A tu per tu con Ballan ed il suo sguardo sul mondiale

11.09.2022
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A poche ore dalla prima lista, ancora lunga, di Bennati, dei convocati per il mondiale di Wollongong, l’attesa cresce. Il debutto iridato per il cittì sarà tosto, l’Italia manca dal gradino più alto del podio dal 2008 di Varese. Giorno nel quale, ad indossare la maglia più famosa del ciclismo fu Alessandro Ballan. Lo incontriamo allo stand di BMC, all’Italian Bike Festival, dove ieri (ed anche oggi) c’era Evans. I due scherzano, pedalano e parlano con la gente. 

«Il bello delle fiere e del ciclismo – inizia a dirci Ballan – è che le persone ci vedono, facciamo foto, interviste. Il nostro è uno sport bello e la passione dei tifosi è coinvolgente, arrivo a fine giornata stravolto, ma è così che deve essere».

Siamo a pochi giorni dal via della settimana iridata, che mondiale vedi?

Credo che questo mondiale si stia vivendo in maniera diversa dagli anni passati. Soprattutto perché si disputerà in Australia, quindi un Paese molto lontano da noi, non se ne è parlato così tanto. Sarà sicuramente insidioso, alla fine si tratta della corsa più importante dell’anno, ogni percorso porta i suoi problemi. 

Anche questo non ne è esente…

Saranno 4.000 metri di dislivello, ne deduco che sarà duro e ne uscirà un campione del mondo di fondo, ma soprattutto veloce. Gli ultimi 9 chilometri saranno totalmente piatti, questo darà la possibilità a vari corridori di rientrare nel finale. Potrebbe finire tranquillamente in una volata ristretta. 

Tanti favoriti quindi?

Il favorito numero uno è Van Aert, come lo poteva essere lo scorso anno. C’è da aggiungere la presenza di Girmay, che è stato capace di vincere proprio contro il belga quest’anno alla Gand-Wevelgem. Mancherà Alaphilippe, con grande probabilità, vincitore delle ultime due edizioni. E non escluderei assolutamente Evenepoel, però il Belgio a questo punto deve capire che strategia può mettere in atto…

Secondo te?

Penso che l’unica chance di Remco sia quella di arrivare da solo al traguardo, un po’ come ha fatto a San Sebastian e meno recentemente alla Liegi-Bastogne-Liegi. Dovrebbe cercare di fare una selezione simile a quella che fece all’europeo di Trento. Evenepoel in volata parte battuto rispetto agli altri corridori, la sua carta il Belgio potrebbe essere una scelta da giocarsi per far muovere anche le altre squadre. 

Non dovrebbe però portare via un gruppo ma andare da solo?

Certo, se si dovesse creare un gruppetto con lui davanti insieme ad altri corridori non avrebbe senso collaborare. Rischierebbe di arrivare al traguardo e di perdere, al mondiale non conta il piazzamento, ma solo chi vince. Il secondo posto conta molto poco alla fine. 

La nostra nazionale arriva con qualche difficoltà, tu su chi punteresti?

Non ci sono molti nomi tra cui scegliere, negli ultimi anni tirare fuori i 9 convocati non è assolutamente facile. La squadra con Ballerini, negli anni dove correvo anche io, era molto difficile da fare. Franco era costretto a lasciare fuori molti nomi di spessore. 

Bettiol capitano unico quindi?

La scelta di Bennati di portarlo come capitano (non ancora confermata ma manca solo l’ufficialità, ndr) è giusta. Alberto è un corridore di fondo, molto particolare, ma se riesce a cogliere la giornata giusta è in grado di cogliere il risultato pieno, come ha fatto al Fiandre. 

Al suo fianco chi metteresti?

Trentin, come uomo di esperienza e guida in gara non può mancare, il suo apporto potrebbe diventare fondamentale. Per il resto punterei su una squadra di giovani interessanti: da Bagioli a Battistella e molti altri. Quest’anno non potranno dire la loro ma il mondiale australiano sarà una bella scuola. 

Battistella ha fatto due bei podi alla Vuelta, poi è tornato a casa con la febbre…

E’ un corridore che mi piace molto, è tornato a casa dalla Spagna con un po’ di febbre, spero non abbia compromesso totalmente la condizione. Vive dalle mie parti. Mi piace perché è completo e tiene la distanza. Lo abbiamo visto spesso davanti, anche al campionato italiano vinto da Nizzolo ed è arrivato terzo quest’anno. Lo vediamo spesso davanti in chilometraggi al di sopra dei 250 chilometri, e questo è fondamentale per un corridore. 

Quel chilometraggio è una barriera naturale… 

Sì, per farvi un esempio: io in carriera ho vinto poco, però quel poco l’ho sempre ottenuto sopra i 250 chilometri. Questo vuol dire che le mie prestazioni rimanevano costanti, mentre quelle degli altri calavano. E’ una caratteristica che crea già delle differenze in gruppo. 

Il fatto che l’Italia non sarà protagonista come la vedi, come potrebbe agire?

Arrivare lì e non avere pressione ti dà quel qualcosa in più di tranquillità nel gestire la corsa. Sei più sereno e, banalmente, riesci a dormire senza ansie la notte prima. E’ logico che la nostra nazionale sia una delle più importanti. Storicamente, negli ultimi anni, non avere un corridore di spicco ha sempre un po’ condizionato la gara. Mi aspetto che Bennati faccia vedere la maglia nelle prime file lo stesso, non sarà facile ma ci deve provare.

Dopo i ricordi, punti di forza e debolezze dei big sulle pietre

27.06.2022
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Abbiamo appena rivissuto l’inizio del cammino trionfante di Nibali, ma cosa riserverà ai campioni attuali la Lille-Arenberg Porte du Hainaut? La quinta tappa del Tour de France è lunga 157 chilometri e con 11 settori di pavè si annuncia come una Roubaix in miniatura. Alessandro Ballan di Roubaix ne ha corse molte e anche una tappa sulle pietre molto simile a questa all’interno di una Grande Boucle.

«Era il 2012 – racconta Ballan – e si correva per Cadel Evans. Ricordo che c’era un grande nervosismo in gruppo e in squadra quel giorno». Una tappa così particolare in un contesto, quello di una grande corsa a tappe che è del tutto diverso, può creare grossi scompigli.

Alessandro Ballan sulle pietre della Roubaix, da notare come pedala sulla “schiena d’asino” (foto Instagram)
Alessandro Ballan sulle pietre della Roubaix, da notare come pedala sulla “schiena d’asino” (foto Instagram)
Alessandro, quanto peserà questa tappa e cosa ci si potrà attendere?

Sarà una frazione molto delicata, temuta da tutti, soprattutto dagli uomini di classifica. Bisogna considerare che rispetto alla Parigi-Roubaix i corridori sono diversi e tre quarti del gruppo che ci sarà non sa andare sul pavé. Non sa tenere linee e posizioni, non sa limare su quelle strade. Si sprecheranno ancora più energie. Energie che poi serviranno ancora fresche, visto che siamo solo alla quinta tappa. Dalle ammiraglie diranno a tutti di stare davanti e ci saranno “199 corridori” intorno a te che vogliono andare in testa.

Il nervosismo dominerà la scena quindi?

Sì, perché come ho detto ci sono energie fresche e col fatto che la prima salita è alla settima tappa mi aspetto una classifica molto corta. Una classifica nella quale anche i velocisti, nonostante la crono iniziale, possono ancora prendere la maglia gialla. Al Tour già ce n’è tanto di nervosismo, quel giorno sarà ancora di più. E sarà un bel problema per i corridori più piccoli e leggeri come gli uomini di classifica.

Ecco hai toccato il punto. Analizziamoli questi uomini e cerchiamo di capire come affronteranno questa tappa: i loro punti di forza e le loro debolezze. Partiamo da Primoz Roglic…

Lo sloveno si adatta un po’ a tutti i percorsi e raramente si fa cogliere in castagna quando la corsa entra nel vivo. Non si è mai misurato su una Roubaix vera e propria e ha scarsa esperienza sulle pietre. Avrà tanta paura e soprattutto lui ha “l’obbligo” di vincere. Ma il suo punto di forza è la squadra. La Jumbo-Visma è costituita per il 60% per la salita, ma ha dei nomi molto forti per il piano e il pavè. Uno su tutti: Van Aert.

