Per la tappa di Bergamo, Consonni dice no al Tour

03.01.2023
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Consonni sapeva che il 2022 non sarebbe stato un anno semplice. Dopo essere stato per due anni nell’ombra di Viviani, la Cofidis lo ha scelto per andare avanti nei panni del velocista, ma ritrovarsi di colpo nei panni del front man non è stato semplice e Simone lo sapeva.

Nel frenetico e insano 2022 della caccia ai punti per non uscire dal WorldTour, il suo tabellino parla di una vittoria, un secondo e un terzo posto. Forse meno di quanto si aspettasse, ma quanto basta per pensare che si possa andare meglio.

«Per questo – dice e sorride – voglio che il 2023 sia un anno importante. La verità è che lo dico da un paio d’anni e sono sempre lì che navigo a metà gruppo. Ma spero veramente che questo sia quello della svolta. Il 2022 è stato di gavetta, nel passaggio tra il lavoro da ultimo uomo e il tornare a far le volate. A inizio stagione si è visto che stavo veramente veramente bene, però ho sbagliato tante volte nell’ultimo chilometro. Mi mancavano certi meccanismi che si acquisiscono solo facendo e rifacendo le volate».

Vittoria a fine stagione: Simone Consonni vince così la Paris-Chauny 2022 (foto @westcoo)
Vittoria a fine stagione: Simone Consonni vince così la Paris-Chauny 2022 (foto @westcoo)
A tua discolpa ci sono stati anche vari acciacchi, no?

Dopo l’italiano sono stato per 20 giorni fuori a causa di un virus intestinale, che mi ha debilitato. Ero in altura e veramente non riuscivo a fare più di un’ora. Poi sono sceso, sono migliorato pian pianino, sono andato al campionato europeo e ho fatto l’argento nell’omnium. Ma due giorni dopo che sono tornato a casa, è arrivato un tampone positivo. Stavo bene, ma sono venuti altri 10 giorni di riposo completo. 

Maledetto Covid…

Anche per rispetto di questo virus che ci ha fatto tanto male negli anni passati, mi sono fermato. E poi è venuto fuori un finale di stagione veramente ottimo per quanto riguarda le sensazioni su strada. Sono venuti dei piazzamenti e sono riuscito a vincere una corsa. Magari non era super blasonata, però c’era un parterre di velocisti veramente importanti. Di questo sono stato molto contento e ne ho tratto ottime sensazioni. A quel punto restava il mondiale su pista, ma sono stato un po’ sottotono a livello mentale. Ci siamo arrivati veramente tutti a tutta, soprattutto quelli che venivano dalla strada, abbastanza dal limite di energie mentali.

Da quest’anno la Cofidis corre su bici Look, provate per la prima volta nel ritiro di dicembre
Da quest’anno la Cofidis corre su bici Look, provate per la prima volta nel ritiro di dicembre
Oggi che rapporto hai col Covid?

Le cose sono cambiate. Mi ricordo ancora quando ai primi anni magari avevi un po’ di influenza o anche un po’ di febbre e la squadra diceva: «Vabbè, prendi, parti e poi vediamo». Mi ricordo una tappa al Giro d’Italia in cui la mattina avevo 38 e mezzo di febbre. Era il giorno della crono individuale e la squadra mi ha detto di partire, che poi la sera avremmo visto. Adesso questo non c’è più, nel senso che si tende sempre a preservare i corridori e la nostra salute. C’è più rispetto per il Covid e anche per l’influenza, che spesso ti può mettere fuori combattimento.

Gli europei su pista di febbraio saranno il lancio per la stagione su strada?

Si, assolutamente. Non ho ancora il programma definitivo, però gli europei sono saranno un passaggio obbligatorio verso la stagione. Si riparte da quello che so fare meglio, quindi dalla pista, sperando che porti entusiasmo per le corse su strada.

Una partecipazione scontata?

Saranno gli europei nell’anno prima delle Olimpiadi, quindi nessuno è sicuro del posto, anche se siamo campioni olimpici. Prima dovremo meritarci il posto per entrare a far parte del quartetto o dell’americana. In chiave olimpica, mi piacerebbe essere competitivo nell’omnium, per cui gli europei saranno un passaggio molto importante.

E’ diventato stressante vedere che nel quartetto c’è una concorrenza così forte?

No, è diventato motivante e molto, molto bello. Ci sono tanti corridori che possono essere inseriti in più ruoli. Questo è uno stimolo, per cui ognuno fa i suoi ragionamenti. E anche io forse dovrò tornare a pensare un po’ di più a essere schierato nel ruolo di primo uomo. Comunque, è bello quando c’è così tanta scelta, perché stimola ognuno di noi a dare il meglio.

Abbigliamento Van Rysel, casco e occhiali Ekoi, scarpini Shimano: si può andare
Abbigliamento Van Rysel, casco e occhiali Ekoi, scarpini Shimano: si può andare
Se ti diciamo Sanremo a cosa pensi?

Al mare (ride, ndr). Alla pista ciclabile. Ma soprattutto penso che per qualunque velocista, meglio ancora se italiano, quella corsa sia un emblema del ciclismo, qualcosa che tutti sognano. E quindi, come dicono tanti, sognare non costa nulla.

Giro o Tour?

Ci poteva essere il Tour, nel senso che mi sarebbe piaciuto fare il Tour, visto che l’anno prossimo non sarà ottimale per preparare le Olimpiadi. Per questo nel primo ritiro ho chiesto di farlo e la squadra aveva anche accettato. Il problema è stato che poi hanno presentato il Giro…

E che cosa è cambiato?

Ho visto la tappa di Bergamo. Su e giù dalle salite dove mi alleno sempre. E siccome da quando sono professionista non ho mai corso sulle strade di casa, anche se non vincerò mai quella tappa, potrò godermela veramente. Potrò godermi gli amici, i compagni e i parenti che saranno sulle strade.

Simone Consonni è professionista dal 2017: primi tre anni alla UAE Emirates, altri tre alla Cofidis
Simone Consonni è professionista dal 2017: primi tre anni alla UAE Emirates, altri tre alla Cofidis
Per questo hai cambiato idea?

Per questo ho chiesto di non fare più il Tour, perché quella tappa l’ho sempre sognata. Si fa Valcava. Si scende per Bedulita. Si fa la Roncola. Si passa per Brembate. Si passa dai paesi dove mi ricordo che ho iniziato a girare con la mia mountain bike tutta scassata. Sarebbe stata una tappa difficilissima da vedere in televisione. Voglio assolutamente farla e mi piacerebbe godermi quel giorno, sperando di non essere nell’ultimo gruppetto a lottare per il tempo massimo, magari 10 minuti più avanti. 

E del mondiale strada cosa si può dire?

