Giro d'Italia 2025, Edoardo Affini

Il Giro a distanza di Affini, che aspetta Jonas per il Tour

26.05.2026
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Affini dice che quando ha visto scorrere le immagini della prima tappa del Giro, gli è sembrato strano non farne parte. Vingegaard riparte oggi nel suo viaggio in maglia rosa, Piganzoli sta facendo ottimamente la sua parte per sostenerlo ed è l’unico italiano della Visma Lease a Bike: un onore che negli ultimi quattro anni era stato soltanto del mantovano, che da quasi due settimane si trova a Sierra Nevada. Per cosa Affini si stia preparando non è dato saperlo ufficialmente, anche se guardando il calendario e incrociando le informazioni con quanto raccontato da altri corridori (in attesa del comunicato ufficiale), è lecito aspettarsi che il piano preveda il Delfinato e poi il Tour.

Sulla montagna che sovrasta Granada c’è mezzo gruppo, compreso il rivale Pogacar arrivato qualche giorno dopo, perché il suo programma prevede invece il Giro di Svizzera, che inizia più tardi e per giunta dall’Italia. E c’è anche un bel caldo, che non rende esattamente più allegri: un caldo andaluso e torrido in basso, ammette Affini, inatteso e forse fastidioso in alto.

Affini si allena a Sierra Nevada con Armirail, Jorgenson e Van Aert (immagine Instagram Visma Lease a Bike)
Affini si allena a Sierra Nevada con Armirail, Jorgenson e Van Aert (immagine Instagram/Visma Lease a Bike)
Affini si allena a Sierra Nevada con Armirail, Jorgenson e Van Aert (immagine Instagram Visma Lease a Bike)
Affini si allena a Sierra Nevada con Armirail, Jorgenson e Van Aert (immagine Instagram/Visma Lease a Bike)
Come vanno le cose a casa Affini?

E’ un po’ che non vedo le mie ragazze (a ottobre, Edoardo e la compagna hanno avuto una bambina e l’hanno chiamata Celeste, ndr). Lisa lavora, quindi sono rimaste a casa. Non abbiamo pensato di passare dei giorni insieme quassù, un po’ per la quota e un po’ perché non ci va di portarla troppo in giro. Vedremo più avanti, semmai, di trovare il modo.

Stai seguendo il Giro? E soprattutto ti dispiace non averlo fatto?

Sicuramente è strano. L’ho fatto per sei anni di fila e un po’ è insolito non esserci, però anche fare qualcosa di diverso magari non fa male. Lo seguo, cerchiamo di vedere qualcosa nei ritagli dell’allenamento. Magari se ci fermiamo a prendere acqua alla macchina, chiediamo come vada la tappa.

In quanti siete?

Oltre a me, ci sono Jorgenson, Armirail e Wout (Van Aert, ndr), che ha smaltito la sbornia della Roubaix e ha ricominciato a darci dentro forte.

E’ possibile che tu non sia stato selezionato per il Giro perché c’era bisogno di una squadra di scalatori per Vingegaard?

No, secondo me no. Non è stata questione di sostituire me con un altro più scalatore, è stato fatto magari il discorso di avermi in Francia più fresco dell’anno scorso o forse anche di cambiare un po’ il calendario per avere stimoli diversi.

Nella crono di Caen, Affini ha centrato il terzo posto, a 33" da Evenepoel
Tour 2025, il primo di Affini (allora campione d’Europa) che nella crono di Caen centra il terzo posto a 33″ da Evenepoel
Nella crono di Caen, Affini ha centrato il terzo posto, a 33" da Evenepoel
Tour 2025, il primo di Affini (allora campione d’Europa) che nella crono di Caen centra il terzo posto a 33″ da Evenepoel
Però la cronometro di Massa sembrava disegnata per te oltre che per Ganna…

Eh, quella mi è dispiaciuta tanto, devo essere sincero. Poi vedendo Pippo volare a quel modo mi fa dire che sarebbe stato molto complicato, però diciamo che di occasioni del genere ne capitano poche. Anzi, ne capitano sempre meno. Quando inizialmente mi avevano detto che facevo il Giro, era sicuramente un giorno che avevo cerchiato bene in rosso per provare a fare un bel risultato. Sarebbe stato anche un bel test in vista del mondiale, che pare sia abbastanza lineare, forse con qualche curva in più.

Anche perché la crono del Tour…

E’ meglio lasciarla stare (Affini sorride con una punta di sarcasmo, ndr). Potenzialmente potrei essere abbastanza utile per la cronosquadre, ma se guardi quella individuale, c’è poco da girarci intorno, è roba per uomini di classifica.

Come vedi Jonas in questi giorni? Che impressione ti dà?

Non credo che si faccia influenzare troppo dal discorso delle attese. Sta correndo con la testa e se ha visto la possibilità di non esagerare e risparmiare un po’ di energie, specialmente nelle prime due settimane, l’ha sfruttata. E poi si è visto che nel primo tappone ha dato più gas. Anche sulla crono, ho letto un po’ di tutto: che è andato piano, qua e là. Insomma, non è che il percorso fosse così adatto a lui. Jonas non è Pogacar, sono corridori diversi e non si possono avere nei loro confronti le stesse attese.

Jonas Vingegaard vince a Corno alla Scale
Secondo Affini, Vingegaard ha corso senza sprecare troppo nella prima metà del Giro (qui a Corno alle Scale). A Pila il cambio di passo
Jonas Vingegaard vince a Corno alla Scale
Secondo Affini, Vingegaard ha corso senza sprecare troppo nella prima metà del Giro (qui a Corno alle Scale). A Pila il cambio di passo
La squadra ha annunciato la sua presenza al Giro il 13 gennaio, la decisione era stata presa anche prima?

A dicembre abbiamo cominciato a parlare dei calendari e sulla base delle scelte dei capitani, hanno iniziato a muovere le pedine. Internamente sapevamo che volesse provare a fare il Giro, ma la certezza al 100 per cento forse a dicembre ancora non c’era.

Ammesso che tu vada al Tour, che cosa ti resta in tasca del debutto dello scorso anno?

Del mio primo Tour mi porto dietro la bella prestazione della cronometro (terzo a Caen, dietro Evenepoel e Pogacar, ndr) e comunque tutta la prova nel complesso, specialmente considerando che venivo dalle classiche e dal Giro. Quindi se prima del Tour avevo qualche punto di domanda su come avrebbe reagito il mio corpo, dopo Parigi mi sono dato risposte diverse. E’ andato tutto bene, ho performato come dovevo, specialmente nei momenti in cui la squadra mi ha richiesto di più, quindi specialmente nelle prime tappe più insidiose, dove bisognava posizionare bene Jonas e tenerlo fuori dai casini.

Un bilancio positivo, quindi?

Sicuramente dopo le tre settimane in Francia mi sono portato a casa una bella esperienza su strade diverse e in una corsa diversa. Anche a livello prestativo nelle tre settimane, penso di essere stato sempre presente. E per me alla fine quella è la cosa più importante.

Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike, Wout Van Aert, Edoardo Affini
Dopo aver scortato Van Aert alla vittoria della Roubaix, Affini ha saltato il Giro e fa ora rotta sul Tour (anche se manca ancora l’ufficialità)
Parigi-Roubaix 2026, Visma Lease a Bike, Wout Van Aert, Edoardo Affini
Dopo aver scortato Van Aert alla vittoria della Roubaix, Affini ha saltato il Giro e fa ora rotta sul Tour (anche se manca ancora l’ufficialità)
Sebbene siate corridori diversi per attitudini ruolo e corporatura, pensi che dopo il Giro Vingegaard sarà in grado di ritrovare la freschezza per il Tour?

Diciamo che seguirà un recupero diverso, anche perché lui in questi giorni deve essere sempre sul pezzo, non si può permettere di farsi una tappa tranquillo nel gruppetto, anche se è poi nel gruppetto – sorride Affini – tanta tranquillità per noi oversize non c’è mai. Credo che dovrà gestire quelle tre settimane e mezza nella maniera giusta, per rifiatare un po’ e cercare di recuperare al massimo. E poi, magari poco prima di partire, dovrà rifinire un po’ e rialzare il ritmo in un paio di allenamenti per essere pronto. E’ qualcosa di nuovo anche per lui alla fine, magari il corpo ne trarrà uno stimolo diverso.

