Giro d'Italia 2026, Nimbl x Nike, Visma Lease a Bike

Nimbl e Nike con la Visma per celebrare la Tripla Corona

06.06.2026
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La prima volta che l’hanno mostrata ai media, con minacce esplicite in caso di divulgazione anticipata, il Giro d’Italia stava correndo la tappa di Fermo, con l’arrivo a 12 chilometri dalla nuova sede di Nimbl. La prima volta che è comparsa davanti ai fotografi, tuttavia, è stato a Roma.

Il 31 maggio, Vingegaard e il Team Visma | Lease a Bike sono saliti sul podio della firma indossando un nuovissimo paio di scarpe Nimbl con il baffo di Nike. Il resto della squadra indossava inoltre la collezione Woven into History che riporta sulla maglia le sagome del Giro, del Tour e della Vuelta, celebrando la Tripla Corona che il danese avrebbe conseguito di lì a 131 chilometri. Un nome che tradotto significa: intrecciato con la storia.

Una collezione che veste l’impresa di Jonas nel Giro d’Italia, aggiungendosi al modello Ultimate Exceed dedicato al Passo Giau e segnando anche un ulteriore passo avanti nella collaborazione fra la squadra olandese e Nimbl, cui si aggiunge il marchio Nike, rientrato nel ciclismo a distanza di tanti anni dalla sponsorizzazione di Lance Armstrong.

Le scarpe di Jonas

Scarpe argentate con riflessi rosa, per la vittoria del Giro. Si chiamano Ultimate Exceed Stardust Origine e celebrano l’ingresso di Jonas Vingegaard nel club dei possessori della Tripla Corona, saliti ora a quota otto. Il danese è in ottima compagnia, avendo appena raggiunto Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault, Contador, Nibali e Froome. Un modello dal nome simile e simili caratteristiche – Ultimate Exceed Pro Edition Stardust Collection – era già stato presentato nello scorso autunno: era d’argento ed era confezionato in una particolarissima microfibra argentata con riflessi iridescenti. Non c’era la variante di rosa e non c’era soprattutto il fregio di Nike.

Le Nimbl della Visma nascono dalla collaborazione tra l’azienda marchigiana e Nike, sono state realizzate per omaggiare Vingegaard, ma soprattutto per assecondare le esigenze dei corridori in cerca del limite. Al di là del look così seducente, la scarpa è realizzata con materiali ultraleggeri in pieno stile Nimbl, una rigidità senza compromessi e una calzata precisa che permette il massimo trasferimento di potenza e un’efficienza che dura per tutta la durata della corsa. Il sistema di chiusura è BOA che, ascoltando i feedback dei corridori del team olandese, assicura stabilità al piede in ogni situazione di gara.

Le nuove Ultimate Exceed Stardust Origine pesano 192 grammi nella misura 43, lo spessore della suola è inferiore a 2 millimetri, la tomaia in microfibra ha un nuovo sistema di ventilazione. Il prezzo alla vendita è di 649,95 euro.

La Tripla Corona

E se Vingegard indossava le nuove scarpe rosa, ma era costretto dal protocollo e dalla storia ad indossare la maglia rosa, il resto della Visma | Lease a Bike ha sfoggiato un kit nero dalle grafiche accattivanti. C’è voluto un po’ per capirlo, ma quando il tema della maglia è stato evidente, il lavoro dei fotografi è diventato tambureggiante. Va ricordato che proprio il Tour de France del 2025 segnò l’ingresso di Nimbl nel mondo dell’abbigliamento, con il lancio della prima linea Ultimate Collection che risale allo scorso aprile.

Le maglie Essenza Uomo ed Essenza Donna sono disegnate e confezionate per la competizione con la collaborazione di Nike. La maglia Woven into History è stata pensata e creata per celebrare l’impresa di Vingegaard e mostra i profili delle tre nazioni protagoniste dei Grandi Giri: Francia, Spagna e Italia, evidenziati nei colori delle loro maglie simboliche: la gialla, la rossa e la rosa del Giro d’Italia.

Realizzata con la stessa attenzione alle prestazioni e alla qualità che contraddistingue ogni prodotto Nimbl, la nuova maglia combina materiali al top di gamma, grande comfort e una vestibilità ispirata dalle esigenze dei corridori, che devono passare diverse ore al giorno sulla sella della bicicletta. Il prezzo della maglia Essenza Uomo Woven into History è di 149,95 euro.

Nimbl

Giro d'Italia 2026, Roma, Jonas Vingegaard, podio

EDITORIALE / Il Giro che è stato, il Giro che verrà

01.06.2026
5 min
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Il Giro d’Italia di Vingegaard e dell’ultima tappa vinta da Milan passa il testimone al Giro d’Italia Women di Elisa Balsamo in maglia rosa e Lorena Wiebes squalificata il primo giorno. Roma ha abbracciato il gran finale della sfida rosa, con l’entusiasmo di sempre e nonostante tutto.

Non è stato il Giro più emozionante degli ultimi dieci anni: quello lo vinse Nibali con l’aiuto di un grande amico di nome Michele, rubato alla vita troppo presto eppure capace di un’eredità fatta di saggezza, amore, generosità, sorrisi e umiltà. Il Giro di Vingegaard ha vissuto di cinque colpi, assestati dal danese nei momenti chiave, senza che nel tempo restante qualcuno abbia provato a rispondergli. Non uno scatto o un attacco, neanche un cenno di reazione. Si sono tutti consegnati alla Visma Lease a Bike senza che si possa raccontare il minimo attacco al leader. Vanno bene i watt e tutto quello che ne consegue, ma come la mettiamo con il coraggio?

Quando vinse il suo Giro nel 2022, Jai Hindley forse non era il più forte, ma quel geniaccio di Gasparotto fece la differenza e mise su strada una serie di tattiche che piegarono rivali come Carapaz, Yates, Landa e Nibali, consegnando all’australiano d’Abruzzo la maglia rosa di Verona. I direttori sportivi possono fare ancora la differenza, sennò come si spiega che nel UAE Team Emirates (orfano di Yates e Vine) Baldato, Mori e Marcato siano riusciti a condurre Narvaez e Arrieta a vincere quattro tappe in due, con l’aiuto decisivo di Bjerg e Christen?

Roma, ultimo atto del Giro: in casa Lidl-Trek festa italiana per Ciccone, l'inventore della squadra Guercilena e Jonathan Milan
Roma, ultimo atto del Giro: in casa Lidl-Trek festa italiana per Ciccone, l’inventore della squadra Guercilena e Jonathan Milan
Roma, ultimo atto del Giro: in casa Lidl-Trek festa italiana per Ciccone, l'inventore della squadra Guercilena e Jonathan Milan
Roma, ultimo atto del Giro: in casa Lidl-Trek festa italiana per Ciccone, l’inventore della squadra Guercilena e Jonathan Milan

Il Giro degli italiani

Il Giro d’Italia di Vingegaard ha salutato il gladiatore Caruso, confermato i nomi di Ciccone e Milan, di Bettiol, Ballerini e Ganna, ma ha anche mostrato che l’Italia ha dei giovani che potenzialmente possono diventare molto importanti. Da Piganzoli, di cui ci ha parlato stamattina il primo allenatore De Maria, a Crescioli, che si è affacciato sul Giro con il candore del bimbo e la tenacia del guerriero.

E poi ovviamente c’è Pellizzari, che ha subito la corsa e un avvicinamento dettato da ragionamenti insoliti e una squadra che lo ha messo (probabilmente) troppo presto al centro della scena. Lo dicono tutti: per ultimo in ordine cronologico lo stesso Garzelli, incontrato ieri per caso in autogrill durante il viaggio da Piancavallo a Roma. Il marchigiano andava fortissimo alla Valenciana e così pure alla Tirreno-Adriatico. Andava fortissimo al Tour of the Alps, tanto da vincerlo. Finché al Giro si è piegato.

In cinque mesi, hanno cercato di trasformare il Pellizzari cresciuto con metodo fra le mani di Gasparotto e Artuso in un leader fatto e finito, mentre non basta schioccare le dita per assegnargli un ruolo per cui (forse) non è ancora pronto. Crescere per gradi e far gestire la preparazione da chi ha esperienza di ciclismo non è una scelta superata: è una necessità. Per lo stesso motivo, nonostante abbia rischiato di vincere il Giro nel 2025, Del Toro non c’era quest’anno e sarà al Tour accanto a Pogacar: per imparare ancora e non rischiare di ritrovarsi in Italia costretto a vincere.