Pogacar (qui con Trentin) ha voluto “assaggiare” le pietre questa primavera partecipando alle classiche del Nord
Pogacar (qui con Trentin) ha voluto “assaggiare” le pietre questa primavera partecipando alle classiche del Nord
Pensi che Wout dovrà piegarsi agli ordini di squadra?

In partenza sì. Poi se la tappa si dovesse mettere bene, se non ci saranno rischi, nel finale potrebbe avere carta bianca.

Pogacar: punti di vantaggio e svantaggio?

Rispetto a Roglic ha una squadra meno forte, però lui quest’inverno ha fatto le classiche del Nord ed ha accumulato un minimo di esperienza, senza contare che un bel po’ di cross lo ha fatto. In più Tadej è sempre rilassato e rispetto a Roglic non ha l’obbligo di vincere. Inoltre Pogacar ha la consapevolezza che se anche dovesse perdere un po’ di terreno ha la possibilità di recuperare.

C’è poi la schiera dei francesi: Pinot, Gaudu e anche Bardet…

Sono tutti molto bravi in salita e leggerini e già questo non li avvantaggia. Senza contare che non mi sembra abbiano squadre super attrezzate per questi percorsi. Certo è un po’ surreale che i francesi non abbiano gli uomini da pavè. Però non dimentichiamoci che hanno buoni corridori nel complesso e che per dieci anni hanno avuto un bel “vuoto”. Un po’ come noi adesso.

Però, Alessandro, rispetto ai nomi fatti Bardet ha un ottimo passato nella Mtb, magari certi attitudini gli restano addosso…

Vero, tra loro tre è quello che si difende meglio e tutto sommato la sua Dsm non è male su certi percorsi.

Soprattutto i big, dovranno pensare a preservarsi, anche per quel riguarda calli e vesciche a mani e fondoschiena
Soprattutto i big, dovranno pensare a preservarsi, anche per quel riguarda calli e vesciche a mani e fondoschiena
E poi c’è Enric Mas: uno spagnolo, con squadra spagnola sul pavé… Se fossi il suo direttore sportivo cosa gli diresti?

Ah, ah – ride Ballan – andrei nel panico anche io! Gli direi di seguire gli uomini di classifica e soprattutto quelli che hanno una buona squadra. Ma questa indicazione arriverà a molti e per lui non sarà facile. Mas potrebbe pagare parecchio: non ha esperienza sul pavé ed è in una squadra che non ha certe corse nelle corde.

Ci sono poi gli Ineos-Grenadiers, con Martinez e Thomas: come li vedi?

In teoria come squadra non dovrebbero avere problemi. Di sicuro Martinez avrà più difficoltà di Geraint. Io Thomas me lo ricordo che correva sempre le classiche del Nord. Tra gli uomini di classifica è il più avvantaggiato. Però sono curioso di vedere per chi correranno. Lui può aiutare Martinez.

Secondo te con un Tour vinto e gli ottimi segnali dati al Giro di Svizzera si metterà a disposizione di Martinez?

Thomas potrà anche cercare di avvantaggiarsi su Martinez in questa tappa, ma ormai ha una certa età e non so quanto potrà tenere sulle tre settimane. Non dimentichiamo che dalla vittoria del suo Tour sono passati un bel po’ di anni (era il 2018, ndr). Alla fine rischia di essere un boomerang per loro. Potrebbero trovarsi cn entrambi gli uomini fuori classifica se non fanno subito certe scelte.

Altri outsider?

Mi viene in mente O’Connor. Un buon giovane, interessante, ma credo che pagherà dazio. Poteva aiutarlo, e tanto, Greg Van Avermaet, ma non ci sarà in quanto non al meglio.

Colbrelli lo scorso anno ha usato i tubeless sulle pietre. Solo a fine gara, misurando la pressione delle gomme, si è accorto di aver forato
Colbrelli lo scorso anno ha usato i tubeless. Solo a fine gara, misurando la pressione delle gomme, si è accorto di aver forato
Riguardo ai materiali invece ci sono differenze tra una Roubaix e una “Roubaix tappa del Tour”?

Una volta ce ne erano di più. Spesso si cambiavano i telai e si usavano telai più morbidi e con carri più lunghi. Oggi si sostituiscono le ruote nella maggior parte dei casi. Ruote più larghe con gomme più larghe e soprattutto tubeless. La presenza del liquido conta moltissimo. Io che testo anche i materiali, ho notato che i fori più piccoli neanche li senti e anche con quelli più grandi te la cavi. Una volta sono incappato in un bel buco. Usciva del liquido dalla gomma. Mi sono fermato. Ho premuto il dito per 10” precisi e si è chiuso. In questo modo non dico che vai all’arrivo, ma di certo non devi attendere l’ammiraglia e all’uscita dal settore c’è il meccanico per cambiare la ruota al volo.

Tutto ciò incide molto, specie per chi non è uno specialista. E’ un piccolo vantaggio…

Sì, anche perché come detto, c’è gente meno esperta e si presuppone che fori di più. Io tra Roubaix e Fiandre credo di non aver mai forato. Bisogna anche saperlo prendere il pavè. Se stai sulla “schiena dell’asino” non fori. O almeno è difficilissimo. Se invece corri sulla striscia di terra ai lati, scorri di più, ma sotto le tue ruote ci sono anche sassi e sporco. E poi un’ultima cosa…

Cosa?

Se dovesse piovere tutto si complicherebbe tantissimo. Specie gli ingressi nei settori. io paragono il pavè bagnato al ghiaccio. In questo caso aumenterebbero le quotazioni di Van Aert e della Jumbo-Visma.

AIR, gastronomia e territorio da Castelfranco Veneto al Monte Grappa

23.05.2022
5 min
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La seconda tappa della Adriatica Ionica Race, scatterà da Castelfranco Veneto il 5 giugno, per affrontare 157,8 chilometri che potrebbero rivelarsi decisivi per le sorti della classifica generale. Ventisette chilometri di ascesa finale con un primo tratto molto impegnativo a cui seguirà una parte conclusiva che metterà alla prova gli scalatori in gara.

A raccontarci il territorio portandoci alla scoperta dei segreti del Monte Grappa ci siamo affidati al campione del mondo Alessandro Ballan. Nato e cresciuto a Castelfranco Veneto, conosce ogni centimetro delle strade che il gruppo andrà ad affontare in questa seconda frazione. 

A valorizzare il territorio e a renderlo unico c’è la gastronomia famosa per formaggi, vini e Prosecco. In particolare con lo Chef Alex De Luca andiamo a scoprire il piatto del giorno, risotto carnaroli al Piave DOP stravecchio.

A tavola con lo Chef

Il viaggio culinario all’interno delle cinque tappe prosegue e abbraccia le specialità del Veneto e le omaggia. «Il Food Project, gestito da Federico Da Re, che caratterizzerà ogni arrivo di tappa con la promozione di prodotti tipici – spiega lo Chef Alex De Luca, di Filo Eventi – è presente per il secondo appuntamento. Per questa tappa proporremo un risotto carnaroli al Piave DOP stravecchio ».

A completare il piatto della tradizione veneta ci sarà appunto il formaggio Piave DOP prodotto da Lattebusche, azienda di Busche con le radici nel territorio Bellunese. Il riso invece verrà proposto dall’azienda La Fagiana di Eraclea, l’unica realtà nella provincia di Venezia, in cui si conserva ancora oggi la coltivazione e trasformazione del riso.

Gastronomia del territorio

La gastronomia castellana mantiene ancora oggi i valori più autentici della cucina contadina del territorio, valorizzando e portando a livelli di raffinatezza prodotti tipici locali.

Tra questi spiccano i famosi grissini artigianali Bibanesi dell’azienda Da Re della provincia di Treviso. A seguire una vasta degustazione di vini proposta dall’azienda vinicola Vanzella, tenute Caldella di Treviso, e dall’azienda agricola Ai Galli della provincia di Venezia. Come dolce tipico verrà invece proposta dalla CNA Asolo, la Ghisola.

