Tour de Suisse 2026, Sondrio, Tadej Pogacar

Pogacar al Tour de Suisse, pizzoccheri, sorrisi e ambizione

17.06.2026
7 min
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SONDRIO – Il boato che scroscia sul palco quando Stefano Bertolotti annuncia Tadej Pogacar (dopo aver snocciolato l’assaggio più cospicuo delle sue vittorie) scuote le finestre che si affacciano su Piazza Garibaldi. La città è ferma da due ore per la presentazione delle squadre del Tour de Suisse, che per la prima volta nella storia partirà (stamattina) dall’Italia e il passaggio del campione del mondo è stato tenuto volutamente in coda. Con il UAE Team Emirates c’è anche il UAE Team ADQ e anche per Elisa Longo Borghini l’applauso è stato fragoroso e potente.

Mentre gli annunci e la musica si prendono la scena, il campione del mondo mescola con lo sguardo curioso il piattino di pizzoccheri che le donne dell’Accademia di Teglio gli hanno messo in mano. Poi li assaggia e sorride. Forse nell’annotazione di un collega più anziano, sul fatto che sembri un ragazzino, c’è la verità della sua magia. Tadej sceglie le corse per stare lontano dalla noia e forse anche da bambino i suoi giochi erano sempre diversi. Finché nell’orizzonte è entrata la bicicletta e allora magari si è messo a rincorrere avversari più veloci di lui e continuava finché non li prendeva tutti quanti.

Un cordone intorno

Quando scende dal palco della presentazione, Pogacar si ferma con lo stesso sguardo a firmare magliette e cappellini per i bambini che lo hanno aspettato così a lungo. Hanno le firme di tutti i campioni, ma per la sua hanno tenuto un posto speciale. Intorno gli hanno costruito un piccolo cordone di sicurezza, perché avere il campione del mondo al Tour de Suisse è un bel lustro: se ne sono accorti i cugini del Romandie che alla fine di aprile lo hanno visto volare e portare migliaia di persone sulle strade.

Magari da queste parti siamo più abituati ad averlo in corsa, ma è bene evitare che qualche tifoso troppo caloroso lo spintoni per una foto. Nessuno in realtà sembra troppo minaccioso, ma intanto Pogacar è arrivato davanti alle telecamere, i taccuini e i microfoni e di colpo dai suoi occhi è sparito lo stupore del bambino. Nel parlare di ruote, altura, salite e pedali è tornato il corridore.

I banchi per spiegare ai corridori come si fanno i pizzoccheri sono dell'Accademia del Pizzocchero: qui Tim Wellens
I banchi per spiegare ai corridori come si fanno i pizzoccheri sono dell’Accademia del Pizzocchero: qui Tim Wellens
I banchi per spiegare ai corridori come si fanno i pizzoccheri sono dell'Accademia del Pizzocchero: qui Tim Wellens
I banchi per spiegare ai corridori come si fanno i pizzoccheri sono dell’Accademia del Pizzocchero: qui Tim Wellens

La forma ritrovata

Racconta di essere stato in ritiro con la squadra e che gli allenamenti sono stati duri e di buon ritmo tutti i giorni. Quando abbiamo parlato di lui con lo staff del UAE Team Emirates al Giro d’Italia, qualcuno si è lasciato scappare che il peso che gli era servito per giocarsi la Roubaix non fosse ancora del tutto a posto e che al Romandia avesse dominato perché il suo livello è spaziale anche se la forma non è delle migliori. A Sierra Nevada sarebbe tornato tutto nella norma.

«Ora siamo qui per il Tour de Suisse – dice Pogacar – metteremo alla prova le gambe già domani (oggi, ndr) e vedremo se saremo davvero pronti per il Tour o se dovremo cercare qualcosa in più negli allenamenti che restano. In allenamento mi sento benissimo e non posso lamentarmi. Quando è caldo, un chilo si perde facilmente. Qui affronteremo un percorso impegnativo di soli cinque giorni e non più nove come un tempo quando c’erano anche i tapponi di montagna.