Due storie diverse per Piganzoli e Pellizzari nel Giro numero 109: una fatta di gradualità, l'altra di precipitazione
Due gestioni diverse per Piganzoli e Pellizzari nel Giro numero 109: una fatta di gradualità, l’altra di impazienza
Due storie diverse per Piganzoli e Pellizzari nel Giro numero 109: una fatta di gradualità, l'altra di precipitazione
Due gestioni diverse per Piganzoli e Pellizzari nel Giro numero 109: una fatta di gradualità, l’altra di impazienza

Scossoni al Giro Women

Nel Giro d’Italia Women che ha raccolto il testimone di Vingegaard, il duello si annuncia altissimo. Contro Longo Borghini sono state schierate Demi Vollering, Anna Van der Breggen e Marlen Reusser, con la curiosità di pesare le velleità di Marion Bunel e di Monica Trinca Colonel. Pur senza Ferrand Prevot e Niewiadoma e anche senza Gaia Realini, questo Giro può vantare un campo partenti di primissima grandezza.

Peccato che giusto sabato, dopo la prima tappa, la giuria abbia deciso di squalificare Lorena Wiebes perché la sua Specialized è risultata troppo leggera rispetto ai regolamenti UCI. Di colpo, nei ragionamenti e nei comunicati stampa è parso di essere tornati a quando centrifughe tarate male controllavano l’ematocrito dei corridori e si passavano giornate intere a dissertare di percentuali e tolleranze.

Il pasticcio, al di là di tali considerazioni tecniche, è aver scritto un regolamento che preveda la squalifica dell’atleta se la bici è troppo leggera, come se sia stata Wiebes a limarla, smontarla e rimontarla. Se non fosse per il clima di prevedibile costernazione nel Team SD Worx Protime, verrebbe da suggerire a Specialized di servirsi dell’incidente per pubblicizzare le sue bici così leggere. Come fece un competitor nel Giro del 2004, quando con il motto di “Legalize my Cannondale” e le tenute a righe bianche e nere da galeotti, Cunego, Simoni e Cipollini protestarono in difesa delle loro bici così leggere.

Wiebes vince la prima tappa del Giro Women, poi viene squalificata, ma questa volata non si vince perché la bici è troppo leggera
Wiebes vince la prima tappa del Giro Women, poi viene squalificata, ma questa volata non si vince perché la bici è troppo leggera
Wiebes vince la prima tappa del Giro Women, poi viene squalificata, ma questa volata non si vince perché la bici è troppo leggera
Wiebes vince la prima tappa del Giro Women, poi viene squalificata, ma questa volata non si vince perché la bici è troppo leggera

Il Giro che verrà

I ragazzi di RCS Sport si sono fatti in quattro anche questa volta: grazie a Stefano Diciatteo ed Elena Fiume che si sono presi cura di noi e hanno sopportato le nostre richieste. Sono una squadra abbondante e volenterosa, ma gestire due Giri negli stessi giorni non è semplice ed è stato abbastanza evidente che la mancanza di un direttore – come Vegni e i grandi della storia che lo hanno preceduto – li abbia privati di un riferimento. Senza un capo, i reparti potrebbero muoversi in autonomia ed è stato singolare, mentre aspettavamo le premiazioni, essere scansati dalla transenna di fronte al podio da chi intanto aveva iniziato a smontare gli striscioni di Mediolanum.

Piccole cose, sintomi di qualcosa di più grande che abbiamo respirato, cui facciamo fatica a dare un nome. L’assenza dei leader forti, che invece popolano il Giro delle donne. L’assenza di giornalisti in sala stampa (ieri a raccogliere le parole di Vingegaard non eravamo più di dieci). Il silenzio dei tifosi a Piancavallo al passaggio del vincitore. La carovana pubblicitaria composta da una trentina di mezzi a fronte dei quasi 300 del Tour.

Il Giro d’Italia ha bisogno probabilmente di essere ripensato. Il nome del possibile successore di Vegni circola nel gruppo e sarebbe una scelta davvero interessante, a patto che gli si conceda di prendere la borsa, vuotarla sul tavolo, tenere le cose utili, buttare quelle inutili e aggiungere quelle che mancano. Il presidente Cairo e accanto a lui Paolo Bellino avranno la capacità di fare un passo indietro per far lavorare il nuovo capitano, assicurandogli un perimetro operativo in cui sarà lui a prendere le decisioni?

Giro d'Italia 2026, Roma, Jonas Vingegaard

Il Giro di Vingegaard: pochi fuochi, tanta sostanza

31.05.2026
6 min
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ROMA – Ci teneva così tanto a salire sul podio con i due figli in braccio, che Vingegaard ha faticato più a ricevere il premio della maglia rosa che a concludere l’ultima tappa. Frida e Hugo si guardavano intorno incuriositi dalla folla ai piedi del podio e quando Jonas ha messo giù il più piccolo, quello si è messo a guardare dentro il bicchierone del premio, convinto di trovarci qualcosa.

Roma ha accolto la vittoria del Re Pescatore, che giusto qualche giorno fa ha detto di trovare il soprannome azzeccato, con lo stesso calore riservato negli ultimi due anni a Roglic e Pogacar. Il pieno di turisti lungo le strade si è trasformato nel pieno di tifosi sul percorso e questo ha reso la corsa una sfilata chiassosa, che per un po’ ha vivacchiato tra brindisi e foto ricordo e poi si è infiammata fino ai 42,296 chilometri di media e la vittoria di Milan.

Un’emozione inattesa

Vingegaard ha vinto cinque tappe, ma non si è avuto per un solo giorno la sensazione che abbia voluto battere il record di Pogacar che ne vinse sei prima di conquistare la maglia rosa. Avrebbe potuto farlo, in realtà, ma nel giorno di Alleghe ha preferito riconoscer il merito del compagno Kuss. Il suo vantaggio nei confronti di Tadej adesso è la conquista della Tripla Corona. Il campione del mondo sloveno potrebbe coglierla già quest’anno decidendo di correre (e vincere) la Vuelta, ma nelle statistiche il primato resterà appannaggio del danese.

«E’ davvero speciale – dice con un sorriso che gli abbiamo visto raramente – è persino più speciale di quanto avrei mai potuto sognare. Faccio ancora fatica a realizzare cosa sia successo e di aver vinto tutti e tre i Grandi Giri. Vedere gli altri sette nomi in quella lista (Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault, Contador, Nibali e Froome, ndr)… Sono alcuni dei più grandi nomi del ciclismo, anche se io non mi vedo proprio in quel modo».

Le quattro maglie del Giro numero 109: Ciccone, Magnier, Vingegaard, Eulalio
Le quattro maglie del Giro numero 109: Ciccone, Magnier, Vingegaard, Eulalio

Il ruolo della famiglia

Jonas non è stato un vincitore che abbia emozionato, non il campione dell’attacco plateale, della borraccia al bambino e del ciuffo ribelle che fuoriesce dal casco. Forse questo non ha scatenato l’empatia del pubblico, ma se ci liberassimo per un istante del clichet del campione superstar, forse saremmo anche in grado di apprezzare il ragazzo che si commuove fino alle lacrime quando parla della sua famiglia.

«E’ vero, ho pianto – dice Vingegaard e forse si commuove ancora, ma non si vergogna – perché la mia famiglia era lì e mi è sempre stata vicina. Non so cosa farei senza di loro, a dire il vero. Significano assolutamente tutto per me e mi supportano sempre al 100 per cento in tutto ciò che faccio, mi danno la motivazione. E quando li ho visti, mi sono commosso.

«Quando sono con i miei figli, mi godo il tempo con loro, ovviamente anche giocando. Quando sono a casa, voglio essere un buon papà. Se qualcuno dice che sia impossibile, io ho la sensazione di potercela fare. Posso conciliare le cose. Posso allenarmi duramente, posso mangiare o perdere peso, se è quello che voglio, e posso comunque trascorrere del tempo di qualità con la mia famiglia».

