Sangalli, dal Nord garanzie solide dalle sue azzurre

28.04.2023
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Quasi come un lampo, la prima parte di stagione del ciclismo femminile è volata via ed è già in archivio. All’orizzonte c’è una lunga sequela di giri a tappe che daranno altri spunti e indicazioni. Col cittì Paolo Sangalli abbiamo tracciato un bilancio sulla campagna del Nord delle nostre ragazze, tra elite e junior.

Quella di quest’anno non è stata sicuramente la grande primavera del 2022, ma dietro ci sono in maniera altrettanto certa più motivazioni che giustificazioni. Alla luce di tutto sono mancate alcune vittorie, non però risultati e prestazioni. E questo il tecnico azzurro, oltre che sul proprio profilo instagram, lo ha sempre riconosciuto a tu per tu con le sue atlete.

La nazionale junior schierata da Sangalli alla Omloop Van Borsele in Olanda (foto instagram)
La nazionale junior schierata da Sangalli alla Omloop Van Borsele in Olanda (foto instagram)
Paolo iniziamo dalle juniores, per le quali volevi che facessero innanzitutto esperienza estera. Come sono andate?

Sono molto contento di loro. In Belgio e Olanda hanno toccato con mano cosa significa correre lassù. Quest’anno ho voluto fortemente che cambiassero alcuni regolamenti in modo che anche un nostro team potesse partecipare. La BFT-Burzoni è venuta alla Gand-Wevelgem mentre la Valcar Travel&Service era presente alla recente Omloop Van Borsele. Direi che il loro contributo lo hanno dato ai fini della nazionale stessa. Dopo la Gand eravamo settimi nel ranking, ora invece siamo secondi. Tenete conto che le prime cinque nazioni della Nations Cup possono portare cinque atlete al mondiale, quindi una in più rispetto alle altre. E questo cambia tanto. Fra una settimana saremo al Tour du Gevaudan Occitanie con nazionale e BFT-Burzoni ed è l’ultima prova valida prima di Glasgow. Dobbiamo solo completare l’opera mantenendo o migliorando il nostro punteggio.

A livello individuale cosa puoi dirci?

Ho avuto buone risposte da tutte le ragazze. Venturelli è in crescita. Ha fatto seconda sia alla crono sia nella generale della Van Borsele tra le due britanniche Sharp e Ferguson. Iaccarino ha collezionato piazzamenti. Quarta alla Gand, poi terza e quinta di tappa in Olanda. Anzi, è stata pure sfortunata. Nella crono inaugurale dopo una svolta a destra si è trovata davanti a sé un camion che procedeva occupando tutta le sede stradale per tanti metri. Mai visto una cosa del genere. Ha perso comodamente trenta secondi e magari poteva piazzarsi anche lì. Hanno corso bene anche Baima e La Bella ma anche loro non sono state troppo fortunate con una serie di cadute. Anita (Baima, ndr) che aveva fatto ottava alla Gand, si è rotta una clavicola. Peccato ma so che tornerà presto in forma.

Venturelli ha corso la Van Borsele con la Valcar chiudendo al secondo posto nella generale (foto Ossola)
Venturelli ha corso la Van Borsele con la Valcar chiudendo al secondo posto nella generale (foto Ossola)
Passando alle elite invece come valuti questo periodo delle classiche?

In tutte le gare le ragazze sono state protagoniste e ben presenti negli ordini d’arrivo. Al netto di tante considerazioni, mi ritengo molto soddisfatto. Finora è stata una stagione un po’ falsata da varie defezioni o stati di forma che hanno stravolto le dinamiche di gara. Se in corsa ti mancano elementi come Longo Borghini o Van Dijk e la stessa Van Vleuten non è quella che siamo abituati a vedere, è ovvio che la gara può prendere una certa piega più facilmente. Sia chiaro, il valore di una corazzata come la SD-Worx non si discute perché sarebbe ingrato dire il contrario, ma possiamo dire che quest’anno i team rivali hanno pagato più del dovuto alcuni intoppi.

Come hai viste le tue ragazze specialmente nell’ultimo mese?

Una bella vittoria è senza dubbio quella di Persico al Brabante. Ha battuto in volata la dominatrice Vollering e credo che questo significhi qualcosa. Si vede che Silvia ha imparato la lezione del Fiandre. Longo Borghini è una garanzia, ormai non so più come definirla (sorride, ndr). Dopo un mese ferma per covid è rientrata facendo subito risultati. Peccato per il secondo posto alla Liegi ma a me ha entusiasmato il terzo al Fiandre. Dopo che aveva tirato tutto il giorno, senza risparmiarsi, ha avuto la forza di fare quel tipo di sprint. Per le altre posso andare un po’ in ordine sparso?

La vittoria di Persico su Vollering ha avuto un grande significato per Sangalli
La vittoria di Persico su Vollering ha avuto un grande significato per Sangalli
Certo, prego…

Un’altra costante è Paladin. Ha fatto bella figura ovunque. Il suo quinto posto all’Amstel meritava qualcosa in più dopo che aveva fatto una bella azione solitaria nel finale. Sono di parte, certo e ci mancherebbe altro, ma forse le sue compagne potevano fare qualcosa in più per proteggerla poco prima del Cauberg. Alla Roubaix davanti c’erano Tomasi e Ragusa. Laura è stata brava ma sfortunata nel cadere in uno degli ultimi settori altrimenti poteva arrivare col gruppetto di testa. Katia finalmente è stata ripagata di tutto il lavoro fatto. E’ un’atleta generosa ed ha avuto del coraggio andando in fuga da lontano. Non ha mollato e ha centrato un grande secondo posto. Sono contento per lei.

Andiamo pure avanti.

Una menzione la faccio volentieri per entrambe le sorelle Fidanza. Martina ha vinto a Mouscron grazie alla volata tirata da Arianna. Anche Gasparrini e Bastianelli, che ha vinto Le Samyn, hanno fatto molto bene. Uguale Consonni per i suoi podi e Bertizzolo, che ha avuto diversi problemi fisici. Sono contento di Barale e Ciabocco che non hanno sfigurato in generale. Mi dispiace per l’infortunio di Guazzini perché penso che avrebbe potuto ottenere qualcosa di importante. Barbieri ha corso poco, ma era impegnata con la Nations Cup in pista. Poi non posso dimenticare di tre ragazze come Sanguineti, Guarischi e Cecchini. Loro non compaiono in cima agli ordini d’arrivo ma prima svolgono sempre un lavoro encomiabile per le loro capitane.

Sangalli sorpreso del veloce ambientamento di Realini ai vertici delle gare WT
Sangalli sorpreso del veloce ambientamento di Realini ai vertici delle gare WT
Che impressione ti ha fatto Realini?

Gaia è stata davvero una sorpresa in positivo. Il terzo posto alla Freccia Vallone e il settimo alla Liegi sono davvero tanta roba. Quest’ultimo piazzamento per me vale di più di quello che dice la classifica. Conoscevo Realini ma non mi aspettavo che andasse subito così forte e che corresse come una che ha più esperienza. Merito suo e merito della Trek-Segafredo, dove si vede che è seguita molto bene. Questa sua crescita è un’ottima risposta in prospettiva Tour de l’Avenir ed anche mondiale 2024, visto che dicono che a Zurigo ci sarà un percorso molto duro.

Facciamo gli ultimi due nomi. Il primo è Balsamo.

Non è stata la stessa primavera per Elisa. Non tutte le stagioni sono uguali e direi che sta facendo un suo programma. Elisa ha fatto seconda a De Panne, poi è caduta alla Gand. Anche lei ha disputato la Nations Cup ed ha risentito in squadra di assenze come Longo Borghini e Van Dijk, come dicevo prima. Con Balsamo abbiamo un obiettivo ben preciso ed è quello iridato di Glasgow ad agosto. Sta lavorando per arrivare al top in quel periodo.

Il secondo è Cavalli.

