Joao, ancora una difesa eroica. Ma potrebbe non bastare più

24.05.2022
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Sul Mortirolo e soprattutto sul Santa Cristina, Joao Almeida firma ancora un capolavoro, come sul Blockhaus. Per uno che non è uno scalatore, aver scollinato ad appena quattro secondi dalla maglia rosa, da Landa e da Hindley vuol dire tirare fuori il classico coniglio dal cilindro.

A cinque tappe dalla fine del Giro d’Italia, il corridore della UAE Emirates si trova in terza posizione a 44″ da Carapaz, non male. Anzi… Ma neanche benissimo: la sua posizione non è idilliaca. Quest’anno non avendo lo spazio di cui aveva beneficiato due anni fa (da semisconosciuto), non ha potuto sfruttare le tappe intermedie.

All’Aprica il portoghese incassa 14″ dai big. Il massaggiatore gli passa una borraccia con gli integratori, ma lui gli chiede l’acqua
All’Aprica il portoghese incassa 14″ dai big. Il massaggiatore gli passa una borraccia con gli integratori, ma lui gli chiede l’acqua

Sorpreso di se stesso

Però Almeida lotta. Eccome se lotta. Centellina ogni mezzo briciolo di energia. Anche sul Mortirolo, nel tratto più duro, si era leggermente sfilato, roba di centimetri. Ma come è iniziato il falsopiano si è riaccodato con una certa facilità.

All’arrivo però era provato anche lui. La prima cosa che ha chiesto è stata l’acqua. Nonostante la pioggia. Nonostante non facesse caldo come nei giorni precedenti.

In salita, ha confidato Joao ad un suo tecnico, ha sentito un po’ caldo. Neanche il tempo di mandare giù qualche sorso e di lasciar uscire dalle labbra un po’ d’acqua, per sentirne il fresco sulla bocca, che lo hanno portano via. C’era la vestizione della maglia bianca.

«Oggi – ha detto Almeida dopo l’arrivo – se devo essere sincero sono sorpreso di me stesso. Fin dalla partenza siamo andati a tutto gas. Non c’è stato un istante per respirare. Negli ultimi due Giri che ho fatto non ricordo di aver affrontato salite così impegnative e tappe tanto dure. Anche per questo sono davvero felice della mia prestazione e del mio risultato.

«Se penso alla maglia rosa? Ovviamente ci penso. Ma so che sarà un obiettivo difficilissimo perché i miei rivali sono fortissimi. Sono ancora ben messo in classifica. Non vedo l’ora di fare le prossime tappe. Devo continuare ad andare avanti e vedere fin dove arrivo. Continueremo a lottare fino alla fine».

Nella breve ma insidiosa discesa finale, sotto la pioggia, Almeida non ha rischiato nulla
Nella breve ma insidiosa discesa finale, sotto la pioggia, Almeida non ha rischiato nulla

Nessun rischio

Almeida però in volto non sembra soddisfatto, forse è solo stanchezza, visto che le sue parole sono state ben diverse.

Il distacco di Joao è un po’ aumentato scendendo verso l’Aprica, roba di nove secondi rispetto allo scollinamento. Il portoghese non è un drago in discesa, però è anche vero che aveva appena iniziato a piovere. E quando è così, sull’asfalto, specie se appena rifatto o nel sottobosco, si crea quella piccola patina che rende tutto più scivoloso. Anche Hirt e Arensman hanno avuto i loro bei problemi.

Ma gli ordini, ci hanno detto in casa UAE Emirates, erano chiari: non bisognava rischiare troppo. Meglio perdere qualche secondo più, fosse anche un secondo a curva, che mandare tutto all’aria.

L’unico piccolo rammarico che regna nel clan di Joao è l’aver messo il piede a terra quando Landa e Bilbao si sono toccati. Per un passista, regolarista come Almeida è stato uno stop dispendioso. Più dispendioso che per uno scalatore.

L’espressione del portoghese la dice lunga sulla durezza della tappa di oggi. Per queste salite aveva montato il 36×32
L’espressione del portoghese la dice lunga sulla durezza della tappa di oggi. Per queste salite aveva montato il 36×32

A sensazione

Ma quel colpisce di questo ragazzo è come sa gestirsi. Un veterano, nonostante sia un classe 1998. E abbiamo provato a parlarne direttamente con lui.

«Il Santa Cristina – ha aggiunto più tardi Joao mentre stava per rientrare in hotel – è stata davvero una salita dura e posso dire solo che l’ho fatta a tutta. Ho cercato di gestirmi al meglio, a volte guardavo il computerino, a volte no…».

«Sono sempre il primo big a staccarmi? E’ vero, è così. E’ il mio modo di andare – allarga le braccia, come a chiedersi: cosa ci posso fare? – ma bisogna soffrire. Io sto bene, le sensazioni sono buone ma ora, dopo 5.000 e passa metri di dislivello, sono stanco». E se ne va ai massaggi.

Joao a colloquio con Matxin, che lo porta subito all’interno per fare un debriefing della tappa
Joao a colloquio con Matxin, che lo porta subito all’interno per fare un debriefing della tappa

Tante, troppe salite

All’inizio abbiamo parlato di conigli dal cilindro. Ma anche se questi conigli iniziano a diventare tanti, potrebbero non bastare più. Verona è lontana e la cronometro finale non è lunga.

«Va bene – ci dice Matxin, super tecnico della UAE, che aspetta tutti i suoi ragazzi sulla soglia dell’hotel – dobbiamo tenere duro. Il problema è che ci sono salite. Salite e ancora salite. Volevamo essere un po’ più avanti e non è facile trovare spazio per attaccare. E sì: la crono è un po’ corta».

Però l’Almeida del 2020 era un corridore esplosivo su arrivi con strappi veloci. Era colui che a Monselice si buttava nello sprint con Ulissi, che guadagnava secondi sullo strappo di San Daniele del Friuli. Ha ancora queste caratteristiche? Maxtin non dice di no, ma neanche di sì.

«E’ molto regolare e in salita va più forte. Vediamo cosa inventarci».

La sensazione è che gli UAE Emirates da qui a Verona proveranno a ridurre il gap. E’ la loro unica chance.

Almeida e la UAE la studiano bene. Primo ostacolo superato

15.05.2022
5 min
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Joao Almeida fa i rulli vista mare. Dalla Majella si può ammirare facilmente l’Adriatico se non fosse per un po’ di foschia. Ma la cosa importante è che il portoghese oggi in Abruzzo si è tolto un dente mica da poco. Il Blockhaus per lui era uno dei due ostacoli più duri di questo Giro d’Italia, assieme alla Marmolada.