Ad arricchire l’Hospitality ci sarà la collaborazione degli studenti dell’istituto IPSSEOA “Giuseppe Maffioli” che saranno presenti allo stand per raccontare l’esperienza e la tradizione veneta. 

Alessandro Ballan è nato e cresciuto tra le strade di Castelfranco Veneto
Alessandro Ballan è nato e cresciuto tra le strade di Castelfranco Veneto

Il Monte Grappa 

Che tipo di salita è? Come potrà essere determinante per la classifica generale? Alessandro Ballan, ci ha risposto così:« Il Monte Grappa è stata la mia palestra d’allenamento. E’ una salita lunga e vicina a casa mia. La facevo spesso. Magari non tutta perché è molto lunga, ma spesso i primi pezzi li facevo anche quattro o cinque volte a settimana anche due o tre volte al giorno. Quest’anno la faranno dal versante un po’ più lontano da casa mia. La parte meno dura è quella del Cadorna, il versante che fanno loro già la lunghezza la rende dura. Va su a scalini, con tratti impegnativi. Stiamo parlando di una salita di più di 20 chilometri quindi ovviamente per scalatori puri.

«Ci saranno dei bei distacchi. Per quanto riguarda la classifica magari non così ampi perché i corridori essendo alla seconda tappa stanno freschi. E’ la classica tappa che non fa capire chi vincerà l’Adriatica Ionica Race ma sicuramante farà capire chi non sarà in grado di farlo».

Il Monte Grappa ospita l’arrivo di tappa dell’Adriatica Ionica Race per il secondo anno (foto di airace.it)
Il Monte Grappa ospita l’arrivo di tappa dell’Adriatica Ionica Race per il secondo anno (foto di airace.it)

Castelfranco Veneto

Il luogo che ospiterà la partenza della seconda tappa di questa Adriatica Ionica Race sarà Castelfranco Veneto, città da sempre famosa per la sua vicinanza al ciclismo. 

«Stiamo parlando – racconta Ballan – della provincia di Treviso, quella con più tesserati, la più ciclistica d’Italia. Ci sono tantissime aziende che lavorano all’interno del settore della bici. Dalle parti meccaniche specifiche, ai telai, al tessile tecnico e molto altro. Si respirano le due ruote in ogni angolo. Questo territorio è stato, ed è una fucina di corridori, un esempio può essere la mia generazione con Tosatto, Gatto, Bandiera e molti altri. Castelfranco si sta sviluppando molto sotto l’aspetto delle piste ciclabili, soprattutto per quanto riguarda le gravel. E’ un comune che crede molto in questa attività.

«Come tutti i paesi del circondario siamo fortunati ad avere una storia viva, per esempio il castello del 1300, dove all’interno c’è la città murata. Poi c’è la piazza, dove ogni settimana si può trovare il mercato che riempie le logge e la piazza. Per chi ama l’arte, è la città natale di Giorgione. E’possibile vedere le sue opere. In particolare uno dei suoi dipinti più caratteristici, “La Pala di Castelfranco”».

Dieci anni fa il poker di Boonen. Ballan ricorda quella Roubaix

16.04.2022
7 min
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Dieci anni fa, un certo Tom Boonen metteva nella sua bacheca la quarta pietra della Parigi-Roubaix. Il campionissimo belga, fu autore di un’azione spettacolare. Forse la più bella alla Roubaix. Nella polvere di un corsa secca, come tra l’altro si annuncia quella di domani, Tom sorprese tutti. Anche Alessandro Ballan.

L’iridato 2008 quel giorno fu terzo ed è proprio lui che ci racconta come andò. Che ci fa vivere da dentro quel viaggio tra pietre, pensieri, emozioni, momenti di rabbia e muscoli che potevano fare tanto, tanto di più. Parola ad Alessandro dunque.

Dieci anni fa una Roubaix polverosa e “calda”… come caldo era il tifo a bordo strada
Dieci anni fa una Roubaix polverosa e “calda”… come caldo era il tifo a bordo strada

Gambe al top

«Era una bella giornata – inizia a raccontare Ballan – c’era sole ed era caldo, anche se non come dovrebbe fare domani (prevista una punta di 20 gradi, ndr). C’erano 14-15 gradi. Io passai una buona vigilia.

«Stavo molto bene ed ero consapevole che avrei raccolto un buon risultato. Venivo dal terzo posto al Fiandre della domenica precedente proprio dietro a Boonen e Pozzato. Avevo una grande voglia di rivalsa, anche per come era andato quel finale.

«Sapevo che Boonen, e tutto sommato anche Pippo, erano gli uomini da controllare. Dentro di me non sentivo però troppa pressione. Non avevo ancora vinto quell’anno, ma avevo fatto bene. Insomma ero consapevole di ciò che avrei fatto».

La Bmc Granfondo di Ballan, quanti “memo” per il veneto. Riempito l’attacco manubrio era passato all’orizzontale
La Bmc Granfondo di Ballan, quanti “memo” per il veneto. Riempito l’attacco manubrio era passato all’orizzontale

Una Bmc speciale

Una consapevolezza in parte dovuta anche al mezzo meccanico. Fatta la ricognizione, Ballan aveva optato per la Bmc Granfondo. All’epoca iniziavano ad arrivare le prime bici “confortevoli”, quelle che oggi chiameremmo endurance. Avevano accorgimenti ideali per i fondi più rotti.

«Era una bici speciale – spiega Ballan – Sostanzialmente aveva il carro un po’ più lungo e una fibra di carbonio un po’ più morbida. In più avevo fatto inserire degli inserti in gel sotto al nastro manubrio, per attutire le vibrazioni. E sempre sul manubrio avevo fatto montare i bottoncini per il cambio posteriore».

«Avevo anche un paio di ruote in carbonio con un particolare profilo. Un profilo da 25 millimetri, se ricordo bene e soprattutto avevo scelto tubolari da 28 millimetri. La Granfondo infatti consentiva di montare questa misura, cosa impossibile sulle bici normali all’epoca».

La Foresta di Arenberg: 2,5 chilometri dritti come un fuso. E’ la porta dell’Inferno del Nord. Qui si entra a 70 all’ora
La Foresta di Arenberg: 2,5 chilometri dritti come un fuso. E’ la porta dell’Inferno del Nord. Qui si entra a 70 all’ora

Corridore e pavè

Con il fondo secco le velocità erano ancora più alte. E se il pavé non diventa più duro, arrivandoci più veloci si rimbalzava di più. 

«Il pavé – spiega Ballan – è sempre quello e la legge è: prima ne esci e meglio è! Sembra sciocco o ironico, ma è la verità. La cosa importante è mantenere alta la velocità e scegliere la via più filante, perché poi riportare su la velocità è quasi impossibile. E la via giusta è anche quella in cui davanti non ci sono rallentamenti. Per questo prima della Foresta di Arenberg c’è la volata per stare davanti».

«Un settore in pavé non è una salita, ma è come se lo fosse. Quando ci entri la prima cosa che pensi è: quanto manca? E’ più di uno strappo duro. In quel caso è solo mal di gambe, il pavé è sofferenza totale, è doloroso per tutto il corpo. Proprio all’ingresso dell’Arenberg, che si fa a 70 all’ora, nei primi 200 metri non vedi nulla, fai fatica a vedere la strada, a mantenere la visuale. Ti butti e spingi».

La forza, la potenza e l’eleganza di Boonen sul pavè. Dopo la sgasata di Terpstra, Tom percorse 53 chilometri in solitaria
La forza, la potenza e l’eleganza di Boonen sul pavè. Dopo la sgasata di Terpstra, Tom percorse 53 chilometri in solitaria

Boonen da lontano

Fantastica. La descrizione di Ballan è “poesia”. E’ tecnica applicata. Ma torniamo alla Roubaix 2012. Anche quel giorno l’ingresso nella Foresta fu tremendo.

«Fin lì – riprende Ballan – con un compagno in fuga tutto sommato passai una corsa tranquilla. Ero riuscito a stare coperto e tutto filava secondo programma. Prima dell’Arenberg ci fu la volata. Stavo bene, la presi davanti e uscii davanti.

