Red Bull-BORA-hansgrohe, Remco Evenepoel, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026

Il giorno di riposo in casa Red Bull: due parole con Cattaneo

20.07.2026
7 min
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FILLINGES (Francia) – L’albergo della Red Bull-BORA-hansgrohe è uno dei tanti che si possono trovare in questa parte di Francia. Affacciato su un parcheggio soleggiato, con alberi bassi e il rumore della strada alle spalle. Remco Evenepoel scende di buon ora, è il primo dei suoi ad arrivare e concedersi ai cacciatori di foto e di autografi. La Red Bull-BORA si dividerà in questo giorno di riposo, con i due capitani: Evenepoel e Lipowitz, che andranno a fare la ricognizione per la crono di domani. Gli altri, invece, si concedono una sgambata ben più tranquilla sulle strade dell’Alta Savoia

Il clima in squadra è sereno, i ritmi compassati, la giornata di oggi diventa davvero un momento in cui tirare il fiato, ma non troppo. La mente è già in viaggio verso le prossime tappe, l’ultima settimana del Tour de France sarà particolarmente esigente e impegnativa. Mattia Cattaneo lo sa, è uno dei primi a rientrare in hotel e dopo una doccia veloce si siede con noi e ci racconta la Grande Boucle sua e della Red Bull-BORA-hansgrohe

Calma

La vittoria di Remco Evenepoel in cima a Plateau de Solaison ha portato una ventata di ottimismo, l’iridato di Wollongong ha trovato il suo primo successo in una tappa in linea al Tour e lo ha fatto al termine di una salita vera. Ha risposto agli attacchi di Del Toro, e quando si è trattato di lanciare la volata ha messo le sue ruote davanti a quelle di Pogacar senza mai cedere un metro. 

«Se ci fosse stato bisogno di scegliere una tappa da vincere – ci racconta Cattaneo nella hall dell’hotel – quella di Plateau de Solaison era quella giusta. Per dare morale nel momento giusto, prima del giorno di riposo. Credo sia stato anche un bel upgrade mentale per Remco, perché ha dimostrato di essere competitivo anche su salite di un certo livello. Cercava questa conferma da un po’ di tempo».

Red Bull-BORA-hansgrohe, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026, giorno di riposo
Per Cattaneo e il resto della squadra, invece, un giorno di riposo con una sgambata tranquilla di 50 chilometri
Red Bull-BORA-hansgrohe, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026, giorno di riposo
Per Cattaneo e il resto della squadra, invece, un giorno di riposo con una sgambata tranquilla di 50 chilometri
C’è stato qualcosa di diverso nell’approccio verso il Tour o era solamente questione di tempo? 

Entrambe le cose. Si tratta di una questione di tempo, perché comunque stiamo parlando di un campione molto giovane. Inoltre c’è stato un approccio diverso a questo Tour, a partire dal fatto che non abbia corso per tanto tempo. Ha lavorato molto per arrivare pronto sulle salite lunghe, cosa che magari in passato aveva fatto in modo più marginale. 

Con quale clima ci si sveglia dopo una vittoria del genere?

Siamo tutti molto contenti, però dal canto mio sui Grandi Giri ho sempre avuto un approccio conservativo. Non troppo contento quando le cose vanno bene, nemmeno troppo negativo quando tutto va male. Personalmente lo affronto così, ovviamente dentro di me ero e sono super contento per la vittoria. Sia per Remco che per tutta la squadra. 

Tu come stai vivendo questo Tour?

Molto bene, negli ultimi giorni sono contento della mia condizione, soprattutto in salita. Nelle ultime tre tappe impegnative sono rimasto con un gruppo di 30-35 corridori, questo vuol dire che sono al massimo del mio livello. Sono felice di essere arrivato nel momento giusto con la condizione migliore. 

Remco Evenepoel, Tour de France 2026, vittoria, Plateau de Solaison
La vittoria a Plateau de Solaison di ieri ha dato una grande iniezione di fiducia a Evenepoel: «Era uno dei miei obiettivi in questo Tour» ha detto in conferenza stampa
Remco Evenepoel, Tour de France 2026, vittoria, Plateau de Solaison
La vittoria a Plateau de Solaison di ieri ha dato una grande iniezione di fiducia a Evenepoel: «Era uno dei miei obiettivi in questo Tour» ha detto in conferenza stampa
Sappiamo del grande rapporto di amicizia e fiducia tra te ed Evenepoel, secondo te averti accanto nei momenti importanti può essere un fattore che gli ha dato ancora più forza?

Credo che lui si fidi di me in qualsiasi caso, sa che se faccio una cosa in corsa è al 100 per cento per il suo bene. Ogni azione che faccio è rivolta al mettere Remco nella migliore condizione. Lui lo sa ed è il motivo per cui ripone così tanta fiducia in me, cosa che mi riempie di orgoglio. 

Non c’è anche da nascondere che all’inizio del Tour avete dovuto trovare un equilibrio tra Evenepoel e Lipowitz, in particolare dopo la tappa del Tourmalet.. 

Penso sia stato più facile di quanto è sembrato e di come è stato raccontato dai media. Nel giorno del Tourmalet c’è stato un problema di comunicazione, ma non un reale problema di conflitti interni. Remco e Florian sono due ragazzi completamente opposti dal punto di vista caratteriale e credo che si completino molto bene. E’ logico che quel giorno lì abbia creato un po’ di tensione, che in realtà è stata minima rispetto a come è stata descritta. 

Oggi sgambata tranquilla?

Nel giorno di riposo preferisco fare davvero il minimo, quindi ho scelto di fare una pedalata con tutti gli altri compagni, mentre Evenepoel e Lipowitz hanno provato il percorso. Noi abbiamo fatto una cinquantina di chilometri con pausa bar, molto sereno.

Red Bull-BORA-hansgrohe, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026
Mattia Cattaneo è in uno dei suoi migliori momenti in termini di condizione, un riscontro positivo visto anche il lungo stop di inizio stagione
Red Bull-BORA-hansgrohe, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026
Mattia Cattaneo è in uno dei suoi migliori momenti in termini di condizione, un riscontro positivo visto anche il lungo stop di inizio stagione
Che idea ti sei fatto di questa ultima settimana di Tour che vi aspetta?

Ci sono sei giorni molto impegnativi, sia dal punto di vista fisico che per quello mentale. Domani sarà uno sforzo personale, ma poi avremo cinque tappe in cui dovremo essere tutti concentrati dall’inizio alla fine

Domani Evenepoel ha una bella occasione…

Sulla carta sì, credo che non si debba però dimenticare il fattore fisico. Remco è molto più magro rispetto al solito, quindi a crono potrebbe guadagnare meno di quanto ci si aspetti. La cronometro è sempre la sua specialità ed è il campione del mondo in carica, ma quest’anno ha deciso di prediligere una preparazione per massimizzare la salita, questo può aver tolto qualcosa alla prestazione secca contro il tempo. E’ un percorso che gli si addice, ma poi ci aspettano quattro giorni difficili.

Gli ultimi quattro, tutti complicati a modo loro, c’è qualche tappa che fa più paura?

Non si sono mai viste al Tour tre tappe del genere una dietro l’altra, è più un finale da Giro. Onestamente credo che la penultima tappa sarà talmente dura che potrebbe ribaltare completamente il Tour. Nel ciclismo moderno una frazione lunga come quella può fare una grande selezione, perché è una tappa che scava nelle energie dei corridori in modo lento ma inesorabile. 

