Giorno di Pasqua, quando Ballan si prese il Fiandre

03.04.2021
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Era Pasqua anche quel giorno, l’8 aprile del 2007. Ballan aveva vinto la Tre Giorni di La Panne ed era tra i favoriti per il Giro delle Fiandre, ma svegliandosi quel mattino non aveva le sensazioni migliori. La stagione non era cominciata bene. Nel Gp Chiasso era caduto, battendo la schiena e per qualche ora non aveva più sentito le gambe. Per fortuna era uscito dall’ospedale con la certezza che non ci fosse nulla di rotto, ma ugualmente per una settimana era stato costretto a usare le stampelle. Una maledizione per un corridore che aveva nella testa il Giro delle Fiandre sin dalla prima volta che l’aveva disputato e che alla corsa dei muri dedicava ogni pensiero sin dall’inverno. Il primo anno era arrivato 83°, ma nel 2005 e nel 2006 erano venuti un sesto e un quinto posto che avevano dato l’ispirazione. In quel giorno di Pasqua, i suoi familiari si erano dati appuntamento in venti in un ristorante vicino casa e avevano chiesto di avere accanto la televisione, per seguire la corsa.

Verso l’arrivo con Hoste sempre a ruota, spendendo forse troppo
Verso l’arrivo con Hoste sempre a ruota
Per fortuna i postumi della caduta svanirono…

Feci una gran fatica nelle corse successive, ma quando mi presentati a La Panne, stavo bene. A quel tempo era una corsa a tappe di tre giorni e la prima era quella che faceva la classifica, perché si correva sui muri. Mi trovai in fuga con Paolini, che vinse la tappa. Io poi feci meglio nella crono del terzo giorno e vinsi la classifica. A quel punto ero uno di quelli da guardare e mi venne addosso parecchia tensione.

Come si manifestava la tensione?

La notte prima non mi riuscì di prendere sonno. Ero in camera con Baldato e solo alle 4 del mattino chiamai il dottore perché mi desse qualcosa. Non volevo svegliare Fabio e così dormii solo un paio d’ore, arrivando alla partenza con brutte sensazioni. La gamba non girava, facevo fatica, tanto che ogni 20 chilometri Baldato mi veniva accanto e chiedeva come andasse. E io, sempre negativo, gli dicevo che andava male.

La volata a due con Hoste è da brivido, ma arriva la vittoria
La volata a due con Hoste è da brivido, ma arriva la vittoria

Fiandre classico

Era il Fiandre della tradizione. Si partiva dalla Markt Place di Bruges e si arrivava a Meerbeke, su quel rettilineo in leggera salita che veniva dopo il Muur e il Bosberg. Il Muur, che tutti in Italia chiamavamo Muro di Grammont, era il giudice supremo della corsa.

Quando si sbloccarono le gambe?

Nella mia testa la corsa era andata. Prima del Muur si era formata una fuga con dentro Cancellara, che non era ancora Spartacus, ma l’anno prima era arrivato sesto. Dissi a Baldato di lasciarli andare, che io non stavo bene. Invece lui prese l’iniziativa di testa sua.

Cosa fece?

Mise la squadra davanti a tirare assieme alla Lotto. In ammiraglia c’era Guidone Bontempi che alla radio sbottò, si arrabbiò parecchio. Era convinto che avessi preso io l’iniziativa e mi attaccò. «Adesso Ballan – disse – sono fatti tuoi!». La reazione fu che mi innervosii. Riprendemmo la fuga prima del Muur, affiancai Boonen che aveva vinto le due edizioni precedenti e partii.

Pasqua 2007: «Dopo l’arrivo – racconta – capii subito che la vita stava cambiando»
«Capii subito che la vita stava cambiando». Che Pasqua…
Devi dire grazie a Baldato?

Fabio mi aveva capito e me ne accorsi quando me lo trovai come direttore alla Bmc. Se voleva tirare fuori qualcosa da me, trovava sempre il modo per farmi innervosire.

Dal Grammont a Meerbeke proprio breve non era…

Infatti sul momento presi paura, anche perché dietro la Quick Step di Boonen avrebbe potuto organizzarsi per venirmi a prendere. Per fortuna mi ritrovai con Leif Hoste, che pedalava bene. Da parte mia, sapevo che in volata potevo batterlo e per questo nelle foto sono sempre davanti, mentre lui un po’ si risparmiava. E alla fine batterlo non è stato facile come pensavo, perché dopo 259 chilometri le forze si livellano. Quando lui è partito sono stato bravo a non demoralizzarmi. E così il giorno di Pasqua del 2007 ho vinto il Giro delle Fiandre. Non fu come al mondiale, in cui impiegai un po’ per capire. Quando passai per primo la riga, mi resi conto che dal quel giorno la mia vita sarebbe cambiata.

