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Il signor Morkov, angelo custode dei grandi velocisti

16.01.2022
5 min
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Preferisci che si parli di te come del campione olimpico della madison o del miglior ultimo uomo del gruppo? Morkov ha gli occhi laser al pari di Viviani. Impiega un secondo a farci la radiografia ed elaborare la risposta, come quando in pista o nei finali di corsa si deve scegliere il varco ed entrarci senza rallentare.

«Nessuna differenza – dice – mi piacciono entrambi i ruoli. Bello vincere con la squadra, bella la medaglia d’oro. Se ci pensate, la madison è simile a uno sprint su strada, devi essere capace di prendere tempo e misure. Trovare la via più breve fino alla riga».

Quarta tappa del Tour 2021, Cavendish torna a vincere. C’è lo zampino di Morkov
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Solo quattro per sé

Michael Morkov ha 36 anni ed è nato a Kokkedal, comune 30 chilometri a nord di Copenhagen. Pochi capelli rasati, le guance scavate. E dato che si presenta all’appuntamento in bermuda, saltano all’occhio le gambe svenate e i quadricipiti già tonici.

Passò professionista nel 2009 con la Saxo Bank, come accadeva in quegli anni ai danesi più forti, ed è rimasto nel gruppo di Riis fino al 2015. Poi si è sparato due anni alla Katusha e a partire dal 2018 è approdato alla Quick Step in cui quell’anno correvano Viviani e Gaviria.

Squadra di velocisti in cui il danese si è trasformato nel miglior leadout del mondo. Le vittorie di Morkov su strada sono rare come quadrifogli: appena quattro, fra cui la tappa di Caceres alla Vuelta del 2013, per niente facile, quando precedette Richeze, Cancellara e Farrar. Ma se si volessero contare le vittorie sommate dai velocisti che Morkov ha pilotato, allora i numeri sarebbero parecchio superiori: un numero imprecisato fra 40 e 50.

Cavendish vince la quarta tappa al Tour 2021, era stanco: grande lavoro di Morkov, che arriva secondo
Cavendish vince la 4ª tappa al Tour, Morkov arriva secondo
Si può fare una classifica dei velocisti più forti con cui hai lavorato?

Difficile (sorride, ndr), tutti hanno la loro personalità. Quello che cambia per me è la distanza cui devo lasciarli.

Quando Viviani è passato alla Cofidis ha provato a costruirsi un treno, poi si è arreso al fatto che non aveva te…

Sono stato triste quando Elia se ne è andato. Oltre al rapporto di lavoro, siamo diventati amici. Avrei continuato volentieri a lavorare con lui.

E’ facile adattarsi al nuovo velocista?

Serve del tempo, anche se in realtà ci si può adattare in fretta. La prima volata che feci con Jakobsen ad esempio fu a Scheldeprijs nel 2018 e la vincemmo subito. Era giovanissimo e mi seguiva. Ma di solito prima di potersi giocare una volata, servono più corse per adattarsi. Fabio e Cavendish sono molto diversi tra loro.

In cosa consiste la differenza?

Dipende dal tipo di sprint, da come si muove il gruppo e da come si muove il velocista nel gruppo. Jakobsen al top è uno dei migliori, Mark ha dimostrato di esserlo ancora.

Come è fatto l’ultimo uomo di un velocista.

Negli anni ho visto che i vecchi sprinter, quando sentono di non essere più vincenti, provano a cambiare pelle, ma non sanno come si fa. L’unico che si è convertito bene è stato Lombardi, che veniva anche lui dalla pista ed era molto furbo.

Qual è la dote principale che bisogna avere?

Bisogna leggere la corsa. Non mi fisso sulle distanze, dipende da come il velocista si sente quel giorno. Posso lasciarlo ai 200 metri o anche prima. E a volte, se lui non ha la percezione esatta, deve fidarsi del suo ultimo uomo e partire comunque quando io mi sposto.

Come hai fatto a ritrovare il colpo di pedale della pista dopo il Tour de France?

Per prima cosa ho riposato per una settimana. Poi ho lavorato tanto dietro il derny per ritrovare la velocità di gambe. Sono uscito dal Tour con una grande forma, la miglior preparazione possibile.

Nel 2019, Viviani vince Amburgo per la terza volta: Morkov ultimo uomo super
Nel 2019, Viviani vince Amburgo per la terza volta
Ricordi tutti gli sprint che hai pilotato?

Tutti, tranne quelli che ho perso (ride, ndr).

Sei più orgoglioso di qualcuno in particolare?

E’ difficile da dire, forse la prima che mi viene in mente è la 13ª dell’ultimo Tour a Carcassonne. Perché vincessimo, doveva andare tutto alla perfezione. Mark era stanco, nel lanciarlo dovevo essere super graduale. E alla fine abbiamo fatto primo e secondo. E poi una con Viviani…

Quale?

La Prudential Ride di Londra nel 2019. All’ultima curva eravamo indietro, poi ho trovato un varco ed Elia si è attaccato alla mia ruota, ha rimontato e ha saltato Bennett. 

La volata di Londra vinta nel 2019 da Viviani, che Morkov mette fra le più belle
La volata di Londra vinta nel 2019 da Viviani
C’è qualche vantaggio se l’ultimo uomo e il velocista vengono entrambi dalla pista?

Di sicuro con Elia e Mark ci si capisce al volo ed entrambi hanno l’esperienza della pista. Hanno una migliore tecnica per muoversi nel gruppo.

Il prossimo Tour partirà dalla Danimarca…

Il prologo si svolge a 5 chilometri da casa mia, sarà fantastico essere al Tour. La seconda tappa invece è speciale, perché si finisce dopo il Pont du Grand Belt, che è lungo 17 chilometri e un po’ sale. Se c’è vento, il finale diventa duro. L’arrivo c’è 3 chilometri dopo il ponte, difficile prevedere come finirà. Ho in testa la 10ª tappa del Tour 2020 che finiva ugualmente dopo un ponte a Ile de Re e che vincemmo con Bennett. Questi sono il genere di ragionamenti che mi piace fare quando ci si avvicina a una corsa. Una delle cose che mi piace di più…