Vingegaard e poi? L’analisi delle tattiche con Ballan

Vingegaard e poi? L’analisi delle tattiche con Ballan

10.05.2026
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Le prime schermaglie bulgare hanno già mostrato alcuni dei leif motiv che caratterizzeranno questa edizione del Giro d’Italia, vissuto nelle ultime settimane attraverso una serie di rinunce che hanno cambiato notevolmente le carte in tavola. Venendo meno le presenze di gente come Almeida, Carapaz, Landa non solo tutto il peso del pronostico è caduto sulle spalle di Vingegaard a caccia della Tripla Corona, ma nel gruppo si respira quasi quell’atteggiamento un po’ rassegnato come se al via ci fosse Pogacar.

Tutto ciò influisce sull’impostazione tattica della corsa, come anche qualche testimonianza nelle ore antecedenti il via aveva sottolineato: molto meno controllo sull’andamento delle tappe il che si dovrebbe tradurre in maggiore libertà per tanti team a caccia della fuga giusta. Ma nella realtà tutto ciò che cosa significa? L’occhio esperto dell’ex iridato Alessandro Ballan dà la risposta.

Trittico dell'Alta Marca Trevigiana, Alesaandro Ballan, Enrico Bonsembiante
Alessandro Ballan, ultimo italiano campione del mondo, oggi apprezzato commentatore Tv
Trittico dell'Alta Marca Trevigiana, Alesaandro Ballan, Enrico Bonsembiante
Alessandro Ballan, ultimo italiano campione del mondo, oggi apprezzato commentatore Tv

«Visma-Lease a Bike e Red Bull Bora Hansgrohe sono le uniche due squadre che sono veramente lì per ambire alla vittoria finale. Vingegaard è venuto qui senza ombra di dubbio con grandi ambizioni, ma anche i tedeschi con Hindley e lo stesso Giulio Pellizzari che sta andando forte, hanno una squadra molto competitiva. Per tutte le altre, io penso che l’ambizione sia quella di arrivare al podio e di fare un bel piazzamento perché non vedo moltissimi rivali a questi due. Ma non starà a loro controllare la corsa».

Allora corridori come Gall oppure O’Connor, che hanno importanti pedigree nelle corse a tappe, che cosa possono chiedere alla loro squadra a questo punto?

Io penso che le loro squadre – e ci avrei messo anche la UAE senza la grande sfortuna della caduta nella tappa di ieri – siano lì senza troppa pressione in primis e senza obblighi di lavorare, soprattutto per quanto riguarda le prime due settimane. Ricordiamo sempre che il Giro è una gara molto particolare dove si vince nell’ultima settimana. E quindi sarà fondamentale avere supporto nelle ultime giornate, nelle tappe dure, quelle dolomitiche, ma anche la doppia scalata verso Piancavallo, perché saranno quelle che veramente faranno la classifica.

Felix Gall si fa forte della sua costanza nei grandi giri per aspirare al podio finale
Felix Gall si fa forte della sua costanza nei Grandi Giri per aspirare al podio finale
Felix Gall si fa forte della sua costanza nei grandi giri per aspirare al podio finale
Felix Gall si fa forte della sua costanza nei Grandi Giri per aspirare al podio finale
Che cosa dovranno fare questi corridori?

Quelli che sono qui non tanto per vincere, ma per far bene in classifica, dovranno stare tranquilli con la propria squadra, arrivare più avanti possibile e cercare di giocare tutte le loro possibilità nelle ultime giornate.

Questo significa che ci sarà più spazio per le fughe?

Secondo me sì, d’altronde penso che già con l’arrivo in salita al Blockhaus, la classifica sarà abbastanza delineata e chi non sarà dentro avrà la possibilità di cercare la vittoria di tappa. Ci saranno molte squadre che saranno qui al Giro d’Italia per le vittorie di tappa, ad esempio la Soudal che ha già fatto centro con Magnier.

La Visma è pronta a fare blocco intorno a Vingegaard per controllare la corsa
La Visma è pronta a fare blocco intorno a Vingegaard per controllare la corsa
La Visma è pronta a fare blocco intorno a Vingegaard per controllare la corsa
La Visma è pronta a fare blocco intorno a Vingegaard per controllare la corsa
Avere soltanto due squadre faro della corsa rispetto a un Tour dove sicuramente ci sarà una UAE ben diversa, ma anche la stessa Decathlon partecipando Seixas, come cambia l’evoluzione generale della corsa?

E’ logico che il grosso del lavoro va tutto quanto sulle loro spalle. Ma io penso che il Giro sia bello e particolare anche per questo, perché se togliamo quello di due anni fa dominato da Pogacar, la corsa rosa si è sempre giocata nelle ultime giornate e quindi questo lo rende veramente unico, a differenza del Tour de France dove magari già dopo poche tappe sai già chi saranno i corridori che lotteranno per la maglia gialla.

Secondo te c’è più incertezza quest’anno non tanto per il discorso vittoria, ma per trovare spazi nelle posizioni alte della classifica?

Ma sì, è logico e gli italiani non devono farsi sfuggire l’occasione. Non dico solo Pellizzari, ma anche Giulio Ciccone, che ci ha sempre abituato a grandi Giri d’Italia ed è quel corridore che può cercare questi risultati di giornata, ma può anche portare a casa un piazzamento finale. Non guardiamo solo a Vingegaard, tecnicamente danese a parte è un Giro molto aperto a varie soluzioni.

La Red Bull, avendo Hindley e Pellizzari è l'alternativa al team olandese, ma avrà alleati per cambiare le gerarchie?
La Red Bull, avendo Hindley e Pellizzari è l’alternativa al team olandese, ma avrà alleati per cambiare le gerarchie?
La Red Bull, avendo Hindley e Pellizzari è l'alternativa al team olandese, ma avrà alleati per cambiare le gerarchie?
La Red Bull, avendo Hindley e Pellizzari è l’alternativa al team olandese, ma avrà alleati per cambiare le gerarchie?
Vingegaard quindi netto favorito…

C’è poco da fare, è considerato il faro della corsa come in altre occasioni viene considerato Pogacar. Tutti guarderanno a lui e al suo team e a quello che deciderà di fare.

Questo potrebbe favorire una fuga a lunga gittata, lasciarla andare in modo da non dover controllare troppo, soprattutto tutta la prima parte del Giro?

Questa è una tattica che nel ciclismo, quando correvo io, era sempre adottata da tante squadre. Ultimamente non siamo più abituati a vedere queste cose, io però penso sempre che sia utile avere una squadra con più forze possibili nell’ultima parte, soprattutto al Giro d’Italia, perché è duro, l’ultima settimana c’è molto dislivello e si fa veramente sentire. Quindi è logico che se una Visma riesce a far lavorare un’altra squadra per preservare pedine come Kuss o altri con più energie nelle ultime tappe, può essere senza ombra di dubbio un valore aggiunto per Vingegaard.

Sevilla e Tarozzi, autori della prima di una serie di fughe che Ballan pronostica molto ricca
Sevilla e Tarozzi, autori della prima di una serie di fughe che Ballan pronostica molto ricca
Sevilla e Tarozzi, autori della prima di una serie di fughe che Ballan pronostica molto ricca
Sevilla e Tarozzi, autori della prima di una serie di fughe che Ballan pronostica molto ricca
Danese a parte, chi vedi come principali rivali di Pellizzari per un podio?

Io punto molto su Ciccone perché sta facendo veramente dei passi da gigante negli ultimi anni. L’abbiamo conosciuto tre anni fa al Giro, ma da lì in poi ha cominciato veramente a farsi vedere ed è riuscito anche a ricavarsi un bello spazio in una squadra tra le più forti nel WorldTour, quindi spero veramente che riesca a fare il podio, ma soprattutto che riesca a contrastare Vingegaard nelle salite. Anche perché obiettivamente a parte i nomi citati prima, non vedo altri grandi personaggi in lizza per il podio.

Giro d'Italia, Burgas, Bulgaria, presentazione team

La Bulgaria abbraccia il Giro d’Italia e infiamma il duello

06.05.2026
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BURGAS (Bulgaria) – Se all’arrivo a Sofia il caldo era molto intenso, qui sulle sponde del Mar Nero l’aria è alquanto frizzante. E’ da questa cittadina di 200.000 abitanti, appunto Burgas, la quarta più grande della Bulgaria, che dopodomani scatterà il Giro d’Italia numero 109 della storia.

La mix zone, posta alle spalle del teatro, dove è andata in scena la presentazione dei team, è un vero via vai di tecnici, corridori, giornalisti e alcuni tifosi più intraprendenti. Fans che in qualche modo provano a intrufolarsi per un selfie o un autografo, magari con qualche secondo in più di calma. Qualcuno ci riesce anche.

Grande Partenza, grande accoglienza

Certamente la Bulgaria non vanta un’enorme tradizione ciclistica, e qualcuno poteva anche lamentare il rischio che ci fosse poca attenzione attorno a questa Grande Partenza del Giro d’Italia. E invece siamo stati smentiti subito.

