Cavagna, bergamasco in incognito alla corte di Bramati

13.08.2021
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In Francia, si sa, mettono l’accento su tutto, ma il loro attuale campione nazionale potrebbe essere tranquillamente quello italiano. Il nome tradisce le sue radici: Remi Cavagna – che il 10 agosto ha festeggiato il suo 26° compleanno – pedala forte con un pizzico di sangue del nostro Paese.

Lo abbiamo avvicinato in Polonia per capire meglio le origini e le caratteristiche dell’atleta della Deceuninck-Quick Step.

Remi come sta andando il Tour de Pologne?

Sta andando bene finora con due vittorie di Joao (Almeida, ndr) che guida anche la generale. Per me è davvero bello anche se non ho ancora vinto. Dobbiamo scegliere ogni tanto perché abbiamo lui che è leader, ma avrò una buona opportunità nella crono domattina e vedremo come andrà.

Al Polonia ha lavorato per Almeida, pensando alla crono del penultimo giorno
Al Polonia ha lavorato per Almeida, pensando alla crono del penultimo giorno
Appunto, la crono di Katowice di 19 chilometri dove tu sei uno dei favoriti. Immaginiamo sia il tuo obiettivo di questa corsa.

Sono molto motivato, mi sento forte e in buona forma. Lo mostro ogni giorno qui lavorando per il team fino ai finali di tappa. Penso che sia una delle prime volte che mi sento gambe come adesso e la crono è davvero una grande occasione su una giusta distanza. Guardavo già a questa cronometro da tempo perché ho fatto le Olimpiadi e a Tokyo non è andata bene (ha disputato sia la prova in linea, senza finirla, sia contro il tempo chiudendo al 17° posto, ndr) come invece al campionato francese. Volevo una rivincita e posso rifarmi a Katowice.

A proposito di cronometro. Quest’anno al Giro d’Italia hai fatto secondo dietro Ganna nell’ultima tappa a Milano. Senza quella caduta avresti vinto? Raccontaci quell’episodio.

No, ho fatto il mio massimo. In quella ultima curva sono arrivato molto forte, a blocco. E così a cinque metri dalla caduta stavo ancora pensando a quando arrivava la curva per girare a sinistra. E’ stato un mio errore. Mi sono alzato da terra subito perché volevo riguadagnare il tempo per vincere. Ho perso per dodici secondi che sono niente, ma Ganna ha bucato ed io sono caduto, quindi è stato uguale.

Tu hai un cognome italiano. Raccontaci le tue origini italiane, che dovrebbero essere bergamasche, e che legame hai con l’Italia.

Si, mio padre e mio nonno vengono dall’Italia, da un piccolo paese vicino a Bergamo. Non ricordo il nome, non ci sono mai stato, ma è vicino a Serina (il paesino è Lepreno, ndr). Sono stato lì attorno col Giro d’Italia, ma non conosco la famiglia. Ci sono molti Cavagna nella zona, potrei organizzare qualche giorno di allentamento lì e in quella occasione incontrarli, sarebbe fantastico. Anzi farei un giro in bici, mi fermerei per prendere un caffè e poi proverei a cercare la casa.

Vai forte a crono, hai vinto già qualche semi-classica al Nord ed una tappa alla Vuelta nel 2019. Che tipo di corridore è Remi Cavagna? Cosa vuol fare da grande?

Cerco di essere veloce e di arrivare in tempo come il mio soprannome che è TGV, ma ogni tanto anche quel treno in Francia arriva in ritardo (ride, ndr). Mi piace la salita, pedalare forte in pianura nelle cronometro ma non sono uno sprinter. Cerco di allenarmi sulle montagne perché posso diventare un corridore più completo. Un giorno mi piacerebbe vincere qualche vera classica e sarà bello scoprire una gara come il Fiandre. Potrei essere un corridore adatto a piccole gare a tappe come la Parigi-Nizza, sarebbe bello vincerla. Questi sono i miei obiettivi.

Al Romandia di quest’anno, ancora campione nazionale della crono, Cavagna ha vinto quella di Friburgo
Al Romandia di quest’anno, ancora campione nazionale della crono, Cavagna ha vinto quella di Friburgo
La gara che vorresti vincere?

I mondiali a crono sono uno dei miei principali obiettivi di fine stagione. Vincere la crono di Katowice mi darebbe tanto morale e tanta confidenza. Certo, dovrò avere la buona forma di adesso.

Per l’anno prossimo hai già rinnovato il contratto con la Deceuninck o vuoi avere più spazio in un’altra squadra.

Questa è buona domanda, ma dovrete attendere le prossime notizie (a microfoni spenti ce lo ha detto, aspettiamo e rispettiamo il comunicato ufficiale, ndr).

Almeida archivia il Giro e prepara le valigie

06.06.2021
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«Quando abbiamo chiesto ad Almeida di aiutare Remco, aveva appena preso 6 minuti nella tappa di Sestola, sarebbe stato lo stesso a parti invertite». Con queste parole nell’ultimo giorno del Giro d’Italia, Patrick Lefevere aveva spiegato il perché della scelta con la quale la Deceuninck-Quick Step ha chiesto al quarto del Giro 2020 di lavorare per il giovane belga, al debutto nella corsa rosa dopo 9 mesi senza correre. Il viaggio del portoghese attraverso le 21 tappe del Giro, inceppatosi in modo inatteso proprio sulla strada di Sestola, è stato così una lunga attesa, terminata quando Evenepoel ha mollato la presa e davanti al portoghese si è riaperta la strada della generale, fino al sesto posto di Milano. Ma Almeida come ha vissuto il Giro e che sapore gli è rimasto in bocca in quello che, salvo sorprese, sarà l’ultimo anno con la squadra belga?

