squadra al Giro 2021 con Balducci, Bariani, Dalla Valle, Marturano, Silvestri e Vettorello
Con lei in squadra dovreste disputare più gare…

Sì, mi auguro che il suo arrivo possa servire per ricevere ulteriori inviti, specie all’estero. Una bozza di calendario l’abbiamo già fatta e il nostro esordio, salvo imprevisti o cancellazioni dovute al Covid, sarà il 27 febbraio in Belgio con la Omloop van het Hageland. Resta però il problema della partecipazione a tutte le gare che un paio di anni fa erano sicure ed invece ora con la riforma WorldTour è diventata un punto di domanda.

Anche tu non sei contento di questo cambiamento?

No, anch’io dico che è stato troppo rapido. L’inizio della fine. Per me è come essere su un dirupo. Le realtà come le nostre, che erano il vivaio per le squadre più grandi, sono penalizzate. Negli anni ho passato tante mie ragazze ai team più forti e, ad esempio, sono contento di aver mandato l’anno scorso nel WorldTour la Tomasi in quello che ora è il Team UAE o la Masetti in Olanda in una formazione che ha grandi ambizioni di salire di categoria (al NXTG by Experza, ndr). Però se le migliori giovani ce le portano via subito e restiamo con ragazze inesperte, facciamo fatica a correre certe gare in Europa in cui serve un punteggio minimo. E facciamo fatica a crescere e trovare risorse. E’ tutto collegato.

Sei nel mondo femminile da quasi cinquant’anni. Questo non ti ha facilitato nel cercare sponsor?

Non basta più avere tanta storia o vittorie alle spalle, non a tutte le aziende interessa. Ne ho interpellate tante, ma molte non mi hanno nemmeno ascoltato forse perché non vedevano nel ciclismo femminile un ritorno mediatico. Le grosse aziende vanno dalle grosse squadre. E poi in Italia le nostre continental stanno pagando la situazione economica degli ultimi dieci anni. Finora sono sempre andato avanti grazie ad amici sponsor che mi hanno sempre aiutato tanto e creduto in me. E per questo non smetterò mai di ringraziarli.

Qualche gara internazionale in più la stanno mettendo in Italia.

Meno male. Erano già tanti anni che noi società lo richiedevamo restando inascoltati. Stavolta però la Federciclismo in questo senso ha rotto le scatole agli organizzatori pretendendo un calendario più corposo. Vi dirò che sembra che stia cambiando qualcosa, spero che sia così. Non solo per le gare ma anche per la nazionale…

Greta Marturano è del 1998, è arrivata 7ª all’Emilia. Qui alla Strade Bianche
Greta Marturano è del 1998, è arrivata 7ª all’Emilia. Qui alla Strade Bianche

Spiegaci pure…

Col nuovo cittì al momento c’è molto dialogo e ne sono contento. Prima no. Salvoldi aveva il suo giro chiuso di atlete. Ti chiamava solo se avevi una ragazza che andava forte o che gli poteva interessare, altrimenti non parlava mai con squadre tipo la nostra. Ora, ripeto, sembra tutto diverso. Sangalli mi aveva contattato per portare in ritiro in Spagna sia Bariani che Silvestri. Purtroppo le mie due ragazze hanno dovuto rinunciare per problemi col Covid. Spero che le chiami al prossimo ritiro. Perché oltre alle parole e la teoria, ci vuole anche la pratica.

Lucio torniamo alla tua squadra: da chi ti aspetti qualcosa?

Con Tatiana le ragazze saranno undici e da tutte voglio vedere qualcosa, ma faccio cinque nomi. Marturano, Michieletto, Vettorello, Bariani e Silvestri. Queste ultime due, come ho detto prima, mi auguro che possano entrare nel giro azzurro. Da loro mi attendo un ulteriore salto di qualità. E magari anche un pizzico di fortuna in più.