«E questo è un momento cruciale. All’uscita capisci come affronterai il resto della gara. Se arranchi, sai già che nel finale non sarai competitivo. Io stavo benissimo invece. Ero sicuro dei miei mezzi».

La corsa quindi sembra essere delineata. I migliori sono davanti dopo la Foresta e Ballan sta bene. Boonen continua ad essere il più marcato. E non solo da Ballan. E forse anche per questo Tom gioca di astuzia, di esperienza. Agisce con l’istinto del campione. E…

«E succede che ad un certo punto Boonen scatta. Mancava moltissimo, più di 55 chilometri. Sicuro. Uno scatto prematuro. Pozzato si fiondò subito alla ruota e io non dico che fossi rilassato, ma ero in decima posizione circa. Quando ho visto muoversi Niki Terpstra e arrivare su Boonen (i due erano compagni alla Omega Pharma, ndr) capii che era un pericolo enorme».

Il buco di Pippo

«Si apre un buco. Davanti Terpstra, Pozzato e Boonen. Io dietro spingo forte. Faccio di fatto l’inseguimento e alla fine rientro. Stacco tutti e rientro, ma facendo uno sforzo enorme in cui spreco molte energie.

«Mentre rimontavo, da dietro, vedevo che Pozzato, nonostante fosse in inferiorità numerica, collaborava. Loro tre giravano regolari. Io ero da solo».

«Nel preciso momento in cui mi aggancio ai tre, Pozzato stava tornando indietro per il cambio e voleva che mi inserissi subito. Io ero davvero in apnea e non glielo diedi. Pippo pensò che volessi fare il furbo. E così fece il buco. Due metri, cinque metri, dieci…

«Io ero il meno veloce e avrei avuto meno interesse a collaborare, ma lo avrei fatto dopo aver ripreso un po’ fiato. Pozzato l’aveva vista come una mia presa di posizione, come una scelta tattica. Intanto il buco diventa di 20 metri. Terpstra si volta. Vede il buco. E inizia a dare una menata pazzesca per lanciare Boonen».

Tom parte, scappa, spinge. Guadagna secondi. Dietro provano ad organizzarsi.

«Boonen era davanti, ma in quel momento non ero del tutto preoccupato. Mancava tanto, noi dietro eravamo forti e di più, potevamo riprenderlo. Invece qualche curva dopo, in un tratto in pavé Pippo cade. In breve il vantaggio di Boonen passa da 20” a 40”. A quel punto ho capito che avrei corso per il piazzamento».

Inseguimento e beffa

Dietro regna il caos. Boonen spinge forte e regolare. Gli inseguitori vanno “a fiammate”. Intanto dopo la caduta di Pozzato altra gente si è accodata a Ballan. Alessandro spinge e ad ogni settore stacca qualcuno. 

«Ricordo che c’erano diversi corridori della Sky, tra cui Flecha. Ho pensato che con loro avrei potuto organizzare l’inseguimento, invece ogni volta che spingevo se ne staccava uno.

«Ricordo anche un francese, Sebastien Turgot, che si vide in pratica solo quel giorno. Anche lui all’uscita di ogni settore si staccava, ma poi riusciva a rientrare. A forza di fare questo tira e molla, si portò a casa il secondo posto. E per me fu un’ulteriore piccola beffa».

«Ero dispiaciuto davvero. Sapevo come stavo. Con Pippo non parlammo dopo la corsa. Avevo ancora il dente avvelenato per come era andato il finale del Fiandre della domenica precedente».

«Però – conclude Ballan – il bel ricordo di quella Roubaix, e non solo, è il tifo. In molti si lamentano della non sportività dei tifosi francesi e belgi verso alcuni corridori stranieri. Io invece ricordo che nei settori in pavé mi supportavano, mi incitavano, urlavano il mio nome. E questo mi fece, e mi fa, onore. Significa che mi volevano bene».

Buona Roubaix a tutti.

Ancora una notte e sarà Ronde. Ultime considerazioni con Ballan

02.04.2022
6 min
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Un altro Giro delle Fiandre si avvicina. E finalmente sarà una Ronde come manuale impone: gente lungo le strade, freddo e (quasi) tutti i migliori al via. Gli ingredienti per un grande spettacolo ci sono tutti. Ed è lo scenario che più piace, anche ad Alessandro Ballan. Peccato non ci sarà al via Van Aert. Tantissimi tifosi belgi ci sono rimasti male, quassù è un semi Dio, come lo fu Tom Boonen.

Si parte da Anversa, il prossimo anno da Bruges: 7 tratti in pavè, 18 muri e 273 chilometri previsti per l’edizione numero 106.

Partenza alle 10, previsti 273 chilometri (19 in più dello scorso anno) e quasi 2.500 metri di dislivello
Partenza alle 10, previsti 273 chilometri (19 in più dello scorso anno) e quasi 2.500 metri di dislivello
Alessandro, ci siamo: ecco il Fiandre…

Eh sì. Non ci sarà Van Aert, come immaginavo ha preso il Covid. In ogni caso sarà un bel Fiandre. Dei tre più forti, Alaphilippe, Van der Poel e Van Aert manca il leader con la squadra più forte, appunto Van Aert. Ma per questo credo che sarà una corsa aperta.

Anche se l’iridato è stato visto in ricognizione… Tuttavia la Quick Step-Alpha Vinyl ha comunque smentito la sua partecipazione. Il team di Lefevere non è più la squadra più forte?

Anche loro per gli standard a cui ci hanno abituato sono partiti in “sordina”, mi aspettavo qualcosina di più. Il Fiandre è la loro corsa e di certo cercheranno di fare qualcosa. Hanno comunque Asgreen. E poi è prevista pioggia. Farà freddo. Soprattutto al sabato. Penso che se domani non dovesse piovere ci sarebbero comunque i rimasugli dell’acqua del giorno prima, una corsa umida. E con queste condizioni la corsa è molto più stressante.

Capitolo Pogacar: si dice che più di qualche volta alla Dwars door Vlaanderen lo abbiano visto risalire, rimontare da dietro. Davvero credi che questi possano essere i suoi percorsi?

Siamo davanti ad un fenomeno e con lui non bisogna dare nulla di scontato. Magari proprio perché fa fatica in gruppo potrebbe partire a 50-60 chilometri dall’arrivo e abbiamo visto che con le sue doti di cronoman può andare via. Senza contare che dopo una gara molto dura e lunga risulta essere anche molto veloce, in caso di sprint. Sì, l’unica cosa che gli va contro è che non conosce bene quei percorsi. Lo avrà provato in ricognizione, ma la corsa è un’altra cosa. Non ha l’esperienza di chi ha già fatto 4-5 Fiandre. Però nel ciclismo attuale, anche questa regola va a farsi benedire.

Cosa intendi?

Guardiamo Girmay alla Gand o Colbrelli alla Roubaix: alla prima partecipazione hanno vinto. Semmai non ha una super squadra per tenerlo avanti, a parte Trentin.

Quindi Matteo lo vedi come gregario? Ieri in casa UAE Emirates hanno lasciato intendere così…

In squadra si parte sempre con la doppia punta e poi chi sta meglio fa la corsa. Noi almeno anche ai tempi della Lampre facevamo così. Anche perché non sai cosa può succedere durante la corsa. Poi certo, se hai il leader super, super forte come potrebbe essere Van der Poel per la Alpecin-Fenix il discorso cambia.

Hai parlato di Van der Poel: adesso è davvero il favorito principale di questa edizione della Ronde?

Di sicuro! Lui però può sbagliare nel suo modo di essere impulsivo. Mi viene in mente la famosa tappa dei muri fermani alla Tirreno 2021. Se ci fosse stato un altro chilometro lo avrebbero ripreso. Ogni tanto va in crisi di fame. Insomma, dovrà correrlo bene questo Fiandre. E anche se non ha una squadra fortissima intorno a lui si sa arrangiare anche da solo. Lo abbiamo visto anche a Waregem: è scattato, è andato in fuga e si è anche tirato la volata che vinto! E poi mi ha stupito alla Sanremo: terzo al rientro. Ai miei tempi sarebbe stato impossibile.