Neppure Marta ha avuto lo stesso aprile dell’anno scorso e anche lei, seppur con obiettivi diversi, sta facendo un proprio percorso. Ci vuole più tempo e pazienza. Sta recuperando bene e con la calma necessaria. Ha subito un trauma importante e solo l’opinione pubblica pensava che dovesse essere già là davanti in testa al gruppo a fare risultato. Mi sento spesso con lei e capisco che è ancora una questione mentale per sentirsi sicura in gruppo. I dati che ho visto parlano di una atleta in forze, da corridori di vertice. Ha fatto una buona Liegi. Come dicevo a lei, vedrete che da un giorno all’altro le passerà questo timore. Ora iniziano le gare a tappe dove si corre in un altro modo e lei potrebbe già farsi vedere un po’ di più. Noi la aspettiamo senza fretta.

Mondiale donne, Sangalli: «Perfetto per Balsamo»

12.04.2023
6 min
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I due giorni del sopralluogo sui percorsi del mondiale di Glasgow hanno dato le prime indicazioni ai tecnici azzurri. Quelle di Bennati le abbiamo sentite la settimana scorsa, ieri abbiamo parlato con Amadori, mentre ora tocca a Paolo Sangalli darci il suo parere.

Il cittì della nazionale femminile dovrà guidare le proprie atlete su due prove in linea. Prima le juniores sabato 5 agosto, che faranno 5 giri del circuito cittadino per un totale di 70,5 chilometri. Domenica 13 invece toccherà alle elite. Per loro partenza da Balloch (sulle rive di Loch Lomond) e tratto in linea prima di entrare a Glasgow, dove faranno 6 giri del circuito per un totale di 155 chilometri.

Paolo com’è il percorso subito dopo il via?

Partiremo da questa cittadina sul lago, le cui strade attorno sono piuttosto larghe, con qualche “mangia e bevi”, ma con un fondo stradale non perfetto. Immagino, e lo spero, che le metteranno a posto nei giorni precedenti la gara. Dopo circa una trentina di chilometri affronteremo una salita. Si arriva a Fintry e si prende una stradina stretta che porta in cima ai rilievi di un’area naturale (il Parco Naturale di Loch Lomond e delle Trossachs Mountains, ndr). Dopo lo scollinamento si va verso Lennoxtown e da lì si fa rotta verso Glasgow senza altre difficoltà altimetriche. In tutto saranno una sessantina di chilometri.

Come sono salita e discesa?

Non sono difficili, in pratica sono dei lunghi falsopiani. Giusto per dare dei riferimenti: la salita è lunga 5,4 chilometri al 4 per cento di media, la discesa invece misura 5,2 chilometri e va giù al 5 per cento. Non credo che questo Gpm possa dare problemi alle atlete anche se si pedala senza piante. Se dovesse esserci brutto tempo o peggio ancora il vento, allora potrebbe succedere qualcosa, ma prima di entrare nel circuito c’è tutto il tempo per recuperare.

Perché poi nel tracciato di Glasgow sarebbe più complicato ricucire un eventuale svantaggio?

Quello è un circuito da posizione. Stare davanti sarà fondamentale. Ve lo ha già detto Daniele (Bennati, il cittì maschile, ndr), ci sono 42 curve in 14 chilometri. Ci sono punti in cui, se c’è qualche secondo di margine, non riesci più a vedere la testa della corsa. Il rettilineo più lungo è 800 metri. Se si resta dietro per troppo tempo, poi si soffrirà a forza di rilanciare e nel finale potresti pagare questo sforzo psico-fisico. Questa idea ce l’avranno tutte le altre nazionali e sarà una bella battaglia. Però noi italiane, e non lo dico perché ne sono il tecnico, siamo tra le più brave a mantenere le posizioni nella prima parte del gruppo.

Che riferimenti hai preso?

Di base il circuito ricalca quello dell’europeo del 2018, ma all’epoca ricordo che si arrivava dentro ad un parco verde. Stavolta l’arrivo è ancora più lineare e più da velocista. A 3 chilometri dal traguardo c’è l’ultimo strappetto (quello di Montrose Street, ndr) che lo si prende da una curva. Poi gli ultimi mille metri sono rapidi. Si affrontano due curve a sinistra intervallate da due rettilinei, il secondo dei quali è circa mezzo chilometro. Fino ai 400 metri la strada scende leggermente e poi spiana fino alla linea d’arrivo. Ma mi sono segnato anche dell’altro.

Donne. Partenza da Loch Lomond, trasferimento di circa 60 chilometri, e ingresso nel circuito di Glasgow
Donne. Partenza da Loch Lomond, trasferimento di circa 60 chilometri, e ingresso nel circuito di Glasgow
Cosa?

Intanto bisognerà capire dove metteranno le transenne. Se dovessero fare un mezzo barrage, si rischia di non poter passare per dare supporto alle atlete. Mi sono anche appuntato i posti per i rifornimenti, che saranno importanti. Poi c’è il solito grande limite delle radio. Tutti i corridori le utilizzano durante la stagione, ma a mondiali ed europei sono vietate. Faccio molta fatica a comprendere questa decisione. Ma lo dico per una questione di sicurezza. In circuito, specialmente in uno con così tante curve, rischi di entrare forte in una di queste e trovarti una grossa caduta dietro l’angolo finendoci sopra. Contesto questa scelta proprio perché è illogica.

L’Italia di Paolo Sangalli come correrà? Per una ruota veloce o per un colpo di mano?

Sapete che io non voglio nascondermi. La mia idea è quella di partire con Balsamo come leader, ma è ovvio che ci voglia una alternativa. Sia come velocista, sia come finisseur. Abbiamo ragazze forti allo sprint come Consonni o Barbieri che possono andare bene in un circuito così. Ma abbiamo anche una ragazza come Longo Borghini che non si discute mai, né per la sua partecipazione né per la grande gara o grande lavoro che farebbe. Lei ha nelle sue corde la possibilità di vincere su un percorso del genere.

Che tipo di corsa potrebbe saltare fuori?

Naturalmente se dovesse piovere, tutto ciò che abbiamo detto finora verrebbe amplificato. Per me sarà un mondiale che verrà corso come una classica del Nord. E a quel punto penso anche ad altri nomi. Cecchini, Guarischi, Confalonieri, Persico, Bertizzolo e tante altre. Tutte ragazze che sono importantissime nelle proprie squadre in gare di quel livello. Conterà vedere con che condizione psico-fisica arriveranno al mondiale dopo un Tour Femmes che avrà creato stress. In ogni caso credo che siamo ben attrezzati ad ogni evenienza.

Sulle giovani il discorso è lo stesso o cambia tanto?

Partendo dalle U23, Gasparrini è un’atleta che ha le caratteristiche giuste per questo mondiale. Se dimostrerà di andare forte potrebbe fare la sua corsa all’interno della corsa stessa. Però noi vogliamo vincere il titolo elite e se lei dovesse tornare utile per fare un determinato lavoro allora potrebbe essere sacrificata. Questo lo decideremo molto più avanti. Per quanto riguarda le juniores invece ci vogliono ragazze potenti, veloci, scattanti e chi recupera meglio da uno sforzo all’altro. A Glasgow, Venturelli può arrivare da sola ma abbiamo anche le velociste. Devo solo capire come si comporteranno nei prossimi appuntamenti con la nazionale. Se ne sono già accorte alla Gand a fine marzo il livello che incontreranno.

Roubaix, recon e compagne. La vigilia sul pavè di Yaya

07.04.2023
5 min
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Il conto alla rovescia per la terza edizione della Parigi-Roubaix Femmes sta per esaurirsi. Domani a quest’ora la staremo analizzando sotto altri punti di vista vedendo se saranno emersi spunti ulteriori rispetto alla nostra chiacchierata con Ilaria Sanguineti.