Il Giro è vinto, Vingegaard abbraccia la moglie Trine Marie Hansen e i figli Frida e Hugo
Il Giro è vinto, Vingegaard abbraccia la moglie Trine e i figli Frida e Hugo
Il Giro è vinto, Vingegaard abbraccia la moglie Trine Marie Hansen e i figli Frida e Hugo
Il Giro è vinto, Vingegaard abbraccia la moglie Trine Marie Hansen e i figli Frida e Hugo

Troppo più forte

La sua sfortuna, se tale si può chiamare, è stata quella di essere troppo più forte dei rivali, che sono spariti per infortuni e manifesta inferiorità. Probabilmente se Yates e Vine non fossero caduti nei primi due giorni, la UAE Emirates che ha vinto quattro tappe, avrebbe potuto impensierirlo. Gall, Hindley, Arensman e Gee non hanno mai mostrato la solidità per attaccarlo. Pellizzari ha provato a tenergli la ruota sul Blockhaus, ma quello sforzo eccessivo ha scritto la parola fine sotto una condizione arrivata troppo presto e finita prevedibilmente prima del tempo.

Il destino dei campioni del Tour che sbarcano in Italia è quello di dominare. Fu così per Basso nel 2005 e 2006, per Roglic e Pogacar più di recente. Ma la colpa non è loro, se non di quelli che si focalizzano soltanto sul Tour, pur consapevoli di uscirne con le ossa rotte. Il Giro merita di più.

«Sento che è un periodo speciale per il ciclismo – analizza – c’è un corridore come Pogacar che praticamente potrebbe vincere tutte le gare dell’anno. Certo, essendo un corridore, per me è difficile dirlo, in realtà potreste dirlo meglio voi, perché come giornalisti, avete vissuto più periodi. Io ho vissuto il passato da tifoso…».

Il podio finale del 109° Giro d'Italia: 1° Jonas Vingegaard, 2° Felix Gall a 5'22", 3° Jai Hindley a 6'25"
Il podio finale del 109° Giro d’Italia: 1° Jonas Vingegaard, 2° Felix Gall a 5’22”, 3° Jai Hindley a 6’25”
Il podio finale del 109° Giro d'Italia: 1° Jonas Vingegaard, 2° Felix Gall a 5'22", 3° Jai Hindley a 6'25"
Il podio finale del 109° Giro d’Italia: 1° Jonas Vingegaard, 2° Felix Gall a 5’22”, 3° Jai Hindley a 6’25”

La strada verso il Tour

Passerà i prossimi quattro giorni a Roma con la famiglia e poi rientrerà nella modalità terminator per iniziare il cammino verso il Tour de France. La sfida contro Pogacar è spietata: lo sloveno appare in tutti i social e si allena come una macchina. Per questo qualunque possibilità di avvicinarlo merita di essere presa in considerazione.

«Quest’anno con la squadra abbiamo deciso di non fare festeggiamenti – dice – perché devo ancora concentrarmi sul Tour de France. Quindi starò per qualche giorno a Roma e poi inizierò ad allenarmi. Ora ho bisogno di rilassarmi un po’, anche mentalmente. Per quanto mi riguarda, ho sempre creduto in questo progetto, sin da quando abbiamo preso la decisione a novembre dello scorso anno.

«Dire che cosa mi aspetti dal Giro in funzione del Tour è la previsione più difficile. Ho corso per due volte la Vuelta dopo il Tour e conosco abbastanza bene il mio corpo e come reagisce. Il mio rendimento nel secondo Grande Giro dell’anno è sempre migliore del primo. Certo dipende da come si esce dal primo. Se sei completamente a pezzi, non è un bene affrontare il successivo. Ma se stai abbastanza bene, come mi sento in questo momento, credo che potrei averne un vantaggio interessante».

Il Giro a Roma è stato la consueta immersione nella bellezza della città più bella del mondo
Il Giro a Roma è stato la consueta immersione nella bellezza della città più bella del mondo
Il Giro a Roma è stato la consueta immersione nella bellezza della città più bella del mondo
Il Giro a Roma è stato la consueta immersione nella bellezza della città più bella del mondo

Italia, io ti amo

L’Italia lo ha conquistato. L’aveva conosciuta con la Coppi e Bartali, poi dominando la Tirreno-Adriatico e anche se sembra un duro, quando parla del nostro Paese sfodera lo stesso sorriso che ha mostrato per la sua famiglia

«Sono già stato in vacanza in Italia diverse volte – ammette – amo molto l’Italia, ma con il Giro ho scoperto tutte le diverse zone di questo splendido Paese. La gente qui è davvero accogliente e ti fanno sentire che sono felici di averti in casa loro. Apprezzo molto anche quando vado in vacanza da qualche parte.

«Certo, ogni posto ha i suoi pro e i suoi contro e per essere giusto con tutti, forse dovrei elencarli uno per uno. Tutti i posti in cui siamo stati mi hanno lasciato qualcosa, anche il Sud mi è sembrato molto bello. Tornerò sicuramente in vacanza qui».

Lo lasciamo mentre firma maglie e si tiene stretto il Trofeo Senza Fine. Jonas Vingegaard ha vinto il Giro d’Italia numero 109, come era prevedibile che accadesse. In attesa del Giro d’Italia numero 110, la riflessione ora passa a RCS Sport, che ha affrontato la corsa senza un direttore e con alcune sbavature che è stato impossibile non annotare. Il Giro merita di più, l’assenza di Mauro Vegni si è sentita più di quanto qualcuno avrebbe potuto pensare.

Giro d'Italia 2026, Piancavallo, Jonas Vingegaard

Piancavallo, la lotta degli umani alle spalle del danese

30.05.2026
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PIANCAVALLO (PN) – «Volevo vincere la tappa – dice Vingegaard – e coronare l’ottimo lavoro svolto dai miei compagni di squadra. E’ stato speciale aver corso indossando questa maglia, perché è stato bello onorare tutte le vittime del terremoto di cinquant’anni fa. Non avevo in programma di attaccare così presto, ma Kuss non aveva grandi gambe e allora abbiamo rivisto i piani».

,“Il Friuli ringrazia e non dimentica”. Indossando la maglia rosa con questa scritta sul petto e sulla schiena, Jonas Vingegaard ha messo il sigillo sul suo primo Giro d’Italia, attaccando a una decina di chilometri dall’arrivo di Piancavallo. Ha ripreso facilmente i fuggitivi, con Crescioli che per qualche metro ha provato a resistergli, come quando nel 2024 Pellizzari fu ripreso e staccato da Pogacar.

A Piancavallo Vingegaard conquista la quinta tappa: tutte per distacco
A Piancavallo, Vingegaard conquista la quinta tappa: tutte per distacco
A Piancavallo Vingegaard conquista la quinta tappa: tutte per distacco
A Piancavallo, Vingegaard conquista la quinta tappa: tutte per distacco

L’occhio sul Tour

La maglia rosa ammette che passando sul traguardo di Piancavallo, ha provato grande soddisfazione. Poi spiega di non uscire dal Giro particolarmente provato e di avere, anzi, la sensazione di essere migliorato. Non avrà bisogno di due settimane per recuperare e per questo il pensiero del Tour lo stimola. Su Piganzoli che avrebbe potuto lottare per la maglia bianca, dice che oggi lo hanno lasciato libero da compiti di gregariato affinché avesse la possibilità di provarci: ha avuto carta bianca, ma non le gambe.

«Non posso dire di essere stato incredulo passando sul traguardo – dice – ma ho provato una sensazione di vero piacere e di sorpresa. A Roma sarà diverso, a Roma proverò pura felicità. Ritroverò la mia famiglia, che non vedo da quattro settimane. E’ sempre speciale entrare in una grande città con la propria squadra. L’ho già provato a Parigi e a Madrid solo per mezza tappa (il riferimento va alle proteste che lo scorso anno fermarono l’ultima tappa della Vuelta, ndr) ed è sempre speciale».