Il corridore della UAE Emirates era il meno scalatore tra gli uomini arrivati davanti quest’oggi. E per riuscirci è stato un metronomo. Lungo la scalata ha compiuto un vero capolavoro. E’ stato uno dei primi big a staccarsi e più volte è riuscito a rimontare. Una fetta della vittoria di Hindley è anche sua per questo!

Ha dato tutto Joao e il fatto che un corridore veloce come lui non abbia fatto lo sprint la dice tutta.

Almeida chiude il gruppetto dei migliori, allungato dal forcing di Porte
Almeida chiude il gruppetto dei migliori

Indicazioni al dettaglio

In casa UAE Emirates l’avevano studiata bene. Con i software, le slide… E tutto questo sapere lo hanno “girato” ad Almeida che ne ha fatto tesoro, sfruttandolo al meglio.

«Noi un capolavoro? Il capolavoro lo ha fatto Joao – ci dice il diesse Fabio Baldato – E lo hanno fatto i ragazzi. Sì, noi, soprattutto Maxtin, in ammiraglia gli davamo le indicazioni. “Tra il quinto e il quarto chilometro tira di più”. “Adesso arriva un tratto più agevole”. “Qui troverai vento”… ma lui è stato bravissimo a gestirsi».

«Almeida è così – continua Baldato – non molla mai, non spreca un pizzico di energia. Ma devo dire che tutti i ragazzi oggi sono stati bravi a proteggerlo e a portarlo davanti all’imbocco della salita. Covi, ma anche Formolo.

«Davide ha fatto un capolavoro. Quando Joao si è staccato in quel punto c’era davvero tanto vento, ma Formolo si è lasciato sfilare e gli ha pedalato davanti coprendolo per 500 metri molto esposti. Un aiuto fondamentale. E lo stesso Almeida quando è scattato Carapaz, sapeva bene che quello era il punto più duro di tutta la scalata e non lo ha seguito».

Almeida sui rulli dopo l’arrivo. Il portoghese è soddisfatto
Almeida sui rulli dopo l’arrivo. Il portoghese è soddisfatto

Recupero attivo

Intanto Almeida continua a fare i rulli. Sono passati appena cinque minuti e il suo volto appare già rilassato. Gesticola con i ragazzi del suo staff che lo assistono, si sistema i capelli quando si riabbassa sul manubrio e sgambetta agile.

Afferma di essere stato bene per tutta la salita e per tutto il giorno. Ma in realtà Baldato ci confida che per radio diceva di non sentirsi in giornata. Probabilmente era un po’ di tensione. Poi quando ha visto che teneva bene le ruote degli scalatori deve aver ripreso fiducia.

«Sono felice di come sia andata – ha commentato Almeida – ho faticato un bel po’ a mantenere il passo dei migliori, ma i miei compagni sono stati eccezionali. Io mi sono concentrato sul mio passo ed è stata la scelta giusta».

Formolo raggiante

Davide Formolo sta per tornare ai bus, che si trovano in pratica 5.000 metri più in basso, al Gpm di Passo Lanciano affrontato in precedenza. Ha la mantellina e un sorriso grosso così. Un po’ perché “Roccia” il sorriso ce l’ha dentro e un po’ perché il suo capitano è andato bene e lui sa di aver svolto un ottimo lavoro.

«Abbiamo iniziato la salita e c’era un po’ di vento laterale – dice Formolo – mi ricordo che c’era anche la prima volta che lo facemmo nel 2017 e la Movistar fece dei ventagli. Cosa che sembra impossibile in salita e anche oggi si sentiva molto. Ho visto che anche la Ineos Grenadiers stava per fare questa mossa, anche perché erano tutti sul ciglio e così ho cercato di tenerlo più coperto possibile».

«Poi – riprende Formolo – mi ricordavo che la scorsa volta il vento fece più differenza in basso che in alto. Un po’ la salita me la ricordavo e quindi sapevo che quello era il momento più delicato. Bisognava stare attenti.

«Il mio compito oggi, e in questo Giro, è di tenere Almeida coperto. Sta bene e noi abbiamo molta fiducia in lui. Il Giro però è ancora lungo e per fortuna domani si riposa! E poi oggi siamo andati bene anche perché avevamo queste ruote nuove (le Campagnolo, ndr), pensate che è la prima volta che le usavo io».

Covi in testa, seguito da Formolo e Rui Costa: tutti al servizio di Almeida
Covi in testa, seguito da Formolo e Rui Costa: tutti al servizio di Almeida

Parola a Covi 

Anche Alessandro Covi è sorridente. Anche lui si è guadagnato, con onore, la stozza. Un ottimo lavoro.

«Sì, la mia gamba è buona – dice il lombardo – Joao è un vero regolarista e mi aspettavo che affrontasse la scalata così. E il suo modo di andare. Pensate che anche in pianura quando dobbiamo riportarlo avanti o se ci sono delle accelerate, lui all’inizio perde sempre quella manciata di metri».

«Comunque la salita l’avevamo studiata bene e chi doveva arrivare in alto davanti anche meglio di me! Come? Su VeloViewer. Per radio sicuramente si sono parlati. Io una volta concluso il mio lavoro l’ho staccata e col 36×32 (rapporto che avevano anche Formolo e Almeida, ndr) sono arrivato “tranquillo” quassù».

Almeida è già sulle strade del Giro. Vero Baldato?

18.01.2022
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«Il Giro d’Italia sarà il mio obiettivo principale», ha detto Joao Almeida. Notizia che in qualche modo con Fabio Baldato, diesse del UAE Team Emirates, avevamo anticipato in autunno, quando il passaggio del portoghese nello squadrone di Gianetti divenne di dominio pubblico.

Il talento dell’Estremadura è sempre più uno sportivo di riferimento nel suo Paese. E’ uomo immagine per Hyundai. E’ seguitissimo dai media sportivi e persino un tour operator lusitano ha rilanciato il nome di Almeida sui social. La foto in apertura infatti è di Our Colorful Travel Life, che sottolinea la grandezza del Portogallo anche attraverso la scritta di un connazionale sulle strade delle Dolomiti, quelle di San Vito di Cadore per la precisione.

Strade che il prossimo maggio chiamano Almeida ad un appuntamento importante. Forse il più importante della sua carriera sin qui.

Joao Almeida, classe 1998, ha firmato un contratto con la UAE fino al 2026 (Photo Fizza)
Joao Almeida, classe 1998, ha firmato un contratto con la UAE fino al 2026 (Photo Fizza)

Parola a Joao…

Noi ne parliamo con Baldato, ma per entrare meglio nel discorso, ecco prima le dichiarazioni del diretto interessato.

«Gare e preparazione – ha detto Almeida – saranno incentrate sulla corsa rosa. Spero di essere nella mia forma migliore in quel periodo. Il piano di allenamento è diverso da quello a cui ero abituato alla Deceuninck-QuickStep. Finora è stato davvero buono. Ne abbiamo discusso, mi trovo bene. Vedremo come reagirò».