Parliamo di Pidcock, che si sta riprendendo e col bagnato ha una certa dimestichezza nella guida…

Arriva dal ciclocross (e dalla Mtb, ndr) lui e VdP sanno guidare meglio di tutti. Però anche Pogacar ultimamente ha fatto qualcosa nel cross, certo non ai loro livelli… Il limite di Pidcock è che avrà la corsa tutta sulle sue spalle perché non vedo una grande Ineos-Grenadiers (in più anche lui è al debutto, ndr).

E gli italiani? Non abbiamo lame molto affilate…

No… Aspettavo Moscon, ma nulla da fare. Non si è ripreso dopo il Covid e non credo che avverrà un miracolo per domenica. Idem Bettiol. Poi è difficile trovare un altro protagonista. Però magari proprio per questo un italiano potrebbe infilarsi nella fuga di giornata e farsi vedere e magari anche andare molto avanti. Ma sinceramente la vedo dura.

Tornerà il pubblico a bordo strada. Ci si attende ben oltre un milione di persone lungo il percorso
Tornerà il pubblico a bordo strada. Ci si attende ben oltre un milione di persone lungo il percorso
Tu Alessandro hai fatto sia il vecchio percorso, quello con il Grammont, che il nuovo, quello col circuito dell’Oude Kwaremont: c’è qualche piccola differenza nell’identikit del vincitore finale?

Ho vinto sul vecchio e sono andato a podio in quello nuovo, nel 2012 il primo anno che lo proposero (nella foto d’apertura, ndr). No, non cambia di molto, i due percorsi si rispecchiano un bel po’. Semmai il nuovo tracciato è un po’ più duro. Fare tre volte il giro con Kwaremont e Paterberg non è poco. E poi nel nuovo percorso i muri sono più vicini all’arrivo. Il Kwaremont è davvero il trampolino di lancio.

Però il più delle volte la Ronde si decide su chi svolta prima sulla curva a sinistra in cima al Paterberg. Lì chi prende una manciata di secondi poi va all’arrivo…

Arrivi lassù con le gambe in croce e con i muri più vicini all’arrivo poi è difficile recuperare. Il problema è che andando ad Oudenaarde da quella parte spesso il vento è contrario e scappare in solitaria non è facile.

Il meteo è decisamente migliorato rispetto alle previsioni di qualche giorno fa. Sarà freddo ma non dovrebbe piovere (c’è giusto un leggerissimo rischio verso le 14), tuttavia prima hai detto che con il bagnato la corsa è più stressante. E’ anche più dispendiosa a livello energetico visto che sembra farà anche molto freddo?

Si consuma sicuramente di più, perché oltre alle energie spese nello sforzo, se ne spendono altre per mantenere la temperatura del corpo a 37°. Io credo che ci serviranno 200-250 calorie di più ad ogni ora. Di solito tra un Fiandre col sole e uno con la pioggia di sono 1.000-1.500 calorie di differenza.

I big si prendono anche l’inizio di stagione. Il punto con Ballan

18.02.2022
6 min
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La stagione 2022 è praticamente nel pieno, anche se è solo febbraio, anche se non è ancora iniziato il WorldTour. Eppure se si va a vedere gli ordini di arrivo, e i vincitori soprattutto, c’è da stropicciarsi gli occhi: Nairo Quintana, Alejandro Valverde, Filippo Ganna, Tim Wellens, Remco Evenepoel, Alexey Lutsenko, David Gaudu… senza contare i velocisti da Fabio Jakobsen e Dylan Groenenwegen fino a Mark Cavendish. Ma per quest’ultima categoria è più “normale”.

Salvo eccezioni, le prime corse dell’anno erano appannaggio di gregari, atleti di seconda fascia, magari novellini che partivano forte proprio approfittando che i grandi erano ancora “ingolfati”. Un qualcosa di curioso. E ne parliamo con Alessandro Ballan. Con l’iridato 2008 facciamo un vero pezzo da opinionisti su questo primo scorcio di stagione… E un po’ su quello che verrà.

Alessandro, abbiamo elencato dei nomi da paura… Come mai ci sono stati vincitori di un tale calibro secondo te?

In effetti la stagione è partita alla grande. Nel ciclismo moderno non si può perdere tempo a quanto pare: chi ben comincia è a metà dell’opera. Chi invece parte in sordina poi fa fatica, mentre chi parte con il piede giusto tendenzialmente fa un’ottima stagione.

Ma non c’è il rischio di entrare in condizione troppo presto?

In parte sì, ma partire bene, vincere, significa anche essere consapevoli di aver lavorato bene durante l’inverno. E poi il morale è alto e questo ti dà tranquillità per le corse a venire. Se invece parti troppo piano c’è il rischio che ti ritrovi sempre ad inseguire, che parti sempre da una posizione di svantaggio.

E torniamo al discorso che più volte è emerso in questi ultimi mesi: si va alle corse preparati…

È il nuovo modo di correre. Ai miei tempi potevi presentarti non totalmente in condizione. La trovavi gara per gara. Questo perché c’erano dei momenti in cui andavi piano e dei momenti in cui andavi forte e soffrivi. Oggi invece si va sempre forte. E soffrire sempre fa più male che bene. I ciclisti sanno che devono partire pronti.

Alessandro, hai parlato dei tuoi tempi: quando è cambiato il vento?

Credo proprio dai miei anni. E’ in quel momento che sono arrivati i preparatori. Gli staff oggi sono tutti organizzati al massimo. Ci sono il coach, il nutrizionista, il cuoco… Anche ai miei tempi c’erano le tabelle, è vero, ma non eri controllato al 100%. Adesso quando premi lo stop sul computerino mentre rientri a casa, il preparatore sa ciò che hai fatto in modo istantaneo. E non solo vede quanto hai fatto, ma vede anche come lo hai fatto. Si accorge se sei stato seduto un’ora e mezza al bar! Valuta in tempo reale i tuoi miglioramenti. Una volta, nelle prime gare, di 200 corridori che partivano 40 erano competitivi, adesso sono 140. E questo obbliga tutti ad essere pronti.

Per Ballan Fausto Masnada può fare bene in classifica al Giro d’Italia
Per Ballan Fausto Masnada può fare bene in classifica al Giro d’Italia
Venendo i nomi che abbiamo elencato, chi ti ha stupito?

Stupito, ma tra virgolette, è stato Valverde, nonostante abbia solo un anno meno di me. Si sa che più passano gli anni e più è difficile trovare la condizione, ma lui ci riesce sempre. Ha una determinazione incredibile. E poi devo dire che mi ha colpito Evenepoel. Remco ha dato veramente una prova di forza staccando tutti in quel modo. Ecco, loro due sono coloro che mi hanno stupito di più. E mancano gli altri big: Van Aert, Alaphilippe, Van der Poel…

Van Aert e Van der Poel devono ancora iniziare, mentre Alaphilippe ha già ripreso ma non ancora vinto (anche se ci è andato vicino)…

Intanto parliamo di tre fenomeni e loro in qualche modo si distinguono dalle persone normali. Nel caso di Alaphilippe io credo che lui non abbia vinto per un insieme di cose. Ha impostato la sua preparazione per la seconda parte delle classiche, quindi per essere al top a fine aprile, sarà al Tour de France con la maglia iridata, in più è in una squadra con talmente tanti corridori forti che può stare un po’ più tranquillo in questa fase della stagione.

E invece chi è “mancato” secondo te?

Mah, credo nessuno almeno per le gare a cui abbiamo assistito. Se già ci fosse stata una Strade Bianche, una gara un po’ più importante e per specialisti, e qualche protagonista fosse mancato, avremmo potuto dire qualche nome. Ma per il momento aspetterei. Piuttosto sono molto contento dei nostri “nuovi” italiani. Penso a Masnada, Covi, Lonardi, Mareczko… 

Cosa pensi invece dell’Arkea-Samsic che sembra aver rinunciato al Giro d’Italia? Per Quintana sarebbe stata un’occasione ghiotta…

Concordo, sarebbe stata una bella occasione. Il problema è che il Tour è sempre più importante e gli sponsor preferiscono che si faccia un “esimo” lì, piuttosto che un podio al Giro d’Italia. Purtroppo c’è poco da dire.

