Per uno come Simone Gualdi che debutta al Giro al primo anno da professionista, avendone appena 21, c’è il meno giovane Matteo Malucelli che esordisce nel primo Grande Giro della carriera a 32. La parabola del romagnolo è un manifesto della tenacia, del lavoro e della cocciutaggine. E così, dopo aver rischiato di smettere per la vicenda Gazprom, Malu si è trovato un posto nel WorldTour e in extremis la convocazione per il Giro, avendo lavorato ogni giorno come quelli che del Giro sapevano da inizio stagione.
Il volo che l’ha portato in Bulgaria non è stato dei più comodi. Partenza da casa martedì alle tre del mattino, poi il volo e altre sei ore di macchina fino all’hotel di Burgas. A quel punto, presa la stanza e aperta la valigia, c’è stato anche il tempo per la prima uscita fino al tardo pomeriggio. Mercoledì la presentazione delle squadre e oggi il via della prima tappa alle 13,40 (le 12,40 in Italia).
Con Malucelli avevamo parlato a febbraio dei suoi studi sulla posizione e di come al UAE Tour si sarebbe dovuto guadagnare un posto per il Giro. E anche se i risultati di laggiù e poi quelli al Tour of Hainan non lo hanno premiato, alla fine la XDS Astana gli ha dato fiducia in un Giro che proporrà non tantissimi arrivi in volata. E Matteo non si è fatto pregare, in attesa che il primo impatto gli faccia scoprire la vera emozione.


Avevi chiesto di fare il Giro dall’inverno, ma quando l’hai saputo effettivamente?
L’ufficialità è arrivata la settimana scorsa. L’idea nell’aria c’era, anche se finché non lo vedi bianco su nero, è sempre in dubbio. Evidentemente ho convinto al di là dei risultati e quindi sono qua. Sinceramente ancora non mi sono reso conto di quello che mi aspetta, lo capirò quando inizierà la corsa, però sicuramente sono soddisfatto. E’ il traguardo che volevo raggiungere prima di smettere e quindi ci sono arrivato. Adesso abbiamo altri traguardi…
Quale può essere l’obiettivo di Matteo Malucelli in questo Giro?
Sicuramente mi piacerebbe finirlo, più che altro per una questione di crescita personale. E’ chiaro però che non sono venuto qua per questo, ma per fare risultato nelle volate. Non dico che sono venuto per vincere, perché suonerebbe un po’ troppo ambizioso, però non nascondo che si potrebbe anche riuscirci.
Averlo saputo così in extremis ti ha permesso di prepararti nel modo giusto?
Ho fatto l’avvicinamento di chi deve fare il Giro d’Italia, poi è arrivata la conferma e quindi è andata bene… Ho fatto la giusta altura in due tempi, prima sull’Etna e poi a Livigno. In Sicilia abbiamo fatto tre settimane di grosso lavoro prima di andare in Cina, invece i dieci giorni fatti a Livigno prima del Giro sono serviti a recuperare.


Dopo il Tour of Hainan?
La gara è venuta più dura di quello che ci aspettavamo e quindi fondamentalmente mi serviva solo recuperare. In altura anche il velocista fa salite lunghe e quindi è costretto a stare per tanto tempo con la gamba in tiro e non può andare troppo forte. Se fai un allenamento di salita non puoi andare in soglia, quindi fai una grande base e poi devi essere bravo con la palestra o con gli allenamenti. Se parliamo di Livigno, magari nelle gallerie fai allenamenti più brevi e richiami l’aspetto della forza e della volata. In altura il velocista allena i due estremi della piramide.
Un lavoro che però non rende subito brillanti…
Infatti in Cina non ero al meglio, perché il lavoro di tre settimane fatto sull’Etna, di cui due veramente importanti come dislivello, si è fatto sentire. Se vuoi fare un Grande Giro devi lavorare in salita, non ci sono tante alternative.
Si è parlato di un treno per Malucelli?
Sono in camera con il Ballero (Davide Ballerini, ndr) e farà tutto lui, sono nelle sue mani. Di certo sta bene, perché ha vinto al Giro di Turchia. Il treno siamo noi.


Hai segnato qualche tappa più adatta di altre all’arrivo in volata?
Ce ne sono quattro o cinque, anche se non proprio scontate. La prima (oggi da Nessebar a Burgas ndr), poi quelle di Napoli, Milano e Roma. E’ chiaro però che si correrà un giorno alla volta e sicuramente non sarà facile. Sono da tanti anni in gruppo, ma non ho l’esperienza di un Grande Giro, per cui dovrò guardare chi ne ha più di me. In squadra abbiamo un ragazzo (Diego Ulissi, ndr) che ha fatto 12 Giri, un Tour e una Vuelta, cercherò di farmi spiegare tutto.
Come va a livello di emozioni?
Ve lo dico venerdì sera (stasera, ndr), al momento sono abbastanza tranquillo, però è chiaro che quando sei abituato a correre in certi contesti e ti ritrovi in un Grande Giro, la differenza la cogli. Nella gente che sta attorno, nelle squadre. Già erano cambiate molte cose passando dalla continental alla WorldTour, ma adesso che sono arrivato a fare un Grande Giro, l’atteggiamento di tante persone è cambiato nuovamente. Tante volte è il contesto che ti cambia e ti emoziona, più della gara in sé. Me l’avevano detto tutti che il Giro d’Italia ti mette su un altro livello, sul piano tecnico, ma anche a livello mediatico. Però davvero sono molto curioso di cominciare…