Che cosa state scrivendo nella chat di squadra con quelli del Giro?

Più che altro siamo noi quassù a commentare, in hotel facciamo il nostro processo alla tappa. Con quelli al Giro ci sentiamo ogni tanto, non andiamo troppo a rompere le scatole. Tra i meeting e il parlare di strategie per il giorno dopo, hanno così tanto da fare che cerchiamo di lasciarli comunque abbastanza tranquilli. Però per quel poco che abbiamo sentito, mi sembrano tutti sul pezzo e rilassati. Io per esempio ho sentito un po’ Davide (Piganzoli, ndr) e gli ho fatto i complimenti. Sta andando forte e in squadra si è inserito davvero bene. E’ molto stimato.

Jonas Vingegaard, Giro d'Italia 2026, maglia rosa, partenza da Voghera

Il riposo di Vingegaard: la maglia rosa, l’Italia e un occhio al Tour

25.05.2026
5 min
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PADERNO DUGNANO (MI) – Il primo giorno in maglia rosa di Jonas Vingegaard ha portato con sé l’emozione di indossare il simbolo che contraddistingue il leader del Giro d’Italia e le riflessioni di una tappa milanese ancora da digerire. Per il resto il danese si è goduto l’abbraccio della gente che aspettava di vederlo di rosa vestito ben prima della quindicesima tappa. Nella giornata di riposo la Vingegaard si è concesso alle domande, in videochiamata, dei giornalisti. Il protocollo di sicurezza intorno al danese è strettissimo e i motivi della scelta di tenere tutti lontani è di preservarne la salute. 

Il Giro è un obiettivo, vero, ma dietro l’angolo c’è lo spettro del Tour de France e dell’alieno Tadej Pogacar. Insomma, il cammino di Vingegaard non finirà di certo a Roma, al contrario l’Italia rappresenta la prima tappa del suo piano per tornare a riabbracciare la maglia gialla. 

«La settimana appena passata – racconta – ci ha regalato un tempo piacevole e un clima ottimale. Lungo le strade c’era tanta gente e si è percepito fin da subito che il Giro è una corsa speciale, quindi fino ad ora posso dire che è stata un’esperienza davvero fantastica». 

Jonas Vingegaard, Giro d'Italia 2026, maglia rosa, Voghera-Milano
Vingegaard ha vissuto il suo primo giorno in maglia rosa nella tappa di ieri: Voghera-Milano
Jonas Vingegaard, Giro d'Italia 2026, maglia rosa, Voghera-Milano
Vingegaard ha vissuto il suo primo giorno in maglia rosa nella tappa di ieri: Voghera-Milano

Conferme e sorprese

La Visma Lease a Bike sta giocando il ruolo della padrona di casa in questo Giro d’Italia, la presenza di un corridore del calibro di Vingegaard porta ad accentrare attenzioni e responsabilità in corsa. Ma il supporto arrivato dai compagni, in particolare da Davide Piganzoli e Sep Kuss, non è da affatto da sottovalutare.

«Sapevo di cosa fossero capaci e sapevo che erano molto forti, quindi ero consapevole che avrebbero potuto essere di grande aiuto per me qui al Giro. E lo saranno anche nell’ultima settimana, la quale partirà con una tappa davvero impegnativa con l’arrivo a Carì. Non ci sarà respiro, perché nelle ultime frazioni prima di arrivare a Roma troveremo percorsi impegnativi e sui quali ci sarà da prestare la massima attenzione. L’ambizione è quella di vincere almeno un tappa in maglia rosa, quindi non correremo di certo in difesa. 

«Da un lato – prosegue Vingegaard – la lotta per il podio potrebbe avvantaggiarmi, ma di certo saremo noi a dover controllare la corsa restando sempre concentrati e attenti. La corsa finisce con l’ultima tappa». 

L’amore per il Giro

Le parole spese dalla maglia rosa per il Giro sono state dolci, Vingegaard in Italia ha vissuto degli step importanti nella sua carriera, partiti con la vittoria della Settimana Coppi e Bartali nel 2021 alla quale è seguita la Tirreno-Adriatico del 2024. 

«Mi è sempre piaciuto correre in Italia – ammette il danese – ma devo ammettere che il Giro è qualcosa di speciale. Lo si percepisce dalla passione lungo le strade, penso sia una corsa importante per l’Italia intera e questo sentimento arriva a noi corridori in corsa. Quindi per me è davvero un’opportunità estremamente bella poterci partecipare

«Dell’Italia mi piacerebbe poter assaggiare qualche vino – dice ridendo – ma al momento non è possibile. Sarebbe stato divertente fare una degustazione durante il giorno di riposo. Scherzi a parte oggi è una giornata importante per rilassarsi ma anche per tenere le gambe pronte per la tappa di domani, che non sarà affatto semplice».

Alzare il livello

La scelta di partecipare al Giro d’Italia racchiude ambizioni ben più grandi, la domanda però è legata al capire come dopo due settimane di gara stia assorbendo le fatiche della corsa rosa

«Penso che essere qui al Giro mi stia aiutando davvero nel raggiungere un livello più alto», racconta la maglia rosa. «Negli ultimi anni ho notato che disputare due Grandi Giri nella stessa stagione mi permette di arrivare al secondo ben più pronto e performante. Ed è quello che speriamo possa accadere in ottica Tour de France. In quest’ottica dovremo calibrare bene gli sforzi, per non rendere ogni giornata difficile o troppo esigente dal punto di vista del dispendio delle energie».

Giro d'Italia, 15a tappa, Milano, Jonas Vingegaard, Filippo Ganna

EDITORIALE / Vingegaard, la Giuria e una richiesta da non irridere

25.05.2026
5 min
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CESANO MADERNO (MI) – Sarebbe servito il suo amico Ganna, che per dargli una mano si fosse messo in testa al gruppo per rimettere nel mirino i quattro fuggitivi. Solo Pippo avrebbe avuto forse le gambe per salvare Milan da un’altra tappa di sospiri, ma la magia che nel 2023 spinse Thomas a tirare la volata di Roma a Cavendish, nonostante non fossero più da tempo nella stessa squadra ma solo compagni di avventure olimpiche, ieri a Milano non si è ripetuta. E al contrario, nel momento in cui sarebbe servito tirare più forte, Vingegaard si è messo a discutere con la Giuria, perdendo l’abbrivio per riprendere la fuga.

La fuga di Mastri, Bais. Marcellusi e del vincitore Dversnes Lavik è andata forte, ma il gruppo ha esitato
La fuga di Maestri, Bais, Marcellusi e del vincitore Dversnes Lavik è andata forte, ma il gruppo ha esitato
La fuga di Mastri, Bais. Marcellusi e del vincitore Dversnes Lavik è andata forte, ma il gruppo ha esitato
La fuga di Maestri, Bais, Marcellusi e del vincitore Dversnes Lavik è andata forte, ma il gruppo ha esitato

Comanda la fatica

L’ultima tappa della seconda settimana offre due spunti di riflessione. Il primo è legato alle gambe del gruppo: alzi la mano chi non era convinto che i velocisti avrebbero fatto un sol boccone della fuga. Li hanno tenuti per tutto il giorno a due minuti, hanno giocato al gatto col topo, salvo poi accorgersi che il topo fosse più lesto di quanto avessero immaginato. Non regge la giustificazione addotta dai più: i quattro davanti hanno continuato a macinare oltre i 50 all’ora, va bene, ma nessuno di quelli dietro ha avuto la forza di avvicinarli. A cose normali, un gruppo lanciato pieno di passisti e velocisti, certi recuperi li fa. A meno che le forze siano agli sgoccioli.

La stanchezza si sente. Si sente il fatto che per il velocista non ci siano 5-6 uomini come al tempo di Petacchi e Cipollini. E si sente anche il fatto che in un ciclismo più controllato, che si svolge ogni giorno alla velocità della luce, la fatica sia tornata la discriminante più vera. Fatte queste premesse e indicando ancora in Vingegaard il netto favorito, la terza settimana potrebbe riservare qualche sorpresa poco prevedibile.