Quinto al Tour 2025, a Piancavallo Gall è secondo sulla riga e nella generale
Quinto al Tour 2025, a Piancavallo Gall è secondo sulla riga e nella generale
Quinto al Tour 2025, a Piancavallo Gall è secondo sulla riga e nella generale
Quinto al Tour 2025, a Piancavallo Gall è secondo sulla riga e nella generale

Hindley ritrova il podio

Mentre lui racconta, il resto del Giro si asciuga il sudore su facce stralunate. Alle sue spalle si è combattuta la lotta degli altri, appesi al filo e svuotati cercando di guadagnare una posizione migliore. Gall è riuscito a tenersi il secondo posto, conquistandolo anche sul traguardo. Hindley, terzo al traguardo e anche sul podio. E poi Derek Gee, che ha attaccato e ha subito staccato Arensman, soffiandogli per qualche chilometro la quarta piazza. Nulla però ha potuto quando poi l’olandese si è fatto nuovamente sotto grazie a Bernal e si è ripreso la sua classifica.

«E’ stata una giornata davvero dura – racconta Hindley, che un Giro l’ha vinto – ero piuttosto stanco dopo ieri, a dire il vero, e credo di non essere stato l’unico. C’erano molti corridori stanchi là fuori, ma sono riuscito a conquistare il podio, anche se manca ancora un giorno. E’ passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ho ottenuto un bel risultato in un Grande Giro e lottare per il podio è stato davvero bello.

«Per me, i Grandi Giri sono l’apice del ciclismo ed essere competitivi in queste gare è il vero motivo per cui corro in bici. Avevo anche pensato di poter staccare Gall – sorride, sfinito – ma le gambe hanno preso una piega diversa. In effetti ora sono piuttosto stanco».

Terzo sul traguardo di PIancavallo, Hindley è sul podio del Giro
Terzo sul traguardo di Piancavallo, Hindley è sul podio del Giro
Terzo sul traguardo di PIancavallo, Hindley è sul podio del Giro
Terzo sul traguardo di Piancavallo, Hindley è sul podio del Giro

La resurrezione di Bernal

La coppia formata da Bernal e Arensman ha risalito la fatica e la montagna di Piancavallo con una tenacia rara a vedersi. Il colombiano si è messo nei panni che nel 2021 furono di Dani Martinez che lo incitò in un momento difficile in salita verso Sega di Ala. Se oggi non ci fosse stato lui, Arensman non avrebbe salvato il quarto posto. E se l’olandese è impenetrabile, Egan mostra il sorriso per una giornata all’altezza del vecchio Bernal, arrivata nel momento più opportuno.

«Abbiamo fatto una bella scalata – racconta nella sua maglia variopinta – sapevamo che sarebbe stata decisiva e ho cercato di gestire lo sforzo. Ho cercato di rimanere con i compagni di squadra il più possibile e penso sia andata bene. Ho pensato anche io a quel giorno con Martinez, quando ho visto che Thymen stava attraversando un momento difficile in salita. Sapevo esattamente cosa dovevo fare.

«Ho iniziato a dirgli che avremmo dovuto rallentare un po’ nel tratto più ripido e che poi nella parte pianeggiante avrei accelerato per recuperare terreno sugli altri ed è quello che abbiamo fatto. Penso che sia stata una buona corsa, per la squadra e anche per me. Vogliamo sempre di più e ci stiamo avvicinando al podio. Dobbiamo solo continuare ad allenarci e a migliorare ed essere pronti per la prossima volta».

Bernal ha preso per mano Arensman e gli ha restituito il 4° posto che Gee gli stava soffiando
Bernal ha preso per mano Arensman e l’ha rimesso al 4° posto che Gee gli stava soffiando
Bernal ha preso per mano Arensman e gli ha restituito il 4° posto che Gee gli stava soffiando
Bernal ha preso per mano Arensman e l’ha rimesso al 4° posto che Gee gli stava soffiando

La filosofia di Derek Gee

Derek Gee e la sua maglia di campione canadese hanno fatto le spese del lavoro di Bernal. Il torace si gonfia e si sgonfia come un mantice, mentre il corridore sta seduto su una sedia pieghevole presa dall’addetta stampa nell’area riservata ai giornalisti. Con la maglia dei GPM conquistata da Ciccone, il quinto posto di Gee sembra ancora più beffardo. Nella seconda tappa a Veliko Tarnovo, infatti, il canadese ha perso 1’01” per una caduta, senza i quali oggi sarebbe comodamente al quarto posto.

«Siamo andati vicinissimi a vincere un paio di tappe – dice – ed è frustrante averle mancate, ma oggi Cicco si è assicurato la classifica degli scalatori e speriamo di poter aggiungere una vittoria di tappa domani a Roma con Milan. Abbiamo costruito il gruppo giusto giusta e l’atmosfera è stata ottima per tutto il tempo, quindi è stato davvero un piacere correre con questo gruppo di corridori. Penso che ci riproveremo e cercheremo di chiudere in bellezza a Roma».

A PIancavallo Geee ha dato l'assalto al quarto posto, ma Arensman lo ha respinto
A Piancavallo Geee ha dato l’assalto al quarto posto, ma Arensman lo ha respinto
A PIancavallo Geee ha dato l'assalto al quarto posto, ma Arensman lo ha respinto
A Piancavallo Geee ha dato l’assalto al quarto posto, ma Arensman lo ha respinto

«Io sono davvero contento – ammette Gee – è frustrante perdere una posizione in classifica generale rispetto all’anno scorso, ma onestamente penso che il mio livello sia più alto di allora. Ho lottato duramente e penso che questo sia davvero positivo in termini di fiducia nel futuro. Spero di poter tornare e provare a salire sul podio. Negli ultimi due Giri, la prima settimana è stata solo una questione di limitare i danni, mentre nella terza sono sempre riuscito a fare la differenza. Sembra che sia proprio in quella settimana che le mie gambe reggano meglio di altri. Quindi ora mi piacerebbe che reggessero bene già nella prima settimana, ma alla fine… meglio tardi che mai».

I corridori hanno fatto la doccia in un hotel di Piancavallo e poi sono stati portati a valle con dei pullman dell’organizzazione. Li aspettano l’aeroporto di Venezia e il volo verso Roma, dove troveranno i bus partiti stamattina dai rispettivi hotel. La carovana si ricomporrà domani per l’ultima tappa. Noi firmeremo questi ultimi articoli e poi ci metteremo in strada.

Giro d'Italia 2026, Pieve di Soligo, Paul Magnier

Il Magnier che (oggi) non t’aspetti e 3 italiani

28.05.2026
6 min
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PIEVE DI SOLIGO (TV) – «Stamattina era pretattica, perché non spettava a noi tenere chiusa la corsa. Ma se qualcuno si fosse preso la responsabilità, avremmo potuto giocare le nostre carte. Per questo sul pullman abbiamo parlato anche di questa eventualità. L’importante era superare Ca’ del Poggio non troppo indietro e comunque rimanere tutti vicini a Magnier. Perché anche con 20 secondi di ritardo, saremmo potuti rientrare…».

Davide Bramati parla dal parcheggio dei pullman, un paio di chilometri oltre l’arrivo su cui ha ripreso a gocciolare dopo lo scroscione violento che ha costretto tutti a ripararsi sotto pochi ripari. Stamattina nel piazzale di Fai della Paganella il tono delle sue parole era stato ben diverso. Frasi come: «Impossibile tenere il gruppo cucito in una tappa come questa il diciottesimo giorno. Narvaez farà il traguardo volante e vincerà pure la tappa e a quel punto sarà impossibile prendergli la maglia ciclamino».

Parole miste fra astuzia e sconforto, mentre il tecnico bergamasco analizzava le tappe precedenti e il fatto che i traguardi a punti siano stati finora quasi tutti su tratti di percorso piuttosto impegnativi.

«Durante la tappa – dice ora – mi sono reso conto che le gambe del gruppo erano stanche e che quindi nessuno sarebbe riuscito a portare via una fuga numerosa, per questo bisognava stare attenti a non sprecare troppe energie. Siamo stati bravi. Su Ca’ del Poggio siamo passati subito dietro il gruppo dei migliori quindici. E’ stata la vittoria più inaspettata perché sulla prima salita lunga, con Magnier eravamo indietro di due minuti. Ma la squadra gli si è stretta attorno, lo ha motivato e siamo riusciti a rientrare. Siamo stati proprio bravi».