L’Open Theatre di Burgas è stracolmo e all’esterno tanta gente si è radunata nel parco circostante fra bancarelle e stand. Chi non è entrato segue l’evento da alcuni schermi posti nei viali del parco che cingono il teatro.
«Questi sono giorni di festa per Burgas – ci ha detto Simeon Kichukov, giornalista bulgaro – c’è una bella atmosfera. Vedrete quanta gente ci sarà lungo le strade durante le tappe. Qui in Bulgaria, specie in questa zona, sono in tanti ad andare in bici».

All’arrivo di Jonas Vingegaard, dietro le quinte, quasi lo assalgono. E lo stesso con gli altri big. Alla fine i corridori li conoscono eccome ed è un gran bel segnale.

L’investimento per la Grande Partenza del Giro d’Italia è stato forte e strategico per la Bulgaria e in particolar modo per la zona di Burgas. Si parla di cifre che oscillano tra i 12,5 e i 15 milioni di euro. Tre tappe da venerdì a sabato con il gran finale a Sofia, capitale della Bulgaria. Qualcosa deve pur lasciare sul territorio.

Ma più che sulle infrastrutture qui si parla di promozione turistica, visto che Burgas ha una forte vocazione in tal senso. Si affaccia sul mare, ha un porto importante sia turistico sia mercantile. E potremmo anche aggiungere che nel suo entroterra non mancano ottime strade per pedalare. Da quel poco che abbiamo visto possiamo raccontare di fondi stradali ottimi e di un traffico veramente, veramente scarso. Per di più, e non è un aspetto da poco, i bulgari sono estremamente attenti al rispetto delle strisce pedonali e dei limiti di velocità: due dettagli che non guastano mai per chi vuole andare in bici.

Giro d'Italia, Burgas, Bulgaria, presentazione team
Tutta la bellezza del Trofeo Senza Fine. Il Giro si concluderà a Roma dopo 3.459 km e 48.550 m di dislivello
Giro d'Italia, Burgas, Bulgaria, presentazione team
Tutta la bellezza del Trofeo Senza Fine. Il Giro si concluderà a Roma dopo 3.459 km e 48.550 m di dislivello

E’ già duello?

Ma poi c’è anche ovviamente l’aspetto tecnico del Giro d’Italia e qui in Bulgaria tutti già parlano di duello. Un duello che potrà infiammare e appassionare gli italiani come non succedeva da moltissimo tempo. Infatti tutti danno Giulio Pellizzari quale vero rivale di Jonas Vingegaard.

Suggestione? Realtà? Sarà solo la strada a dircelo, ma una cosa è certa: nessuno dei due si nasconderà e i numeri dicono che, soprattutto in salita, sono i più forti.

«Fa piacere sentire queste parole – ha detto Pellizzari – significa che qualcosa di bello lo stiamo facendo. Ma bisogna restare con i piedi per terra. Sarà un Giro durissimo. Le prime sette tappe saranno abbastanza insidiose e poi becco il Blockhaus e la crono. Lì inizierà il vero Giro. Per ora non sto sentendo grande pressione».

Andrea Berton di Eurosport ha chiesto proprio a Giulio: «Vingegaard è imbattibile?». E il marchigiano ha risposto: «D’imbattibile non c’è nessuno». Risposta secca, chiara, affatto sbruffona, ma piuttosto capace di lasciare speranze e sogni aperti. Due elementi che possono trasformarsi in una benzina buona quasi come quella dei tanto decantati carboidrati. «Ma l’importante – ha concluso Pellizzari – è dare il massimo, fare bene. Non vedo l’ora di iniziare».

Jonas: testa solo al Giro?

E Vingegaard? Il leader della Visma-Lease a Bike fa tutta la mix zone con le mani raccolte dietro la schiena. Appare magro il giusto ma anche molto tranquillo. Non è super espansivo e neanche con i selfie si concede più di tanto al pubblico. Ma si sapeva.

«Sono pronto – dice il danese – Ho deciso di fare il Giro lo scorso novembre e la ragione principale è che è una delle grandi gare. Ho sempre sognato di farlo. Sarà una corsa difficile e molto dura. Alla Vuelta, dopo il Tour, sono stato più forte e questo Giro può portarmi a un livello più alto per la Grande Boucle.
Adesso sono contento di essere qui e sto aspettando queste tre settimane. Se dovessi riuscire a vincere il Giro realizzerei un sogno».

«Pellizzari il mio primo contendente? Penso che sia uno dei contendenti. Ci sono molti altri corridori forti. UAE Emirates e proprio la sua  Red Bull-BORA hanno delle ottime squadre. Sarei venuto anche se ci fosse stato Pogacar».

La presentazione di Burgas, indovinate come si conclude? Con l’immancabile Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri, un must d’Italia (e del Giro) nel mondo. Ma che ci sta molto bene per chiudere la serata e lanciare la corsa rosa, sempre avvolta da enorme passione.

Colosseo, Giro 2025

Giro in vista. Assenti, protagonisti, tattiche. Parla Martinelli

05.05.2026
5 min
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Senza Richard Carapaz, Joao Almeida e Mikel Landa, ma con un solo faro: Jonas Vingegaard. Tra pochi giorni si appresta a prendere il via un Giro d’Italia a dir poco particolare, almeno sul fronte dei partenti per la generale. Sarà davvero così facile per il capitano della Team Visma | Lease a Bike? E chi si giocherà la maglia rosa?

Di fronte a questi dubbi e alla corsa che sarà, Giuseppe Martinelli ci ha detto la sua. Ed è sorprendente come certe tattiche possano rivelarsi molto meno scontate di quel che ci si possa aspettare.

Astana Proteam 2016 - Training Camp Calpe, Giuseppe Martinelli
Esperto, preparato, vincente: Giuseppe Martinelli ha avuto una brillante carriera in ammiraglia, guidando tanti campioni. Su tutti Pantani, Simoni e Nibali
Astana Proteam 2016 - Training Camp Calpe, Giuseppe Martinelli
Esperto, preparato, vincente: Giuseppe Martinelli ha avuto una brillante carriera in ammiraglia, guidando tanti campioni. Su tutti Pantani, Simoni e Nibali
Giuseppe, comincia il Giro d’Italia fra tante defezioni importanti. In questo quadro c’è il rischio che il favorito, Vingegaard immaginiamo, si rilassi un po’ troppo?

Anche per me Vingegaard è il favorito. L’unica sua preoccupazione in questo momento è come gestire la corsa. Perché il Giro è sempre un po’ difficile da controllare. Al Tour de France non controlli sempre tu: una volta controlla la squadra del velocista, un’altra chi vuole andare in fuga. In più in Francia ci sono tantissimi corridori di alto livello. Al Giro invece, se va via una fuga più o meno importante, diventa un tiri tu che tiro io. Tutto si complica un pochino: essendoci meno concorrenti di alto livello, la gestione diventa meno lineare.

Però qui conta anche la sua squadra…

Esatto e la sua è molto buona. Con quegli uomini sa di poter gestire. Chiaramente è il favorito per tutti. Io spero che sbagli qualcosa, non per andare contro di lui, ma per lo spettacolo e soprattutto a vantaggio di Giulio Pellizzari, che potrebbe essere il primo rivale e ha anche lui una squadra importante.

In effetti Visma e Red Bull-BORA-hansgrohe hanno due squadre nettamente superiori alla media…

Sì, diciamo che potrebbero anche coalizzarsi in qualche tappa più insidiosa o mista, specie prima del Blockhaus. Tra l’altro, restando a Pellizzari, mi sembra che Jai Hindley sia convinto anche di correre in appoggio. Credo che i ruoli siano abbastanza chiari. Mentre Aleksandr Vlasov mi sembra destinato a un ruolo di gregario e credo lo abbia capito anche lui. Vi dico la verità: andando in quel team credevo facesse il salto di qualità. All’inizio ha fatto benino, poi sempre meno. Però un corridore così è un vantaggio per Pellizzari, perché in salita resta davanti facilmente.

Pellizzari, Giro, Tirreno
Per Martinelli, Pellizzari è la seconda forza del Giro e può contare su una squadra importante
Pellizzari, Giro, Tirreno
Per Martinelli, Pellizzari è la seconda forza del Giro e può contare su una squadra importante
Vingegaard e Pellizzari: chi è un terzo uomo su cui punteresti? Felix Gall come lo vedi?

Prima di lui metterei Egan Bernal. Può essere una mina vagante, perché sta andando forte. Forse tre settimane a quei ritmi possono essere tante, però ha esperienza ed è un campione. Un altro nome che mi sono segnato è Ben O’Connor. Non è un fuoriclasse assoluto, però in una corsa di tre settimane puoi anche un po’ nasconderti. Per esempio fino al Blockhaus può restare coperto. Non credo succederà nulla di così straordinario. E lo stesso fino alla crono, la maxi cronometro.