Walscheid ha fatto la sua parte in testa al gruppo, ma non è bastato
Walscheid ha fatto la sua parte in testa al gruppo, ma non è bastato. A Vingegaard stava bene così
Walscheid ha fatto la sua parte in testa al gruppo, ma non è bastato
Walscheid ha fatto la sua parte in testa al gruppo, ma non è bastato. A Vingegaard stava bene così

La richiesta di Vingegaard

Il secondo spunto di riflessione nasce dopo aver letto le valutazioni dure e da un certo punto di vista condivisibili sulla richiesta di neutralizzazione del circuito da parte di Vingegaard, Campenaerts e Ciccone. Nelle interviste e nei vari articoli, come pure nei commenti, hanno tutti ribadito che il circuito non fosse pericoloso, anzi che fosse bello e pieno di pubblico. Anche Philippe Gilbert, ospite di Eurosport, ha detto di non aver capito la decisione di neutralizzare l’ultimo Giro. Vingegaard ha obiettato dicendo che dalla televisione non si capisse e che i corridori hanno avuto invece la percezione opposta. Per questo avrebbero parlato fra loro e deciso di chiedere uno sconto alla Giuria.

La neutralizzazione passata dai 3 ai 5 chilometri sarebbe già stata sufficiente, alla fine invece la gara è stata neutralizzata a partire dall’inizio dell’ultimo giro del circuito di Milano. Come lo scorso anno al Tour nella tappa finale di Parigi, quando però pioveva e il fondo stradale era ben più viscido di quello milanese.

Se tanto è successo a Milano, dovremo prepararci a un identico spettacolo a Roma? Quello che però stupisce è che il Presidente di Giuria abbia accontentato le richieste espresse da Vingegaard, che infatti ne ha apprezzato la gentilezza, e che il Giro d’Italia non abbia speso una parola in difesa del suo tracciato. Lo hanno fatto per quieto vivere o perché in qualche modo hanno avuto tutti la percezione di un tracciato sul filo?

La caduta che nel 2020 stava per costare la vita a Jakobsen (che vola oltre la barriera) a causa di transenne inadeguate eppure approvate
La caduta che nel 2020 stava per costare la vita a Jakobsen (che vola oltre la barriera) a causa di transenne inadeguate eppure approvate

La presa di posizione

La sicurezza è un tema spinoso. Evidentemente le ispezioni sui percorsi vengono fatte – se vengono fatte – adottando criteri di valutazioni piuttosto distanti dalla sensibilità degli atleti. Si è ironizzato sul fatto che i corridori vorrebbero solo strade larghe e senza curve e per certi versi si tratta di un’ironia condivisibile. Ma dato che da più parti si sono levate segnalazioni sulla pericolosità delle nostre strade, con Lefevere che ha sparato contro il Giro senza peli sulla lingua, siamo certi che abbia senso dileggiare i corridori che hanno scelto di prendere posizione a favore della propria sicurezza?

Le transenne oltre le quali volò Jakobsen al Tour of Pologne erano sempre state ritenute adeguate, fino al momento in cui si rischiò il dramma. E anche l’arrivo di Molino dei Torti in cui perse la vita Giovanni Iannelli era sempre stato ritenuto sicuro, fino al giorno della tragedia.

Sono loro quelli che ci strappano l’applauso, ma cui spesso l’asfalto strappa la pelle dal corpo. Sono loro quelli che postano sui social scene glamour di divertimento e fatica, ma sempre loro quelli che domani potrebbero non tornare più a casa. Le strade delle nostre corse sono piene di arredi urbani e pericoli, non certo pensati per lo svolgimento di gare di bici. E a chi dice che al Tour de France certe proteste non le farebbero mai, suggeriamo di porsi la domanda inversa: non sarà che lo standard di sicurezza della corsa francese è superiore ed è garantito da un superiore spiegamento di mezzi e attenzioni?

Il sindaco Sala ha riaccolto il Giro a Milano: qui stringe la mano di Vingegaard
Il sindaco Sala ha riaccolto il Giro a Milano: qui stringe la mano di Vingegaard
Il sindaco Sala ha riaccolto il Giro a Milano: qui stringe la mano di Vingegaard
Il sindaco Sala ha riaccolto il Giro a Milano: qui stringe la mano di Vingegaard

E’ un altro spunto su cui ragionare, cui potrebbero e dovrebbero dedicarsi l’UCI e il CPA, ma anche la Federciclismo e la Lega Ciclismo. La loro ragione di esistere sono gli atleti e se anche un solo corridore non torna a casa da una gara o da un allenamento, spesso non è per fatalità, ma per responsabilità cui sarebbe onesto e opportuno dare sempre un nome e un volto. Battersi il petto e ripartire, sperando che la prossima volta andrà meglio non è poi un grande esercizio di prevenzione.

Giro d'Italia 2026, Voghera-Milano, Fredrik Dversnes Lavik, Uno-X Mobililty

A Milano l’imboscata di Dversnes Lavik e la confusione dei velocisti

24.05.2026
6 min
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MILANO – La giornata che vede il Giro d’Italia attraversare Milano si racchiude in due momenti chiave, il primo è nei gesti di Fredrik Dversnes Lavik e di Mirco Maestri. Con il norvegese della Uno-X Mobility che esulta presentandosi alla città e al pubblico della corsa rosa in quella che è la sua prima vittoria in un Grande Giro. Con il secondo che deve ancora arrendersi, per l’ennesima volta, rimandando l’appuntamento con la vittoria.

La fuga di quattro corridori è arrivata al traguardo, complice un atteggiamento del gruppo che ha portato ad allungare la neutralizzazione all’ultimo giro del circuito. Victor Campenaerts, poi la maglia rosa Jonas Vingegaard sono stati a parlare con il Presidente di Giuria. Il risultato è di aver aperto la strada ai fuggitivi. Mentre il gruppo si guardava per capire cosa fare i quattro davanti sono andati a tutta, portando a casa una tappa corsa ai 51,063 chilometri orari di media. 

Il norvegese Fredrik Dversnes Lavik trova la sua prima vittoria di tappa in un Grande Giro
Il norvegese Fredrik Dversnes Lavik trova la sua prima vittoria di tappa in un Grande Giro

Il coraggio di provarci

Fredrik Dversnes Lavik parla con la medaglia a simboleggiare la vittoria di tappa che pende dal collo e gli sfiora le potenti gambe. E’ stato il più forte dei quattro fuggitivi, mettendo nel sacco Mirco Maestri e il compagno Bais, ai delusi si aggiunge anche Martin Marcellusi che nella volata ristretta ha trovato il terzo posto. 

«Davanti abbiamo lavorato bene e in perfetta collaborazione fin dall’inizio – commenta il vincitore di tappa – con cambi regolari e andatura sostenuta. Sapevamo che potesse essere una tappa insidiosa, con un circuito cittadino e totalmente pianeggiante. In più si è aggiunto un vento che spesso soffiava alle spalle. Ho iniziato a crederci con il passare dei chilometri, appena siamo arrivati ad avere due minuti e mezzo di vantaggio ho capito che dietro avrebbero dovuto pedalare davvero forte per riprenderci. Nel momento in cui, a cinque chilometri dall’arrivo, non ho visto l’ombra del gruppo su di noi ho realizzato di potermi giocare qualcosa di importante. Nel lanciare lo sprint sono riuscito a scegliere il momento giusto, e sono felice che sia bastato.

«In squadra avevamo parlato del fatto che avrei cercato di tendere un’imboscata al gruppo in una delle grandi città come Napoli, Milano o Roma. Oggi ci siamo riusciti, ed è stata una cosa enorme».

L’amarezza degli italiani

I grandi sconfitti di oggi sono stati gli azzurri Mirco Maestri e Martin Marcellusi che nella volata che poteva valere tanto per loro e per le loro squadre sono stati battuti dal norvegese Dversnes Lavik, che ne ha strozzato l’urlo in gola.

