Giulio Pellizzari a Corno alla Scale

Ciccone sogna. Vingegaard fa 50. E Pellizzari soffre

17.05.2026
6 min
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CORNO ALLE SCALE (BO) – All’imbocco di un tunnel che passa sotto a quella che d’inverno è una pista da sci, un centinaio di metri dopo l’arrivo, Giulio Pellizzari si accascia sul manubrio. Tossisce. Probabilmente piange anche. Ha dato tutto. Subito lo staff della Red Bull-Bora fa capannello attorno a lui. Non vogliono che si scattino foto o si facciano video. Ci tengono lontani. Si sente solo sussurrare qualche parola.

Dopo qualche minuto, che sembrano infiniti, Giulio riparte. Ha indossato uno di quei giubbini termici riscaldati e se ne va. A Corno alle Scale l’aria è quasi invernale. Una manciata di gradi sopra lo zero e un vento che rende l’ambiente ancora più gelido.

Pellizzari stremato dopo l'arrivo. Il marchigiano ha dato tutto e forse anche di più
Pellizzari stremato dopo l’arrivo. Il marchigiano ha dato tutto e forse anche di più
Pellizzari stremato dopo l'arrivo. Il marchigiano ha dato tutto e forse anche di più
Pellizzari stremato dopo l’arrivo. Il marchigiano ha dato tutto e forse anche di più

Silenzio Red Bull

E’ questa immagine la vera notizia di giornata: il crollo, o quantomeno il deciso tentennamento, di Giulio Pellizzari. E quanto dispiace! Iniziano le indagini per capire cosa sia successo al marchigiano. Ma le bocche sono cucite. Anzi, super cucite. L’unica fonte ufficiale è quella dell’addetto stampa del team, Gabriele Uboldi, che in una flash interview alla Rai dice: «Giulio è stato male in corsa, di più non so dire. Se sia stata una questione mentale o di pressione? No, mi hanno riferito proprio di un problema fisico. Di salute. Altro non so». Fine.

In un parcheggio antistante la zona d’arrivo sono posizionate tutte le ammiraglie. Cerchiamo quella della Red Bull per parlare con i due direttori sportivi, ma di nuovo niente. Sono al telefono. Fanno avanti e indietro. C’è nervosismo. Ad un certo punto ci fanno un deciso cenno di no col capo. Niente interviste. Stessa sorte per i colleghi di Eurosport.

Neanche gli altri corridori della Red Bull che abbiamo avvicinato si lasciano sfuggire nulla. Forse alcuni di loro non lo sanno davvero, visto che erano dietro. Fatto sta che questo silenzio dello staff, e dei diesse in particolare, è anche irritante. E lascia basiti. Che gli atleti non parlino ci sta e tanto più Pellizzari. Loro decisamente meno.

Altri che hanno assistito alla scena e che in passato erano stati nella Sky dei tempi d’oro ci dicono: «Quando in una squadra fanno così, è perché è successo qualcosa».

Pellizzari (classe 2003) ha perso tre posizioni in classifica. Ora è a quasi 3' da Vingegaard
Giulio Pellizzari (classe 2003) oggi ha perso tre posizioni in classifica ed è quasi a 3 minuti da Vingegaard
Giulio Pellizzari (classe 2003) oggi ha perso tre posizioni in classifica ed è quasi a 3 minuti da Vingegaard

Pellizzari: cosa succede?

E’ successo qualcosa: questo è poco, ma sicuro. Di fatto, salvo miracoli sportivi che Dio solo sa quanto vorremmo accadessero, i sogni di podio di Pellizzari s’interrompono sull’Appennino bolognese. Il distacco da Jonas Vingegaard è ormai ampio. E se la salute non c’è, la strada si fa più ripida. Non solo. Ma nel mezzo ci sono tanti altri corridori. Tolto il danese, che sembra fare gara a sé, ci sono Gall, il compagno Hindley, Arensman

Magari si è trattato di un caso isolato. Magari è solo una giornata storta. Poi è chiaro che senza nessuna dichiarazione da parte del team scattano le supposizioni. C’è chi dice che Pellizzari abbia ancora in circolo le scorie del fuorigiri dell’altro giorno sul Blockhaus. Chi pensa abbia speso troppo dall’inizio della stagione e che al Tour of the Alps fosse già troppo in forma.

Più di altri ci ha interessato la versione di Stefano Garzelli. Una versione che si rifà ad un dettaglio delle sue gambe che avevamo notato anche noi.