Vincesti il Fiandre stando male o alla fine le sensazioni tornarono giuste?

Una spiegazione me la sono data. A me piaceva mangiare tanto prima delle grandi corse. Ho sempre avuto paura della crisi di fame, così mi riempivo lo stomaco e nei primi chilometri ero sempre ingolfato. La situazione di solito si sbloccava nei finali di corsa. La sera prima mangiavo anche tre piatti di pasta e poi la pasta tornava anche la mattina della corsa. Ricordo una Sanremo in cui la sera prima mangiai tre piatti di pasta, un piatto di riso, una bistecca e una fetta di crostata. A colazione di solito prendevo prima latte e cereali. Poi la pasta, un panino con la Nutella e alla fine mi preparavo una baguette con Philadelphia e prosciutto che di solito mangiavo sul pullman.

Nel 2011 arriva 12° nell’ultimo Fiandre sul vecchio percorso
Nel 2011 arriva 12° nell’ultimo Fiandre sul vecchio percorso
Meglio il percorso di allora o quello di adesso?

Il percorso attuale è stato disegnato per il pubblico, per permettergli di vedere tre volte i corridori senza spostarsi. Piano piano sta entrando nel gusto e nei discorsi, però l’altro secondo me era meglio. Il passaggio sul Muur con le ali di folla e la cappella sulla cima erano un momento troppo bello. Del percorso di adesso non mi piacciono quegli ultimi 8 chilometri di pianura con il vento contrario. Qualcuno come Sagan e Bettiol è riuscito ad arrivare da solo, ma quel tratto favorisce gli inseguitori.

Quando nel 2012 arrivasti terzo dietro Boonen e Pozzato, il percorso era già quello nuovo, giusto?

Era il primo anno, ma siccome era morto mio suocero non ero riuscito ad andare su per la ricognizione. Ignoravo come fosse fatto il finale. Di quel giorno mi resta ancora il dubbio della tattica di Pippo. Rinunciò a provare e dice ancora oggi di essere stato convinto di poter battere Boonen in volata. Boonen che la settimana prima aveva vinto in volata la Gand-Wevelgem, mentre lui era finito nono.

Che cosa significa per la gente di lassù incontrare Ballan?

Si entra in una dimensione superiore. Mi riconoscono anche quando sono in giro vestito con abiti civili. Ancora oggi mi arrivano a casa cartoline da firmare. In Belgio per una vittoria come quella ti fanno sentire importante.

Nel 2012, 3° dietro Boonen e Pozzato: «Non capii la tattica di PIppo»
Nel 2012, 3° dietro Boonen e Pozzato: «Non capii la tattica di PIppo»
Ti ricordi con quale rapporto scattasti sul Muur?

Di sicuro non c’erano quelli di oggi, al massimo avevo il 25, per cui andai via quasi sicuramente con il 36×25. Rispetto a oggi erano diverse anche le ruote. Ricordo che corsi con cerchi bassi in alluminio e tubolari Vittoria da 25, quelli con la spalla verde e al centro la riga nera. Oggi usano i cerchi ad alto profilo in carbonio, da 40 o da 50.

Altre bici…

I telai erano in carbonio, non troppo diversi da quelli di adesso. E cambiata però l’aerodinamica, per il disegno dei tubi e il fatto che non ci siano più i cavi fuori. Ho ancora a casa quella bici e negli ultimi anni non c’è stato il cambiamento radicale che invece si ebbe negli anni del passaggio dai telai in metallo a quelli in fibra.

Oggi ci sono anche i freni a disco.

E io ero uno di quelli sfavorevoli, anche le vecchie bici frenavano bene. Ho sempre pensato che non ci fosse bisogno di introdurli. Poi li ho usati e ho capito la differenza tornando a quelli tradizionali. Andai a fare un sopralluogo sul Mortirolo e arrivato in cima, mi buttai giù in discesa. Mi accorsi della differenza di frenata alla prima curva. Andai per staccare e finii di sotto, perché usando i freni a disco, avevo preso l’abitudine di staccare all’ultimo…

La sera del Fiandre dormisti in Belgio oppure rientrasti a casa?

Dormimmo su e facemmo festa con la squadra. Eravamo in hotel da Luc, al Park Hotel di Courtrai. E il giorno dopo presi l’aereo per tornare a casa. Ad aspettarmi non c’era nessuno, era mattina presto di Pasquetta, immagino che avessero altro da fare.

Ci vediamo domani alla partenza?

La Rai ha preferito non mandare nessuno per evitare il rischio di quarantene al rientro. Faremo il commento da Milano. Lavorerò il giorno di Pasqua e anche stavolta sarò a casa per Pasquetta. Se volete un consiglio da vecchio vincitore del Fiandre, copritevi bene. Mi hanno mandato le previsioni per domani. Sei gradi e vento teso. Sarà un Fiandre d’autore…