«Sapevamo che il circuito cittadino sarebbe stato parecchio tortuoso – commenta Maestri – e che il gruppo avrebbe faticato a chiudere sulla fuga. Mattia (Bais, ndr) ha fatto un lavoro eccezionale. Ho sentito dire che il gruppo ha sbagliato i tempi, io credo che siamo andati forte noi davanti. Mi dispiace per Mattia Bais, perché ha lavorato tanto per me, ed eravamo d’accordo che avrei provato io a giocarmi la tappa. In squadra ognuno è a disposizione dell’altro quando serve e non guardiamo in faccia a nulla e nessuno nel farlo. La cosa importante era portare a casa una tappa, perché corriamo sempre con coraggio e all’attacco».

«Maestri e Dversnes Lavik erano più veloci di me – racconta Marcellusi dopo l’arrivo – lo sapevo, inoltre da parte loro ho visto una pedalata migliore rispetto alla mia. Abbiamo fatto un capolavoro, non pensavo saremmo riusciti ad arrivare al traguardo. E’ un terzo posto che dà morale, oggi è una dimostrazione che bisogna crederci sempre anche quando sembra non avere senso».

La Lidl-Trek rimanda ancora la vittoria di tappa, per Consonni è solamente un momento negativo, è davvero così?
La Lidl-Trek rimanda ancora la vittoria di tappa, per Consonni è solamente un momento negativo, è davvero così?

La Lidl-Trek non gira

Inutile nasconderlo, alla vigilia di questo Giro d’Italia si contavano le tappe che Jonathan Milan avrebbe potuto vincere come si contano le palline su un abaco. Invece il pallottoliere del velocista friulano è ancora fermo a zero mentre sulla seconda settimana della corsa rosa cala il sipario. Jonathan Milan parla, il tono di voce è di quelli che fanno capire come la delusione ci sia e sia forte. Fatica a spiegare e il cordone che la squadra fa intorno a lui non aiuta a capire

«La squadra ha fatto un lavoro incredibile – dice il gigante di Buja – tutti quanti, dal primo all’ultimo. I quattro davanti sono andati davvero forte, perché anche noi eravamo a tutta ma faticavamo a chiudere. Non penso sia mancata collaborazione o che sia stato un errore di calcolo, ci abbiamo creduto tanto con la speranza di riprendere la fuga ma non è bastato». 

«Dietro abbiamo lavorato tanto per chiudere – gli fa eco Simone Consonni – ma non ci siamo riusciti. Nei circuiti è sempre difficile, ma tutte le squadre hanno collaborato. Le gambe andavano bene, ora guarderemo a Roma, ma prima il riposo. In squadra stiamo bene, lo spirito è alto. Tante volte con lavori non al top abbiamo vinto. Sono periodi, continuiamo a lavorare al massimo e la vittoria arriverà». 

Vingegaard padrone

In tutti i sensi, perché il danese della Visma Lease a Bike si gode la prima giornata in maglia rosa con apparente tranquillità. Inoltre la squadra è stata spesso a colloquio con il Presidente di Giuria per chiedere di aumentare i chilometri di neutralizzazione. Si è arrivati a fermare il cronometro all’ultimo dei giri previsti. Victor Campenaerts, in qualità di membro in gruppo del CPA ha parlato con la giuria. Una fase di colloquio che ha sicuramente influenzato l’opera di rimonta del gruppo

«Avrei parlato con la giuria anche se non fossi stato in maglia rosa – commenta Vingegaard – ma farlo da leader della generale ha un potere maggiore. Appena entrati in città ci siamo resi conto che probabilmente non era il percorso più sicuro e ne abbiamo parlato in gruppo. Siamo andati dalla giuria e dall’organizzazione, abbiamo parlato con loro e ci hanno ascoltato davvero».

Simone Consonni, anche lui rappresentante dei corridori presso il CPA risponde brevemente riguardo la scelta di neutralizzare la tappa.

«E’ difficile parlare con qualcuno quando si va a 60 o 70 all’ora su un percorso del genere», dice l’uomo della Lidl-Trek. «Magari a certe cose si sarebbero potute pensare prima, però è difficile da dire ora». 

Jonas Vingegaard, Giro d'Italia 2026, Aosta-Pila, maglia rosa, Visma Lease a Bike

Vingegaard si prende la rosa, Pellizzari lotta e reagisce

23.05.2026
5 min
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PILA (AO) – Sono bastati pochi chilometri con Sep Kuss a fare il ritmo davanti al gruppo per far sì che la maglia rosa si sciogliesse sulle spalle di Afonso Eulalio. Un tornante a sinistra a 9 chilometri dall’arrivo e il portoghese che fino ad ora è stato il padrone di questo Giro d’Italia ha perso un metro, che sono diventati poi dieci e cento. Quando anche un grande Davide Piganzoli ha finito il proprio lavoro per Jonas Vingegaard si è trattato di impostare il suo passo e andare a prendere la terza vittoria di tappa e la maglia rosa.

Si pensava a una Visma Lease a Bike padrona del Giro già dalla tappa del Blockhaus, poi le convinzioni si sono spostate alla cronometro di Viareggio, e invece nulla. Lo stoico Eulalio non ha voluto cedere il simbolo del primato. Quindi, nel momento in cui Jonas Vingegaard entra nel truck adibito a sala stampa si respira quella sensazione che il danese sia riuscito a mettere finalmente le cose al proprio posto. 

Giro d'Italia 2026, Jonas Vingegaard, Aosta-Pila, vittoria, Visma Lease a Bike
Jonas Vingegaard a Pila trova la terza vittoria di tappa in questo Giro che gli vale anche la maglia rosa
Giro d'Italia 2026, Jonas Vingegaard, Aosta-Pila, vittoria, Visma Lease a Bike
Jonas Vingegaard a Pila trova la terza vittoria di tappa in questo Giro che gli vale anche la maglia rosa

L’assolo di Vingegaard

In cima alla salita che porta ai 1.800 metri di Pila la natura ha disegnato quello che è stato un perfetto anfiteatro, nel quale è andata in scena la terza opera del danese della Visma Lease a Bike. Terza vittoria di tappa e maglia rosa, con 49 secondi di vantaggio su Felix Gall e 58 su Jai Hindley. 

«Penso che la maglia rosa sia una dei simboli più speciali nel mondo del ciclismo – dice un sorridente Jonas Vingegaard – e sono davvero felice di indossarla. Tanti bambini e ragazzi sognano di poterla vestire, ed essere qui oggi è qualcosa di speciale. Credo sia impossibile paragonarla alle altre maglie da leader, senza dire nulla di negativo penso che il Tour sia più importante. Ma è qualcosa che oggi volevo davvero e sono orgoglioso, soprattutto per aver finalizzato il grande lavoro fatto dalla squadra».

La tenacia di Pellizzari

Giulio Pellizzari, nel salire i 16,5 chilometri che hanno portato il gruppo a Pila, ha mostrato davvero quanto può valere. Sempre in fondo al gruppo, che piano piano perdeva unità, ma con il marchigiano sempre lì attaccato. Alla partenza le domande sul suo stato di salute erano tante, e i dubbi sulla prestazione che sarebbe riuscito a fare ancora di più. Per questo il quinto posto di oggi, a poco più di un minuto da Vingegaard vale oro. 

«Sono contento per oggi – racconta in maglia bianca, presa in prestito da Eulalio che da oggi potrà indossarla – è stata una sofferenza ma sono felice di com’è andata. Stamattina mi sono detto che sarebbe stata una sfida con me stesso, di dare il massimo e rimanere concentrato. Devo ringraziare tante persone che mi sono state vicine in questi giorni, senza le quali probabilmente sarei già andato a casa.  

«Oggi ho pedalato con tanta rabbia per i giorni scorsi – continua – e ho corso guardando solamente a me stesso. Negli ultimi chilometri mi sono trovato fianco a fianco con Piganzoli, siamo molto amici e sono contento di averlo in gruppo. In questi anni siamo cresciuti tanto e ci alleniamo spesso insieme. Anche se lavora per un rivale, la nostra amicizia va fuori dal ciclismo».