Red Bull-BORA-hansgrohe, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026, giorno di riposo
Il giorno di riposo è trascorso tranquillo, con colloqui e chiacchiere anche con lo staff della Pinarello-Q36.5 con la quale condividevano l’hotel
Red Bull-BORA-hansgrohe, Mattia Cattaneo, Tour de France 2026, giorno di riposo
Il giorno di riposo è trascorso tranquillo, con colloqui e chiacchiere anche con lo staff della Pinarello-Q36.5 con la quale condividevano l’hotel
Seixas e Del Toro sono due contendenti pericolosi in vista del podio finale?

Seixas è un ragazzo che la Francia aspettava da non so quanti decenni, ha una pressione altissima intorno. Mi sembra molto avanti rispetto a quella che è la sua età, sia per come si muove in gruppo sia per il modo di correre. E’ molto forte, ha valori stratosferici, l’unico suo problema sarà la pressione mediatica che avrà. Del Toro lo conosciamo di più e ha dimostrato tante cose positive. Quindi sì, sono due contendenti tosti in vista del podio.

Il ritiro di Vingegaard lascia un posto in più…

Sì, nessuno avrebbe voluto guadagnare una posizione in questo modo. C’è la possibilità di guadagnare un posto, anche se non è bello succeda così. Credo che le cose in corsa cambieranno molto per Del Toro, Seixas, Ayuso e ovviamente per noi

In che modo?

Tatticamente negli ultimi tre giorni ci saranno dinamiche differenti. La Visma era una squadra faro, non avendo più Vingegaard cambierà radicalmente il modo in cui gestiranno gli ultimi giorni. Credo sia questo l’aspetto più importante. Entreranno in gioco anche le altre squadre che si giocano un posto sul podio. Non ci si potrà nascondere. 

Plateau de Solaison Remco Evenepoel

La gioia di Remco, il dolore di Vingegaard, che ci credeva…

20.07.2026
7 min
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PLATEAU DE SOLAISON (Francia) – Una curva verso destra, uno spartitraffico che di certo non è messo bene e la ruota anteriore che perde aderenza e parte per la tangente. Quella ruota è di Jonas Vingegaard, che finisce sul marciapiede. Il verdetto, anche se non ufficiale, è subito chiaro. La caduta è seria e la clavicola è rotta.

A circa 20 chilometri dal termine della quindicesima tappa del Tour de France la corsa viene così ridisegnata. Se non altro per la lotta al podio e per gli equilibri tattici. Le conseguenze del ritiro del danese emergono appena otto chilometri più tardi. La Red Bull-Bora prende in mano la situazione. E Remco Evenepoel va addirittura a vincere la tappa.

Uno screenshot del ritiro di Vingegaard. L'abbandono è stato troppo veloce per poter sperare che non si trattasse di una frattura
Uno screenshot del ritiro di Vingegaard. L’abbandono è stato troppo veloce per poter sperare che non si trattasse di una frattura
Tour de France 2026, Jonas Vingegaard, Visma Lease a Bike, ritiro, Tappa 15 (screenshot RAI)
Uno screenshot del ritiro di Vingegaard. L’abbandono è stato troppo veloce per poter sperare che non si trattasse di una frattura

Benzina sul fuoco

Succede di tutto. Proprio nel giorno in cui la UAE Emirates sembrava aver lasciato spazio alla fuga. Alla partenza, Tobias Johannessen aveva chiesto a Tadej Pogacar se fosse un buon giorno per andare all’attacco, ma Tadej gli aveva risposto di no. Invece era stata la Visma Lease a Bike a imporre un ritmo elevatissimo in favore di Vingegaard.

Già la giornata del danese non era iniziata nel migliore dei modi. Un controllo antidoping notturno gli aveva interrotto il sonno nel cuore della notte, alle due. Leggermente meglio era andata a Pogacar, svegliato invece alle cinque. «Poi non sono più riuscito ad addormentarmi. Ho preparato il caffè e ho ascoltato Eminem», aveva detto lo sloveno.

Nel dopo tappa Pogacar, apparso sinceramente dispiaciuto per il ritiro di Vingegaard, non ha certo smorzato le polemiche. Anzi… «Pensavo proprio al controllo antidoping che abbiamo avuto questa mattina. Nel caso di Jonas addirittura alle due di notte. Anche questo potrebbe aver influito. Dopo una notte insonne, si può essere meno lucidi in discesa. Potrebbe esserci un collegamento, ma non posso saperlo».

Edoardo Affini sin qui aveva scortato alla grande, come sempre, il suo capitano Vingegaard
Edoardo Affini sin qui aveva scortato alla grande, come sempre, il suo capitano Vingegaard
Edoardo Affini sin qui aveva scortato alla grande, come sempre, il suo capitano Vingegaard
Edoardo Affini sin qui aveva scortato alla grande, come sempre, il suo capitano Vingegaard

Il racconto di Affini

E in casa Visma? Gli animi di questa serata non sono certo dei migliori. «E’ una bella botta – racconta con un sospiro Edoardo Affini – perdere il capitano e il leader così. Fa male a noi che abbiamo tirato fino alla sfinimento e in un attimo ti ritrovi senza capitano e credo faccia male anche al Tour e allo spettacolo. Ed è un peccato, perché Jonas ci credeva ancora. Non era rassegnato e anche oggi ha provato a fare la corsa. Come avete visto avevamo preso in mano la situazione.

«E anche noi eravamo contenti di farlo, anche per cercare di fargli sentire che c’eravamo. Che gli eravamo vicini in questa lotta. Che poi sì, poteva essere per il secondo, il sesto o il quarto posto… ma la sfida con Tadej ha sempre il suo fascino, la sua storia. Alla fine parliamo di un corridore che ha vinto il Tour, che vince i Grandi Giri».

Affini racconta anche come ha saputo del ritiro di Vingegaard. Lui aveva già esaurito il proprio compito ed era rimasto nelle retrovie. Via radio aveva sentito della caduta del capitano.

«All’inizio quando ho sentito: caduta di Vingegaard, ho pensato e sperato che fosse una scivolata. Poi per un po’ ho perso il contatto radio. Quando ho ritrovato la seconda ammiraglia mi sono accostato, ho chiesto informazioni e mi hanno detto che era salito in ambulanza a causa della frattura della clavicola. E lì… cosa altro aggiungere?».

La serata nell’hotel della Visma non è certo delle più serene. Ma in qualche modo si va e si deve andare avanti. The show must go on, diceva qualcuno. E Vingegaard sembra proprio colui che più di altri abbia fatto suo questo refrain.

«Jonas – prosegue Affini – è qui con noi in hotel. Credo che rientrerà domani per poi farsi operare, come gli hanno detto. In qualche modo è lui che cerca di consolare noi, che prova a tenere alto il morale. Anche in questo è un leader. Fisicamente, tra virgolette, Vingegaard è okay: alla fine è solo la clavicola e non c’è altro…».

Durante la salita finale la Visma si è raccolta sconsolata senza Vingegaard
Senza più Vingegaard la Visma si è ritrovata sconsolata lungo la scalata finale
Senza più Vingegaard la Visma si è ritrovata sconsolata lungo la scalata finale
Senza più Vingegaard la Visma si è ritrovata sconsolata lungo la scalata finale

Nuovi scenari

Certo è che questo ritiro sconvolge il Tour de France. Vingegaard, pur da lontano, appariva come l’unico in grado di opporsi a Pogacar. Se non altro per personalità e palmares. Era lui a tenere alta la tensione, sia per la maglia gialla sia per la lotta al podio. Ma soprattutto, con il danese in gara, le gerarchie erano chiare.

Adesso, invece, è tutto da scoprire. La Red Bull-Bora oggi ha lanciato un segnale forte e, forse, ha anche definito le proprie gerarchie interne. Paul Seixas inizia a scricchiolare. Allo stesso tempo sarà interessante capire come correrà ora la UAE. E’ chiaro che l’obiettivo sarà portare Isaac Del Toro sul podio e, possibilmente, anche alla conquista della maglia bianca.

