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La “prima” di Boonen, il boato di Siena: Yankee racconta

26.12.2021
5 min
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Spesso i grandi racconti del ciclismo si consumano sui lettini dei massaggiatori. E tante volte restano segreti. Tra massaggiatore e corridore si crea un rapporto speciale, di vera fiducia. Il massaggiatore è anche il confidente dell’atleta. Non a caso i capitani, i grandi campioni, hanno il proprio “masseur”. Quello di sempre. Il caso emblematico è quello di Vincenzo Nibali e Michele Pallini. Storie simili però ce le può raccontare anche Yankee Germano che, seppur giovane, ne ha già visti passare di campioni sotto le sue mani: da Zabel ad Alaphilippe.

Peter Sagan, il primo super campione che Germano ha seguito con costanza
Peter Sagan, il primo super campione che Germano ha seguito con costanza

Sagan: “il” fenomeno

Udinese, classe 1978, Yankee è stato un corridore, ha corso fino ai dilettanti. Apparteneva alla scuderia di Roberto Bressan, oggi il Cycling Team Friuli.

«Ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare subito dopo aver smesso di correre – racconta Germano – era il 2001 ed entrai a far parte della De Nardi – Pasta Montegrappa che nel tempo diventò la Milram. In quel gruppo ho visto passare gente come Frank Schleck e Kim Kirchen, anche se appartenevano agli under 23».

«Nel 2009 poi sono passato alla Liquigas e lì ho avuto tra le mani il mio primo super campione, Peter Sagan».

«Peter è stato, ed è, il fenomeno assoluto. Avere tra le mani questo sconosciuto che batteva i campioni fu un qualcosa di unico. Mi era capitato di massaggiare Zabel e Petacchi, cose che non capitano tutti i giorni, ma Peter era un qualcosa di diverso, di speciale… Un ragazzo molto semplice e alla mano. Forse neanche lui si rendeva conto di ciò che stesse facendo».

Gli anni con Boonen

Passano gli anni, Germano è sempre più apprezzato e nel 2016 approda alla corte di Patrick Lefevere alla Quick Step, lo squadrone belga ammirato e temuto da tutti. All’epoca dire Quick Step era come dire Tom Boonen.

«Per me Tom era un mito, anche se aveva due anni meno di me e lo vedevo solo alla TV. Fu un’emozione ritrovarmelo sul lettino. Con lui si strinse subito un buon rapporto. Lo massaggiavo molto spesso, a parte nelle classiche del Nord, in quanto lassù c’erano i massaggiatori belgi».

«Tom non parlava l’italiano, ma ci provava. Una volta in ritiro in Spagna si stava allenando davvero forte. La sera era stanco e quando toccava a me massaggiarlo il giorno dopo, rientrando dall’allenamento, mi diceva con un italiano abbozzato: “Yankee, gambe buone, oggi full gas”. E soddisfatto, mi dava una pacca sulla spalla. Era importante consentire ad un campione di quel calibro allenarsi bene.

«Un altro ricordo che mi lega a Boonen, ha un aspetto più tecnico. Un aspetto che mi ha colpito perché sono appassionato di bici e cioè la prima vittoria di una bici con freno a disco. Era il 2017 ed eravamo in Argentina. Tom fece una super volata, tra l’altro davanti a Viviani. Anche quella volta massaggiai io Boonen».

Viviani “vicino di casa”

Nella Deceuninck-Quick Step si sa sono passati moltissimi campioni, ma non solo stranieri. Uno di loro è stato Elia Viviani.

«Con Elia – dice Germano – c’è un’amicizia vera. E’ stato l’atleta con cui forse ho parlato di più. Con il fatto che viene spesso in Friuli a casa della sua compagna Elena Cecchini, ogni tanto usciamo anche insieme in bici. 

«Fu una vera forza quando vinse il campionato italiano su un percorso che non era adatto a lui. Quella volta era al top del top».

«Ed era in super condizione anche al Giro d’Italia del 2018, quando vinse la maglia ciclamino. Eppure voi giornalisti siete stati in grado di criticarlo lo stesso! Nella tappa di Imola che vinse Sam Bennett, Elia non fece la volata. Non era una frazione poi così facile, per di più pioveva e nel finale andò in crisi. Si staccò sullo strappo finale e arrivò con il secondo gruppo.

«Eravamo sul lettino per il massaggio e leggendo e ascoltando le critiche divenne nero. Il mattino dopo mi venne vicino e prima del via mi disse: “Oggi vinco”. E a Nervesa della Battaglia, nel suo Veneto, stravinse. Ci abbracciammo».

Stagione 2019. Arriva Alaphilippe e Piazza del Campo esplode. In 14 giorni vinse Strade Bianche, due tappe alla Tirreno e la Sanremo
Stagione 2019. Arriva Alaphilippe e Piazza del Campo esplode. In 14 giorni vinse Strade Bianche, due tappe alla Tirreno e la Sanremo

Alaphilippe a Siena

E adesso la stella è Julian Alaphilippe, il campione del mondo, anzi il doppio campione del mondo. Anche con “Loulou”, Yankee ha un buon rapporto e gli capita spesso di massaggiarlo.

«Con lui le emozioni vissute sono state tantissime – riprende Germano – ma la Sanremo e la Strade Bianche ancora di più, sono state da pelle d’oca. Quel giorno a Siena c’era un’atmosfera unica».

«Capisci quando sta bene perché Julian scherza molto. E quei giorni scherzavamo parecchio. Mi chiedeva dell’Italia, mi diceva che vedeva dei posti bellissimi, di come si mangiasse bene, mi chiedeva degli hotel dove saremmo andati. E si ricordava se la struttura aveva un buon ristorante o meno. E quando sta bene lo sento anche dalle mani. Sento che il suo muscolo è pronto, risponde bene. Una sensazione non facile da spiegare, ma il massaggiatore la sente».

«Julian invece non si sentiva al top, ma io sapevo che era a non meno del 99%. Quell’uno per cento me lo tengo sempre perché non si sa mai! Però non gli dissi niente, cosa che non faccio mai, per non influenzarlo. Non vorrei mettere qualche tarlo nella testa dell’atleta. Il giorno dopo Julian sulle strade diede spettacolo e vinse. Il boato della folla quando entrò in Piazza del Campo non lo scorderò mai. Sembrava di essere allo stadio. Come quando segna l’Italia ai mondiali».