Che sia una gara che ti faccia sobbalzare prima per il pathos e poi sulla sella è fuori discussione. E che la Roubaix femminile sia un affare della Trek-Segafredo è altrettanto vero, lo dice la storia delle altre due edizioni. Nel 2021 la cavalcata solitaria di Lizzie Deignan completata dal terzo posto di Longo Borghini, trionfatrice poi l’anno scorso ed affiancata da Brand sul terzo gradino del podio. In hotel a Valenciennes, dove fa casa-base il team statunitense, forse stanno facendo gli scongiuri (o forse no) ma l’atmosfera è sotto controllo come sempre.

Il lavoro di Sanguineti sarà quello di portare e tenere davanti le compagne nei settori di pavè più complicati
Il lavoro di Sanguineti sarà quello di portare e tenere davanti le compagne nei settori di pavè più complicati

Tattiche e fango

Durante il collegamento della conferenza stampa virtuale, Longo Borghini ha ribadito quanto la Roubaix sia una corsa in cui bisogna avere più piani di riserva. E di sicuro Ina Yoko Teutenberg, diesse della Trek-Segafredo, ne avrà studiati ancora di più.

«Questa è una corsa diversa dalle altre – ha spiegato l’ossolana reduce dalla terza piazza ottenuta al Fiandre dopo una lunga assenza per covid – che possono vincere tante atlete. Penso alla nostra Brand che può fare una grande corsa, così come quest’anno sarà un’altra corsa per Elisa (Balsamo, ndr). Credo che il tratto di Mons en Pévèle possa risultare decisivo e particolarmente sporco. Potremmo trovare molto fango, considerate anche le previsioni.

«L’organizzazione di questa corsa migliora ogni anno – ha proseguito – e personalmente sono d’accordo di non inserire la Foresta di Arenberg. E’ troppo vicina alla nostra partenza e creerebbe un inutile caos. Kopecky? Se mi chiedete se è lei la avversaria numero uno vi rispondo di sì. E’ in una forma brillante ma alla Roubaix le cose cambiano rapidamente. Ovvio che terremo in considerazione lei e altre ragazze».

Per Longo Borghini, campionessa uscente, alla Roubaix ci vogliono più piani di riserva. Uno potrebbe essere Balsamo
Per Longo Borghini, campionessa uscente, alla Roubaix ci vogliono più piani di riserva. Uno potrebbe essere Balsamo

Le parole di Yaya

La ricognizione di mercoledì ci ha spinto a tastare il polso con Sanguineti che, dopo due “fuori tempo massimo” sul pavè francese, parte con idee ben chiare in mente. Senza accantonare la sua solita estroversione.

Com’è andato il sopralluogo?

Bene, c’era una giornata con buone condizioni meteo. E bene perché io solitamente non sono troppo amante delle recon. Diciamo però che prima di Fiandre e Roubaix servono parecchio. Poi fare una recon con un’atleta come Elisa (Longo Borghini, ndr) che ha vinto entrambe le gare, la vivi molto meglio perché sa darti tante indicazioni e consigli. Naturalmente sappiamo che in gara cambierà tutto. Un conto è fare una parte del percorso con cinque compagne e vedere dove è meglio passare. Un conto è fare quello stesso tratto in cinquanta o cento corridori.

Avete provato qualcosa di specifico?

E’ stato un modo per studiare e ripassare i punti più delicati, come le curve sconnesse in alcuni tratti. Abbiamo affrontato 13 dei 17 settori di pavè, alcuni fatti a blocco. Personalmente preferisco farli allegri o forte perché altrimenti allunghi solo la sofferenza (ride, ndr). Siamo state attente alla pressione da tenere con i copertoncini. Ma anche quella potrebbe cambiare quando vedremo che tempo farà domattina. Non dovrei usare guanti speciali per prevenire piaghe e vesciche alle mani. Mercoledì ho usato un po’ di cerotti sulle dita e via andare (sorride, ndr).

Lucinda Brand, terza alla Roubaix 2022, grazie alle sue doti da ciclocrossista può puntare alla vittoria
Lucinda Brand, terza alla Roubaix 2022, grazie alle sue doti da ciclocrossista può puntare alla vittoria
A proposito di ricognizione, hai avuto modo di sentire la tua amica Guazzini?

Sì, certo, anche perché è nel nostro stesso hotel. Ho subito mandato un messaggio a Vittoria e poi l’ho chiamata. Mi ha detto che ha preso un ostacolo ed è caduta, ma in realtà abbiamo parlato poco di ciclismo e di quell’incidente. L’ho sentita abbastanza di buon umore, per quanto lo si possa essere dopo un infortunio del genere. Però la “Vitto” ha del carattere e so che tornerà presto in bici.

Tu invece come arrivi a questa Roubaix?

Ho fatto anche le altre due e stavolta le sensazioni sono buone. Più morale che fisico. Quest’anno ho più motivazione, mi sento più sul pezzo. Voglio aiutare le mie compagne a portarle davanti o tenercele. Abbiamo più di una punta. Naturalmente la Trek-Segafredo ci tiene tanto a questa corsa avendo vinto le passate edizioni però partiamo come se non avessimo nulla da perdere. Non ci sentiamo avvantaggiate. Non guarderemo le altre formazioni ma noi stesse. Ha ragione Elisa (Longo Borghini, ndr) quando mi diceva che la Roubaix non è mai finita finché non tagli il traguardo.

Yaya e Barzi. Sanguineti ha il compito di pilotare Balsamo in volata o in gare dure come la Roubaix
Yaya e Barzi. Sanguineti ha il compito di pilotare Balsamo in volata o in gare dure come la Roubaix
L’angelo custode Ilaria Sanguineti ha dato qualche consiglio a Balsamo?

Siamo in camera assieme e le ho detto che quest’anno lei non si deve preoccupare di nulla. Se ha sete o fame, all’ammiraglia ci vado io, anzi parto già con lo zainetto (racconta con una battuta riferendosi alla squalifica di Balsamo nel 2022 per prolungato bidon-collè, ndr). Battute a parte, in questi giorni la “Barzi” ed io ci siamo confrontate in allenamento e credo che possa fare una buona corsa.

Dopo Roubaix farai un periodo di stacco?

Non subito. Prima farò la Amstel Gold Race come regalo visto che c’è il 16 aprile, il giorno dopo il mio compleanno. Non è proprio la gara più adatta a me ma mi piace e la corro volentieri. Poi tornerò a casa e inizierò a preparare le altre corse, sperando che arrivi presto il caldo.

Trofeo Binda: Van Anrooij firma il tris della Trek

19.03.2023
4 min
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L’anno scorso ha tirato per Balsamo e la campionessa italiana vinse il Trofeo Binda. Quest’anno Elisa le ha reso il favore coprendo la sua fuga e poi arrivando seconda. Così Shirin Van Anrooij passa sul traguardo da sola, con 23 secondi sulla compagna, che batte in volata Vittoria Guazzini. Sono i numeri di un’altra giornata perfetta della Trek-Segafredo, che sbanca Cittiglio con un’azione della giovane olandese. Mentre si racconta, è lei la più stupita di tutte. Ventuno anni, originaria di Goes, se ne è andata a un giro e mezzo dalla conclusione, circa 25 chilometri, ripetendo l’exploit che due anni fa regalò il Binda a Elisa Longo Borghini. La Longo doveva esserci, ma è stata fermata dal Covid e la squadra ha tenuto alta la bandiera, vincendo la classica varesina per il terzo anno consecutivo.

«Non ci credo neanche io – dice con gli occhi che sprizzano gioia e stupore – sapevo di essere in buona forma, ma dopo la stagione del cross mi sono fermata per due settimane. Ero venuta per aiutare nuovamente Elisa Balsamo, ma mi sentivo super forte, ho attaccato ed è andata bene».

Sola al traguardo con 23 secondi su Balsamo e Guazzini
Sola al traguardo con 23 secondi su Balsamo e Guazzini

Come Van der Poel

Si è accomiatata dal cross vincendo il mondiale U23, poi si è fermata e ha ripreso dalla Danilith Nokere Koerse, al primo anno fra le elite, con un 27° posto onorevole, ma senza poi molto da segnalare. E adesso che le chiedono se la vittoria del Trofeo Binda le farà cambiare idea sul cross, molla lì un concetto su cui evidentemente ragionava da ieri pomeriggio.