La squadra crede talmente in lui, che Joao non sarà chiamato alla causa Tour. «La UAE ha mostrato molta fiducia in me», ha detto Almeida.

Quindi mente libera. Solo il Giro nella testa. E non il Giro pensando anche alla Grande Boucle. Il team degli Emirati vuole anche la maglia rosa. Semmai Joao andrà alla Vuelta e lì sì che potrebbe aiutare Pogacar. Insomma il portoghese è un leader vero, non a metà.

Fabio Baldato è diesse alla UAE da due stagioni
Fabio Baldato è diesse alla UAE da due stagioni

E ora parla Baldato

Fabio, adesso è ufficiale: Almeida sarà il vostro leader al Giro. Sarà affidato a te, visto che punterà alla corsa rosa e in Italia ci sarai tu in ammiraglia?

Diciamo di sì. Almeida è stato affidato a me, anche se poi lo dirigerò proprio a partire dal Giro. Ma alla fine siamo una squadra. Io sarò un po’ il suo supervisore. Per il momento sarà a stretto contatto con il preparatore (Inigo San Millan, ndr) e io a mia volta sarò in contatto diretto con lui.

Com’è andato questo ritiro? Come lo hai visto lavorare?

Da quello che ho visto ho potuto ammirare un ragazzo molto serio, preciso, che segue il programma dell’allenatore alla lettera. Matxin gli ha dato un calendario di gare che lo ha soddisfatto molto. A prescindere dal Giro, per lui ci sono delle corse di avvicinamento molto importanti (tra cui Catalunya e Parigi-Nizza, ndr).

Almeida è un ottimo corridore, ma non sembra avere quello sguardo “cattivo”: è solo un’apparenza, nel senso che poi graffia, o è proprio così?

Da quello che ho visto in questi giorni di allenamento è difficile dirlo, però io ricordo il suo sguardo del Polonia e del Giro di Lussemburgo e lì sì che aveva lo sguardo cattivo, gli occhi della tigre. L’ho visto molto determinato. Ricordo che in Polonia ha battuto proprio un nostro atleta, Ulissi, su un arrivo che era particolarmente adatto a Diego. Joao quando sta bene, va… E va per vincere!

In Portogallo Joao è molto noto, eccolo nello spot Hyundai (foto Instagram)
In Portogallo Joao è molto noto, eccolo nello spot Hyundai (foto Instagram)
Insomma la grinta non gli manca…

Ero su un’altra ammiraglia, ma ricordo il Giro d’Italia 2020 quando fu per 15 giorni in maglia rosa. Tutto sommato tenne. Non crollò. Ed è venuto fuori nella terza settimana anche nello scorso Giro. Questa cosa della grinta semmai dovreste chiederla al “Brama”! Lo farò anch’io (ride Baldato, ndr)!

Passando da un preparatore ad un altro, ha cambiato molto Almeida?

Di questo aspetto non ho parlato personalmente con lui, ma mi hanno detto che è molto soddisfatto del lavoro con Inigo. E’ stata pianificata l’altura prima dell’UAE Tour e un secondo ritiro in quota avverrà prima del Giro. Io lo vedo ben concentrato.

Insomma fate seriamente per il Giro d’Italia, Almeida non è un gregario aggiunto…

La scelta di venire a correre qua è stata fatta proprio per avere un leader al Giro. Joao ha dimostrato che è da podio. Certo, quest’anno con solo 26 chilometri a cronometro non è il massimo, visto che lui lì riesce a fare la differenza. Immagino che qualche scalatore potrà metterlo un po’ più in difficoltà, ma viene da due Giri fatti bene. E poi è anche vero che questo Giro magari ti consente di attaccare dove non ci si aspetta.

Diego Ulissi, Joao Almeida, Patrik Konrad, Monselice, Giro d'Italia 2020
Non solo in Lussemburgo l’anno scorso, già al Giro 2020 Ulissi e Almeida (in rosa) si erano scontrati su arrivi nervosi
Diego Ulissi, Joao Almeida, Patrik Konrad, Monselice, Giro d'Italia 2020
Non solo in Lussemburgo l’anno scorso, già al Giro 2020 Ulissi e Almeida (in rosa) si erano scontrati su arrivi nervosi
E infatti proprio questo ti avremmo chiesto. Joao può attaccare su arrivi nervosi. Anche se lui ha detto che nel 2020 forse aveva esagerato e quelle sue fiammate erano state dei piccoli errori. Però su certi arrivi potrebbe guadagnare secondi e fare un po’ il “Purito” della situazione?

Sì, su certi arrivi può guadagnare. Ci sono arrivi esplosivi. Io per esempio penso alla tappa di Lavarone. Quella è una salita che spesso viene sottovalutata e lì chi ha esplosività nel finale può fare la differenza… E poi la tappa che viene prima non è durissima. Io sono convinto che strada facendo le occasioni possano esserci, dobbiamo essere bravi noi a coglierle.

Fabio, cosa ti ha colpito dunque di questo corridore?

La sua posizione in bici, specie quella da crono. Era la migliore del gruppo. Aerodinamicamente è perfetto e questo gli dà un bel vantaggio. Per il resto ho trovato un ragazzo tranquillo, sorridente, che si presenta bene. Matxin lo conosce da anni. Sa bene chi è Joao sin da quando era uno juniores. E’ finito alla Quick Step perché Matxin stesso all’epoca era ancora in quel gruppo, ma appena ha potuto l’ha portato da noi.

Giro senza i “tre tenori”. Occasione super per tanti corridori

31.10.2021
6 min
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Egan Bernal, Tadej Pogacar e Primoz Roglic quasi certamente non saranno al Giro d’Italia. Per loro c’è il Tour de France. Questi “tre tenori” sono certamente i più forti interpreti attuali dei grandi Giri. La loro presenza in Francia potrebbe subito far pensare ad un Giro in tono minore. In realtà c’è un’amplissima pletora di corridori davvero forti per i quali il Giro può diventare una super occasione. E regalarci una grande corsa.

Parliamo di Almeida, Carapaz, Mas. Ma anche Vlasov, Geoghegan Hart, Landa, Bilbao, Yates, Foss, Schachmann, Vingegaard, Quintana, Haig..

Occasione rosa

Anche per Stefano Garzelli il Giro è una grande occasione per tutti loro. Primo perché puntare tutto su una corsa è molto rischioso (ammesso che tutto vada bene due di quei tre non vinceranno il Tour) e poi perché il Giro resta sempre una grande corsa.

