Riecco Cataldo e il suo lavoro di regista in corsa

04.01.2023
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Nei giorni del ritiro della Trek-Segafredo a Calpe, la settimana prima di Natale, avevamo raccontato dello scambio con Dario Cataldo sulle velocità del gruppo e il correre frenetico da un paio d’anni a questa parte. Riavvolgendo però il nastro, il viaggio con l’abruzzese prevedeva anche un excursus sul suo ruolo di regista in corsa: “road captain”, come dicono da quelle parti. Arrivato nella squadra di Guercilena al colpo di reni, Dario si è infatti fatto largo con la sua esperienza, firmando un rinnovo biennale fino al 2024.

«C’è stato da subito un ottimo approccio – spiega – il fatto di avere un team ben strutturato aiuta a lavorare meglio. Mi sono trovato a mio agio sin da subito. Potremmo definirlo un incontro di necessità. Io con l’esperienza di regista in corsa fatto in altre squadre, loro che avevano bisogno di una figura di questo tipo e quindi è andato tutto molto bene. Già dalle prime gare, almeno per i riscontri che ho avuto, i miei compagni sono stati contenti e quindi è stato un piacere ricevere questa proposta di rinnovo da parte di Luca. Conferma la fiducia che mi ha dato e io sono contento di averla ripagata».

Al suo primo anno in Trek, Cataldo ha scortato Ciccone al Giro d’Italia
Al suo primo anno in Trek, Cataldo ha scortato Ciccone al Giro d’Italia
Hai parlato di struttura. Tu hai cominciato con Liquigas, poi Quick Step, quindi Team Sky, Astana e Movistar. Ci sono dei requisiti perché una squadra sia definibile ben strutturata?

La parte fondamentale è legata alle persone che ci lavorano. E’ necessario che siano non solo professionali, ma che ci mettano impegno e passione per creare la giusta collaborazione. La struttura è relativa a chi la dirige dall’alto, al team manager che organizza il lavoro e assegna i compiti. E Luca Guercilena in questo è molto bravo. In una mega struttura come la Ineos, hanno una quantità di personale impressionante ed è facile dividere i compiti quando hai tantissime persone.

Facile rispetto a cosa?

Per qualunque compito, riesci a trovare la persona ad hoc. In una squadra come questa c’è tanto personale, però il giusto per quello che serve. Credo che Luca riesca ad organizzare molto bene tutte le risorse di questo team per farle rendere al meglio di quello che si può. E quando c’è l’impegno da parte di ognuno nel suo ruolo, anche noi atleti siamo stimolati a dare il massimo. Non hai scuse, devi dare il massimo per ripagare l’impegno che ci stanno mettendo anche gli altri.

Nel 2014 e 2014, Cataldo ha corso con Sky: qui con Froome all’Oman 2014 dopo la vittoria a Green Mountain
Cataldo ha corso con Sky: qui con Froome all’Oman 2014 dopo la vittoria a Green Mountain
Che lavoro fa il regista in corsa?

Il road captain, qui lo chiamiamo così, fondamentalmente è l’anello di congiunzione tra il corridore e il direttore sportivo, nel senso che fa il direttore in corsa. Quando ci sono decisioni veloci da prendere o bisogna gestire le piccole dinamiche che si creano all’interno del gruppo, che ovviamente un direttore sportivo dalle retrovie non riesce a vedere. Quindi, usando l’esperienza, uno con il mio ruolo dice come muoversi, sa gestire i tempi e i corridori. E intanto insegna il mestiere ai ragazzi più giovani.

Da solo o in comunicazione con il direttore sportivo?

Porti gli occhi del direttore in gruppo. Quindi bisogna comunicargli le informazioni ed è lui che prende le decisioni finali sulle tattiche di corsa. Ogni giorno si fa una strategia e il regista la gestisce. E se ci sono imprevisti, comunica alla radio e riceve le informazioni utili per la corsa. A volte ad esempio dal gruppo non vedi chi c’è nella fuga, altre volte non lo vede l’ammiraglia, perché radio corsa non è tempestiva…

Con il meccanico Adobati, ragionando sul nuovo manubrio Bontrager
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Sono punti di vista tanto diversi?

Quando si osserva cosa succede in gruppo, chi ha un’esperienza di anni fa valutazioni differenti. Sa come si muovono certi corridori o certi gruppi. Io stesso vedo un grosso cambio in me da quando ero più giovane, come vedevo il gruppo e come lo vedo adesso. Ci sono alcuni dettagli da cui riesco ad anticipare tante situazioni.

Il regista rinuncia alle proprie chance di vittoria oppure ha i suoi spazi?

Alla fine può anche capitare, però dipende dalle caratteristiche personali. Se analizzo la mia carriera, devo ammettere che la mia predisposizione per questo ruolo ce l’avevo sin dagli juniores. E’ vero che ho vinto un Giro d’Italia U23, ma non sono mancati segnali forti di una certa attitudine. In alcune situazioni dove sarei dovuto essere più egoista, non lo sono stato. Ne avrei avuto tranquillamente la possibilità, ma invece di cogliere l’occasione, ho optato per aiutare il corridore di riferimento.

Il primo team in cui Cataldo è spiccato come regista in corsa è stata l’Astana: più con Aru che con Nibali
Il primo team in cui Cataldo è spiccato come regista in corsa è stata l’Astana: più con Aru che con Nibali
La vittoria di un compagno ti ripagava?

In realtà, non sempre il compagno in questione riusciva a vincere e io avevo perso comunque la mia chance, ma non me ne sono mai fatto un problema. Comunque l’anno scorso mi sentivo tanto la responsabilità di questo ruolo, quindi mi ci sono buttato al 100 per cento. Da un certo punto di vista è un peccato non provare a fare qualcosa per me stesso, tanto che lo stesso Josu (Larrazabal, capo dei preparatori della Trek-Segafredo, ndr) mi ha detto che vuole tornare a vedere il Dario che, quando c’è il momento, approfitta dell’occasione.

Quindi si può fare?

Sarà una piccola sfida per me stesso. Rifare quello step indietro e non concentrarmi solo come road captain, ma provare a cogliere anche le occasioni che dovessero capitare (Cataldo ha vinto 7 corse da pro’, fra cui una tappa alla Vuelta, una al Giro e un tricolore crono, ndr). Non credo si possa dire che mi sia seduto in questo ruolo, perché comunque è un incarico di grossa responsabilità. Il fatto di cercare qualche occasione è paradossalmente più comodo. Se fai un’azione, parlano di te in televisione. Magari nei giorni prima hai fatto un lavoro ben più importante, ma non se ne è accorto nessuno…

Cataldo riprenderà a correre alla Vuelta San Juan: questa la sua Emonda da gara, messa a punto a Calpe
Cataldo riprenderà a correre alla Vuelta San Juan: questa la sua Emonda da gara, messa a punto a Calpe
Si parte dall’Argentina?

Alla Vuelta San Juan e poi ci sarà il Giro d’Italia, che parte dall’Abruzzo. E’ quasi obbligatorio!

Svolgi in squadra il ruolo che Bennati ha avuto per anni in squadra. Come va col nuovo cittì?

Abbiamo corso insieme un anno alla Liquigas e sono arrivato alla Movistar l’anno dopo che ha smesso. A Benna, come prima a Cassani, dico: «Se ti servo per la causa, io ci sono». Ma non mi va di andare in nazionale solo per dire che ho indossato la maglia azzurra. Che io venga convocato oppure escluso, non me la prendo sul lato personale. Indossare la maglia azzurra, soprattutto se ti impegni al massimo, resta l’onore più grande.