«Correre fra le elite è diverso dal farlo fra le U23 – dice – ma per me nulla cambia rispetto al cross. Ho dimostrato che le due discipline possono convivere e non l’ho fatto solo io. Ieri Van der Poel ha vinto la Milano-Sanremo, conferma migliore non poteva esserci. Dico semplicemente di cominciare a credere di più in me stessa per le corse su strada. Sono davvero io la più sbalordita oggi».

Van Anrooij e Van der Poel, entrambi olandesi, entrambi iridati di cross ed entrambi vittoriosi nella prima grande classica di stagione. E’ possibile uno spot migliore?

Van Anrooij ha fatto il vuoto, dietro le compagne fanno ottima guardia
Van Anrooij ha fatto il vuoto, dietro le compagne fanno ottima guardia
Ricordi il momento in cui sei partita?

Era la situazione perfetta. Il gruppo era tutto in fila e dalla radio è arrivato l’input di provarci. Eravamo partite per mettere qualcuno in fuga e giocarci semmai la volata con Elisa Balsamo. Così ho provato io, perché ho sentito che avevo ancora qualcosa da dare. E poi poco dopo l’attacco è arrivata la discesa e con la guida che ho sviluppato nel cross, ho preso vantaggio anche lì. Tutti mi dicevano che dovevo insistere, che dietro ero coperta e a quel punto ho smesso di pensare.

Non ti sei voltata quasi mai…

E’ stata un’azione fra adrenalina e buone gambe. Nella salita dell’ultimo giro sapevo di avere un buon margine, ma non so cosa sia successo dietro. Ho fatto la mia lunga crono e probabilmente il fatto che oltre a Elisa ci fosse dietro Wiebes ha scoraggiato le altre dall’insistere a fondo. E’ stato lo scenario perfetto.

Di nuovo Realini

Nella giornata perfetta della Trek-Segafredo c’è stato spazio anche per Gaia Realini, che prima dell’attacco di Van Anrooij ha selezionato il gruppo in salita con tirate notevoli. E prima di lei si è vista anche Eleonora Ciabocco, di cui il cittì Sangalli ha apprezzato l’attitudine per le corse di alto livello.

«Gaia ha tirato molto forte – dice Van Anrooij – ha fatto davvero un grande lavoro. E io ho fatto il resto, ma non mi aspettavo un inizio di stagione come questo. Volevo sfruttare queste corse per preparare al meglio gli appuntamenti del Nord, invece ho scoperto di avere una forma superiore. Spero di mantenerla per un po’. Adesso comincia una parte decisiva di questa stagione…».

Guarischi e Sanguineti, ultime ruote a confronto

26.02.2023
8 min
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Fra poche ore saranno avversarie sulle strade della Omloop van het Hageland poco distante da Leuven con le loro nuove rispettive squadre. Barbara Guarischi e Ilaria Sanguineti sono state volute da SD-Worx e Trek-Segafredo per la loro capacità di interpretare il ruolo di lead-out. E diventare quindi le migliori ultime ruote per Lorena Wiebes ed Elisa Balsamo.

Barbara e Ilaria, o se preferite “Baby” e “Yaya”, sono amiche e si conoscono bene. La scorsa estate la prima ha vinto la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo grazie alla volata tirata dalla seconda. Sfruttando la loro simpatia e la loro loquacità, andiamo subito a sentire cosa ci hanno detto in questa intervista doppia dopo le prime gare disputate (e vinte) con le loro capitane.

Intesa perfetta. Sanguineti lancia Guarischi che vince l’oro ai Giochi del Mediterraneo 2022 (foto Coni)
Intesa perfetta. Sanguineti lancia Guarischi che vince l’oro ai Giochi del Mediterraneo 2022 (foto Coni)
Due qualità che servono per fare il lead out e perché lo fai?

GUARISCHI: «Intelligenza, che comprende avere occhio, prendere posizione e capire che tipo di volata è. Poi responsabilità o sangue freddo per prendere le giuste decisioni. Mi sono ritrovata ad essere pesce-pilota perché è la cosa che mi riesce meglio e perché ci sono ragazze più veloci di me».

SANGUINETI: «Bisogna saper pensare per due. Dove passo io, deve passare anche la mia velocista. Ed anch’io dico sangue freddo. Penso di essere una ragazza altruista. Tiro le volate perché mi sento più felice a fare così che a vincerle io».

Treno ok. Guarischi e la sua SD Worx festeggiano la vittoria di Wiebes nella seconda tappa del UAE Tour
Treno ok. Guarischi e la sua SD Worx festeggiano la vittoria di Wiebes nella seconda tappa del UAE Tour
Un lead out è un velocista mancato oppure si nasce per quel ruolo?

GUARISCHI: «Credo che si nasca velocista e si diventi ultima ruota per necessità. Anche perché non è facile organizzare un treno. Tuttavia per quello che mi riguarda resta la voglia di giocarsi le proprie carte in volata quando c’è la possibilità.»

SANGUINETI: «Entrambe le cose secondo me. Se non sei un velocista, non puoi sapere come si deve muovere un lead out».

Qual è la cosa più facile e quella più difficile nel fare da lead out a Lorena/Elisa?

GUARISCHI: «La più facile è che Lorena si è fidata subito di me. Non perde mai la mia ruota. Di difficile invece nulla per il momento. Al UAE Tour eravamo solo in tre a gestire il suo treno ma siamo riuscite a vincere una tappa e fare un secondo ed un terzo posto».

SANGUINETI: «La più facile è che non dobbiamo dirci nulla, ci facciamo solo cenni con la testa. La più difficile forse è convincere Elisa che sta bene anche quando dice il contrario. E convincerla che è nel posto giusto nel treno. Nel complesso rispetto a quando eravamo in Valcar non ho notato nessuna differenza. O meglio, lei è ancora più forte».

Sanguineti sullo sfondo esulta per la vittoria di Balsamo a Valencia. Hanno ricominciato come si erano lasciate nel 2021 al Women’s Tour.
Sanguineti sullo sfondo esulta per la vittoria di Balsamo a Valencia. Hanno ricominciato come si erano lasciate nel 2021 al Women’s Tour.
Che volata vuole Lorena/Elisa? Usa parole particolari nei momenti clou?

GUARISCHI: «Lorena vuole uno sprint fuori dal caos con una velocità che si alza in modo crescente e costante, cercando di occupare sempre una parte della strada fin da subito. Ho già visto che non dice nulla e che parla solo se c’è qualcosa che non va. E allora a quel punto poi parlo io con le altre dicendo cosa fare».

SANGUINETI: «Dipende da com’è il finale, l’ho capito col passare del tempo. Se c’è un arrivo piuttosto dritto, vuole una volata impostata per sorprendere le avversarie. Se invece l’arrivo è tecnico, vuole il rischiare il giusto. Elisa parla solo quando mi sta perdendo la ruota. Lei dice “Yaya” e io so già tutto quello che devo fare».

La spedizione azzurra al Mediterraneo 2022. Guarischi e Sanguineti sanno fare gruppo
La spedizione azzurra al Mediterraneo 2022. Guarischi e Sanguineti sanno fare gruppo
A chi ti ispiri nel fare questo ruolo?

GUARISCHI: «Tra gli uomini Morkov, ma ho sempre preso spunto da Tiffany Cromwell. Lei adesso ha un po’ cambiato le sue caratteristiche, ma quando eravamo assieme alla Canyon-Sram era lei che mi tirava le volate. Mi è sempre piaciuta per la sua intelligenza che usava nel pilotarmi».

SANGUINETI: «Nessuno in particolare. Anzi, devo dirvi che quando guardo le gare in televisione non faccio mai caso al lead out. Guardo la volata semplicemente».

Che caratteristica ruberesti all’altra e che qualità atletica ammiri in lei?

GUARISCHI: «Yaya ed io siamo molto simili però lei è più scalatrice di me. Mi piace la sua “cattiveria” nell’affrontare le salite o gli strappi. Diciamo che le ruberei più “fibre rosse” (sorride, ndr)».