«Questi tre grandi non puntano però solo sul Tour – spiega Garzelli – Ad inizio stagione vanno forte anche in corse come Parigi-Nizza, Tirreno-Adriatico e le classiche delle Ardenne, soprattutto per i due sloveni. Poi staccano un po’ e pensano al Tour.

«Avete detto bene: c’è un’ampia fascia di atleti che sono molto forti, ma che magari vanno meno bene a crono o sono meno performanti in certe situazioni, per i quali è un’occasione unica venire al Giro senza quei tre. La forza di Bernal, Pogacar e Roglic sta nella loro costanza di rendimento nell’arco delle tre settimane. Io lo dico sempre: un grande Giro non lo vinci nella tappa in cui vai forte, ma in quella in cui hai la crisi. E loro la superano meglio di chiunque altro. Si salvano. Ed è lì che fanno la differenza».

Un Giro senza i tre tenori, potrebbe e dovrebbe far gola a molti. Si ha l’occasione di vincere una grandissima corsa e di mettersi in mostra.

«Io non so se sono i corridori o le squadre a non comprendere bene l’importanza della corsa rosa. Tante volte si sente dire: vado al Tour e poi se va male punto alla Vuelta. Non è così. Se non eri competitivo al Tour poi non andavi neanche alla Vuelta. Se io fossi un corridore ci punterei. 

«Anche le squadre sanno bene che è molto difficile andarsi a scontrare con quei corridori e con i loro team. Senza contare che alla fine vincono quasi sempre gli stessi».

Carapaz ha già vinto il Giro. E’ stato sul podio del Tour e della Vuelta. Col percorso del Tour potrebbe far fatica quest’anno
Carapaz ha già vinto il Giro. E’ stato sul podio del Tour e della Vuelta. Col percorso del Tour potrebbe far fatica quest’anno

Carapaz per il bis?

E allora passiamo in rassegna questi forti corridori a cominciare da Richard Carapaz. Il campione olimpico forse si pone in una posizione intermedia fra i tre tenori e questi altri ottimi atleti.

«Carapaz è già salito sul podio dei tre grandi Giri – dice Garzelli – E’ molto grintoso e attaccando ottiene anche più di quel che può a volte. Per me la Ineos dovrebbe farlo capitano unico, senza contare che sa come comportarsi con la pressione. Dico capitano unico perché deve sentire la fiducia.

«Sarà che io vengo dalla scuola di Pantani e Martinelli in cui si correva per un uomo solo. Quando io restavo dietro, restavano dietro tutti i miei compagni, no tre dietro, tre davanti, uno in mezzo. Un leader non può pensare che un suo compagno, possibile capitano, possa tirargli all’80%. Si creano delle tensioni. Magari da fuori non si vede, ma vi assicuro che è così. Se il leader sa che c’è un compagno pronto a sfruttare una sua defaillance non è tranquillo».

 

«E poi che senso avrebbe portare un Carapaz al Tour con tutta quella pianura, il pavé e il vento nelle fasi iniziali? Bernal si ritroverebbe con un uomo in meno o peggio ancora con un co-capitano. E si sa quanto siano importanti certi uomini specifici per quelle tappe. Al Tour più che mai quest’anno serve un capitano unico, tanto più che si corre in otto e non in nove come in passato».

Lopez è tornato all’Astana. Il Giro potrebbe essere l’occasione della sua carriera
Lopez è tornato all’Astana. Il Giro potrebbe essere l’occasione della sua carriera

“Martino” porta Superman

Dalla scuola Martinelli si parla così di Miguel Angel Lopez, tornato in Astana

«Non mi è piaciuto come si è ritirato dalla Vuelta l’anno scorso. Doveva finirla, se non altro per rispetto dei compagni che avevano tirato, preso caldo, pioggia e rischi per lui. Il giorno prima aveva vinto davanti all’amministratore delegato di Movistar e poi si è fermato. Mah… Lopez ha un bel caratterino».

«L’Astana – riprende Stefano – ha messo su una bella squadra e conoscendo “Martino”, Lopez lo porterà al Giro. Non si lascerà sfuggire questa occasione. In più c’è Nibali che potrebbe essere l’ago della bilancia per Miguel».

Joao Almeida, Stelvio, Giro d'Italia 2020
Al Giro del 2020 Joao Almeida si rivelò al grande pubblico. Fu in rosa per ben 15 giorni
Joao Almeida, Stelvio, Giro d'Italia 2020
Al Giro del 2020 Joao Almeida si rivelò al grande pubblico. Fu in rosa per ben 15 giorni

Almeida e Mas

Forse con Carapaz, Joao Almeida (in apertura con Simon Yates) e Enric Mas sono i più forti. Sono giovani ed entrambi molto forti e ambiziosi.

«Almeida mi piace moltissimo – dice Garzelli – E’ veloce, va forte a crono, tiene in salita. Piuttosto bisognerà vedere che piani ha la UAE per lui. Sarà solo una spalla per Pogacar?

«Sembra sia stato preso per il Giro? Farebbe bene a puntarci. Su di lui però c’è l’incognita Deceuninck. Tanti corridori che hanno lasciato quella squadra poi non sempre sono andati tanto forte».

«Mas invece in salita è fortissimo. Gli manca qualcosa però in generale e non solo a crono. Ma sulla sua presenza credo meno: chi poterebbe poi la Movistar al Tour?».

Pello Bilbao e Mikel Landa: i due baschi sono anche amici, bravissimi ma “poco” finalizzatori
Pello Bilbao e Mikel Landa: i due baschi sono anche amici, bravissimi ma “poco” finalizzatori

Landa, Bilbao e…

«Loro sono bravissimi, ma gli manca sempre qualcosa. Pello Bilbao ha superato i 30 anni e se non ha vinto un motivo deve esserci, non ce lo vedo che inizia a vincere adesso. E Mikel Landa ha fatto prestazioni super in salita, ma poi spesso cade e anche quando non cade e sembra possa andargli bene gli capita una giornata no. Però in Bahrain con due corridori così potrebbero avere due capitani. Sono due corridori che non danno garanzie, come Carapaz. Potrebbero giocare di sponda. Senza contare che vorrei conoscere le intenzioni di Caruso».

«E poi c’è Vingegaard: ecco lui potrebbe anche vincerlo il Giro». 

«Se fossi un diesse e avessi un corridore che sta bene io lo porterei al Giro come capitano e gli farei la squadra intorno, almeno se devo ragionare in termini di risultato sportivo e tecnico. Ma nel ciclismo moderno invece ci sta anche che ai team interessi il piazzamento. Non so cosa chiedono gli sponsor».

Alla UAE che Almeida vedremo? Joao verso la svolta

18.10.2021
5 min
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Un rinforzo o un’altra carta da giocare? Joao Almeida alla UAE non è un passaggio di casacca qualunque. Il portoghese ha un grande potenziale e nella squadra di Gianetti potrebbe trovare una nuova dimensione. In UAE si continua a crescere. Il team negli ultimi due anni si è rinforzato moltissimo attorno al leader sloveno.

