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Nibali nelle Marche per la granfondo e la stele di Michele

16.10.2021
5 min
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Giornata autunnale sui Monti Sibillini, nel cuore delle Marche. Il bosco si veste di mille colori e le cime più alte sono già imbiancate. Sul Passo di Santa Maddalena, in pratica Sassotetto, il vento si fa sentire, ma almeno porta via le nuvole. Un drappello di gente si raduna attorno a un grande blocco di pietra. Tra queste persone c’è Vincenzo Nibali. Lo Squalo è arrivato sin quassù proprio per quel blocco. Una pietra che è un’opera d’arte. Un’opera d’arte che è un ricordo: quello di Michele Scarponi.

Siamo nel cuore delle Marche, come detto, regione di cui Nibali è testimonial, ma anche sede della sua granfondo, la Nibali 5Mila Marche, che andrà in scena domani a Porto Recanati. Il weekend si apre così tra commozione e ricordi. I ricordi legati a Michele e alle tante sfide vissute da queste parti.

La stele a Sassotetto

«E’ sempre un piacere essere qui, tanto più per Michele – dice lo Squalo – proprio su questa salita ricordo che in una Tirreno-Adriatico scattò lui e andò a vincere davanti a Garzelli e Basso (la tappa finiva a Camerino, ndr). Quell’anno “Scarpa” ci teneva proprio. Era lui contro la Liquigas. Era una tappa di 230 e passa chilometri. Io andai in fuga da lontano. E negli ultimi dieci chilometri qua sotto – e annuisce col mento indicando la direzione della strada – andai in crisi. Non venivo più su. Fu la Tirreno che Michele vinse con gli abbuoni, se non ricordo male».

Lo Squalo ha staccato già da una settimana. Ha finito la sua diciassettesima stagione da pro’ con la bella vittoria del Giro di Sicilia, nel più classico dei “tappa e maglia”. E questo gli dà una bella dose di fiducia in vista della prossima stagione, che lo vedrà di nuovo coi colori turchesi.

«E’ particolare essere quassù – riprende Nibali – sarà che poi quest’anno torno in Astana, che è una famiglia. Con gli “Astana boys” come li chiamo io ci vedremo già la prossima settimana per prendere alcune misure di bici e vestiario e iniziare a parlare di programmi». 

I ricordi con Michele…

In effetti la posa di questa stele per Scarponi e il contestuale ritorno all’Astana rendono tutto più suggestivo e i ricordi si susseguono.

«Michele mi diceva sempre vieni allenarti da me. Ma tu dove sei, gli domandavo io. E lui ancora: a Filottrano, il centro del mondo! Non sono andato spesso a trovarlo, ma quando ci andavo le prime volte scalavamo La Castelletta, anche con i suoi amici, che è la sua salita, quella dei test, quella di tutti i giorni. Anche lì c’è una piccola stele dedicata a lui».

Il papà di Scarponi, Giacomo, ringrazia i presenti: «Quando vedo certe cose e ascolto certe parole sento che Michele è ancora vivo». E poi si avvicina a Nibali e ripete il ringraziamento, ma stavolta in privato. Vincenzo ribatte con un: «Ma scherzi!». 

«I ricordi delle sfide nelle Marche sono tanti. Ma quello che ricordo di più con Michele è da avversari. E proprio la tappa di Sassotetto. Perché? Perché volevo batterlo, ma non ci sono riuscito!».

Quante sfide nelle Marche

Ma che il feeling con le Marche fosse buono lo si capì presto. Tirreno 2013. La Liquigas corre compatta per Nibali e lo fa anche nella frazione di Sant’Elpidio, il cui finale prevede un muro micidiale ma succede che…

«Succede che Sagan doveva controllare la situazione, controllarla per me. Invece ne aveva talmente tanta che ci lasciò tutti lì e io feci secondo».

Dal muro di Sant’Elpidio ai muri di Castelfidardo, nell’ormai mitica tappa di Van der Poel, sempre alla Tirreno di quest’anno.

«Anche quella è stata micidiale. Faceva un freddo incredibile, ma il ricordo di quella frazione è che nonostante appunto il freddo e la pioggia c’era un sacco di pubblico».

Ma nel mezzo ci sono altri passaggi marchigiani assolutamente non secondari. Uno soprattutto è da collegare al Giro del 2013.

Saltara, la crono e la rosa

In quella tappa va in scena una vero capolavoro. C’è la cronometro, terreno ideale per l’inglese Wiggins. Nibali deve difendersi. L’inglese che delle prove contro il tempo fa la sua forza è già dato in maglia rosa a fine frazione.

«Quella crono l’avevo provata tre volte almeno: una d’inverno, una a ridosso del Giro e una il giorno prima. Andai benissimo, presi la maglia rosa e la tenni fino a… Brescia, stavo per dire Milano!».

Ed è vero, quella crono in Astana l’avevano studiata al millimetro. Noi eravamo nei monitor per la stampa dietro all’arrivo e al nostro fianco c’era Giampaolo Mondini, di Specialized, marchio con cui Nibali correva all’epoca. Ebbene Mondini con le dita incrociate a memoria (e in piena trans agonistica) ripeteva il “copione”: stai in posizione, curva a destra, curva a sinistra, in piedi sui pedali… E automaticamente Nibali eseguiva il tutto.

Quel giorno probabilmente Nibali passò dall’essere grande a grandissimo.