Lì secondo te Vingegaard potrebbe ammazzare il Giro?

Potrebbe essere la tappa che ci dirà davvero che Vingegaard abbiamo di fronte.

Magari sarà anche un test per il Tour, ci sono i materiali…

Sinceramente spero che Jonas non pensi neanche per un secondo al Tour. Deve vincere il Giro, perché è nelle sue corde. E poi al Tour, con un Tadej Pogacar così, sa anche lui cosa lo aspetterà…

Jonas Vingegaard quest'anno ha vinto Parigi-Nizza e Catalogna. Quando proverà la doppietta elvetica?
Jonas Vingegaard è il favorito numero uno anche per Martinelli. Ma davvero sarà tutto così facile per il danese?
Jonas Vingegaard quest'anno ha vinto Parigi-Nizza e Catalogna. Quando proverà la doppietta elvetica?
Jonas Vingegaard è il favorito numero uno anche per Martinelli. Ma davvero sarà tutto così facile per il danese?
Scorriamo ancora la starting list, Giuseppe. Prima hai parlato di Bernal: e dell’altro leader della Ineos, Thymen Arensman cosa ci dici?

Secondo me tutti questi atleti di tale calibro, penso anche a Santiago Buitrago e O’Connor, possono correre per un piazzamento. Magari non si correranno appositamente uno contro l’altro, ma se va via uno, gli corre dietro quello che lo segue in classifica e a cascata tutti gli altri. Quando c’è poca concorrenza diventa difficile controllare, se non hai una squadra veramente forte.

Tutti contro tutti?

Sotto questo punto di vista il Giro è molto complesso. Alla fine ho paura che si correranno dietro per il quarto, quinto o sesto posto… mentre Pellizzari e Vingegaard, con due squadre del genere, potrebbero fare corsa parallela. Quasi allearsi in qualche modo, anche se oggi non si coalizza più nessuno: sono troppi gli interessi delle squadre.

Stavamo dimenticando Adam Yates. Cosa ne pensi di lui?

E’ nella squadra che vince sempre tutto, perciò nulla gli preclude di poter fare il colpaccio, come è successo al suo gemello l’anno scorso. Però certe cose succedono una volta ogni tantissimi anni. Io sono certo che Adam correrà nel suo gruppetto, appena dietro ai primi, e quando qualcuno si stacca lui lo salta. Penso che ci accorgeremo davvero di lui nelle ultime tappe.

Qualche chilometro accanto al fratello Adam: per i gemelli Yates un Giro dalle luci differenti
Adam Yates accanto al fratello Simon lo scorso anno vestito di rosa. Anche Simon al via non era tra i favoriti per il Giro 2025
Qualche chilometro accanto al fratello Adam: per i gemelli Yates un Giro dalle luci differenti
Adam Yates accanto al fratello Simon lo scorso anno vestito di rosa. Anche Simon al via non era tra i favoriti per il Giro 2025
Sarebbe stato Almeida il vero avversario di Vingegaard?

Sì, perché avrebbe avuto la squadra a disposizione e forse anche una squadra più forte di questa, magari con uno scalatore in più. Secondo me l’assenza di Almeida è pesante per il Giro d’Italia, sia per il nome sia per la corsa in sé. Ed è un peccato, perché mancano anche altri corridori importanti. In un Giro così anche Landa avrebbe potuto dire la sua. Carapaz è sempre pronto a saltare fuori e alla fine c’è sempre.

Ultima domanda, Martino: potrebbe esserci una sorpresa tra gli uomini di classifica? O c’è qualcuno che ti incuriosisce?

Non vorrei dimenticare Giulio Ciccone, che magari parte senza l’assillo della classifica, ma poi, come spesso gli capita, ci si ritrova. Se fossi il suo direttore sportivo gli proporrei di uscire subito dalla classifica, ma non del tutto: magari entrare in una fuga da lontano per recuperare terreno e avere spazio per vincere una tappa. Alla fine, se ci pensate bene, uno dei primi dieci del Tour – il sesto o l’ottavo, non so – viene quasi sempre da una fuga presa a suo tempo e poi difesa fino in fondo.

Presentazione maglia rosa 2026, Roma, RCS Sport (immagine Lapresse/Falcone)

EDITORIALE / Il Giro che verrà, pensieri e campioni

04.05.2026
5 min
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Sarà più facile raccontarlo una volta iniziato, che immaginare sin d’ora scenari e prospettive. La presentazione delle squadre di mercoledì a Burgas, sulle spiagge del Mar Nero, lancerà il Giro d’Italia 2026: il primo senza un ammiraglio al timone e con la maglia rosa dei quattro sponsor.

Dopo Cougnet e Torriani, Castellano, Zomegnan, infine Mauro Vegni (che al disegno del prossimo Giro ha avuto parte), presa nota delle voci che vorrebbero Nibali al centro della scena, la corsa rosa partirà senza la più classica figura di riferimento, che al Tour è Christian Prudhomme e alla Vuelta Javier Guillen. Qualcuno con cui parlare di ciclismo e temi pratici al villaggio di partenza o con cui affrontare un approfondimento derivante da quel che la corsa proporrà nelle tre settimane. Il suo nome sarà annunciato in Bulgaria? Staremo a vedere.

Quest'anno Vingegaard ha corso soltanto Parigi-Nizza e Catalunya, vincendole entrambe
Vingegaard favorito del Giro. Quest’anno ha corso soltanto Parigi-Nizza e Catalunya, vincendole entrambe. E’ al debutto
Quest'anno Vingegaard ha corso soltanto Parigi-Nizza e Catalunya, vincendole entrambe. Sarà il suo primo Giro
Vingegaard favorito del Giro. Quest’anno ha corso soltanto Parigi-Nizza e Catalunya, vincendole entrambe. E’ al debutto

Capitan Vingegaard

Dovendo e volendo immaginare lo svolgimento della corsa, in cima alla catena alimentare va collocato Jonas Vingegaard. Difficile dire se il danese abbia ragionato come Roglic, il quale dichiarò in tempi non sospetti che il solo modo rimastogli per vincere grandi corse fosse andare in quelle senza Pogacar. Se si sia concentrato sulla possibilità di ottenere la tripla Corona prima del campione del mondo, avendo già vinto per due volte il Tour e nel 2025 anche la Vuelta. Se, come hanno spiegato i suoi tecnici, il Giro prima del Tour gli dia la giusta base di lavoro per arrivare meglio alla sfida francese. O se infine abbia ricevuto un profumato invito su cui ha poggiato tutte le motivazioni precedenti.

Sta di fatto che il leader della Visma Lease a Bike, come tutti coloro che siano riusciti in precedenza a essere protagonisti del Tour, sarà l’uomo da battere e avrà attorno una squadra di grande solidità, in cui pedalerà anche Davide Piganzoli: corridore da non perdere di vista.

Pellizzari ha appena vinto il Tour of the Alps: al Giro vanta il 6° posto 2025
Pellizzari ha appena vinto il Tour of the Alps: al Giro vanta il 6° posto 2025
Pellizzari ha appena vinto il Tour of the Alps: al Giro vanta il 6° posto 2025
Pellizzari ha appena vinto il Tour of the Alps: al Giro vanta il 6° posto 2025

La carta Pellizzari

Accanto a Vingegaard ci piace immaginare che Giulio Pellizzari, fresco vincitore al Tour of the Alps, possa fare la sua parte puntando al podio e sperando ovviamente in meglio. I ragionamenti che ci ha affidato Paolo Artuso e che abbiamo pubblicato sabato sera fanno pensare che la sfida sia possibile e che il marchigiano, affiancato da Jai Hindley, possa contendere la leadership del danese con cui si è confrontato all’ultima Vuelta, chiusa al sesto posto in cui tuttavia non aveva mire di classifica.

A ben vedere, Vingegaard dovrà vedersela con la coppia Red Bull-Bora, ma anche quella della Netcompany-Ineos (così si chiamerà la squadra britannica proprio a partire dal Giro) illustrata stamattina da Leonardo Basso. Per il resto avrà a che fare con una serie di clienti certamente scomodi, con nobili trascorsi e un presente ancora al di sotto delle righe. Derek Gee, come pure Ben O’Connor, Enric Mas e Adam Yates, Christen, Storer, Gall, Buitrago e Caruso potrebbero determinare una serie di situazioni tattiche imprevedibili.

Al novero dei corridori da seguire ci piace aggiungere anche Giulio Ciccone, che ha già detto di non voler puntare alla classifica, ma che lo scorso anno fino alla caduta di Gorizia ne carezzava l’eventualità. Ci sarà da capire se la Visma-Lease a Bike sarà al Giro per schiacciare la corsa o cercherà di vincere col minimo sforzo, avendo in testa soprattutto il Tour.