La maglia iridata che ha cambiato la vita di Alzini

04.01.2023
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Luigino Verducci cammina con sua figlia Sara nella hall dell’hotel che ospita la Jumbo Visma, cui da quest’anno fornirà le sue scarpe Nimbl, quando dalla porta viene fuori Martina Alzini. La lombarda ha la maglia della Cofidis e tiene in mano degli scarpini della stessa marca. I due si salutano affettuosamente.

«Uso le sue scarpe da una vita – dice Alzini – non le cambio più».

Verducci le chiede qualcosa sul modello che sta usando, poi Martina viene a sedersi accanto per raccontarci il suo inverno alla vigilia degli europei su pista e di una stagione su strada in cui raccogliere ancora, dopo la vittoria e i piazzamenti del 2022.

«Si parte con l’obiettivo di migliorarsi – conferma la legnanese – e sicuramente per me la stagione quest’anno parte abbastanza presto. A febbraio c’è un obiettivo importante in pista: gli europei sono la prima prova di qualificazione per le Olimpiadi e poi ho un bel calendario fitto su strada. Voglio migliorarmi dall’anno scorso, visto che faccio sempre fatica a partire con una buona condizione. Quest’anno voglio cambiare proprio questa cosa. Quindi avrò in programma tutte le classiche con il grande obiettivo di raggiungere buoni livelli sia in pista che su strada».

Le ragazze della nazionale hanno appena conquistato il mondiale nel quartetto. Sono Guazzini, Balsamo, Consonni, Alzini e Fidanza
Guazzini, Balsamo, Consonni, Alzini e Fidanza hanno appena conquistato il mondiale nel quartetto

Inizio più brillante

Se andata a riguardare la foto del podio del quartetto iridato agli scorsi mondiali di Saint Quentin en Yvelines, vi accorgerete subito che tra le azzurre Martina Alzini è quella con lo sguardo più selvaggio. Il segno che quella vittoria se l’è conquistata pedalata dopo pedalata. Ed è comprensibile che nell’avvicinamento ai Giochi di Parigi, la lombarda non voglia lasciare nulla al caso.

«A fine novembre – spiega – abbiamo fatto un ritiro con la nazionale, dove Bragato ci ha dato dei lavori da fare che non avevo mai affrontato a novembre. Lui per questo è molto disponibile e tutti i lavori in preparazione degli europei tornano utili anche su strada. Ho lavorato sui cambi di ritmo, sulla forza resistente, sulla forza… Le cose che di solito si fanno a dicembre, però allungando, facendo qualche oretta di più su strada. Ho molta fiducia in questo programma e l’obiettivo delle Olimpiadi è alla base. E’ il sogno di tutti».

Per Martina Alzini, il 2023 sarà la seconda stagione in maglia Cofidis
Per Martina Alzini, il 2023 sarà la seconda stagione in maglia Cofidis

Orgoglio iridato

La vittoria di quel mondiale ha cambiato le cose. Nel gruppo delle pistard azzurre è scattata una diversa consapevolezza, come se i tanti passi fatti sotto la guida di Salvoldi siano diventati di colpo la base da cui hanno spiccato tutte il volo verso un livello superiore per il quale erano già pronte. Nessuna di loro si tirerà indietro.

«Io penso che dall’ottobre scorso – conferma Alzini – sia cambiato qualcosa. Parlo al livello del quartetto. Correre con quella maglia addosso è un grande prestigio e per questo bisognerà sempre puntare a dare il massimo. Penso che quest’anno tutte vorremo esserci, sia in Coppa del mondo, come pure agli europei e ai mondiali. Non è un segreto che quando corri con quella maglia addosso, vuoi solo che vincere, dare al massimo e riconfermarti. Ecco perché voglio partire bene agli europei. Ecco perché lo vogliamo tutte».

Ai mondiali di Saint Quentin en Yvelines, oro per Alzini nel quartetto e per il compagno Thomas nella madison
Ai mondiali di Saint Quentin en Yvelines, oro per Alzini nel quartetto e per il compagno Thomas nella madison

Enigma Glasgow

Quella che si va delineando è una stagione concitata. Prima gli europei. Poi arriva la strada con le classiche e i Giri. Poi ci saranno i mondiali e quelli di Glasgow saranno da mal di testa, con tutte le specialità del ciclismo concentrate negli stessi dieci giorni.

«Devo ancora definire un po’ di programmi con la squadra – spiega Alzini – non sono ancora sicura di fare il Tour, dobbiamo vedere. Io da buona italiana vorrei dare spazio al Giro, mentre il resto dell’estate è un po’ caotico. Con i mondiali di Glasgow bisogna conciliare bene le cose e soprattutto bisogna arrivare con una buona condizione».

Alzini è nata a Legnano: classe 1997, è alta 1,80 e pesa 64 chili
Alzini è nata a Legnano: classe 1997, è alta 1,80 e pesa 64 chili

«Per come vanno ultimamente le stagioni – prosegue Alzini – si rischia di arrivare al cuore dell’estate già abbastanza stanchi. Quindi secondo me il lavoro da fare consiste nel preservarsi il giusto, per arrivare bene ad agosto. La pista è il mio grande amore. Però devo ammettere che tra i miei obiettivi potrebbe esserci quello di guadagnarmi una convocazione su strada con il cittì Sangalli…».

Il piatto è ricco, forse anche troppo: i mondiali così concentrati saranno una fase complessa da gestire. Perché il gruppo funzioni, bisogna che i singoli arrivino a Glasgow al massimo della forma e non è detto che questo sia nell’interesse delle squadre. Questa volta il lavoro di Villa e Bragato sarà ancora più complesso: non è per caso che sia iniziato già nel ritiro azzurro di dicembre.

Pontoni sulla Persico: «Sul podio salirà quando serve»

04.01.2023
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Due quarti posti e un sesto tra Coppa del Mondo e Superprestige. La stagione di Silvia Persico procede spedita verso l’appuntamento pianificato sin da quando correva ancora su strada, ossia i mondiali di inizio febbraio. L’azzurra, che nel 2022 ha centrato il podio iridato in entrambe le specialità facendo un salto di qualità enorme, ha iniziato la stagione sui prati molto più tardi, ma sta procedendo su un cammino segnato in grande sicurezza, anzi lasciando intravedere molte prospettive interessanti.

La stagione della lombarda è iniziata il 26 dicembre. Finora già 5 vittorie in carniere
La stagione della lombarda è iniziata il 26 dicembre. Finora già 5 vittorie in carniere

Il cittì Pontoni non ha mai nascosto che punta molto sulla campionessa di Alzano Lombardo, proprio considerando le caratteristiche tecniche del percorso iridato di Hoogerheide e ha quindi guardato le sue prestazioni con grande attenzione. Non è arrivato il podio, ma in certi momenti non è neanche fondamentale che lo si ottenga.

«Se però guardate la gara di Val di Sole – dice – il podio era a portata di mano, le è sfuggito solo per piccoli errori di guida che su quel percorso e considerando le sue caratteristiche sono normali. Oltretutto ha corso l’ultimo giro senza freni, per la rottura della guaina, senza quell’inconveniente sono convinto che si giocava la piazza d’onore. Poi a Zolder si è ripetuta, è la dimostrazione che è già lì, a quel livello. Ora bisogna solo pensare a raggiungere la miglior forma possibile quando servirà».

