NAPOLI – E’ spuntato in controluce dal fondo del rettilineo e non si capiva chi fosse. La volata contro Stuyven e Magnier sembrava non dovesse mai finire, poi dall’acquazzone che ha lavato Napoli negli ultimi cinque minuti di corsa, è spuntata la faccia incredula e sfinita di Davide Ballerini, vincitore di tappa (in apertura abbracciato da Scaroni).
Quando è arrivato a fermarsi, il canturino si è accasciato sulla bici in mezzo ai massaggiatori della XDS-Astana, cercando di riprendere fiato. Abbracci, pacche e sorrisi frammisti a versi incomprensibili. Avrebbe dovuto tirare la volata a Malucelli, ma quando è caduto è stato proprio Matteo a gridargli di andare, che c’era il buco. E il Ballero ha eseguito alla perfezione. Volata napoletana da classiche del Nord, i primi tre non erano lì per caso.


Un tornante in pavé
Forse non tutti avevano bene a mente quell’ultima curva e lo strappo successivo. Difficile tutto sommato definirlo un arrivo in volata, per come si intende solitamente un traguardo per velocisti. Era chiaro, guardandolo bene, che non si sarebbe potuto lanciare una volata veloce. Era chiaro che da quella curva si sarebbe ripartiti quasi da fermi. Per cui, quando sono cadute le prime gocce di pioggia e il gruppo è entrato troppo allegro in quel tornante, la caduta è stata inevitabile. Chi è stato capace di entrarvi per primo, ha vinto la corsa.
«Penso di non rendermene conto ancora – dice a caldo Ballerini – ovviamente sapevo che bisognava entrare in testa all’ultima curva e ci sono riuscito. Poi ho visto a sinistra che i primi due sulla sinistra sono caduti. E neanche il tempo di rendermene conto e proprio Malucelli si è attaccato alla radio e mi ha detto di partire perché erano tutti caduti. L’ho fatto e ho sperato fino alla linea dell’arrivo che nessuno mi passasse».


Il treno di Milan
Milan, parlando in mezzo alla strada con un capannello di giornalisti, ha appena finito di dire che non capisce come mai si disegnino certi arrivi, se la scena deve essere per i velocisti. Dice che su queste strade bastano poche gocce di pioggia e sembra di andare sul ghiaccio. L’amarezza sul volto del friulano è lampante, ma fra i rimpianti di questo Giro, oggi c’è poco da recriminare.
Si potrebbe semmai ragionare sul livello del suo treno. Sul fatto che Stuyven avrebbero dovuto trattenerlo e che l’assenza di Teuns lo ha privato si un altro uomo chiave. Ma su questo finale, anche se ci fosse arrivato in testa con un compagno davanti, i suoi 84 chili sarebbero stati troppi per lanciarli in così poco spazio. Non era un arrivo per Milan.


Fra incredulità e pudore
Quando riagganciamo Ballerini, lui ha avuto il tempo per rendersi conto di aver vinto, ma dalle sue parole non traspare l’esaltazione che sarebbe lecito attendersi.
«I momenti duri nel ciclismo sono moltissimi – dice Ballerini – i momenti felici sono pochissimi rispetto alle ore e al tempo passato via da casa. Quindi bisogna vivere appieno le cose belle che ci capitano. Il momento più critico che puoi vivere è quando fai le cose per bene, ti alleni a casa, mangi, pesi il cibo, vai a letto presto alla sera per due mesi, poi vai alle gare e ti aspetti molto, invece i risultati non arrivano. Quello è il momento nel quale non ti devi abbattere, devi sempre restare positivo e continuare a spingere. Io dico sempre che prima o poi la ruota gira per tutti».


Vincere con Cavendish
Dice sorridendo di sentirsi un mezzo velocista, di quelli che in una tappa dura come quella di ieri a Potenza, riesce a salvare la gamba e si ritrova con più energie nei giorni successivi. Eppure mentre parla, ci assale quasi il dubbio che si senta in imbarazzo. E allora per capire meglio, gli chiediamo se non si sia sentito più appagato, aiutando Cavendish a stabilire il record di tappe del Tour.
«Devo dire la verità – conferma Ballerini – quando vinceva Cavendish era davvero come se vincessi io. Abbiamo fatto tanti ritiri, tanti giorni insieme. Si vedono più i compagni che la famiglia e insieme si provano tantissime emozioni, anche extra ciclistiche. Ognuno ha il suo compito preciso e quando questo lavoro viene ripagato, è come una vittoria. C’è anche da dire che si lavora, ma vince uno solo. Eppure in cuore mio so di aver aiutato Mark, so che è fiero di me. Ed è un bagaglio di esperienza che mi sono portato dietro e per questo devo ringraziare sia lui sia Morkov e le altre persone coinvolte in quel progetto.
«Oggi ho vinto io – prosegue Ballerini – sapevo che c’erano questi sanpietrini, sapevamo che erano molto sconnessi e sapevo anche che c’era possibilità di pioggia. Tutti sanno che qui appena c’è un po’ d’acqua, la strada diventa scivolosa. Però in certi arrivi, stacchi il cervello. Se pensi a queste cose, tiri i freni e la volata non la fai. E comunque serve anche un po’ d fortuna. Accanto a me sono caduti in tre, bastava che andassi poco più forte e sarei caduto anche io. Non sembra, ma nel ciclismo servono testa, gambe e anche molta fortuna».


Il sogno delle classiche
Gli fanno notare che ha vinto su uno strappo in pavé e in un giorno di pioggia, dove sono servite tutte le abilità di un corridore che sogna da sempre di primeggiare nelle classiche del pavé. Lui alza lo sguardo e si capisce che al Nord sia legata una sua piccola malinconia.
«Quest’anno sono andato al Nord – spiega Ballerini – con l’intento di fare qualche buon risultato. Ovviamente so che vincere è difficile, perché ci sono quei tre o quattro veramente forti e difficili da raggiungere. Però mi aspettavo un piazzamento o qualcosa che mi ripagasse per tutta la fatica che ho fatto, invece non è arrivato. Ebbene, bisogna continuare a spingere. Le classiche mi sono sempre piaciute, mi piaceranno sempre. Ho il cuore in Belgio, questo è sicuro, e ci riproverò fino alla fine».
Peccato per la caduta, felici per Ballerini: ragazzo di cuore e grande atleta. E peccato per quei due imbecilli che a Marigliano, in prossimità di una rotonda, hanno tentato di far cadere i corridori, mentre il terzo li riprendeva col cellulare. In qualità di presidente dell’ACCPI e referente del CPA, Cristian Salvato ha detto che sarà sporta denuncia. E’ incredibile la mancanza di empatia di certe persone, incapaci di capire il male che avrebbero potuto causare. La vita degli altri non è un videogame o il trend di qualche stupido social.