A Montalcino, Almeida bloccato accanto a Evenepoel, in grossa difficoltà
A Montalcino, Almeida bloccato accanto a Evenepoel, in grossa difficoltà

«Sono stato entusiasta di tornare al Giro – ha raccontato – comunque è stato divertente. Ho imparato dall’anno scorso che l’ultima settimana fa la grande differenza ed è stato davvero importante essere riuscito a gestire le energie, anche pensando alla cronometro finale. L’anno scorso il Giro è stato una sorpresa. Ho avuto molto successo, ma anche questa volta la mia mentalità è stata quella di prenderlo giorno per giorno».

Un po’ come nel Team Ineos al Tour, Sestola ha stabilito le priorità interne, lanciando Evenepoel come leader del team. Difficile capire se per un innamoramento collettivo o perché si pensasse che il ragazzo avrebbe potuto davvero giocarsi la maglia rosa. E così, mentre Remco annaspava nella tappa di Montalcino, Almeida è stato fermato al suo fianco, senza la chance di riprendersi il terreno perso sull’Appennino modenese.

Che cosa è successo?

A Montalcino mi sentivo bene e avevo un ottimo feeling sulla bici. Avevo la possibilità di battere i migliori, ma ho dovuto seguire gli ordini che venivano dalla macchina e ho dovuto aspettare Remco. Mi sento deluso? Ho già scelto di tacere piuttosto che dire quello che penso. Ho imparato qualcosa di nuovo ogni giorno, sempre in un contesto fantastico. Ma il ciclismo è uno sport di squadra e a decidere sono i direttori sportivi.

Secondo all’Alpe di Mera, Almeida ha staccato anche Bernal
Secondo all’Alpe di Mera, Almeida ha staccato anche Bernal
Però a Cortina hai ritrovato la libertà…

Mi sentivo bene quel giorno, nonostante la pioggia e il freddo. Volevo puntare alla vittoria di tappa, ecco perché ho attaccato e sono entrato nella fuga, ma il gruppo è andato davvero forte. Alla fine, non è stata una brutta giornata. Sono arrivato sesto, ho fatto del mio meglio e la sera ero contento di aver guadagnato qualche posizione in classifica. In ogni caso il Giro era ancora lungo.

Lunghissimo, ma dopo il riposo hai fatto un’altra grande tappa…

A Sega di Ala sono arrivato secondo e non credo che avrei potuto fare di più. I ragazzi mi hanno protetto e hanno lavorato per me, hanno fatto un grandissimo forcing nella valle mentre ci avvicinavamo all’ultima salita. Poi, siccome mi sentivo bene, ho provato da solo.

Conoscevi la strada?

L’avevo provata, ma ad essere sincero non mi aspettavo di mantenere quel vantaggio o di guadagnare due posizioni in classifica generale. Essere arrivato secondo lassù e diventare ottavo assoluto mi ha dato motivazione e fiducia per le tappe successive.

Tanto che all’Alpe di Mera sei arrivato ancora una volta secondo…

I compagni sono stati incredibili e hanno fatto un lavoro perfetto. Mi sentivo bene, quindi ho attaccato presto per vedere cosa poteva succedere. Essere arrivato lassù con gli altri della generale ha dimostrato che sono capace di certi numeri. Peccato non aver vinto ed essere arrivato ancora secondo per così poco (11 secondi dopo Yates, ndr), ma ho comunque guadagnato dell’altro tempo in classifica.

Dopo l’Alpe Motta, Almeida 8° nella generale, ha puntato tutto sulla crono
Dopo l’Alpe Motta, Almeida 8° nella generale, ha puntato tutto sulla crono
Nel giorno di Caruso sei comunque andato ancora bene.

Ma quel giorno è stato davvero duro, c’erano pendenze molto severe, perciò alla fine sono stato contento del settimo posto. Ho cercato di guadagnare tutto il possibile alla vigilia della cronometro, sapendo che nei 30 chilometri di Milano sarei riuscito a guadagnare più che affrontando altre salite.

E in effetti l’ultimo giorno hai guadagnato due posizioni…

Mi sentivo ancora abbastanza bene e mi sono concentrato sul fare una buona crono. Alla fine è andata bene, soprattutto su un percorso piatto come quello. Il sesto posto assoluto è un ottimo risultato e sono felice di essere tornato tra i primi 10 dopo lo scorso anno.

Che voto dai al tuo Giro?

Nel complesso, è stato buono per me. E’ stato una gara da cui ho imparato nuovamente molto e dove ho potuto vedere i miglioramenti che ho fatto sulle grandi montagne, dove sono rimasto con i veri scalatori. Forse adesso comincio ad avere le idee più chiare sul corridore che potrei diventare.

Joao Almeida: «Al Giro con una squadra fortissima»

27.04.2021
5 min
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Dopo il Giro d’Italia dell’anno scorso, o meglio, di sei mei fa Joao Almeida non è più un corridore qualunque, ammesso lo sia mai stato. Fa parte dei big, dei nuovi big. Il portoghese, 15 giorni in maglia rosa, sarà uno dei favoriti al via da Torino.

Ma stavolta ci arriva in tutt’altro modo. Stavolta ci sono aspettative, un po’ di pressioni e attenzioni mediatiche. Insomma per Joao si tratta del primo vero, grande, banco di prova.

Almeida (22 anni) ha vinto la maglia di miglior giovane al Catalogna
Almeida (22 anni) ha vinto la maglia di miglior giovane al Catalogna

Verso le corse a tappe

Il portoghese lo abbiamo incontrato nelle classiche delle Ardenne, corse in appoggio ad Alaphilippe. Ed è lui stesso a ricordare il successo del 2018 proprio alla Liegi U23.

«Quella mattina al via stavo male. Pensavo addirittura di non poter finire la gara. Poi le cose sono andate sempre meglio. A quel punto volevo almeno aiutare i miei compagni. Sono andato in fuga, mi sono ritrovato in testa sulla Redoute, ho attaccato e sono arrivato da solo a Liegi.

«Mi piacciono le gare di un giorno – continua Almeida – ma adesso il mio interesse è rivolto più verso le corse a tappe».

E con quest’ultima frase Joao sposta di fatto il discorso sul Giro d’Italia. E l’approccio a quella Liegi, se ci si pensa, è un po’ il film della sua corsa rosa 2020, anche se non lo ha vinto. Tuttavia il discorso sulle aspettative non fa una piega.

