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Sicurezza e sorriso, il tricolore lancia Sanguineti 2.0

24.06.2021
5 min
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E’ un fiume in piena Ilaria Sanguineti mentre, a distanza di qualche giorno, ti parla del suo terzo posto al campionato italiano ottenuto il 20 giugno a Castellana Grotte dietro a Longo Borghini e Guderzo.

Per la verità già nel 2019 – in Abruzzo a Castellalto quando vinse Marta Bastianelli – era salita sul gradino più basso del podio tricolore, ma questo ha un gusto diverso, che le dà più consapevolezza nei suoi mezzi nonostante finora tra le elite avesse già vinto 6 gare (le più importanti sono una tappa e la classifica generale al Tour of Bretagne nel 2015 ed un’altra frazione l’anno successivo).

Il podio pugliese di domenica 20 giugno, con Longo Borghini, Guderzo e Sanguineti (foto Ossola)
Il podio pugliese di domenica 20 giugno, con Longo Borghini, Guderzo e Sanguineti (foto Ossola)

Proviamo quindi a raccontare l’atleta della Valcar & Travel Service – nata a Sanremo il 15 aprile 1994, due giorni prima che Berzin vincesse la Liegi-Bastogne-Liegi – che in Puglia, in una giornata caratterizzata dal vento e da un caldo incredibile, ha saputo raccogliere un buonissimo risultato al termine di una gara condotta con molta lucidità.

Ilaria com’è andata la corsa? Al traguardo scuotevi la testa, speravi in qualcosa di meglio?

Sono felicissima del mio terzo posto perché sono in un buon momento fisico e mentale. Onestamente, ad un certo punto per come si era messa la gara, quando ho visto che eravamo in poche ed erano quasi tutte scalatrici, mi sono detta che forse avrei potuto giocarmela allo sprint se fossimo arrivate così. Ci speravo, ero l’unica velocista.

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E invece…

E invece Elisa (Longo Borghini, ndr) con la sua classe immensa ci ha staccate su un cavalcavia a meno di 2 chilometri dalla fine. Avevo tenuto un suo allungo quando abbiamo chiuso assieme su Camilla Alessio un chilometro prima e siamo rimaste in tre. Poi lei è ripartita, ci ha lasciate lì, da dietro sono rientrate, siamo partite a turno e forse, ripensandoci, ho perso l’attimo giusto, perché la volata per il secondo posto l’ho fatta in rimonta. In ogni caso devo ringraziare le mie compagne Piergiovanni e Malcotti che mi avevano aiutata a rientrare dopo l’ultimo scollinamento a 13 chilometri dall’arrivo.

Che differenza c’è fra il terzo posto del 2019 e quello di quest’anno?

A mio parere vale di più questo. Due anni fa era stata una volata di quindici atlete e gli sprint sono sempre una roulette, anche se vinse la più forte. Qui invece per restare davanti bisognava avere una gran condizione e per quanto mi riguarda essere riuscita a rimanere agganciata agli svariati attacchi delle più forti è una gran cosa.

Assieme è Stitch, il bulldog francese di Ilaria (foto Instagram)
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E che differenza c’è tra la Sanguineti di allora e quella attuale?

Negli ultimi due anni sono migliorata tantissimo in salita anche perché sono riuscita a calare di peso. Prima mollavo subito di testa ora invece no, sto lavorando sulle salite lunghe per difendermi meglio in quelle corte e per tenere meglio mentalmente.

A cosa devi questo cambiamento?

Ho avuto gente attorno a me che mi ha aiutata molto, soprattutto la persona con cui vivo che è più grande di me e che è una scalatrice (ride, ndr), quindi dovevo migliorare per forza su quel terreno.

Anche psicologicamente ti senti migliorata?

Sì, credo di essere cresciuta anche sotto questo aspetto. Forse ora credo un po’ di più in me stessa, così come mi dicono che dovrei fare sempre sia compagne che avversarie. E questo podio conta, anche se…

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Cosa?

Anche se devo ancora trovare un vero equilibrio. Sono un po’ umorale, lo ammetto. Domenica ero partita non troppo convinta e durante la gara avrò cambiato idea mille volte sulla mia condizione. Però sono tornata a casa così felice che lunedì mattina alle 6, dopo che ero andata a dormire sfinita alle 3 dopo un viaggio lunghissimo, ho portato fuori Stitch (il suo cane, un bulldog francese, ndr) che doveva uscire senza sentire la stanchezza.

Ora quali sono i tuoi programmi?

Sabato 26 giugno corro La Course by Tour de France e poi il Giro d’Italia dal 2 all’11 luglio.

Obiettivi e ambizioni?

Due e due al momento. Un obiettivo l’ho centrato, scendere sotto i 60 chili prima degli italiani, l’altro sarebbe tornare a vestire la maglia azzurra in qualche competizione, visto che mi brucia ancora l’argento europeo del 2015 (fu seconda in Estonia nella rassegna continentale U23 dietro la Niewiadoma, ndr). Le ambizioni invece sono a breve termine. Fare risultato a La Course in Bretagna, dove ho già vinto, e poi magari vincere la tappa di Colico al Giro visto che vivo nella zona del lago di Como. Per quel giorno ho fatto un cerchiolino rosso sul calendario.

«La felicità – scrive su Instagram – è in tante cose. La felicità è quando sorridi e non te ne accorgi»
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Infine, qual è il sacrificio più grande che hai fatto per essere la miglior Sanguineti di sempre?

Chiudere la bocca! Nel senso che io sono una gran golosona. Prima non stavo sempre attenta, mentre ora mi viene più facile rinunciare a qualcosa, senza esasperazioni, che quelle, col cibo, non vanno mai bene.