Obiettivo rosa

La Visma Lease a Bike era chiamata oggi a una grande prestazione, un po’ perché lo imponeva il disegno di una tappa davvero impegnativa, ma anche per la classifica. Il distacco da Eulalio, che stamattina era di 33 secondi, aveva spostato tutte le attenzioni sui calabroni e il loro capitano. Era arrivato il momento di agire. 

«La tattica stamattina – prosegue nel suo racconto Vingegaard – fare la corsa il più dura possibile controllandola fin dall’inizio. Lo abbiamo fatto, anzi i miei compagni lo hanno fatto. Ed è stato impressionante come siamo riusciti a correre oggi. E’ stata una giornata esigente, dove ognuno di noi ha spinto al massimo, io compreso. Il ritmo imposto da Kuss e Piganzoli mi ha sull’ultima salita mi ha permesso di non fare uno scatto secco, ma di andare in progressione. 

«Non penso di aver vinto il Giro – replica a una domanda – perché una giornata negativa può capitare a chiunque. Dobbiamo mantenere la concentrazione e lottare per questa bellissima maglia». 

Domani il Giro affronterà una tappa per velocisti, con un arrivo a Milano, una frazione priva di difficoltà altimetriche ma ricca delle tante insidie che si possono nascondere in città. Sarà la volta dei velocisti e dei loro treni, poi l’ultimo giorno di riposo ci proietterà nella terza e decisiva settimana.

Giro d'Italia 2026, Fermo, Giulio Pellizzari

EDITORIALE / Anche lo sconfitto merita l’applauso più forte

18.05.2026
4 min
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Anche Ruud si è stupito della lunghezza dell’applauso dopo la finale persa ieri al Foro Italiano contro Sinner. E quando lo sconfitto ha riconosciuto merito al vincitore e raccontato di aver avuto una bambina e che questo ha reso la sua primavera così speciale, l’applauso è diventato quasi commozione. Tanto che lo stesso Sinner, ascoltando parlare il norvegese appena battuto, ha sfoderato un sorriso pieno di umanità e amicizia.

Appena un’ora prima, lungo la salita di Corno alle Scale, Jonas Vingegaard aveva vinto la seconda tappa del suo primo Giro, tenendo nuovamente Gall a poca distanza e vedendo sprofondare Pellizzari per quelli che sono stati descritti come i sintomi di un problema di stomaco. A differenza di quanto è accaduto fra i tennisti di Roma, il Giro d’Italia non è ancora concluso per cui è comprensibile che non ci fossero discorsi da fare. Tuttavia ascoltare la voce dello sconfitto o di un suo portavoce avrebbe permesso di tenere vivo un barlume di speranza nei suoi tifosi.

Poche parole ma semplici, che lasciassero trasparire la voglia di non mollare. Invece nessuno nel suo entourage ha proferito verbo, in una gestione asettica che non ha tenuto conto di un dettaglio per nulla trascurabile: pur sconfitto, Pellizzari è un corridore italiano, la speranza italiana per il Giro d’Italia. Se si fosse saputo che Giulio era stato male, allora quel distacco all’arrivo sarebbe parso eroico e non il segno della temuta resa. La comunicazione nel secolo della comunicazione è gestita in modo spesso singolare.

Tour de France 1964, duello sul Puy de Dome fra Anquetil e Poulidor: il primo terrà la maglia gialla per 14", Poulidor sconfitto divenne beniamino dei tifosi
Tour 1964, duello sul Puy de Dome fra Anquetil e Poulidor: il primo terrà la maglia gialla per 14″, Poulidor sconfitto divenne beniamino dei tifosi
Tour de France 1964, duello sul Puy de Dome fra Anquetil e Poulidor: il primo terrà la maglia gialla per 14", Poulidor sconfitto divenne beniamino dei tifosi
Tour 1964, duello sul Puy de Dome fra Anquetil e Poulidor: il primo terrà la maglia gialla per 14″, Poulidor sconfitto divenne beniamino dei tifosi

La dignità dello sconfitto

La storia dei grandi sconfitti viaggia di pari passo con quella dei grandi vincitori e per certi versi è anche superiore. In 18 anni di carriera, Raymond Poulidor ha vinto 63 corse e una Vuelta, ma è salito per 8 volte sul podio del Tour, battuto da mostri sacri come Anquetil e Merckx. Eppure la sua leggenda ha fatto di lui, ancorché spesso sconfitto, uno degli eroi più acclamati della storia francese (ci ha pensato semmai suo nipote Mathieu Van der Poel a portare la nobiltà che mancava nelle vittorie del nonno).

Vogliamo parlare di Chiappucci? El Diablo ha vinto 29 corse, ma è salito per due volte sul podio del Tour e tre su quello del Giro, battuto da Lemond e Indurain. Eppure negli anni della sua carriera e ancora oggi in varie occasioni, la sua popolarità nelle strade è superiore anche a quella di chi vinceva di più.

Lo sconfitto, specie al cospetto di campioni imbattibili come Sinner, Anquetil, Merckx, Lemond, Indurain e Pogacar, è l’umano più prossimo alla divinità. E rispetto ai fenomeni, spesso brilla per la sua fatica. Il lavoro per arrivare al vertice è uguale per tutti, ma se non hai dalla tua parte il tocco di talento dei fuoriclasse, ogni passo costa più sudore. «Non tutti possono diventare dei grandi artisti – dice la frase di un grande film di animazione – ma un grande artista può celarsi in chiunque».

Monte Pana, Giro del 2024: Pogacar regala a Pellizzari la sua maglia rosa. Giulio, pur sconfitto, venne accolto dal pubblico come un vincitore
Monte Pana, Giro del 2024: Pogacar regala a Pellizzari la sua maglia rosa. Giulio, pur sconfitto, venne accolto dal pubblico come un vincitore
Monte Pana, Giro del 2024: Pogacar regala a Pellizzari la sua maglia rosa. Giulio, pur sconfitto, venne accolto dal pubblico come un vincitore
Monte Pana, Giro del 2024: Pogacar regala a Pellizzari la sua maglia rosa. Giulio, pur sconfitto, venne accolto dal pubblico come un vincitore

Tutti con Pellizzari

Quelli che ieri hanno applaudito Ruud hanno rivisto nello sconfitto le loro fatiche quotidiane, allo stesso modo per cui Poulidor e Chiappucci entrarono nel cuore del pubblico del ciclismo. Per questo non da oggi, ma da oggi con particolare enfasi, chi scenderà sulle strade del Giro farebbe bene a sostenere Pellizzari e la sua (auspicata) risalita.

Purtroppo il ciclismo sfrenato degli ultimi anni sta portando via la cultura della sconfitta: il vincitore umilia lo sconfitto e quasi ne ridicolizza la fatica con prestazioni che lo annichiliscono. E allora proprio oggi bisognerebbe ricordarsi il modo in cui venne raccontato quel ragazzino che due anni fa sfidò Pogacar a Monte Pana e ne ottenne in cambio gli occhiali e la maglia rosa. Perché se anche uscirà sconfitto da questo Giro, Pellizzari passerà ogni giorno inseguendo il suo sogno, con lo stesso sguardo impertinente e vivace che lo ha già portato nel cuore del suo pubblico.

L’applauso di Roma per Ruud sia allora l’applauso del Giro per Giulio. E’ facile esaltarsi nella vittoria, ma è ancora più facile la tentazione di voltare le spalle a chi soffre. Fra il correre ben dosato di Vingegaard e la sofferenza del marchigiano, noi non abbiamo dubbi. Non tutte le ciambelle riescono col buco, ma quel che conta è che la ciambella sia buona, poco importa se non sarà anche bella.

Giulio Pellizzari a Corno alla Scale

Ciccone sogna. Vingegaard fa 50. E Pellizzari soffre

17.05.2026
6 min
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CORNO ALLE SCALE (BO) – All’imbocco di un tunnel che passa sotto a quella che d’inverno è una pista da sci, un centinaio di metri dopo l’arrivo, Giulio Pellizzari si accascia sul manubrio. Tossisce. Probabilmente piange anche. Ha dato tutto. Subito lo staff della Red Bull-Bora fa capannello attorno a lui. Non vogliono che si scattino foto o si facciano video. Ci tengono lontani. Si sente solo sussurrare qualche parola.