A Sierra Nevada non è mancato il lavoro con la bici da crono (foto Instagram)
A Sierra Nevada non è mancato il lavoro con la bici da crono (foto Instagram)

Tutto secondo programma

Terzo all’Uae Tour, sesto alla Tirreno-Adriatico, Joao è poi un po’ “sparito” dai radar per allenarsi. Ha corso il giusto e se ne è andato in altura con l’altra punta di diamante della Deceuninck-Quick Step al Giro, Remco Evenepoel.

Il blocco di lavoro svolto a Sierra Nevada è stato davvero fruttuoso. Ha lavorato con Masnada, con Evenepoel e per qualche giorno anche con Alaphilippe. E non sono mancati i tanti chilometri a cronometro. 

«Ho avuto belle sensazioni già al Giro di Catalogna. Dove ho colto la terza top ten in altrettante gare a tappe fatte quest’anno. Ho anche vinto la maglia di miglior giovane. E’ stata una corsa solida, che mi ha dato fiducia. Mi sono espresso bene in salita e a crono. E questo fa ben sperare per il futuro. E poi in altura abbiamo fatto un bel blocco di lavoro con Remco». Merito anche – aggiungiamo noi – del buon meteo incontrato: tre settimane di sole che hanno consentito ai Deceuninck di fare molto volume e di farlo bene».

Ottimo cronoman, Almeida quest’anno è migliorato ancora tenendo testa agli specialisti
Ottimo cronoman, Almeida quest’anno è migliorato ancora tenendo testa agli specialisti

Obiettivo, maglia rosa

Ma può ripetere il grande exploit dello scorso anno? Quando glielo chiediamo espressamente Almeida risponde così.

«Sto lavorando per quello – dice molto timidamente dietro al suo cappellino, il suo tono è sempre molto pacato – le sensazioni sin qui sono state buone. Io cercherò di fare il mio meglio. Il Giro è il mio grande obiettivo, se sarà come quello scorso non lo so, ma partiamo per puntare alla maglia rosa. Avremo una squadra molto forte, Honorè, Masnada, Knox… tutti corridori molto forti per la salita e ci sarà anche Remco pensando alla classifica generale, quindi è tutto da vedere».

La Deceuninck-Quick Step, archiviate le classiche con un segno più che positivo, adesso potrà concentrarsi sul Giro. Già tra Fiandre e Ardenne si è assistito ad un graduale “cambio della guardia”, come era normale che fosse. Si è dato più spazio agli scalatori e agli uomini che vedremo in azione sulle nostre strade a partire dall’8 maggio. E la tattica è già chiara: avere uomini di fondo per aiutare Almeida (e Remco) sulle grandi montagne. Alla fine solo lo Stelvio respinse il portoghese l’anno scorso.

Joao Almeida, Stelvio, Giro d'Italia 2020
Almeida perse la maglia rosa sullo Stelvio. Ma in Portogallo è diventato un idolo
Joao Almeida, Stelvio, Giro d'Italia 2020
Almeida perse la maglia rosa sullo Stelvio. Ma in Portogallo è diventato un idolo

Almeida, un simbolo 

Quei giorni in rosa lo hanno lanciato in un’altra dimensione. Almeida ha riscosso un grande successo in Portogallo.

«Sono contento di essere un aiuto, un simbolo per i giovani ciclisti del mio Paese. Quei giorni in rosa dell’anno passato hanno inciso molto e per me è motivo di orgoglio. La mia vita è cambiata, ma io sono lo stesso. E’ un onore e una responsabilità avere questo ruolo per il mio Paese».

E tutto ciò si lega perfettamente a quanto detto in apertura sul discorso delle aspettative. Di certo se Almeida risponderà presente, magari anche riuscendo a salire sul podio, potremmo dire di aver trovato definitamente un altro grande. E che il Giro 2020 non è stato un passaggio fortunoso.

Per Bramati, suo diesse, i dubbi non ci sono. Ci disse grandi cose su Almeida già nelle prime tappe in Sicilia, figuriamoci adesso. In Sierra Nevada ha lavorato molto sulla distanza e le lunghe scalate, quello che gli è mancato lo scorso anno sullo Stelvio. Ma ripetiamo, non era certo in programma di arrivare in quelle condizioni, cioè in rosa, sin lassù e a poche tappe dal termine del Giro.

Il lavoro è stato abbondante anche a crono. Quest’anno tra gli uomini di classifica solo Pogacar lo ha preceduto, e di pochissimi secondi, all’Uae Tour e alla Tirreno. 

E Joao? Beh, lui come i suoi giovani connazionali continua a sognare e su Instagram mette storie del tipo: “Memorie di vita” e sullo sfondo lui in maglia rosa.

Masnada, cosa fai a Sierra Nevada con i due ragazzini?

06.04.2021
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Fausto Masnada è a Sierra Nevada in questa sua dimensione di asceta delle alte vette, che prima del Catalunya lo ha visto per due settimane sul Teide. Questa volta è in compagnia di Almeida ed Evenepoel, per l’ultimo blocco di lavoro che li porterà al Romandia e poi al Giro d’Italia (i tre sono insieme nella foto di apertura). Ma Remco non li seguirà nella corsa svizzera: il belga per volere della squadra debutterà direttamente al Giro d’Italia. La sua ultima apparizione fu il disastroso Lombardia dell’infortunio, la ripresa sarà la corsa rosa. Vedremo alla fine dei giochi se la scelta, indubbiamente insolita, avrà dato i frutti desiderati.

Magrissimo come da quando è passato alla Deceuninck-Quick Step, il bergamasco negli ultimi mesi è cresciuto di livello in modo consistente, ma avendo fatto la scelta d’esser gregario non potremo vederlo ad esempio alla Liegi che tanto gli si addice.

Masnada ha iniziato la stagione con lo Uae Tour: 10° in classifica
Masnada ha iniziato la stagione con lo Uae Tour: 10° in classifica
Come stai Fausto?