SANGUINETI: «Vorrei la sua capacità di tenere molto bene le posizioni in gruppo. Barbara più giù della ventesima non ci va mai. A livello atletico è ben definita, una statua».

Tre aggettivi per descrivere l’altra ed un particolare del suo carattere che apprezzi.

GUARISCHI: «Il primo che dico è pazza (risata, ndr). Poi aggiungo limatrice e generosa. Di lei mi piace il suo essere sempre sorridente e saper fare gruppo. Credo che anche questi aspetti ci accomunino».

SANGUINETI: «Attenzione che potrei toccare tasti dolenti, ma non lo faccio perché poi si offende. Quindi dico che è permalosa (ride anche lei, ndr), spericolata e soprattutto carismatica. Apprezzo che è una persona divertente. E’ un’ottima compagna di camera».

Come si batte il treno della squadra della Trek-Segafredo/SD Worx?

GUARISCHI: «Non l’ho ancora visto, ma onestamente non mi pongo questa domanda né per il loro treno né per quello di un’altra formazione. Il mio obiettivo è quello di far funzionare al meglio i nostri vagoni».

SANGUINETI: «Non ne ho idea, voglio scoprirlo nelle prossime gare. Al UAE Tour ho lavorato molto per Elisa e Gaia (Longo Borghini e Realini, ndr). Solo nell’ultima tappa abbiamo deciso nel finale con Slongo di buttarmi nella volata, ma non ho fatto attenzione a come era organizzata la SD-Worx».

Fra voi due chi è più forte in volata?

GUARISCHI: «Beh, sono più forte io (sorride, ndr)… ma siamo entrambe perdenti in una volata con altre velociste!».

SANGUINETI: «Ha ragione Barbara. Lei è più velocista di me».

Come e dove si affina la sintonia con la propria velocista?

GUARISCHI: «Conosco Lorena da poco, ma siamo sempre state in camera assieme negli ultimi tre mesi ed abbiamo approfondito la conoscenza. In pratica ho visto più lei di mia madre. Credo che il fuori-gara faccia tanto per fidarsi. Poi contano anche le piccole cose più in gara che in allenamento».

SANGUINETI: «Elisa ed io abbiamo la fortuna di essere amiche da tanto tempo, quindi c’è una fiducia vera a livello personale. Abitando molto distanti tra noi, la nostra armonia la perfezioniamo di gara in gara. Per dire, a Valencia sorridevamo assieme più che per la sua vittoria, quanto per il mio quarto posto finale ottenuto sullo slancio della tirata».

Pensavi di poter vincere così presto con Lorena/Elisa?

GUARISCHI: «Speravamo e volevamo vincere tutte e tre le tappe per velociste negli Emirati. Siamo andate là per creare sintonia e trovare una giusta misura. Onestamente me lo aspettavo di fare subito risultato».

SANGUINETI: «Sì, perché ci credevo tanto. Ero certa che le avrei tirato una volata perfetta. Avevo voglia di far vedere che eravamo tornate. Ci eravamo lasciate nel 2021 che Elisa aveva vinto l’ultima gara dell’anno con uno sprint che le avevo tirato al Women’s Tour con la maglia iridata appena conquistata. E ci siamo ripresentate alla Volta Valenciana allo stesso modo»

Quando ti sposti poi guardi sempre la volata?

GUARISCHI: «Dipende da come arrivo nel finale. Se sono distrutta non guardo nulla. Se invece la trenata è andata bene, allora tengo gli occhi sullo sprint. Perché se va tutto bene spesso si vince».

SANGUINETI: «Io guardo sempre la volata. Se poi so, come a Valencia con Elisa o al Mediterraneo proprio con Barbara, che la vinciamo allora me la godo tutta. Praticamente i miei occhi diventano telecamere fisse».

Barbara e Ilaria sono state spesso compagne di camera durante le gare con la nazionale
Barbara e Ilaria sono state spesso compagne di camera durante le gare con la nazionale
Nelle prossime volate in cui sarete fianco a fianco con i vostri treni, come ti comporterai con l’altra? Farete a spallate?

SANGUINETI: «C’è tanto rispetto fra di noi. Credo che forse qualche spallata senza cattiveria possa scapparci. Ma sì Baby, delle dolci spallate (ride, ndr)».

GUARISCHI: «Macché spallate. Ci rispettiamo a vicenda. Sappiamo quello che stiamo facendo e che siamo lì per lavorare, anche per cercare di vincere. Non ci saranno grandi problemi e mai ce ne sono stati. Insomma Yaya, niente spallate e solo abbracci (sorride, ndr)».

Balsamo e la pista, storia di un amore profondo

09.02.2023
5 min
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MONTICHIARI – Dicono che il primo amore non si scorda mai. Forse è una frase un po’ inflazionata però chi corre in pista lo fa per un rapporto profondo con questa disciplina. Oggi pomeriggio a Grenchen il quartetto azzurro femminile si gioca l’accesso alla finale dell’europeo e fra loro c’è Elisa Balsamo, una che ha la pista nel cuore e dove ha vinto tanto.

Ogni volta che ci capita di vedere da vicino la nazionale di Villa in un velodromo non possiamo fare a meno di constatare come gli atleti siano più rilassati rispetto al proprio club. Certo, non manca la tensione per l’evento da preparare, ma per molti di loro è come se fossero in una sorta di comfort zone in cui produrre prestazioni e risultati. Balsamo respira questa atmosfera fin da quando era esordiente. Per dire, tanto tempo fa nell’ambiente della pista è nato il soprannome “Barzi” che Alzini affibbiò scherzosamente ad Elisa. Ecco quindi che abbiamo voluto fare una chiacchierata con la 24enne cuneese per approfondire questo suo sentimento.

Balsamo in pista ha vinto quattro ori europei tra inseguimento a squadre, americana e omnium
Balsamo in pista ha vinto quattro ori europei tra inseguimento a squadre, americana e omnium
Che rapporto hai con la pista?

E’ una passione che mi porto dietro da parecchi anni. Ho iniziato quando ero piccolina. Mi è sempre piaciuta molto e mi sono sempre divertita molto. Inoltre credo che allenarsi in pista sia funzionale per la strada. Nei giorni scorsi ci siamo ritrovate a Montichiari per preparare gli europei, ma in inverno è bello ritrovarsi in pista con le altre ragazze e poter girare assieme.

Hai detto più volte che la pista non la lascerai mai. Perché?

Come dicevo la pista mi piace tanto e mi diverte. L’adrenalina che dà la pista o quella di un quartetto è completamente diversa da quella che si prova su strada.

Ci sono differenze tra un quartetto e un treno per la volata?

Sì ed è abbastanza grossa. Nell’inseguimento a squadre non si può sbagliare nulla. Bisogna avere la capacità di prendersi le proprie responsabilità. Decidere quanto tirare, ad esempio. E poi pensare come squadra. Questa è la cosa più importante. Perché se un’atleta è forte, ma non pensa alla squadra del quartetto, non arriva da nessuna parte. E’ proprio questo che mi piace. Se riesci a trovare un buon equilibrio con le tue compagne sai che se un giorno tu non stai tanto bene, ci sarà qualcuna di loro pronta ad aiutarti e tirare un po’ di più. Se invece sei tu a stare meglio allora puoi compensare.

Oro. Balsamo tira il quartetto con Guazzini, Fidanza e Consonni al mondiale 2022
Oro. Balsamo tira il quartetto con Guazzini, Fidanza e Consonni al mondiale 2022
Quanto è diversa questa sintonia con le compagne della nazionale e quelle della tua Trek-Segafredo?

L’affiatamento c’è anche nel club in cui corri, però su una gara da 140 chilometri si nota di meno. In pista su 16 giri massimali lo vedi subito, mentre su strada un’atleta può avere un attimo di crisi e può riprendersi. Oppure una riesce a passare la salita e rientrare in discesa. Sono dinamiche diverse, di sicuro una squadra è fatta, sia in pista che su strada, per essere una squadra. Quindi sono tutti importanti.

