Paul Magnier, Burgas 2026 Giro

La rosa di Magnier, la profezia di Bramati. Il Giro inizia così

08.05.2026
6 min
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BURGAS (Bulgaria) – Sarà pure facile dirlo dopo, ma stamattina a Nessebar dopo aver incrociato Davide Bramati, eravamo quasi certi che avrebbe vinto Paul Magnier. Il Brama aveva un sorrisetto… E appena gli abbiamo chiesto come stesse il suo pupillo, lui ci ha detto: «Vedrete – pausa – vedrete oggi», e ancora un sorrisetto malizioso di chi la sapeva già lunga. «Sarà Dries Van Gestel a fargli da leadout».

La Soudal-Quick Step ha provato più di altri il finale. Due volte solo ieri. E già un giorno prima era sul tracciato. Ci credevano eccome a questo progetto rosa. In fin dei conti Bramati non poteva restare a bocca asciutta dopo che lo scorso anno non aveva riportato a casa neanche una tappa. Una rarità per questo team e per questo diesse.

Il 109° Giro d'Italia è scattato dalla bellissima Nessebar, il cui centro storico è una vera perla
Il 109° Giro d’Italia è scattato sul Mar Nero, da Nessebar, il cui centro storico è una vera perla
Il 109° Giro d'Italia è scattato dalla bellissima Nessebar, il cui centro storico è una vera perla
Il 109° Giro d’Italia è scattato sul Mar Nero, da Nessebar, il cui centro storico è una vera perla

Bramati profeta

Dal sole di Nessabr il gruppo va incontro alla piccola perturbazione che risale da sud. Porta nuvole, umidità e anche qualche goccia di pioggia a un certo punto. Ma poca roba. Il grande assente è invece il vento. O almeno è molto più basso rispetto alle attese.

Tutto fila tranquillo, tutto sommato. La fuga delle due squadre italiane, con Tarozzi e Roja rispettivamente di Bardiani-CSF e Polti-Visit Malta, e il plotone sornione dietro. Ma poi ai meno 15 si accendono i motori. Tutti i ragazzi ci hanno parlato di velocità folli e ritmi che improvvisamente sono diventati stellari.

«Si andava sempre sul filo dei 70 all’ora – ci racconta sorridente Andrea Raccagni Noviero – incredibile. Abbiamo vinto. Io dovevo lasciare i miei compagni ai meno tre e così ho fatto. Poi non ho visto un granché. Ma sono contento. Davvero un bel debutto al Giro d’Italia».

Qualche minuto ed ecco scendere dall’ammiraglia Bramati. Inizia il lungo carosello di abbracci e pacche sulle spalle. E il primo tocca proprio a Raccagni Noviero.

«Devo fare i complimenti alla squadra, chapeau – attacca il Brama – tutti hanno svolto il loro lavoro alla perfezione. Ci tenevamo moltissimo a questa tappa. E anche alla maglia rosa. Sapevamo che poteva essere una grande opportunità e siamo riusciti a catturarla. E’ anche la nostra vittoria più importante da inizio anno. Sapevo che stava bene e insisto ancora sull’ottimo lavoro di squadra.

«Sono due giorni che ne parliamo. Tutti sapevano di questi chilometri finali pericolosi, con la strada che si restringeva. C’è stata una caduta. Però questo è il ciclismo. Paul sapeva che aveva anche una grande responsabilità e ha chiuso il lavoro di una squadra che ha lavorato per lui in modo importante: abbiamo tirato tutto il giorno per questo».

In qualche modo Bramati tira in ballo il discorso della pressione. stamattina ci diceva che Magnier era tranquillo. Invece ci hanno riferito che alla fine un po’ di pressione il giovane francese la sentiva eccome. Ma si diventa grandi anche così.

Ancora Bramati: «Se la difenderemo domani? Domani è un altro giorno, la tappa è molto lunga (e il finale piuttosto duro, ndr). Intanto ci godiamo il successo di oggi».

Milan, che succede?