Bene, siamo arrivati da poco a Sierra Nevada e fa un po’ più freddo che sul Teide. Scendiamo in macchina tutte le mattine verso Granada, perché in alto ci sono 3 gradi, ci alleniamo sotto e poi torniamo su. Ieri siamo risaliti in bici per la prima volta, ma ho idea che nei prossimi giorni sarà sempre così. E’ l’ultimo blocco prima del Giro, c’è da farlo bene.

Al Giro avrai la stessa veste dello scorso anno?

Sicuramente, avendo in squadra Remco e Almeida. Non è detto che non possa giocarmi una tappa, se capiterà l’occasione.

Siete soltanto voi tre a Sierra Nevada?

Noi, il preparatore e il massaggiatore. Siamo amici, si cerca di andare d’accordo. A volte si discute per questioni legate all’allenamento, ma sono cose che si superano. Hanno entrambi voglia di dimostrare qualcosa.

Cosa pensi di Remco che rientrerà… a secco al Giro?

Non discuto i piani della squadra, ma qui a Sierra Nevada lo sto vedendo veramente in forma, come mai prima. Noi corridori esprimiamo le nostre preferenze, ma la scelta finale non è nostra. Lui è una macchina da guerra, correrebbe sempre. Ma sta facendo lo stesso un ottimo avvicinamento e il Giro è lungo, si valuterà alla fine.

Almeida al Catalunya, primi assaggi di buona condizione. A Sierra Nevada per crescere ancora
Almeida al Catalunya, primi assaggi di buona condizione
Almeida come sta? E’ passato dal partecipare al Giro 2020 quasi per caso a diventare oggetto di mercato…

Sicuramente è un giovane talento. Non è mai uscito dai 10 nelle corse cui ha partecipato e questo significa essere ad alto livello. Al Catalunya era stanco, per cui ha staccato e adesso ha iniziato a costruire la condizione per il Giro. Ci arriva super motivato, ma probabilmente sentirà la pressione.

E tu in mezzo a loro due?

Io cerco di allenarmi al massimo per essere utile a tutti e due, di più non posso fare. Passo più tempo con loro che con la mia ragazza e la mia famiglia, non è sempre facile. Ho il mio carattere, ma bisogna cercare di andare d’accordo.

Evenepoel tornerà in gruppo direttamente al Giro. Ultima corsa, il Lombardia
Evenepoel tornerà in gruppo direttamente al Giro. Ultima corsa, il Lombardia
Anche perché non sempre ti trattano con i guanti. Al Catalunya abbiamo visto Almeida gesticolare in modo un po’ troppo plateale per chiamarti…

Joao fuori dalla corsa è sereno e con lui si scherza, ma in corsa si fa prendere dall’enfasi e dall’adrenalina. E’ successo due volte. Nella tappa di Madonna di Campiglio al Giro e ora al Catalunya. Non è bello vederlo gesticolare in televisione e non è bello neanche per me. So quale lavoro devo fare, ma a volte non si hanno le gambe. Sono ragazzi giovani e forti e non si rendono conto e a volte si innervosiscono.

Remco è fatto allo stesso modo?

Sapete che con lui non ho mai corso ancora? Non lo so, non so di come segua le strategie e come si comporti con i compagni. Dicono i compagni che sa cosa vuole e pretende che la squadra faccia il massimo, come è normale. In un team ben organizzato, ognuno ha il suo ruolo e deve svolgerlo al meglio.

Anche Masnada ha corso il Catalunya, lavorando per Almeida
Anche Masnada ha corso il Catalunya, lavorando per Almeida
Non ti manca poter lottare per le tue chance?

Adesso è così e so di non essere all’altezza di un podio in un grande Giro. Perciò continuo a lavorare seguendo le strategie di squadra, trovando soddisfazione personale nell’essere stato di aiuto per un buon risultato. Però è vero che ci sono le classiche che ho tralasciato per preparare le corse a tappe. In futuro mi piacerebbe andare a una Liegi, che come il Lombardia mi si addice.

Allargando il discorso, cosa pensi della carriera del tuo amico Ciccone, con cui hai corso alla Colpack?

Cicco ha grandi potenzialità, ma deve migliorare sotto certi aspetti per puntare a una classifica. E’ difficile fare il leader e non so quale sarà il suo ruolo al Giro. Però sarà capitano alla Vuelta e dovrà lavorare tanto per la crono. Un po’ mi vedo in lui. E’ arrivato al suo livello gradualmente. Ed entrambi possiamo crescere.

Axel Merckx

Merckx, la crisi e quei sorrisi al Giro

30.10.2020
4 min
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Axel Merckx risponde al telefono dal Canada in uno dei momenti più critici della sua carriera di manager. Il Covid ha spazzato via il ciclismo dal Nord America, facendo cancellare praticamente ogni corsa. E la Hagen Bermans Axeon, che a inizio stagione era una squadra in salute e pronta a giocare le proprie carte, adesso è ad un soffio dal chiudere i battenti per l’assenza di sponsor.

Fucina di talenti

Del team americano si è parlato più volte durante il Giro d’Italia, perché dalle sue file sono approdati al professionismo Tao Geoghegan Hart, che il Giro l’ha vinto; Joao Almeida, che lo ha comandato per due settimane; Ruben Guerreiro, che si è portato a casa la maglia dei gran premi della montagna. Tutti hanno speso parole di elogio per Axel che, da quando ha iniziato a portare avanti questo progetto oltre l’Oceano (nato negli anni di Livestrong da cui si è poi affrancato), ha smesso di essere il figlio di Eddy. Prima di loro e fra gli altri, Merckx ha mandato nel WorldTour corridori come George Bennett, Jasper Stuyven, Taylor Phinney, Neilson Powless e Mikkel Bjerg.

Tao Geoghegan Hart, crono Monreale-Palermo,, Giro d'Italia 2020
Tao Geoghegan Hart ha corso con Merckx dal 2014 al 2016
Tao Geoghegan Hart, crono Monreale-Palermo,, Giro d'Italia 2020
Tao Geoghegan Hart con Merckx dal 2014 al 2016

Colpa del Covid

Dice che avevano cominciato il 2020 super ambiziosi, poi sono sparite le corse, non si riusciva a venire in Europa. Insomma… un disastro.

