La corsa che ha sancito l’ultimo passo di avvicinamento, almeno per quanto riguarda le gare, di Paul Seixas al suo primo Tour de France si è conclusa con un ritiro nell’ultima tappa: la frazione numero otto del Tour Auvergne-Rhone-Alpes. Quello che prima era il Critérium du Dauphiné. La breve corsa a tappe ha cambiato nome ma non ha perso l’importanza che ha sempre ricoperto in avvicinamento alla Grande Boucle. Il giovane talentino della Decathlon CMA CGM, che è uscito con evidenti escoriazioni e un DNF, probabilmente ha vissuto il momento più difficile di questi due anni nel WorldTour, che arriva a poche settimane dall’esordio nella corsa più importante di tutte.
La scivolata che ha messo fuorigioco Paul Seixas è arrivata nella penultima tappa, la settima: quella che prevedeva l’arrivo in cima al Grand Colombier. Nonostante la caduta e i segni evidenti sul corpo, il francese ha poi concluso la frazione con un ritardo di un minuto e venti secondi dal vincitore di giornata Isaac Del Toro. Messicano che il giorno dopo si è ripetuto a Brison, con il principale rivale ritiratosi dopo pochi chilometri.




Momento buio
Quello che sta vivendo il talento di Lione, uno dei più attesi per il prossimo Tour de France, non è decisamente il momento migliore. Anche se non sembrano esserci grandi preoccupazioni sulla sua partecipazione, né tanto meno sulla sua condizione.
«Effettivamente è il primo momento difficile che si trova ad affrontare – dice Moreno Moser a proposito delle prestazioni di Seixas al Tour Auvergne-Rhone-Alpes – non che questo porti preoccupazioni o particolari allarmismi. Una caduta capita a tutti, come ha ammesso lui stesso si è trattato di un errore di gioventù. Nel tentativo di recuperare qualche posizione in discesa si è trovato a terra. Una scivolata frutto anche della tanta sicurezza che Seixas ha nei propri mezzi e nella sua capacità di guida».


Un ritiro che può incidere nell’avvicinamento al Tour de France?
Direi di no, anche per il semplice fatto che è riuscito a finire la tappa. Quello sforzo serviva ed era necessario ai fini della preparazione. A mio avviso la scelta di non partire il giorno dopo era rivolta al voler preservare il corridore. Ha perso una tappa, direi che il danno è minimo. Anzi…
Cosa?
Da un lato, in ottica Grande Boucle, Del Toro gli ha rubato la scena e gli ha tolto un bel po’ di pressione. Pensate se Seixas, dopo la stagione che ha fatto fino ad adesso, avesse vinto anche il Tour Auvergne-Rhone-Alpes. Altro che pressione.


Del Toro quella pressione la scarica però su Pogacar, Seixas comunque rimane il faro della Decathlon.
Tra i tifosi c’è già chi sogna una storia simile a quella tra Cunego e Simoni al Giro del 2004. E’ una dinamica che affascina sempre, il giovane che arriva e scalza il capitano o l’uomo da battere. Se questa cosa poi si trasporta tra compagni di squadra il tutto si amplifica. Ma non credo proprio che succederà a questo Tour de France.
Però le attenzioni verso Seixas sono in un certo senso simili, no?
Assolutamente. Lui è il giovane rivale che arriva e potrebbe scalzare il dominatore di turno. Una dinamica che ricorda Davide contro Golia. Nel film di Batman il Joker dice: «O muori da eroe, o vivi abbastanza a lungo da diventare il cattivo». Pogacar sta diventando, tra tante virgolette, il cattivo. Tutti sono in attesa di qualcuno che possa batterlo.


Si cerca già la sfida…
Il Giro da questo punto di vista ha regalato davvero poco, quindi il pubblico non vede l’ora di guardare il Tour e gustarsi le battaglie sportive tra i migliori ciclisti al mondo. Anche se il Tour non è che abbia regalato grandi duelli nelle ultime edizioni.
Seixas può essere davvero il terzo incomodo?
Con i giovani tante volte si vive sull’hype e l’attesa piuttosto che sulla realtà. Questo è accaduto anche con Pellizzari al Giro, tutti erano curiosi di vedere se fosse riuscito e restare con Vingegaard. Però Seixas ha dimostrato che con Pogacar ci può stare, riesce a seguirlo (almeno più di quanto fatto dagli altri negli ultimi anni, ndr). Insomma, tutti si chiedono fin dove possa arrivare Seixas.


La caduta al Tour Auvergne apre una parentesi, gli errori di gioventù.
Una scivolata può succedere a tutti, anche a Pogacar e Vingegaard. Seixas è estremamente bravo a guidare la bici, poi è in un momento positivo. Diventa facile sentirsi infallibili, in questi casi dosi meno i pericoli e gli eventuali rischi. Detto questo credo che l’esperienza del Tour Auvergne gli abbia insegnato tanto.
Insomma, non ridimensiona di tanto le attese o l’impressione di avere un rivale all’altezza di Pogacar?
Seixas lo vedo solido, ha una maturità impressionante e una capacità di gestire lo stress davvero elevata. Lo percepisco come un ragazzo molto intelligente e sicuro di sé.


Quindi un avversario più temibile di Evenepoel e di Lipwitz?
Sì, io lo metto davanti a loro perché va più forte in salita, lo ha dimostrato. In un ciclismo molto scientifico ci sono dinamiche che non possono essere più improvvisate. Seixas ha fatto vedere numeri e prestazioni superiori rispetto ad Evenepoel e Lipowitz. A Remco mancherà sempre qualcosa per competere a certi livelli, mentre Lipowitz lo scorso anno ha fatto un ottimo terzo posto, ma correndo di rimessa.
Non vedi punti deboli o critici?
Seixas è uno degli atleti maggiormente performanti e solidi. In un ciclismo in cui gli atleti più forti lo sono su quasi tutti i terreni lui è su quel livello. Faccio fatica a vedere un limite in tutti e tre: Pogacar, Vingegaard e Seixas. Forse c’è l’incognita della terza settimana, dove non si ha uno storico visto che è il primo Grande Giro per Seixas. Però c’è il fascino del corridore giovane, non si sa fin dove può arrivare. Ma lo scopriremo presto.