Essere finita ai piedi del podio due volte non c’è rischio che possa però anche lasciarle un tarlo psicologico?

Conoscendola, assolutamente no. Silvia è una ragazza che sa prendere sempre l’aspetto positivo anche dalle situazioni peggiori, figuriamoci dopo prestazioni del genere. Questa è la sua forza, se il podio non è arrivato significa che se lo prenderà più avanti. In questo caso posso davvero parlare in sua vece, la conosco troppo bene.

Pontoni con l’azzurra dopo il bronzo mondiale: il cittì confida molto su di lei per Hoogerheide
Pontoni con l’azzurra dopo il bronzo mondiale: il cittì confida molto su di lei per Hoogerheide
Che programmi ha?

Con il suo staff siamo in perfetta sintonia, con contatti molto frequenti. Andrà ora per un periodo di allenamento in Spagna con il suo team su strada e tornerà per i tricolori, poi affronteremo insieme le tappe di Coppa del mondo restanti fino al mondiale. Sta lavorando con grande serenità e la cosa mi rende molto fiducioso. Poi le gare si vincono e si perdono, l’importante è arrivarci sapendo di aver fatto tutto il necessario.

Dal punto di vista tecnico i percorsi affrontati e quelli che arriveranno, che informazioni ti danno in vista dei mondiali?

Ben poco. Val di Sole è qualcosa a sé stante e questo è notorio. Zolder è un percorso molto più impegnativo, Zoonhoven sarà molto diverso considerando la vasca di sabbia dove si passa. Di Benidorm non sappiamo ancora, ma penso che anche quello sarà molto diverso da Hoogerheide. Noi il tracciato mondiale lo conosciamo bene, lo scorso anno ho portato una nazionale folta ad affrontare la prova di Coppa del Mondo proprio pensando alla gara iridata d’inizio febbraio. Silvia su quel percorso ha gareggiato più volte, lo conosce bene, so che è davvero adatto alle sue caratteristiche, non tanto tecnico e filante con quei 37 gradini che alla lunga faranno la differenza.

Per la Persico una grande prestazione a Vermiglio: il podio è sfuggito per pochissimo…
Per la Persico una grande prestazione a Vermiglio: il podio è sfuggito per pochissimo…
Persico ma non solo perché anche da altre ragazze sono arrivate prestazioni interessanti…

E’ giusto non focalizzarsi solo sulla Persico. Sara Casasola ad esempio è un’altra che ha fatto grandi gare, in Val di Sole è finita ottava ma anche lei con un po’ di fortuna poteva anche entrare nella Top 5. A Diegem nel Superprestige ha sfiorato la presenza nelle prime 10 ma ha confermato di essere a quei livelli. Poi bisogna considerare che le gare possono anche prendere una piega tattica e magari lei può anche finire più avanti, infatti a Jesolo ha battagliato con la Persico fino alla fine. Non dimentichiamo poi la Lechner che sta crescendo e per i mondiali sarà sicuramente pronta.

Allarghiamo un po’ lo sguardo: ti sorprende che le olandesi restano dominatrici ma con nomi diversi rispetto a quelli soliti di Brand e Vos?

Per nulla, l’Olanda ha il più grande bacino di praticanti della specialità e può attingere continuamente a nuovi talenti. E’ in atto un profondo rinnovamento, se pensiamo che con i nuovi innesti molti considerano la Alvarado “anziana” solo perché ha 24 anni, per il fatto che è da più tempo nel giro rispetto alle nuove Van Empel, Pieterse, Van Anrooij. E’ chiaro che col passare degli anni le grandi dovranno pian piano lasciare spazio e in questo festival arancione si inseriranno solo presenze estemporanee, magari proprio come la Persico. E attenzione perché dalle categorie inferiori arriveranno sempre nuovi talenti, come ad esempio la Molengraaf.

Alvarado e Vos agli ultimi europei. La vecchia guardia olandese punta forte sui mondiali di casa
Alvarado e Vos agli ultimi europei. La vecchia guardia olandese punta forte sui mondiali di casa
E per i mondiali, spazio alle nuove leve?

Non sarei così sicuro, per ora vecchie volpi come Brand e Vos vanno ancora tenute in considerazione. Quel che è certo è che la marea arancione dominerà ancora a lungo, noi dovremo essere bravi a cavalcarla…

Destinazione AlUla: il ciclismo apre le porte al turismo

04.01.2023
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Per la prima volta da quando è nata e fatto salvo l’abbinamento tecnico con Scott dal 2017 al 2020, la squadra riconducibile al gruppo GreenEdge Cycling viene affiancata da un marchio non australiano: AlUla. Finora li avevamo conosciuti come Orica-GreenEdge, poi Mitchelton-Scott, quindi Bike Exchange. Per i prossimi tre anni la squadra guidata da Brent Copeland si chiamerà Jayco-AlUla. Ed è proprio il team manager sudafricano a spiegarci l’abbinamento e la sua origine.

Al-‘Ula è una città della regione di Medina nel Nord-Ovest dell’Arabia Saudita. Si trova sulla Via dell’Incenso, all’interno del Governatorato di ‘Ula: uno dei sette nella regione di Medina.

«AlUla è anche la regione – dice Copeland – in cui nel 2022 abbiamo corso le cinque tappe del Saudi Tour. E’ una regione molto bella e particolare. Ci hanno trovato tombe di 2000 anni fa, non so se ricordate le immagini della corsa (foto Getty Images, in apertura). E’ un’area con montagne molto particolari in cui hanno creato un distretto turistico che si chiama Luxury Destination. Sono tutti hotel 5 stelle, 5 stelle deluxe, che richiamano una clientela di altissimo profilo».

In che modo lo sport può funzionare da traino?

Credono nello sport e anche nel ciclismo. Al Tour de France 2021 hanno fatto una prova con noi, mettendo il nome sulla spalla, e hanno visto che in 18 mesi la visibilità e il ritorno sono stati molto alti rispetto ad altri investimenti che fanno abitualmente

Ad esempio?

Investono molto sui concerti. Bocelli è stato già per due volte lì a cantare. Però hanno visto che il ciclismo, soprattutto quello internazionale che fa il giro del mondo, dà tanta visibilità per il turismo. Poi c’è da dire che chi va in bici adesso e può permettersi bici da 15.000 euro è anche il tipo di cliente che sceglie determinati hotel.

Per questo hanno deciso di aumentare l’impegno?

Adesso hanno uno spazio importante sulla maglia, non è più solo una spalla. L’accordo del Tour è durato 18 mesi, ma durante quest’anno abbiamo iniziato a parlare, proponendo di fare un progetto più ampio. Di non fare solo una sponsorizzazione, ma della possibilità di parlare con la Federazione.

Con quale obiettivo?

Vedere se c’è qualche corridore di laggiù che possiamo mettere alla prova, portarlo in ritiro. Proviamo ad aprire le porte ai loro atleti e l’idea gli è piaciuta molto. E poi, approfondendo il discorso, hanno visto il tipo di ritorno possibile e hanno accettato la nostra proposta.

Ci sono atleti con cui lavorare?

Qualcuno sì, non sono tantissimi però stanno cercando di fare sempre di più, anche a livello sportivo. Stanno cercando di promuovere il ciclismo, la corsa a piedi e ovviamente il calcio. Ma il ciclismo piace, ho visto che hanno fatto un accordo anche con Movistar appunto per questo… 

Gerry Ryan che finora ha pagato tutto di tasca sua si sarà sentito sollevato?