Magnier conquista così la terza tappa al Giro, dopo le due in Bulgaria
Magnier conquista così la terza tappa al Giro, dopo le due in Bulgaria
Magnier conquista così la terza tappa al Giro, dopo le due in Bulgaria
Magnier conquista così la terza tappa al Giro, dopo le due in Bulgaria

Magnier, crisi sulla prima salita

Paul Magnier, che a 22 anni dà la sensazione di non radersi ancora troppo, ha vinto la terza tappa in questo Giro dopo le due in Bulgaria. Guardando l’altimetria, era difficile pensare che si potesse arrivare a uno sprint di gruppo, ma era anche sciocco escludere a priori che qualche velocista potesse sopravvivere alla serie degli strappi che nei 171 chilometri dalla Paganella a Pieve di Soligo componeva un dislivello di 1.896 metri. E per fare un vuoto incolmabile su Ca’ del Poggio sarebbero servite gambe da super scalatore. Sempre Bramati raccontava che il KOM sul celebre Muro è stato fatto con 7,5 wtt/kg e che il suo detentore sia Filippo Zana.

«Ai piedi della prima salita – sorride dopo il periodo scampato – non mi aspettavo di poter vincere, in cima invece ho iniziato a sperarci, perché sapevo che avrei avuto qualche possibilità. Avevo ancora tanti compagni molto forti, e devo ringraziare tutta la squadra per avermi dato tanta fiducia. Stamattina non mi aspettavo davvero di riuscire a superare quella salita così ripida. Invece su Ca’ del Poggio mi sono davvero sorpreso di me stesso».

Zambanini secondo, battuto soltanto da Magnier: un risultato che dà morale
Zambanini secondo, battuto soltanto da Magnier: un risultato che dà morale
Zambanini secondo, battuto soltanto da Magnier: un risultato che dà morale
Zambanini secondo, battuto soltanto da Magnier: un risultato che dà morale

Stuyven, la carta vincente

L’ordine d’arrivo alle sue spalle parla italiano, con Zambanini, Milan e Busatto nelle posizioni subito successive. E certo, prendendo nota della soddisfazione di Magnier, questa volta viene da chiedersi se sia davvero impossibile disegnare un arrivo dritto in una tappa che potrebbe concludersi in volata. A Pieve di Soligo c’era una curva a 90 gradi verso destra a 300 metri dall’arrivo e poi una semicurva verso sinistra negli ultimi 100. E se Milan era passato indenne e ben piazzato a ruota di Stuyven e Magnier nella prima, è uscito invece largo dalla seconda perdendo la traiettoria giusta.

«Non è stata una giornata facile – dice Milan fermo sulla sinistra accanto a una transenna – non potevamo permetterci di far andare una grande fuga. Non era scontato che saremmo arrivati allo sprint, ma abbiamo cercato di controllarla fin dall’inizio. I ragazzi hanno fatto un lavoro straordinario e mi scuso con loro se non abbiamo ottenuto il risultato che speravamo. Alla fine, dopo un grande sforzo come quello di oggi, avrebbero avuto bisogno proprio di questo. Credo sia stata un po’ colpa mia per aver preso male quell’ultima curva. Sarei dovuto restare nella linea».

E forse Milan ha rimpianto il fatto di non esserci lui a ruota di Stuyven, come invece accadeva fino allo scorso anno, quando proprio il belga era il pilota del suo treno e nelle situazioni più spinose era capace di prenderlo per mano e guidarlo. Magnier lo conferma: il compagno ha fatto un lavorone, prendendoselo a ruota a 600 metri dall’arrivo e lasciandolo agli ultimi 200, poi è toccato a lui.

Incredulo dopo la volata, Magnier non credeva che oggi avrebbe vinto
Incredulo dopo la volata, Magnier non credeva che oggi avrebbe vinto
Incredulo dopo la volata, Magnier non credeva che oggi avrebbe vinto
Incredulo dopo la volata, Magnier non credeva che oggi avrebbe vinto

Zambanini contento a metà

Meglio di Milan e Francesco Busatto, raggiunto in Italia dai tifosi del fan club belga, Edoardo Zambanini ha il tono e l’espressione di chi aspettava qualche conferma, che finalmente è arrivata.

«Oggi è stata una bella tappa – dice il corridore della Bahrain Victorious – proprio quella che cercavo. Ieri ero nelle mie zone e penso che i miei amici e i miei genitori mi abbiano dato un po’ più di energia in più. La partenza è stata davvero caotica e impegnativa, perché nella prima ora era tutta salita e discesa. Siamo andati molto veloci e poi all’improvviso il gruppo ha iniziato a controllare la corsa, così ho deciso di provare a giocare le mie carte per il finale.

«Sapevo che Ca’ del Poggio era adatto a me e sono arrivato davvero vicino alla vittoria, però Magnier è stato più forte. E’ uno dei più forti sprinter al mondo e anche in questo Giro ha dimostrato di valere molto, anche se so di avere il mio spunto. Sono contento anche di questo secondo posto, ma spero che la vittoria arrivi presto».

Eulalio è caduto a 49 km dall'arrivo, ha attaccato e poi è statto sottoposto ad accertamenti
Eulalio è caduto a 49 km dall’arrivo, ha attaccato e poi è statto sottoposto ad accertamenti
Eulalio è caduto a 49 km dall'arrivo, ha attaccato e poi è statto sottoposto ad accertamenti
Eulalio è caduto a 49 km dall’arrivo, ha attaccato e poi è statto sottoposto ad accertamenti

La ciclamino al sicuro

A Magnier chiedono anche se non abbia speso troppe energie in vista della tappa di Roma. E lui, che ha vinto, forse si chiede quale sia il problema, ma risponde con eleganza e leggerezza.

«Mi sono stancato come gli altri negli ultimi chilometri – dice – ma penso che l’energia che ho speso per vincere questa tappa mi tornerà sotto forma di motivazione. Oggi c’era in ballo anche la maglia ciclamino per la quale negli ultimi due giorni ho dovuto lottare con Narvaez. Mi ha reso la vita davvero difficile, devo ammettere, attaccando spesso. Ora credo di avere nuovamente un bel vantaggio e sono davvero felice di poter indossare di nuovo questa maglia».

Vingegaard ha colto la potenza del tifo di Ca' del Poggio
Vingegaard ha colto la potenza del tifo di Ca’ del Poggio
Vingegaard ha colto la potenza del tifo di Ca' del Poggio
Vingegaard ha colto la potenza del tifo di Ca’ del Poggio

Ca’ del Poggio e Vingegaard

I saluti di giornata li affidiamo a Jonas Vingegaard che si è tolto il gusto di scollinare davanti su Ca’ del Poggio, riprendendo Eulalio che si era avvantaggiato.

«Ca’ del Poggio è stata una salita ripida – sorride – un momento difficile e il fatto che fosse nel finale l’ha reso ancora più duro. Per tutto il tempo c’è stata un’atmosfera fantastica. C’era tanta gente e si percepiva davvero che è stato qualcosa di speciale. Davvero bello. Quanto al resto, procediamo giorno per giorno. Non so quale sarà la tattica per domani, ma so che abbiamo Davide (Piganzoli, ndr) che è molto vicino alla maglia di miglior giovane e penso che vincerla sarebbe un grande traguardo per lui. E penso che anche per me sarebbe fantastico vederlo con quella maglia».

Purtroppo Eulalio non se la giocherà ad armi pari. Rientrato dopo la caduta a 49 chilometri dal traguardo, il portoghese ha attaccato su Ca’ del Poggio, ma è stato poi sottoposto ad accertamenti. «A seguito di una nuova visita da parte del medico della squadra e di radiografie – recita il comunicato della Bahrain Victorious – non sono state riscontrate fratture. Afonso ha riportato solo lievi abrasioni al gomito. Le sue condizioni sono stabili e rimane sotto osservazione medica».