E’ qualcosa di affascinante, bellissimo e stimolante. Però sono obiettivo: sono Simone Consonni e voglio fare una cosa fatta bene. Per questo adesso la mia testa è al 100 per cento sulla pista, poi non si sa mai. Durante la stagione vedremo come si evolverà la situazione 

Maturità, costanza, Tour: gli obiettivi 2023 di Mas

03.01.2023
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Ancora secondo alla Vuelta, al Giro di Lombardia e re indiscusso al Giro dell’Emilia. Enric Mas si è  consacrato tra i grandi. Lui è l’esempio dell’ottimo corridore, anzi del campione, che matura gradualmente e che si avvicina all’apice anno dopo anno. Peccato per lui che sia nell’era dei Pogacar, degli Evenepoel, dei Bernal e probabilmente anche degli Ayuso.

Ma lui c’è. Continua a battere il ferro. E fa bene. Non è detto che non possa crescere ancora e non è detto che i suoi rivali siano infallibili. Alla ruota di Evenepoel sulle salite della Spagna ha sviluppato dei wattaggi che mai aveva toccato in precedenza. Motivo di fiducia. Una fiducia che infatti aveva negli occhi sul San Luca poche settimane dopo.

Enric Mas e Tadej Pogacar nella lotta al Giro di Lombardia. Tadej non lo ha staccato in salita, ma lo ha battuto in volata
Enric Mas e Tadej Pogacar nella lotta al Giro di Lombardia. Tadej non lo ha staccato in salita, ma lo ha battuto in volata

Vila sponsorizza Mas

E uno dei suoi tecnici, Patxi Vila, sembra essere dello stesso parere. A 28 anni (li compirà fra quattro giorni), il corridore della Movistar è chiamato al definitivo salto di qualità. Più che la prestazione ciò che gli manca è forse la costanza.

«Enric – ha detto Vila qualche giorno fa a Marca – è salito tre volte sul podio di un grande Giro. Credo che a 28 anni sia arrivato il suo momento. Alla fine è stato l’unico a lottare ancora con Pogacar a fine stagione».

Questo è vero: Mas a fine stagione stava lottando con Pogacar al Lombardia, peccato solo che nel frattempo Tadej avesse vinto altre quattro corse WorldTour (tappe escluse) e “fallito”, con due virgolette grosse così, il Tour de France. 

«Però adesso – continua Vila – Enric è maturo ed è il suo momento. Ha già dimostrato di poter stare con i migliori. E non è qualcosa che pensiamo possa succedere, ma è qualcosa che è già successo. Noi ne siamo certi».

Le parole di Vila cozzano, e neanche poco, con quelle che questa estate aveva detto Unzue. Il patron assoluto della Movistar aveva detto che Mas non era in grado di essere un leader dopo il ritiro dal Tour, per Covid, e l’ennesima caduta. 

Però dopo qualche giorno di riposo e dopo aver serrato i ranghi, Unzue e Mas si sono risollevati alla grande proprio con il podio della Vuelta. E lo hanno fatto in un periodo di massimo stress con la Movistar messa malissimo per quel che concerneva la classifica UCI. Segno che l’atleta c’è anche dal punto di vista psicologico. Ha ormai acquisito delle certezze, un suo equilibrio.

Enric Mas (classe 1995) durante la presentazione della Movistar lo scorso dicembre (foto Movistar – Instagram, come in apertura)
Mas (classe 1995) durante la presentazione della Movistar lo scorso dicembre (foto Movistar – Instagram, come in apertura)

Enric convinto

E questa certezza deve essere anche nella testa di Mas stesso. Qualche giorno fa, durante la presentazione del team ha ribadito la sua voglia di fare bene, di sentirsi maturo e pronto a cogliere l’eredità di Valverde, ben sapendo che la strada per eguagliare Alejandro è pressoché infinita.

«Valverde – ha detto Mas – è stato un grande campione. Anche al di fuori della bici. Si vedeva da come trattava le persone e dal modo in cui si comportava con gli altri. Io ho provato ad imparare il più possibile da lui e spero di crescere come lui».

E per essere sulle orme di Valverde, Enric ha anche prolungato il contratto con la Movistar a lungo “casa” di Alejandro, fino al 2025. Le basi sembrano esserci tutte.

Mas è caduto alla Tirreno, al Delfinato (in foto) e prima di fermarsi al Tour aveva vissuto di alti e bassi che avevano spazientito anche Unzue
Mas è caduto alla Tirreno, al Delfinato (in foto) e prima di fermarsi al Tour aveva vissuto di alti e bassi che avevano spazientito anche Unzue

Rotta sul Tour

Unzue, Vila e Mas hanno gettato dunque le basi per la prossima stagione, ma il calendario di Enric sarà molto, molto simile a quello della stagione appena conclusa. Il 2023 di Enric infatti passerà dal Tour de France e dalla Vuelta e in primavera dalla Tirreno-Adriatico e dalla Liegi. 

«Il Tour è la corsa più importante – ha detto Mas – e bisogna esserci, mentre la Vuelta magari sarà la volta buona per vincerla. Io lavorerò per questo». 

Infine, non è mancata una battuta sul Giro d’Italia, al quale Mas non ha mai preso parte: «Da fuori, mi sembra una corsa splendida. I corridori che ci sono andati ne parlano benissimo. Quando vedo le immagini, mi dico che un giorno dovrò esserci. Ma ho ancora molti anni davanti».

Calzoni, scalpita. I primi approcci alla Q36.5

02.01.2023
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Con cinque vittorie, un sacco di piazzamenti e una crescita importante, Walter Calzoni si appresta ad iniziare la sua prima stagione da professionista. E lo farà nelle fila della Q36.5 Pro Cycling Team.

L’ormai ex atleta della Delio Gallina Ecotek Lucchini, è stato uno degli atleti più costanti alle dipendenze di patron Cesare Turchetti. Il duro lavoro ha pagato e alla fine per Calzoni sono arrivate anche le convocazioni in azzurro. E solo uno strepitoso Lorenzo Germani gli ha tolto la gioia della maglia tricolore.

Per Calzoni anche una vittoria all’estero, nella prima tappa del Tour of Malopolska
Per Calzoni anche una vittoria all’estero, nella prima tappa del Tour of Malopolska
Walter un 2022 e ti ritrovi professionista con una squadra che sembra avere solide basi. Come sono stati questi primi approcci? 

Per adesso ci siamo trovati solo ad ottobre per fare qualche riunione, per provare le misure delle bici e dell’abbigliamento. A dicembre non siamo andati in ritiro, ma andremo adesso a gennaio. E quindi conoscerò bene tutti. Però il mio direttore sportivo (Missaglia, ndr), il mio preparatore e un po’ di dirigenti li ho già incontrati. Il progetto sembra buono, quindi vedremo!

Dove vi siete trovati la prima volta?

Eravamo in un hotel, di cui adesso mi sfugge il nome, comunque in Italia vicino a Malpensa. Sono stati quattro giorni in cui le impressioni a freddo sono state positive. Ricordo che appena sono arrivato il primo che ho visto è stato Gianluca Brambilla. Lui era arrivato in anticipo. Sono andato da lui, mi sono presentato. Ero un po’ in soggezione perché comunque ero con un corridore che ha vestito la maglia rosa.

Ma “Brambi” è buono!