In passato, c’era stato Orica, che era un’azienda australiana. Poi sponsor tipo Scott e Giant che non erano suoi. Però lui ha sempre coperto con le sue aziende l’80 per cento del budget. E’ molto presente e importante per la squadra.

Avete già portato qualche corridore in ritiro con voi?

No, ne faremo uno dopo il Saudi Tour. Rimaniamo lì un paio di giorni, facciamo una presentazione con Laura Martinelli per quanto riguarda l’alimentazione. Facciamo una riunione con gli allenatori. Sarà un ritiro strutturato così ogni giorno, in cui sarà inclusa anche una pedalata.

In questi hotel di super lusso c’è spazio anche per il cicloturismo?

Certo. Hanno già fatto percorsi molto belli. Tra l’altro ne hanno fatto uno tutto in mezzo alle coltivazioni dei datteri e stanno aumentando il numero delle ciclabili. Andare in bici ad AlUla è bellissimo in questo periodo, mentre in estate è praticamente impossibile. Durante l’inverno è perfetto, l’anno scorso avevano pochi alberghi completati. Per quest’anno al Saudi Tour, ho sentito che riescono a mettere tutte le squadre nei loro hotel. In un anno hanno fatto cose spaziali.

Ad esempio?

Hanno costruito un aeroporto in meno di due anni e hanno già iniziato con voli diretti per l’Europa e altri Paesi. Hanno 6-7 voli al giorno. E alla fine guardando le statistiche, sono pieni di turisti italiani e anche svizzeri. L’anno scorso lungo il lago di Lugano c’era una mostra fotografica dedicata ad AlUla di cui non sapevamo niente.

In quelle zone si sta investendo molto nel ciclismo, da UAE Emirates a Bahrain: c’è un po’ di emulazione?

Non fanno mai confronti con chi c’è già, però anche io ho questa sensazione. Stanno investendo in vari sport. Sostengono Manchester City e Paris Saint Germain. Anche il Qatar si muove in questa direzione. E parallelamente si stanno muovendo anche con le federazioni per introdurre i vari sport. Sono nazioni che stanno portando gli sport di base nelle scuole e questo sia per un fatto di sport sia anche per questioni benessere.

L’ultima tappa del Saudi Tour 2022 è stata vinta da Dylan Groenewegen (foto Getty Images)
L’ultima tappa del Saudi Tour 2022 è stata vinta da Dylan Groenewegen (foto Getty Images)
Il Saudi Tour dello scorso anno aveva anche una tappa di salita…

Ci sarà anche quest’anno: una salita di 5 chilometri se non mi ricordo male, davvero dura. Ma a parte quello, c’è un altro strappo e tutto il resto è pianura. Come percorsi non è il massimo per andare in ritiro, come meteo sì. Ma se parliamo di turisti, prendi una e-bike o una mountain bike e te ne vai in giro a guardare le tombe. Sono bellissime, una roba pazzesca da vedere. Prima di andare, mi chiedevo come fosse. Ero un po’ scettico, cosa vuoi trovare in mezzo al deserto? Invece sono rimasto impressionato dal posto.

C’è qualcuno nel board di Luxury Destination che conosca il ciclismo?

C’è un americano, Philip Jones che arriva da Dallas. E’ già venuto al Giro e anche al Tour de France. E adesso verrà al Tour Down Under, dove faremo una presentazione. E’ giusto che si parta da Adelaide, manchiamo da due anni…

Rota, il primo inverno da big con un chiaro obiettivo

04.01.2023
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Ha chiuso l’anno in testa al ranking UCI per quel che concerne gli italiani. Alla fine Lorenzo Rota ha sopravanzato di nuovo Matteo Trentin. Ma non è tanto l’essere il primo della lista o meno. Quel che ci interessa è capire come il bergamasco ha passato il primo inverno da big.

Il corridore della Intermarché Wanty Gobert è stato autore di una crescita importante, per costanza e per risultati. Tanti secondi posti, le prime vittorie in estate e la maglia azzurra per i mondiali di Wollongong.

Seconda tappa dello Sazka Tour 2022, finalmente Lorenzo Rota (classe 1995) rompe il ghiaccio e coglie la sua prima vittoria da pro’
Seconda tappa dello Sazka Tour 2022, finalmente Lorenzo Rota (classe 1995) rompe il ghiaccio e coglie la sua prima vittoria da pro’
Lorenzo, il primo inverno da big. Abbiamo parlato più volte quest’anno del tuo salto di qualità: come ci si sente? Hai questa consapevolezza, tanto più ora che sei tornato ad essere il primo italiano nel ranking?

Non siete i primi a farmelo notare, ma sinceramente non ci penso. Sto cercando di lavorare come ho sempre fatto, anzi ancora meglio cercando di mettere a punto quelle cosine che quest’anno non sono andate bene (il riferimento è anche a qualche volata, ndr). Ho letto anche un’intervista di Magrini, il quale diceva che si aspetta da me una riconferma se non qualcosa in più. Io sono contento di questi apprezzamenti, però per quanto mi riguarda resto concentrato sul mio focus, cioè lavorare bene giorno dopo giorno. Ho trovato la mia dimensione, spero solo che le cose filino lisce.

Non ti siedi sugli allori, insomma…

No, no… soprattutto per me che tante volte sono andato vicino alla vittoria con tanti secondi posti. Voglio fare meglio dell’anno scorso. I numeri, il ranking… sono importanti e motivo di orgoglio, specie se penso che ero lì, lì per smettere. Ma non sono tutto.

Nella tua squadra c’è stato un po’ di rimaneggiamento. Pensi di avere più spazio? Come sono gli equilibri?

Fortunatamente io ho sempre avuto i miei spazi. In qualche occasione magari mi sono messo a disposizione, ma perché comunque c’era qualcuno che in quel momento andava più forte di me. E l’ho fatto volentieri, perché quando c’è chi ha più chance di fare risultato è giusto aiutarlo. No, no… non mi posso lamentare degli spazi: mi hanno sempre lasciato lavorare in modo tranquillo e sereno. Tant’è, per esempio, che anche adesso a gennaio ho fatto alcune richieste e mi hanno lasciato fare. Per esempio farò subito un ritiro in quota. E non è così scontato che una squadra ti lasci certe aperture.

Rota (qui anche con Pozzovivo, a sinistra) ha corso molto con Petilli. Simone potrà essere un riferimento per Lorenzo
Rota (qui anche con Pozzovivo, a sinistra) ha corso molto con Petilli. Simone potrà essere un riferimento per Lorenzo
Se ti dovessero dire: «Lorenzo, quest’anno sarai il nostro leader in queste corse e avrai 4-5 uomini a tua disposizione», pensi che sentiresti la pressione?

Bella domanda, sicuramente è diverso. Quando corri “da solo” hai meno pressioni, quando invece ti mettono a disposizione più uomini le cose cambiano. In qualche occasione nel 2022 mi sono trovato quasi da solo, non avevo tutta una squadra a disposizione. Ma è anche vero che io neanche avevo fatto certe richieste. So che il team per questa stagione vuole darmi un pochino più di supporto. Ad esempio io quest’anno ho corso parecchio con Simone Petilli. Lui è stato importante, più di una volta mi ha dato una mano. Magari oltre a lui mi affiancheranno altri corridori.