«Sto ancora cercando – dice – e non dispero. E’ complicato. Ho contatti, ne vorrei di migliori. Il Covid non ha aiuta, anzi ci ha mandato al tappeto. Gli sponsor sono in difficoltà. Per questo non cerchiamo soltanto negli Stati Uniti o in Canada, ma in tutto il mondo. Del resto la squadra è affiliata negli Usa, ma abbiamo il servizio corse in Belgio e viviamo la maggior parte dell’anno in Europa. Siamo stati in Italia per il Piccolo Lombardia e il Giro U23 puntando su Quinn, ma non è andato benissimo. Ho anche pensato di legarmi a un team WorldTour, ma non tutti hanno budget per un team Development».

Il Giro, che sorpresa

A consolarlo è arrivato il Giro d’Italia, con quei tre ragazzi che hanno stupito lui per primo. Anzi, si dice stupito più di Tao e Joao che di Guerreiro, che le doti per la maglia della montagna le ha sempre avute.

«Ho seguito la corsa in tivù – dice – con tutte le complicazioni del fuso orario. E’ stato una grande sorpresa. Sapevo che sono ragazzi di talento e che sarebbero arrivati, ma come facevo a prevedere i quindici giorni in rosa di Almeida? E poi Tao… Avrei detto che avesse i numeri per una top 10, al massimo top 5. Ha talento. Vede bene la corsa, va bene a crono ed è forte in salita. Era al Giro per aiutare Thomas, ma ha giocato benissimo la sua carta. E’ stato lucidissimo e lui in questo è un esempio. Sono abbastanza sicuro che non cambierà la sua mentalità e tornerà a fare il suo lavoro. Pensa che mi ha chiamato prima di salire sul podio finale, super in fretta. L’ho trovato molto sicuro nella voce, ma posso aggiungere poco, perché per il resto della chiamata non abbiamo fatto altro che ridere…».

Joao Almeida, Giro d'Italia 2020
Joao Almeida, con Axel Merckx nel 2018 e 2019
Joao Almeida, Giro d'Italia 2020
Almeida con Merckx nel 2018 e 2019

Nessun segreto

C’è anche lui però nella loro storia ed è bello ricordarlo, soprattutto per capire come mai dal suo team siano usciti tanti corridori così forti e pronti.

«Ne faccio parte – ammette – ma sono loro ad aver fatto i sacrifici necessari. Non so se ci sia un segreto, parlerei piuttosto di metodo di lavoro. Un mix fra mentalità Usa e tradizione europea. Probabilmente non è un modello che funziona con tutti. Andando a stringere, ho bisogno di avere un buon feeling con il corridore e che lui lo abbia con i compagni. Solo così l’esperienza diventa insegnamento. Cerco il talento. Va bene guardare ai risultati, ma ci sono anche corridori di qualità che arrivano da periodi sfortunati e non hanno piazzamenti. Quel che conta è la mentalità con cui vengono e la voglia di far parte del progetto, cosa possono fare gli uni per gli altri. Da noi non sono numeri, sono persone. E credo che abbiamo fatto un buon lavoro».

Jai Hindley, Laghi di Cancano, Giro d'Italia 2020

Jai e i suoi… fratellini terribili

29.10.2020
3 min
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Jai Hindley, 24 anni. Joao Almeida 22 anni. Tao Geoghegan Hart, 25 anni. Tadej Pogacar, 22 anni. Remco Evenepoel, 20 anni. Egan Bernal, 23 anni. Questi i nomi più in vista: sono i ragazzini che a vario titolo hanno monopolizzato il ciclismo mondiale negli ultimi due anni e che al Giro d’Italia e prima al Tour de France hanno scavato un solco rispetto alla vecchia guardia. Intendiamoci, la vecchia guardia non era al top, ma certo vedere la disinvoltura e la maturità con cui i giovani hanno gestito le situazioni più spinose ha sollevato il più banale degli interrogativi: dove sono i nostri?

Le teorie sono molteplici. Le società juniores hanno bisogno di essere ascoltate. E probabilmente il lavoro che oggi dovrebbe impostare la Federazione è proprio quello di raccoglierne le istanze per venire a capo della situazione. Noi un parere lo abbiamo chiesto a Michele Bartoli, che con i giovani spesso lavora.

E’ possibile che i talenti nascano soltanto all’estero?

Non credo che dipenda dalle mamme italiane, no. Invece dipende dal lavoro di base, che forse qui non viene fatto bene. Anche perché non sempre si parla di Paesi con più praticanti. A parte Hindley e l’Australia, intendo. Non so dire come lavorino nel dettaglio, ma dai contatti che ho è evidente che non si cerchi il risultato come da noi. Qua ogni categoria è un punto di arrivo, non c’è una visione d’insieme.

Tadej Pogacar, Planche des Belles Filles, Tour de France 2020
Tadej Pogacar, l’ultima crono del Tour senza strumenti… a bordo
Tadej Pogacar, Planche des Belles Filles, Tour de France 2020
Pogacar, l’ultima crono senza strumenti
Spiega meglio.

Un atleta ha il suo patrimonio fisico e psicologico. Se ogni anno lo spremi perché vinca e perché dimostri qualcosa, è come se in un bicchiere di vino cominciassi a mettere acqua. Alla fine, avrai più acqua che vino. Lo annacqui.

Corrono troppo?

Non è l’attività che fa male. Perché la fatica ti rovini, dovresti fare tre Giri d’Italia consecutivi. Il fisico se è stanco va in autoprotezione e recupera. Quella che fa male è l’iperattività mentale, che fa cambiare la percezione della fatica. Se cominci a vivere sotto stress a 16 anni, il cervello perde la percezione della fatica e di conseguenza perdi anche la capacità di fare la prestazione. E questo spiega anche un altro punto.

Quale?

