BOLZANO (BZ) – Un attacco portato a fondo, nel quale Giulio Pellizzari ha spinto con tutto il corpo. Le spalle che ondeggiavano e la catena d’oro al collo che brillava sotto i raggi del sole. L’azione con la quale lo scalatore della Red Bull-BORA-hansgrohe ha staccato tutti di ruota ha fatto capire che quando la strada sale Giulio Pellizzari si esalta. Il marchigiano ha vinto l’ultima tappa con arrivo a Bolzano nel modo in cui ogni scalatore sogna, alzando le braccia al cielo: facendo la differenza in salita e arrivando da solo.
«Nel momento in cui ho aperto il gap in salita ho spinto ancora di più – dice Pellizzari alle spalle del podio – ma sapevo che sarebbe stato sul falsopiano che avrei potuto creare il vero vantaggio. Come detto ieri, sapevamo di avere davanti una tappa dura, dove gli abbuoni sarebbero stati importanti. Ma nella mia testa c’era solamente l’idea di togliermi tutti di ruota e arrivare da solo».


Da Nibali a Pellizzari
Tredici anni dopo Vincenzo Nibali il Tour of the Alps, che nel 2013 si chiamava ancora Giro del Trentino, torna ad avere un padrone italiano. Un’investitura importante per Giulio Pellizzari che ora può guardare al Giro d’Italia con l’ambizione dei grandi.
«Siamo arrivati qua con l’obiettivo di allenarci sulle salite lunghe – racconta ancora Pellizzari, questa volta nella sala stampa – e di capire un po’ cosa mi mancasse. All’inizio del Tour of the Alps non avevo tutta questa fiducia, che invece è cresciuta giorno dopo giorno. Oggi volevo vincere per la squadra, hanno fatto un lavoro immenso per me. Una prestazione del genere mi dà tanta fiducia in vista del Giro, credo che ora possiamo riposarci un attimo e pensarci con maggiore fiducia. Abbiamo dimostrato di essere una squadra forte e pronta a giocarci qualcosa di bello».


Hai vinto la prima corsa a tappe in carriera, cosa provi in questo momento?
Beh, finalmente! Diciamo che sono sempre state le mie corse preferite. Vincerne una è qualcosa di fantastico, soprattutto farlo qui nella corsa perfetta per gli scalatori. Guardando agli ultimi vincitori posso solo dire che spero sia un buon segno.
E’ stata la prima volta in cui hai dovuto difendere la maglia di leader, c’è qualcosa che hai imparato in questi giorni?
Oggi invece non avevo scelta, dovevo portare a casa il risultato. E’ questa la differenza sostanziale, in questo Tour of the Alps credo di aver capito che cosa significa essere leader, soprattutto quando hai una squadra formidabile che lavora per te. Non ti puoi permettere semplicemente di dire: «Non ce la faccio». Bisogna farcela, perché vedere quello che i miei compagni hanno fatto per me è pazzesco e quindi devi contraccambiare.


La prima scalata al Montoppio l’hai presa dietro, come mai?
E’ una questione di caratteristiche fisiche, diciamo che soffro un po’ gli sforzi brevi e anche quando si prendono le salite forte come abbiamo fatto oggi. Credo però sia un punto di forza, perché nel momento in cui gli avversari non mi vedono poi spingono a fondo pensando di mettermi in difficoltà. Ma così non è, torno sempre sotto.
Aleotti è stato un grande sostegno per te oggi, con un’azione davvero importante che poi ti ha lanciato…
Lo devo ringraziare molto, ha dimostrato che corridore è, ma penso non sia ancora nella sua miglior versione. Ricordo il Giro del 2024 quando lavorò per Martinez, lì era davvero fortissimo. In questi anni è diventato il mio fedele compagno, mi aiuta molto, soprattutto di testa e oggi è stato davvero formidabile.


In ottica Giro d’Italia quanto ti senti vicino ai grandi nomi, come Vingegaard?
Spero di non essere lontano, però vedremo. Credo di dover ancora migliorare qualcosa per arrivare nella mia forma migliore al Giro. Sto capendo tante cose e sento di migliorare, quindi spero di non essere così lontano.
L’anno scorso hai corso due Grandi Giri, ti hanno dato qualcosa in più?
Il 2025 è stata una stagione impegnativa, Giro e Vuelta si sono fatti sentire. Mi è dispiaciuto non arrivare competitivo al Lombardia. Una volta recuperato dalle fatiche, con quaranta giorni lontano dalla bici, ho sentito di ripartire da un livello più alto rispetto agli altri anni. Secondo me correre due Grandi Giri può aver fatto una bella differenza, sia fisicamente che come approccio alla corsa.


Cosa prevede l’avvicinamento al Giro?
Andrò sei giorni in Val Senales per rifinire la condizione e fare un ultimo periodo di altura. Sarò su insieme a Gianni Moscon, sono davvero contento di averlo accanto a me al Giro. Tornerò a casa per tre giorni, giusto per cambiare la valigia e partire per la Bulgaria.
Pellizzari esce dalla sala stampa, noi scriviamo della sua impresa mentre lui scatta foto e sorride a tutti coloro che gli chiedono un autografo o una parola. Vestito della maglia verde ,lo vediamo andare via in bici. Il ragazzo di Camerino è cresciuto e ora lo aspettano le sfide che toccano ai corridori del suo talento. La prima sarà al Giro, non ci resta che aspettare.