E’ l’onere del leader…

E infatti sono convinto che se fai tutto al 100% e in gara ti comporti bene poi il risultato arriva. L’importante è non avere recriminazioni. Poi il livello è talmente alto oggi, che ci possono essere altre mille cause che ti impediscono di vincere. Però eccoci qua:, alla fine abbiamo una filosofia di squadra tranquilla: poca pressione e dedizione al lavoro.

Hai già una bozza del tuo calendario?

Sì, io e la squadra siamo molto precisi su questo. Praticamente ho già il calendario definito fino alla fine dell’anno. Non posso svelare tutto, ma posso dire che partirò leggermente prima. Inizierò l’11 febbraio a Murcia, mentre l’anno scorso avevo iniziato alla fine dello stesso mese. L’idea è di arrivare con più chilometri di gara nelle gambe alle classiche delle Ardenne. Non solo ma ci arriverò con più corse a tappe. L’anno scorso ne avevo fatta una sola prima di quelle corse. Corse che poi neanche ho fatto perché sono stato male. Però il mio primo grande obiettivo è un altro.

San Sebastian 2021: Honorè caduto, ha poi tirato giù Rota. Un momento negativo, ma anche di svolta per Lorenzo (screenshot a video)
San Sebastian 2021: Honorè caduto, ha poi tirato giù Rota. Un momento negativo, ma anche di svolta per Lorenzo (screenshot a video)
Spara!

La Strade Bianche. E’ una corsa che ho fatto negli ultimi due anni e mi piace veramente tanto. L’anno scorso sono stato un po’ sfortunato perché nella grande caduta causata dal vento ho perso tanto tempo e alla fine ho chiuso tredicesimo. Anche per questo ho voluto anticipare un po’. L’anno scorso ci arrivai con tre sole gare e l’altura. Avevo la gamba, ma non era super, super…

A livello tecnico per questa corsa così particolare si cura anche qualche elemento? Una rivisitazione della posizione, gomme particolari…

Con Continental, le gomme, la squadra ha un bel feeling. Io sto provando un nuovo copertone. Vediamo se darà i frutti sperati. Quest’anno useremo quasi sempre i 28 millimetri e non più i 25. E sarà così anche alla Strade Bianche, vedremo se con la nuova mescola oppure no, visto che è ancora in fase di sviluppo.

Torniamo al “Rota big”, in questi due anni di Intermarché se riavvolgi il nastro qual è stato, se c’è stato, il momento della svolta? Quello in cui ha capito che potevi davvero fare bene?

La svolta – replica secco Rota – è arrivata con San Sebastian 2021. Avevo fatto il Tour e avevo sofferto tantissimo. Ero caduto e avevo avuto problemi, ma ho tenuto duro e una settimana dopo, a San Sebastian, ho sentito che qualcosa era cambiato. Era una corsa di alto livello ed ero davanti con grandi campioni. Poi okay il finale è andato come è andato (un corridore gli cadde sotto le ruote all’ultima curva dell’ultima discesa, ndr), però avevo corso come volevo, la gamba rispondeva come volevo. Da lì ho iniziato a credere più in me stesso. E’ scattato qualcosa. Qualcosa che si è confermato anche nelle gare successive e tutto è diventato più solido. Poi, sapete bene anche voi: in questo mondo è un continuo ricercare certezze visto che in ogni gara devi dimostrare di essere all’altezza.

Polga, l’amico di Zana riparte dalla Novo Nordisk

03.01.2023
5 min
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Tra i tanti italiani che entrano (o rientrano) nel giro agonistico internazionale c’è una storia che merita di essere conosciuta, anche perché coinvolge il team Novo Nordisk, la squadra americana che per statuto assume solamente corridori con diabete di tipo 1 (quello congenito) con lo scopo di dimostrare che si può avere una vita completamente normale anche in presenza di questa patologia, basta seguire le giuste indicazioni. La storia è quella di Antonio Polga.

Corridore di 23 anni, nato a Fara Vicentino, Polga per gran parte della sua vita ha condiviso la sua passione sportiva con un vicino di casa piuttosto speciale: Filippo Zana, il campione italiano approdato a fine stagione nel WorldTour. «Siamo sempre stati molto legati e ognuno ha goduto dei successi dell’altro. O meglio: io ho festeggiato i suoi, ma so che lui è contento per il fatto che sono tornato nel giro».

Polga insieme al campione italiano Filippo Zana: spesso si allenano insieme
Polga insieme al campione italiano Filippo Zana: spesso si allenano insieme

Diabete diagnosticato nel 2014

Polga infatti ha trovato spazio nelle file del team Devo affiliato alla formazione a stelle e strisce. Riallacciando così un filo che si era spezzato anni fa: «Io ho iniziato da G2 alla Sandrigo Sport, poi le categorie esordienti e allievi le ho svolte a Schio e da junior ho corso nella Campana Imballaggi. Nel 2016 Paolo Artuso che mi allenava mi spinse a fare un casting con la Novo Nordisk, perché da due anni avevo scoperto di avere il diabete».

Se ci fate caso, nell’ultima frase sono condensati due momenti importanti, di quelli che possono caratterizzare una vita intera. Il primo riguarda la scoperta del diabete in età adolescenziale: «Non ne sapevo nulla, quando me lo diagnosticarono non conoscevo altre persone, neanche nella mia famiglia con la stessa patologia. Bisogna considerare che una decina di anni fa non c’erano le stesse conoscenze di adesso, i microdiffusori di insulina stavano iniziando a essere sperimentati, le informazioni scarseggiavano e il diabete veniva visto come un ostacolo alla vita quotidiana».

Il secondo, l’approdo al team Usa è strettamente legato al primo: «E’ stato grazie a loro che ho capito che è qualcosa con cui si può convivere facilmente, che si può competere con chiunque. L’unica differenza rispetto a ogni altro corridore è che bisogna tenere sotto controllo i valori glicemici, non scendere o salire sotto certe soglie. Influisce sulle prestazioni? Forse leggermente, ma si affronta e siate pur sicuri che ogni risultato, anche la sola presenza in gara ha un sapore particolare».

La passione di Antonio nasce già da piccolo. Ha iniziato come G2 alla Sandrigo Sport
La passione di Antonio nasce già da piccolo. Ha iniziato come G2 alla Sandrigo Sport

La scelta dello studio

L’esperienza alla Novo Nordisk comportava però anche un profondo cambio di vita: «Dovetti trasferirmi ad Atlanta per il ritiro prestagionale: si correva un po’ dappertutto, in Italia dove mio padre mi accompagnava nelle gare del Triveneto, ma ero solo. Poi si stava un mese in Belgio per le classiche e a luglio un mese negli Usa per l’attività sul posto. Nel 2018 però mi trovai di fronte a un bivio: era l’anno della maturità e tutti questi spostamenti penalizzavano lo studio. Privilegiai la scuola e non me ne pento, ma la mia esperienza con il team si chiuse lì».

Di fatto anche la sua attività ciclistica passò in secondo piano: «Dopo il diploma iniziai l’università, Ingegneria Gestionale. Sono appassionato di analisi statistiche da applicare al ciclismo, è una strada che voglio percorrere fino in fondo. Ma questo comportava il fatto che avevo poco tempo per allenarmi. Tutto è cambiato con il Covid».