Che questi fenomeni, tutti o quasi, sono arrivati al ciclismo tardi o da altri sport. Senza la trafila giovanile che logora. E’ lo stress che ti consuma. Almeida è arrivato al Giro senza pressione, Jai Hindley ci si è trovato, Geoghegan Hart lo stesso. Sono stati tranquilli e al momento giusto hanno lottato alla morte. La maglia non si regala, al momento giusto si combatte. Ma se fossero arrivati al Giro con l’obiettivo di vincere, non sarebbe andata allo stesso modo. Ha ragione Gilbert.

Su cosa?

Sul fatto che i giovani vanno forte perché imparano meglio e prima. Alcuni strumenti come il misuratore di potenza riducono i tempi, permettono di imparare prima. Da bambini le addizioni le fai con le dita, il misuratore è la penna con cui annotare il risultato.

Non è la calcolatrice con cui disimpari a far di conto?

Quella sarebbe semmai la bici elettrica, che toglie la fatica. Ma se impari a conoscerti a 16-17 anni, quando sei grande il misuratore non ti serve neanche più. Infatti Pogacar nell’ultima crono del Tour non aveva strumenti.

Quindi per te i nostri sono già logori mentalmente quando arrivano tra i pro’?

Io temo di sì, la testa guida tutto. Se ogni categoria è un punto di arrivo, l’eccesso di attività inizia a logorare già da bambini. Nel calcio dei bimbi ormai neanche guardano più il risultato, perché va bene che lo sport prevede il risultato e che per quello si lotti, ma da giovani lo si deve vivere con cautela.

Quindi escludi la teoria, di cui si parlava al Giro, per cui questi giovani dureranno meno?

E perché dovrebbero? Durano meno se perdono la testa, ma se continuano a stare con i piedi per terra e a lavorare nel modo giusto, vanno avanti finché vogliono.

Zana-Mazzucco debuttanti, Rossato cosa dici?

28.10.2020
4 min
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La Bardiani Csf Faizanè era la squadra più giovane del Giro d’Italia. L’età media dei suoi otto ragazzi era la più bassa tra le 22 formazioni presenti. E tra questa infornata di giovani Fabio Mazzucco e Filippo Zana erano al debutto. Entrambi classe 1999 ed entrambi provenienti dalle fila della storica UC Trevigiani.

In questa nuova avventura tra i pro’ hanno avuto la fortuna di avere al loro fianco Mirko Rossato, direttore sportivo che li seguiva quando erano dilettanti.

Mirko Rossato, è tornato quest’anno alla Bardiani
Mirko Rossato, è tornato quest’anno alla Bardiani
Squadra di giovani, Mirko: più un limite o uno stimolo?

Da parte mia posso dire che è uno stimolo. Questi ragazzi hanno affrontato in 21 giorni, 21 tappe di esperienza. Ogni volta una cosa nuova. Bisognava gestirli in tutto e per tutto. Dalla gara all’alimentazione, dalla tattica al recupero… perché tempo per recuperare non ce n’era. Però il loro sogno era il nostro entusiasmo. Poi è chiaro che dall’altro lato non puoi pretendere molto. Sì, in qualche tappa intermedia cerchi di fargli prendere la fuga, ma pensando anche al giorno dopo. Se la tappa successiva è dura devi farli stancare il meno possibile, altrimenti rischiano di tornare a casa, di non stare nel tempo massimo.

Hanno vissuto dei momenti di crisi?

Mazzucco moralmente è sceso parecchio in alcune tappe. Fare una fatica tremenda solo per restare attaccato al gruppo non è facile. Dopo 7-8 giorni è sceso molto anche fisicamente. Ha avuto un calo non da poco. Il che ci stava, perché alla fine non aveva mai fatto gare coì lunghe. Al massimo aveva fatto la Tirreno. Poi un po’ si è ripreso. Con Roberto (Reverberi, ndr) ad un certo punto credevamo che non ce la facesse. Invece è stato bravo a tenere duro. 

E Zana?

Anche per lui non è stato facile. Filippo ha provato diverse azioni interessanti. Nella tappa di San Daniele del Friuli è entrato nella fuga ed era convinto di poter fare risultato. Poi però quando hanno davvero aperto il gas si è staccato. A fine tappa c’è rimasto male. E mi ha detto: cavolo, devo lavorare di più, tanto di più. E lui è un montanaro vero, parla poco. Rispetto a Mazzucco era un po’ più continuo. Ha mostrato un buon recupero. Inoltre è un ragazzo meticoloso.

Fabio Mazzucco, padovano, aveva vinto una tappa al Giro U23 2019
Mazzucco, padovano, aveva vinto una tappa al Giro U23 2019
Sono stati bravi alla fine…

Una cosa bella era proprio questa: sentirli parlare in prospettiva. La parola lavoro è stata la più usata da loro due. Non è facile ritrovarsi nella mischia, spingere al massimo solo per restare agganciati, tanto più se come loro due eri abituato a vincere tra i dilettanti. E questo è quel che è successo a Fabio Mazzucco nella tappa di Piancavallo. Una frazione che prima dell’ascesa finale prevedeva altre quattro salite. Quel giorno Fabio è arrivato con il gruppetto ad oltre 40′. Dopo l’arrivo, stremato, è scoppiato in una crisi di pianto.

Come mai?

Era sconfortato, ma sono situazioni che ti servono per crescere. Oggi per molti giovani può essere più facile, ma anche più difficile. Alcuni passano e vanno forte, vediamo chi ha vinto il Giro e il Tour. Per altri non è così. Però un grande Giro fa crescere il tuo motore ed averlo fatto in autunno crea più di altre volte una solida base di lavoro. In un paio di mesi non perdi tutto ciò che hai fatto. 

Tu e Reverberi insistevate sul riscaldamento. A Castrovillari notammo che li riprendeste. Perché? 