E anche per questo bisognerà vedere il ruolo che avrà. Pogacar chiaramente è intoccabile, il faro è lui. Almeida sarà il gregario di (super) lusso? O potrà fare di più? Avrà il suo spazio? Noi crediamo che se la UAE vuol diventare il primo team WorldTour necessiti anche di una seconda punta per i grandi Giri.

Dell’arrivo di Joao ne parliamo con Fabio Baldato, uno dei diesse del team asiatico. Almeida è un corridore della nuova generazione che può andare forte sia nelle classiche, che nelle corse a tappe.

Baldato è approdato alla UAE lo scorso inverno…
Baldato è approdato alla UAE lo scorso inverno…
Fabio, tra i protagonisti del Giro di un anno fa, quello del 2020, Almeida è l’unico ad essersi riconfermato…

Esatto, Joao non è stato una meteora. Ha avuto qualche alto e basso, come un po’ tutti i corridori. Ma è stato autore di un grande finale di stagione quest’anno. Ha vinto il Polonia, ha vinto il Lussemburgo è stato protagonista nella classiche italiane.

Alla fine in questa stagione questo ragazzo ha sbagliato veramente una tappa: quella di Sestola. Perché poi a Montalcino lo ha fermato l’ammiraglia…

Verissimo. Ed è rimasto motivato per tutto l’anno. In più è un corridore veloce. Se arrivano in trenta, trenta di classifica, li batte anche. Per me può vincere e può aspirare ai grandi Giri.

Ecco, i grandi Giri: che ruolo avrà con voi Almeida?

Beh, questa è una domanda che andrebbe posta a Maxtin o a Gianetti. Io sono un diesse ed eseguo i programmi. Posso esprimere al massimo un mio pensiero. Potrei aspettarmelo protagonista al Giro d’Italia e dare una mano al Tour. Ma questa opzione abbiamo visto quest’anno che non è poi così facile da mettere in atto (il riferimento è a Formolo, ndr). A cercare di fare classifica al Giro e dare appoggio al Tour si rischia di non fare bene né l’una, né l’altra cosa. Potrà ambire ai grandi Giri. A partire dal Giro o dalla Vuelta, non so… Joao al top delle classifiche mondiali può starci anche con le grandi classiche. 

Al Giro 2021, Almeida ha perso quasi tutto il terreno nella tappa di Sestola e in quella dello sterrato (in foto) aspettando Evenepoel
Al Giro 2021, Almeida ha perso quasi tutto il terreno nella tappa di Sestola e in quella dello sterrato (in foto) aspettando Evenepoel
La presenza di un corridore importante come Almeida, può aiutare anche Pogacar che non sente così tutto il peso della squadra sulle spalle? Ammesso che Tadej avverta questa pressione…

Bisogna vedere i programmi. Ma pensando a voce alta dico che in classiche come Liegi e Lombardia potresti ritrovarteli insieme in squadra. E se invece uno dei due dovesse restare a casa può stare più tranquillo. Tecnicamente per me sono compatibili.

Almeida ha ancora dei margini di miglioramento?

Per me sì, specie per le salite lunghe. Come ho detto, è veloce, va forte in salita e a crono, ma deve crescere quando gli si presentano 2-3 tappe di alta montagna di fila. Ma questo è un qualcosa che può arrivare anche con il tempo e la maturità. Non tutti sono Pogacar. E sappiamo che la maturità, almeno fino a qualche anno fa, arriva attorno ai 27-28 anni e lui è in tabella con i comuni mortali!

E sul piano tecnico, cosa può dargli la UAE?

Joao viene da una squadra, la Deceuninck, in cui ha lavorato bene sulla posizione in bici, gli allenamenti, l’alimentazione… Certo però che c’è sempre qualcosa da limare. Ma io credo che questo limare possa avvenire con l’esperienza che accumuli nel corso della tua carriera. Saper imparare dai propri errori è importante.

Il portoghese protagonista nelle classiche italiane di fine stagione. Eccolo al Giro dell’Emilia, secondo alle spalle di Roglic
Il portoghese protagonista nelle classiche italiane di fine stagione. Eccolo al Giro dell’Emilia, secondo alle spalle di Roglic
E lui ne ha fatti di errori secondo te?

Per me è un po’ troppo generoso, specie nel modo di correre i grandi Giri. Io, che ero più da classiche avevo un po’ la sua visione. Ma ricordo che stando vicino a Cadel Evans ho visto davvero come si doveva affrontare un grande Giro in ottica classifica. Evans centellinava ogni spilla di energia. Oggi guardava al giorno dopo e al giorno dopo ancora. Tatticamente va domato. Però io penso che il suo attaccare sia anche una dote e l’istinto del corridore lo devi lasciare sfogare. Tante volte le cose belle nascono da lì.

Almeida sembra un “buono”, secondo te ha fame?

Mi auguro di sì! Ma da come l’ho visto nel finale di stagione dico che ne ha. Pensiamoci bene: ha firmato un contratto con un’altra squadra in estate, poteva anche rischiare di meno, risparmiare qualcosa e invece ha continuato a dare il massimo e per di più davanti ai nostri, suoi futuri compagni. Ma è giusto che sia così. Joao è pagato dalla Deceuninck ed è stato un professionista fino alla fine.

E questo cambio gli dà stimoli? Tu che hai corso quando cambiavi team ne avevi di più?

Bella domanda. In effetti gli inverni migliori li ho fatti quando cambiavo squadra. Arrivi in un ambiente nuovo e vuoi presentarti nel migliore dei modi. L’ultimo inverno che feci passando alla Lampre, a 39 anni, credo sia stato l’inverno più ligio che abbia fatto. Per me, dunque, era un grande stimolo e spero lo sia anche per Joao. 

Roglic re dell’Emilia, più forte di Almeida ed Evenepoel

02.10.2021
5 min
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«Quello che non ho capito – dice Petacchi che ha commentato il Giro dell’Emilia in Rai con Pancani – è se Remco corresse per sé o per la squadra. Almeida è rientrato al secondo giro sul San Luca e davanti c’era lui che menava. Poi è stato Almeida a staccare Evenepoel sull’ultima scalata. Ci sta che volessero sorprendere Roglic, ma qualche domanda mi resta...».