Nelle Granfondo 2022 Polga ha colto il 6° posto alla GF Liotto e il 9° alla GF Segafredo
Nelle Granfondo 2022 Polga ha colto il 6° posto alla GF Liotto e il 9° alla GF Segafredo

La ripresa con gli amatori

Nel periodo del lockdown si studiava in casa, con le lezioni online e questo comportava avere molto più tempo a disposizione: «Mi sono organizzato in modo da poter uscire in bici quasi ogni giorno. Ho ripreso ad allenarmi seriamente e i miglioramenti erano evidenti. Non lo facevo con spirito agonistico, ma pian piano ho ritrovato il gusto della bici e anche delle gare grazie a un gruppo amatoriale che mi ha voluto con sé per le granfondo, l’Uc San Vito di Leguzzano. Non potrò mai dire abbastanza grazie al suo patron Matteo Stefani che mi ha restituito l’ambizione…».

Da lì curiosamente la strada è ripresa quasi in parallelo con quanto era avvenuto anni prima: «Un ragazzo del team era allenato da Paolo Artuso. Siamo così tornati in contatto e da lui ho saputo che c’era un altro camp del team americano, questa volta in Italia. Ho passato le selezioni e la squadra mi ha inserito nel team development. Riparto praticamente da dove mi ero fermato, ma con molta maturità e consapevolezza in più».

Il veneto con la maglia della Novo Nordisk insieme a suo padre Alessandro
Il veneto con la maglia della Novo Nordisk: un ritorno inaspettato ma voluto

Il momento di riprovarci…

Artuso, oggi nello staff dirigenziale della Bora-Hansgrohe, è molto legato a Polga. Vivono vicini e lo ha seguito nella sua evoluzione, lo ha sempre monitorato soprattutto negli ultimi tempi dopo il suo ritorno all’attività. Conferma che nel primo tentativo non era ancora maturo, fisicamente e mentalmente, ma che il ragazzo di allora è profondamente diverso dall’uomo di oggi, che merita una chance per la passione che nutre per la bici.

Polga oggi è un ragazzo voglioso di provarci: «Dalla mia ho la consapevolezza di essere un’altra persona, non solo caratterialmente. Non solo riesco a gestirmi meglio, ma fisicamente sono molto più cresciuto, sono maturato tardi rispetto a molti miei coetanei. Il corpo ora risponde molto di più. So che mi attende un’attività molto qualificata, è un team continental che affronterà gare di tipo 1.1 e 2.1. Inizieremo in Grecia a marzo, sia con gare a tappe che in linea. Poi si girerà l’Europa: Polonia, Croazia, Slovacchia, anche alcune gare tra Francia e Belgio. Magari in giro ritroverò Filippo: se sono qui è anche grazie a lui».

Rivera correva anche a Natale per tornare in Europa

03.01.2023
5 min
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C’è chi il Natale lo ha passato a tavola, circondato dai parenti e dagli affetti più cari. Poi c’è Kevin Rivera che il 25 dicembre si trovava in gruppo e al posto delle posate aveva in mano il manubrio della bici. Il giovane corridore era alla Vuelta Ciclista a Costa Rica, la corsa di casa, conclusa in quinta posizione nella classifica generale. 

«A Natale abbiamo corso l’ultima tappa – Rivera risponde da casa sua a Cartago – è andata bene. Mi sono sentito via via sempre meglio, sia nella condizione che nel morale».

Kevin Rivera, a destra: Natale alla Vuelta Ciclista a Costa Rica (foto Vuelta a Costa Rica)
Kevin Rivera, a destra: Natale alla Vuelta Ciclista a Costa Rica (foto Vuelta a Costa Rica)
Da quanto tempo sei tornato a casa, in Costa Rica?

Sono qui da molti mesi, non ci ero quasi più abituato – ride in maniera contagiosa – da molto tempo a questa parte il massimo periodo che ho trascorso a casa era stato un mese. 

Sei riuscito a fare qualche gara oltre a questa?

Sì. A giugno ho corso i campionati nazionali, poi il Tour de Panama e la Vuelta a San Carlos. Sono contento, mi mancava correre con continuità, da quando la Gazprom ha chiuso ho sempre cercato di tenermi allenato e di dare il massimo. 

Ti manca l’Europa?

Molto, l’Italia la considero la mia seconda casa. Non posso nascondere che il mio obiettivo è quello di tornare in Europa a correre. Lì il livello è altissimo e voglio tornare a confrontarmi con i grandi. 

Rivera, a destra in maglia blu, si è messo alla prova su salite lunghe ed interminabili (foto Ernesto Chacon)
Rivera, a destra in maglia blu, si è messo alla prova su salite lunghe ed interminabili (foto Ernesto Chacon)
Com’è il modo di correre che c’è in Sud America?

Davvero molto, molto differente. Non ci ero più abituato, non correvo qui da quando ero junior. E’ stato come se mi mancasse la testa per correre su queste strade. Le gare sono molto frenetiche, non c’è il controllo che si ha in Europa, questo perché mancano le squadre forti che tengono la corsa in mano. 

Queste sono corse più brutali?

Urca! Capita che va via una fuga di tre o quattro corridori e uno potrebbe pensare: “Adesso ci mettiamo a controllare e recuperiamo”. Invece no! A 80 chilometri dall’arrivo ci si inizia a scattare in faccia. Devi essere sempre pronto e stare con gli occhi aperti, è una “locura”. Una follia!

I percorsi come sono?

Un continuo su e giù, per tutto il giorno. Non esiste pianura. E’ molto allenante, la cosa che mi ha fatto più piacere è che sono riuscito a vincere una tappa in salita al Tour de Panama e alla Vuelta a Costa Rica. Vincere è sempre bello, andare alle corse e passare per primo sotto il traguardo mi mancava.

Rivera è arrivato in Europa all’Androni nel 2017. Vi è rimasto fino al 2020. Nel 2021 è passato con la Bardiani
Rivera è arrivato in Europa all’Androni nel 2017. Vi è rimasto fino al 2020. Nel 2021 è passato con la Bardiani
E le salite?

Sono simili alle classiche colombiane – riprende a raccontare con un’altra risata – belle toste. E poi, la cosa ancora più complicata è che ti trovi spesso sopra i duemila metri. Alla Vuelta a Costa Rica, nella tappa con arrivo a Perez Zeledon, abbiamo scalato il Cerro de la Muerte: 23 chilometri con la vetta a 3.324 metri. Prima si erano fatte altre due salite, in totale nella tappa abbiamo fatto più di quaranta chilometri di salita. 

Completamente diverso dall’Europa…

Da voi si possono trovare tante salite, ma difficilmente si sale tanto in alto. Quello che crea molta differenza è la pianura, cosa che in Sud America non c’è. La più grande difficoltà in Europa l’ho avuta in pianura. Si andava a sessanta all’ora ed arrivavo finito prima della salita. Per farvi un esempio: l’organizzazione della Vuelta a Costa Rica segnalava le prime tre tappe come pianeggianti: io di pianura non ne ho vista. 

Ora però dal tuo primo arrivo in Europa sono passati sei anni.

Quando ero venuto da voi la prima volta ero un bambino di 18 anni, ora ne ho 24. Ho incontrato tanti corridori forti dai quali ho imparato: Masnada, Visconti, Bernal. Per questo voglio tornare a correre in Europa, ho avuto tanti momenti difficili, ma ora sono maturato ed ho molta voglia di crescere e vincere. 

Nel 2022 doveva ripartire con la Gazprom alla ricerca di una riscatto ma la chiusura della squadra ha scombussolato i suoi piani
Nel 2022 doveva ripartire con la Gazprom alla ricerca di una riscatto
Cosa ti piacerebbe fare: una classifica generale o cacciatore di tappe?