Oggi si parte sempre a tutta e cerchiamo sempre di far scaldare i ragazzi, soprattutto quando poi si inizia con una salita. Sono fasi in cui se resti dietro rischi molto. Non a caso uno dei giorni in cui erano più preoccupati era per la tappa dello Stelvio. Qualcuno di loro non ha neanche dormito la sera prima. Faceva freddo, si partiva in salita, la tappa era lunga e durissima. Quella mattina li ho visti scaldarsi per bene.

A Brindisi come è andata con i ventagli?

Hanno cercato di stare davanti, ma quella era una tappa in cui serviva esperienza. Dopo l’arrivo li ho visti con gli occhi spalancati. Proprio Zana e Mazzucco si guardavano e continuavano a ripetersi: mai vista una cosa del genere e tu? Nemmeno io, rispondeva l’altro. Al che gli ho detto: oh guardate che avete corso insieme tre anni, ve lo dovreste ricordare! 

Filippo Zana, vicentino, l’anno scorso ha vinto il Gp Capodarco
Zana, vicentino, l’anno scorso ha vinto il Gp Capodarco
Però adesso hanno un Giro nel sacco…

Sono esperienze importanti. Si parla sempre di WorldTour ma quanti ragazzi della loro età possono dire di aver fatto la Sanremo, la Tirreno, il Giro? Guardate che nelle squadre WorldTour se non sei all’altezza certe corse non le fai, neanche per fare il gregario. Per noi Mazzucco e Zana hanno del potenziale e abbiamo deciso d’investirci schierandoli in queste corse.

Tu che li hai sentiti parlare da chi sono rimasti colpiti?

Parlavano spesso di Almeida. Joao ha un anno più di loro e anche lui era passato per la Trevigiani. Senza contare che tra i dilettanti forse loro due avevano vinto più del portoghese.

E adesso cosa gli consigli?

Di riposarsi, ma senza ingrassare perché a dicembre si ricomincia a preparare la prossima stagione in vista delle gare di febbraio. Mi spiace che non potranno farsi neanche una vera vacanza visti i tempi. 

Joao Almeida, Stelvio, Giro d'Italia 2020

Testa e gambe sono tutt’uno. Parla Joao…

27.10.2020
4 min
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Acacio Da Silva ha quasi 60 anni e nei giorni del Giro ha speso parole bellissime per Joao Almeida.

«Sono passati 31 anni dai miei tempi – ha detto – e questo è il momento di Joao. E’ bello vedere corridori giovani seguire le nostre orme, è molto bello per tutti noi e per il ciclismo portoghese. Voglio ringraziare Almeida per aver continuato a portare il nostro nome e quello di tutti i nostri connazionali in giro per l’Italia. Quello che hanno fatto lui e Ruben Guerreiro (vincitore della classifica del Gpm, ndr) non è facile. Siamo tutti molto orgogliosi».

Joao Almeida, Piancavallo, Giro d'Italia 2020
A Piancavallo, la mente ha spinto il fisico oltre i suoi limiti
Joao Almeida, Piancavallo, Giro d'Italia 2020
A volte la mente spinge il fisico oltre i limiti

L’investitura

Quando gli hanno riferito questa frase, Joao ha sorriso. Chi sia Acacio Da Silva lo ha ben chiaro e ha sentito parlare delle sue cinque tappe al Giro e le tre del Tour. Solo che lui ancora non era nato e questo fa capire quanto sia giovane l’onda di talenti lanciata dal Giro d’Italia. Perché Joao è giovane davvero.

Tra il ragazzino della Deceuninck-Quick Step e Geoghegan Hart ci sono stati alla fine 2’57”. A favore del vincitore del Giro ballano soprattutto tre anni di età e quattro stagioni di WorldTour. Tao infatti ha 25 anni ed è salito alla massima categoria nel 2017 quando ne aveva 22. Ameida invece ha debuttato proprio quest’anno, alla stessa età del britannico quando debuttò.

Giro per caso

La considerazione da cui partire per interpretare la grandezza del suo quarto posto, dopo due settimane di maglia rosa, è che Almeida il Giro non doveva neanche farlo. Non era nei piani, oppure semplicemente era stato ritenuto troppo giovane. Se Remco Evenepoel non fosse caduto al Giro di Lombardia, per Joao non ci sarebbe stato posto e chissà se lo avremmo scoperto così presto.

Joao Almeida, Tour Down Under 2020
Al Tour Down Under all’inizio della stagione 2020
Joao Almeida, Tour Down Under 2020
Al Down Under all’inizio del 2020
Che cosa ti è parso di questo viaggio attraverso l’Italia?

Fantastico. Un sogno trasformato in realtà. Era il mio primo grande Giro, solo finirlo mi ha reso molto contento. Ma non è stato una passeggiata, ho dovuto lottare e soffrire. Anche la crono di Milano alla fine è stata una giornata dura, fatta di 15 chilometri al limite estremo.

Che cosa sognavi quando sei arrivato? 

Il mio obiettivo era restare con i migliori il più a lungo possibile. Sono partito ambizioso, ma concludere quarto nella generale è più di quanto potessi aspettarmi, quindi sembra un sogno. E’ stato giusto festeggiare con la mia squadra per tutto quello che ha fatto. I miei compagni, lo staff, tutti quanti. Davvero grazie.

Come hai gestito la pressione?

Vivendo giorno dopo giorno, l’eccitazione è stata enorme. Quindici giorni in maglia rosa sono stati un’esperienza impressionante. Ho scoperto molte cose su di me qui, mi sono spinto mentalmente oltre limiti che potevano farmi paura. Ho dato tutto ogni volta. Lascio questa dura gara con tanti bei ricordi.

Che cosa hai scoperto che già non sapevi?

Avere attorno compagni che credono in me mi rende più forte. E poi che anche gli altri fanno fatica. Infine il mal di gambe è uno scoglio mentale prima che fisico. A Sestriere ero stanchissimo, ma sono andato oltre.

Joao Almeida, Ruben Guerreiro, Giro d'Italia 2020
Con Guerreiro, l’orgoglio portoghese al Giro d’Italia
Joao Almeida, Ruben Guerreiro, Giro d'Italia 2020
Con Guerreiro, l’orgoglio portoghese
Qual è il ricordo più vivido?