Bruno Armirail, intervistato da Rtbf, ha ricostruito così l’incidente: «Stavamo seguendo la moto e credo che abbia impostato una traiettoria sbagliata. Tre o quattro di noi sono riusciti a passare, ma chi arrivava dietro non ce l’ha fatta. E’ davvero un peccato, perché Jonas oggi sembrava stare molto bene. Adesso dovremo assorbire il colpo, recuperare da una giornata così difficile e poi capire cosa potremo fare come squadra. Quella curva non sembrava particolarmente insidiosa, ma la moto ci ha indotti in errore aggirando lo spartitraffico. Probabilmente non era la traiettoria migliore. E’ difficile da accettare, ma è andata così».

In casa Visma, ora, il leader della classifica sembra essere proprio il nostro Davide Piganzoli. Ma, in realtà, c’è ben poco da aggiungere. Lo ha riassunto perfettamente Matteo Jorgenson: «Non abbiamo un piano B. Eravamo tutti qui per Jonas Vingegaard. E’ un vero peccato, perché oggi stava davvero bene».

Il piano B non c’è, ma è chiaro che ora i gialloneri si dirotteranno sulle tappe. Si proverà a fare qualcosa anche per Piganzoli? «Beh – replica Affini – non è che ci siano molte opzioni. Dei sette che siamo rimasti, vedendo anche le tappe che mancano, se Piga azzecca la giornata giusta, è quello che può fare qualcosa e magari anche risalire un po’ in classifica. Ma queste sono idee mie. Credo che inizieremo a parlarne da domani».

Evenepoel commosso dopo il traguardo. Ora, con la crono di martedì e senza più Vingegaard il podio è una realtà concreta
Evenepoel commosso dopo il traguardo. Ora, con la crono di martedì e senza più Vingegaard il podio è un obiettivo concreto per lui
Evenepoel commosso dopo il traguardo. Ora, con la crono di martedì e senza più Vingegaard il podio è una realtà concreta
Evenepoel commosso dopo il traguardo. Ora, con la crono di martedì e senza più Vingegaard il podio è un obiettivo concreto per lui

«Non è finita»

La classifica dice che Remco Evenepoel insegue Tadej Pogacar a cinque minuti esatti. Un margine che sembra rassicurante, ma guarda caso martedì c’è la cronometro, terreno sul quale il belga parte con i favori del pronostico rispetto allo sloveno.

Non solo. Arriva dopo il giorno di riposo, una condizione che spesso premia gli specialisti, e Remco ci arriva con il morale alle stelle dopo il successo odierno. Lo stesso Pogacar ha ammesso che, quando Evenepoel è in fiducia, rappresenta un avversario estremamente scomodo e si aspetta una terza settimana che, se non sarà pericolosa, sarà comunque ricca di insidie.

Evenepoel, dal canto suo, era visibilmente emozionato al traguardo. In fin dei conti ha messo dietro i due leader della UAE. «E’ incredibile – ha raccontato – sto ancora tremando per l’emozione. All’inizio della tappa non avevo sensazioni particolarmente buone, ma con il passare dei chilometri le gambe hanno iniziato a rispondere. Sapevo di potermela giocare allo sprint, soprattutto dopo il grande lavoro fatto da Pogacar.

«Bisogna rendersi conto che sto correndo contro colui che considero il miglior corridore di sempre. Ha imposto un ritmo incredibile in salita nel tentativo di lanciare Isaac Del Toro. Per me riuscire a tenere quella velocità rappresenta un enorme passo avanti. Per tanto tempo mi è stato detto che non sarei mai riuscito a sopravvivere su salite di questo tipo. Per questo questa vittoria significa davvero tantissimo».

Remco era davvero felice, quasi commosso. Ma lesue parole ci dicono anche come la conoscenza delle salite sia determinante… anche nell’era dei dati e di VeloViewer. Sembrava essersi liberato di un peso.

«Pensavo che Isaac avesse ormai finito gli attacchi, invece ha rilanciato ancora nel tratto più duro. E’ stato uno scatto molto forte. Poi ci ha riprovato a circa 250 metri dall’arrivo e, paradossalmente, è stato perfetto per lanciare il mio sprint. Da lì in poi ho dato tutto fino al traguardo. Questa salita l’ho provata forse una ventina di volte durante il ritiro a Combloux e riuscire a conquistarla in gara rende tutto ancora più speciale.

«Adesso spero di recuperare bene nel giorno di riposo e di vivere un’altra grande giornata nella cronometro di martedì. Proverò ancora a vincere. Sono felice di aver ritrovato le mie gambe migliori in questo Tour. Resto comunque consapevole che battere corridori come Pogacar o Vingegaard su arrivi di questo tipo resta molto difficile. E mi dispiace davvero per il ritiro di Jonas. Questa è la prima tappa di montagna che vinco restando con il gruppo dei migliori e penso che dimostri i progressi che ho fatto».

Poi ha chiuso con una frase che sa di avvertimento, che è da campione con la C maiuscola qual è lui: «Non è finita».

Tadej Pogacar, Tour de France 2026, maglia gialla

Si torna a salire: gli scenari di un Tour difficile da scardinare

18.07.2026
5 min
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Le ultime due tappe di questa seconda settimana di Tour de France porteranno i corridori a guardare spesso all’insù. Oggi l’arrivo di Le Markstein, domani invece si arriverà ai 1.500 metri di Plateau de Solaison. Due frazioni impegnative che arrivano quando la Grande Boucle sembra saldamente in mano a Tadej Pogacar e al suo UEA Team Emirates. La maglia gialla ha un vantaggio di 3’36” sul rivale più prossimo: Jonas Vingegaard. Gli altri sono tutti con un distacco superiore ai quattro minuti. 

L’arrivo della tredicesima tappa, a Belfort, ha visto una fuga di 57 corridori giocarsi una vittoria prestigiosa. Al termine di una giornata davvero dura è stato Mauro Schmid a trovare il successo, davanti ad Harold Tejada. Uno sprint a due giocato al meglio dallo svizzero della Jayco-AlUla che ha trovato la prima vittoria di tappa al Tour, arrivando a conquistare almeno una vittoria in tutti e tre i Grandi Giri

Mauro Schmid, Tour de France, tappa 13, vittoria, Harlod Tejada
Mauro Schmid ha conquistato la 13ª tappa del Tour de France al termine di una lunga fuga, battendo in volata Harlod Tejada
Mauro Schmid, Tour de France, tappa 13, vittoria, Harlod Tejada
Mauro Schmid ha conquistato la 13ª tappa del Tour de France al termine di una lunga fuga, battendo in volata Harlod Tejada

La solidità di Pogacar

Quelle che aspettano i ciclisti sono due giornate esigenti, prima di assaporare l’ultima giornata di riposo e lanciarsi nell’ultima settimana di questo Tour de France. La domanda che ci si pone è una sola: sarà possibile trovare qualcuno in grado di impensierire Tadej Pogacar? Siamo andati da Ivan Basso per parlare e provare a capire cosa si può fare quando si corre contro un avversario che sulla carta sembra essere il più forte

«La risposta più sincera – ci dice Ivan Basso – è un secco: no. Non credo sia possibile per qualcuno provare a spodestare Tadej Pogacar e levargli la maglia gialla. Ha uno strapotere e una squadra talmente forte che mi viene difficile immaginare possa avere un momento di crisi. Inoltre proprio la forza della squadra è l’aspetto più determinante, anche se dovesse avere una giornata negativa ha al suo fianco una serie di corridori in grado di dargli un supporto immenso».

Jonas Vingegaard, Tadej Pogacar, Tour de France 2026, maglia gialla
Al momento il Tour de France sembra indirizzato verso Tadej Pogacar, con ben poche possibilità di repliche da parte degli avversari

Inattaccabile?

