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Van Aert, sfinito e deluso: «Chiedo scusa al Belgio»

26.09.2021
5 min
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Ancora una volta Wout Van Aert si conferma un grande signore. Era l’uomo più atteso, è diventato il grande sconfitto. Nonostante tutto, nonostante fosse deluso (il suo volto parlava chiaro), è tra i primi a presentarsi ai giornalisti. E mentre attacca a parlare si sente in lontananza l’inno francese. A quel punto il campione della Jumbo-Visma si lascia andare ad una smorfia, tra le guance impolverate. Sorseggia di tanto in tanto una Coca e racconta…

Van Aert si concede ai microfoni a fine gara. La sua delusione è tanta
Van Aert si concede ai microfoni a fine gara. La sua delusione è tanta

Van Aert senza gambe

«Ho capito che le cose non erano al meglio sul primo attacco di Alaphilippe nel circuito grande – dice Van Aert – Ci ho messo un po’ a rispondere al suo affondo e soprattutto non me la sono sentita. E questo non era un buon segno. Però poi la corsa tutto sommato si era messa bene. Siamo andati via in 17 e in 3 eravamo del Belgio. Potevamo vincere. E ci abbiamo anche provato. Remco (Evenepoel, ndr) ha fatto un lavoro egregio. Andava talmente forte che mi ha permesso tutto sommato di essere tranquillo dal punto di vista tattico. Perché nessuno poteva scattare con quel ritmo.

«Piuttosto ci ha sorpreso l’attacco dei francesi al primo giro nel circuito esterno, quando hanno cercato metterci pressione con Cosnefroy. Io non me lo aspettavo. Lì si è rotta la corsa – come a dire che sia stato il momento chiave – mancavano 180 chilometri. Abbiamo fatto un’ora folle. Io l’attacco me lo aspettavo al secondo passaggio».

Stuyven, stanchissimo, ha perso il podio in volata
Stuyven, stanchissimo, ha perso il podio in volata

Quella voce a Stuyven

Van Aert però continua a difendere la squadra. E in effetti il Belgio il suo lavoro lo ha fatto.

«La tattica – riprende Wout – era giusta, non credo che abbiamo commesso errori. Nel finale eravamo in tre e con me e Jasper (Stuyven, ndr), cioè coloro che dovevano esserci. Il problema è che nessuno di noi aveva le gambe per le medaglie.

«Forse l’unico errore l’ho fatto io e me ne prendo la responsabilità: e cioè non avere detto un po’ prima a Stuyven che non ero al massimo, magari poteva fare qualcosa di diverso. Però è anche vero che in quella situazione eravamo ancora in tre. Più che altro se glielo avessi detto prima, al momento dello scatto decisivo di Alaphilippe poteva stargli dietro. Magari gli avrei dovuto dire proprio io: “vacci Jasper”. Non credo che avrebbe vinto, ma magari avrebbe preso una medaglia, cosa che sarebbe stata una ricompensa per lui, per la squadra, per la sua città…».

Scuse al Belgio

Waout “porta la croce” dunque. Forse si dà sin troppe colpe. Una cosa è certa: il pubblico era tutto per lui. Anche ieri sera le strade e le piazze di Leuven inneggiavano a lui. E chi lo conosce ci dice che non è questione di pressione. Ci è abituato. Ogni domenica nel cross, in ogni grande evento Wout è chiamato a vincere.

A questo punto ci si chiede perché, essendo Van Aert così veloce, il Belgio non abbia addormentato la corsa e puntato alla volata. Un po’ come hanno fatto le olandesi ieri.

«Perché non abbiamo aspettato il gruppo con i compagni dopo l’attacco di Alaphilippe? Perché meglio essere in 3 su 17 che in sei nel gruppo – ribatte lui – Tanto più che quei tre erano i nomi previsti. E poi una volta nel circuito la corsa si sarebbe rotta di nuovo. No, quella era la situazione giusta.

«Sono deluso chiaramente, per me e per la squadra. Chiedo scusa al Belgio. Ero preparato e non so perché non ero in forma. Però non ho rimpianti. Sarebbe stato peggio se avessi fatto secondo. O se avessi perso per aver commesso errori tattici. La verità è che alla fine ha vinto il corridore più forte».

Con i suoi attacchi, Evenepoel ha decimato le altre nazionali. Anche se la Francia ha tenuto botta, per sua stessa ammissione
Con i suoi attacchi, Evenepoel ha decimato le altre nazionali. Anche se la Francia ha tenuto botta, per sua stessa ammissione

Evenepoel uomo squadra

E a proposito di Evenepoel. Il folletto della Deceuninck-Quick Step dopo l’arrivo è stato molto chiaro. Si è lasciato andare anche a qualche sorriso distensivo. Prima del via era finito nel tritacarne mediatico di colui che non avrebbe corso per la squadra, ma solo per sé stesso. Invece…

«Stamattina prima del chilometro zero – racconta Remco – ho ripetuto a Wout che nel finale se ci fossero stati tutti e due avrei lavorato per loro. E’ successo che mi sia ritrovato davanti molto prima del previsto, ma a quel punto ho spinto per far lavorare gli altri. E infatti l’Italia soprattutto e anche l’Olanda hanno perso dei corridori.

«Io ho dato il massimo. E credo che abbiamo corso bene. Purtroppo c’è chi è andato più forte, ma noi siamo arrivati nel finale esattamente come volevamo e con chi volevamo».