Il 29 maggio, presentata a Roma l'ultima tappa e la maglia rosa. Da sinistra, bellino, Casillo, Nibali, Cairo, Onorato e Barigelli (immagine Lapresse/Falcone)
Il 29 maggio, presentata a Roma la maglia rosa. Da sinistra, Paolo Bellino, Casillo (Altograno), Nibali, Cairo, Onorato e Barigelli (immagine Lapresse/Falcone)

L’immagine del Giro

Non è detto che per avere una bella corsa servano i migliori attori del cast, che comunque aiuta. Il Giro d’Italia del 1994 vedeva al via Miguel Indurain che negli ultimi quattro anni aveva vinto tre Tour e due Giri, poi una serie di nomi dal grande passato e dal presente da interpretare come Bugno, Chiappucci e Tonkov. Ne venne fuori una delle corse più belle che il pubblico italiano ricordi, con la vittoria di Berzin e Pantani, che si rivelò anche al mondo del professionismo, che mise in croce il grande spagnolo nell’indimenticabile tappa di Aprica.

Anche quest’anno abbiamo lo straniero fortissimo, sfidanti da interpretare e un giovane italiano che sta crescendo con passi solidi. Potrebbe esserci quello che serve per dare luce alla sfida, senza però dimenticare che il Giro d’Italia ha bisogno di un progetto a lungo termine su cui poggiare la sua grande storia. Altrimenti anche la sua immagine di corsa più bella del mondo nel Paese più bello del mondo rischia di uscirne sfocata, con le inevitabili (a quel punto) defezioni dei grandi corridori, attratti come falene dalla forte luce del Tour che sarà pure una macchina da soldi, tuttavia mantiene una potentissima identità tecnica.

Il fatto di avere quattro sponsor sulla maglia (Io sono Friuli Venezia Giulia, Altograno, ENIT e Masaf-La Cucina Italiana) è il frutto di una grande ricerca di mercato o spia della difficoltà nel trovare un nome più grande cui legarla?

Chi è il re delle corse a tappe? Una statistica sorprendente…

Chi è il re delle corse a tappe? Una statistica sorprendente…

16.04.2026
5 min
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Quando si parla di corse a tappe ci si concentra sempre sui Grandi Giri, su chi è riuscito a conquistare la Tripla Corona e il fatto che fra questi ci siano due italiani (Felice Gimondi e Vincenzo Nibali) è un grande titolo di merito per il nostro ciclismo. Ma se allarghiamo il discorso, se invece di analizzare Giro, Tour e Vuelta guardiamo alla categoria immediatamente successiva, quali sono i nomi più in luce?

Ci si aspetterebbe il solito Eddy Merckx, unico a vantare nel proprio curriculum sia la Tripla Corona che il Grande Slam delle classiche, ma lui era il Cannibale che come sempre ricorda De Vlaeminck ha avuto il merito (o la colpa, dipende da come lo si guarda) di depredare un’intera generazione che era composta da grandissimi campioni penalizzati solo dalla coesistenza con un mostro, sportivamente parlando. Neanche il belga è riuscito però a realizzare la collezione completa delle grandi corse a tappe.

Merckx insieme al compianto Tom Simpson, Parigi-Nizza 1967. Il belga ne vincerà 3 dal 1969 (foto Facebook)
Merckx insieme al compianto Tommy Simpson, Parigi-Nizza 1967. Il belga ne vincerà 3 dal 1969 (foto Facebook)
Merckx insieme al compianto Tom Simpson, Parigi-Nizza 1967. Il belga ne vincerà 3 dal 1969 (foto Facebook)
Merckx insieme al compianto Tommy Simpson, Parigi-Nizza 1967. Il belga ne vincerà 3 dal 1969 (foto Facebook)

I sei capisaldi delle corse a tappe

Già, ma quali sono? Si tratta di sei capisaldi del calendario internazionale, quelle che sono sopravvissute a ogni ciclico cambiamento: in ordine di effettuazione, abbiamo Parigi-Nizza, Tirreno-Adriatico, Volta a Catalunya, Delfinato (che quest’anno cambia nome diventando Tour Auvergne-Rhone Alpes), Giro di Svizzera e Giro di Romandia.

Merckx è uno di quelli che ha vinto 5 di queste corse, ma gli manca la Tirreno-Adriatico. Ci provò quand’era ormai a fine carriera, quando il suo dominio non era più tale, nel 1976, e ci arrivò davvero vicino, vincendo la seconda tappa a Monte Livata, ma inchinandosi poi a chi quella corsa se la sentiva nel sangue: proprio Roger De Vlaeminck, padrone incontrastato dal 1972 fino al ’77. Alla fine 53” privarono Merckx del suo ennesimo record, rendendolo irraggiungibile.

Sean Kelly, primatista assoluto di successi nelle corse a tappe medie con 11 vittorie
Sean Kelly, primatista assoluto di successi nelle corse a tappe medie con 11 vittorie
Sean Kelly, primatista assoluto di successi nelle corse a tappe medie con 11 vittorie
Sean Kelly, primatista assoluto di successi nelle corse a tappe medie con 11 vittorie

Porte, fermatosi a un passo dalla gloria

Nessuno è riuscito a vincerle quelle 6 corse, ma con Merckx ci sono altri due corridori capaci di collezionarne cinque. Il primo è Richie Porte, proprio per questo considerato un autentico maestro nelle corse a tappe di media lunghezza. Il tasmaniano non è mai riuscito a tradurre questa capacità nell’arco delle tre settimane, anche se ha potuto almeno chiudere la carriera col ricordo di un podio al Tour de France nel 2020.

Curiosamente, anche l’australiano è rimasto all’asciutto proprio alla Tirreno-Adriatico. Ci ha provato più volte, sin dalla sfortunata edizione del 2014 quando fu costretto al ritiro da una gastroenterite quand’era quarto e in piena lotta per il successo finale. Il suo miglior risultato resta quindi il 4° posto del 2022, l’ultimo suo anno di attività, quando ormai aveva dato tutto il meglio.

Richie Porte è stato un vero specialista, centrando vittorie dappertutto, ma la Tirreno-Adriatico lo ha respinto
Richie Porte è stato un vero specialista, centrando vittorie dappertutto, ma la Tirreno-Adriatico lo ha respinto
Richie Porte è stato un vero specialista, centrando vittorie dappertutto, ma la Tirreno-Adriatico lo ha respinto
Richie Porte è stato un vero specialista, centrando vittorie dappertutto, ma la Tirreno-Adriatico lo ha respinto

Roglic è pronto al grande colpo

Se Merckx e Porte non hanno possibilità di completare la collezione, altri possono farlo e quello più vicino di tutti è Primoz Roglic. Lo sloveno (nella foto di apertura al Romandia) è un vero specialista in questo tipo di competizioni, tanto che vanta ben 9 successi distribuiti fra 5 gare, un numero inferiore solo alle 11 vittorie di Sean Kelly, l’irlandese che però ne ha concentrate ben 7 alla Parigi-Nizza, a cui aggiunge due doppiette alla Volta a Catalunya e al Giro di Svizzera. Ed è proprio la corsa elvetica quella che manca a Roglic, autore di doppiette in tutte le altre prove salvo la Parigi-Nizza vinta nel 2022.

Lo sloveno sa di questa ghiotta opportunità: vincendo in Svizzera coglierebbe un risultato mai raggiunto nella storia del ciclismo, dando un’ulteriore impronta alla sua importante carriera, ma non stiamo parlando di un Grande Giro o del Grande Slam che per il suo connazionale Pogacar sta diventando un’ossessione. Nei programmi stabiliti lo scorso inverno, Roglic aveva posto la partecipazione al Giro di Svizzera come una delle colonne portanti della sua stagione, ma ora la sua presenza non è più tanto sicura.

Vingegaard e Pogacar, la loro sfida si gioca anche in questo specifico ambito
Vingegaard e Pogacar, la loro sfida si gioca anche in questo specifico ambito
Vingegaard e Pogacar, la loro sfida si gioca anche in questo specifico ambito
Vingegaard e Pogacar, la loro sfida si gioca anche in questo specifico ambito

Ma il vincitutto è in agguato…

E Pogacar? Tadej come si sa è molto attento nella “collezione di successi” e punta a vincere tutto quel che conta davvero. L’iridato vanta 5 successi in 4 corse, con le due vittorie alla Tirreno-Adriatico nel 2021-22 che si uniscono alla Parigi-Nizza 2023, Catalunya 2024, Delfinato 2025. Gli mancano le due prove elvetiche e proprio su queste ha posto la sua attenzione nel cammino di avvicinamento al Tour de France.

Come ci arriverà? Difficile pensare a un Pogacar che non parta per vincere, è nella sua natura provarci sempre e comunque, qualsiasi sia il valore della corsa, esattamente come faceva Merckx. Certo, realizzare l’impresa non lenirebbe il dolore della Roubaix sfuggita proprio nel finale nel tripudio dei tifosi belgi di Van Aert, ma sarebbe un bel viatico verso la sua caccia all’ennesima maglia gialla, per poi mettere nel mirino nuovi record.