Giro d'Italia 2026, Bellinzona-Carì, Giulio Ciccone, Lidl-Trek

I pensieri di Ciccone: «Forse era meglio fare classifica»

26.05.2026
5 min
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CARI’ (Svizzera) – La frazione elvetica di questo Giro d’Italia, con i suoi 113 chilometri che hanno portato il gruppo da Bellinzona a Carì, è stata inghiottita da Jonas Vingegaard in meno di tre ore. La maglia rosa mantiene la promessa fatta ieri nella conferenza stampa del giorno di riposo e si porta a casa la quarta vittoria di tappa. Si era capito fin da subito che la Visma Lease a Bike non avrebbe lasciato spazio agli attaccanti di giornata. Tra loro c’era Giulio Ciccone protagonista di un Giro che era partito con obiettivi diversi rispetto agli anni precedenti. Rimesso nel cassetto l’obiettivo di fare classifica l’abruzzese sta cercando di ritagliarsi un posto al sole provando a vincere una tappa. 

Anche oggi il corridore della Lidl-Trek è stato uno dei più attivi fin dai primi chilometri, attaccando non una ma diverse volte chiedendo con ampi gesti agli altri di collaborare. Una volta che la fuga è riuscita a prendere quel poco spazio per sopravvivere fino alla salita finale di Carì Ciccone è stato uno dei più attivi.

«E’ un Giro un po’ così c’è poco da commentare – racconta all’arrivo, dopo aver chiuso la zip del giaccone pesante fino al collo – però l’importante è stare bene e continuare a provare. Mi dispiace un po’ perché le tappe dove bisogna andare in fuga con le gambe sono quelle in cui non si hanno chance».

Obiettivo GPM

Una volta capito che le possibilità di riuscire ad arrivare al traguardo e giocarsi la tappa fossero risicate, se non addirittura nulle, Ciccone si è messo di buona lena per conquistare i quattro gran premi della montagna. La maglia blu potrebbe diventare un obiettivo sul quale concentrarsi nei prossimi giorni, anche se un Vingegaard così famelico mette a rischio l’obiettivo. Il danese infatti guida la classifica dei GPM con 211 punti, ben 82 in più del corridore della Lidl-Trek

«Le prossime due tappe non mi fanno impazzire – continua – non mi si addicono troppo e potrei anche pensare di recuperare il più possibile in vista del finale di Giro. L’obiettivo della maglia blu ce l’ho in testa, anche se un Vingegaard del genere che vince tutti gli arrivi in salita rende la rimonta difficile».

«Capisco anche gli altri corridori – spiega ancora Ciccone – perché abbiamo l’esperienza per capire quando siamo condannati a non arrivare all’arrivo. Comprendo che a volte possa mancare la fiducia, il mio atteggiamento verso di loro è più per provare a tenere alto il morale e continuare a provarci».

Ancora poche occasioni

Il Giro d’Italia è arrivato alla sua sedicesima tappa e fino ad ora Giulio Ciccone è stato vicino alla vittoria in diverse occasioni: in Bulgaria, poi a Cosenza e Corno alle Scale, quando da dietro sono piombati Felix Gall e Jonas Vingegaard. Il leader della generale non ha lasciato ancora spazio nelle tappe di montagna, mentre nelle frazioni intermedie di chance ne sono arrivate.

«E’ giusto che Vingegaard corra in questo modo – analizza Ciccone – è la maglia rosa e sta onorando al meglio la corsa, quindi chapeau a lui e alla squadra che riesce a controllare giornate come queste che sono le più complicate. Un po’ di amarezza ce l’ho, anche perché con il passare dei giorni le opportunità a disposizione diminuiscono».

Giro d'Italia 2026, Giulio Ciccone, Lidl-Trek
Ciccone ha ammesso che sarebbe stato meglio concentrare tutte le energie per fare classifica
Giro d'Italia 2026, Giulio Ciccone, Lidl-Trek
Ciccone ha ammesso che sarebbe stato meglio concentrare tutte le energie per fare classifica

Cambiare tattica

Forse uno dei modi per provare a vincere una tappa, per Giulio Ciccone, è di cambiare tattica e cercare di andare all’attacco su percorsi meno congeniali alle sue caratteristiche

«Non è questione di tattica – ci risponde – ma solo di gambe, sfinimento e alla fine ripeto, quando da dietro decidono di andare per la vittoria di tappa non si hanno chance per trovare un modo di batterli. Le uniche occasioni sono quando la Visma o gli uomini di classifica hanno meno interesse, per ora sono le tappe che a me non piacciono, ma potrebbe essere necessario scendere a compromessi».

«La mia condizione è buona – conclude – ma quando decidi di non fare classifica si devono spendere energie per andare in fuga, ma allo stesso tempo è difficile arrivare. Forse, alla fine, era meglio fare classifica».

Davide Piganzoli, Visma Lease a Bike, Giro d'Italia 2026

Piganzoli e la Visma: amore a prima vista, parola sua e di Kuss

26.05.2026
5 min
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VOGHERA (PV) – Nella giornata in cui la maglia rosa è passata dalle spalle del giovane Afonso Eulalio a quelle del più solido Jonas Vingegaard c’è stato anche lo zampino di Davide Piganzoli. Il valtellinese, arrivato quest’anno alla Visma Lease a Bike ha di fatto concretizzato il grande lavoro di Sepp Kuss dando una tirata decisa, dando il via all’azione decisiva del danese. Finito il lavoro Piganzoli non si è rialzato, ma ha tenuto duro, seguendo per un po’ anche il passo di Felix Gall. Lasciata la ruota dell’austriaco si è poi ritrovato con la coppia della Red Bull-BORA-hansgrohe, formata da Jai Hindley e dal grande amico Giulio Pellizzari. 

La strada ha evidenziato le qualità del ragazzo cresciuto presso la corte di Ivan Basso, dove ha imparato tanto ed è diventato il corridore solido che è ora. Arrivare nel WorldTour era il passaggio successivo per crescere ancora, anche se questo lo ha portato a fare un lavoro diverso al momento. 

Riuscire a conquistare la maglia rosa era un obiettivo della seconda settimana del Giro in casa Visma Lease a Bike. Un risultato che è sembrato semplice, ma le parole di Vingegaard hanno fatto capire che la tappa con arrivo a Pila era diventata fondamentale per la riuscita del piano

Davide Piganzoli, Visma Lease a Bike, Giro d'Italia 2026
Davide Piganzoli è al suo terzo Giro d’Italia, il primo in maglia Visma Lease a Bike
Davide Piganzoli, Visma Lease a Bike, Giro d'Italia 2026
Davide Piganzoli è al suo terzo Giro d’Italia, il primo in maglia Visma Lease a Bike
Che effetto fa essere finalmente con la maglia rosa accanto? 

Finalmente sì – ribadisce Piganzoli – ieri alla partenza da Aosta eravamo arrivati con un piano che era quello di vincere la tappa e prendere la maglia rosa. Tutto è andato per il verso giusto, quindi direi benissimo così.

Sei stato tu a fare l’ultimo forcing prima dell’attacco…

Abbiamo fatto un lavoro perfetto per Jonas (Vingegaard, ndr), poi io sono riuscito a portarlo sul punto indicato nel finale. In squadra stavamo tutti bene e lo abbiamo ampiamente dimostrato, siamo il team più forte.

Jonas Vingegaard, Davide Piganzoli, Visma Lease a Bike, Giro d'Italia 2026
Davide Piganzoli è diventato subito un uomo di fiducia per Joans Vingegaard
Jonas Vingegaard, Davide Piganzoli, Visma Lease a Bike, Giro d'Italia 2026
Davide Piganzoli è diventato subito un uomo di fiducia per Joans Vingegaard
Manca la terza settimana, quella più difficile?

Roma è ancora lontana, vero, però siamo riusciti ad accumulare un buon vantaggio (2’ 26” su Eulalio che occupa al momento il secondo posto, ndr). Cercheremo di mantenerlo.

Cosa vuol dire per te correre in un team come la Visma e contribuire alla sfida per la maglia rosa?

Sicuramente sono molto emozionato, ma sono anche soddisfatto del percorso che ho fatto e della mia crescita in questi anni. Sono davvero orgoglioso di far parte di questa squadra. 

Ci racconti del percorso che senti aver fatto quest’anno con la squadra? 

Sicuramente sono migliorato molto dal punto di vista della nutrizione, credo che quando si ha modo di correre accanto a un corridore come Vingegaard e in una squadra così forte si migliora per forza. Poi la testa fa il resto. 

