Giro d'Italia 2026, Imperia-Novi Ligure, Alec Segaert

Emozione Segaert: tappa velocissima e vittoria da finisseur

21.05.2026
6 min
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E’ entrato e uscito come una freccia da quella curva a sinistra come Mohoric. Il tempo di realizzare che lo sloveno non è al Giro e in un attimo nella lente della telecamera è spuntato il profilo squadrato di Alec Segaert. Il belga della Bahrain Victorious si è infilato nell’inquadratura con la prepotenza dei suoi 23 anni, vincendo la tappa di Novi Ligure con la stessa intuizione che il 19 marzo gli aveva già consegnato il GP Denain con due secondi sul gruppo. Questa volta i secondi sono stati tre, per cui ha avuto tutto il tempo per voltarsi, rendersi conto ed esultare e poi esultare ancora.

Segaert sbanca Novi con un attacco a 3,3 km dall'arrivo e taglia il traguardo con 3" di vantaggio
Alec Segaert, 1,88 per 79 chili, sbanca Novi con un attacco a 3,3 km dall’arrivo e taglia il traguardo con 3″ di vantaggio
Segaert sbanca Novi con un attacco a 3,3 km dall'arrivo e taglia il traguardo con 3" di vantaggio
Alec Segaert, 1,88 per 79 chili, sbanca Novi con un attacco a 3,3 km dall’arrivo e taglia il traguardo con 3″ di vantaggio

Duemila metri a 46 di media

Dietro di lui, i superstiti di una tappa impazzita che in altri tempi sarebbe finita dritta nelle mani dei velocisti. Duemila metri di dislivello non sono insormontabili, a meno che il gruppo non decida di affrontarli a un’andatura superiore alla media più alta. In quel caso basta una salitella innocua come il Bric Berton per mandare fuori giri e fuori dalla corsa velocisti come Milan e Magnier, naufragati in un mare di fatica.

«E’ pazzesco – racconta Segaert con il fiato ancora grosso – prima di ogni tappa in cui intravedo delle possibilità, cerco di pianificare la strategia. Oggi ho anche avuto l’opportunità e la fiducia della squadra e quando le cose vanno secondo i piani e vieni ricompensato con una vittoria così importante, capisci cosa sia l’essenza del ciclismo. Spesso è tutta una questione di emozioni.

«Martedì non ero stato contento della mia cronometro, ma a volte vieni buttato a terra e devi rialzarti con tutta la forza che hai. Non è la prima volta che ho dovuto farlo, ma quando hai questi risultati, capisci il perché di tanti sacrifici. Sto iniziando a realizzare di aver fatto qualcosa di grande, ci sono riuscito. E ovviamente mi ricorderò di questo giorno per molto tempo».

Il piccolo fiammingo e l’Italia

Di Alec Segaert cominciò a parlarci Simone Carpanini, che da speaker e grande curioso si era accorto di questo ragazzino in maglia Gaverzicht che era venuto a correre in Italia appoggiandosi alla squadra di Andrea Bardelli. Fu proprio lui a scriverne per la prima volta su bici.PRO chiamando il direttore sportivo toscano.

Bardelli gli raccontò che il primo contatto con il giovane belga era avvenuto al campionato europeo di Plouay del 2020, quando aveva conosciuto anche il fratello Loic. Bardelli, che in quel periodo aveva corridori come Ponomar e Svrcek, raccontò di quando accolse Segaert in Italia ai primi di giugno del 2021 assieme a Lorenzo Masciarelli. In Belgio dopo il Covid non avevano ancora ripreso l’attività giovanile e fu lui così a prenderli all’aeroporto e farli correre da noi. Li portò a Stradella col risultato che Segaert vinse e Masciarelli arrivò quarto.

«Quel che è successo è fantastico – racconta ora Segaert – soprattutto perché è il mio primo Giro. Sono venuto spesso qui a correre nelle categorie giovanili, ma ritrovarmi ora sul gradino più alto del podio è davvero fantastico. Sono stato molto soddisfatto di come si è svolta la gara. Il ritmo in salita è stato particolarmente elevato, il che ha reso questa tappa un’occasione per essere in testa nel finale mentre i velocisti erano al loro limite. Per un risultato del genere, ovviamente, dai tutto».