Jonas Vingegaard quest'anno ha vinto Parigi-Nizza e Catalogna. Quando proverà la doppietta elvetica?
Jonas Vingegaard quest’anno ha vinto Parigi-Nizza e Catalogna. Quando proverà la doppietta elvetica?
Jonas Vingegaard quest'anno ha vinto Parigi-Nizza e Catalogna. Quando proverà la doppietta elvetica?
Jonas Vingegaard quest’anno ha vinto Parigi-Nizza e Catalogna. Quando proverà la doppietta elvetica?

Quando l’assalto di Vingegaard?

E non dimentichiamo che come Pogacar c’è anche un certo Jonas Vingegaard che vanta un poker di successi in questa speciale graduatoria. Al danese della Visma-Lease a Bike, che quest’anno è salito prepotentemente nella classifica aggiudicandosi Parigi-Nizza e Catalunya, mancano come allo sloveno proprio le due corse elvetiche. Al Giro di Svizzera non ha mai preso parte, il Romandia lo ha corso solo nel 2019 quando, ancora giovanissimo, chiuse al 72° posto. Ma era un altro Vingegaard…

Per quest’anno, compresso fra Giro e Tour, non se ne parla, ma l’idea di completare la collezione non gli è certo indigesta. Molto dipenderà da come andranno le cose quest’anno, sia per lui nei Grandi Giri che per i rivali sloveni nelle due corse elvetiche.

Vingegaard e Piganzoli, Catalunya 2026

Piganzoli studia e Vingegaard cresce in vista del Giro

13.04.2026
6 min
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Ancora immersi nella sbornia delle classiche del Nord, c’è però anche tempo per pensare, e ripensare, ad altro. Qualche settimana fa, infatti, si è conclusa la Vuelta a Catalunya, vinta da Jonas Vingegaard, e di questo successo faceva parte anche Davide Piganzoli.

Andiamo dunque in casa Visma-Lease a Bike per capire meglio quali siano i primi approcci del “Piga” con il suo capitano, ma anche per fare il punto sulla sua condizione e su come i gialloneri stanno lavorando in ottica Giro d’Italia.

Davide Piganzoli
Davide Piganzoli (classe 2002) è approdato quest’anno alla Visma. Fa parte del gruppo che guiderà Vingegaard al Giro
Davide Piganzoli
Davide Piganzoli (classe 2002) è approdato quest’anno alla Visma. a parte del gruppo che guiderà Vingegaard al Giro
Come archiviamo questo Catalunya, Davide? Come ti sei sentito?

Sicuramente lo archiviamo in modo molto positivo. Era una gara su cui la squadra puntava molto. Siamo andati con l’ambizione di vincere con Jonas e abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Dovevamo rimanere calmi nei primi giorni, cercare di restare al riparo senza cadute o complicarci la vita in qualche modo. Ci è un po’ dispiaciuto per il giorno in cui hanno accorciato la tappa in salita, perché era una buona opportunità per noi. Però alla fine abbiamo avuto altre due giornate positive.

E tu?

Un giorno sono andato in fuga per togliere un po’ di lavoro alla squadra, in modo tale che non dovesse tirare dietro. Ho dovuto tirare io, ma sono sicuro che abbiamo risparmiato tante energie in generale. Il mio lavoro con il team passa anche da questi aspetti. Poi quel giorno ha vinto Jonas, e lo ha fatto in modo molto netto, con una certa superiorità. Quindi bene così.

Lo hai detto tu, Vingegaard era tanto superiore. Com’è l’ambiente in casa Visma? Quanto va forte? Dovrà crescere ancora pensando al Giro?

Parlando con lui si sente veramente molto forte e crede di non essere ancora al massimo della sua forma. Ha fatto un bello step rispetto all’anno scorso, nello stesso periodo, ed è perciò consapevole che lavorando bene può crescere ancora. Ora ci aspetta un altro periodo molto intenso di allenamenti, tanto è vero che siamo qui sul Teide con quasi tutto il gruppo del Giro.

Quindi c’è anche Vingegaard lassù?

Sì, anche lui. Facciamo tre settimane di lavoro qui prima del Giro e credo che questo blocco in altura ci darà dei buoni risultati.

Il lombardo sta trovando i suoi spazi alla Visma. E con la squadra c'è fiducia
Il lombardo sta trovando i suoi spazi alla Visma. E con la squadra c’è fiducia
Il lombardo sta trovando i suoi spazi alla Visma. E con la squadra c'è fiducia
Il lombardo sta trovando i suoi spazi alla Visma. E con la squadra c’è fiducia
Davide, parlaci meglio di questi primi approcci in corsa con Jonas. Come sono stati con lui? Che tipo di leader è? E’ esigente? Vuole stare davanti? Parla molto?

Molto no, ma parla nel momento giusto. Parla nel momento in cui bisogna essere davanti. Poi ci sono anche momenti più tranquilli. Io con lui ho disputato anche la Parigi-Nizza e, sin lì come al Catalunya, abbiamo deciso di correre indietro. E’ stato così per due frazioni alla Parigi-Nizza e una al Catalunya. Eravamo quasi sempre in fondo al gruppo per risparmiare energie e seguire il nostro percorso di crescita. Chiaramente lo abbiamo fatto in tappe in cui reputavamo fosse possibile farlo. Non solo.

Vai avanti…

Tutta la squadra era attorno a Jonas, pronta nel caso fosse successo qualcosa. Certo, è un rischio correre così, però abbiamo cercato di capire i benefici e le possibili perdite che c’erano nel gareggiare in questo modo nell’economia della corsa. Ci è andata bene, ma sappiamo che non dobbiamo esagerare. Per il resto, per come è Jonas, da quel che ho visto è uno che sa stare bene davanti e, anche se c’è da sgomitare, non ha problemi.

Invece a te che effetto ha fatto stare sempre più dentro a questi meccanismi? Cosa significa tirare per uno di questi super fenomeni del ciclismo attuale? Perché immaginiamo che un conto sia vederli da fuori e un conto sia starci dentro…

Vero, lavorarci è un’altra cosa. Da dentro ti danno ancora più motivazione. Quando lavori per un obiettivo così grosso come il Giro d’Italia cambia tutto. Alla fine l’anno scorso lavoravo per andare al Giro cercando di far bene, quest’anno lavoro perché so che il mio capitano potrebbe vincerlo. E’ tutta un’altra mentalità e questo credo faccia gran bene al gruppo. Siamo tutti molto tranquilli, molto allegri e soprattutto molto motivati. Penso che, quando ti ritrovi in gruppi di lavoro così, sia anche più facile andare forte.

Vingeaard ha mostrato un superiorità netta al Catalunya, ma secondo Piganzoli può crescere ancora in vista del Giro
Vingegaard ha mostrato un superiorità netta al Catalunya, ma secondo Piganzoli può crescere ancora in vista del Giro
Vingeaard ha mostrato un superiorità netta al Catalunya, ma secondo Piganzoli può crescere ancora in vista del Giro
Vingegaard ha mostrato un superiorità netta al Catalunya, ma secondo Piganzoli può crescere ancora in vista del Giro
Come cambia la riunione in una squadra del genere? Cosa si dice in una riunione prima di una tappa in una squadra come la Visma che punta a vincere con Vingegaard?

Si punta a far bene. Si parte sempre con l’ambizione di vincere e c’è sempre un piano. Chiaramente sappiamo anche che il piano può cambiare in corsa e devo dire che sono bravi i miei compagni o il direttore in ammiraglia a modificarlo in base a come sta Jonas e a come si è messa la corsa. Noi immaginiamo dei possibili scenari prima di una determinata tappa e cerchiamo di farci trovare pronti. Sin qui abbiamo corso bene. E comunque quando senti una riunione in cui si dice di andare a vincere è sicuramente diverso dal dire “proviamo a far bene”.

Jonas ti ha chiesto qualcosa in particolare? Oppure ti ha dato una pacca sulla spalla. O al contrario ti ha ripreso?

Al Catalunya, il giorno dopo che sono andato in fuga, la squadra sapeva che avrei fatto fatica per via delle energie spese. Avevo dato veramente tanto e Jonas, che lo ha notato, mi ha detto di lavorare subito. Io dunque mi sono messo a disposizione dei compagni prima rispetto a quanto era pianificato, poi ho proseguito del mio passo.Vingegaard comunque ha sempre avuto buone parole con me all’arrivo e anche questo ti fa capire la qualità del corridore. E non è solo questo: ogni tanto mi manda anche messaggi e questo fa piacere.

Prima abbiamo parlato della riunione, Davide. Ma come funziona quando bisogna preparare un attacco? Ti dicono: «Da qui a qui devi tirare a 400 watt», per esempio?

Qualcosa di simile, sì. Magari ci si divide la gara: c’è chi fa la prima parte, chi la seconda, chi tira nella salita dove vuole partire Jonas. Però torno a dire che le cose possono cambiare, perché non è detto che ognuno poi stia come pianificato. Non si sa mai come ci si sente in gara. Un giorno dovevo aiutarlo sulla penultima salita, però mi sono staccato quando eravamo rimasti in 25 corridori. Sono riuscito a rientrare in discesa e a quel punto ho dato una mano nella valle prima della salita finale. Ripeto, sono cose che in corsa cambiano.