Il vantaggio accumulato da Tadej Pogacar in questo Tour de France sembra destinato ad aumentare, i segnali dai rivali non sono ancora arrivati. Anche se lo stesso Vingegaard ha dichiarato di voler tentare ancora di scalfire il dominio dello sloveno. Difficile pensare a un’azione sola, ma forse a una serie di tappe in cui proverà a mettere in difficoltà la maglia gialla. 

«Lo storico dice che Pogacar non ha mai avuto giorni di crisi o flessioni – prosegue Ivan Basso – in passato non ha avuto momenti in cui di colpo ha ceduto e perso terreno. Diventa difficile pensare anche ad un’azione congiunta di più squadre, perché comunque abbiamo visto che la strada ha messo sempre ognuno al suo posto. Credo che Vingegaard abbia l’ambizione e la mentalità di provarci, ma riuscirci è tutta un’altra cosa».

Tour de France, 6 tappa, Jonas Vingegaard, Visma Lease a Bike
Vingegaard è arrivato al Tour dopo aver vinto il Giro, un approccio diverso: riuscirà a ricavarne i frutti desiderati?
Tour de France, 6 tappa, Jonas Vingegaard, Visma Lease a Bike
Vingegaard è arrivato al Tour dopo aver vinto il Giro, un approccio diverso: riuscirà a ricavarne i frutti desiderati?

I fantasmi del passato

L’ultima volta che Tadej Pogacar ha avuto un giorno di crisi è stato al Tour de France 2023, quando nella tappa del Col de la Loze alzò bandiera bianca proprio contro il danese. Da allora lo sloveno sembra correre contro i propri fantasmi, con l’obiettivo di vincere dove prima aveva fallito.

«Vingegaard sembra essere l’unico che può provare ad impensierire Pogacar – continua – ha vinto un Giro d’Italia e ha sicuramente la capacità e la voglia di tentare qualcosa. L’unica cosa da capire è quanto la corsa rosa sia stata esigente e cosa gli ha lasciato nelle gambe, sia in termini positivi che negativi».

Tom Pidcock, Tour de France 2026, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling
Dopo essere entrato nella fuga di ieri Pidcock ha guadagnato 8 minuti rispetto ai principali rivali rientrando nella lotta per il podio
Tom Pidcock, Tour de France 2026, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling
Dopo essere entrato nella fuga di ieri Pidcock ha guadagnato 8 minuti rispetto ai principali rivali rientrando nella lotta per il podio

Lotta di posizioni

Con la tappa di ieri si è riaffacciato in zona podio anche Tom Pidcock, il capitano della Pinarello-Q36.5 Pro Cycling ha guadagnato otto minuti sugli altri uomini di classifica. Da Vingegaard, secondo, a Lenny Martinez, decimo, c’è un distacco inferiore ai tre minuti. Anche questo, secondo Ivan Basso, è un fattore importante. 

«Più verosimilmente vedo quattro o cinque atleti in lizza per il podio – conclude Basso – ed è un risultato che in una corsa a tappe di tre settimane, specialmente se è il Tour, non va buttato. Difficile, ma non impossibile, pensare che ci possa essere qualcuno che possa rischiare un posto di valore per tentare qualcosa di grande. Dipende tanto dal carattere, non dimentichiamo che in ammiraglia poi ci sono i diesse: sono loro a gestire i momenti di corsa e a parlare con i corridori».

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Nimbl x Nike Etoile: eccellenza e artigianalità insieme

16.07.2026
4 min
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La Grand Départ del Tour de France da Barcellona è stato un evento che ha attirato lo sguardo del mondo del ciclismo e non solo sulla capitale della Catalunya. Tre giorni di festa, presentazioni, eventi e tanto altro, tutte manifestazioni che hanno fatto da contorno alla Grande Boucle. Barcellona ha anche regalato a Jonas Vingegaard la prima maglia gialla del Tour de France 2026, grazie alla vittoria nella crono a squadre dello scorso 4 luglio. 

Una partenza, quella di Barcellona, che è stata teatro di diverse celebrazioni e partnership, una su tutte è quella nata tra Nimbl e Nike. Tutte e due le aziende sono partner tecnici del Team Visma Lease a Bike, la prima fornisce le scarpe da ciclismo e dallo scorso anno anche l’abbigliamento in corsa. Mentre Nike veste corridori e staff nei momenti fuori dalla gara. La novità si chiama Nimbl x Nike Etoile

Realizzate a mano in Italia, queste scarpe combinano un telaio monoscocca in fibra di carbonio, un peso molto contenuto, una tomaia in microfibra di altissima qualità e il BOA Fit System dual dial Li2, progettato per garantire una regolazione micrometrica multi-direzionale del fit in qualsiasi momento della pedalata. Il BOA Fit System distribuisce la pressione in modo uniforme, migliora il contenimento del piede e favorisce una maggiore stabilità durante lo sforzo: dalle salite, agli sprint ai cambi di ritmo. Il risultato è un trasferimento di potenza preciso e una connessione diretta tra atleta, scarpa e bicicletta davvero unica.

Visma Lease a Bike, scarpe Nimbl x Nike, capsule collection Etoile
Le scarpe della capsule collection Nimbl x Nike Etoile nascono dall’unione tra le qualità dei due brand
Visma Lease a Bike, scarpe Nimbl x Nike, capsule collection Etoile
Le scarpe della capsule collection Nimbl x Nike Etoile nascono dall’unione tra le qualità dei due brand

Omaggio a Vingegaard

Nike Etoile è una capsule collection, disponibile in edizione limitata, composta da un kit che accomuna scarpe e abbigliamento da ciclismo. Si tratta del frutto della collaborazione tra Nimbl e Nike, nata dopo la vittoria al Giro d’Italia da parte di Jonas Vingegaard. Successo che lo ha trasportato di diritto nel club della Tripla Corona (ovvero coloro che in carriera sono stati in grado di vincere tutti e tre i Grandi Giri). 

La capsule collection è anche il frutto della collaborazione tra due marchi accomunati dall’impegno nei confronti degli atleti e dalla continua ricerca di migliorare le prestazioni. La collezione è stata presentata ufficialmente a Barcellona lo scorso 2 luglio, presso il negozio Velodrom di Barcellona, in collaborazione con il Team Visma Lease a Bike.

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I corridori della Visma Lease a Bike durante la presentazione della capsule collection a Barcellona
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I corridori della Visma Lease a Bike durante la presentazione della capsule collection a Barcellona

Partnership

La collezione Nimbl x Nike Etoile unisce l’eccellenza dell’artigianato italiano all’approccio consolidato di Nike all’innovazione e al design basato sulle esigenze degli atleti. Nimbl, con la sua tradizione di produzione artigianale italiana di attrezzatura da ciclismo, è scelta dai campioni e dagli atleti che desiderano sprigionare tutta la loro potenza. Nike vanta decenni di esperienza al servizio degli atleti e di progresso delle prestazioni attraverso l’innovazione.

Questa partnership è resa possibile dalla forza dell’ecosistema ciclismo. Facendo parte di Pon.Bike, una delle più grandi famiglie di marchi di biciclette al mondo, Nimbl si posiziona al fianco di Lease a Bike e delle bici d’élite Cervélo del Team Visma Lease a Bike.

Visma Lease a Bike, scarpe Nimbl x Nike, capsule collection Etoile
La collaborazione è nata anche grazie a Pon.Bike, una delle più grandi famiglie di marchi da ciclismo al mondo
Visma Lease a Bike, scarpe Nimbl x Nike, capsule collection Etoile
La collaborazione è nata anche grazie a Pon.Bike, una delle più grandi famiglie di marchi da ciclismo al mondo

Le parole di Nimbl e Nike

Una partnership, quella nata tra Nimbl e Nike, che rafforza la loro posizione all’interno del ciclismo, con una visione comune e la voglia di progredire sia in termini sportivi che in termini tecnici. 