«E’ un po’ diverso, ma penso che sarà comunque molto bello. Sarà una bella corsa per le gambe, per la velocità e per mettere alla prova la resistenza. Forse è anche positivo che duri solo cinque giorni, perché così potrò recuperare più velocemente. Vedremo come andrà…».

Di bici e cronometro

In mattinata, di passaggio nell’Agrirelais La Fiorida in cui ha soggiornato con la squadra, lo abbiamo visto ragionare a lungo con il meccanico e amico Bostjan Kavcnik, che nel tempo libero si prende cura delle bici del Pogi Team in Slovenia. Confabulavano sulla bici da crono e le sue appendici, l’imbottitura e la larghezza dell’appoggio, mentre fino a pochi minuti prima i meccanici si erano dati un gran da fare perché le sue Colnago Y1RS nere pesassero allo stesso modo.

Anche il casco privo di scritte ha fatto pensare alla ricerca dei dettagli per la sfida del Tour, che anche quest’anno si annuncia di altissimo livello. Al punto che durante l’uscita, Tadej si è fermato nella sede MET che produce i suoi caschi e ha dato qualche annotazione sul prototipo bianco.

«Quando ho deciso di partecipare al Tour de Suisse – dice Pogacar – non sapevamo ancora che sarebbe cambiato così. Ho scelto di venire qui perché si adatta bene, è diverso dal Delfinato, ma il periodo più o meno è lo stesso. L’obiettivo oltre a vincere, è rimanere in salute. Già domani (oggi, ndr), con salite brevi e impegnative, molti corridori proveranno a vincere. Probabilmente ci saranno molti attacchi e noi abbiamo una buona squadra per seguire e magari proveremo a fare qualcosa anche noi».

Questo stesso casco da crono provato da Pogacar l'ha usato anche Del Toro in Francia
Questo stesso casco da crono provato da Pogacar l’ha usato anche Del Toro in Francia
Questo stesso casco da crono provato da Pogacar l'ha usato anche Del Toro in Francia
Questo stesso casco da crono provato da Pogacar l’ha usato anche Del Toro in Francia

Due corse in una

La novità del Giro di Svizzera, che tanti anni fa si era battuto per avere il secondo weekend di gara, sta proprio nella riduzione dei giorni di gara (da nove a cinque), nel fatto che si sia puntato molto su finali in circuito e che su percorsi pressoché identici correranno anche le donne. L’ingresso di Flanders Classics nell’organizzazione ha portato una ventata di novità e sarà la strada a dire se la nuova formula sarà quella giusta.

«Sulla partecipazione delle donne negli stessi giorni – dice Pogacar – si potrebbero migliorare alcuni aspetti organizzativi, perché loro partono molto presto e noi molto tardi. Possiamo parlare di più dei dettagli, c’è margine di miglioramento e sicuramente ci si potrebbe coordinare meglio, però è fantastico che abbiano tappe simili alle nostre ed è altrettanto fantastico che il ciclismo femminile stia andando in questa direzione».

L’emozione del gigante

Torna bimbo col suo stupore soltanto alla fine quando gli chiediamo se sia curioso di provare una corsa mai fatta prima e che cosa pensi davvero dopo aver sentito il suo nome chiamato così forte dal pubblico.

«Sono molto emozionato – dice e di nuovo sorride – e non vedo l’ora di affrontare tutte le tappe che mi aspettano. E’ stato bello vedere tutti questi tifosi già qui oggi per la presentazione per cui cercherò di godermi questi cinque giorni di gara. Ogni tappa sembra piuttosto diversa, ma forse la cronometro e l’ultima tappa sono le migliori per me».

Lo spingono verso l’uscita della zona mista, sono passate le sette ed è tempo di tornare in hotel. Mancano due settimane al Tour de France, per allora l’entusiasmo del bambino sarà stato riposto nel fondo di un baule. Ci sono battaglie in cui anche i bambini devono diventare grandi in fretta. Ma siamo certi che il gusto di quei pizzoccheri continuerà a girargli a lungo per la testa.