Dopo qualche minuto, che sembrano infiniti, Giulio riparte. Ha indossato uno di quei giubbini termici riscaldati e se ne va. A Corno alle Scale l’aria è quasi invernale. Una manciata di gradi sopra lo zero e un vento che rende l’ambiente ancora più gelido.

Pellizzari stremato dopo l'arrivo. Il marchigiano ha dato tutto e forse anche di più
Pellizzari stremato dopo l’arrivo. Il marchigiano ha dato tutto e forse anche di più
Pellizzari stremato dopo l'arrivo. Il marchigiano ha dato tutto e forse anche di più
Pellizzari stremato dopo l’arrivo. Il marchigiano ha dato tutto e forse anche di più

Silenzio Red Bull

E’ questa immagine la vera notizia di giornata: il crollo, o quantomeno il deciso tentennamento, di Giulio Pellizzari. E quanto dispiace! Iniziano le indagini per capire cosa sia successo al marchigiano. Ma le bocche sono cucite. Anzi, super cucite. L’unica fonte ufficiale è quella dell’addetto stampa del team, Gabriele Uboldi, che in una flash interview alla Rai dice: «Giulio è stato male in corsa, di più non so dire. Se sia stata una questione mentale o di pressione? No, mi hanno riferito proprio di un problema fisico. Di salute. Altro non so». Fine.

In un parcheggio antistante la zona d’arrivo sono posizionate tutte le ammiraglie. Cerchiamo quella della Red Bull per parlare con i due direttori sportivi, ma di nuovo niente. Sono al telefono. Fanno avanti e indietro. C’è nervosismo. Ad un certo punto ci fanno un deciso cenno di no col capo. Niente interviste. Stessa sorte per i colleghi di Eurosport.

Neanche gli altri corridori della Red Bull che abbiamo avvicinato si lasciano sfuggire nulla. Forse alcuni di loro non lo sanno davvero, visto che erano dietro. Fatto sta che questo silenzio dello staff, e dei diesse in particolare, è anche irritante. E lascia basiti. Che gli atleti non parlino ci sta e tanto più Pellizzari. Loro decisamente meno.

Altri che hanno assistito alla scena e che in passato erano stati nella Sky dei tempi d’oro ci dicono: «Quando in una squadra fanno così, è perché è successo qualcosa».

Pellizzari (classe 2003) ha perso tre posizioni in classifica. Ora è a quasi 3' da Vingegaard
Giulio Pellizzari (classe 2003) oggi ha perso tre posizioni in classifica ed è quasi a 3 minuti da Vingegaard
Giulio Pellizzari (classe 2003) oggi ha perso tre posizioni in classifica ed è quasi a 3 minuti da Vingegaard

Pellizzari: cosa succede?

E’ successo qualcosa: questo è poco, ma sicuro. Di fatto, salvo miracoli sportivi che Dio solo sa quanto vorremmo accadessero, i sogni di podio di Pellizzari s’interrompono sull’Appennino bolognese. Il distacco da Jonas Vingegaard è ormai ampio. E se la salute non c’è, la strada si fa più ripida. Non solo. Ma nel mezzo ci sono tanti altri corridori. Tolto il danese, che sembra fare gara a sé, ci sono Gall, il compagno Hindley, Arensman

Magari si è trattato di un caso isolato. Magari è solo una giornata storta. Poi è chiaro che senza nessuna dichiarazione da parte del team scattano le supposizioni. C’è chi dice che Pellizzari abbia ancora in circolo le scorie del fuorigiri dell’altro giorno sul Blockhaus. Chi pensa abbia speso troppo dall’inizio della stagione e che al Tour of the Alps fosse già troppo in forma.

Più di altri ci ha interessato la versione di Stefano Garzelli. Una versione che si rifà ad un dettaglio delle sue gambe che avevamo notato anche noi.

«Quello che ho notato – ci ha detto Garzelli – è che già ieri, quando è arrivato a Fermo, Pellizzari pedalasse “sulle ginocchia”. Mi spiego. Spingeva con tutta la gamba, tipico di chi non ha forza, non ha muscolo. Avete visto che gambe magre? Guardate invece le cosce di Vingegaard – e mentre lo dice gonfia le guance – sono piene, rotonde. Certo non è un bel segnale questo in vista del resto del Giro e della crono di dopodomani per Giulio».

Nelle prossime ore se ne saprà di più circa questa giornataccia di Pellizzari (a quanto detto più tardi dalla squadra si è trattato di problemi di stomaco). Il fatto che quando Pellizzari si è staccato lo abbia fatto da un drappello ancora molto nutrito, di 35-30 corridori, può essere un segnale negativo o positivo, tra virgolette. In questo secondo caso potrebbe essere davvero solo una giornata no e alla prossima salita lo rivedremo ancora lottare con i big. Se invece fosse negativo, significherebbe che per Pellizzari è iniziata la parabola discendente della condizione.

Jonas Vingegaard vince a Corno alla Scale
Jonas Vingegaard vince a Corno alla Scale. Ha staccato Gall a 900 metri dall’arrivo andando a cogliere il 50° successo in carriera
Jonas Vingegaard vince a Corno alla Scale
Jonas Vingegaard vince a Corno alla Scale. Ha staccato Gall a 900 metri dall’arrivo andando a cogliere il 50° successo in carriera

Vingegaard fa cinquanta

Ma poi c’è stato anche il resto della corsa. La Cervia-Corno alle Scale è andata a Jonas Vingegaard che, con il minimo sforzo, ha ottenuto la massima resa. Stamattina al via si vociferava che volesse perdere la maglia blu per affrontare la crono con il body del team e non con quello fornito dall’organizzazione. Poi, quando ha capito che questo obiettivo non poteva realizzarsi, visto l’andamento della tappa, con la sua Visma-Lease a Bike ha anche dato una breve mano alla Decathlon-CMA di Gall. Ad oggi l’uomo più pericoloso. O meglio, il più vicino.

Sensazioni, voci e numeri (attendibili) degli addetti ai lavori ci dicono che Vingegaard stia vincendo questo Giro senza essere al top. I dati del Blockhaus hanno rivelato valori buoni, ma ben lontani da quelli del miglior Vingegaard.

«Ero certo che Gall ci avrebbe provato – ha detto Vingegaard – ma io stavo molto bene e l’ho seguito. Poi nel chilometro finale ho deciso di contrattaccare. Stamattina il piano era che avremmo corso al risparmio, o quantomeno senza sprecare troppe energie, visto che ci manca un uomo. E’ la mia cinquantesima vittoria. Arrivo al giorno di riposo con due vittorie e la maglia blu. Sono felice».

Curiosità: nel motorhome della conferenza stampa, nonostante le temperature rigide, Vingegaard ha espressamente chiesto di mantenere la porta aperta. Evidentemente ha paura di qualche virus. Lui in aeroporto viaggia sempre con la mascherina. Dettagli.

Che coraggio Ciccone. Giulio è stato ripreso a circa 2 km dal traguardo
Che coraggio Ciccone. Giulio è stato ripreso a circa 2 km dal traguardo
Che coraggio Ciccone. Giulio è stato ripreso a circa 2 km dal traguardo
Che coraggio Ciccone. Giulio è stato ripreso a circa 2 km dal traguardo

Cuore Ciccone

Infine, non potevamo non concludere spendendo due parole su Giulio Ciccone. L’abruzzese ha cercato il colpaccio e non c’è riuscito davvero per poco. Il suo atteggiamento, vale a dire l’inseguimento sulla fuga a oltre 70 chilometri dall’arrivo, è sembrato azzardato. Invece è stata la mossa giusta, perché poi alla fine ha ripreso e staccato i fuggitivi.

Giulio è arrivato a 2.100 metri dal successo. Evidentemente sapeva, e sa, che nel testa a testa con i big sarebbe stato battuto e saggiamente ha anticipato. Chiaro che a quel punto sapesse che avrebbe speso l’ira di Dio, ma tanto valeva rischiare. Tra l’altro nella fuga ha sfruttato il super lavoro che Milesi ha fatto per Einer Rubio. Poi, quando mancavano 7,5 chilometri, si è involato con la sua consueta grinta.