Botta e risposta

Uno come Remco Evenepoel non ci sta ad uscire di scena senza lasciare il segno. Quello che non è chiaro è se certe azioni le faccia perché se le ritrova addosso o se siano frutto di un ragionamento. E così nel finale del Giro dell’Emilia, ormai staccato dall’attacco del compagno Almeida alla curva delle Orfanelle, è tornato sotto col passo del cronoman e poi ha attaccato. Lo ha fatto così forte, che forse il primo ad essere sorpreso è stato il compagno. Roglic ha risposto subito come un cane da caccia. Almeida ha dovuto faticare per prendergli la ruota. E quando lo sloveno ha calato un dente, per il portoghese si è spenta la luce.

Roglic e Bologna

Finale pirotecnico al Giro dell’Emilia e stesso vincitore del 2019, quando Roglic andò a riprendersi lo stesso traguardo che appena pochi mesi prima, al Giro d’Italia, gli consegnò la prima crono e la prima maglia rosa. In quel giorno di maggio, il campione olimpico della crono poté impostare da sé la scalata finale, questa volta invece ha lasciato gestire ai compagni di fuga in cui a lungo gli ha fatto compagnia Vingegaard. Poi quando ha ritenuto di averne avuto abbastanza e ha misurato la giusta distanza, ha preso decisamente il largo. E nel suo scatto si è rivista la qualità, che lo accomuna a Tadej Pogacar, già raccontata da Adriano Malori: quel cambio di ritmo feroce nei finali che non concede scampo.

«Uno che riesce a fare gli ultimi 350 metri del San Luca a quel modo vuole dire che ne ha più di tutti. I due della Deceuninck – dice ancora Petacchi – se ne erano accorti e probabilmente hanno cercato di coglierlo in castagna. Lui aveva capito che i due da guardare fossero loro. Il jolly poteva pescarlo Adam Yates, che è stato sempre nascosto e ha fatto lo scatto nel punto migliore. Uno scatto e basta, ma non è servito molto».

Prima Mavi Garcia

La vittoria di Roglic è stata preceduta da quella di Mavi Garcia fra le donne. La spagnola, già in fuga al mondiale e quindi in ottima condizione di forma, sull’arrivo di San Luca se l’è giocata in volata su Arlenis Sierra e Rachel Neylan. Mentre al quinto posto, prima italiana, si è piazzata la campionessa europea U23 Silvia Zanardi e subito dietro di lei l’altra azzurra Borghesi.

La contemporaneità con la prima Parigi-Roubaix Femmes, che malgrado le caratteristiche tecniche della corsa ha richiamato in Francia anche scalatrici come Marta Cavalli, ha sicuramente assottigliato il campo partenti dell’Emilia. In un calendario fitto e… sovrapposto in rapporto agli organici delle squadre, ancora troppo esigui.

Verso il Lombardia

Sulla via del Giro di Lombardia, il Giro dell’Emilia indica una serie di nomi da prendere con le molle, fra cui primeggia ovviamente quello di Roglic.

«E’ stata una corsa dura – ha ammesso Roglic – abbiamo avuto il controllo per tutto il giorno. Tutto il team ha contribuito. A circa 40 chilometri dal traguardo, ci siamo ritrovati in testa con diversi corridori forti. Era un buon scenario tattico con me e Jonas (Vingegaard, ndr) lì davanti. Siamo stati attenti tutto il giorno e io sono stato in grado di seguire ogni attacco nella fase finale. Nelle ultime centinaia di metri ho visto la mia occasione e ho deciso di attaccare a mia volta. Per fortuna avevo buone gambe e sono riuscito a vincere. Ancora una volta mi sono goduto il pubblico. Questo rende questa vittoria ancora più bella. Ho molti bei ricordi di questa salita e sono contento di essere stato in grado di aggiungerne uno oggi. Spero di poter tornare qui in futuro e lottare ancora per la vittoria. Ora il focus è su MilanoTorino e Giro di Lombardia. Sono pronto a concludere la stagione in bellezza».

Prima di chiudere il cassetto, rivediamo il Polonia con Lang

17.08.2021
4 min
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E’ stato un Tour de Pologne delle prime volte. Dopo aver detto di Joao Almeida – trionfatore (in apertura con l’organizzatore Lang) che ha fatto bottino pieno con due tappe e la classifica generale davanti a Mohoric e Kwiatkowski – a Cracovia, nella settima ed ultima tappa che strizzava l’occhio ai velocisti, è stato il turno di Julius Van den Berg della EF Education-Nippo. E che vittoria, la prima in carriera dopo averla sfiorata nell’agosto 2018 da stagista (sempre con la EF) chiudendo secondo alla quinta tappa del BinckBank Tour. Il 24enne olandese ha regolato i suoi tre compagni della lunga fuga (nell’ordine Renard della Israel Start Up, Jorgenson della Movistar e il nostro Moscon della Ineos Grenadiers) col gruppo che, facendo male i conti durante i tre giri del circuito cittadino, ha chiuso ad una manciata di metri da loro.

Al termine del cerimoniale delle premiazioni abbiamo avvicinato proprio Czeslaw “Cesare” Lang, direttore della corsa, per sentire le sue impressioni.

Cesare ti chiediamo un bilancio di questo 78° Tour de Pologne.

E’ senz’altro positivo, abbiamo visto tutti che abbiamo preparato una bella corsa. Sono stati sette giorni di belle tappe con nuovi percorsi e soprattutto molto sicuri negli arrivi grazie a queste nuove transenne Boplan. E poi il nuovo traguardo, più tecnologico e multimediale rispetto agli altri anni. Tutto quello che hanno le altre gare nel mondo ce lo abbiamo anche noi in Polonia.

Poi ci avete messo un vostro tocco in più.

Quello che abbiamo fatto un po’ più è stato metterci il cuore per preparare tutto, per la sicurezza dei corridori, per tutta la gente distribuita lungo il percorso a presidiare gli incroci. C’è un altro aspetto che mi è piaciuto molto.

Dicci pure.

Che tutti i corridori sono arrivati motivati. Tutte le squadre sono venute preparate e hanno lottato in ogni tappa. E abbiamo visto anche l’ultimo giorno a Cracovia come sia stato combattuto, con la fuga che è riuscita ad arrivare appena in tempo col gruppo che ha chiuso a ridosso.

Qualcuno aveva detto che il percorso di questo Tour de Pologne era facile. Alla fine però è stato piuttosto serrato e si è deciso nella crono per pochi secondi con un bel vincitore. E anche l’ultima frazione ha avuto un epilogo avvincente che è stata la ciliegina sulla torta per il pubblico.

Sì, è stata così bella questa fine, emozionante. Per la verità in ogni tappa c’era una lotta, ogni giorno era difficile con begli arrivi. Penso che siamo riusciti a fare davvero una buona corsa ed anche corridori e team sono rimasti soddisfatti. Poi abbiamo avuto un ottimo clima. Ed infine, mi ripeto, siamo stati attenti per la sicurezza, ci siamo migliorati.