Dove nasce la perfezione di un quartetto?

Sia all’interno che all’esterno dell’anello. C’è bisogno di tanta fiducia per fare un quartetto e se non c’è si rischia di compromettere tutto. Il bel legame che c’è fra noi ragazze ci aiuta e ci permette di tirare fuori quel qualcosa in più in gara. Parlo del mio caso personale, ma il mondiale 2022 è stato il classico esempio in cui la testa fa la differenza. Arrivavamo tutte da una stagione su strada impegnativa. Io ad ottobre ero stanca, considerando che avevo iniziato a febbraio però il desiderio di poter fare bene anche per le altre mi ha spinto a dare quel famoso qualcosa in più.

Balsamo chiacchiera con Cristian Salvato a Montichiari nella rifinitura pre-europeo
Balsamo chiacchiera con Cristian Salvato a Montichiari nella rifinitura pre-europeo
Pesa più una maglia iridata su strada o una in pista?

Il valore della maglia per me è il medesimo, si è sempre campioni del mondo. Indubbiamente su strada ci sono più occasioni per poterla indossare. All’europeo indosseremo il body arcobaleno e anche nelle prove di Nations Cup a cui parteciperemo. Su strada forse c’è un po’ più pressione però sono certa che quando correremo a Grenchen ce l’avremo comunque, perché il peso della maglia è sempre quello.

Te lo saresti aspettato che la pista avrebbe ricoperto questo ruolo nella tua carriera?

Vi dirò di sì. Quando ero giovane mi vedevo più in pista che in strada. Forse perché in pista servono meno resistenza e più esplosività quindi da giovane riesci a portare a casa più risultati importanti. I primi anni su strada invece sono sempre un po’ traumatici. Ad esempio su pista esiste da tanto tempo il campionato europeo U23 e questo ti aiuta ad introdurti nella categoria. Normale che i risultati migliori siano arrivati prima in pista. Poi ho scoperto che anche su strada potevo togliermi delle belle soddisfazioni.

Alzini, Fidanza e Balsamo mostrano il nuovo body iridato che useranno a Grenchen col quartetto
Alzini, Fidanza e Balsamo mostrano il nuovo body iridato che useranno a Grenchen col quartetto
Cosa direbbe Elisa Balsamo ad una esordiente che magari fa poca pista o niente?

Andare ad allenarsi in pista lo consiglio sempre perché è molto divertente. Ti permette di fare qualcosa con le altre ragazze che su strada non puoi o non riesci a fare perché devi fare attenzione alle auto. In pista si può lavorare sulla tecnica, sulla sensibilità e sulla capacità di conoscere se stessi. Penso che questo sia particolarmente importante. Poi quando si è giovani allenarsi sia funzionale alla attività su strada. Sono cose complementari.

Considerando che ti ha fatto vincere tanto, la pista ha un posto in particolare nella tua scala di valori?

Oddio, secondo me bisogna dare il giusto peso alle cose (ci risponde sorridendo, ndr). Sto dedicando più tempo alla strada e penso che sia normale così. In pista ci torno quando dobbiamo preparare appuntamenti importanti come questo europeo. Il ciclismo è importante ed in questo momento è una parte della mia vita, ma ogni tanto c’è anche di meglio da fare (chiude ridendo senza esitare a scambiare qualche battuta con noi e con le compagne che le passano vicino, ndr)

Villa e il gruppo femminile. Un anno di lavoro e di risultati

04.02.2023
5 min
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MONTICHIARI – Nel parterre del velodromo di Montichiari c’è tanta gente che opera scrupolosamente per il primo appuntamento del 2023 della nazionale della pista. Il cittì Marco Villa si consulta con tutti i tecnici dello staff. Appare sereno anche se ha ancora con qualche dubbio che riguarda il quartetto femminile. Se il rientro dalla Vuelta a San Juan gli ha consegnato buone indicazioni per gli uomini, per le donne può solo beneficiare dei riscontri avuti nei vari ritiri.

Come abbiamo detto ieri, gli europei di Grenchen saranno la prima prova di qualificazione olimpica. Rispetto al passato ci si giocherà tutto in 5 appuntamenti anziché 10 e quindi la rassegna continentale svizzera diventa ancor più importante. Sentiamo quindi cosa ci ha detto Villa nello specifico sul gruppo femminile.

Il cittì Villa deve scegliere chi schierare nel quartetto
Il cittì Villa deve scegliere chi schierare nel quartetto
Marco come sta procedendo l’avvicinamento?

In generale è un po’ anomalo perché sarà la prima gara dell’anno. Le ragazze hanno lavorato bene. Siamo partiti a novembre con i ritiri in Sicilia, poi due a Calpe più i ritiri che hanno fatto con le rispettive squadre. Abbiamo fatto volumi importanti su strada e la specializzazione l’abbiamo svolta qui a Montichiari.

Sono stati consegnati i body iridati alle ragazze del quartetto (in apertura Alzini, Fidanza e Balsamo). Chi lo comporrà?

Non lo so ancora, valuterò in questi giorni. Avrò a disposizione sette ragazze (Alzini, Balsamo, Barbieri, Fidanza, Guazzini, Paternoster e Zanardi, ndr) che faranno tutte le specialità in programma. Ognuna di loro può essere inserita nel quartetto. Giovedì hanno fatto delle prove e un’idea me la sono fatta.

Per quanto riguarda le altre discipline sai già chi schierare?

Sì, in questo caso sono un po’ più sicuro. Zanardi farà la corsa a punti. L’omnium vorrei farlo fare a Barbieri. Questa decisione perché non lo ha fatto al mondiale. Fidanza farà lo scratch. L’eliminazione dovrebbe correrla Paternoster. Per quanto riguarda la madison cambierò. Ai mondiali l’avevano fatta Barbieri e Consonni, mentre in questo caso sceglierò altre due ragazze. Sto pensando a Balsamo, Fidanza o Guazzini per formare la coppia dell’americana. Come ho sempre detto a loro, saranno decisioni basate non solo sullo stato di forma, ma anche su una sorta di turnover rispetto alle gare disputate negli eventi precedenti.

Martina Fidanza con i rilevamenti dell’aerodinamica curata da Luca Oggiano
Martina Fidanza con i rilevamenti dell’aerodinamica curata da Luca Oggiano
Queste rotazioni sono fatte anche in ottica Parigi 2024?

Sì, perché voglio continuare a conoscerle, cercando di rispettare gare e titoli. E’ un anno che ho in mano anche il gruppo femminile. Le ho sempre viste correre, ma le guardavo con un altro occhio e chi le sceglieva usava chiaramente altri occhi. Ora che devo selezionarle io, voglio vederle correre su più specialità. Le occasioni non sono tante e devo sfruttare queste corse.

Come stanno prendendo le ragazze questo turnover?

Forse questo dovreste chiederlo a loro (dice sorridendo, ndr). Io lavoro così, questo è il mio metodo. I maschi li ho conosciuti così, facendoli ruotare e prendendomi le mie responsabilità. E farò altrettanto con le donne, sempre senza mancare di rispetto all’atleta. Questi tipi di test sono comunque basilari per ottenere delle indicazioni.

Fabio Masotti con alcune ragazze del quartetto
Fabio Masotti con alcune ragazze del quartetto
Com’è lavorare così staccati, senza avere mai il gruppo al completo?

Non è facile. Avrei preferito averle tutte assieme, ma non posso. Né con i maschi né con le donne. Consonni era qui a Montichiari giovedì, ma è dovuta andare con la sua formazione per correre il UAE Tour, visto che per loro è la gara di casa. Zanardi verrà a Montichiari per allenarsi con Masotti e mercoledì ci raggiungerà a Grenchen visto che correrà sabato. La nazionale ha una certa priorità, ma le squadre di club ne hanno una maggiore. Da parte mia c’è massimo rispetto per le società. Come ho fatto per i maschi, anche con le donne vorrei far vedere che si possono fare bene strada e pista.