Mi piace andare forte in salita, cercare di fare la differenza nelle tappe quelle dure. Sono migliorato tanto in pianura negli ultimi anni e questo può essere quel gradino che mi mancava per cercare di fare classifica. Per questo voglio tornare in Europa, ho un conto in sospeso e voglio crescere ancora, perché posso migliorare sempre. 

Squadra cercasi

Rivera, scalatore puro di 165 centimetri per 56 chili, è ancora alla ricerca di una squadra per il 2023. Il suo nome, come ci ha detto lui stesso, era stato accostato ad alcune squadre, anche WorldTour. Il tutto però si è concluso in un nulla di fatto.

«In estate – conferma Paolo Alberati suo procuratore – eravamo vicini a firmare con la AG2R Citroen, i francesi avevano chiesto tutti i test ed i dati di Kevin ma poi la trattativa si è arenata. Si era interessata a lui anche la BH Burgos ma anche lì la cosa è naufragata. La speranza è di trovare squadra verso febbraio quando si può trovare qualche spazio in più nelle varie formazioni. Rivera è un profilo interessante e con dei valori notevoli ed un corridore così può fare davvero comodo, soprattutto in squadre che cercano un cacciatore di tappe che può resistere con i migliori in salita».

Vittoria Air Liner e gomme differenziate, cosa cambia

03.01.2023
6 min
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Prendendo spunto dalla chiacchierata con Nick Mondelaers prima del Lombardia 2022, abbiamo voluto provare gli inserti road Vittoria Air Liner e i tubeless con sezioni differenziate tra anteriore e posteriore.

Bisogna gestire le pressioni di gonfiaggio e l’inserto diventa un gran bel sostegno per la gomma tubeless, soprattutto per l’anteriore. Non solo perché non abbiamo lasciato nulla per strada (in termini di watt persi) con il tubeless da 28 dietro. Noi abbiamo cercato di replicare il setting dei corridori pro’, utilizzando delle ruote DT Swiss ARC1600 e tubeless Vittoria Corsa N.EXT. Entriamo nel dettaglio dei feedback.

Nick Mondelaers, meccanico del Team Lotto-Soudal-DSTNY (ora Lotto-DSTNY)
Nick Mondelaers, meccanico del Team Lotto-Soudal-DSTNY (ora Lotto-DSTNY)

Scorrevolezza garantita

«I dati relativi alla rolling performance, che traduciamo come scorrevolezza – spiega Tommaso Cappella, product specialist di Vittoria – tengono conto dei test eseguiti su una macchina con superficie liscia. Questa è comune alle prove di tutte le coperture. La scorrevolezza della soluzione TLR, tubeless, è uguale, con o senza AirLiner ed è paragonabile alla versione copertoncino, a parità di sezione. Quest’ultima inoltre prevede l’impiego della camera d’aria in poliuretano, quindi ultra leggera. Questo per contestualizzare un inserto che non toglie nulla nei termini di scorrevolezza. Vittoria Air Liner Road è un progetto che parte da lontano, che prende forma grazie alla versione mtb, ma che in realtà è molto più che una rivisitazione. Air Liner Road punta alla sicurezza e alla prestazione. Inoltre è molto leggero. Contribuisce a trattenere la gomma in caso di foratura e permette di pedalarci sopra.

«Quando si affronta l’argomento degli pneumatici di ultima generazione – continua Capella – è necessario considerare la combinazione tra gomma e ruota. Uno pneumatico da 25-622, misura divenuta comune e di largo utilizzo negli ultimi 7/8 anni, era stata disegnata su cerchi con un canale interno da 15 millimetri. Oggi l’ETRTO relativo alla misurazione degli pneumatici è cambiato e la stessa misura di gomma va disegnata su un cerchio con un canale interno da 19».

PneumaticoInstallazionePeso (g)Rolling Performance
Corsa N.EXT TLR 26-62220 ml Universal Sealant305+ 14,3%
Corsa N.EXT TLR 26-62220 ml Unversal Sealant + Air Liner Road small329+ 14,3%
Corsa N.EXT Fold 26-622Vittoria Ultra Light Speed230+ 14,3%
Corsa N.EXT Fold 26-622Vittoria Competition Latex280+ 13,6%

AirLiner, facile da installare

Il “salsicciotto” si presenta come una sorta di spugna esagonale ed è disponibile in tre misure. Noi abbiamo utilizzato la più piccola, adatta a cerchi con un canale interno che arriva fino a 19 millimetri di larghezza. Vittoria Air Liner ha una consistenza mediamente morbida e molto compatta al tempo stesso. Buona l’elasticità al pari dell’allungamento.

Partendo dal presupposto che il canale interno delle ruote DT Swiss è di 20 millimetri ed è tubeless (non è hookless), l’operazione combinata (tubeless + inserto in taglia small) d’ingaggio non si è allungata in termini temporali. Da considerare che gli pneumatici Corsa N.EXT hanno una carcassa completamente sintetica e nel complesso hanno un’elasticità media. A nostro parere sono tra i migliori tubeless di ultima generazione che hanno trovato sviluppo, considerando l’insieme: facilità di montaggio, versatilità d’impiego e durata, al pari del prezzo.

La gomma da 28 usata per il comparto posteriore ha tallonato in un amen, senza entrare in contrasto con l’inserto. Quella anteriore ha richiesto un minuto in più e uno sforzo minimo aggiuntivo negli ultimi 5/6 centimetri, fattore dovuto ad una sezione minore. Anche in questo secondo caso non si sono verificati attriti con l’Air Liner.

Pressioni da capire

Non c’è da meravigliarsi che le pressioni di utilizzo scendano in modo esponenziale, perché al pari di volumi d’aria considerevoli, abbiamo anche un prodotto che sostiene la gomma da dentro e fa girare l’aria al suo interno. Banale? No, per nulla, perché non ci troviamo di fronte un prodotto che ha l’obiettivo di salvare gli uncini del cerchio in caso di foratura e gomma a terra (per lo meno non solo). L’Air Liner diventa funzionale alla tecnologia tubeless, perché se utilizzato nel modo corretto, con le pressioni adeguate e dentro un cerchio con il canale giusto, spinge contro le pareti dello pneumatico aumentando il sostegno e la tenuta.

Si percepisce di più sulla sezione più piccola (per noi quella anteriore), meno su quella posteriore (che corrisponde alla gomma da 28), per via del maggiore volume d’aria e di un inserto che spinge meno ai lati. A prescindere, lo shape di entrambe le gomme non ha deformazioni e/o cambiamenti, rispetto alla stessa gomma senza inserti. Dopo alcune prove abbiamo trovato il setting ideale con un pressione anteriore di 4,5/4,6 atmosfere e posteriore compresa tra le 4,8/5 atmosfere. Il nostro “peso invernale ready to ride” è di 67 chilogrammi.

In conclusione

L’inserto dedicato alla categoria road, in questo caso il Vittoria Air Liner è molto differente, soprattutto per utilizzo e concept, da quello impiegato in ambito mtb. Sì, è vero, permette di continuare la corsa (per un periodo limitato) in caso di foratura e aiuta a proteggere il cerchio tubeless in carbonio (che non è un aspetto secondario). Però ci sono anche altri fattori da considerare, non dei semplici dettagli e capaci di cambiare la prestazione del prodotto.