Un po’ di ansia ce l’avevo! Però presto ho capito che sono tutte persone normali. Anche se sono lì da anni e hanno vinto già tanto. Lo stesso Brambilla in quei giorni mi ha subito dato qualche consiglio. Ho trovato tutte persone più che disponibili. E si è notata subito la differenza con le squadre precedenti. Ma credo sia normale. E’ un grosso step.

Q36.5, brand di abbigliamento tecnico, presenterà la maglia del team il prossimo 10 gennaio a Zurigo
Q36.5, brand di abbigliamento tecnico, presenterà la maglia del team il prossimo 10 gennaio a Zurigo
Quando e dove andrete in ritiro?

Andremo a Calpe dal 9 al 22 gennaio.

Conosci già il tuo programma?

Non ancora. Ci diranno tutto lì. Da quello che so intanto ci daranno il calendario per i primi sei mesi di stagione e poi vedremo strada facendo. La cosa più importante sarà quella di allenarsi bene e fare gruppo. So che faremo delle riunioni singolarmente con i direttori sportivi e gli altri dello staff.

La bici già ce l’avete? Perché la vostra sembra essere misteriosa!

Sì, sì! E’ arrivata proprio poco prima della fine dell’anno e l’ho provata subito. E’ strepitosa. Nei dilettanti hai una bella bici, però qua hai il top! Più di così non si può e questo è anche uno stimolo in più.

Scott vi fa scegliere o avrete un modello unico?

Sarà una bici unica in quanto il modello nuovo di Scott è sia aero che per la salita.

Walter Calzoni (classe 2001) ha corso il Valle d’Aosta con la maglia della nazionale U23
Walter Calzoni (classe 2001) ha corso il Valle d’Aosta con la maglia della nazionale U23
Prima ci hai detto di Brambilla, che consigli ti ha dato Gianluca?

Visto che eravamo ad ottobre mi ha ribadito l’importanza di staccare bene a fine stagione. Di non fare l’errore proprio perché si è dei neopro’ di voler cominciare subito l’anno nuovo senza riposare. Altrimenti la preparazione ne avrebbe risentito più in là: comunque la stagione è lunga. In più so che i ritiri con la squadra avranno carichi di lavoro un po’ più pesanti rispetto ai ritiri che si facevano nelle altre categorie.

E ti spaventa questa cosa?

No, no, anzi… Alla fine meglio fare più lavoro in allenamento e meno fatica in gara poi. Già adesso ho fatto qualcosina in più rispetto agli altri anni. Ma la differenza non è tanto in quello. Più che altro in questo periodo dell’anno decidevo io come allenarmi, facevo da me. Adesso invece c’è il preparatore, Mattia Michelusi, che mi dà il programma con tutti i lavori specifici e le intensità da rispettare. Semmai ho introdotto un po’ di  palestra: gli altri anni ne facevo poca, quasi niente. E più pesante, però va bene così: è il mio lavoro adesso.

Nibali si vede?

Poco. Poi lui ha un ruolo più dirigenziale. Quando eravamo a Malpensa in quei giorni era sempre in riunione. Ricordo che non veniva mai a cena prima delle 21,30.

Simone, professione scalatore: un altro Zanini in Astana

02.01.2023
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Nell’organico del team Astana Qazaqstan Development, oltre a Davide Toneatti, c’è spazio per un altro italiano: Simone Zanini. Il cognome non è nuovo al mondo del ciclismo dato che suo zio Stefano è stato professionista dal 1991 al 2007 ed ora è diesse dell’Astana Qazaqstan Team. Simone Zanini è un classe 2004 e si appresta ad affrontare la sua prima stagione da under 23. Ha tanta voglia di fare, lo si capisce dalla voce, che trasmette una grande energia e tanta vitalità.

Nei due anni da junior Simone (al centro) ha corso con la CC Canturino 1902 (foto Instagram)
Nei due anni da junior Simone (al centro) ha corso con la CC Canturino 1902 (foto Instagram)
Simone, che inverno è?

Strano! Sto facendo tante nuove esperienze, lo definirei anche molto divertente. All’inizio di tutto ero un po’ spaventato: nuovo mondo, nuova categoria, una squadra internazionale… 

Come sta procedendo?

Mi sto allenando bene, per quanto possibile visti gli impegni scolastici. Sono all’ultimo anno dell’Istituto alberghiero a Gallarate. Ho fatto già molte ore in bici rispetto al passato ed ho iniziato a fare anche un po’ di palestra. Lo avevo già fatto, ma ora sto sperimentando un sistema nuovo e direi che mi sono adattato abbastanza velocemente. 

Quando hai iniziato la preparazione?

Il 16 novembre, ormai è un mese e mezzo che si lavora, è stato un periodo di crescita costante e questo mi dà entusiasmo. Tra un paio di settimane andrò in ritiro con la squadra, più precisamente dal 17 al 30 gennaio.

Nel 2022 al suo secondo anno nella categoria ha ottenuto due vittorie (foto Instagram)
Nel 2022 al suo secondo anno nella categoria ha ottenuto due vittorie (foto Instagram)
Sarà la prima volta che incontrerai lo staff ed i nuovi compagni?

L’unica persona che per il momento ho visto è il mio preparatore Mazzoleni. Ho fatto qualche chiamata con il diesse di riferimento che è Orlando Maini. Però sì, incontrerò tutti per la prima volta proprio in ritiro, mi sento abbastanza tranquillo.

Anche avere uno staff italiano aiuta, no?

Assolutamente, la mia preoccupazione più grande era di incontrare staff o diesse stranieri, non tanto per il metodo di lavoro, ma per la lingua. Avrei fatto più fatica ad integrarmi, forse. 

Com’è stato il tuo approdo all’Astana?

Traumatico (dice ridendo, ndr). No dai, traumatico no, però mi han fatto tribolare perché la risposta non arrivava più. Ho avuto paura di perdere il treno per passare in una bella squadra.

Simone Zanini è un corridore molto leggero, un fisico da scalatore ma ancora tutto da formare
Simone Zanini è un corridore molto leggero, un fisico da scalatore ma ancora tutto da formare
Quali altri team ti avevano contattato?

Ho fatto dei test con la Bardiani, ma alla fine mi hanno detto di no. Poi mi hanno contattato la Corratec e la Beltrami. 

Così, anche se all’ultimo, è arrivata l’Astana, contento?

Contentissimo. Quasi tutte le persone che conosco mi hanno consigliato di cercare una squadra estera, internazionale. Mi fa piacere che nel team ci sia una persona come mio zio Stefano, anche se lui con noi c’entra poco visto che non lavorerà direttamente con me. 

Cosa ti entusiasma di più?

Il calendario. Non so ancora di preciso quali corse farò perché ci saranno da considerare anche lo studio e la maturità. Tuttavia il programma mi intriga molto, faremo tutte le gare internazionali sia in Italia che all’estero.

Per Zanini la pazienza è una caratteristica fondamentale: meglio crescere per gradi
Per Zanini la pazienza è una caratteristica fondamentale: meglio crescere per gradi
Raccontaci di te e della tua esperienza da junior.