«Quello che ho notato – ci ha detto Garzelli – è che già ieri, quando è arrivato a Fermo, Pellizzari pedalasse “sulle ginocchia”. Mi spiego. Spingeva con tutta la gamba, tipico di chi non ha forza, non ha muscolo. Avete visto che gambe magre? Guardate invece le cosce di Vingegaard – e mentre lo dice gonfia le guance – sono piene, rotonde. Certo non è un bel segnale questo in vista del resto del Giro e della crono di dopodomani per Giulio».

Magari nelle prossime ore se ne saprà di più circa questa giornataccia di Pellizzari. Il fatto che quando Pellizzari si è staccato lo abbia fatto da un drappello ancora molto nutrito, di 35-30 corridori, può essere un segnale negativo o positivo, tra virgolette. In questo secondo caso potrebbe essere davvero solo una giornata no e alla prossima salita lo rivedremo ancora lottare con i big. Se invece fosse negativo, significherebbe che per Pellizzari è iniziata la parabola discendente della condizione.

Jonas Vingegaard vince a Corno alla Scale
Jonas Vingegaard vince a Corno alla Scale. Ha staccato Gall a 900 metri dall’arrivo andando a cogliere il 50° successo in carriera
Jonas Vingegaard vince a Corno alla Scale
Jonas Vingegaard vince a Corno alla Scale. Ha staccato Gall a 900 metri dall’arrivo andando a cogliere il 50° successo in carriera

Vingegaard fa cinquanta

Ma poi c’è stato anche il resto della corsa. La Cervia-Corno alle Scale è andata a Jonas Vingegaard che, con il minimo sforzo, ha ottenuto la massima resa. Stamattina al via si vociferava che volesse perdere la maglia blu per affrontare la crono con il body del team e non con quello fornito dall’organizzazione. Poi, quando ha capito che questo obiettivo non poteva realizzarsi, visto l’andamento della tappa, con la sua Visma-Lease a Bike ha anche dato una breve mano alla Decathlon-CMA di Gall. Ad oggi l’uomo più pericoloso. O meglio, il più vicino.

Sensazioni, voci e numeri (attendibili) degli addetti ai lavori ci dicono che Vingegaard stia vincendo questo Giro senza essere al top. I dati del Blockhaus hanno rivelato valori buoni, ma ben lontani da quelli del miglior Vingegaard.

«Ero certo che Gall ci avrebbe provato – ha detto Vingegaard – ma io stavo molto bene e l’ho seguito. Poi nel chilometro finale ho deciso di contrattaccare. Stamattina il piano era che avremmo corso al risparmio, o quantomeno senza sprecare troppe energie, visto che ci manca un uomo. E’ la mia cinquantesima vittoria. Arrivo al giorno di riposo con due vittorie e la maglia blu. Sono felice».

Curiosità: nel motorhome della conferenza stampa, nonostante le temperature rigide, Vingegaard ha espressamente chiesto di mantenere la porta aperta. Evidentemente ha paura di qualche virus. Lui in aeroporto viaggia sempre con la mascherina. Dettagli.

Che coraggio Ciccone. Giulio è stato ripreso a circa 2 km dal traguardo
Che coraggio Ciccone. Giulio è stato ripreso a circa 2 km dal traguardo
Che coraggio Ciccone. Giulio è stato ripreso a circa 2 km dal traguardo
Che coraggio Ciccone. Giulio è stato ripreso a circa 2 km dal traguardo

Cuore Ciccone

Infine, non potevamo non concludere spendendo due parole su Giulio Ciccone. L’abruzzese ha cercato il colpaccio e non c’è riuscito davvero per poco. Il suo atteggiamento, vale a dire l’inseguimento sulla fuga a oltre 70 chilometri dall’arrivo, è sembrato azzardato. Invece è stata la mossa giusta, perché poi alla fine ha ripreso e staccato i fuggitivi.

Giulio è arrivato a 2.100 metri dal successo. Evidentemente sapeva, e sa, che nel testa a testa con i big sarebbe stato battuto e saggiamente ha anticipato. Chiaro che a quel punto sapesse che avrebbe speso l’ira di Dio, ma tanto valeva rischiare. Tra l’altro nella fuga ha sfruttato il super lavoro che Milesi ha fatto per Einer Rubio. Poi, quando mancavano 7,5 chilometri, si è involato con la sua consueta grinta.

Pensate che pagina da libro Cuore si sarebbe potuta scrivere se Ciccone avesse trionfato quassù, dove si allenava Alberto Tomba. Sarebbe tornato a vincere sull’Appennino dieci anni dopo la prima vittoria al Giro d’Italia, nonché la prima da professionista. Ma poco importa, perché un Ciccone così determinato avrà ancora tante occasioni per fare il colpaccio in questo Giro d’Italia.