L’inserto verde sostiene lo pneumatico tubeless, principalmente ai lati e nelle sezioni mediane, anche quando si decide (i motivi sono diversi) di diminuire la pressione di gonfiaggio. Non indurisce e non influisce in modo negativo sulla pastosità della mescola. La gomma risulta sostenuta, non spancia e non si deforma, neppure in quelle situazioni di fuori sella quando si carica tanto sull’anteriore. La natura e la struttura degli pneumatici influiscono in maniera importante.

Non si hanno percezioni di attriti aggiuntivi, la sensazione di esprimere i watt e scaricarli a terra è la medesima, con o senza inserti. Un singolo inserto ha un valore alla bilancia di 19 grammi (rilevati), poca roba e permette di risparmiare qualche centilitro di liquido anti-foratura che, deve comunque essere inserito.

Concettualmente potremmo comunque farne a meno sui cerchi con predisposizione tubeless, ma onestamente riteniamo un inserto come il Vittoria Air Liner un prodotto molto importante ai fini della sicurezza e della performance per i cerchi hookless in carbonio con pesi ridotti.

Più intensità, la nuova preparazione di Vendrame

03.01.2023
5 min
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Nell’ultima intervista con Andrea Vendrame (in apertura foto Instagram), il corridore dell’AG2R Citroen ci aveva parlato del cambio di preparatore. Lui stesso aveva dichiarato che bisognava cambiare, che c’era questa necessità. A distanza di qualche giorno Vendrame ci spiega cosa ha cambiato e perché.

Perché un corridore che va forte dovrebbe modificare il suo allenamento? La risposta è una: ambizione. Cercare nuovi stimoli, mentali e fisici per fare ancora di più. E a certi livelli optare per certi cambi non è così facile, né così scontato.

Dopo un ottimo 2021, Vendrame vuol tornare alla vittoria. Qui il successo al Giro a Bagno di Romagna
Dopo un ottimo 2021, Vendrame vuol tornare alla vittoria. Qui il successo al Giro a Bagno di Romagna
Andrea, innanzitutto, come ci si rende conto che bisognava cambiare? 

Premetto che non mi ero trovato male con il mio preparatore precedente. Assolutamente no. Analizzando dei file con gli esperti del team, siamo arrivati alla conclusione che non arrivavo abbastanza pronto alle corse. Ero ad una una sorta di 70% per tutta la stagione senza mai avere un picco super al 100%. Il che al giorno d’oggi non va bene. Le corse richiedono di arrivare al 100%. Sì, stando al 70% sei competitivo quasi tutto l’anno, però non al tal punto da poter vincere.

Chiaro, bisogna rafforzare il picco…

Esatto, sono stati analizzati tanti aspetti, dai file di allenamento a quelli della corsa, il recupero… Erano necessari dei piccoli miglioramenti che quest’anno penso si possano fare.

Quando dici: «Ci siamo resi conto» cosa intendi nel concreto? Vi siete riuniti ad un tavolo?

A ottobre, dopo il Lombardia, abbiamo fatto una riunione. Ci siamo ritrovati per fare delle visite mediche e tracciare un bilancio della stagione. E da lì abbiamo intrapreso questa strada. C’è stato un incontro con tutti i direttori sportivi e tutti i preparatori. Mi hanno fatto notare cosa andava e cosa non andava. Attenzione però: questo non significa che stravolgerò la mia vita o che userò metodologie rivoluzionarie. Si tratta di aggiustamenti.

Più fatica in pianura, meno energie per la salita. Vendrame sta lavorando anche su questo aspetto
Più fatica in pianura, meno energie per la salita. Vendrame sta lavorando anche su questo aspetto
E quali sono questi aggiustamenti?

Usavo un metodo di allenamento vecchio. Come dicevo prima avevo una buona condizione tutto l’anno pur avendo un paio di picchi. Quest’anno vogliamo concentrarci di più sui picchi. Quindi anziché stare a quell’ipotetico 70%, magari scenderò al 50% ma sarò più performante quando dovrò essere al 100%. Sarà un po’ come un grafico del mercato azionario! Un esempio concreto: abbiamo visto che non arrivavo abbastanza pronto a prendere le salite, faticavo un po’ troppo e per questo non tenevo moltissimo.

Stai lavorando di più sul fuori soglia?

Abbiamo iniziato ad allenarlo, sì. Prima non ci passavo tanto tempo. Più intensità. Il tempo in bici rimane pressoché invariato. Prima magari stavo 5 ore in bici ed erano 5 ore al medio o medio-basso, al massimo con qualche esercizio di forza. Quest’anno in quelle cinque ore ci sono degli esercizi a soglia e fuori soglia. Non vado mai regolare per troppo tempo.

Ora che fai più intensità, hai inserito anche il giorno di riposo totale?

A me il riposo totale non è mai piaciuto e infatti in questa riunione di ottobre da una parte mi hanno ripreso sul fatto che non riesco mai a staccare la bici. Dall’altra, mi hanno detto: «Ah, se fossero tutti come te», in relazione alla precisione e puntualità sul programma. Preferisco fare un’uscita blanda piuttosto che stare fermo del tutto. Sono abbastanza un robot. Adesso questa nuova metodologia prevede anche degli scarichi di lavoro. Per esempio dopo il ritiro di dicembre, una volta rientrato a casa, ho fatto quattro giorni di palestra+bici. Palestra la mattina a digiuno e poi uscivo in bici per un’ora e mezza e molto tranquillamente. O se non facevo palestra facevo due ore e mezza, non di più.

Ciclismo sport di endurance, ma avere la “botta secca” è sempre più importante e Vendrame lo sa bene
Ciclismo sport di endurance, ma avere la “botta secca” è sempre più importante e Vendrame lo sa bene
Alla luce di tutto è ancora più importante la programmazione del calendario. Vanno individuati a monte i periodi di picco. E’ così?

Intanto abbiamo iniziato a tagliare la stagione in due: prima parte fino al campionato italiano, seconda parte dopo il tricolore. Con la squadra abbiamo progettato un programma che si adatti alle mie caratteristiche e soprattutto ai tempi di recupero.

E per un corridore come te, Andrea, abituato a lavorare come un “diesel”, ti piace fare queste sgasate? Come ti approcci a questi lavori mentalmente e fisicamente?

Alla sera guardo cosa devo fare il giorno dopo e vedo esercizi che non avevo mai fatto prima e penso che potrebbe essere “carino”, stimolante. E quindi sei lì che pensi a come andrà. Quando stai per uscire ricontrolli quel che devi fare… Ripeto, sono cose nuove, e la testa ha quel senso di curiosità.

E il fisico come sta reagendo?

Anche il fisico reagisce bene ed è invogliato. Ogni settimana, bene o male, hai sempre esercizi nuovi.

In virtù di queste maggiori intensità hai variato anche la tua alimentazione? Un gel in più in tasca c’è?

Ci stiamo ancora lavorando col mio nutrizionista. Fino al ritiro abbiamo cercato di non mangiare tantissimo perché le ore di allenamento non erano tante. Dal ritiro invece con il fatto che i chilometri iniziavano ad aumentare, anche se erano soprattutto di endurance (a “bassa” intensità, ndr) ci si alimentava di più. Zuccheri e carboidrati, anche durante l’allenamento, non sono mancati. Ci stiamo orientando su un ciclismo sempre più scientifico. Stiamo passando dai “risini” e le barrette ai gel e ai carboidrati sciolti in borraccia, quindi ad un’alimentazione liquida e io seguo questa tendenza già dal 2019. In corsa ormai utilizzerò una barretta… forse.