Andato via dalla Lotto in cui è cresciuto – con tre europei U23 della crono, un Piccolo Lombardia e una Crono delle Nazioni – alla Bahrain Victorious ha ritrovato suo fratello Loic che lo ha preceduto di una stagione. E quando lo abbiamo intervistato ai primi di gennaio, ha dichiarato che avrebbe puntato su classiche e Giro. Ha vinto Denain e la tappa di Novi: non si può dire che non sia stato di parola.

Niente da fare per Milan e Magnier, arrivati a 7'15" da Segaert
Niente da fare per Milan e Magnier, arrivati a 7’15” da Segaert
Niente da fare per Milan e Magnier, arrivati a 7'15" da Segaert
Niente da fare per Milan e Magnier, arrivati a 7’15” da Segaert

Il piano della Lidl-Trek

Con un entusiasmo forse eccessivo, alla partenza da Imperia la Lidl-Trek aveva pianificato di correre in accordo con la Soudal e la Unibet per tenere il gruppo cucito e giocarsi la volata con Milan e casomai Ciccone sull’ultimo strappo.

Come detto in avvio, sarebbe riuscito tutto alla perfezione se questi tempi non fossero pervasi da uno spirito folle, che spinge il gruppo a cercare il limite ogni giorno, su ogni strada. Sarà per il bisogno di punti, per sano appetito agonistico o per far tornare il bilancio fra i denari spesi e gli ori guadagnati, sta di fatto che la Movistar si è messa in testa al gruppo e ha trasformato il Bric Berton (nel 2022 salita della Sanremo in assenza del Turchino chiuso per lavori) in una sorta di Stelvio dei velocisti.

Magnier è stato il primo a cedere, Milan lo ha seguito a breve e i due si sono trovati a inseguire spalla a spalla nella terra di nessuno, fino al momento della resa.

«Non è che ci siamo detti tanto – abbozza Milan – ma abbiamo avuto una buona collaborazione, soprattutto lui e i suoi compagni mi hanno dato una grandissima mano. Poi abbiamo cercato di darci dei cambi regolari. Ho dato quello che potevo, siamo arrivati fino a 50 secondi dal primo gruppo, poi non ce l’abbiamo più fatta.

«Non so quanto fossimo lontani dal GPM quando ho mollato – prosegue Milan – Sobrero mi ha dato una grande mano. Abbiamo anche fatto una discesa abbastanza veloce, ma è andata storta anche oggi, anche se sapevamo che sarebbe stato difficile. Si è cercato di fare il massimo, di passarla, di rientrare, ma il massimo non è bastato».

Eulalio ha difeso la maglia rosa, sprintando anche per i 6" del Chilometro Red Bull
Eulalio ha difeso la maglia rosa, sprintando anche per i 6″ del Chilometro Red Bull
Eulalio ha difeso la maglia rosa, sprintando anche per i 6" del Chilometro Red Bull
Eulalio ha difeso la maglia rosa, sprintando anche per i 6″ del Chilometro Red Bull

Un compagno tutto rosa

Nella conferenza stampa della maglia rosa e del vincitore di tappa, Segaert ed Eulalio si sono ritrovati nella divertente posizione dell’intervistato e del giornalista. E quando il portoghese in rosa, che è andato a prendersi l’abbuono del Chilometro Red Bull, gli ha chiesto come sia stata la sua giornata, il belga ha risposto sorridendo.

«Bene – ha detto – perché mi sono svegliato accanto a Eulalio che mi ha dato la buona energia che mi serviva. Ieri per la prima volta ho dormito con Afonso e ci ho persino scherzato con la mia ragazza. Le ho detto che avrei avuto un compagno di stanza tutto rosa. E lei mi ha detto: “Questo ti darà energia per domani”. E sembra che abbia funzionato. E’ davvero pazzesco…».