Ma per chi festeggia, c’è anche chi ride meno. Il Milan solare del mattino è chiaramente più mogio al pomeriggio. Ci sta, altrimenti non sarebbe il campione che è. La prima volata, specie dopo una tappa breve e facile, è sempre molto insidiosa.

«Cosa è successo? – spiega Milan – E’ successo che nel finale ci siamo un po’ persi. Ma è difficile come tutte le volate. Non è facile mettere il gruppo in fila a 70 all’ora. Io ai meno tre, dove ci siamo disuniti, mi sono fatto un chilometro e mezzo tutto fuori al vento per risalire e lì ho speso veramente tanto. Ai trecento metri ho trovato poi la ruota di un corridore, che neanche ricordo chi fosse, ma non era un mio compagno. Ai 280-250 metri poi non so cosa stessi aspettando a partire, ma quando mi sono alzato… è andata così. Le gambe erano un po’ in croce. Hanno fatto un bellissimo lavoro quelli della Soudal-Quick Step: onore a loro».

Parlare in queste situazioni non è facile, specie quando sei il favorito e non vinci. Onore dunque al friulano. Ma guardando il bicchiere mezzo pieno, visto che era rimasto dietro, c’è di buono che non sia stato coinvolto nella caduta.

«Non so cosa sia successo, ero davanti. Ho sentito qualcosa, non so a quanti metri fosse. Spero solo che nessuno si sia fatto male. Ora analizzeremo il tutto e chiuderemo la pagina di questa giornata».

Paul Magnier (classe 2004) è al secondo Giro d'Italia. Stasera dormirà in maglia rosa
Paul Magnier (classe 2004) è al secondo Giro d’Italia. Stasera dormirà in maglia rosa
Paul Magnier (classe 2004) è al secondo Giro d'Italia. Stasera dormirà in maglia rosa
Paul Magnier (classe 2004) è al secondo Giro d’Italia. Stasera dormirà in maglia rosa

Magnier e una rosa di peso

Infine chiudiamo con il vincitore. Paul Magnier è il ritratto della felicità. E’ maglia rosa. E anche bianca e ciclamino. I colleghi francesi se lo godono con un certo orgoglio. Sul podio continua a ridere. Ma è un sorriso consapevole del fatto che oggi ha cambiato qualcosa nella sua carriera. E non è un caso che la prima cosa che ha detto e ripetuto sia stata: «E’ la mia prima vittoria contro i grandi. Quest’anno il mio obiettivo è quello di crescere. Magari ottenere meno vittorie del 2025 ma più prestigiose». Non si può dire che non sia sulla strada giusta.

«Sono emozionato e orgoglioso della mia prestazione e di quella della mia squadra. Jasper Stuyven ha fatto un lavoro incredibile quando mancavano quattro chilometri e in tutta la fase di preparazione dello sprint».

Anche secondo Magnier la sua Soudal-Quick Step è stata un’orchestra che ha suonato una sinfonia perfetta. I ragazzi di Bramati si sono trovati al posto giusto, al momento giusto: come avevano programmato. Sono riusciti sempre a prendere e a tenere il lato sinistro della carreggiata, quello più stretto, e non l’hanno mollato. Se non quando da dietro è partito lo sprint che invece si è svolto sulla destra.

«Ayco Bastiaens ha tirato tutta la giornata – ha detto ancora con lucidità Magnier – per controllare la fuga. Poi ai cinque chilometri dalla fine siamo andati tutti in testa (l’esatto contrario di quanto accaduto ai Lidl-Trek, ndr). E nel chilometro finale Jasper Stuyven e Dries Van Gestel hanno fatto un lavoro straordinario. Perfetto».

«Sono arrivato al Giro d’Italia con l’ambizione di vincere e conquistare la maglia rosa, un obiettivo in cui credevo fin dal ritiro in altura. Sono felicissimo di esserci riuscito. Questa è una delle volate più ambite della stagione. Per la ciclamino c’è tempo. Intanto non vedo l’ora di partire domani con questa maglia addosso… che è una leggenda».