Piganzoli e compagni stanno lavorando molto la bici da crono. ccoli nel precedente ritiro in quota a Sierra Nevada a fine febbraio
Piganzoli e compagni stanno lavorando molto la bici da crono. ccoli nel precedente ritiro in quota a Sierra Nevada a fine febbraio (foto Instagram)
Piganzoli e compagni stanno lavorando molto la bici da crono. ccoli nel precedente ritiro in quota a Sierra Nevada a fine febbraio
Piganzoli e compagni stanno lavorando molto la bici da crono. ccoli nel precedente ritiro in quota a Sierra Nevada a fine febbraio (foto Instagram)
Per fare l’ultimo uomo di un corridore del genere serve ancora tanto, Davide?

Un po’ sì. La squadra mi sta dando tanta fiducia e questo vuol dire molto per me. Sia alla Parigi-Nizza che al Catalunya avevo i miei spazi dopo aver aiutato e non sempre ero quello che doveva tirare. Spesso mi mettevano sulla sua ruota per cercare di fare la mia corsa e capire meglio come funzionano queste gare. Rispetto all’anno scorso sicuramente mi sento più vicino a questo compito dell’ultimo uomo, ma sono consapevole che c’è ancora tanto da lavorare. Alla fine siamo qui per questo.

Quanto sei migliorato? O meglio, quanto senti di essere migliorato?

Sono migliorato parecchio. I numeri lo stanno dimostrando. Non raccolgo risultati come l’anno scorso solo perché ci sono giorni in cui ho le mie possibilità e giorni in cui lavoro per la squadra. Però mi sento cresciuto tanto sotto diversi aspetti.

In questo training camp in altura state lavorando anche con la bici da crono?

Sì, l’abbiamo portata qui. Faremo alcuni giorni con la bici da crono per rifinire la posizione e aumentare il feeling. Insomma, sta andando tutto molto bene. Non ci possiamo lamentare!

Il Catalunya visto da Fortunato, al passo in salita con i big

Il Catalunya visto da Fortunato, al passo in salita con i big

03.04.2026
5 min
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Non solo classiche. Chi non è interessato alle prove sui muri e sul pavé si concentra su altri eventi comunque di altissimo spessore che offrono molti spunti d’interesse. E’ stato così la scorsa settimana, fino a domenica per la Volta a Catalunya nella quale Jonas Vingegaard ha dato un’altra risposta da par suo a Tadej Pogacar, aggiudicandosi la seconda corsa a tappe di stagione e dimostrando che il suo cammino di avvicinamento al prossimo Giro d’Italia procede nel migliore dei modi.

In Catalogna Vingegaard si doveva confrontare con un altro di quella ristrettissima cerchia di fenomeni contemporanei che risponde al nome di Remco Evenepoel e le scintille ci sono state, a dir la verità più sul piano dialettico che atletico. Ma la gara ha detto anche altro: tra i protagonisti c’era anche Lorenzo Fortunato che con il suo 14° posto è risultato il migliore degli italiani.

Per Fortunato una  prestazione nel complesso soddisfacente, superiore al 14° posto finale
Per Fortunato una prestazione nel complesso soddisfacente, superiore al 14° posto finale
Per Fortunato una prestazione nel complesso soddisfacente, superiore al 14° posto finale
Per Fortunato una prestazione nel complesso soddisfacente, superiore al 14° posto finale

«Alla fine hanno tolto un arrivo in salita – dice – ma nonostante questo, è stata una corsa dura, molto dura. D’altronde il Catalunya non prevede cronometro, si decide tutto sugli arrivi in salita. Quindi alla fine emergono sempre i migliori».

Evenepoel ha detto che Vingegaard ha corso sempre in difesa. Tu che sei sempre stato nel gruppo di testa, puoi dire se veramente è stato così?

Bisogna intendersi: Jonas alla fine correva in difesa perché la Red Bull correva in attacco. Le prime quattro tappe sono procedute senza grandi sviluppi, a parte la terza dove il team del belga ha attaccato. Nella frazione contraddistinta dal vento, la squadra tedesca ha corso in attacco, quindi la Visma si è difesa intorno al suo capitano. Nel primo arrivo in salita i Red Bull hanno tirato tutto il giorno a un ritmo veramente alto, ma questo ha fatto gioco anche a Vingegaard. Il secondo giorno invece per metà tappa ha tirato la Visma, ma poi sul finale ha attaccato la Red Bull perché doveva recuperare il tempo perso il giorno prima.

Evenepoel ha provocato un po' Vingegaard, denotando il suo scarso spirito d'iniziativa
Al Catalunya Evenepoel ha provocato un po’ Vingegaard, più a parole tuttavia che con i fatti
Evenepoel ha provocato un po' Vingegaard, denotando il suo scarso spirito d'iniziativa
Al Catalunya Evenepoel ha provocato un po’ Vingegaard, più a parole tuttavia che con i fatti
Come hai visto quindi i due maggiori protagonisti?

In salita si è visto che alla fine Vingegaard aveva più gambe, quindi nell’economia totale della corsa io penso che il danese sia a un livello un po’ più alto di Remco in montagna. Evenepoel da parte sua ha dimostrato in pianura di essere veramente forte, anche più di Vingegaard pur non essendoci prove contro il tempo. Ma il Catalunya si corre e si vince in montagna e Jonas faceva un po’ il bello e il cattivo tempo…

La montagna è anche il tuo pane. Vedendo anche gli altri, chi è che ti ha impressionato?

Togli Vingegaard e la coppia Lipowitz ed Evenepoel, con il tedesco che non mi è sembrato per nulla male, sono andati forte anche la coppia Decathlon con Gall e Riccitello entrambi in top 10 e sempre nel vivo della corsa, ma soprattutto Lenny Martinez.

Evenepoel e Lipowitz, la coppia della Red Bull dove il tedesco ha preso le redini con il passare dei giorni
Evenepoel e Lipowitz, la coppia della Red Bull: il leader in Catalunya è stato il tedesco
Evenepoel e Lipowitz, la coppia della Red Bull dove il tedesco ha preso le redini con il passare dei giorni
Evenepoel e Lipowitz, la coppia della Red Bull: il leader in Catalunya è stato il tedesco
A proposito del francese, sembra che si stia un po’ specializzando in questo tipo di corse a tappe di una settimana o più. Secondo te è un corridore che potrebbe anche allungare e diventare un domani un candidato a essere protagonista in un Grande Giro?

Ne sono sicuro, perché è giovane (Martinez ha ancora 22 anni, ndr), ha solo bisogno di esperienza. Andare ai Grandi Giri per fare classifica non è facile, soprattutto essere forte nella terza settimana. Lui parte fortissimo nella prima, sta crescendo anche come abitudine allo sforzo e quindi secondo me vorrà puntare ad andare forte alle corse di tre settimane. Ora non so dire se vincerà prima o poi un Grande Giro, è però si può scommettere che avrà un radioso futuro.

Il tuo Catalunya com’è stato in generale, come lo giudichi?

Il mio obiettivo era arrivare nei 10 della generale, ma ho perso tempo nella seconda tappa quando il team di Evenepoel ha attaccato sulla penultima salita dove è esplosa la corsa. Ho chiuso con una top 10 al Coll de Pal, la frazione forse più severa, e posso dirmi soddisfatto. D’altra parte era la mia prima corsa dopo l’altura e quindi è un Catalogna positivo. Era dall’anno scorso che non avevo sensazioni buone perché non avevo più corso. Il fatto di essermi ritrovato comunque davanti in montagna con gente di quel calibro lo giudico positivamente. Il risultato un po’ meno, ma posso rifarmi nelle prossime corse.

Da sinistra Gall e Riccitello, la coppia della Decathlon che ha ben impressionato anche come amalgama
Da sinistra Gall e Riccitello, la coppia della Decathlon che ha ben impressionato al Catalunya
Da sinistra Gall e Riccitello, la coppia della Decathlon che ha ben impressionato anche come amalgama
Da sinistra Gall e Riccitello, la coppia della Decathlon che ha ben impressionato al Catalunya
Sono tutte tappe per te di avvicinamento al Giro d’Italia?

In realtà no. Adesso sarò al via ai Paesi Baschi e dopo decideremo che strada prendere. Non è ancora deciso al 100 per cento se sarò al via della Corsa Rosa, vedremo come si svilupperanno le prossime settimane.

Il Paesi Baschi è tanto diverso da questa corsa in Catalogna?

Mi dicono che è un po’ più nervosa. Io non l’ho mai fatta, ma vedendo il percorso mi pare comunque duro e quindi bisognerà andare forte in salita. Il canovaccio non cambia di molto, anche se sono salite un po’ un po’ più corte, ma più ripide, quindi per me può anche andare bene.