Davide Piganzoli, Visma Lease a Bike, Giro d'Italia 2026
Piganzoli alla ripartenza del Giro dopo il terzo giorno di riposo occupa la decima posizione in classifica generale
Davide Piganzoli, Visma Lease a Bike, Giro d'Italia 2026
Piganzoli alla ripartenza del Giro dopo il terzo giorno di riposo occupa la decima posizione in classifica generale
La crescita, quindi, è stata anche mentale in questi mesi? 

Abbiamo iniziato a lavorare con la squadra del Giro già da dicembre, dai primi ritiri, poi a gennaio siamo andati in altura. Abbiamo corso la Parigi-Nizza e la Vuelta a Catalunya insieme a Vingegaard per imparare e conoscerci. Finite le corse siamo tornati a lavorare in altura, penso che questo avvicinamento così specifico mi abbia fatto crescere tanto. 

Cosa significa essere entrato nel WorlTour? 

Come ho detto prima mi rende molto orgoglioso di come ho lavorato negli anni passati e del salto che ho fatto quest’anno. Credo che ci sarà da divertirsi. 

Quali ambizioni porti in te? 

Per ora in questo Giro è di arrivare a Roma con la maglia rosa. Poi vedremo. 

Jonas Vingegaard, Davide Piganzoli, Sepp Kuss, Visma Lease a Bike, Giro d'Italia 2026
Sepp Kuss ha speso delle belle parole per il lavoro di Piganzoli e per le qualità dello scalatore valtellinese
Jonas Vingegaard, Davide Piganzoli, Sepp Kuss, Visma Lease a Bike, Giro d'Italia 2026
Sepp Kuss ha speso delle belle parole per il lavoro di Piganzoli e per le qualità dello scalatore valtellinese

L’incoronazione di Kuss

Le prestazioni e le ambizioni di Davide Piganzoli sono forti come le gambe che spingono il ragazzo classe 2002, e la consacrazione arriva anche dai compagni di squadra che hanno imparato a conoscerlo in questi mesi. La voce che sostiene le parole del valtellinese è quella di Sepp Kuss, il quale dopo la tappa di Pila ha affermato che l’apporto di Piganzoli è fondamentale. 

«E’ un corridore incredibile – afferma l’americano – ma anche una brava persona, davvero. Sa come correre, come aiutare gli altri e si vede che è una persona gentile ed è anche il tipo di corridore che vuoi accanto. Non è solo forte ma anche un buon compagno di squadra. A mio avviso era già molto forte prima, quando era alla Polti. 

«Penso che anche per lui – continua – il solo fatto di poter correre in testa alle gare, avere un obiettivo ogni giorno in una squadra così e lavorare per un leader importante, sia la differenza più grande. E per questo può imparare molto e fare grandi passi avanti anche in termini di imparare a correre con l’idea di curare la classifica generale. Ed è qualcosa che si può imparare solo stando effettivamente in una squadra che lo fa».

Giro d'Italia 2025, Edoardo Affini

Il Giro a distanza di Affini, che aspetta Jonas per il Tour

26.05.2026
6 min
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Affini dice che quando ha visto scorrere le immagini della prima tappa del Giro, gli è sembrato strano non farne parte. Vingegaard riparte oggi nel suo viaggio in maglia rosa, Piganzoli sta facendo ottimamente la sua parte per sostenerlo ed è l’unico italiano della Visma Lease a Bike: un onore che negli ultimi quattro anni era stato soltanto del mantovano, che da quasi due settimane si trova a Sierra Nevada. Per cosa Affini si stia preparando non è dato saperlo ufficialmente, anche se guardando il calendario e incrociando le informazioni con quanto raccontato da altri corridori (in attesa del comunicato ufficiale), è lecito aspettarsi che il piano preveda il Delfinato e poi il Tour.

Sulla montagna che sovrasta Granada c’è mezzo gruppo, compreso il rivale Pogacar arrivato qualche giorno dopo, perché il suo programma prevede invece il Giro di Svizzera, che inizia più tardi e per giunta dall’Italia. E c’è anche un bel caldo, che non rende esattamente più allegri: un caldo andaluso e torrido in basso, ammette Affini, inatteso e forse fastidioso in alto.

Affini si allena a Sierra Nevada con Armirail, Jorgenson e Van Aert (immagine Instagram Visma Lease a Bike)
Affini si allena a Sierra Nevada con Armirail, Jorgenson e Van Aert (immagine Instagram/Visma Lease a Bike)
Affini si allena a Sierra Nevada con Armirail, Jorgenson e Van Aert (immagine Instagram Visma Lease a Bike)
Affini si allena a Sierra Nevada con Armirail, Jorgenson e Van Aert (immagine Instagram/Visma Lease a Bike)
Come vanno le cose a casa Affini?

E’ un po’ che non vedo le mie ragazze (a ottobre, Edoardo e la compagna hanno avuto una bambina e l’hanno chiamata Celeste, ndr). Lisa lavora, quindi sono rimaste a casa. Non abbiamo pensato di passare dei giorni insieme quassù, un po’ per la quota e un po’ perché non ci va di portarla troppo in giro. Vedremo più avanti, semmai, di trovare il modo.

Stai seguendo il Giro? E soprattutto ti dispiace non averlo fatto?

Sicuramente è strano. L’ho fatto per sei anni di fila e un po’ è insolito non esserci, però anche fare qualcosa di diverso magari non fa male. Lo seguo, cerchiamo di vedere qualcosa nei ritagli dell’allenamento. Magari se ci fermiamo a prendere acqua alla macchina, chiediamo come vada la tappa.

In quanti siete?

Oltre a me, ci sono Jorgenson, Armirail e Wout (Van Aert, ndr), che ha smaltito la sbornia della Roubaix e ha ricominciato a darci dentro forte.

E’ possibile che tu non sia stato selezionato per il Giro perché c’era bisogno di una squadra di scalatori per Vingegaard?

No, secondo me no. Non è stata questione di sostituire me con un altro più scalatore, è stato fatto magari il discorso di avermi in Francia più fresco dell’anno scorso o forse anche di cambiare un po’ il calendario per avere stimoli diversi.

Nella crono di Caen, Affini ha centrato il terzo posto, a 33" da Evenepoel
Tour 2025, il primo di Affini (allora campione d’Europa) che nella crono di Caen centra il terzo posto a 33″ da Evenepoel
Nella crono di Caen, Affini ha centrato il terzo posto, a 33" da Evenepoel
Tour 2025, il primo di Affini (allora campione d’Europa) che nella crono di Caen centra il terzo posto a 33″ da Evenepoel
Però la cronometro di Massa sembrava disegnata per te oltre che per Ganna…

Eh, quella mi è dispiaciuta tanto, devo essere sincero. Poi vedendo Pippo volare a quel modo mi fa dire che sarebbe stato molto complicato, però diciamo che di occasioni del genere ne capitano poche. Anzi, ne capitano sempre meno. Quando inizialmente mi avevano detto che facevo il Giro, era sicuramente un giorno che avevo cerchiato bene in rosso per provare a fare un bel risultato. Sarebbe stato anche un bel test in vista del mondiale, che pare sia abbastanza lineare, forse con qualche curva in più.

Anche perché la crono del Tour…

E’ meglio lasciarla stare (Affini sorride con una punta di sarcasmo, ndr). Potenzialmente potrei essere abbastanza utile per la cronosquadre, ma se guardi quella individuale, c’è poco da girarci intorno, è roba per uomini di classifica.

Come vedi Jonas in questi giorni? Che impressione ti dà?

Non credo che si faccia influenzare troppo dal discorso delle attese. Sta correndo con la testa e se ha visto la possibilità di non esagerare e risparmiare un po’ di energie, specialmente nelle prime due settimane, l’ha sfruttata. E poi si è visto che nel primo tappone ha dato più gas. Anche sulla crono, ho letto un po’ di tutto: che è andato piano, qua e là. Insomma, non è che il percorso fosse così adatto a lui. Jonas non è Pogacar, sono corridori diversi e non si possono avere nei loro confronti le stesse attese.

Jonas Vingegaard vince a Corno alla Scale
Secondo Affini, Vingegaard ha corso senza sprecare troppo nella prima metà del Giro (qui a Corno alle Scale). A Pila il cambio di passo
Jonas Vingegaard vince a Corno alla Scale
Secondo Affini, Vingegaard ha corso senza sprecare troppo nella prima metà del Giro (qui a Corno alle Scale). A Pila il cambio di passo
La squadra ha annunciato la sua presenza al Giro il 13 gennaio, la decisione era stata presa anche prima?