Ultima tappa a Julius Van den Berg, quarto Moscon
Ultima tappa a Julius Van den Berg, quarto Moscon
Tu che ogni mattina pedalavi sulle strade della gara e che provi personalmente ogni tappa, per l’anno prossimo hai già in mente qualcosa di inedito?

Ti dirò che ho già il 90 per cento del percorso fatto, le ho già provate tutte in bici. Posso anticiparvi che torneremo a Bukovina ma con un arrivo molto differente, con un muro molto bello e duro. Il resto è top secret.

Tu hai vinto il Tour de Pologne nel 1980. Cesare Lang avrebbe vinto questa edizione con facilità o faticando?

E’ molto difficile da dire. Quando l’ho vinto io c’erano 12 tappe e non era stato facile. A quei tempi la gara era per dilettanti e le squadre come Russia o Germania andavano molto forte e per vincere una gara dovevi essere al top. Io ero in grande forma e dieci giorni dopo aver vinto il Polonia sono andato alle Olimpiadi conquistando l’argento (dietro al mitico sovietico Sergej Suchorucenkov e davanti al bulgaro Juri Barinov, ndr) su un percorso durissimo.

A Cracovia, Almeida festeggia la prima vittoria (a tappe) WorldTour. L’abbraccio è con Garrison
A Cracovia, Almeida festeggia la prima vittoria (a tappe) WorldTour. L’abbraccio è con Garrison
Quindi possiamo dire che chi è andato forte in questo Tour de Pologne può copiarti e puntare a qualche maglia importante da qui a fine stagione?

Sì, giusto (dice Lang sorridendo, ndr). Possono assolutamente vincerle.

Squadrone UAE. Caro Gianetti, cosa state combinando?

16.08.2021
5 min
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Sempre più uno squadrone. Il Uae Team Emirates sta diventando sempre più una corazzata. Era stata criticata al Tour de France perché non garantiva un sufficiente appoggio a Pogacar, salvo poi esserci sempre nei momenti critici. Ma la squadra diretta da Mauro Gianetti in questo momento è la regina indiscussa del ciclomercato.

Gianetti con la UAE e negli Emirati ha molti progetti di sviluppo in ballo (Photo Fizza)
Gianetti con la UAE e negli Emirati ha molti progetti di sviluppo in ballo (Photo Fizza)

Progetto multicolor 

Joao Almeida, Pascal Ackermann, George Bennett, Marc Soler, Alvaro Hodeg… vanno ad aggiungersi ai tanti nomi del team asiatico.

«Sono veramente contento della scelta che abbiamo fatto un paio di anni fa – racconta Gianetti- e cioè puntare sui giovani. Abbiamo un progetto a lungo termine che mira a far crescere i giovani oltre a quelli di livello che già abbiamo. Hirschi, McNulty, Covi, Bjerg, Ayuso… gente dai 18 ai 23 anni. Bennett e Soler con i loro 29 anni sono dei veterani ormai! Prendiamo Covi per esempio, crediamo molto in lui e lo abbiamo scelto non solo per il suo talento ma anche per il suo carattere che ci è sembrato degno di questo progetto».

Gianetti parla di un progetto unico nel suo genere, qualcosa che punta all’internazionalità, al non avere una sola bandiera da rappresentare.

«Noi non vogliamo essere la squadra colombiana, la squadra italiana o la squadra inglese. No, noi vogliamo essere un team internazionale, multiculturali. Abbiamo ragazzi di moltissime nazionalità, siamo multicolor direi! Scegliamo corridori che siano anche curiosi di conoscere nuovi mondi, di abbracciare altre culture e vogliamo gente che si identifichi in questo progetto. Gli Emirati Arabi sono un paese straordinario, il 95 per cento della sua popolazione è straniera ed ognuno è il benvenuto… Vogliamo essere gli esatti rappresentanti delle eccellenze degli Emirati: Fly Emirates, Fab… Il corridore che passa da noi deve trovarsi bene col gruppo, deve divertirsi a correre e se poi vince chiaramente siamo contenti».

Il Team Uae Emirates ha in Pogacar il faro, ma la priorità è il gruppo
Il Team Uae Emirates ha in Pogacar il faro, ma la priorità è il gruppo

Una squadra, tanti fronti

Con il team manager svizzero si passa poi ad analizzare anche l’aspetto tecnico della Uae che verrà. Che squadra stanno costruendo?

«E’ una squadra completa. Ovviamente Tadej (Pogacar, ndr) è il faro. Lui ha una personalità straordinaria ed è generoso. Ma non c’è solo Pogacar. Vogliamo essere presenti in tutte le gare ed essere competitivi dappertutto. Competitivi, non dico vincere sempre, però vorremmo giocarcela anche sul pavè, nelle classiche più veloci, al Giro… 

Chiaro che tutti loro potranno rafforzare la squadra che ruoterà intorno a Tadej, ma come ripeto noi vogliamo essere lì a lottare e a farlo su tutti i fronti anche quelli in cui eravamo un po’ meno coperti e con squadre che hanno un budget più grande del nostro come la Jumbo o la Ineos».

Incetta di scalatori

Almeida e Soler, ma anche Bennett, sono i corridori molto importanti, specie il portoghese. Gente così può fare il gregario di extra lusso, ma anche giocarsela in prima persona. E come? Che ruolo avranno? Che calendario li aspetta il prossimo anno?

«Ad ottobre – riprende Gianetti – ci ritroveremo con Matxin e gli altri diesse per fare la programmazione e vedere chi piazzare dove. Prima però bisogna aspettare di vedere i percorsi».

A Gianetti chiediamo anche se l’arrivo di Bennett non possa avere una seconda finalità, e cioè conoscere anche i segreti del lavoro della Jumbo. Se in qualche modo, insomma, si può parlare di “spionaggio industriale“.
«Sono sincero, Bennett con noi può avere un po’ di spazio in più ed essere al tempo stesso un appoggio a Pogacar, se necessario. Per quel che riguarda le informazioni che può darci dalla Jumbo, posso dire che la struttura che abbiamo messo su con G42 – Artificial Intelligence, è una struttura sofisticata sia dal punto di vista degli allenamenti che dell’alimentazione. Se George ci dà qualche informazione in più siamo ben contenti, ma posso dirvi che ci sono dei campioni che vengono da noi anche perché abbiamo questa struttura che consente loro di crescere e di migliorare. Di essere insomma dei veri professionisti».

Pascal Ackermann, bravo nelle volate ma anche sul pavè
Pascal Ackermann, bravo nelle volate ma anche sul pavè

Ruote veloci…

Per un Kristoff che parte c’è un Ackermann che viene. E con lui anche Alvaro Hodeg, ruota veloce della Deceuninck.