Pensate che pagina da libro Cuore si sarebbe potuta scrivere se Ciccone avesse trionfato quassù, dove si allenava Alberto Tomba. Sarebbe tornato a vincere sull’Appennino dieci anni dopo la prima vittoria al Giro d’Italia, nonché la prima da professionista. Ma poco importa, perché un Ciccone così determinato avrà ancora tante occasioni per fare il colpaccio in questo Giro d’Italia.

Giro d'Italia 2026, Blockhaus, Felix Gall

La scalata (lucida) di Gall: prima la crisi, poi il riscatto

16.05.2026
4 min
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BLOCKHAUS (CH) – A ben rileggere la tappa, ora che la montagna si è svuotata e sulla cima restano soltanto la neve e le luci delle finestre, Felix Gall ha fatto quello che al momento dell’attacco di Vingegaard avrebbe potuto (e dovuto) fare anche Pellizzari. Giulio l’ha capito quasi subito e poi ha avuto quattro chilometri di salita per convincersene, l’austriaco si è ritrovato nella parte per necessità e dopo l’arrivo ha benedetto la scelta.

Felix Gall ha 28 anni ed è pro' dal 2020. 1,80 per 66 kg è al secondo Giro d'Italia
Felix Gall ha 28 anni ed è pro’ dal 2020: 1,80 per 66 kg è al secondo Giro d’Italia
Felix Gall ha 28 anni ed è pro' dal 2020. 1,80 per 66 kg è al secondo Giro d'Italia
Felix Gall ha 28 anni ed è pro’ dal 2020: 1,80 per 66 kg è al secondo Giro d’Italia

Il ritmo giusto

Quando la Visma-Lease a Bike ha messo davanti Piganzoli e Kuss con il chiaro intento di fiaccare la resistenza altrui preparando l’attacco di Vingegaard, Gall si è subito portato nelle prime posizioni del gruppo. E non appena Jonas ha portato il primo scatto ha maledetto l’incapacità di seguirlo come invece ha fatto Pellizzari: una fortuna tuttavia non aver avuto le gambe per il cambio di ritmo, come dimostrano quei pochi secondi (tredici) pagati sulla cima dopo 6 ore 9’15”.

«All’inizio ero un po’ infastidito dal non aver potuto seguire Pellizzari e Jonas – ha detto dopo il traguardo – ma alla fine è stata la scelta giusta. E’ stato positivo aver continuato con il mio ritmo».

Infatti mentre dopo un chilometro Pellizzari ha pagato il conto all’inesperienza, Gall che ha 28 anni e alle spalle un Giro, tre Tour e due Vuelta, ha iniziato a risalire. Ha ripreso e staccato l’italiano e ha messo nel mirino Vingegaard. Letta in questo modo, la tappa del danese non è stata poi così devastante.

Nel Tour del 2025, Gall ha duellato spesso in salita con Pogacar e Vingegaard, chiudendo con il 5° posto finale
Nel Tour del 2025, Gall ha duellato spesso in salita con Pogacar e Vingegaard, chiudendo con il 5° posto finale
Nel Tour del 2025, Gall ha duellato spesso in salita con Pogacar e Vingegaard, chiudendo con il 5° posto finale
Nel Tour del 2025, Gall ha duellato spesso in salita con Pogacar e Vingegaard, chiudendo con il 5° posto finale

Il dubbio della crono

Per la Decathlon-CMA che si sta abituando ai piani alti del gruppo grazie a Seixas, la prestazione di Gall vale come una grande iniezione di fiducia: il francesino che ha vinto la Freccia Vallone ha alle spalle una genetica da campione, ma evidentemente il lavoro impostato sta dando buoni frutti anche con gli altri. Con Andresen, che non manca di misurarsi in ogni volata. Con Staune-Mittet che cresce e con Muhlberger che si sta dimostrando uno dei gregari più forti.

«So bene che Vingegaard mi sia molto superiore – dice Gall, cui il danese ha tributato grande onore con le sue parole – in salita e soprattutto a cronometro. Dopo Pogacar, è il miglior corridore da Grandi Giri al mondo, quindi per ora non sto certo pensando a come batterlo, ma sono solo contento della mia prestazione».

La vittoria di Courchevel al Tour del 2023 è sicuramente il fiore all'occhiello nel palmares di Gall
La vittoria di Courchevel al Tour del 2023 è sicuramente il fiore all’occhiello nel palmares di Gall
La vittoria di Courchevel al Tour del 2023 è sicuramente il fiore all'occhiello nel palmares di Gall
La vittoria di Courchevel al Tour del 2023 è sicuramente il fiore all’occhiello nel palmares di Gall

Grazie al vento e alla squadra

Il quinto posto al Tour dello scorso anno e la vittoria di Courchevel del 2023 fanno di Gall uno dei nomi da tenere ora sotto osservazione. E anche in squadra devono essersi accorti della sua buona condizione, tanto che proprio Muhlberger lo ha tenuto al coperto nelle fasi più scomode della tappa, prendendo il vento al suo posto e lasciandolo in testa alla corsa quando la corsa è esplosa.

«Devo ringraziarlo – ha detto Gall indicandolo con lo sguardo mentre il compagno si cambiava poco distante – perché ha fatto un lavoro straordinario per proteggermi dal vento. Tutta la squadra è stata fortissima. Nel finale c’erano parecchie raffiche laterali, che hanno fatto la differenza, ma alla fine penso di dover ringraziare il vento a favore che ci ha spinto per quasi tutto il giorno, rendendo questa tappa anche più rapida e questo è stato un bel vantaggio. Ricordo bene il Blockhaus dal mio primo Giro. Era il 2022, rimasi in fuga per oltre 130 chilometri, ma arrivare in cima fu un’esperienza terribile. Quindi è bello essere tornato oggi ed essere arrivato secondo».

Jay Hindley, che quel giorno vinse la tappa gettando le basi per la conquista della maglia rosa, questa volta è arrivato terzo e si sta cambiando qualche metro più indietro, accanto a Pellizzari.

Il Giro è appena entrato nel vivo e nessun verdetto appare per ora inappellabile. Vingegaard è stato padrone, ma non è ancora un despota. Tuttavia per buttarlo giù dal trono servirà inventarsi qualcosa di speciale. Lo sanno tutti e lo sa bene anche Gall che uno così non molla facilmente l’osso.

Giro d'Italia 2026, 7a tappa, Jonas Vingegaard Blockhaus,

Vingegaard padrone, Blockhaus indigesto per Pellizzari

15.05.2026
7 min
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BLOCKHAUS (CH) – A 4,4 chilometri dalla cima, mentre le raffiche di vento schiaffeggiavano le nuvole facendo dondolare i mezzi sul traguardo, Vingegaard ha affondato il colpo e Pellizzari si è arreso. Si sapeva che la montagna d’Abruzzo, su cui il Giro è arrivato per l’ottava volta, avrebbe dato la prima svolta alla classifica ed eravamo tutti in attesa di capire se le ambizioni del giovane marchigiano potessero reggere l’impatto del danese.

Per certe sfide si deve essere pronti con le gambe e con la testa e di certo Pellizzari era ansioso di mettersi alla prova accanto al secondo corridore al mondo per i Grandi Giri. Per questo, quando Vingegaard ha attaccato, la risposta di Giulio non si è fatta attendere e in quel momento forse l’impulsività e l’istinto gli hanno teso la trappola fatale.

«Ho fatto l’errore di seguirlo – dice mentre ancora non è riuscito a infilarsi la mantellina – e mi dispiace perché stavo bene. Ne farò tesoro per il prossimo arrivo in salita. Non è andata così male, abbiamo detto di essere qui per il podio e siamo ancora messi bene (Giulio è a 54″ dal terzo posto, ndr). Sono stanco, è stata una salita lunga. Sapevo che Jonas ha uno scatto molto forte. Io l’ho seguito e ho esagerato, tutto qui. Stavo anche bene, mi spiace di aver buttato tutto per la voglia di seguirlo».