Anche Damiano Caruso sarà dirottato in Francia. E lo stesso Sonny Colbrelli…

Mi aspetto molto da Colbrelli. Viene da una stagione stupefacente e non è facile confermarsi, in più ha 32 anni, non è così scontato trovare la condizione, però Sonny ha trovato consapevolezza, quella con la “C” maiuscola, e l’ha trovata non solo per la vittoria alla Roubaix, ma per l’insieme del suo 2021. E direi che lo stesso discorso possa valere per Caruso. L’anno scorso Damiano ha avuto una grande opportunità e l’ha sfruttata. Mi dispiace sapere che debba fare il gregario da un’altra parte.

Covi ha iniziato alla grande la sua stagione. Per Alessandro due vittorie: Vuelta Murcia e una tappa alla Ruta del Sol (in foto)
Covi ha iniziato alla grande la sua stagione. Per Alessandro due vittorie: Vuelta Murcia e una tappa alla Ruta del Sol (in foto)
Invece per le corse a tappe? Il “dopo Nibali” non vede terreni molto fertili, almeno per ora. Abbiamo buoni corridori, ma in prospettiva…

Fortunato, CicconeSono dei buoni nomi ma per il momento sono un po’ più piccolini. Partono per un piazzamento. Aggiungerei anche Masnada. Lui, non avendo un grande capitano in Quick Step- Alphavinyl potrebbe fare molto bene al Giro. Potrebbe cogliere un ottimo piazzamento. Sono curioso di vederlo. In Italia, l’erede di Vincenzo era Aru, ma lui ha finito prima la sua carriera. Adesso ci renderemo conto di quanto ci mancherà Nibali!

Alessandro Covi somiglia un po’ ad Alessandro Ballan?

Come struttura sì, lui è un po’ più “muscolato” rispetto a me. Ha la sparata ed è un uomo davvero interessante. In più milita in una squadra importante. Ha vicino Trentin che può aiutarlo a crescere in poco tempo. Presto lo vedremo anche a grandi vittorie. Il problema dei corridori italiani, togliendo Bettiol e Colbrelli, è che non abbiamo gente competitiva per davvero oltre i 200 chilometri. Quando si superano e si arriva ai 240 chilometri gli italiani spariscono.

In effetti, si contano sulle dita di una mano e anche meno…

Io in carriera alla fine ho vinto pochissimo, 13 gare, ma quasi tutte erano al di sopra dei 200 chilometri. Ma non perché Ballan aumentasse, ma perché calava meno degli altri. Riuscivo ad esprimermi come dopo aver fatto solo 100 chilometri.

Insomma aspettiamo Covi e Bagioli?

Sicuramente loro faranno bene, ma da qui a vincere le grandi classiche c’è una bella differenza.

Quando la strada spiana si fa la differenza. A lezione da Ballan

30.11.2021
6 min
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In questi giorni abbiamo parlato spesso di grandi pendenze, di rapporti, di potenza… Abbiamo parlato di quando e come si può fare la differenza. E un punto particolare e che molto spesso risulta decisivo è il falsopiano. Alessandro Ballan di falsopiani se ne intende, tanto che ci ha vinto il mondiale di Varese 2008.

Pensiamo a quelle corse in cui spesso vi abbiamo visto attacchi memorabili. Il Muro di Huy alla Freccia Vallone, l’Oude Kwaremont al Fiandre, la Redoute e la Roche aux Fauçons alla Liegi. Spesso è proprio nel segmento meno duro, ma finale, che si fanno le grandi differenze. E, checché se ne dica, si fanno di rapporto.

Lo scatto decisivo di Ballan a Varese 2008 avvenne proprio su un falsopiano
Lo scatto decisivo di Ballan a Varese 2008 avvenne proprio su un falsopiano

A Varese col prototipo 

«Ai miei tempi – esordisce Ballan – c’era l’11-23 a 10 velocità e il 53 davanti. Oggi, anche se non corro più, uso un 11-33, ho 12 velocità e davanti ho un 50. E questo più o meno vale anche per i pro’.

«Da un lato è meglio perché ci sono meno tendiniti, dall’altro i distacchi calano sensibilmente. Una volta con quei rapporti quando ti piantavi… ti piantavi. Facevi vere differenze. Oggi in qualche modo ti salvi».

«I rapporti incidono anche sul tuo atteggiamento tattico. Proprio al mondiale 2008 con il meccanico Enrico Pengo facemmo una scelta particolare sui rapporti. In tutta la corsa eravamo in due ad avere un prototipo Campagnolo, l’11 velocità: Bettini ed io. Fu un esordio col botto per la casa veneta! E infatti oggi sono tutt’ora un loro testimonial e tester».

La Redoute: in cima dove spiana chi sta meglio riesce ad esprimere tanta più velocità rispetto agli avversari che non sul tratto ripido
La Redoute: in cima dove spiana chi sta meglio riesce ad esprimere tanta più velocità rispetto agli avversari che non sul tratto ripido

L’aneddoto iridato

«Quel giorno – continua Ballan – scelsi il 52 al posto del 53 e questo mi garantì una pedalata più tonda. Anche perché l’unico vero tratto di discesa in cui poteva servire il 53×11 era dritto e con la posizione aerodinamica andavi bene lo stesso. Non solo, avendo un pignone in più, il 27 finale, che per quegli anni era una vera rarità, non ho più tolto il 52 negli ultimi 45 chilometri. Nella prima parte di gara, invece, per risparmiare energie prendevo le salite davanti col 39, mi mettevo in agilità, mi lasciavo sfilare e scollinavo quasi sempre ultimo del gruppo».

«Pensate, i primi 6-7 pignoni, dall’11 in su, aumentano di un dente alla volta e la differenza è minima, ma poi si ha un salto anche di tre o quattro denti. E spesso un dente è troppo duro e uno è troppo agile. Io avevo una scala ampia ma progressiva al tempo stesso. E’ tanto. 

«Quando poi sono scattato all’uscita della salita dei Ronchi, non ho dovuto far salire la moltiplica. Ho solo buttato giù dei denti. E questo ti rende più pronto, più tranquillo nella cambiata, più sicuro. Quei rapporti furono la scelta giusta».

Un vecchio pacco pignoni Campagnolo a 10 velocità 11-23. In effetti la scala saliva molto lentamente
Un vecchio pacco pignoni Campagnolo a 10 velocità 11-23. In effetti la scala saliva molto lentamente

Assalto sul falsopiano 

Ballan piantò una vera stoccata nel falsopiano, quasi pianura, dopo la salita. Gli altri forse avevano le gambe più intossicate. Lui no. Agile o duro nei momenti giusti.

Ma perché allora il falsopiano è spesso decisivo? Perché si fa la differenza lì e non sul ripido? Perché è lì che si fanno le alte velocità. Alte ma non altissime. Su un tratto al 2-4% chi ne ha va ben oltre i 40 all’ora e chi non ne ha fa fatica ad andare a 30-35. va da sé che il baratro si apre in poco tempo.

«Però – interviene Ballan – per me più che un discorso di potenza, di watt, la differenza la fa il peso. Nel tratto ripido sicuramente lo scalatore si salva meglio, ma poi non ha la potenza del passista. C’è chi sa spingere meglio il rapporto duro e riesce a fare più selezione e chi non riesce a rendere al 100% con cadenze più basse».

Van Aert e Alaphilippe stremati a terra dopo l’infinito duello sullo strappo di Great Orme

Acido lattico “mon amour”

Però oggi vediamo atleti che anche nelle fasi calde di corsa sono in grado di andare molto agili e subito dopo di esprimere wattaggi elevati anche con rapporti lunghi. L’esempio più lampante è forse Alaphilippe, ma anche Van Aert non è da meno. E guarda caso questi sono anche tra gli atleti che meglio tollerano l’acido lattico…

«E infatti – ribatte Ballan – volevo dirlo: di chi parliamo? Perché sappiamo che ci sono quei 6-7 extraterresti che vanno oltre. Alaphilippe, Van der Poel, Van Aert, Evenepoel… anche loro vanno al di sopra delle famose 4 millimoli di acido, come tutti, ma mentre gli altri ad un certo punto “staccano” o calano, loro restano a 450 watt… per dire un numero».