«Beh – commenta Gianetti – Dal momento che hai dei velocisti hai bisogno di dare loro un treno. Questi due nomi sono due scelte che vanno a completare la squadra e a collegarsi ai discorsi di prima: essere competitivi su tutti i fronti e avere molte nazionalità nel team (oltre ad Ackermann abbiamo anche Gross). Hodeg può essere il sostituto di Richeze, che con noi termina il contratto e immagino possa chiudere la sua carriera. Come Alvaro lui sa muoversi bene anche sul pavè e potrebbe stare al fianco di Trentin e Ackermann stesso».

Ma prima di chiudere con il team manager della Uae non potevamo non fargli una domanda che i tanti tifosi italiani si aspettano: quando vedremo Pogacar al Giro?

«Il Giro d’Italia è una corsa bellissima. Ha un pubblico straordinario e si svolge in paesaggi unici: dalla Sardegna alle Dolomiti, dalle Alpi alla Puglia… E’ uno spettacolo magnifico che Tadej ha in mente… e prima o poi verrà al Giro».

La Polonia fa bene ad Almeida: oggi si chiude a Cracovia

15.08.2021
5 min
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Ancora poche ore e a Cracovia – città di Papa Wojtyla – Joao Almeida, nato a sessanta chilometri da Fatima, chiuderà la sua settimana santa al Tour de Pologne. Salvo miracoli nella settima ed ultima tappa (adatta a velocisti) da parte di chi lo insegue nella generale.

Prima nel WorldTour

Già, perché prima della gara polacca il 23enne portoghese della Deceuninck-Quick Step ci aveva impressionato tanto agli ultimi due Giri d’Italia (15 giorni in maglia rosa nel 2020), ma mai aveva vinto una corsa WorldTour. Aveva già vinto l’anno passato con il suo team la cronosquadre della Coppi e Bartali a Gatteo e lo scorso 18 giugno aveva conquistato il campionato nazionale a crono, ma vuoi mettere fare centro in una corsa della massima serie del ciclismo internazionale? 

In questo video, Mikker Honoré, sul podio con Almeida e Cavagna, ci guida nel Polonia della Deceuninck-Quick Step

Scuola italiana

Il ragazzo di Caldas da Rainha – che nel 2017 ha corso con la Unieuro Trevigiani vincendo una tappa del Terre di Ciclismo Eroica in Toscana – in Polonia ha messo il proprio sigillo su due tappe (a Przemysl e Bukovina Resort) e col secondo posto nella crono di Katowice dietro il compagno Remi Cavagna (che gli ha dato 13” nei 19 chilometri del percorso) ha ipotecato la classifica finale. Mancano solo i 145 chilometri della Zabrze-Cracovia per ufficializzare il suo trionfo davanti a Mohoric (secondo a 20”) e Kwiatkowski  (quinto al traguardo e terzo a 27” nella generale).

Nella crono di Katowice il secondo posto dietro il compagno Cavagna ha sancito la vittoria finale. Manca il traguardo di Cracovia
Nella crono di Katowice il secondo posto dietro il compagno Cavagna ha sancito la vittoria finale. Manca il traguardo di Cracovia

Con Gianetti

Almeida, che dal 2022 passerà nel UAE Team Emirates (contratto di cinque anni), ha voluto lasciare col botto e non è finita. Poco prima di incontrarlo nella mixed zone si complimenta con Cavagna – che sorridendo gli dice che temeva che lo potesse battere – e si scambia un paio di battute tra il serio e il faceto con Mohoric (sui rulli per defaticare) che lo congeda con un simpatico epiteto in italiano.

La Deceuninck-Quick Step è stata al suo fianco in ogni momento di gara
La Deceuninck-Quick Step è stata al suo fianco in ogni momento di gara
Joao, fino a due mesi fa non avevi ancora vinto tra i professionisti. Questo è davvero un gran bel momento per te.

Sì, è stato più di un anno di lavoro, di sacrifici e non è sempre stato semplice. Sono arrivato secondo e terzo tante volte, ma ho continuato a lottare e fare di meglio. Queste vittorie sono incredibilmente belle. La generale non è ancora confermata, c’è ancora la tappa di Cracovia però sono molto felice. E’ un sogno che diventa realtà quello di vincere corse.

Vedendo la tua condizione che obiettivi hai da qui alla fine della stagione. Un Lombardia è alla tua portata?

Sì, mi piace, è proprio una bella gara. Fino ad allora farò altre corse quindi dovrei arrivarci con un buon ritmo e dovrei sentirmi bene. Cercheremo di fare il nostro meglio per il team, avremo una squadra attrezzata. L’obiettivo sarà vincere e se non avrò le gambe, aiuterò i miei compagni.

Al Polonia, Almeida ha vinto due tappe: la prima a Przemyśl e questa a Bukovina
Al Polonia, Almeida ha vinto due tappe: la prima a Przemyśl e questa a Bukovina
Fino all’anno scorso nessuno quasi ti conosceva. Hai fatto un grande Giro nel 2020, anche quest’anno, dopo essere stato d’appoggio ad Evenepoel, sei cresciuto nella terza settimana facendo classifica. Che margini di miglioramento ha Joao Almeida?

Sono professionista nel WorldTour da meno di due anni, ho migliorato me stesso lavorando molto e la mia motivazione è migliorare ancora. Dopo il Giro sono cresciuto ancora e vorrei continuare a mantenere questa condizione. Penso di poter fare ancora meglio.

Giro, Tour o Vuelta, quale preferisci?

Uno dei miei prossimi obiettivi, un giorno nella mia vita, sarebbe centrare il podio al Giro, almeno il terzo posto. Per me sarebbe un grande riconoscimento. 

Al Giro ha lavorato per Evenepoel, perdendo terreno in avvio, poi è venuto fuori nel finale
Al Giro ha lavorato per Evenepoel, perdendo terreno in avvio, poi è venuto fuori nel finale
Dall’anno prossimo vai in una squadra che ha vinto gli ultimi due Tour de France dove troverai tanti corridori importanti. Pensi di poterti ritagliare più spazio rispetto ad ora o di essere in appoggio a Pogacar?

Vado in un team dove non c’è un solo leader e ci vado per vincere delle corse. Tutti lavoriamo per gli obiettivi che ci dà la nostra squadra e sono quasi certo che sarò uno dei capitani. Sarà un onore essere compagno di Tadej e anche lavorare per lui sarebbe fantastico perché è un grande atleta.

Sicuramente questo Tour de Pologne ti ha portato bene e avrai sempre un buon ricordo. A chi dedichi queste vittorie?

Le dedico alla Deceuninck-Quick Step, che lavora sempre per me. Poi agli allenatori, ai messaggiatori, a tutti quanti mi hanno aiutato. E ovviamente anche alla mia famiglia che mi dà sempre grande supporto.