«Questa partnership nasce da una convinzione condivisa – dice Poppo Hofsteenge, a capo della collaborazione tra Nimbl e Nike per Pon.Bike – nelle corse, dove l’attenzione maniacale per i dettagli è fondamentale. Nimbl offre precisione artigianale per il ciclismo d’élite, mentre Nike garantisce maestria senza eguali nella scelta dei materiali e nell’innovazione sportiva. Insieme, lanciamo un prodotto mentre scriviamo un nuovo capitolo per il ciclismo». 

«In Nike – gli fa eco Kieran Ronan, responsabile della collaborazione per il brand americano – il nostro obiettivo è servire gli atleti e ridefinire ciò che è possibile attraverso l’innovazione. La partnership con Nimbl unisce la nostra comune ossessione per le prestazioni e ci permette di cogliere nuove opportunità per plasmare il futuro del ciclismo».

La collezione di abbigliamento e calzature Nimbl x Nike in edizione limitata, è disponibile agli atleti di tutto il mondo attraverso una rete selezionata di rivenditori di biciclette indipendenti e online sul sito nimbl.cc.

Nimbl

Stefano Zanini con Wout Van Aert

Senza Van Aert, Vingegaard ci guadagna? Risponde Zanini

11.07.2026
5 min
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Da quando è stato annunciato che Wout Van Aert non sarebbe stato al Tour de France, il dibattito si è acceso subito. La sua assenza è davvero un vantaggio per Jonas Vingegaard, che può contare su una squadra concentrata esclusivamente sulla classifica generale, oppure rappresenta una perdita più grande di quanto si pensi? Nei primi giorni della Grande Boucle, quando eravamo ancora in Spagna, questa teoria è tornata d’attualità anche in Danimarca, dove diversi osservatori hanno sostenuto che una Visma con un solo obiettivo fosse più compatta. E sinceramente vedendoli da fuori anche noi la pensavamo così.

Tra l’altro questa è una riflessione che, in passato, era stata avanzata persino dalla moglie dello stesso Vingegaard, mettendo a confronto il modello Visma Lease a Bike con quello della UAE Emirates, da sempre orientata a lavorare esclusivamente per Tadej Pogacar. Per approfondire il tema abbiamo chiesto il parere di Stefano Zanini (nella foto SprintCycling in apertura proprio con Van Aert)

Zazà, oggi direttore sportivo della XDS-Astana e profondo conoscitore delle dinamiche interne di una squadra, offre però una lettura diversa: per lui un campione come Van Aert non rappresenta un problema da gestire, bensì un valore aggiunto che può fare la differenza dentro e fuori dalla corsa.

Van Aert, Vingegaard e Pogacar ad Hautacam
Tour 2022, quell’anno Van Aert fu sensazionale per la vittoria di Vingegaard. Ad Hautacam (in foto) tirò così forte e a lungo da staccare persino Pogacar
Van Aert, Vingegaard e Pogacar ad Hautacam
Tour 2022, quell’anno Van Aert fu sensazionale per la vittoria di Vingegaard. Ad Hautacam (in foto) tirò così forte e a lungo da staccare persino Pogacar

Van Aert valore aggiunto

Per Zanini il punto di partenza è semplice: perdere Van Aert significa perdere uno dei corridori più importanti del gruppo, indipendentemente dai risultati che potrebbe ottenere in proprio. La sua presenza va oltre il contributo atletico e coinvolge tutto ciò che accade durante tre settimane di Tour.

«Non avere in squadra uno come Van Aert vuol dire tantissimo – spiega Zanini – un corridore come lui, nella corsa più importante dell’anno, è una risorsa enorme. Quando non c’è, manca un uomo fondamentale in tante situazioni delicate. Wout è prima di tutto una garanzia per il leader. L’esperienza accumulata negli anni gli permette di leggere la corsa, di trasmettere tranquillità e aiutare Vingegaard nei momenti più complicati, anche semplicemente con una parola o con la sua presenza al fianco».

«Avere un uomo come lui – continua Zanini – darebbe a Vingegaard una tranquillità assoluta durante tutto il Tour. Sa di poter contare su qualcuno che conosce perfettamente certe situazioni e che può consigliarlo nei momenti decisivi».

A tal proposito senza andare troppo indietro nel tempo, a quando magari Van Aert tirava fino a staccare Pogacar verso Hautacam, Zanini ricorda quanto ha fatto il belga l’anno scorso sul Colle delle Finestre per Adam Yates al Giro d’Italia. Quanto sia stato utile e decisiva la sua presenza.

Van Aert quando si è presentato ad un Grande Giro ha quasi sempre vinto. Secondo Zanini questo è un bene anche per il leader della generale
Van Aert quando si è presentato ad un Grande Giro ha quasi sempre vinto. Secondo Zanini questo è un bene anche per il leader della generale

Vittorie personali, una ricchezza

Uno degli argomenti più ricorrenti è che Van Aert finisca inevitabilmente per assorbire energie della squadra, inseguendo successi personali o andando in fuga. E sono energie anche mentali, che possono distrarre gli altri gregari. In fin dei conti con Van Aert in squadra si lavora anche per qualche tappa o addirittura per la maglia verde… almeno nei tempi migliori di Wout. Zanini di nuovo ribalta completamente questa prospettiva.

«Non scherziamo – dice il varesino – Van Aert sa perfettamente quando può giocarsi le proprie carte e quando, invece, deve essere al servizio del capitano. Le due cose possono convivere senza entrare in conflitto. Wout andrebbe in fuga quando non è una giornata importante per Vingegaard e sarebbe al suo fianco quando serve davvero. Io sono sempre dell’idea che una squadra, più è compatta e altruista, più riesce a fare la differenza. Quando parlo di altruismo intendo proprio fra i corridori stessi. L’aiuto reciproco, il supportarsi.

«Anzi, penso che vedere un compagno vincere contribuisce a rafforzare l’ambiente e ad aumentare la fiducia del gruppo. A smorzare la tensione della ricerca del risultato. Se oggi vince il mio compagno Van Aert, io sono contento. E’ contenta la squadra, è contento tutto l’ambiente, è contento persino lo staff… e le cose poi vengono quasi da sole. Questo è il bello del ciclismo e dovrebbe essere la base di ogni formazione».

Zanini ricorda che in carriera solo una volta nei Grandi Giri ha avuto il leader per la classifica. Avvenne nei primi anni 2000 quando in Mapei c’era Stefano Garzelli. «E comunque il leader era solo lui. Mentre in quella squadra come ricorderete altro che due capitani nelle classiche. Ce ne erano sei o sette ogni volta. Per questo motivo ho parlato di altruismo».

Piganzoli è un fedelissimo di Vingegaard è lui che ha sostituito in extremis Van Aert
Piganzoli è un fedelissimo di Vingegaard è lui che ha sostituito in extremis Van Aert
Piganzoli è un fedelissimo di Vingegaard è lui che ha sostituito in extremis Van Aert
Piganzoli è un fedelissimo di Vingegaard è lui che ha sostituito in extremis Van Aert

Tour non ancora finito

In qualche modo Zanini replica anche ai media danesi, secondo cui una Visma senza Van Aert sarebbe più unita perché tutta concentrata su Vingegaard. E pure se in UAE si lavora compatti per Pogacar, risponde indicando proprio il team del campione del mondo.

«Guardate cosa succede con Del Toro e Pogacar – riprende Zanini – Soprattutto dopo la vittoria che gli ha lasciato a Barcellona, Del Toro tira tutto il giorno e farebbe qualsiasi cosa per lui. Questa è la differenza: un leader deve valorizzare i suoi compagni, portarli in alto e far capire che il loro lavoro conta. E tutto questo poi gli torna indietro.