Per qualche istante è parso in controllo, poi ha ceduto di colpo, voltandosi per capire chi ci fosse alle spalle. Gall lo ha preso e lo ha staccato, Hindley (vincitore dell’ultima volta sul Blockhaus) lo ha raggiunto e insieme a O’Connor sono andati all’arrivo. Le parole di Artuso alla vigilia del Giro, sulla sua abilità di affrontare le salite in progressione, si sono rivelate profetiche: il cambio di ritmo è stato galeotto, probabilmente nel suo dire di aver imparato per il prossimo arrivo in salita, Giulio si riferiva proprio a questo.

Piganzoli e Kuss, poi Vingegaard

L’opera di demolizione della Visma-Lease a Bike si è fatta subito pesante. Uno dopo l’altro, i corridori hanno iniziato a staccarsi sotto la guida di Piganzoli e Kuss. A 5 chilometri dal traguardo, anche Eulalio ha dovuto cedere terreno, ma la sua difesa è andata probabilmente oltre le aspettative. Sulla cima intanto i tifosi avevano i piedi nella neve e battevano i denti per il freddo. Dopo essere stati assiepati per tutto il giorno nei rifugi della zona, si sono riversati in strada per assistere al finale.

Rimasto nascosto per giorni nella coda del gruppo, Jonas non aspettava altro. Il suo avvicinamento al Giro è stato tutto fuorché faticoso. Non ha provato tappe, non ha fatto altro che allenarsi in altura, accontentandosi di arrivare alla partenza dalla Bulgaria con 15 giorni di gara. Quando ce lo troviamo davanti per farci raccontare la giornata, ha la flemma di chi non aspettava altro e pensava che sarebbe andata esattamente così.

«Aspettavo questo giorno da molto tempo – dice – esattamente da quando ho visto il percorso. Vincere ha reso questa una bella giornata, perché ora ho conquistato una tappa in ciascuno dei tre Grandi Giri ed è qualcosa di speciale. Mi aspettavo che Pellizzari e anche gli altri cercassero di venire con me quando avessi deciso di attaccare e Giulio in effetti mi ha seguito per un po’, poi ha ceduto e da quel punto sono potuto andare da solo fino al traguardo».

Fra vento contrario e salita

Era il 13 gennaio quando la Visma-Lease a Bike annunciò che Vingegaard avrebbe preso parte al Giro d’Italia. La rincorsa a Pogacar negli ultimi anni non si è rivelata il miglior affare e la vittoria della Vuelta 2025 probabilmente gli ha fatto capire che oltre il Tour c’è altro. Ovviamente Jonas non ha mai detto che andrà in Francia con ambizioni ridotte, semplicemente tenterà un diverso approccio: secondo i tecnici, correre il Giro prima del Tour potrebbe dargli la base che finora gli è mancata. Il fatto è che Pogacar continua a migliorare ed è diverso dal giovane che Vingegaard strapazzò nel 2022 e nel 2023.

Quando si è ritrovato da solo a 4 chilometri dall’arrivo, il capitano della Visma non ha fatto altro che continuare con il suo passo composto e potente. Non ha guadagnato manciate di minuti, Gall è arrivato dopo appena 13 secondi, mentre il passivo di Hindley e Pellizzari è stato rispettivamente di 1’02” e 1’05”.

«Gall è un super scalatore – spiega Vingegaard – lo ha dimostrato molte volte. Non mi sorprende che sia arrivato così vicino alla vittoria, perché ha dimostrato di saper andare molto forte. Felix sarà sicuramente un avversario importante, lo sapevo già prima della partenza. Ma noi oggi volevamo vincere e sono estremamente contento di esserci riuscito. I miei compagni di squadra hanno fatto un lavoro fantastico. Sono felice di poterli ripagare con la vittoria. Sono certamente soddisfatto di essere riuscito a recuperare terreno sulla maglia rosa e a guadagnare tempo sui miei avversari».

Secondo all'arrivo a 13" da Vingegaard, Gall è ora terzo nella generale
Secondo all’arrivo a 13″ da Vingegaard, Gall è ora terzo nella generale
Secondo all’arrivo a 13″ da Vingegaard, Gall è ora terzo nella generale

«Sull’ultima salita è stato difficile seguire qualsiasi piano, abbiamo tutti dovuto improvvisare perché c’era davvero tanto vento contrario e anche a favore. Quindi si trattava di cogliere il momento giusto, quando c’era più vento a favore. Con il vento contrario, ho cercato di risparmiare restando a ruota. L’attacco non era pianificato. Ci eravamo tenuti un po’ aperti per vedere quando si fosse presentata l’occasione giusta. C’era molto vento, è stata una salita davvero dura».

La maglia rosa e il body da crono

La sensazione, guardandolo in viso mentre si racconta, è che in realtà il piano ci sia e si stia svolgendo nel modo desiderato. Ci sono dietro ragionamenti complessi, come si fa nelle grandi squadre quando si cerca di non lasciare nulla al caso.

Ad esempio Campenaerts ha appena confidato che Vingegaard sia contento di non aver preso la maglia rosa, per poter correre la crono con il suo body e non quello dello sponsor Castelli. Del resto, senza nulla togliere all’eccellenza di Castelli, visto il budget riservato ai test in galleria del vento, qual è il senso di giocarsi le corse più importanti con il body di un altro brand non cucito sulle tue misure? Da quanto tempo Pogacar al Tour non corre una crono vestito con i suoi capi Pissei? Aver preso la maglia blu dei GPM sarà un danno in questo senso?

«Oh no – sorride Vingegaard – sono contento di avere la maglia blu. La cronometro non è domani e nella prossima tappa ci sono altri punti per gli scalatori. Considerato che sono in testa per un solo punto, penso che dovremo aspettare e vedere. E poi vedremo come sarò vestito per la crono, se con il mio body o un altro. Però non direi che avere una maglia di classifica si possa definire un problema».

Un Vingegaard molto soddisfatto ha commentato la vittoria nel Giro, dopo i successi al Tour e la Vuelta
Un Vingegaard molto soddisfatto ha commentato la vittoria nel Giro, dopo i successi al Tour e la Vuelta
Un Vingegaard molto soddisfatto ha commentato la vittoria nel Giro, dopo i successi al Tour e la Vuelta
Un Vingegaard molto soddisfatto ha commentato la vittoria nel Giro, dopo i successi al Tour e la Vuelta

«Non credo che questa vittoria cambierà la nostra strategia verso Roma – prosegue – sappiamo di dover guardare solo a noi stessi. Abbiamo fatto un piano prima della gara e lo seguiremo. Oggi la cosa più importante è aver vinto sul Blockhaus, che in Italia è una salita molto importante. Riuscire a vincere qui è stato speciale per me e anche per la squadra, per tutto il lavoro che ha fatto».

Arrivano i muri marchigiani

Eulalio ha risposto a poche domande per Eurosport e poi è filato via. La gente assiepata nella neve sulla scarpata continua ad aspettare gli ultimi velocisti, chiedendo a tutti la borraccia. E quando un corridore della Groupama decide di accontentarne uno, la borraccia vuota lanciata verso la gente viene fatta volare dal vento dalla parte opposta. Risate di tutti, malcontento per lo sfortunato.

I corridori sono dovuti scendere in bici per 5 chilometri fino al parcheggio dei pullman, poi avranno il trasferimento fino agli hotel di Chieti. Noi ci fermiamo a scrivere in cima nei locali dell’Albergo Mamma Rosa. Domani nella tappa di Fermo ci sarà ancora da mandare giù alcuni dei più iconici muri marchigiani: Massignano, Montefiore, Monterubbiano, Muro del Ferro e Capodarco. La fatica inizia a sommarsi nelle gambe, la prima settimana si avvia a chiusura. Il Giro ha trovato il primo padrone. Resterà da vedere se Vingegaard correrà per dare spettacolo come Pogacar nel 2024 o se piuttosto si limiterà ai margini necessari, correndo da ragioniere, per vincere il Giro senza spendere tutto sulla strada del Tour.