E questo si è visto per filo e per segno al Tour de Bretagne proprio tra Van Aert e Loulou. L’inquadratura aerea ne fu il riassunto perfetto

Nella tappa con arrivo sul muro di Great Orme (foto in apertura, ndr) tutti scattavano, ma poi man mano arretravano e alla fine restavano solo loro due. Sembrava ne avessero all’infinito. Un duello pazzesco, un duello di rapporto (da sottolineare) solo che alla fine sono stramazzati al suolo per 5′! Quindi non è che non fossero andati in acido.

Philippe Gilbert ha sempre fatto della forza la sua arma principale, sia sul ripido che nei tratti più filanti
Philippe Gilbert ha sempre fatto della forza la sua arma principale, sia sul ripido che nei tratti più filanti

Il cambio di pendenza

Ma torniamo ai cambi di pendenza. Al passaggio dal ripido al falsopiano. Quante volte sulla Redoute abbiamo visto scattare Gilbert? Philippe magari partiva sul pezzo duro, il gruppo si sgretolava e poi andava via di passo.

Oggi un Alaphilippe, invece, sgambetta fino a poche decine di metri dal termine del ripido e poi innesta il rapporto e se ne va. E’ così per esempio che ha vinto la Freccia sul muro di Huy, anche se lì quando spiana scende di poco sotto al 10% e mettere il rapporto significa innestare un 39×15-16. Ma il concetto è lo stesso.

Lo scatto di Ballan sul Poggio nella Sanremo 2007, alle sue spalle Pozzato
Lo scatto di Ballan sul Poggio nella Sanremo 2007, alle sue spalle Pozzato

Tempistiche dell’attacco

E allora quando si capisce il momento in cui bisogna attaccare? Quando si deve innestare il rapportone? Prima che finisca il tratto duro o subito dopo? Insomma c’è una tempistica “da manuale”?

«Per me – dice Ballan – ogni corridore deve valutare in base alle sue capacità, a quanta ne ha. Non si tratta di partire prima o dopo il cambio di pendenza, ma si tratta di riuscire a dare tutto fino al momento dello scollinamento. Se parto troppo tardi significa che potevo dare di più e quindi avrei potuto avere più margine. Se parto troppo presto rischio di andare fuorigiri ed essere riacciuffato».

«Quando nel 2007 alla Sanremo sono partito sul Poggio – conclude Ballan – ho scelto il momento pensando: da qui a lì, la cima, ce la posso fare. E quindi sono scattato. La differenza pertanto non la fa tanto la pendenza, quanto la gestione dello sforzo durante l’attacco».

Ballan 2021

Ballan, oggi sarebbe possibile un altro… Ballan?

21.10.2021
5 min
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Qualche giorno fa, chiacchierando nell’ambiente è rispuntato fuori un assioma: «Al giorno d’oggi Alessandro Ballan non sarebbe passato professionista, così avremmo perso un Giro delle Fiandre e un campionato del mondo». Un concetto che in sé riassume un tema che stiamo portando avanti da tempo, quello dell’eccessiva fretta che pervade il ciclismo attuale che brucia corridori in età ancor prematura e che è all’esasperante ricerca di talenti sempre più giovani.

Non potevamo non affrontare l’argomento chiamando in causa lo stesso Ballan, al quale raccontiamo il piccolo episodio trovando in lui piena conferma: «E’ verissimo, io ho fatto 6 anni da dilettante e sono passato pro’ a 25 anni, nel 2004, quando ormai non ci speravo più».

Come mai una militanza così lunga?

Ci sono varie ragioni. Nei primi due anni ebbi grandi problemi a un ginocchio, persi in pratica le stagioni dovendomi operare due volte. Poi la maturità e subito dopo arrivò il servizio militare. In due anni feci 28 gare, davvero pochine per mettersi in mostra. Quei due anni però mi avevano preservato dall’attività forsennata, iniziai a fare il corridore seriamente nel nuovo secolo, fra la Trevigiani e la Cyber Team. Il problema è che ormai mi consideravano vecchio per il passaggio.

Ballan Fiandre 2007
Alessandro Ballan in trionfo al Giro delle Fiandre 2007, battendo nello sprint a due il belga Hoste
Ballan Fiandre 2007
Alessandro Ballan in trionfo al Giro delle Fiandre 2007, battendo nello sprint a due il belga Hoste
Che cosa accadde allora?

Si interessò Wilier, il patron della squadra che provò a sondare il terreno e non gli dirò mai grazie abbastanza. Alla fine trovò un contatto con la Lampre, ma il mio approdo nel ciclismo che conta ebbe un inizio quasi grottesco.

Dai, racconta…

Io mi ero messo l’animo in pace tanto è vero che avevo iniziato a lavorare come imbianchino. Un giorno ero in cima alla scala a passare la tinta, squilla il telefono e dall’altra parte sento: «Ciao, sono Fabrizio Bontempi, della Lampre, volevo proporti un incontro per domani…». Non lo feci neanche finire: «Sì, va bene, bello scherzo…» e misi giù. Quando lo dissi al datore di lavoro, quasi mi tirò giù dalla scala. Io neanche conoscevo Fabrizio Bontempi, lui mi disse chi era. Richiamai subito e il giorno dopo firmai il contratto.

Non pensi che l’ingaggio prematuro di Remco Evenepoel abbia rivoluzionato il modo di reclutare corridori nel ciclismo attuale?

Sicuramente, il problema è che come Evenepoel o lo stesso Pogacar ce ne sono pochissimi, ma adesso ci troviamo di fronte a un’esasperazione nella ricerca del talento sempre più precoce. Il problema è che di questa esasperazione i corridori sono vittime, ma i protagonisti sono tanti: diesse, procuratori, genitori stessi. Tutti tesi a far andare i ragazzi sempre più forte col rischio di bruciarli. Quanti ottimi allievi e juniores non sono neanche arrivati al professionismo? Quanti Ballan ci siamo persi per strada?

Fabrizio Bontempi 2007
Fabrizio Bontempi, a destra, diesse della Lampre con Ballan dopo il Fiandre e in mezzo il patron Sergio Galbusera
Fabrizio Bontempi 2007
Fabrizio Bontempi, a destra, diesse della Lampre con Ballan dopo il Fiandre e in mezzo il patron Sergio Galbusera
E’ un sistema che copia tantissimo quanto avvenuto nel calcio…

Sì, ma ci sono differenze tecniche molto importanti. Faccio un esempio: Evenepoel al primo anno ha partecipato alla Clasica di San Sebastian e l’ha vinta. Perché? Se guardiamo i suoi dati non è mai andato in soglia. Un altro della sua età, se provava a fare la stessa cosa, prendeva una bastonata solenne, che gli restava dentro e magari gli avrebbe tarpato le ali. Non dobbiamo dimenticare che parliamo di un fenomeno assoluto, ma molti lo dimenticano.

Secondo te il problema è legato alla funzione dei procuratori?

Sì, ma non solo. Per me è assurdo che vadano a cercare e mettere sotto contratto corridori che sono ancora allievi. In questo modo non rendi un servizio al movimento, cerchi solo la gallina dalle uova d’oro… Il ciclismo non fa sconti e l’ho capito sulla mia pelle sin da subito…

In che modo?

Un altro esempio: quando ero junior feci abbastanza punti per accedere alla compagnia Atleti dell’Esercito. Eravamo 100 in tutto, ma almeno 70 di essi avevano punteggi migliori dei miei, il che significa che erano andati meglio di me. Di quelli passarono pro’ in 15 e solo 5 ebbero una carriera durata almeno 6 anni…

Evenepoel San Sebastian 2019
Evenepoel in fuga alla Clasica di San Sebastian 2019. Un fenomeno che ha fuorviato il movimento
Evenepoel San Sebastian 2019
Evenepoel in fuga alla Clasica di San Sebastian 2019. Un fenomeno che ha fuorviato il movimento
Era un altro ciclismo?

Probabilmente sì, ma parliamo di meno di vent’anni fa. Io da junior mi divertivo, pensavo a correre, ma con la testa di un giovane di quell’età, la mentalità professionistica venne dopo, in maniera seria. Oggi invece vedi tutti con cardiofrequenzimetro, Srm, tabelle, nutrizionista, a quell’età è sbagliato.