A questo punto gettiamo sul piatto della discussione anche Davide Piganzoli, colui che ha sostituito Van Aert e ormai un fedelissimo di Vingegaard. Magari il danese con un uomo che sa essere suo è più tranquillo, si sente ancora più legittimato.

«Può anche starci, ma resto dell’idea che Van Aert sia meglio averlo. Detto ciò, Davide Piganzoli merita piena fiducia e grande riconoscimento per quanto sta facendo. Tra l’altro vedere un italiano così giovane andare forte fa solo piacere. Mi auguro solo che dopo il Giro e dopo il Tour lo lascino riposare un po’».

Certo ormai la classifica è alquanto assestata. Vingegaard ha oltre due minuti e mezzo di ritardo da Pogacar che ha mostrato una grande solidità, su ogni terreno. Di certo non si può attaccare in salita, almeno in questa fase. E allora un Van Aert potrebbe tornare decisamente utile in qualche tappa vallonata, per la famosa imboscata… ammesso sia ancora valido tale termine.

«Certo – dice Zanini – che in uno scenario cosi Van Aart può tornarti utile. Difficile attaccare Pogacar e la sua squadra, ma fino a Parigi il Tour non è finito. Le situazioni che possono nascere nelle prossime settimane sono tantissime. In Visma hanno uno staff preparato bisogna sempre provarci. Anche se sembra difficile, bisogna attaccare fino alla fine: è questo che dà ancora più valore a un eventuale secondo posto».

Tour de France, 6 tappa, maglia gialla, UAE Team Emirates

Pogacar scava il primo solco: ipoteca sul Tour?

10.07.2026
6 min
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Tadej Pogacar scava il vero divario con il principale contendente alla maglia gialla, ovvero Jonas Vingegaard, nei diciassette chilometri che portano al traguardo dopo la discesa del Tourmalet. Due minuti e trentotto secondi sul danese della Visma Lease a Bike, il quale non ha potuto fare altro che pedalare nella stessa vallata del rivale sapendo di perdere secondi che sono diventati minuti. Una sentenza quella di Pogacar. Il campione del mondo, come ci ha già abituati, annienta gli avversari. Solo che questa volta lo ha fatto alla sesta tappa del Tour de France. Il condizionale sarebbe d’obbligo, ma come si fa ad avere dei dubbi quando le forze in campo sono così diverse?

A Gavernie-Gèdre lo sloveno del UAE Team Emirates si infila nuovamente la maglia di leader della classifica generale. Simbolo prestato al norvegese Torsten Traen, il quale ieri avrebbe fatto volentieri a meno delle attenzioni di tutti mentre, con dieci minuti di ritardo dai primi, veniva sottoposto alle cure dell’equipe medica del Tour de France a bordo strada dopo la rovinosa caduta nella discesa del Tourmalet.

Senza calcoli

Mancavano poco più di 43 chilometri all’arrivo quando nello scalare il Tourmalet il piano della UAE Emirates ha preso forma. Un allungo di Del Toro, dopo che avevano lavorato Grossschartner, McNulty e Yates. Il messicano accelera, dietro gli rimane il solo Tadej Pogacar. Gli altri si disperdono. L’unico che sembra tenere botta è Jonas Vingegaard che perde terreno ma rimane con gli occhi puntati sulla maglia iridata, che intanto detta il ritmo e si gira a cercare riferimenti. 

Il danese rimane con un distacco minimo di nove secondi per un paio di chilometri, poi dopo una curva tarda ad arrivare a favore di telecamera. Si apre un buco che diventerà voragine al termine della tappa. 

«L’altro giorno sul bus – racconta Pogacar dopo l’arrivo – mentre tornavamo dalla tappa di Pau, c’era già un’atmosfera di grande entusiasmo mentre parlavamo della tappa del Tourmalet. Tutti i ragazzi erano davvero carichi, avevo già capito che sarebbe stata una buona giornata. Abbiamo semplicemente corso come se non avessimo nulla da perdere».

Tour de France, 6 tappa, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Met, Col du Tourmalet
Col du Tourmalet, Pogacar allunga dopo l’azione di Del Toro, nessuno gli resta a ruota e il pubblico si infiamma
Tour de France, 6 tappa, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Met, Col du Tourmalet
Col du Tourmalet, Pogacar allunga dopo l’azione di Del Toro, nessuno gli resta a ruota e il pubblico si infiamma

Cercarsi rivali

Le parole di Tadej Pogacar, che torna a vestire la maglia gialla del Tour de France, sono una sentenza quasi più delle sue gambe. Pensare di correre come se non ci fosse nulla da perdere già dalla sesta tappa della corsa più importante al mondo è qualcosa che difficilmente si è visto. Attaccare a poco più di quaranta chilometri dal traguardo senza preoccuparsi delle conseguenze o degli avversari è un segnale che ha la forza di uno schiaffo ben assestato a tutti i contendenti alla vittoria del Tour de France. 

«Non mi immaginavo di ottenere tutto questo vantaggio nei confronti di Vingegaard – prosegue Tadej Pogacar – nella mia testa avevo lasciato tutto nelle mani del caso, qualunque cosa fosse successa. Non stavo calcolando secondi o minuti, né chi avrebbe vinto o altro. Volevo solamente dare il massimo fino al traguardo».

Quello che potrebbe rivelarsi come un altro colpo difficile da digerire per il morale degli avversari è il terzo posto di Isaac Del Toro. Il messicano nella volata del gruppetto si mette tutti alle spalle e fa capire che anche l’ultimo gradino del podio rischia di essere terra di conquista del UAE Team Emirates

Un altro livello

La differenza delle forze in campo è racchiusa nelle parole di Pogacar e nei gesti. L’ultima borraccia lo sloveno la prende quando mancavano sei chilometri alla fine, non la beve ma se la versa addosso. Prima le spalle, poi la schiena e infine il volto. Sbuffa, si rimette in posizione e aggiunge altri quaranta secondi tra sé e gli altri. 

Da quando è uscito sconfitto l’ultima volta dal Tour de France, era il 2023, Tadej Pogacar sembra aver fatto quel salto di qualità e di prestazione possibile solo per lui. Quello stesso anno la Grande Boucle era passata sul Tourmalet, sempre dopo aver scalato il Col d’Aspin, e il tempo impiegato da Pogacar e Vingegaard per arrivare in cima era stato di 45’ e 37”. Tre anni dopo il campione del mondo ha impiegato 43’ e 14”

La resa della Visma

Jonas Vingegaard ha tentato di percorrere un’altra strada nel suo cammino di avvicinamento verso il Tour de France. La sua partecipazione al Giro, vinto senza grandi problemi, era volta a trovare una condizione migliore e tentare di avvicinarsi a Tadej Pogacar. Al momento i frutti del lavoro del danese sembrano lontani dall’essere raccolti e le parole di Marc Reef, Leading Race Coach della Visma Lease a Bike non lasciano molte speranze. 

«Il risultato di oggi è davvero deludente – ha detto in una nota rilasciata nel post tappa dal team – ma abbiamo visto un Jonas che ha lottato fino al traguardo e ha fatto tutto il possibile per limitare il distacco da Pogacar, respingendo al contempo il gruppo che lo inseguiva alle spalle, cosa in cui è riuscito bene.

«Volevamo inserire un nostro uomo in fuga – continua – ma non siamo riusciti, adattando così la strategia di gara. Sul Tourmalet quando Pogacar ha attaccato, Jonas ha proseguito al proprio ritmo rimanendogli vicino per un bel po’ di tempo. Tuttavia, a circa due chilometri dalla vetta, ha dovuto rallentare leggermente. Da lì in poi ha lottato fino al traguardo, ma non è bastato per ridurre ulteriormente il distacco».