Il podio finale, con il danese seguito da Martinez a 1'22" e Lipowitz a 1'30"
Il podio finale del Catalunya, con il danese seguito da Martinez a 1’22” e Lipowitz a 1’30”
Il podio finale, con il danese seguito da Martinez a 1'22" e Lipowitz a 1'30"
Il podio finale del Catalunya, con il danese seguito da Martinez a 1’22” e Lipowitz a 1’30”
Dall’inizio della stagione sei dove pensavi di essere?

In questo momento sì. La mia stagione vera l’ho iniziata alla Milano-Torino. Le prime corse le ho prese per dare una mano alla squadra e lavorare, visto che era tanto tempo che non correvo. Ho fatto il ritiro in altura e sono arrivato a dei buoni valori. E’ chiaro che devo crescere in vista dei Grandi Giri, dell’estate.

In squadra come sta andando, che cosa noti di diverso rispetto allo scorso anno, quando si pensava molto al discorso punti?

Beh, quest’anno ci guardiamo un po’ meno, l’anno scorso magari c’era un po’ più di stress, soprattutto prima che iniziasse la stagione, perché nessuno pensava che avremmo fatto così tanti punti, neanche noi. Quest’anno siamo partiti più tranquilli, ma siamo comunque quarti in classifica e questo mi pare dica già tanto…

Torniamo alla Parigi-Nizza, sotto la lente di Caruso

Torniamo alla Parigi-Nizza, sotto la lente di Caruso

24.03.2026
6 min
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Facciamo un salto indietro, per analizzare quel che la Parigi-Nizza ha offerto. Parliamo di una delle gare a tappe più lunghe al di fuori dei grandi giri e quest’anno è vissuta sul profondo dominio di Vingegaard, con un distacco finale che ha sfiorato i 5 minuti. Il miglior italiano in classifica è stato Damiano Caruso, che sta vivendo quella che dovrebbe essere la sua stagione finale con un occhio attento a quello che per tanti anni è stato il suo mondo.

Vingegaard ha dominato la corsa con distacchi abissali e due vittorie di tappa
Vingegaard ha dominato la corsa con distacchi abissali e due vittorie di tappa
Vingegaard ha dominato la corsa con distacchi abissali e due vittorie di tappa
Vingegaard ha dominato la corsa con distacchi abissali e due vittorie di tappa

«Io ero da un po’ che mancavo dalla Parigi-Nizza – racconta il siciliano della Bahrain Victorious – l’ultima edizione che avevo fatto era nel 2020, quella che non abbiamo neanche completato per l’insorgere del Covid. Non ne ho corse tantissime, ma ne ho sempre avuto un ricordo abbastanza timoroso perché alla Parigi-Nizza c’è uno stile di corsa completamente differente, è praticamente un piccolo Tour de France come tipologia di gara».

Che cosa la caratterizza?

Intanto è lunga, 8 tappe e va da domenica a domenica. Offre percorsi che spaziano dalla classica del Belgio alla tappa di montagna e soprattutto ti presenta qualsiasi condizione atmosferica: puoi passare dalla neve alla giornata tiepida con 20 gradi. E in questa Parigi-Nizza abbiamo trovato tutte queste condizioni, quindi è stata una gara sicuramente dura e anche di livello, ma questa non è una novità. Poi ha uno stile di corsa molto aggressivo e complicato, davvero come il Tour, quindi è una corsa molto dispendiosa in termini di energie, non solo fisiche ma anche mentali.

Daniel Martinez ha costruito la sua piazza d'onore nella terribile quarta tappa
Daniel Martinez ha costruito la sua piazza d’onore nella terribile quarta tappa
Daniel Martinez ha costruito la sua piazza d'onore nella terribile quarta tappa
Daniel Martinez ha costruito la sua piazza d’onore nella terribile quarta tappa
Molti sono rimasti particolarmente colpiti dal distacco che Vingegaard ha imposto a tutti gli altri. Alla fine ha chiuso con 4’23” sul colombiano Martinez. Era veramente così superiore?

Questo gap così importante nasce nella quarta tappa, con 200 chilometri che abbiamo fatto interamente sotto l’acqua e con i ventagli. I primi 80-90 chilometri, la classica pianura francese su e giù, mai veramente piatta ma ondulata, e poi un finale impegnativo con salitelle nemmeno così dure. Il maltempo ha giocato un ruolo decisivo, già dal primo chilometro il gruppo si è allungato, spezzato, diviso in diversi tronconi. Lui si è ritrovato avanti con tanti corridori della Red Bull e anche con un suo compagno di squadra e praticamente sono riusciti subito a fare un gap importante che non costruisci neanche in una tappa di montagna.

La classifica si è costruita lì?

Sì. Lui ha vinto, Dani Martinez ha fatto secondo, Ayuso si è ritirato perché è caduto, lo stesso ha fatto McNulty. Il suo capolavoro tecnico è stato nella capacità, nella prontezza di essere nel primo ventaglio, a inizio corsa, già ben presente sin dal via. E poi mantenere quel vantaggio che si era creato durante i ventagli. Negli altri giorni, Ok, nella cronosquadre sono andati forte, ma non hanno fatto tutta questa differenza.

Ayuso era salito in testa alla classifica, ma una caduta nella quarta tappa l'ha costretto al ritiro
Ayuso era salito in testa alla classifica della Parigi-Nizza, ma una caduta nella quarta tappa l’ha costretto al ritiro
Ayuso era salito in testa alla classifica, ma una caduta nella quarta tappa l'ha costretto al ritiro
Ayuso era salito in testa alla classifica della Parigi-Nizza, ma una caduta nella quarta tappa l’ha costretto al ritiro
Nel bilancio della vostra squadra chiaramente influisce molto la vittoria nell’ultima tappa di Lenny Martinez…

Noi sicuramente siamo tornati a casa molto soddisfatti da questa gara, anche se abbiamo avuto due corridori con la clavicola rotta e abbiamo chiuso la prova solo io e Lenny. Già alla vigilia era una squadra impostata su di lui e Martinez non ha tradito le aspettative perché comunque sia ha fatto quinto in classifica generale e l’ultimo giorno ha messo la ciliegina sulla torta, quindi il bilancio è più che positivo.

Come lo vedi come corridore visto che è così giovane?

Giovane sì, ma non si può dire che sia alle prime armi perché ormai di esperienza ne ha messa da parte. Io lo vedo molto talentuoso e sta continuando a crescere di anno in anno. Ora tutti si aspettano, essendo francese, che faccia vedere grandi cose al Tour, ma intanto sta dimostrando di essere molto competitivo nelle gare di un giorno e nelle brevi corse a tappe ed è da lì che si parte. Il suo processo di miglioramento delle gare a tappe di tre settimane, avverrà quando anche lui sarà pronto, non solo fisicamente ma anche mentalmente, per sopportare uno stress così prolungato.

Con una splendida frazione finale, Lenny Martinez ha aggiustato il bilancio della Bahrain
Con una splendida frazione finale, Lenny Martinez ha aggiustato il bilancio della Bahrain alla Parigi-Nizza
Con una splendida frazione finale, Lenny Martinez ha aggiustato il bilancio della Bahrain
Con una splendida frazione finale, Lenny Martinez ha aggiustato il bilancio della Bahrain alla Parigi-Nizza
E di Damiano Caruso che possiamo dire?

Ha fatto quello che praticamente è stato chiamato a fare, quello che di solito faccio con Antonio Tiberi quando corro con lui, quindi dare il mio bagaglio di esperienza in tante fasi della gara dove magari questi ragazzi possono ancora migliorare perché una corsa è composta di tanti momenti, come i posizionamenti prima di una discesa o piuttosto prima dell’imbocco di una salita. Un esempio c’è stato proprio all’ultima tappa…

Dove?

All’imbocco dell’ultima salita, quando un attimo prima che Vingegaard attaccasse, ho posizionato Lenny esattamente alla sua ruota. Quelli sono piccoli dettagli che magari sembrano banali, ma farsi trovare al posto giusto nel momento giusto è fondamentale. A quella salita si arriva da una strada grande, ma si imbocca una stradina stretta, subito al 10 per cento.

Per Caruso 32esima posizione finale, ma è stato fondamentale per Martinez
Per Caruso 32esima posizione finale, ma è stato fondamentale per Martinez
Per Caruso 32esima posizione finale, ma è stato fondamentale per Martinez
Per Caruso 32esima posizione finale, ma è stato fondamentale per Martinez
Quindi?

Se Vingegaard già entra avanti a te e attacca, tu puoi essere anche fortissimo, ma se non sei subito sulla sua ruota, parti con uno svantaggio da colmare e poi devi rimanere con lui, tenerlo ma con molte energie in meno. Essergli subito attaccato ti permette poi, nell’accelerazione, di essere competitivo fino alla fine. Così infatti è stato e per questo credo che in quella vittoria ci sia anche un po’ di me…

Sono trucchi che hai appreso negli anni?