E’ un problema generale o italiano?

Abbiamo visto che un po’ in tutte le Nazioni c’è la ricerca del campione precoce, ma credo che in Italia sia troppo esasperata. Oggi un caso come il mio è praticamente impossibile, puoi forse accedere a una continental, ma poi è difficile progredire. Gli osservatori dei team WorldTour d’altronde non guardano neanche le gare dei team continental, vanno direttamente sugli under 23 se non addirittura gli juniores. Gli stessi under 23, dopo un paio d’anni nella categoria sono già considerati vecchi. Non c’è più la buona abitudine di aspettare la maturazione di un atleta.

Secondo te la Federazione può fare qualcosa?

La Fci può fare molto, ma molto possono fare anche le stesse società giovanili, pensando a tutelare gli atleti e a insegnargli il mestiere, non solo a cercare i campioni da far passare per avere poi immagine, sponsor, soldi. E’ un sistema che va rivisto dalle fondamenta e tutti devono metterci del loro.

Parigi-Roubaix: spiamo tra i ricordi e la startlist con Ballan

02.10.2021
5 min
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Domenica si ritorna a correre la Parigi-Roubaix, due anni e mezzo dopo l’ultima edizione, vinta dal principe Philippe Gilbert (foto di apertura). Sono cambiate tante cose in questo periodo di assenza dall’inferno del Nord, l’unica cosa che non è cambiata è la magia della corsa più particolare del calendario ciclistico. Si corre in un periodo diverso e questo ve lo abbiamo già anticipato.

Ora analizziamo le possibili situazioni che vedremo domenica in gara, con l’aiuto di uno che, nel fango del Nord, ha sempre lasciato l’impronta. Abbiamo chiesto ad Alessandro Ballan chi saranno i favoriti di questa Parigi-Roubaix, ci sono tanti corridori che si vorranno mettere in mostra: passando dal duo del ciclocross, Van Aert e Van Der Poel fino ai nostri azzurri.

Alessandro Ballan è un vero esperto di pavé, con una vittoria al Fiandre (2007) e tre terzi posti alla Roubaix (2006, 2008, 2012)
Ballan è un vero esperto di pavé, con una vittoria al Fiandre (2007) e tre terzi posti alla Roubaix (2006, 2008, 2012)

Il veneto è già al velodromo di Roubaix, oggi hanno corso le donne con la vittoria di Lizzie Deignan davanti a Marianne Vos ed Elisa Longo Borghini. Domani sarà la volta dei loro colleghi uomini a darsi battaglia sulle pietre della Roubaix. «Fa davvero freddo – incalza Alessandro – domani è prevista pioggia che continuerà tra la notte di sabato e domenica. Correre in queste condizioni diventa proibitivo, il pavé bagnato è peggio del ghiaccio. Ricordo una delle mie prime Parigi-Roubaix, pioveva molto e al primo tratto in pavé metà gruppo era già a terra.

«E’ una gara particolare – rincomincia Alessandro ripescando dai ricordi – ci vogliono gambe e tecnica ma anche tanta fortuna, io la prima volta sono caduto 6 volte. Devi sempre correre nelle prime posizioni del gruppo, se finisci dietro è difficile recuperare e tornare in gara. Se piove diventa ancora più infernale, il nervosismo cresce e gli errori sono dietro l’angolo».

Quanto conta non aver corso qui per più di due anni?

Moltissimo, c’è il rischio di disabituarsi alla corsa e di “dimenticarsi” cosa vuol dire gareggiare da queste parti. Personalmente quando sono mancato un paio di anni ho sofferto molto il rientro, però qui il discorso vale per tutti. Diciamo che chi ha già una lunga esperienza su queste strade è leggermente avvantaggiato.

Van Der Poel non l’ha mai corsa, neanche da dilettante

Lui appartiene alla categoria dei fenomeni e questo gli dà un vantaggio, poi come Van Aert viene dal ciclocross, sanno guidare la bici in situazioni complicate. L’unica pecca, che alla Roubaix lo condizionerà molto, è il suo correre in coda al gruppo, prendere i tratti di pavé nelle ultime posizioni ti lascia in balia degli eventi e non va bene.

Alla Parigi-Roubaix Van Aert e Van Der Poel potranno sfruttare la loro abilità nella guida della bici.
Alla Parigi-Roubaix Van Aert e Van Der Poel potranno sfruttare la loro abilità nella guida della bici.
Visto che lo hai nominato, Van Aert come lo vedi?

Al mondiale ha sofferto molto la pressione. La condizione ed il colpo di pedale a mio avviso ci sono, potrà fare bene. Direi che chi ha fatto il mondiale domenica ha una marcia in più, che puoi raggiungere solamente se corri queste gare, in allenamento non l’avrai mai. Per farvi capire quanto è importante correre avanti vi faccio un esempio. Nel 2019 Van Aert forò nella Foresta di Arenberg, ci mise 15 chilometri a rientrare in gruppo. Per questo dico che serve fortuna, un episodio del genere rischia di farti uscire subito di gara.

Come Hincapie nel 2012 quando arrivasti terzo dietro Boonen e Tourgot.

Esattamente, la Foresta ti inghiotte e rischi che non ti risputi più. Alla mia prima Roubaix la approcciamo a 65 all’ora davanti a me caddero 20 atleti ed anche una moto ripresa.

I nostri azzurri come li vedi?

Trentin ci sguazza in queste situazioni, quando piove e fa freddo lui va veramente forte. Non bisogna trascurare Colbrelli e Nizzolo che sono usciti bene dal mondiale. Una menzione speciale per Moscon e Ballerini: loro possono essere dei buonissimi outsider con azioni da lontano.

Trentin e Colbrelli saranno due possibili outsider, il corridore della UAE caduto al mondiale vorrà riscattarsi
Trentin e Colbrelli saranno due possibili outsider, il corridore della UAE caduto al mondiale vorrà riscattarsi
Anche se la Quick Step ha una corrazzata…

A maggior ragione Ballerini potrebbe dire la sua, magari con azioni da lontano, Stybar, Lampaert e Asgreen rischiano di rimanere intrappolati in troppi tatticismi. Lefevere avrà il suo bel da fare per decidere la tattica di gara anche se tutte le squadre portano almeno due “punte”.

Per via delle numerose incognite?

Se una squadra vuole vincere deve avere un “piano b”, non ti puoi affidare ad un solo corridore.

Esempio la Bora: Politt e Sagan, il tedesco nel 2019 ha fatto secondo.

Politt è il corridore con il fisico più adatto a questa corsa, ha sempre fatto bene sulle pietre della Parigi-Roubaix. Probabilmente lui lo useranno per provare a smuovere la situazione già da lontano, mentre Peter Sagan, che non va mai sottovalutato, cercherà di arrivare nel gruppetto finale.

Invece l’ultimo vincitore, Gilbert, ha delle possibilità?

La sua presenza la vedo più come il canto del cigno, non ha corso il mondiale e questo influisce sulla condizione. E’ venuto per indossare il numero uno e perché la sua presenza sarà utile alla squadra.

Jonathan Milan, prima apparizione alla Parigi-Roubaix per il ventunenne della Bahrain-Victorious
Jonathan Milan, prima apparizione alla Parigi-Roubaix per il ventunenne della Bahrain-Victorious
L’Italia conta anche su Jonathan Milan, anche lui ha il fisico da Roubaix.

Jonathan fisicamente mi ricorda Boonen, sono molto simili sia in altezza che peso (Milan è più alto di 2 centimetri rispetto a Boonen, il peso differisce di un chilo a favore del friulano, ndr). Un consiglio che gli darei, ripensando alle mie prime Parigi-Roubaix, è quello di provare a centrare una fuga. Magari di una decina di atleti, potrebbe arrivare alla fine.

Come Dillier nel 2018 che fu ripreso a pochi chilometri dal velodromo ed arrivò secondo dietro Sagan.

Questa situazione è successa numerose volte, in fuga si va regolari e si corrono meno rischi, poi il gruppo pian piano si assottiglia ed aumentano le possibilità di arrivare in fondo.