Se anche il principale rivale, al termine della sesta tappa, inizia a guardarsi alle spalle vuol dire che le tattiche e le gambe per fronteggiare il gigante sloveno potrebbero non esserci. Il Tour rischia davvero di diventare una rincorsa alle piazze d’onore.  

TTT Barcellona, Visma

Vince la Visma. Vingegaard in giallo. E Piganzoli gongola

04.07.2026
6 min
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BARCELLONA (Spagna) – E’ proprio il caso di dire che l’unione fa la forza. Sullo strappo che precedeva l’arrivo quasi tutte le squadre che scollinavano con due corridori, tre al massimo, si sono rivelati insufficienti. L’unica squadra che, guarda caso, è arrivata compatta con quattro uomini, con il quinto che si era staccato da pochissimo, è stata la Visma Lease a Bike. Ed è stata proprio la squadra olandese a conquistare il successo.

Jonas Vingegaard spegne così i sogni di Filippo Ganna. Su Pippo tanti scommettevano. Davide Ballerini, dopo l’arrivo, ci aveva detto che, visto il percorso così filante, il piemontese avrebbe potuto davvero farcela. Alla fine, non aveva avuto tutti i torti.

La Spagna si conferma terra di ciclismo, di passione profonda e calorosa. Come tre anni fa a Bilbao, anche Barcellona ha regalato il meglio di sé. Si stima che lungo il percorso del Tour de France ci fosse oltre un milione di persone: qualcosa di incredibile. Anche raggiungere la sala stampa sul Montjuic è stata una vera impresa. Pensate che ieri sera l’organizzazione, nella chat dedicata ai giornalisti, aveva avvertito: o fate la partenza o fate l’arrivo.

Tutti per uno

In questa splendida cornice le squadre hanno infiammato ancora di più il pubblico. Siamo in Spagna e Ion Izagirre viene accolto come una vera star. La comunità messicana esplode al passaggio di Del Toro e il coro dedicato a Torito risuona ovunque. E poi c’è la colonia slovena. Pogacar è un fenomeno anche sotto questo punto di vista. Ha un indotto turistico che meriterebbe davvero uno studio.

Ma come detto, i più veloci a completare i 19,6 chilometri dal Forum di Barcellona al Montjuic sono stati proprio gli uomini della Visma con Jonas Vingegaard che lancia subito un messaggio chiarissimo a Tadej Pogacar: «Io ci sono».

I gialloneri hanno gestito magnificamente questa cronometro a squadre. Sono stati i migliori in tutti gli intermedi, eccezion fatta per il primo, dove per pochissimo erano alle spalle della Ineos. Sono rimasti compatti più degli altri e questo ha fatto la differenza, oltre a una fluidità di cambi davvero impressionante.

Edoardo Affini ce lo aveva detto già alla presentazione dei team l’altro ieri. «La mia cronometro finisce dopo 15 chilometri». Le sue trenate lunghissime hanno consentito agli altri di restare ordinati, protetti dal vento e, di fatto, di recuperare. Proprio come ci aveva spiegato Marco Pinotti. «Sono contento di esserci dopo la brutta caduta al campionato italiano. Solo lunedì sera la squadra mi ha dato il via libera. Non potevo perdermi tutto questo».

E anche quando la Visma si è inevitabilmente sfilacciata, non si è mai veramente divisa. Procedeva in tre gruppetti distinti: quello di testa e altri due poco più indietro. Le altre squadre, invece, arrivavano completamente sparse.

TTT Barcellona, Visma
Circa metà percorso. Guardate le posizioni dei Visma. I tre dietro sono proprio Piganzoli, Vingegaard e Kuss. La differenza di stazza è netta

Mamma che Piganzoli!

E poi spunta lui, Davide Piganzoli. Esce allo scoperto nell’ultimo chilometro con una trenata devastante. Ultimo uomo per la salita, ultimo uomo della cronometro e ormai un fedele, anzi un fedelissimo, di Jonas Vingegaard. Lo stesso Piganzoli che, sorridente, posa per una foto dietro al gigante Edoardo Affini nella mixed zone.

«Ho finito il Giro d’Italia con una vittoria e ho iniziato il Tour con un’altra – dice Piganzoli – quindi sicuramente è qualcosa di molto speciale. Il Tour è un altro mondo rispetto al Giro d’Italia, è davvero molto emozionante essere qui. Ero un pochino agitato negli ultimi giorni, ma oggi, quando siamo partiti, ho dato tutto fino alla fine. E quando sono salito su quel palco… mamma mia. Prima della partenza ero molto emozionato, ma ho cercato di mantenere la calma. Poi, una volta in gara, ho pensato soltanto a spingere al massimo e a restare concentrato su quello che dovevo fare».

«Avevamo un piano ben preciso e lo preparavamo da parecchio tempo. All’inizio tiravano soltanto in cinque. Io, Jonas e Sepp Kuss ci siamo risparmiati per il finale. Poco prima del penultimo strappo siamo entrati in azione anche noi. Abbiamo spinto forte, ma senza arrivare completamente al limite per due motivi: il primo era conservare energie per l’ultima salita, il secondo era tenere con noi Matteo Jorgenson per la discesa. Essendo un corridore più pesante poteva darci qualcosa in più. Poi è rimasta l’ultima sfiammata nel chilometro conclusivo. Ho cercato di dare il massimo sulle prime rampe dell’ultima salita per Jonas e poi sono arrivato tranquillo al traguardo.

«Pensate che mi sono goduto anche la vittoria. Ai 200 metri ho visto il verde del cronometro su un maxischermo. Avevamo ancora 15 secondi di vantaggio sulla Ineos. E’ stata un’emozione incredibile».

Dal computer alla strada

La Visma aveva studiato questo percorso fin dall’inverno. Sopralluoghi, analisi del vento, simulazioni. Una banca dati impressionante, proprio come quella della Ineos. Peccato davvero per Filippo Ganna. Il sogno della maglia gialla è sfumato per meno di otto secondi.

«Dietro era veramente difficile stare al passo. Andavamo sempre tra i 60 e i 62 all’ora e tutti i ragazzi hanno fatto un lavoro incredibile. Quando hanno dato l’ultima trenata siamo passati dai 62 chilometri orari con Hagenes ai 67 con Edoardo Affini. In quel momento ho pensato: se continua così, non so quanto riuscirò a resistere».

Nel frattempo arriva Pogacar nella mixed zone e la folla esplode. Si alzano veri e propri cori da stadio sulle note di I Love You Baby. Tadej, con la maglia a pois sulle spalle, sorride e ricambia l’affetto. Poi, con la coda dell’occhio, osserva la maglia gialla di Vingegaard, impegnato poco distante nelle interviste.

«Stamattina – va avanti Piganzoli – abbiamo fatto la ricognizione cercando di mantenere un buon ritmo. Ci serviva per capire la durata delle trenate e la velocità con cui affrontare le ultime salite. In tutto questo ha inciso tantissimo il lavoro dei preparatori e degli ingegneri. Ogni dettaglio è stato curato. Dopo la ricognizione, per esempio, visto il vento abbiamo deciso di cambiare disposizione. Ci hanno confermato che noi più leggeri, attorno ai 60 chili, non dovevamo tirare. Dovevamo restare coperti alla velocità imposta dai compagni più pesanti.

«Per il resto non guardavo quasi mai i watt. Solo ogni tanto buttavo un occhio alla velocità, ma soprattutto ero concentrato sulla ruota di chi avevo davanti: per non staccarmi… e per non prenderla».