Certamente, di queste situazioni ne ho viste parecchie, ho avuto la fortuna di avere una carriera dove ho fatto il gregario, ma anche il privilegio di fare il leader in determinate circostanze, quindi so cosa serve fare in quei momenti in entrambi i ruoli. Mi sono divertito a correrla in supporto e poi quando hai in squadra uno come Lenny, che ti ripaga con il risultato, ti permette di tornare a casa felice.

Il primo squillo alla Parigi-Nizza era stato dell'americano Lamperti, primo al traguardo di Carrières sous Poissy
Il primo squillo alla Parigi-Nizza era stato dell’americano Lamperti, primo al traguardo di Carrières sous Poissy
Il primo squillo alla Parigi-Nizza era stato dell'americano Lamperti, primo al traguardo di Carrières sous Poissy
Il primo squillo alla Parigi-Nizza era stato dell’americano Lamperti, primo al traguardo di Carrières sous Poissy
Tu quest’anno farai il Giro d’Italia, Tiberi invece è destinato al Tour de France. Da più parti si dice che forse il Tour sia proprio la corsa più adatta per Antonio in questo momento. Tu che sei emerso in tutte e due le i contesti, cosa vuoi dire al riguardo?

Conoscendolo bene, secondo me è corretto che Antonio alla soglia dei 25 anni abbia il suo primo assaggio di Tour. Le caratteristiche si adattano bene alla Grande Boucle, quanto lo scopriremo presto. Il Tour non è solo montagna, ci trovi mille difficoltà, quella che può sembrare la tappa di pianura per velocisti può cambiare la classifica. Sarà interessante vederlo, ma sono fiducioso.

Hai un consiglio da dargli?

Se riesci a rimanere con Pogacar, o meglio se riesci a vedere Pogacar nel momento in cui sta attaccando, vuol dire che già sei al 70 per cento dell’opera, perché vuol dire che già siete rimasti in 7-8 e quindi è lì poi che si fa la differenza.

Jonas Vingegaard

Parigi-Nizza: Vingegaard già al top? Sentiamo Artuso

19.03.2026
5 min
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Ha vinto, anzi stravinto la Parigi-Nizza. Jonas Vingegaard in qualche modo risponde così a Tadej Pogacar, Mathieu Van der Poel, Remco Evenepoel… insomma ai grandissimi. Quello che arriva dalla Francia è un chiaro “ci sono anche io”.

Ma è stato davvero tutto così facile per l’atleta della Visma-Lease a Bike? Può crescere ancora? Un’analisi tecnica che abbiamo fatto con il preparatore Paolo Artuso. Ci siamo affidati al suo occhio per capire il livello del danese che sin qui aveva avuto un inizio in sordina e aveva ritardato il suo inizio stagionale.

Paolo Artuso è oggi un preparatore affermato, formato al Centro Mapei con Andrea Morelli
Paolo Artuso è oggi un preparatore affermato, formato al Centro Mapei con Andrea Morelli
Dunque Paolo, Vingegaard ha dominato: cosa hai notato da preparatore? E’ già in forma Giro d’Italia?

Direi proprio di sì. In salita ha dimostrato di andare forte. Tuttavia secondo me non era l’unico che andava fortissimo in salita, c’erano anche i due Martinez, Lenny e Dani, ma soprattutto Lenny è stato sfortunato nella tappa del vento. Il supporto della squadra è stato fondamentale in quella frazione e quello che ha guadagnato nella tappa dei ventagli è stato importante ai fini di quella superiorità. Quindi sì: ho visto un Vingegaard fortissimo, in forma e supportato ottimamente dalla squadra. Le due cose assieme lo hanno portato a stravincere.

Analisi più che condivisibile…

Anche se la differenza è sempre tanta, secondo me è un po’ meno rispetto ai minuti reali che ha inflitto ai suoi avversari. Penso appunto ai Martinez.

Cosa hai notato nei momenti degli attacchi di Vingegaard? Hai notato numeri, valori, modalità tattiche dei vostri rivali? Hai notato attacchi un po’ più corti o più lunghi rispetto ad altre volte?

Più che la durata degli attacchi (che variano molto anche in base a meteo e avversari, ndr) ho notato che nella giornata del grande freddo, davanti c’erano solamente i top team e i top rider. L’organizzazione della squadra nelle giornate molto impegnative diventa ancora più importante. Se ci ragioniamo, chi c’era davanti?

Jonas Vingegaard
Secondo Artuso il dominio di Vingegaard è stato esaltato anche dal supporto del suo team
Secondo Artuso il dominio di Vingegaard è stato esaltato anche dal supporto del suo team
I team più corazzati…

C’erano tanti Red Bull-Bora, che sono andati fortissimo. C’erano i Lidl-Trek, che poi sono stati sfortunati con Juan Ayuso che è caduto. C’erano i Visma… Insisto su questo aspetto per dire che i leader vanno forte, ma la squadra conta eccome. Ayuso non lo abbiamo visto in salita, ma nella cronometro è andato fortissimo. E Lenny Martinez, che non aveva la squadra dello stesso livello, nella tappa finale ha retto le ruote di Vingegaard in salita. Magari, con più supporto, sarebbe arrivato più vicino a Vingegaard a Nizza e avrebbe potuto fare il ribaltone, come si è visto fare più di qualche volta.

Sapendo che Vingegaard deve fare anche il Tour, te lo aspetti ancora più forte al Giro o più o meno manterrà questi valori?

Per me farà un altro step. Sicuramente dopo la Parigi-Nizza farà un altro blocco di altura prima del Giro d’Italia. E questo lo porterà a crescere ancora. E se non avrà intoppi nella corsa rosa, tipo cadute o malanni, e chiaramente riuscirà a recuperare bene, ne farà un altro in vista del Tour de France.

La calzamaglia che tanto ha fatto discutere di Vingegaard
La calzamaglia di Vingegaard che tanto ha fatto discutere
La calzamaglia che tanto ha fatto discutere di Vingegaard
La calzamaglia di Vingegaard che tanto ha fatto discutere
Senza i Del Toro, i Pogacar, i Remco… uno come Jonas il Giro lo può vincere anche al risparmio?

Assolutamente sì. Anche se non credo andrà al risparmio. Secondo me con lui siamo a un livello talmente alto che fare un blocco di lavoro come il Giro d’Italia, anche senza risparmiarsi, gli potrà dare qualcosa in più. Quindi io me lo aspetto più forte che mai al Tour de France. E fortissimo anche al Giro.

Torniamo alla Parigi-Nizza, la sensazione è che Vingegaard fosse leggermente più duro del solito in salita. Tu cosa ne pensi?

Difficile da stabilire, perché eventuali differenze sarebbero nell’ordine di 3-4 pedalate e senza i dati è complicato dirlo. A me sinceramente non ha dato questa sensazione. Però bisogna tenere conto che quando è freddo è più difficile andare agili. Poi magari avrà lavorato di più sulla forza, ma sono ipotesi.

Jonas Vingegaard e Lenny Martinez
Jonas Vingegaard e Lenny Martinez nella volata a Nizza
Jonas Vingegaard e Lenny Martinez
Jonas Vingegaard e Lenny Martinez nella volata a Nizza
Magari ha inciso anche quella “discutibile” calzamaglia sopra il giubbino… Scherzi a parte, Jonas ha detto che si sarebbe voluto togliere la calzamaglia in corsa, ma era palese che non sarebbe stato possibile visto meteo e percorso. In una chiacchierata informale con Domenico Pozzovivo in merito a questo abbigliamento, il lucano ci diceva che è la serenità del campione. Cosa ne pensi di questo aspetto psicologico?

Sì, ci può stare questa teoria, ma penso che tutti quanti adesso badino un po’ meno all’estetica e più alla concretezza. Se stava meglio, visto che le condizioni erano estreme a livello meteorologico, ha fatto bene così. Secondo me certi corridori sono talmente maturi, concentrati e preparati e fanno talmente tanti sacrifici, che se ne infischiano di certe cose, come gli outfit. Poi è chiaro che se hai il pelo lungo come Primoz Roglic e vinci, va bene tutto, altrimenti sei criticato.

Paolo, Vingegaard ha sempre staccato tutti in salita, però nell’ultima tappa Lenny Martinez l’ha tenuto. Senza il freddo, è andato più forte il francese o è stato meno brillante il danese?

Per me non è questo il tema. Ritorno al discorso del supporto dei team. Quel giorno la squadra di Lenny, la Bahrain-Victorious, in una tappa meno dura del solito, è riuscita a supportarlo, cosa che non era accaduta nelle frazioni precedenti tra freddo e difficoltà altimetriche. Per dire, se hai Nico Denz o i fratelli Van Dijke e compagni di alto livello al tuo fianco, è ovvio che hai un supporto decisamente più forte rispetto a quello che ti può dare una Bahrain in questo caso, ma anche altre squadre. Magari in altre situazioni Lenny lo avrebbe tenuto lo stesso. Secondo me il livello di Lenny Martinez era da podio.