Il giorno in cui ho conquistato la maglia rosa sull’Etna, per il modo rocambolesco in cui è venuta e la gioia nell’indossarla. Sono ancora giovane e vedrò cosa riserva il futuro, ma quello che posso dirvi ora è che un giorno spero di indossarla di nuovo.

Il ciclismo portoghese si è un po’ fermato al mondiale di Rui Costa, pensi di essere il futuro nel tuo Paese?

Penso sia chiaro che il momento sia davvero storico. Dovevo fare esperienza, non mi hanno chiesto nulla di più e credo di averne fatta abbastanza da ritenermi soddisfatto. Il Giro d’Italia era sempre stato il mio sogno da quando arrivai secondo in quello per under 23. Averlo guidato fino a una settimana dalla fine mi riempie di belle sensazioni.

Senti il peso della bandiera?

Non arrivo a tanto (ride, ndr), ma voglio dire grazie ai miei tifosi. Abbiamo bisogno di atleti giovani e forti e spero che questi giorni siamo stati di ispirazione per i ragazzi più giovani di me.

Joao Almeida viaggia con il futuro che soffia forte alle spalle. E la Decenunick-Quick Step, come pure il Team Ineos, si ritrova in casa un altro ragazzino terribile, pieno di tanta, tanta luce.

Joao Almeida, Sestriere, Giro d'Italia 2020

Joao, l’ultimo assalto a Milano

24.10.2020
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Almeida non ci sta e attacca ancora. Il portoghese della Deceuninck-Quick Step forse si sente ancora addosso qualche scampolo di rosa e all’idea di potersi prendere almeno il podio, sente moltiplicarsi le energie. La squadra ha lavorato sodo anche stavolta, fare qualcosa per ripagarli è il minimo che possa immaginare. Se la mente adesso andasse al mal di gambe dello Stelvio, forse non se ne farebbe niente. Non pensarci Joao, non pensarci.

Stelvio al limite

«Ero al limite – aveva detto ai Laghi di Cancano mentre Kelderman indossava la rosa – e sapevo di non poter andare con quel ritmo fino in cima allo Stelvio. Ho mantenuto il mio ritmo per non perdere troppo tempo. Alla fine, penso di aver fatto una tappa positiva. Loro erano super forti, io non sono al loro livello».

Pello nel mirino

I primi due davanti si giocano la tappa. Sono gli stessi due che l’hanno disarcionato sullo Stelvio. Bramati nella riunione del mattino ha parlato chiaro: si va all’attacco di Pello Bilbao e semmai di Kelderman. Squadra tutta per Joao e vediamo cosa succede.

Joao Almeida, Stelvio, Giro d'Italia 2020
Joao Almeida, sullo Stelvio, la maglia rosa sta sfuggendo
Joao Almeida, Stelvio, Giro d'Italia 2020
Stelvio, la maglia rosa sfugge…

«Lo scopo di giornata – dice il tecnico bergamasco – era buttare più uomini che potevo nella fuga e vedere se avevano una giornata no. Bilbao ha fatto anche il Tour, poteva pagare. Kelderman anche lui aveva speso sullo Stelvio. Ho cercato di motivare la squadra come sempre e si è visto che hanno fatto tutto per lui oggi. Sapevamo che vincere la tappa non era facile. Tao e Hindley si sarebbero attaccati fra di loro. Però siamo arrivati vicino a Bilbao, vediamo se domani si può saltarlo».

In famiglia

Almeida non ci sta e adesso è da solo. Ha staccato anche Nibali, che per un po’ era rientrato su di lui. Spingi, Joao. Sono arrivati da casa solo per lui. La giornalista portoghese che ha fatto infuriare ogni giorno il simpatico Phil Lowe, addetto stampa britannico della Deceuninck-Quick Step. Lei, mora e piccola come un cioccolatino, che si alzava sulle punte per svettare dalla transenna troppo alta a fare domande di ogni genere e colore, parlando sopra ai colleghi che di volta in volta chiedevano in inglese.

«Sono semplicemente super felice – le diceva con gli occhi a forma di cuore – perché ho la mia famiglia qui sulla cima, insieme ad altri portoghesi. Mi viene da piangere per l’emozione e gli sono molto grato per essere venuti».

Il rimpianto

Almeida vede davanti Dennis e capisce che non andrà a prenderlo, perché il drittone che porta fra le case di Sestriere è eterno come un calvario. Ma la sensazione di aver staccato Pello e di Kelderman che perde ancora gli dà la forza per rincorrere quell’improbabile lepre australiana. Se non fosse stato per il blackout sullo Stelvio, pensa, sarei stato ancora qui a difendere la maglia rosa. In fondo, starà pensando, cos’ha Kelderman più di lui?

Tutto a Milano

«Sono un po’ triste per aver dovuto rinunciare alla maglia rosa dopo più di due settimane – dice – ma allo stesso tempo, rivedendo questo viaggio inaspettato, sono felice di quello che ho ottenuto e orgoglioso di avere una squadra così grande al mio fianco. Non so cosa succederà domani a Milano, ma sono pronto a dare il massimo».

Una scoperta

Bramati lo guarda mentre recupera un po’ di vita girando le gambe sui rulli e lo vedi che nella sua testa vulcanica sta facendo dei conti invero piuttosto elementari.

«Domani a crono – dice – si possono guadagnare anche 3 secondi a chilometro, specie dopo la tappa di oggi. La pianura è stata fatta sempre a 50 all’ora. Già la prima volta, la valle del Sestriere l’hanno scalata a tutta. Se sarebbe cambiato qualcosa facendo la tappa di ieri per com’era? Certo, ce lo siamo già detti. Sicuramente 250 chilometri nelle gambe sotto l’acqua si sarebbero sentiti. Almeida è uno che non soffre il freddo e ho una squadra che era pronta. Purtroppo è andata così. Guardiamo avanti, l’importante è sapere che Joao è un ottimo corridore per le tre settimane. E oggi lo ha confermato».