Arrivo dal team CC Canturino 1902, il primo anno della categoria mi sono concentrato sulla crescita e sul trovare il ritmo. Verso metà stagione sono arrivato ad essere competitivo. Il secondo anno, grazie anche ad una maggiore armonia con i miei compagni, sono riuscito a dare sempre qualcosa in più, arrivando a fare due vittorie

Sei uno a cui stare in gruppo fa bene?

Mi piace andare in bici e stare bene dove corro. Al secondo anno da junior il presidente della squadra, essendo io uno dei più grandi, mi ha chiesto di fare gruppo e “tenere” la squadra. Mi definirei anche curioso, infatti non vedo l’ora di entrare in questo nuovo mondo, di capirlo e di guardare come corrono i ragazzi stranieri. 

Tuo zio Stefano che ruolo ha avuto nella tua crescita sportiva?

E’ una persona che ha una grande esperienza e mi ha sempre dato ottimi consigli. Mi ha sempre aiutato, a partire dai consigli più “sciocchi” fino a qualche aiuto in gara. Spesso veniva a vedermi alle corse, soprattutto quando ero più piccolo.

Zanini Amstel 1996
Lo zio Stefano nei suoi 17 anni di professionismo ha ottenuto 29 vittorie in carriera, oggi è diesse dell’Astana
Zanini Amstel 1996
Lo zio Stefano nei suoi 17 anni di professionismo ha ottenuto 29 vittorie in carriera, oggi è diesse dell’Astana
Ti ricordi un suo consiglio in particolare?

Sì. Quando ero piccolo ed uscivo con lui ed i miei fratelli, mi staccavo spesso in salita e lui mi diceva: «Stai tranquillo ed appena finisce rientri, senza fretta». E’ un consiglio che mi è rimasto dentro e che ho portato anche nella vita di tutti i giorni. Nella vita bisogna cercare di rimanere calmi e di non avere fretta, la pazienza è una grande virtù. 

Cosa ti aspetti da questo tuo primo anno da under 23?

Di crescere e imparare. Punterò molto sul migliorare in salita, ho capito che mi devo specializzare in questo campo, visto anche il mio fisico esile. In pianura faccio tanta fatica, ovviamente dovrò migliorare anche lì. Voglio crescere gradualmente, non ho fretta, le cose bisogna farle bene per maturare.

EDITORIALE / E’ arrivato il reddito di cittadinanza

02.01.2023
5 min
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Il reddito di cittadinanza è arrivato anche nel ciclismo. In alcune parti d’Italia, ha la forma dell’indennizzo da versare ai Comitati Regionali, se il corridore cambia regione, nel quadro della riscrittura del sistema dei punteggi e dei nuovi bonus previsti, come abbiamo scritto l’ultimo dell’anno. Adesso che il disegno è più chiaro, proviamo a collegare i puntini.

Plurime e vincoli: addio!

Il sistema delle plurime presentava delle criticità. Era palese che alcune società se ne servissero per schiacciare le corse, presentandosi al via in sovrannumero, forti dei tanti talenti a loro disposizione. Le plurime pertanto sono state eliminate, senza tenere in troppa considerazione a nostro avviso il loro ruolo di promozione nelle regioni più lontane dal centro dell’attività: quelle del Sud.

Di riflesso, sono stati eliminati anche i vincoli regionali. Erano uno dei motivi per cui si facevano le plurime: non potendo portare via i ragazzi dalle altre regioni, si affiliava lì la squadra e si poteva farli correre. Anche in questo caso, si è pensato alle problematiche che nascevano fra le regioni più forti (fingendo di non intercettare, ad esempio, alcuni malumori in Emilia Romagna ora che alcuni degli juniores più forti hanno cambiato regione) e non si è pensato a quelle del Sud.

Il passaggio da esordienti ad allievi non è immune da costi importanti (photors.it)
Il passaggio da esordienti ad allievi non è immune da costi importanti (photors.it)

Punti e bonus

Come abbiamo detto, il sistema di valorizzazione dei punti è stato implementato in modo piuttosto importante. I punti, per cominciare, si ottengono in ogni disciplina del ciclismo: strada, crono, pista, cross, bmx, eliminator e da poco anche nel team relay.

Ad ogni cambio di categoria, è previsto un passaggio di denaro fra la società cedente e quella che acquisisce l’atleta. Una percentuale di questo importo (che varia fra il 50 e il 100%) va corrisposta al Comitato Regionale se l’atleta cambia regione. E’ tutto spiegato nella tabella che abbiamo già pubblicato e che condividiamo nuovamente.

Al pagamento del punteggio, è stato aggiunto un bonus ad esso legato. Esso riguarda ancora una volta lo scambio di atleti fra le società e non è mai pari a zero. In base alle categorie, oscilla infatti fra 300 e 450 euro per corridori fra zero e 10 punti (può arrivare fino a 800 euro per gli atleti con più di 21 punti). Significa che se la mia società U23 volesse prendere 10 juniores senza punti, dovrebbe comunque pagare 4.000 euro di bonus alla loro società. Anche i corridori a zero punti hanno un prezzo: siamo certi di trovare qualcuno disposto a scommettere sulla maturazione di atleti che non abbiano fatto neppure un punto?

Alessio Delle Vedove passa dalla Borgo Molino alla Intermarché Development e deve pagare la squadra veneta (photors.it)
Alessio Delle Vedove passa dalla Borgo Molino alla Intermarché Development e deve pagare la squadra veneta (photors.it)

Delle Vedove e Busatto

Il sistema è solo italiano: sarebbe interessante proporlo all’UCI, dato che in altri ambiti più strutturati, come quello del calcio, una percentuale del primo contratto da professionista viene destinata in proporzioni variabili alle società che hanno cresciuto l’atleta.

Nel ciclismo invece il meccanismo solitamente si ferma al momento del passaggio in squadre non italiane. Così ad esempio, Alessio Delle Vedove e Francesco Busatto, che correranno nel 2023 nella Intermarché Development Team e provengono rispettivamente dalla Borgo Molino e dalla General Store, dovrebbero pagare di tasca loro il punteggio alle società in cui sono cresciuti. A loro carico ci sono anche le visite di idoneità e i costi di tesseramento, dato che il team non paga nulla di tutto ciò. E mentre Delle Vedove dovrà pagare di tasca sua la Borgo Molino e coprire le spese accessorie (l’importo è di circa 7.500 euro), la General Store ha voluto bene a Busatto e gli ha abbonato il costo dei punti.

Busatto, qui terzo a Rovescala dietro Buratti e Meris, non pagherà la General Store (photors.it)
Busatto, qui terzo a Rovescala dietro Buratti, non pagherà la General Store (photors.it)

Il Nord e il Sud

Ma torniamo alle categorie giovanili, perché qui il discorso si fa critico. E’ intuitivo che nel passaggio fra regioni forti, le squadre prendano e cedano corridori e alla fine il bilancio si tenga in equilibrio. Accade con qualche sforzo fra le piccole e si conferma certamente fra le grandi. E’ intuitivo anche il fatto che negli spostamenti fra squadre regionali, i Comitati del Nord non incassino grandi somme. Il Veneto non avrà denaro dal passaggio di atleti fra squadre venete, a partire dagli esordienti e fino agli under 23.

