Il mondiale di Glasgow, anticipato ad inizio agosto rispetto al solito, ha un dettaglio da non trascurare, ovvero quello di essere a ridosso del Tour de France. Solitamente la corsa a tappe che precede l’appuntamento iridato è La Vuelta. In Spagna si presentano grandi nomi, sì, ma non tutti i primi della classe. Alla Grande Boucle, invece, il parterre è il migliore al mondo, praticamente un mondiale di tre settimane. In Scozia Evenepoel rimetterà in palio la maglia più ambita (nella foto di apertura alla Clasica di San Sebastian), chi la indosserà?
A Glasgow, Milan correrà su pista: una scelta causata dalle fatiche accumulate al Giro e dal calendarioA Glasgow, Milan correrà su pista: una scelta causata dalle fatiche accumulate al Giro e dal calendario
Settimana compatta
Alessandro Ballan, a distanza di quindici anni, rimane l’ultimo italiano ad aver indossato l’iride. Il veneto ha dimostrato di saper vincere in questo appuntamento, ed averlo corso per tre volte gli ha dato una certa esperienza nel capire come si gestiscono certe situazioni.
«Quello di Glasgow è un percorso per corridori da classiche – dice subito Ballan – il Tour ha dato un bel preannuncio di quello che potrà essere il mondiale. Bene Van Der Poel e Van Aert, ma io ho visto in splendida forma anche Pedersen. Ci sarà sicuramente da divertirsi».
Van Aert ha lavorato tanto per la Jumbo e Vingegaard, sacrificando qualche interesse personaleVan Der Poel è stato più coperto, aiutando Philipsen nelle volate, senza strafareVan Aert ha lavorato tanto per la Jumbo e Vingegaard, sacrificando qualche interesse personaleVan Der Poel è stato più coperto, aiutando Philipsen nelle volate, senza strafare
Il calendario è corto, tante prove ravvicinate, l’Italia perde Ganna e Milan vista la (quasi) concomitanza della pista.
E’ un bel mondiale perché tutti gli impegni sono raggruppati, però questo mette i cittì in difficoltà con le scelte di formazione. Sia Ganna che Milan avrebbero potuto fare una bella figura, ma i corridori che escono dal Tour hanno una marcia in più.
I due che hai nominato prima, Van Der Poel e Van Aert, si sono nascosti un po’…
Van Der Poel di più, visto che aveva il compito di fare da ultimo uomo a Philipsen. Van Aert è stato chiamato in causa spesso, anche perché la Jumbo aveva da difendere la maglia gialla. Sicuramente il belga è stato chiamato ad un lavoro di supporto. Dopo che ha cercato di vincere nelle prime tappe, si è “risparmiato”. Non ha speso come lo scorso anno, quando attaccava ovunque.
Sembrerebbero arrivati al Tour un po’ indietro di condizione…
Può essere una tattica: lavoro per i compagni senza mettermi in mostra, così sembro meno pronto. Diciamo che hanno abbassato le aspettative, forse. Il mondiale è un obiettivo goloso per tutti, il fatto che sia a due settimane dalla fine del Tour vuol dire che questi due sono arrivati non al massimo.
Una tappa vinta e un mondiale vinto: Pedersen esce dal Tour in grandissima condizioneMohoric ha vinto al Tour e anche al Polonia, dimostrando una buona condizioneAsgreen ha chiuso il Tour in crescendo, una vittoria ed un secondo postoUna tappa vinta e un mondiale vinto: Pedersen esce dal Tour in grandissima condizioneMohoric ha vinto al Tour e anche al Polonia, dimostrando una buona condizioneAsgreen ha chiuso il Tour in crescendo, una vittoria ed un secondo posto
Van Aert è andato a casa quattro giorni prima, per assistere alla nascita del figlio Jerome, questa cosa può influenzare la sua preparazione?
Ha avuto modo di recuperare un po’ di più, alla fine si è saltato quattro tappe, ma solo una era davvero impegnativa (quella con arrivo e Le Markstein, ndr). Di fatica poi ne ha messa comunque nelle gambe.
Solitamente chi esce da un grande Giro ha qualcosa in più, no?
Qualche anno fa era così, io e Bettini uscivamo entrambi dalla Vuelta, così come Boonen nel 2005. Ma anche Alaphilippe nel 2021 ed Evenepoel lo scorso anno arrivavano direttamente dalla Spagna.
L’ultimo che ha vinto un mondiale senza passare da una corsa a tappe è stato Pedersen, nel 2019.
Ci sono dei corridori che sono dei fenomeni: Evenepoel, Van Aert, Van Der Poel, Pogacar. Loro possono vincere un mondiale anche senza una preparazione adeguata. Pedersen non è un fenomeno, ma un campione sì. Ha una marcia in più rispetto agli altri, basti vedere cosa ha fatto per Ciccone. Dovesse piovere come ad Harrogate, Pedersen diventa pericolosissimo.
Ai mondiali di Wollongong 2022, Trentin era il regista in corsa e Bettiol una delle punte. Sarà ancora così?Ai mondiali di Wollongong 2022, Trentin era il regista in corsa e Bettiol una delle punte. Sarà ancora così?
Degli altri che ne pensi?
Mohoric ha dimostrato di essere forte, ha vinto una tappa non banale. Anche Asgreen ha dato prova della sua forza, e se avesse azzeccato il colpo di reni avrebbe vinto due tappe. I velocisti puri non li prendo in considerazione, è mondiale esplosivo, non adatto a loro.
E di Evenepoel, campione del mondo ancora in carica, che cosa dici?
Non ha fatto il Tour, ma ha lavorato tanto in altura qui in Italia, a Passo San Pellegrino. Farà di tutto per tenerla, il percorso si addice ai suoi attacchi da lontano, le 42 curve permetteranno a chi è davanti di fare la stessa fatica di chi è in gruppo. Dovesse fare un attacco simile a quello dello scorso anno, sarà difficile riprenderlo.
A luglio Sobrero ha vinto al Tour of Austria, un successo che dà fiduciaBagioli, in Belgio, su un percorso simile a quello di Glasgow ha messo in mostra una buona gambaA luglio Sobrero ha vinto al Tour of Austria, un successo che dà fiduciaBagioli, in Belgio, su un percorso simile a quello di Glasgow ha messo in mostra una buona gamba
L’Italia, lo abbiamo detto prima, è senza Ganna e Milan, ma qualche risultato è arrivato. Vero, non erano tappe del Tour, ma bisogna sempre vincerle le gare…
Trentin è il nostro uomo di esperienza, al Tour ha lavorato tanto e bene, nella tappa vinta da Mohoric si è fatto vedere.Bettiol sarà il nostro uomo probabilmente, consapevoli che se è in giornata può fare una grande gara. Però di testa è altalenante, alterna alti e bassi, ma sugli appuntamenti importanti sà farsi trovare. L’anno scorso si è fatto scappare Evenepoel, quest’anno dovrà essere bravo a stargli dietro.
Dicevamo delle vittorie, tipo quella di Bagioli su un percorso simile.
E’ giovane e veloce, non ha tanta esperienza (anche se potrebbe arrivare al suo quarto mondiale in altrettanti anni di professionismo, ndr). Anche Battistella e Sobrero sono buoni corridori che potrebbero giocare d’anticipo. Inserire un uomo davanti, una classica “imboscata italiana” per far saltare il banco. Dovessimo riuscire a sorprendere gli altri la corsa potrebbe diventare molto interessante.
Si chiama Campus Bike Convention, si svolgerà a Bologna nei giorni del 2 e 3 dicembre prossimi all’interno della prestigiosa location di FICO Eataly, e si propone per essere un primo appuntamento di caratura internazionale dedicato al rapporto tra ciclismo e prestazione. In sintesi, quello che attenderà tutti i partecipanti sarà una due giorni estremamente fitta di incontri e relazioni su tematiche cruciali per chi va in bicicletta: dall’allenamento, alla biomeccanica, dalla performance alla ottimale nutrizione nel ciclismo. Il tutto “ordinato” secondo un cadenzato panel di attività e workshop pratici per condividere le metodologie più innovative, raccontate dai migliori esperti italiani e internazionali.
Si toccheranno tanti punti durante il Campus: dalla biomeccanica all’allenamento, passando anche per la nutrizioneSi toccheranno tanti punti durante il Campus: dalla biomeccanica all’allenamento, passando anche per la nutrizione
Dietro al progetto Campus Bike Convention risiede un prestigioso comitato di esperti, raccolti da Bikenomist con il supporto di Colnago, con il patrocinio della Federazione Ciclistica Italiana: autentiche eccellenze del mondo del ciclismo internazionale ed italiano per conferire già alla prima edizione uno spessore rilevante. Campus Bike Convention si propone dunque come un evento verticale, pensato per professionisti che lavorano nel settore del ciclismo – allenatori, preparatori, e atleti – ma anche per tutti coloro che, per passione, lavoro o vocazione, possono trovare nel programma un’occasione preziosa di formazione, apprendimento, e anche di “networking”.
Colnago supporterà l’evento Campus Bike ConventionColnago supporterà l’evento Campus Bike Convention
Un panel di esperti
Il programma della due giorni bolognese sarà davvero intenso. Nella sala plenaria si avvicenderanno più di venticinque relatori, e oltre trenta workshop coinvolgeranno i partecipanti nelle cinque sale dedicate ad allenamento, prestazione, nutrizione, biomeccanica e forza. Lo scopo dell’evento – dichiarano gli organizzatori – è quello di colmare il gap tra teoria e pratica applicativa.
Inoltre, in occasione di Campus Bike Convention Colnago – che dell’appuntamento è partner e sostenitore – allestirà una speciale mostra con in esposizione numerosi modelli dagli anni ‘60 a oggi, lungo un percorso che permetterà di comprendere l’innovazione tecnologica delle biciclette e come i materiali, le geometrie e gli studi aerodinamici abbiamo portato a costruire mezzi sempre più performanti.
Tra i relatori, sono ad oggi Diego Bragato, (Head of Performance della Federazione Ciclistica Italiana), Davide Cassani, Mikel Zabala (CT della Nazionale spagnola Mtb), Alessandro Ballan, Marco Aurelio Fontana, Elisabetta Borgia (Psicologa delle Nazionali Italiane e della Lidl-Trek) Marco Compri (Team Performance della Nazionale Italiana), Vittoria Bussi (Record dell’Ora femminile) e diversi altri professionisti e docenti tra i quali il prof. Marco Belloli (Direttore del Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano), il collega Samuele Marcora (un assoluto esperto di fatica negli sport di endurance).
L’iniziativa vuole far incontrare il pubblico con i più importanti esperti italiani ed internazionali L’iniziativa vuole far incontrare il pubblico con i più importanti esperti italiani ed internazionali
Un approccio scientifico
«Il mondo della preparazione e allenamento per il ciclismo – ha dichiarato il direttore di Campus Bike Convention Omar Gatti – è popolato da numerosi falsi miti che non hanno alcun fondamento scientifico e che impediscono agli atleti di raggiungere il proprio potenziale. A Campus vogliamo far incontrare il pubblico con i più importanti esperti italiani ed internazionali, con l’obiettivo di mettere le più moderne metodologie a disposizione di chi vorrà partecipare. E’ ormai chiaro che nel campo del ciclismo sia giunta l’ora di abbandonare schemi e proposte che non hanno alcun fondamento scientifico, ma che sono così radicate da non venir neppure messe in discussione. Con Campus Bike Convention vogliamo scardinare questi falsi miti, dando spazio ad approcci validati e metodologie moderne».
Come anticipato, dietro al progetto è stato creato un prestigioso comitato di esperti, mentre forte e concreto è il supporto di Colnago.
«Abbiamo sposato subito questo progetto – ha dichiarato Nicola Rosin, Amministratore Delegato di Colnago – un’evento che raccoglie alcuni dei migliori esperti al mondo nella scienza del ciclismo. Sin dalla albori, Colnago è sempre stata sinonimo di innovazione della bicicletta, ed avere l’opportunità di far conoscere con dovizia di particolari il nostro percorso presente e passato è un’opportunità che non vogliamo perdere».
Le iscrizioni a Campus Bike Convention sono già disponibili. E’ prevista la modalità di iscrizione in presenza, che dà diritto alla partecipazione a tutti gli interventi della sala plenaria e ai workshop, oppure in modalità streaming, per seguire in diretta online i soli interventi della plenaria.
Abbiamo chiesto a Diego Bragato quali siano le abitudini di integrazione degli atleti del quartetto. Sali e zuccheri. Si punta al perfetto piccolo glicemico
Dopo la vittoria del Lombardia, abbiamo chiesto a Pogacar con quale criterio scelga i freni della sua Colnago. Comanda il peso, non ci sono altre regole
Diego Bragato fa parte dello staff azzurro di Quaranta. Ecco come la nazionale ha iniziato a reclutare nuovi atleti e reso più forti quelli che già c'erano
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La caduta di Mader, nessuno ha visto niente. Ci sono solo le immagini – le foto e quelle riprese da un drone – che mostrano come quella curva non sembri poi così pericolosa. Che cosa può aver determinato la perdita di controllo della bici? Farsi tante domande è forse inutile, difficilmente se ne viene a capo e Gino non tornerà indietro.
Poi c’è stata la caduta di Zana e le sue parole su quello che ciascun corridore potrebbe fare in favore della sua stessa sicurezza. Quel che infatti appare chiaro è che le velocità siano aumentate in modo considerevole. E di conseguenza, quando si scende da una montagna a 100 all’ora, anche l’errore più piccolo diventa irrecuperabile. Che cosa rende queste bici così veloci?
Anche quest’anno Ballan, con Bettini e Dalia Muccioli, è stato ambassador di Mediolanum al GiroAnche quest’anno Ballan, con Bettini e Dalia Muccioli, è stato ambassador di Mediolanum al Giro
Dischi e perno passante
Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Ballan, che ha corso fino al 2014 e negli anni è stato tester di Campagnolo per i freni a disco. Oggi che continua ad andare regolarmente in bici, il confronto fra le bici di una volta e le attuali è davvero palpabile.
«La guida è cambiata tantissimo – comincia Alessandro – visto che oltre ad esserci i freni a disco, c’è anche il perno passante. Quindi l’insieme è molto più rigido e in discesa non sono più bici, queste sono moto. Inoltre con le coperture più grandi, riesci a piegare molto di più e di conseguenza le velocità si sono alzate tantissimo».
Questa foto di Gino Mader è stata scattata durante la tappa in cui lo svizzero è cadutoQuesta foto di Gino Mader è stata scattata durante la tappa in cui lo svizzero è caduto
Al punto da richiedere capacità di guida superiori rispetto a qualche anno fa?
Stiamo parlando di persone che sono tutto il giorno in sella alla bici e che sanno guidarla molto bene. Nel caso di Mader si potrebbe parlare forse di una distrazione, che può essere risultata fatale in quel momento. Magari anche semplicemente voltarsi indietro che ti fa sbandare quei 5 centimetri o ti manda verso un avversario. Però anche questo è da capire, perché se sei a 100 all’ora, non ti deconcentri. Può succedere quando vedi la strada dritta, se intorno non hai nessuno e la velocità magari arriva anche agli 80 all’ora. Sai di avere una frazione di secondo in cui puoi distrarti un attimo. Però non lo fai se sei in prossimità di una curva, oppure a stretto contatto con un altro corridore.
La distrazione diventa pericolosa proprio perché si va più veloci e si ha meno tempo per frenare?
Anche sulla bici col freno tradizionale, mi sembra proprio in un Giro di Svizzera, avevo superato i 105 all’ora. Adesso però sei molto più sicuro e col fatto che in frenata riesci a staccare tanto dopo, è logico che raggiungi velocità molto più elevate. La senti proprio sicura. Se devo decelerare per entrare in un tornante, con i freni a disco sono tranquillo. Prima invece non era così, anche perché in gara avevamo le ruote in carbonio e la frenata non era mai uguale. Cambiava fra bagnato e asciutto, quindi dovevi capire il punto in cui staccare. Dovevi dare prima un colpetto perché pattini e cerchio trovassero grip per la frenata vera e propria. Invece adesso col disco la risposta è sempre identica e quindi sei sempre sicuro.
Nibali era uno dei maghi delle discese, quando guidare con i freni caliper era ancora più difficile di adessoNibali era uno dei maghi delle discese, quando guidare con i freni caliper era ancora più difficile di adesso
Le bici ormai hanno raggiunto tutte gli stessi standard?
Non starei a fare classifiche, perché ormai sono a un livello talmente alto da essere tutte più o meno uguali. Io addirittura trovo più differenza fra una ruota rispetto a un’altra, che fra un telaio rispetto a un altro. Quindi diciamo che gli incidenti non avvengono per il diverso livello delle biciclette, ma certo fra queste e quelle di 10 anni fa, c’è un abisso.
E’ più facile sbagliare? Meglio: queste bici ti perdonano meno gli errori?
Evidentemente la volta che sbagli, rischi di pagarla più cara. Abbiamo visto anche Zana su quella curva: è arrivato un po’ lungo ed è stato costretto a correggere la curva. Non c’è riuscito e fortunatamente non ha trovato il guardrail. Dopo c’era un prato e non un precipizio. Quando sei in discesa, fai sempre delle considerazioni. Se vedi il guard rail, sai che di là c’è un burrone e se cadi, rischi di più. Però per fare un’ultima riflessione, io adesso seguo mia figlia che corre in bici e vado a vedere le sue corse.
I cerchi di carbonio con i freni caliper rendevano la frenata diversa in base alle condizioniI cerchi di carbonio con i freni caliper rendevano la frenata diversa in base alle condizioni
Che cosa hai notato?
L’altra sera per vedere una notturna mi sono messo su una curva. E’ impressionante vedere come questi ragazzini pieghino le bici. Accanto a me c’era anche Ivan Ravaioli, che è stato professionista anche lui, e ha fatto la stessa considerazione. Ovviamente si parla di biciclette moderne, perché noi a quell’età non piegavamo così. Lo stesso è successo anche qualche settimana fa. Ero a vedere una gara con Gilberto Simoni e anche lui ha fatto la stessa osservazione. I giovani di oggi sono più spericolati, perché la bici è cambiata e gli permette di guidarla in un modo completamente diverso.
Parlavi della differenza di frenata fra disco e caliper su cerchio in carbonio…
Dovevi prima dare una pinzata per scaldare il pattino, ma non troppo altrimenti si incollava al cerchio, quindi rischiavi di inchiodare con la ruota dietro. Dovevi tenere conto di molte cose, che magari ti facevano andare meno di adesso. Oggi invece non hai assolutamente paura. Ho testato anche i dischi per Campagnolo. Mi buttavo giù da discese veramente pendenti, tipo Zoncolan, frenando al 75 per cento con l’anteriore e usando il posteriore solo per qualche correzione. Davvero sembrava di essere su una moto. Comunque tornando al povero Gino…
Nelle discese in gruppo, le velocità sono altissime ed è vietato distrarsiNelle discese in gruppo, le velocità sono altissime ed è vietato distrarsi
Che cosa?
Ho visto delle foto, non saprei dire se la curva fosse pericolosa, ma non dà quell’idea. Non si stava giocando la classifica ed era tagliato fuori anche dalla vittoria di tappa. E’ vero che l’arrivo era in fondo alla discesa, ma non credo che sia andato a rischiare così tanto sapendo di non lottare per la vittoria.
Quindi?
Credo sia stato un tragico destino. Avesse trovato erba e non quella condotta, adesso sarebbe ancora qui. Personalmente non lo conoscevo, però mi ha sempre dato una bella impressione. Ne ho sempre sentito parlare molto bene dagli altri corridori. Era una persona carismatica, sempre col sorriso. Un po’ com’era Michele Scarponi. Non capisco perché certi tragici finali capitino solamente alle persone speciali.
Il day-after del Giro delle Fiandre consente sempre a tutti di riavvolgere il nastro della corsa e rivivere con più calma tutte le emozioni. Perché se le emozioni sono connaturate alla “Ronde” solo per definizione, la gara di ieri non ci ha lasciato davvero tranquilli un minuto.
Una successione di eventi che hanno caratterizzato il Fiandre nel bene e nel male senza paura di essere banali. Prendendo spunto da una curiosa azione corale del Team DSM sul Kortekeer (in apertura immagini tv), abbiamo estrapolato alcuni momenti della gara e li abbiamo sottoposti ad Alessandro Ballan, uno che se ne intende parecchio di quel tipo di gare. Messo davanti ad una sorta di moviola, il vincitore del Fiandre 2007 ci ha dato il suo parere, trovando delle similitudini con le edizione dei suoi tempi.
Alessandro Ballan ha vinto il Fiandre nel 2007, ottenendo altri quattro piazzamenti nei primi seiAlessandro Ballan ha vinto il Fiandre nel 2007, ottenendo altri quattro piazzamenti nei primi sei
Alessandro innanzitutto, ti è piaciuta la corsa?
Sì, tantissimo. E’ stato il Fiandre più veloce della storia (media oraria di oltre 44 km/h, ndr) e farlo su 273 chilometri di quel genere non è poca cosa. E’ stata una gara spettacolare che ti teneva sveglio. Un po’ per gli scatti dei campioni quando mancava tanto alla fine oppure per il salto di catena di Van der Poel sul Taaienberg. E anche un po’ per le cadute. Purtroppo quelle, che fanno parte del gioco, rendono viva una corsa.
A proposito della velocità, la prima ora di gara l’hanno fatta a quasi 50 di media. Incide questo sull’economia della corsa per chi resta impigliato nella rete?
Bisogna dire che su più di sei ore di gara, c’è il tempo per recuperare e smaltire alcuni sforzi. Però al Fiandre tutto può contare alla fine, dipende quanto consumi in situazioni simili. Van der Poel, Van Aert, Sagan e tanti altri si sono fatti sorprendere da qualche ventaglio in avvio e hanno dovuto usare subito la squadra per rientrare. Forse sprechi più energie nervose che fisiche e quello può penalizzarti. Non è mai bello quando succede, perché non sai se riuscirai a rientrare in fretta. E’ capitato anche a me. Ricordo che in alcune strade vallonate potevi vedere ad occhio la situazione. Tra la testa del gruppo allungatissima e la coda c’erano più di trenta secondi. Facevi fatica a farli diminuire.
Alaphilippe è stato uno dei tanti coinvolti nella caduta innescata dalla manovra assurda di MaciejukAlaphilippe è stato uno dei tanti coinvolti nella caduta innescata dalla manovra assurda di Maciejuk
Torniamo alle cadute. Quella provocata da Maciejuk è stata scioccante. Davide Ballerini, caduto più volte, sul traguardo si è toccato con Theuns per un piazzamento attorno alla quarantesima posizione. Poi ce ne sono state tante altre. Non si rischia un po’ troppo?
Al Fiandre si fa di tutto per guadagnare posizioni. Alcune sono le classiche cadute per limare e stare davanti. Come quella in cui è rimasto coinvolto Girmay. Altre sono davvero incomprensibili. Io credo che il polacco della Bahrain Victorious non l’abbia fatto apposta. Sono certo che quando si è reso conto di quello che aveva combinato, avrebbe voluto sprofondare. Poi non so se è ancora valido nel regolamento il divieto di usare le piste ciclabili, perché ne ho visti tanti utilizzarle. Sulla caduta di Ballerini all’arrivo posso dire che a volte succede di fare uno sprint solo per un tuo orgoglio personale. Dopo che hai fatto tanta fatica, cerchi di prenderti una tua soddisfazione e onorare la gara.
A più di 120 chilometri dalla fine abbiamo assistito al Team DSM che ha affrontato un muro quasi in surplace, facendo da tappo, per poi accelerare poco prima dello scollinamento. Sono stati anche attaccati su twitter. Una mossa però che non ti è nuova, giusto?
Esatto. E’ una manovra che facevano già ai miei tempi. Ricordo che quando sono passato pro’ e andavo in Belgio a correre, mi avevano messo in guardia. «Se vedi dei team belgi assieme davanti, preoccupati», era stato l’avvertimento. In effetti è stato così tante volte. Si mettevano d’accordo gli squadroni tipo Quick Step e Lotto e facevano quello che ha fatto la DSM. Salivano pianissimo, tu restavi intrappolato dietro, eri costretto mettere piede a terra. Poi quando loro ripartivano a tutta,non ti restava che farti aiutare a ripartire dal pubblico oppure ti facevi il muro a piedi, con le tacchette che non fanno aderenza. Comunque guardando l’ordine d’arrivo dei DSM (Degenkolb 19° a più di 6′, ndr) direi che è stata una tattica della disperazione perché al Fiandre provi davvero il tutto per tutto.
Gli uomini della DSM controllano la situazione e si parlano dopo aver fatto da tappo (immagini tv)In prossimità dello scollinamento ecco l’accelerazione improvvisa (immagini tv)Il forcing della DSM come ultima fase di una tattica che facevano già i team belgi ai tempi di Ballan (immagini tv)Gli uomini della DSM controllano la situazione e si parlano dopo aver fatto da tappo (immagini tv)In prossimità dello scollinamento ecco l’accelerazione improvvisa (immagini tv)Il forcing della DSM come ultima fase di una tattica che facevano già i team belgi ai tempi di Ballan (immagini tv)
I Jumbo-Visma sono i grandi sconfitti di giornata. La loro tattica invece come la giudichi?
Potevano vincere la corsa o comunque giocarsi meglio le fasi salienti. Potevano fermare prima Van Hooydonck per Van Aert, ma può darsi che la radio non avesse la giusta copertura. Tuttavia per me il loro vero sbaglio è stato quello di non riuscire a mettere Laporte in una fuga così ben assortita, oltre allo stesso Van Hooydonck. A parte i tre fenomeni, il francese era quello più in forma delle cosiddette seconde linee e dava parecchie garanzie perché è molto veloce. Mancavano cento chilometri e la gara era già entrata nel vivo.
Ultimamente le azioni da lontano spesso arrivano in fondo. Pedersen ha ottenuto così i suoi due podi al Fiandre. Sono tattiche che possono continuare a dare frutti?
Personalmente penso di sì. In corse del genere dove dietro si va a scatti, rischiando di pagare, è meglio andare in fuga dove invece vai molto più regolare. Pedersen è un ottimo corridore ed è andato fortissimo. Lui ha queste azioni nelle sue corde e infatti ha colto un bel terzo posto. Avevo fatto anche io una cosa simile nel 2005. Avevo attaccato a 90 chilometri dalla fine riprendendo la fuga. Poi quando sono stato raggiunto dai più forti, sono rimasto agganciato a loro chiudendo sesto. Questo consiglio l’avevo dato a Pasqualon pochi giorni prima del via, perché so che è in forma e che va bene in queste corse.
Inseguimento. I ventagli di inizio Fiandre fanno consumare più energie mentali che fisicheSe davanti fanno i muri troppo piano, dietro si è costretti a mettere il piede a terraInseguimento. I ventagli di inizio Fiandre fanno consumare più energie mentali che fisicheSe davanti fanno i muri troppo piano, dietro si è costretti a mettere il piede a terra
Trentin in avanscoperta, menata della squadra all’imbocco dell’Oude Kwaremont e le stoccate di Pogacar. Il Fiandre della UAE si può riassumere così?
Hanno fatto una grande corsa. Hanno inserito nella fuga un uomo di esperienza come Matteo che avrebbe potuto giocarsi le sue carte qualora dietro non fossero rientrati. Tatticamente erano tranquilli. Poi ovvio che se in squadra hai uno come Pogacar che sta bene, allora è giusto fare gara dura da lontano e sfruttare Trentin come appoggio. Per vincere dovevano fare solo così e così hanno fatto.
Tu spesso sei stato uno dei terzi incomodi nel dualismo Boonen-Cancellara. Rispetto al tuo periodo vedi qualche affinità con i grossi calibri di adesso?
Naturalmente sono tempi diversi. Noi avevamo molte fasi di studio, di attesa, mentre le generazioni di adesso attaccano. Ma intendo tutti i corridori. Ora sai che su 200 partenti ce ne sono 4-5 che possono vincere sempre a mani basse, quindi gli altri devono inventarsi qualcosa per poterli battere. Abbiamo visto che partire da lontano può essere una soluzione, ma ieri contro un Pogacar così si poteva fare poco.
La Puglia, cuore del Mediterraneo, è stata culla di numerose civiltà antiche, oggi è custode di patrimoni dell’Unesco e secoli di tradizione. Uno scrigno d’arte, storia e natura pronto ad accogliere le due ruotea pedali nella sua lunga costa bagnata dal limpido Adriatico. Il traguardo è definito, chiaro e raggiungibile: la Regione Puglia ha come obiettivo l’immersione nel settore del cicloturismo, con la mission di diventare in tempi brevi, e a tutti gli effetti, una nuova “bike destination”.
Colori, natura, cultura e le due ruote
Unione d’intenti
Si è svolto il 17 e il 18 marzo un’incontro organizzato presso la Fiera del Levante di Bari da Regione Puglia e da Pugliapromozione, al quale hanno partecipato le Istituzioni, gli operatori del settore, alcuni esperti di marketing turistico e di “bike economy”. Un’appuntamento necessario per fare il punto sullo stato di avanzamento di questo percorso evolutivo, intrapreso dalla stessa regione per poter essere presto considerata una nuova ed ambita meta cicloturistica.
Il turismo su due ruote ha un’importanza ed un valore assolutamente di primo piano. Non a caso, il cicloturismo si distingue per una propria funzione complementare che lega più turismi e settori. La sua versatilità lo rende un terreno fertile su cui gettare i semi di una nuova economia sostenibile e amica dell’ambiente. Un turismo in grado di fare interagire Comuni e turisti e decongestionare e destagionalizzare i flussi.
Ad aprire i lavori sono stati l’Assessore a Turismo, Sviluppo e Impresa Turistica della Regione Puglia, Gianfranco Lopane, Anna Grazia Maraschio, Assessore regionale ad Ambiente, Assetto del territorio, Paesaggio e Urbanistica. L’Assessore ai Trasporti e alla Mobilità Sostenibile Anita Maurodinoia, il direttore generale di Puglia Promozione Luca Scandale e Tommaso Depalma. Quest’ultimo organizzatore dell’evento e delegato ANCI per la mobilità sostenibile e i corretti stili di vita nonché consigliere del Presidente regionale Michele Emiliano per il coordinamento dei progetti connessi al “Puglia Bike Destination: Puglia meta del Turismo sportivo”.
La presentazione è stato un momento prezioso per unire gli intenti e fare il punto del progettoTommaso Depalma, organizzatore dell’evento e delegato ANCI per la mobilità sostenibile e i corretti stili di vitaLa presentazione è stato un momento prezioso per unire gli intenti e fare il punto del progettoTommaso Depalma, organizzatore dell’evento e delegato ANCI per la mobilità sostenibile e i corretti stili di vita
Amici della bici
Una macchina organizzativa che si sta muovendo all’unisono facendo collimare intenti e forze lavoro rigorosamente rivolte alle due ruote.
«La Regione Puglia punta sui prodotti legati all’outdoor e alla sostenibilità – ha dichiarato l’Assessore al Turismo Gianfranco Lopane – e dopo il lavoro già avviato sulla rete dei cammini, proseguiamo ora con le azioni sul turismo in bicicletta. Il nostro obiettivo è molto chiaro, vogliamo diventare una vera bike destination. Coordinata, ben organizzata e ricca di offerte in grado di attrarre turisti in bici, sia italiani che stranieri. E per poterci preparare al meglio, per capire bene che cosa vorremo diventare abbiamo voluto organizzare questa due giorni di confronto con gli operatori, con la rete dell’ospitalità e con le associazioni pugliesi.
«Non un momento celebrativo, dunque, ma un focus estremamente concreto, con tavoli di lavoro tematici e di confronto con esperti del settore ed operatori. Riteniamo che l’offerta cicloturistica della Puglia debba partire dalle indicazioni che provengono dai territori. Che sia necessario dettagliare tutti gli aspetti che possano permettere di costruire una meta realmente bike friendly per i turisti che sceglieranno la nostra regione per poterla conoscere pedalando.
«Le progettualità che promuoveremo nei prossimi mesi, a cui destineremo nuove risorse, saranno focalizzate proprio sul cicloturismo e sui relativi servizi. La Puglia, da nord a sud, può regalare emozioni e scenari incantevoli: ed attraversarli in bicicletta offrirà sicuramente a chi lo potrà fare delle emozioni uniche».
Da sinistra, Luca Scandale, Tommaso Depalma, Gianfranco Lopane e Alessandro BallanGianfranco Lopane,
Assessore a Turismo, Sviluppo e Impresa Turistica della Regione
Puglia, e Alessandro Ballan
Opportunità turistica
Assieme alla Regione Puglia, rappresentata da ben quattro Assessori, co-organizzatrice dell’incontro barese è stata come già anticipato anche l’agenzia Pugliapromozione.
«Questi due giorni di incontri – ha commentato il direttore di Pugliapromozione Luca Scandale – rappresentano un momento molto importante di confronto relativamente il tema del turismo in bicicletta. Un cluster che, assieme a enogastronomia e wedding, rappresenta un prodotto importantissimo per noi, già per la stagione 2023. Chi decide di programmare le proprie vacanze in bicicletta movimenta risorse importanti. Siamo convinti che questa che stiamo percorrendo sia la strada giusta per fare in modo che i turisti scelgano di venire in Puglia anche per viverla ed assaporarla in sella».
«L’incontro che abbiamo organizzato – ha aggiunto Tommaso Depalma – mi piace vederlo ed inquadrarlo come una progressione rispetto a quanto fatto a fine 2021. Quando con il Patto di Mattinata partimmo a sensibilizzare i Comuni Pugliesi sulla validità del nostro progetto. Quello che abbiamo appena archiviato con successo è stato un momento necessario per verificare quanto abbiamo realizzato e che dobbiamo ancora fare. Abbiamo avuto presente la parte istituzionale, con gli Assessori e i dipartimenti, le agenzie, ANCI Puglia, che mi piace definire come la cinghia di trasmissione di questo bellissimo progetto, oltre naturalmente agli operatori sul territorio».
Nel corso di questa intensa due giorni di lavori, il Direttore Generale di ASSET Elio Sannicandro ha avuto modo di presentare la realizzazione di una guida cicloturistica in doppia lingua, italiano ed inglese. Lo scopo è la conoscenza in bici di alcune meravigliose aree regionali come il Gargano, la Daunia, Bari e la Murgia e il Sud della Puglia.
Era presente anche la nazionale under 23Marino Amadori cittì degli azzurri U23 presente ed entusiastaSulla maglia azzurra la scritta #weareinPugliaEra presente anche la nazionale under 23Marino Amadori cittì degli azzurri U23 presente ed entusiastaSulla maglia azzurra la scritta #weareinPuglia
Azzurri presenti
I primi ad assaporarne l’etusiasmo e a mettere una metaforica spunta blu su questa nuova meta turistica sono state le giovani promesse azzurre U23 guidate da Marino Amadori.
I ragazzi sono arrivati in Puglia per il ritiro in vista delle prossime corse di inizio stagione: una conferma del rapporto forte che anche in prospettiva Regione Puglia e Pugliapromozione hanno intrecciato con la Federazione Ciclistica Italiana. Non a caso tutti i giovani azzurri riportavano sulla propria maglia l’hashtag #weareinpuglia.
Invitato d’onore a Bari è stato Alessandro Ballan: ultimo professionista italiano a vestire la maglia iridata di campione del mondo. Il quale ha espresso grande apprezzamento relativamente quanto si stia organizzando in Puglia per quanto riguarda la promozione in chiave ciclo turistica del territorio. Un doppio in bocca al lupo pronto a sostenere una regione che ha già iniziato a rimboccarsi le maniche per portare il ciclismo in questa terra unica e rara.
Quando qualcosa finisce, lascia un senso di vuoto dentro di noi. Ci si ritrova un po’ spaesati davanti a situazioni che prima non avremmo immaginato. Se la tua vita è sempre ruotata intorno alla bici e due pedali, quando te li tolgono fai fatica a ricalibrare il tempo. Sacha Modolo si è trovato in questa situazione: l’ultima gara è stato il Giro del Veneto e poi da lì è iniziata una nuova vita.
«Devo ancora abituarmi ai nuovi ritmi – ci racconta – sono cambiati e parecchio. La vita dello sportivo aveva un obiettivo, ti alzavi per allenarti e tutte le mattine andavi a guardare il meteo fuori dalla finestra per capire se potevi uscire in bici o meno. Avevo una spinta motivazionale, ora ne sto cercando una nuova. La mattina non ho più la bici, ma porto la bambina all’asilo. Poi torno e do una mano a mia moglie in casa».
Il trevigiano ha chiuso la sua carriera a fine 2022 in maglia Bardiani dopo 13 stagioni tra i professionistiIl trevigiano ha chiuso la sua carriera a fine 2022 in maglia Bardiani dopo 13 stagioni tra i professionisti
Hobby e passioni
In questi primi giorni di febbraio, dove la primavera ha fatto incursione riscaldando le giornate, si respira un clima diverso, quasi investiti da un’inaspettata vitalità. Nel frattempoModolo cerca di ritagliarsi il suo spazio in questo mondo senza bici.
«Ho un piccolo garage, dove tengo delle Lambrette e delle Vespe d’epoca – mentre Modolo parla sua figlia sotto si fa sentire – ogni tanto mi metto al lavoro su qualche motore. Il mio migliore amico, che è anche il mio testimone di nozze, ha già un’attività avviata e pensavamo di fare qualcosa insieme con le moto e le auto d’epoca. E’ un mercato che ha tanta richiesta, soprattutto all’estero. Per il momento, però, collaboro con Marco Piccioli e Massimiliano Mori, i miei due procuratori. Mi hanno fatto una proposta e ho deciso di provare. Mi sono dato un anno di tempo per capire se questo mondo mi interessa, anche se, devo ammettere che mi piacerebbe fare qualcosa legato ai giovani ciclisti della mia zona (Conegliano, ndr).
«Nel ciclismo moderno ci sono poche squadre italiane e i giovani fanno fatica a entrare nel mondo dei professionisti. Le WorldTour sono tutte straniere e tendono a premiare i corridori locali, come da noi ai tempi facevano Lampre e Liquigas. Pensate che nel 2010 nella sola zona di Treviso eravamo 15 professionisti, tra i quali Ballan, ultimo campione del mondo. Ora sono tre: Vendrame, Cimolai e Gandin, arrivato quest’anno in Corratec».
Ora il tempo libero preferisce passarlo in sella alla sua moto da enduro, tanto sterrato ed altrettanto divertimentoModolo ha una grande passione anche per le moto d’epoca (foto Instagram)Ora il tempo libero preferisce passarlo in sella alla sua moto da enduro, tanto sterrato ed altrettanto divertimentoModolo ha una grande passione anche per le moto d’epoca (foto Instagram)
Nuova vita
Il ciclismo per Modolo ha rappresentato gran parte della sua vita e ora che non c’è più il trevigiano ha più tempo per dedicarsi ad altro. La passione per le due ruote rimane, anche se motorizzate.
«L’ultima uscita in bici – ci confida – l’ho fatta alla vigilia di Natale, dopo un mese che non la toccavo. E’ stata dura mentalmente, dopo una vita dedicata al professionismo mi mancava la motivazione. Si è trattata di una passeggiata praticamente. Sono uscito anche sabato scorso, ma ho fatto due orette con dei amici amatori. Siamo andati a prendere un caffè al bar. Continuo a coltivare, anche con maggiore impegno, la passione per le moto. Se ho qualche ora libera preferisco passarla così, questa passione mi ha aiutato a staccare la spina appena smesso con il ciclismo.
«Avevo una mia visione del ciclismo, quasi non vedevo l’ora di smettere, ma quando arriva il momento pensi che uno o due anni in più li avresti fatti volentieri. Sono parte di un gruppo di enduristi e mi diverto molto, dopo una vita a spingere due ruote ora sono loro che spingono me. Abbiamo in mente anche qualche gita, magari in Umbria, vedremo. L’enduro è bello, mi ritrovo a percorrere parte dei sentieri che facevo in mtb, fare qualche salita sterrata senza fars è divertente».
Il podio della Coppa Agostoni del 2011: al centro Modolo, a sinistra Ponzi e a destra GattoIl podio della Coppa Agostoni del 2011: al centro Modolo, a sinistra Ponzi e a destra Gatto
Un viaggio nei ricordi
Sacha ultimamente sta rivivendo tramite foto alcune delle sue vittorie, il trevigiano è passato professionista nel 2010. Di acqua sotto i ponti ne è passata ed in tredici anni di carriera di cose ne sono successe, così Modolo ci guida nei suoi ricordi.
«La prima vittoria me la ricordo benissimo – dice – ero in Cina, è quella che mi ha sbloccato ed è arrivata al secondo anno di professionismo. Da lì in poi in quella stagione ho vinto altre nove corse. Nel mio primo anno da corridore ero arrivato quarto alla Milano-Sanremo ed ero finito sotto i riflettori. Non ero abituato ed ho fatto un anno senza vincere, quel successo in Cina è stato davvero molto importante.
«In quella stagione (2011, ndr) ho vinto la Coppa Agostoni – continua – forse la corsa più importante che ho portato a casa quell’anno. Il percorso era molto duro con il Ghisallo e tenere su quelle rampe è stato difficile. La volata nel gruppetto me la ricordo bene: non riuscivo a trovare spazio così mi sono appoggiato ad Oscar Gatto. Secondo arrivò Simone Ponzi con il quale ho corso due anni alla Zalf. E’ bello quando cresci insieme tra i dilettanti e poi ti ritrovi a battagliare in una corsa professionistica».
Nel 2013 al Tour de San Luis la vittoria davanti a Cavendish, uno dei velocisti migliori all’epocaL’anno dopo al Giro di Svizzera Modolo vince davanti a Sagan la quinta tappaNel 2013 al Tour de San Luis la vittoria davanti a Cavendish, uno dei velocisti migliori all’epocaL’anno dopo al Giro di Svizzera Modolo vince davanti a Sagan la quinta tappa
Le battaglie con i big
Sacha Modolo ha avuto tra i suoi rivali grandi corridori del calibro di Cavendish e Sagan e qualche volta è riuscito a mettergli le ruote davanti. Un motivo di grande orgoglio e soddisfazione per lui che è sempre rimasto con i piedi per terra.
«La corsa era il Tour de San Luis – ricorda Sacha – e la prima tappa arrivai secondo alle spalle di Cavendish, alla seconda volata sono riuscito ad impormi. Era uno dei primi anni che lavoravo con Rossato, mi sono trovato subito bene con lui. Quell’inverno, ricordo che andavamo due volte a settimana in pista e avevo sentito subito la differenza. La vittoria in Argentina ne è una grande testimonianza, perché mettersi dietro Cavendish ai quei tempi era difficile. Lui a fine anno era sempre in doppia cifra abbondante con le vittorie.
«La stagione successiva (il 2014, ndr) iniziai di nuovo forte con due primi posti in Spagna e una tappa alla Volta Ao Algarve. Uno dei successi più belli della stagione è arrivato alla Tre Giorni di De Panne, alla seconda tappa riuscì a battere in volata Demare e Kristoff. Mentre la vittoria più bella di quell’anno è arrivata al Giro di Svizzera, nella quinta tappa, che finiva in cima ad uno strappetto, ad esterno curva ho passato Sagan. Mi sentivo molto bene e uno degli obiettivi della stagione era provare a prendere la maglia gialla al Tour. La prima tappa, ad Harrogate, era prevista una volata. Purtroppo arrivai in Inghilterra, si partiva da lì quell’anno, con la febbre. Feci di tutto per recuperare ma al secondo giorno dovetti andare a casa».
Tra i risultati di rilievo anche un sesto posto al Giro delle Fiandre del 2017Tra i risultati di rilievo anche un sesto posto al Giro delle Fiandre del 2017
La vittoria di “casa”
Nel palmares di Modolo si contano anche due tappe al Giro d’Italia, entrambe raccolte nel 2015. La prima al Lido di Jesolo e la seconda a Lugano.
«L’emozione più bella – dice con una lieve flessione della voce – è quella del Lido di Jesolo (in foto di apertura, ndr). Correvo in casa e volevo fare bene, solo che la mattina mi sveglio e piove, per di più le temperature non erano nemmeno troppo bonarie. Mi ricordo che ero parecchio infastidito, io con freddo e pioggia facevo prima a rimanere in pullman – ride – però quel giorno pescai una grande prestazione. Avevo la fortuna di trovarmi nel treno due uomini come Ferrari e Richeze che mi hanno pilotato benissimo. E’ la vittoria che tutti da queste parti si ricordano. Ogni tanto quando sono in giro, qualcuno la menziona ancora».
Il cambio di mentalità e di lavoro nel mondo del ciclismo lo ha percepito nei due anni in Alpecin Il cambio di mentalità e di lavoro nel mondo del ciclismo lo ha percepito nei due anni in Alpecin
Il grande cambiamento
Non è un caso che le vittorie raccontate dallo stesso Modolo siano arrivate tutte nello stesso periodo. Il ciclismo era molto diverso, nelle ultime stagioni c’è stato un bel cambiamento ed anche il trevigiano dice la sua.
«Era un ciclismo più abbordabile – replica – avevamo molto meno stress, lo ha detto anche lo stesso Sagan pochi giorni fa quando ha annunciato il ritiro. La stagione finiva ad ottobre e per un paio di mesi potevi rimanere tranquillo. