Muro Ca' del Poggio 2026

Adesso il Muro è leggenda. Uno di noi a Ca’ del Poggio

28.05.2026
6 min
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CA’ DEL POGGIO (TV) – Sono brividi forti e voglia di gridare, recita un passaggio dell’inno di una squadra di calcio. Ma in questo caso sarebbe meglio dire voglia di tifare. Ed è stata quella, tantissima, che ci hanno messo le migliaia di persone arrampicate sul Muro di Ca’ del Poggio.

Ogni parola, per quanto possa essere ben scritta, non renderà mai l’idea di questa magia. Dell’atmosfera che solo il ciclismo sa regalare. Stare qui in mezzo è stata un’emozione vera. Brividi forti. L’attesa. L’adrenalina che cresce minuto dopo minuto. I corridori a 10 chilometri. I corridori a 5 chilometri. Ed eccoli alla curva che immette sulla salita. E finalmente il muro.

Organizzazione da 10 e lode

E sul più bello ecco la voce di Luciano Pavarotti riempire i filari, la collina e questo stadio naturale. Il “Nessun Dorma”, della Turandot. E con All’alba vincerò proprio mentre transitano gli atleti. Tra l’altro i più maturi ricorderanno la sigla della Rai per le gare di ciclismo con lo scatto formidabile di Jesper Skibby.

Non si poteva chiedere di meglio a questa giornata tanto attesa. A questa giornata per la quale Ca’ del Poggio, a partire dal ristorante-hotel di Alberto Stocco, ha lavorato a lungo.

«Il progetto di questo giorno con il Giro d’Italia – racconta con orgoglio ed emozione Stocco – è stato importante. All’inizio era solo la bozza di un pensiero, poi l’abbiamo costruito e programmato, sia dal punto di vista sportivo sia da quello della promozione. La promozione di un territorio ricco dal punto di vista paesaggistico, ricordo che siamo tra le colline Unesco, ma anche ricco di quello che la bicicletta può raccontare e consentire di vivere.

«Questa mattina ero qui. Il Muro era ancora tutto vuoto, aspettavo solo che esplodesse tutto. Che iniziasse questa giornata piena. C’erano ancora dubbi e perplessità, ma tutto è stato colmato. Ho ricevuto forse più di quello che avevo immaginato insieme al mio staff. E grazie anche a tutti voi che raccontate ciò che è successo oggi».

Una giornata importante che ha richiamato migliaia di tifosi e nella quale tutto ha funzionato al meglio. La voce dello speaker di tante granfondo, Paolo Mutton, riempiva i 1.150 metri del muro.

«Il mio team è ristretto – va avanti Stocco – conta una quindicina di persone, ma quando dobbiamo allargarci, coinvolgendo il territorio come oggi, arriviamo a 238. Come direbbe Eleonora Bottecchia (braccio destro di Stocco nonché nipote di Ottavio, ndr), che mi accompagna in queste iniziative, sono millecentocinquanta metri di spettacolo puro.

«Una verticale nel cuore delle colline. Mi aspettavo che tutti i tifosi mostrassero rispetto verso il territorio e verso i ciclisti e anche in questo senso è andato tutto bene. Il ciclismo è uno dei pochi sport gratuiti e per questo va rispettato ancora di più».

Muro Ca' del Poggio 2026
Eulalio ci ha provato. E’ spuntato dalla curva con grande grinta
Muro Ca' del Poggio 2026
Eulalio ci ha provato. E’ spuntato dalla curva con grande grinta

Passa Eulalio

E poi c’è la corsa. Alla fine la tappa è stata sì tirata, ma meno nervosa del previsto. I saliscendi prima di Ca’ del Poggio hanno fatto meno selezione del previsto e i due sprinter più forti del gruppo, Paul Magnier e Jonathan Milan, sono riusciti in qualche modo a salvarsi. Tanto è vero che alla fine l’ha spuntata per la terza volta il francese.

Noi eravamo posizionati ai 500 metri dal GPM, proprio nella curva che immette al ristorante Ca’ del Poggio.Tra tifosi, birre, prosecco e gintonic, all’ombra di un fumogeno rosa, senza radiocronaca e senza smart tv, abbiamo visto spuntare Eulalio. «E’ la maglia bianca, è la maglia bianca», urlava la gente. Anche questo tornare a vivere dal vivo la diretta, inconsapevoli di ciò che avremmo visto, è stata una piacevole vecchia novità.

Il boato ha riempito la collina assieme a Pavarotti. Jonas Vingegaard saliva deciso, tenendosi fuori dai rischi. A seguire tutti gli altri. Milan dava spallate come in volata, ma quanto è bella la sua tenacia. Giulio Pellizzari saliva dietro, pedalando al fianco dei suoi ex compagni della Bardiani-CSF. E, notizia da tenere buona per domani, Giulio Ciccone saliva tranquillo. Un chiaro messaggio in vista di Giau e compagnia bella: risparmiare energie.

Forza Vendrame

Ca’ del Poggio diventa un crocevia di personaggi politici, tifosi ed ex atleti. Il parterre è di livello anche in questo senso. Ma soprattutto tra loro spunta lui, Andrea Vendrame, colui che più di tutti avrebbe voluto fare fuoco e fiamme in questa tappa. Colui che proprio a Ca’ del Poggio è di casa. Sarebbe voluto stare nella mischia. Con 190 battiti e 500 watt sui pedali.

Invece è con il busto. O comunque con una fascia che gli cinge il torace. «Mi sono alzato dalla carrozzina solo da pochi giorni – ci dice Andrea, caduto in quella tremenda seconda tappa in Bulgaria – è stata una botta piuttosto grave. Ho quattro vertebre rotte e una è più seria. Mi hanno detto che ne avrò per diversi mesi. Il mio preparatore però è fiducioso per un rientro a fine stagione».

Fa male, quasi esce una lacrima a vederlo qui. «Pazienza, è andata così». Prima di andare ci viene automatico dargli una pacca sulle spalle. Lui resta senza respiro. Il dolore è forte. Gli chiediamo scusa mille volte. Poi un sorriso… e Vendrame se ne va insieme alla folla che, man mano ma senza fretta, rispettosa come è arrivata, lascia la collina e la festa.

Resta però il ricordo di una giornata storica. «Ora il Muro è diventato leggenda», dice qualcuno a Stocco, che annuisce commosso. E’ bastata una manciata di minuti del Giro d’Italia, uniti alla passione di chi su queste rampe ci vive, per rendere questa tappa speciale. E questo passaggio della corsa rosa un’ulteriore perla da appendere alle pareti del museo di Ca’ del Poggio.