Immaginiamo tuttavia di recarci in Sicilia. Che cosa succede se una società di allievi vuole prendere i migliori esordienti da un’altra squadra? Deve pagarli. Immaginando che gli atleti di cui si sta parlando abbiano fatto anche parecchi punti nella loro attività regionale, l’esborso diventa notevole. Oltre al punteggio di valorizzazione, infatti, il bonus per un esordiente che passa allievo e abbia più di 21 punti arriva fino a 600 euro. Siamo certi che le società abbiano la disponibilità per raggiungere certe cifre?

Poco male, si sarà pensato, se non ci arriva la società, ci penseranno le famiglie: una sorta di tassa di iscrizione per accedere al livello successivo. E se le famiglie non pagano, l’atleta smette. Del resto, ne abbiamo così tanti…

E così si prosegue fino agli juniores e agli under 23, quando arrivano le squadre extra regionali. E a questo punto, oltre a pagare punteggio e bonus alle società che cedono i ragazzi, entrano in ballo i soldi per il Comitato Regionale.

La GS D’Almo 1966 era in una plurima con la Nial Nizzoli di Reggio Emilia: ora fra le due società c’è una collaborazione
La GS D’Almo 1966 era in una plurima con la Nial Nizzoli di Reggio Emilia: ora fra le due società c’è una collaborazione

Il reddito di cittadinanza

Sono state eliminate le plurime, che consentivano alle squadre del Nord di mettere radici al Sud, investendo e tenendone sotto osservazione i talenti.

Sono stati eliminati i vincoli regionali, così gli atleti possono essere presi e spostati liberamente di regione in regione. Ma questo ha un prezzo.

E’ giusto che vengano pagate le squadre, che sui ragazzi lavorano e investono in base ai propri mezzi e hanno diritto che il loro impegno venga riconosciuto. Però devono essere pagati i Comitati Regionali, che avranno un indennizzo per il passaggio dei loro atleti migliori in altre regioni, senza essere particolarmente coinvolti nel loro sviluppo. Non somiglia a una sorta di reddito di cittadinanza?

Il bello è che questo giro di soldi grava tutto sulle spalle delle società. Si sostiene il ciclismo a spese dei suoi stessi attori. Per quello che conta ed essendo stata ormai varata la normativa, siamo aperti a confronti costruttivi. Convinti che non sarà questa forma di assistenzialismo a risollevare le sorti del ciclismo giovanile. In cambio del reddito di cittadinanza, quale impegno si richiede ai Comitati che lo percepiranno?

Il “nuovo” Laigueglia ad ExtraGiro, esempio di bike economy

02.01.2023
4 min
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Quando si parla di ExtraGiro si pensa subito ai grandi eventi sportivi legati al ciclismo… E non si sbaglia. Ma non è tutto. La società guidata da Marco Pavarini e Marco Selleri infatti porta avanti, e crede fermamente, nella mobilità sostenibile, nel cicloturismo e in quella che nel suo insieme è oggi chiamata bike economy. E l’ultimo “colpaccio” è proprio un esempio perfetto di come il ciclismo agonistico possa essere un volano economico per il territorio. Parliamo dell’organizzazione del Trofeo Laigueglia.

Marco Pavarini, direttore generale di ExtraGiro
Marco Pavarini, direttore generale di ExtraGiro

Turismo italiano

La storica classica di apertura del ciclismo italiano però non è stata presa in carico, se così si può dire, “solo” per la gara. Per capirne di più ne parliamo con Pavarini stesso.

«Abbiamo preso in gestione il Trofeo Laigueglia è vero, ma prima è necessario dire un’altra cosa altrettanto importante. ExtraGiro è diventato uno dei partner ufficiali del portale Italia.it. Questa piattaforma di fatto è il mezzo di comunicazione ufficiale dello Stato, del Ministero, per il turismo italiano».

«Turismo ma anche cicloturismo. Ebbene, noi sviluppiamo dei progetti cicloturistici… che poi è la mission di ExtraGiro».

«Si tratta di un accordo gratuito. Questo portale ha riconosciuto le nostre qualità di partner e sviluppatori di progetti che coinvolgono il territorio».

ExtraGiro è partner di italia.it. Il fatto che ci sia Sofia Goggia in home page la dice lunga sulle potenzialità del connubio sport-turismo
ExtraGiro è partner di italia.it. Il fatto che ci sia Sofia Goggia in home page la dice lunga sulle potenzialità del connubio sport-turismo

Esempio Laigueglia

Agonismo e turismo. Il Trofeo Laigueglia è l’esempio calzante. La gara ligure ha una certa storia. Una storia che va fatta riemergere. Una storia fatta di campioni e tradizioni, come appunto quella di essere l’apertura della stagione italiana. Una volta da quelle parti si andava in ritiro e il Trofeo nacque proprio in virtù di un certo fermento ciclistico in Riviera. Che poi è ciò che succede oggi in Spagna tra la costa valenciana e Majorca.

«La nostra idea – dice Pavarini – è quella di legare il Trofeo Laigueglia al cicloturismo. In tanti anni di attività ExtraGiro ha raccolto molte storie. E noi vogliamo raccontare anche le storie che legano quel territorio alla bici». 

Il “progetto Laigueglia” va ad inserirsi nel panorama di Italia.it. «Quando abbiamo preso in mano l’organizzazione della corsa abbiamo parlato con gli amministratori locali esponendo loro la nostra idea che bisognava andare oltre la gara.

«Il Gs Emilia di Adriano Amici ha organizzato e organizzerebbe ancora benissimo la gara, ma bisognava fare di più. Bisognava andare oltre affinché la corsa dei pro’ lasciasse effettivamente qualcosa al territorio. Con noi il Trofeo Laigueglia passa attraverso il primo portale turistico nel mondo che ha l’Italia. 

«Per tornare al Laigueglia, fare la corsa dei pro’ da sola non avrebbe catturato gli stessi trend economici. Una volta qui si allenavano le squadre, oggi vanno all’estero. Noi andiamo ad organizzare le gare dove si possa innescare un processo di cicloturismo. La gara deve essere il punto di partenza di un progetto più ampio. Deve esserne il volano».

La forza della storia

Sembra tutto molto teorico, in realtà è anche molto concreto, quando poi si offrono luoghi dove dormire, percorsi, piatti da gustare e dove gustarli. Su Italia.it le news sono tradotte in diverse lingue. Si parla di gara, di enogastronomia, sport, percorsi, cultura… 

E quindi come si legano agonismo e turismo? La risposta è nel territorio e nella storia. Lo stesso Pavarini riporta l’esempio di Campo Imperatore. Furono loro di Extragiro a riportare il ciclismo di alto livello lassù. E lo fecero nel 2017 con il Giro under 23.

«La tappa finale – continua Pavarini – arrivava lassù e nel preparare quella tappa facemmo una pedalata con Pozzato e Cassani, all’epoca cittì. Uno parlava della scalata da un punto di vista tecnico e l’altro da un punto di vista storico-sportivo. Campo Imperatore infatti è una delle cime sulle quali ha trionfato Marco Pantani. E mentre loro due parlavano di ciclismo, il narratore raccontava il territorio da un altro punto di vista, quello storico-culturale.

«Per il Laigueglia, abbiamo sentito Guido Neri, che è stato il primo vincitore del Trofeo nel 1964, e anche Roberto Schiavon che lo ha ideato. Insomma quando si promuove un territorio, per noi non c’è solo la geografia ma anche la storia… che ha una grande forza».

Sanguineti alla Trek: tutto vero, tutto meritato

02.01.2023
6 min
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La Sanguineti sotto l’albero. Ragionando con Elisa Balsamo nei giorni del ritiro spagnolo della Trek-Segafredo, l’arrivo dell’amica Yaya ci era stato descritto come il regalo più bello che la squadra potesse farle. Oltre all’amicizia cementata dagli anni alla Valcar-Travel&Service, infatti, la sanremese è una delle migliori al mondo nel tirare le volate, per cui è stata la stessa Elisa a insistere perché il mercato del team si concentrasse sul suo nome.

Davvero un bel regalo di Natale per Elisa Balsamo: è arrivata Yaya Sanguineti
Davvero un bel regalo di Natale per Elisa Balsamo: è arrivata Yaya Sanguineti

Due anni nel WorldTour

Adesso Yaya è al settimo cielo. La sua carriera è passata per cinque anni alla BePink, poi sei alla Valcar e ora sotto le ruote è venuto fuori un biennale WorldTour con la Trek, come il sogno che si è finalmente realizzato.

«Sinceramente non ho ancora messo a fuoco – dice – ho cominciato a capire qualcosa mentre facevo le foto a fianco della Longo. Elisa è una mia amica, però trovarcisi accanto vestita allo stesso modo, ho pensato: Wow!».

Il suo entusiasmo ti contagia, il sorriso è ipnotico. E anche se nel corso delle stagioni si è spesso messa a fare di conto con le sue insicurezze, è bastato vederla all’opera negli appuntamenti importanti del 2022, per rendersi conto delle sue qualità. E’ stata la chiave della vittoria di Barbara Guarischi ai Giochi del Mediterraneo, poi ha fatto parte del treno di Elisa Balsamo contro Wiebes agli europei. E prima aveva portato a casa anche una vittoria per sé, alla Dwars door het Hageland.

Sanguineti e Realini, velocista e scalatore, facce nuove (italiane) della Trek-Segafredo
Sanguineti e Realini, velocista e scalatore, facce nuove (italiane) della Trek-Segafredo
Come è nato l’aggancio con la Trek?

Penso che una buona parola ce l’abbia messa Elisa Balsamo, perché abbiamo lavorato insieme tanti anni e lei mi definisce la miglior lead-out che abbia mai avuto. Poi penso di averci messo un po’ del mio. Ho dimostrato che quel lavoro lo so fare bene, anche se non dovrò fermarmi solo a quello. Farò molte altre cose…

L’idea era comunque di salire questo gradino?

Sì, perché dal primo anno alla Bepink sono passati quasi 10 anni e a un certo punto mi sono detta che forse me lo meritavo. Poi ci pensi e ti chiedi se sarai in grado, che è tipico di come sono fatta io. Ma di base credo di averlo meritato.

Dopo un anno in squadre diverse, Sanguineti e Balsamo si sono ritrovate agli europei di Monaco
Dopo un anno in squadre diverse, Sanguineti e Balsamo si sono ritrovate agli europei di Monaco
Arzeni ha sempre detto che se solo ci credessi un po’ di più…

Quello me lo dicono tutti, ormai me lo dico anche io ogni mattina. Un giorno eravamo in bici con Elisa Balsamo e lei mi diceva che devo crederci. Che se alla fine sono qua, è perché l’ho meritato. Non è che la Trek mi abbia preso senza un motivo. Io l’ho ascoltata e intanto mi dicevo che spero di meritarlo davvero…

Che cosa ti ha chiesto Guercilena al momento di firmare?

Mi ha detto che il mio compito principale sarà quello di fare da pesce pilota per Elisa. Però mi ha detto anche che credono molto in me, perché possa ritagliarmi il mio spazio. Quando non ci sarà lei e magari non ci saranno le altre velociste, punteranno molto su di me. E’ stato veramente un onore, perché sono arrivata in punta di piedi, invece è stato molto bello sentire il boss della squadra dire queste cose. E’ una bella responsabilità.

Ilaria Sanguineti è nata a Sanremo il 15 aprile 1994. Corre fra le elite dal 2013
Ilaria Sanguineti è nata a Sanremo il 15 aprile 1994. Corre fra le elite dal 2013
Il livello della squadra è altissimo.

Ci sono tutte le straniere, ma anche la stessa Longo Borghini e Balsamo. Loro sono mie amiche, ma comunque sono campionesse già affermate. Io sono l’ultima arrivata e spero di davvero di meritarmi tutto questo.

Come si tira la volata per Elisa Balsamo?

Negli anni abbiamo imparato a fidarci l’una dell’altra. I primi anni mi faceva ridere, perché mi urlava sempre da dietro. Mi diceva che eravamo troppo indietro, quando magari mancavano ancora 10 chilometri. Allora le dicevo: «Elisa, sono da sola, aspetta. Dobbiamo uscire all’ultimo…». Alla fine non dovevamo dirci niente. Quando sentivo la sua voce, perché sapevo che magari era successo qualcosa, io entravo in azione e lei si fidava ciecamente di me. Forse anche perché oltre al feeling speciale in volata, alla base c’è anche una bella amicizia, che aiuta molto.

Anche Ina Teutenberg, diesse della Trek-Segafredo, in bici nei giorni del ritiro
Anche Ina Teutenberg, diesse della Trek-Segafredo, in bici nei giorni del ritiro
Volate tutte uguali oppure si cambia a seconda delle situazioni?

Si cambia ogni volta. Ad esempio abbiamo imparato che Lorena Wiebes dobbiamo anticiparla. Quando Elisa due anni fa ha vinto l’ultima tappa al Women’s Tour, ci avevamo provato per le tre tappe prima. Partivamo sempre troppo tardi e vinceva Wiebes. Nell’ultima tappa, le ho detto che dovevamo arrivarle da dietro all’ultimo chilometro. Lei non se ne sarebbe accorta e ci avrebbe visto quando ormai eravamo passate. Si sarebbe messa dietro, perdendo il momento di massima forza. Quella vittoria è stata una delle più speciali che ci ricordiamo.

Secondo te, in questo anno in due squadre diverse, sei mancata più tu a Elisa, oppure lei è mancata a te?

Se parliamo di amicizia, penso che sia mancata più lei a me. Però da quello che mi ha detto per la parte sportiva, lei mi ha voluto qua anche per questo. Mi ha detto che le mancavo per quello che so fare. Per cui magari a livello ciclistico, le sono mancata di più io…

Ilaria Sanguineti alla Dwars door het Hageland ha ottenuto la sua 8ª vittoria in carriera: 4 open, 4 UCI
Ilaria Sanguineti alla Dwars door het Hageland ha ottenuto la sua 8ª vittoria in carriera: 4 open, 4 UCI
Correre con Elisa significa poter rientrare nel giro della nazionale?

Sì, assolutamente. Già nel 2022 ho avuto la fortuna di partecipare ai Giochi del Mediterraneo e agli europei, in cui ho fatto parte del suo treno. E nonostante fosse un anno che non correvamo insieme, proprio a Monaco non c’è stato bisogno di dirsi niente. Io sapevo quello che dovevo fare. Lei sapeva che lì davanti c’ero io.

Ci sarà spazio per un’altra vittoria di Yaya?

Per una gregaria come me, riuscire a ritagliarsi uno spazietto è una soddisfazione. Per come sono io, mi basta poco. Ho capito il mio ruolo da un paio d’anni. Successe quando Marta Bastianelli vinse il campionato italiano del 2019 e seconda arrivò Elisa Balsamo. Io feci terza e quarta Marta Cavalli. Mi ero presa il mio spazio, invece capii che se fossi rimasta nella mia bolla avrei ottenuto meno che se mi fossi messa a disposizione di Elisa. So che posso valere qualcosa devo solo mettermelo in testa. E’ un po’ difficile per me, però penso che negli anni sto maturando tanto. Sto trovando più consapevolezza in me stessa.

Una Coca prima di partire in allenamento? Ci può stare. Alla salute
Una Coca prima di partire in allenamento? Ci può stare.
Yaya è così inconsapevole di se stessa solo in bici o anche nella vita quotidiana?

Anche fuori, forse soprattutto fuori, anche se non lo faccio vedere. Magari uno vede che rido sempre, che sono sempre col sorriso, però a volte sono molto insicura di me. Credo che Elisabetta Borgia (mental coach della squadra, ndr) avrà il suo bel da fare per seguirmi… 

Una risata. Il racconto delle vacanze a Santo Domingo con la banda storica della Valcar. Il fatto che da quest’anno si allenerà con Slongo, cambiando qualche abitudine rispetto agli anni con Arzeni. Qualche lavoro specifico in più. L’alimentazione che cambia. E tante altre risate. Ci alziamo pieni di appunti. Quando sei con Yaya il tempo va veloce.

Alla nuova vita di Velasco ora manca solo la vittoria

02.01.2023
5 min
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Forse il giorno in cui Simone Velasco è arrivato più vicino alla vittoria è stata la tappa di Fermo alla Tirreno-Adriatico: terzo su quei muri impestati, a 14” dal vincitore Barguil dopo 90 chilometri di fuga. Ma soprattutto il suo primo anno nel WorldTour con la maglia dell’Astana ha significato partecipare al primo grande Giro della carriera, dopo sei anni di professionismo, e chiuderlo da migliore degli italiani.

«Ho cominciato con il Tour – sorride – quindi con il massimo di quello cui un corridore possa ambire. Anche se a causa di un po’ di malanni non siamo stati super competitivi, il bilancio dell’annata è stato positivo. Ora sicuramente viene un anno in cui migliorarsi e prendersi un pochino più di responsabilità, per farsi trovare pronti al momento giusto».

Velasco è nato a Bologna il 2 dicembre 1995, è alto 1,70 per 59 chili. E’ pro’ dal 2016
Velasco è nato a Bologna il 2 dicembre 1995, è alto 1,70 per 59 chili. E’ pro’ dal 2016

Padre di famiglia

Il 12 ottobre era di mercoledì e Velasco lo aspettavano alla partenza del Giro del Veneto. Lui però non c’era, perché nel frattempo era corso al Sant’Orsola di Bologna per salutare la nascita di sua figlia Diletta. L’Astana è partita in cinque, con Lopez quarto alle spalle di Matteo Trentin.

«A parere mio – spiega Velasco – diventare padre mi ha dato molta tranquillità, mi sento proprio cambiato a livello mentale. Ovviamente le priorità si spostano tutte su un altro aspetto e comunque avere una figlia ti dà grande morale e determinazione per affrontare al meglio tutti gli obiettivi. Per questo sono al lavoro con impegno. Nel primo ritiro siamo riusciti a mettere su un po’ di chilometri al caldo, mentre a casa era davvero freddo. Ho continuato ad allenarmi nell’inframezzo fino al prossimo ritiro di gennaio per costruire una buona base e poi rifinirla prima di cominciare a correre. Vorrei farmi trovare già pronto nei primi appuntamenti».

Primo Natale in famiglia per Simone Velasco, la piccola Diletta e la compagna Nadia (foto Instagram)
Primo Natale in famiglia per Simone Velasco, la piccola Diletta e la compagna Nadia (foto Instagram)

Obiettivo vittoria

Il suo calendario è da definirsi, ma potrebbe prevedere tutta la trafila delle corse italiane, con Strade Bianche e Sanremo, per poi arrivare alla Ardenne e da lì tirare dritto fino al Giro d’Italia.

«Lo schema potrebbe essere questo – conferma Velasco – ma prima del Giro mi aspetto di fare bene in corse come Strade Bianche e Sanremo. Già l’anno scorso la condizione era buona, quindi cercheremo di replicare quanto già fatto e poi diciamo che tra Ardenne e Giro d’Italia, vorrei dare il massimo del massimo per cercare di tirar fuori il 200 per cento della condizione e tornare alla vittoria.

«Sono già due anni che non alzo le mani, però negli anni dispari di solito vinco (la sua ultima vittoria è stata una tappa al Tour du Limousin nel 2021, ndr). Quindi nel 2023 vediamo di levarci qualche soddisfazione. Non vado per il sottile, ovviamente. Prima torniamo a vincere e poi ci pensiamo. Sicuramente una tappa al Giro sarebbe un sogno, ma vanno bene anche tutte le altre gare. L’obiettivo è farsi trovare pronto. In più ho la fortuna di essere un corridore abbastanza veloce, per cui se nei finali mi trovo davanti, riesco a giocarmi le mie chance oppure a dare una mano ai compagni».

Il Tour de France del 2022 è stato il suo primo grande Giro. Lo ha concluso in 30ª posizione
Il Tour de France del 2022 è stato il suo primo grande Giro. Lo ha concluso in 30ª posizione

Squadra d’attacco

Come già accennato parlando con Martinelli e poi con Battistella e Luis Leon Sanchez, l’Astana Qazaqstan Team è chiamata a un cambio di pelle. L’arrivo di Cavendish potrebbe vederla alle prese con treni e volate, ma la base è composta da attaccanti.

«Sicuramente era meglio se non fosse successo niente – spiega Velasco in relazione al licenziamento di Lopez – ma a questo punto cercheremo di tirare fuori il meglio anche da questa situazione. So di potermi giocare qualche corsa grazie al mio spunto. Ovviamente tenere i primi 15-20 corridori adesso è veramente dura, c’è da lavorar sodo. Però ho già avuto la riprova che quando sono in condizione e tutto fila, perché per fare bene serve anche che tutto fili lisci, io ci sono. Perciò cercherò di diventare sempre più concreto e di alzare queste benedette braccia».

Con Adriano Amici al Giro dell’Emilia: nella corsa di casa, Velasco si è piazzato 21°
Con Adriano Amici al Giro dell’Emilia: nella corsa di casa, Velasco si è piazzato 21°

Il mondiale marathon

Resta una curiosità, che è più una provocazione, ed è legata alla mountain bike, sua grande passione. Nel ciclismo del gravel, con Lutsenko che si diverte da matti sugli sterrati, e di Pidcock e Van der Poel che a turno hanno mischiato mirabilmente strada a fuoristrada, perché non pensare al doppio impegno anche per un pro’ italiano?

«La mountain bike – ammette Velasco – rimane il mio pallino. Devo ascoltar bene i preparatori e i direttori per sentire cosa dicono. Io continuo ad usarla, specialmente quando torno a casa all’Isola d’Elba. Soprattutto d’inverno, mi alleno più volentieri con la mountain bike, visto che fa anche meno freddo. Ci leviamo un po’ di ghiaccio da mani e piedi, stiamo un po’ in mezzo ai boschi e ci divertiamo. Mi piacerebbe fare un mondiale marathon, ma le decisioni stanno alla squadra e io mi adeguo di conseguenza. Se ci sarà la possibilità, sicuramente io mi farò trovare pronto…». 

Marangoni, quanto valgono i giovani della Eolo-Kometa?

01.01.2023
4 min
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La Eolo-Kometa promuove quattro dei suoi giovani corridori dal team under 23 alla professional. Dei ragazzi che si sono distinti nella scorsa stagione e che si sono meritati la possibilità di mostrare le proprie qualità anche tra i professionisti. In questo viaggio ci accompagna Samuel Marangoni, uno dei preparatori della Eolo-Kometa, che li ha avuti sotto mano fino a pochi giorni fa. 

Piganzoli, al centro, è arrivato quinto al Tour de l’Avenir, il miglior risultato del 2022 (foto Zoè Soullard)
Piganzoli, a destra, è arrivato quinto al Tour de l’Avenir, il miglior risultato del 2022 (foto Zoè Soullard)

Il promettente Piganzoli

Davide Piganzoli è uno dei profili più interessanti non solo per la professional di Basso e Contador, ma anche per il ciclismo italiano. Scalatore dal fisico slanciato si è messo in mostra tra Spagna e Italia con degli ottimi risultati tra cui spicca il quinto posto finale al Tour de l’Avenir

«Con lui – racconta Marangoni – ho iniziato a lavorare solo ora, prima di me lo seguiva De Maria. Piganzoli promette davvero molto bene anche al di là dei valori numerici, ha già una mentalità precisa, degna di un professionista. Le caratteristiche fisiche sono quelle di un corridore che può far bene nelle corse a tappe. All’inizio farà corse di livello inferiore e poi, a seconda della preparazione, potrà affiancare i più grandi, come Fortunato, dai quali potrà imparare molto. Ha un grande recupero, cosa fondamentale per un corridore delle sue caratteristiche. Abbiamo iniziato a lavorare da poco ma al ritiro di dicembre aveva già una buona condizione, il che promette bene. Sono tutti dati da prendere con le pinze, ma la fiducia c’è».

Tercero in azione in salita sulle strade del Giro U23, fisico da scalatore puro per lo spagnolo (foto Instagram – Adn)
Tercero in azione in salita sulle strade del Giro U23, fisico da scalatore puro per lo spagnolo (foto Instagram – Adn)

Il silenzioso Tercero

Lo spagnolo Tercero è il gemello di Piganzoli, anche lui scalatore, nativo della regione della Mancha. I due potrebbero essere definiti benevolmente i Don Chisciotte e Sancho Panza, alternandosi il ruolo di scudiero a seconda delle esigenze. 

«Tercero – dice il preparatore – l’ho conosciuto meno in passato. Davide (Piganzoli, ndr) e lui sono come fratelli, hanno un’amicizia profonda. Lo spagnolo ha caratteristiche da scalatore puro. Nelle corse di un giorno fa fatica, diciamo che in volata è più indietro rispetto a Piganzoli. A livello caratteriale è più chiuso, deve ancora aprirsi. Anche lui partirà più tardi a correre, il cambio di categoria sarà delicato da affrontare, soprattutto per le caratteristiche fisiche. I due partiranno a correre da febbraio, probabilmente uno in Spagna e l’altro in Turchia».

Andrea Pietrobon ha un fisico imponente da passista, adatto anche alle fughe a lungo chilometraggio
Andrea Pietrobon ha un fisico imponente da passista, adatto anche alle fughe a lungo chilometraggio

Pietrobon passista

L’italiano è uno degli ultimi arrivati nel team spagnolo ed il più grande dei quattro ragazzi che passerà professionista. Il veneto è un classe 1999 e nel suo passato ci sono due anni con la Zalf e due con il CTF, oltre al 2022 con la Fundacion Contador U23 e poi da stagista con la Eolo. Un’esperienza niente male che lo lancia nel mondo dei professionisti. 

«Anche lui è stato seguito da De Maria – riprende Marangoni – ovviamente tra i membri dello staff c’è un confronto costante. Quando mi viene “passato” un corridore so esattamente di chi si tratta e del percorso fatto. Pietrobon è in ritardo sulla preparazione, a causa dell’infortunio alla spina dorsale di ottobre. L’obiettivo con lui è essere pronti per marzo, di fretta non ne abbiamo ed è giusto così. Quando nel 2022 ha corso con i professionisti ha fatto bene, ha un gran fisico da passista (191 centimetri per 72 chili, ndr). Può essere un bel profilo per le fughe, un corridore che in una professional come la nostra è molto utile. Per fare un esempio, con le dovute proporzioni, può essere un corridore alla Maestri, fughe lunghe e su terreni mossi».

Serrano ha una muscolatura esplosiva ed un’attitudine da attaccante (foto Instagram)
Serrano ha una muscolatura esplosiva ed un’attitudine da attaccante (foto Instagram)

L’altro spagnolo, Serrano

Javier Serrano è il secondo ragazzo spagnolo che entra nella Eolo-Kometa, ha fatto bene nelle corse in Spagna. In Italia ha corso nel 2021 nella Biesse Arvedi, prima ancora era nell’Equipo Amator della Caja Rural

«E’ un ragazzo che ho conosciuto qualche anno fa quando era al primo anno tra i dilettanti e poi ci siamo ritrovati alla Eolo. E’ un corridore molto esplosivo, con caratteristiche da corse di un giorno. E’ muscolarmente molto forte e tiene bene anche in salita e questa è una gran bella qualità. Se dovessi fare un paragone potrei accostarlo ad Albanese, ma le proporzioni da fare sono molte. Vincenzo è un corridore molto forte ed anche in volata sa imporsi bene, Serrano può dire la sua in gruppi più piccoli: da 20 corridori. Il suo debutto è più vicino, dovrebbe correre già a fine gennaio a Mallorca, quelle sono le sue gare: percorsi mossi con continui sali e scendi».