A dicembre abbiamo cominciato a parlare dei calendari e sulla base delle scelte dei capitani, hanno iniziato a muovere le pedine. Internamente sapevamo che volesse provare a fare il Giro, ma la certezza al 100 per cento forse a dicembre ancora non c’era.

Ammesso che tu vada al Tour, che cosa ti resta in tasca del debutto dello scorso anno?

Del mio primo Tour mi porto dietro la bella prestazione della cronometro (terzo a Caen, dietro Evenepoel e Pogacar, ndr) e comunque tutta la prova nel complesso, specialmente considerando che venivo dalle classiche e dal Giro. Quindi se prima del Tour avevo qualche punto di domanda su come avrebbe reagito il mio corpo, dopo Parigi mi sono dato risposte diverse. E’ andato tutto bene, ho performato come dovevo, specialmente nei momenti in cui la squadra mi ha richiesto di più, quindi specialmente nelle prime tappe più insidiose, dove bisognava posizionare bene Jonas e tenerlo fuori dai casini.

Un bilancio positivo, quindi?

Sicuramente dopo le tre settimane in Francia mi sono portato a casa una bella esperienza su strade diverse e in una corsa diversa. Anche a livello prestativo nelle tre settimane, penso di essere stato sempre presente. E per me alla fine quella è la cosa più importante.

Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike, Wout Van Aert, Edoardo Affini
Dopo aver scortato Van Aert alla vittoria della Roubaix, Affini ha saltato il Giro e fa ora rotta sul Tour (anche se manca ancora l’ufficialità)
Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike, Wout Van Aert, Edoardo Affini
Dopo aver scortato Van Aert alla vittoria della Roubaix, Affini ha saltato il Giro e fa ora rotta sul Tour (anche se manca ancora l’ufficialità)
Sebbene siate corridori diversi per attitudini ruolo e corporatura, pensi che dopo il Giro Vingegaard sarà in grado di ritrovare la freschezza per il Tour?

Diciamo che seguirà un recupero diverso, anche perché lui in questi giorni deve essere sempre sul pezzo, non si può permettere di farsi una tappa tranquillo nel gruppetto, anche se è poi nel gruppetto – sorride Affini – tanta tranquillità per noi oversize non c’è mai. Credo che dovrà gestire quelle tre settimane e mezza nella maniera giusta, per rifiatare un po’ e cercare di recuperare al massimo. E poi, magari poco prima di partire, dovrà rifinire un po’ e rialzare il ritmo in un paio di allenamenti per essere pronto. E’ qualcosa di nuovo anche per lui alla fine, magari il corpo ne trarrà uno stimolo diverso.

Che cosa state scrivendo nella chat di squadra con quelli del Giro?

Più che altro siamo noi quassù a commentare, in hotel facciamo il nostro processo alla tappa. Con quelli al Giro ci sentiamo ogni tanto, non andiamo troppo a rompere le scatole. Tra i meeting e il parlare di strategie per il giorno dopo, hanno così tanto da fare che cerchiamo di lasciarli comunque abbastanza tranquilli. Però per quel poco che abbiamo sentito, mi sembrano tutti sul pezzo e rilassati. Io per esempio ho sentito un po’ Davide (Piganzoli, ndr) e gli ho fatto i complimenti. Sta andando forte e in squadra si è inserito davvero bene. E’ molto stimato.

Jonas Vingegaard, Giro d'Italia 2026, maglia rosa, partenza da Voghera

Il riposo di Vingegaard: la maglia rosa, l’Italia e un occhio al Tour

25.05.2026
5 min
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PADERNO DUGNANO (MI) – Il primo giorno in maglia rosa di Jonas Vingegaard ha portato con sé l’emozione di indossare il simbolo che contraddistingue il leader del Giro d’Italia e le riflessioni di una tappa milanese ancora da digerire. Per il resto il danese si è goduto l’abbraccio della gente che aspettava di vederlo di rosa vestito ben prima della quindicesima tappa. Nella giornata di riposo la Vingegaard si è concesso alle domande, in videochiamata, dei giornalisti. Il protocollo di sicurezza intorno al danese è strettissimo e i motivi della scelta di tenere tutti lontani è di preservarne la salute. 

Il Giro è un obiettivo, vero, ma dietro l’angolo c’è lo spettro del Tour de France e dell’alieno Tadej Pogacar. Insomma, il cammino di Vingegaard non finirà di certo a Roma, al contrario l’Italia rappresenta la prima tappa del suo piano per tornare a riabbracciare la maglia gialla. 

«La settimana appena passata – racconta – ci ha regalato un tempo piacevole e un clima ottimale. Lungo le strade c’era tanta gente e si è percepito fin da subito che il Giro è una corsa speciale, quindi fino ad ora posso dire che è stata un’esperienza davvero fantastica». 

Jonas Vingegaard, Giro d'Italia 2026, maglia rosa, Voghera-Milano
Vingegaard ha vissuto il suo primo giorno in maglia rosa nella tappa di ieri: Voghera-Milano
Jonas Vingegaard, Giro d'Italia 2026, maglia rosa, Voghera-Milano
Vingegaard ha vissuto il suo primo giorno in maglia rosa nella tappa di ieri: Voghera-Milano

Conferme e sorprese

La Visma Lease a Bike sta giocando il ruolo della padrona di casa in questo Giro d’Italia, la presenza di un corridore del calibro di Vingegaard porta ad accentrare attenzioni e responsabilità in corsa. Ma il supporto arrivato dai compagni, in particolare da Davide Piganzoli e Sep Kuss, non è da affatto da sottovalutare.

«Sapevo di cosa fossero capaci e sapevo che erano molto forti, quindi ero consapevole che avrebbero potuto essere di grande aiuto per me qui al Giro. E lo saranno anche nell’ultima settimana, la quale partirà con una tappa davvero impegnativa con l’arrivo a Carì. Non ci sarà respiro, perché nelle ultime frazioni prima di arrivare a Roma troveremo percorsi impegnativi e sui quali ci sarà da prestare la massima attenzione. L’ambizione è quella di vincere almeno un tappa in maglia rosa, quindi non correremo di certo in difesa. 

«Da un lato – prosegue Vingegaard – la lotta per il podio potrebbe avvantaggiarmi, ma di certo saremo noi a dover controllare la corsa restando sempre concentrati e attenti. La corsa finisce con l’ultima tappa». 

L’amore per il Giro

Le parole spese dalla maglia rosa per il Giro sono state dolci, Vingegaard in Italia ha vissuto degli step importanti nella sua carriera, partiti con la vittoria della Settimana Coppi e Bartali nel 2021 alla quale è seguita la Tirreno-Adriatico del 2024. 

«Mi è sempre piaciuto correre in Italia – ammette il danese – ma devo ammettere che il Giro è qualcosa di speciale. Lo si percepisce dalla passione lungo le strade, penso sia una corsa importante per l’Italia intera e questo sentimento arriva a noi corridori in corsa. Quindi per me è davvero un’opportunità estremamente bella poterci partecipare

«Dell’Italia mi piacerebbe poter assaggiare qualche vino – dice ridendo – ma al momento non è possibile. Sarebbe stato divertente fare una degustazione durante il giorno di riposo. Scherzi a parte oggi è una giornata importante per rilassarsi ma anche per tenere le gambe pronte per la tappa di domani, che non sarà affatto semplice».

Alzare il livello

La scelta di partecipare al Giro d’Italia racchiude ambizioni ben più grandi, la domanda però è legata al capire come dopo due settimane di gara stia assorbendo le fatiche della corsa rosa

«Penso che essere qui al Giro mi stia aiutando davvero nel raggiungere un livello più alto», racconta la maglia rosa. «Negli ultimi anni ho notato che disputare due Grandi Giri nella stessa stagione mi permette di arrivare al secondo ben più pronto e performante. Ed è quello che speriamo possa accadere in ottica Tour de France. In quest’ottica dovremo calibrare bene gli sforzi, per non rendere ogni giornata difficile o troppo esigente dal punto di vista del dispendio delle energie».