Giro d'Italia 2026, Carì, Vincenzo Nibali, Jonas Vingegaard

Il Tour alle porte: Nibali fa le carte ai tre sfidanti

27.06.2026
5 min
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FELTRE (BL) – Uno come lui di Grandi Giri se ne intende. La fiammata rossa in terra spagnola nel 2010, due campagne rosa vincenti nel 2013 e 2016, intervallate da un lampo giallo nel 2014 e l’incoronazione ai Campi Elisi: all’ultima 24 Feltre Connection abbiamo incontrato Vincenzo Nibali e gli abbiamo chiesto un commento sul Giro d’Italia e una prospettiva sugli uomini di classifica al Tour de France che sta per cominciare.

Come sapeva fare da corridore, lo Squalo non ci ha deluso e ci ha esposto il suo interessante punto di vista tra presente e futuro. Per lui che è nel club della Tripla Corona, non si poteva che cominciare dal nuovo membro danese entrato lo scorso 31 maggio.

«Sapevamo – dice Nibali – che Vingegaard fosse arrivato al Giro con grandi ambizioni. Magari non si è presentato con una super condizione all’inizio, ma ha dimostrato via via di avere gamba superiore agli altri. Comunque, era già tutto scritto ed è andata così. Penso che sia stato il giusto epilogo perché Jonas è un corridore che merita la Tripla Corona, grazie alle due grandi vittorie al Tour e poi quelle consecutive più recenti prima alla Vuelta (settembre 2025, ndr) e poi all’ultimo Giro».

Giro d'Italia 2026, Bellinzona-Carì, Jonas Vingegaard
Vingegaard è arrivato al Giro determinato a vincerlo e secondo Nibali sembra averlo fatto con la riserva necessaria per andare bene anche al Tour
Giro d'Italia 2026, Bellinzona-Carì, Jonas Vingegaard
Vingegaard è arrivato al Giro determinato a vincerlo e secondo Nibali sembra averlo fatto con la riserva necessaria per andare bene anche al Tour

Il confronto con Pogacar

La cavalcata dalla Bulgaria a Roma però non ha convinto tutti e, sin dal successo dal Blockhaus, c’è chi ha detto che sia mancata una vera nemesi. Nibali anche qui risponde senza fronzoli: «Molti dicevano che non avesse rivali, per me ce n’è solo uno alla sua altezza. Si chiama Tadej Pogacar e lo incontrerà ora al Tour de France. Sarà un duello interessante, perché Jonas è in crescendo, anche se è molto difficile mantenere la condizione senza grandi corse fino alla Grande Boucle. Al tempo stesso però, penso che si farà trovare pronto, anche se è difficile dire chi sarà il vincitore».

L’ultimo Tour de Suisse partito dalla Valtellina qualche indicazione importante l’ha data, viste le gesta dell’alieno sloveno: l’assolo in solitaria di 70 chilometri a Sondrio, le trenate per il compagno di squadra Narvaez e gli altri due successi tra cronometro (sul filo dei centesimi su Van der Poel) e il tappone finale. «Tutti sappiamo che Tadej in questo momento è il re, il “king indiscusso” come dicono i giovani di oggi. Però, resto convinto che sarà davvero emozionante vedere la battaglia tra i due», commenta il fuoriclasse messinese.

Ieri, Van der Poel ha provato a tenere Pogacar, che però ha trasformato in inferno una tappa da 2.446 metri di dislivello
Al Tour de Suisse, Pogacar ha risposto da par suo a Vingegaard. Ha però saltato l’ultima altura per stare vicino a Urska, caduta nella stessa corsa
Ieri, Van der Poel ha provato a tenere Pogacar, che però ha trasformato in inferno una tappa da 2.446 metri di dislivello
Al Tour de Suisse, Pogacar ha risposto da par suo a Vingegaard. Ha però saltato l’ultima altura per stare vicino a Urska, caduta nella stessa corsa

L’azzardo Seixas

Oltralpe però si augurano che ci sia un terzo uomo, che questa primavera ha già mostrato di voler stringere i denti pur di non perdere la ruota di Pogacar.

«Seixas è un giovane – dice Nibali – da cui dobbiamo aspettarci di tutto. Non dimentichiamoci che ha solo 20 anni e ha grandi pressioni da tutta la Francia, io avrei optato per una scelta meno azzardata come il Giro d’Italia come grande corsa a tappe per prendere confidenza e cominciare a conoscere i suoi limiti in una competizione di 21 giorni».

La Grande Boucle, infatti, secondo chi l’ha conquistata dodici anni fa, ha ben più insidie rispetto a Giro e Vuelta, oltre ad altre varianti, dalle cadute ai ventagli: «Ricordiamoci che al Tour – prosegue Nibali – la pianura vera non esiste e anche nelle tappe meno insidiose puoi portarti a casa 2.000 metri di dislivello. Dunque, si rischia di avere frazioni molto stressanti e difficili psicologicamente. In particolare, per uno come Paul Seixas che essendo francese e di talento, si porta dietro una grande ricaduta mediatica per qualunque cosa faccia».

La tutela dei giovani è all’ordine del giorno. Guardate Davide Piganzoli. Ha aspettato un anno in più e si è fatto le ossa un’altra stagione alla corte di Ivan Basso prima del salto nelle corazzate WorldTour. La sua scelta è stata ripagata dalla chiamata della Visma e il primo anno in giallonero ha superato tutte le attese. Un Giro da grande protagonista superando persino un veterano come Sepp Kuss nelle gerarchie interne di ultimo uomo per Vingegaard, oltre a sfiorare persino la maglia bianca. E non è un caso che il danese l’abbia voluto al suo fianco anche al Tour per provare a spodestare Pogacar dal trono francese.

Tour Auvergen-Rhone-Alpes 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CGM
Seixas debutterà al Tour: una scelta azzardata, secondo Nibali. Si dice dettata dal fatto che il prossimo anno potrebbe cambiare maglia
Tour Auvergen-Rhone-Alpes 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CGM
Seixas debutterà al Tour: una scelta azzardata, secondo Nibali. Si dice dettata dal fatto che il prossimo anno potrebbe cambiare maglia

La reazione di Pellizzari

Su Seixas, Nibali fa un altro esempio a noi caro: «Bisogna proteggerlo. Guardate Giulio Pellizzari quest’anno. Tutti ci aspettavamo qualcosa di più in termini di classifica, ma secondo me ha esplorato i suoi limiti e sono convinto uscirà con qualche idea in più, più formato e consapevole dei suoi mezzi».

E che stia maturando giorno dopo giorno lo si vede con piccoli segnali. Proprio il giorno dopo la 24 Ore feltrina, abbiamo incrociato per caso Giulio durante una sgambata domenicale dalle parti del comune bellunese e l’abbiamo trovato tranquillo e già motivato a girar pagina, al punto da scherzare anche sulle giornate storte nella Corsa Rosa. Qualche giorno dopo, abbiamo visto come ha aiutato il suo capitano Florian Lipowitz a trionfare nella tappa regina del Giro di Slovenia. Subito dopo, sui propri social, ha ringraziato il team per come l’ha aiutato soprattutto nei giorni in cui la bici non gli andava proprio a genio e ha detto di essersi meritato un po’ di mare e gelato.

A nemmeno 23 anni, a volte bisogna saper aver pazienza e fare tesoro anche delle esperienze non completamente positive. E’ vero che rispetto ai tempi di Nibali ora i talenti da grandi corse a tappe sembrano tutti esplodere con qualche anno di anticipo rispetto al passato, ma in questa epoca di fenomeni, ci teniamo stretto uno dei nostri che sicuramente, già nel corso di quest’annata, tornerà a mostrare quanto già sfoderato tra Giro e Vuelta nel 2025 e poi ancora soltanto la scorsa primavera al Tour of the Alps. Basti pensare che l’ha riportato in Italia 13 anni proprio dopo un certo talento siciliano di nome Vincenzo Nibali.