Giro d'Italia 2026, Bellinzona-Carì, Giulio Ciccone, Lidl-Trek

I pensieri di Ciccone: «Forse era meglio fare classifica»

26.05.2026
5 min
Salva

CARI’ (Svizzera) – La frazione elvetica di questo Giro d’Italia, con i suoi 113 chilometri che hanno portato il gruppo da Bellinzona a Carì, è stata inghiottita da Jonas Vingegaard in meno di tre ore. La maglia rosa mantiene la promessa fatta ieri nella conferenza stampa del giorno di riposo e si porta a casa la quarta vittoria di tappa. Si era capito fin da subito che la Visma Lease a Bike non avrebbe lasciato spazio agli attaccanti di giornata. Tra loro c’era Giulio Ciccone protagonista di un Giro che era partito con obiettivi diversi rispetto agli anni precedenti. Rimesso nel cassetto l’obiettivo di fare classifica l’abruzzese sta cercando di ritagliarsi un posto al sole provando a vincere una tappa. 

Anche oggi il corridore della Lidl-Trek è stato uno dei più attivi fin dai primi chilometri, attaccando non una ma diverse volte chiedendo con ampi gesti agli altri di collaborare. Una volta che la fuga è riuscita a prendere quel poco spazio per sopravvivere fino alla salita finale di Carì Ciccone è stato uno dei più attivi.

«E’ un Giro un po’ così c’è poco da commentare – racconta all’arrivo, dopo aver chiuso la zip del giaccone pesante fino al collo – però l’importante è stare bene e continuare a provare. Mi dispiace un po’ perché le tappe dove bisogna andare in fuga con le gambe sono quelle in cui non si hanno chance».

Obiettivo GPM

Una volta capito che le possibilità di riuscire ad arrivare al traguardo e giocarsi la tappa fossero risicate, se non addirittura nulle, Ciccone si è messo di buona lena per conquistare i quattro gran premi della montagna. La maglia blu potrebbe diventare un obiettivo sul quale concentrarsi nei prossimi giorni, anche se un Vingegaard così famelico mette a rischio l’obiettivo. Il danese infatti guida la classifica dei GPM con 211 punti, ben 82 in più del corridore della Lidl-Trek

«Le prossime due tappe non mi fanno impazzire – continua – non mi si addicono troppo e potrei anche pensare di recuperare il più possibile in vista del finale di Giro. L’obiettivo della maglia blu ce l’ho in testa, anche se un Vingegaard del genere che vince tutti gli arrivi in salita rende la rimonta difficile».

«Capisco anche gli altri corridori – spiega ancora Ciccone – perché abbiamo l’esperienza per capire quando siamo condannati a non arrivare all’arrivo. Comprendo che a volte possa mancare la fiducia, il mio atteggiamento verso di loro è più per provare a tenere alto il morale e continuare a provarci».

Ancora poche occasioni

Il Giro d’Italia è arrivato alla sua sedicesima tappa e fino ad ora Giulio Ciccone è stato vicino alla vittoria in diverse occasioni: in Bulgaria, poi a Cosenza e Corno alle Scale, quando da dietro sono piombati Felix Gall e Jonas Vingegaard. Il leader della generale non ha lasciato ancora spazio nelle tappe di montagna, mentre nelle frazioni intermedie di chance ne sono arrivate.

«E’ giusto che Vingegaard corra in questo modo – analizza Ciccone – è la maglia rosa e sta onorando al meglio la corsa, quindi chapeau a lui e alla squadra che riesce a controllare giornate come queste che sono le più complicate. Un po’ di amarezza ce l’ho, anche perché con il passare dei giorni le opportunità a disposizione diminuiscono».

Giro d'Italia 2026, Giulio Ciccone, Lidl-Trek
Ciccone ha ammesso che sarebbe stato meglio concentrare tutte le energie per fare classifica
Giro d'Italia 2026, Giulio Ciccone, Lidl-Trek
Ciccone ha ammesso che sarebbe stato meglio concentrare tutte le energie per fare classifica

Cambiare tattica

Forse una dei modi per provare a vincere una tappa, per Giulio Ciccone, è di cambiare tattica e cercare di andare all’attacco su percorsi meno congeniali alle sue caratteristiche

«Non è questione di tattica – ci risponde – ma solo di gambe, sfinimento e alla fine ripeto, quando da dietro decidono di andare per la vittoria di tappa non si hanno chance per trovare un modo di batterli. Le uniche occasioni sono quando la Visma o gli uomini di classifica hanno meno interesse, per ora sono le tappe che a me non piacciono, ma potrebbe essere necessario scendere a compromessi».

«La mia condizione è buona – conclude – ma quando decidi di non fare classifica si devono spendere energie per andare in fuga, ma allo stesso tempo è difficile arrivare. Forse, alla fine, era meglio fare classifica».