Con i team maschili ti va riconosciuto che sei sempre stato bravo a tenere i rapporti. Con quelli femminili come sta andando?

Non è tutto merito mio, direi che è più un dato di fatto per come vanno le cose. Lo sapete anche voi che non posso avere gli atleti per quindici giorni prima di un europeo o mondiale. In questi anni ho dovuto attivare un sistema e una metodologia che fossero compatibili con il calendario della strada, in modo da averli a disposizione quel paio di giorni prima per perfezionare i lavori. Con le formazioni femminili mi sto trovando bene, è solo una questione di abitudine. I maschi ormai mi chiedono in anticipo quando potersi trovare tutti assieme, per poi impostare il proprio calendario. Spero che possa succedere altrettanto con le donne. Anzi…

L’argento europeo 2022 del quartetto con Fidanza, Zanardi, Barbieri, Paternoster e Guazzini
L’argento europeo 2022 del quartetto con Fidanza, Zanardi, Barbieri, Paternoster e Guazzini
Cosa?

Le ragazze dall’anno scorso mi hanno chiesto più programmazione di date certe e noi gliela stiamo dando. Però pur avendo date certe, avete visto che Guazzini è dovuta andare alla presentazione del suo team, Consonni e Zanardi sono a correre. Quindi come vedete, non è un problema di Villa o delle ragazze: è un problema di accavallamento di date. E con questo dobbiamo conviverci.

Ci riesci bene?

Dobbiamo imparare a conviverci tutti, soprattutto quando farò delle scelte. Perché tutti si farebbero la prima domanda giustificata. Come ha fatto Villa a fare le scelte se un giorno eravamo in quattro e il giorno dopo c’erano due ragazze diverse dal giorno prima? E’ vero, ma come faccio a scegliere se non ho sempre tutte le ragazze a disposizione?

Villa con le ragazze del quartetto: Fidanza, Alzini, Barbieri, Guazzini, Consonni e Balsamo
Villa con alcune ragazze del quartetto: Fidanza, Alzini e Barbieri
Vista la domanda che ti fanno, qual è il criterio che il cittì Marco Villa utilizza?

Più che la mia esperienza, è la fiducia che ho nei miei collaboratori, che mi aiutano a fare questo tipo di scelte. Tant’è che se io devo fidarmi delle atlete, loro devono fidarsi di me. I dubbi poi ce li ho sempre. Li sciolgo sommando diversi parametri. Vado col cronometro, che è sempre una cosa certa. Vado a sensazione. Vado con gli allenamenti di mesi fa. Vado con le gare già fatte l’anno scorso. Poi mi facilitano il compito le ragazze stesse, come quando Barbieri al mondiale si è chiamata fuori dal quartetto perché ha visto che non era all’altezza dopo l’europeo. In ogni caso, essendo il cittì, le decisioni alla fine toccano a me.

A Montichiari gli ultimi ritocchi sulla strada di Grenchen

03.02.2023
5 min
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MONTICHIARI – «Se Giovanni è di buon umore, allora significa che sta girando tutto bene. E’ lui il nostro termometro». Ivan Quaranta ci accoglie a Montichiari con una battuta riferendosi a Carini, il meccanico azzurro, durante la nostra giornata in compagnia della nazionale della pista.

In effetti il morale che si respira nelle sale sotto al velodromo è buono. E’ un venerdì intenso quello che vivono il cittì Marco Villa assieme allo stesso Quaranta, Diego Bragato, Fabio Masotti ed il resto dello staff. E’ una giornata arricchita da altre figure tecniche. Sono gli ultimi giorni di lavoro prima della spedizione azzurra che partirà domenica pomeriggio per Grenchen, l’anello svizzero in cui si terranno gli europei (dall’8 al 12 febbraio) e teatro dell’Ora di Ganna.

Prove di partenza per il quartetto femminile nel velodromo di Montichiari, ormai a fine lavori
Prove di partenza per il quartetto femminile nel velodromo di Montichiari, ormai a fine lavori

Quartetto femminile

Alzini, Balsamo, Barbieri, Martina Fidanza e Paternoster iniziano la giornata riguardando le prove del giorno prima. Mancano Guazzini, presente ieri ma volata alla presentazione della sua Fdj-Suez, e Zanardi, impegnata in Spagna con la BePink. Loro due raggiungeranno le compagne nei prossimi giorni. Le cinque azzurre macinano giri di pista solidificando la loro intesa. Fanno dietro moto e simulano a più riprese partenza e trenate dell’inseguimento a squadre. C’è anche Confalonieri a fare ritmo dietro motore.

Giada Capobianchi, a Montichiari assieme a Miriam Vece, sarà impegnata nella velocità
Giada Capobianchi, a Montichiari assieme a Miriam Vece, sarà impegnata nella velocità

Velocità azzurra

La pattuglia di Quaranta si alterna in pista con le ragazze del quartetto e lavora sodo. Sono in sei, quattro uomini e due donne. Bianchi, Stefano Moro, Predomo, Tugnolo, Giada Capobianchi e Miriam Vece. Anche per loro c’è il turno al tavolo dello schermo per rivedere le prove delle proprie discipline. Sono sempre loro ad aver dato i primi feedback su alcuni nuovi materiali che useranno a Grenchen, fra tutti un manubrio speciale.

Bragato, Viviani e il cittì Villa discutono sulla trasferta degli europei
Bragato, Viviani e il cittì Villa discutono sulla trasferta degli europei

Uomini incompleti

Il gruppo maschile si formerà domani quasi per intero. A Ganna, Boscaro, Lamon, Pinazzi, Manlio Moro e Scartezzini, reduci dalla Vuelta a San Juan, sono stati concessi un paio di giorni di recupero dal viaggio intercontinentale. Solo Viviani, anch’egli di rientro dall’Argentina, ha preferito scendere in pista oggi fin dal mattino per sistemare un paio di accorgimenti, come il posizionamento. Nel pomeriggio poi il veronese della Ineos Grenadiers ha compiuto sessanta giri dietro moto in vista dell’omnium, mentre Bertazzo (pure lui in gara a San Juan) ha girato sia solo che assieme alle ragazze. A Grenchen si aggiungeranno anche Milan e Consonni, che arriveranno in dote dal Saudi Tour con ottime vittorie di tappa. Nel frattempo il cittì Villa avrà fatto le sue convocazioni.

Giornata collettiva

Diego Bragato, mentre ci offre un caffè, ci spiega l’importanza di una giornata in cui il gruppo può lavorare con altre figure tecniche fondamentali al raggiungimento delle prestazioni e dei risultati. Nel parterre di Montichiari l’ingegnere Luca Oggiano cura la parte della aerodinamica. Il centro BioMoove di Almese ha la sua postazione di biomeccanica. Fausto Fabioni e Mattia Michelusi lavorano sull’aspetto delle informazioni tecnologiche attraverso la telemetria. Poi c’è anche Salvato che consegna i body iridati ai quartetti.

«Di fatto è la prima volta – racconta il tecnico di Motta di Livenza – che ci troviamo tutti assieme, ma qualcosa di simile abbiamo già fatto in passato. L’idea è quella di farla ad inizio stagione o in altri casi eccezionali come potrebbero essere cadute gravi o eventi importanti. Curare così tanto i dettagli sta funzionando. Ai mondiali di agosto faremo le prove generali per le olimpiadi di Parigi perché saranno nello stesso periodo. Dovremo già sapere che materiali usare o cosa fare nel 2024. Questo europeo è importante per i punti che ci può dare in ottica qualificazione e per aprire un avvicinamento in ottica delle prove che stiamo facendo per ottimizzare i particolari».

Il briefing mattutino del quartetto femminile
Il briefing mattutino del quartetto femminile

Aspetto psicologico

Tra le varie figure c’è anche Elisabetta Borgia. Ormai ogni competizione si prepara prima di testa che di fisico.

«Sono giornate molte preziose – spiega la dottoressa piacentina – per oliare alcuni automatismi in vista dell’europeo sia in ottica individuale che di squadra. Testiamo non solo la preparazione fisica, ma anche l’approccio che si dovrà avere in gara. L’idea è quello di portare avanti un processo dando un significato a tutte le varie tappe da inizio stagione ai grandi eventi. Avvicinandoci all’europeo come in questo caso il lavoro diventa importante perché cresce il livello emotivo, perché cresce lo stress. Da una parte si lavora per massimizzare la prestazione, dall’altra per aiutare i ragazzi a rilassarsi. Ovviamente cambia fare questo lavoro a febbraio piuttosto che ad ottobre o agosto, come quest’anno quando ci saranno i mondiali. Le energie psicofisiche ad inizio stagione sono diverse che alla fine. Bisogna lavorare nel presente pensando nell’insieme alle fondamenta».

Malcotti prepara il riscatto. «Decisa a cambiare marcia»

14.01.2023
6 min
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Ha un conto aperto col 2022 Barbara Malcotti. Un po’ per sfortuna e un po’ per demeriti suoi, facendo sana autocritica. Quest’anno vuole riacquistare il terreno perso senza se e senza ma, visto che sullo sfondo c’è un contratto con la Human Powered Health che scade a fine stagione.

La volontà della classe 2000, trentina di Storo, è guadagnarsi il rinnovo con la formazione WorldTour statunitense. E perché no, aggiungiamo noi, attirare le attenzioni di qualche altro team. Ovvio che tutto passi per i colpi di pedale che Malcotti vuole imprimere in modo deciso a questa fase della sua carriera. Tanto che è volata in Algarve con qualche giorno di anticipo sull’inizio del ritiro con la squadra per farsi trovare pronta e recuperare il raduno di dicembre saltato per una disavventura in bici senza conseguenze. Ci facciamo raccontare tutto da lei, appena rientrata dall’allenamento e poco prima dell’inizio del pranzo… a metà pomeriggio.

Barbara, premiata dal Comitato Trentino FCI, abita a Storo vicino al Lago d’Idro (foto Scattobike)
Barbara, premiata dal Comitato Trentino FCI, abita a Storo vicino al Lago d’Idro (foto Scattobike)
Barbara come sta andando in Portogallo?

Tutto bene. Sono qui con un paio di mie compagne ed insieme anche alla formazione maschile. Adesso ci stiamo adattando ai loro ritmi e, per non far diventare matto lo chef, noi ragazze mangiamo appena rientrano gli uomini visto che finiamo prima. Domani arriverà il resto della squadra e resteremo qua fino al 22 gennaio. Tornerò a casa per quattro giorni, poi inizieranno le gare.

Anche tu hai già pianificato una prima parte di stagione?

Sì certo. Debutterò ad Almeria il 29 gennaio, quindi faremo una breve sosta a Girona per prendere il volo per Cipro dove correremo l’Aphrodite Women Cycling Race. Faremo una crono e due prove in linea (in programma il 4, 8 e 11 febbraio, ndr). Per il resto ho un calendario primaverile ancora in via di definizione. Le corse già certe sono Le Samyn, Tour de Normandie, Freccia Vallone, Liegi, Ruta del Sol e Giro Donne. Di quest’ultima gara parlavo proprio due giorni fa con le compagne e i diesse, che si chiedevano che percorso ci sarà. E’ un peccato che ancora non si sappia nulla, perché io ci punto forte. Noi siamo una formazione piccola, vorremmo sapere con chi presentarci per studiare la preparazione e l’eventuale recupero per il Tour Femmes. Che io ho chiesto di correre…

Perché hai qualcosa in sospeso con quella gara, giusto?

E’ così. Premetto che il Tour Femmes, anche se appena nato, è già la gara a tappe più importante, quindi normale che tutte le atlete lo vogliano correre a prescindere. Sono in scadenza e a me servirebbe per farmi vedere ancora di più. Ma io vorrei correrlo perché mi brucia ancora la squalifica del 2022. E’ vero che avremmo potuto stare più attenti, ma essere lucidi in quella corsa non è facile. Non pensi proprio a certi aspetti del regolamento, ti fidi anche di ciò che ti dice la tua ammiraglia in quei frangenti così frenetici…

Eri stata estromessa per un cambio bici irregolare da una giuria fin troppo fiscale. Come era andata?

E’ successo alla quinta tappa, la più lunga, quella da 175 chilometri. C’era una fuga con circa quattro minuti di vantaggio. Noi avevamo dentro Antri Christoforou, la campionessa cipriota, seguita dalla nostra ammiraglia. Nel frattempo a me si era rotto il cambio e ho chiesto l’intervento via radio. Il diesse mi ha detto che si sarebbe staccato dalla testa della corsa e mi avrebbe aspettato a destra. Ero a metà gruppo, mi sono fermata dalla mia ammiraglia, ho preso la bici di scorta e siamo ripartiti. Io sono rientrata in gruppo, il mio diesse sulla fuga.

Il 2022 di Malcotti è stato sotto tono ma non sono mancati buoni piazzamenti (foto instagram)
Il 2022 di Malcotti è stato sotto tono ma non sono mancati buoni piazzamenti (foto instagram)
Cos’è capitato poi?

Dopo circa 40 chilometri mi hanno affiancato le moto della giuria: «Malcotti, deve fermarsi». Per regolamento avrei dovuto farmi sfilare dal gruppo, andare in ultima posizione e fare la sostituzione invece di come abbiamo fatto. Via radio i diesse hanno chiesto solo la multa e non l’estromissione, ma non c’è stato verso. Considerando che avevano graziato chi aveva causato l’incidente di Marta (Cavalli, ndr), devo dire che con me sono stati pignoli e con poco buon senso (sospira, ndr).

C’è altro?

Moralmente ero a terra, distrutta. Però alla sera ho ricevuto un bel messaggio di Elisa (Balsamo, ndr). Si diceva dispiaciuta per la squalifica e che sia Trek-Segafredo che SD Worx avevano chiesto alla giuria di chiudere un occhio perché non avevamo danneggiato nessuno. L’ultimo atto inaspettato qualche settimana fa, quando l’UCI via Accpi mi ha notificato il pagamento della multa che non era presente nel referto della giuria a fine tappa. La mia squadra l’ha pagata senza fare troppe storie, ma spero capiate perché quell’episodio mi sia rimasto sul gozzo.

Non l’avevi vissuta bene quella situazione ma forse può darti una spinta in più per il 2023?

Non so nemmeno dire se mi abbia insegnato qualcosa, di certo posso dirvi che la carica per quest’anno è tanta. A parte quel giorno, l’anno scorso ho disputato una stagione molto sotto tono. Salvo la tanta esperienza che ho fatto su diverse gare che non avevo mai corso, come il Fiandre. Quest’anno ho un anno in più di esperienza ad alti livelli e so che devo fare il salto di qualità. In questo sarò aiutata dallo staff della squadra che si è rafforzato con alcune figure importanti, tra cui Ro De Jonckere e Kenny Latomme (rispettivamente general manager e responsabile delle prestazioni, ndr), entrambi con trascorsi alla Quick Step e Qhubeka.

Nel 2022 Malcotti ha disputato 6 gare a tappe, di cui 4 WorldTour
Nel 2022 Malcotti ha disputato 6 gare a tappe, di cui 4 WorldTour
Cosa si aspetta Barbara Malcotti da se stessa?

La pressione me la voglio mettere addosso io per ripagare la squadra che crede in me e nella quale sto benissimo. Ho fatto un buon inverno e i valori rispetto al passato lo dimostrano. Dovrò confermarli in gara, sapendo che non sarà semplice o immediato. Non voglio parlare di vittorie, quanto invece di prestazioni. Se saprò mantenere la giusta condizione, potrò correre meglio e potranno arrivare anche i risultati. E a quel punto restare anche sui taccuini del cittì Sangalli, con cui ho un buon rapporto. Sono consapevole che devo migliorare, ma sono pronta a riscattarmi.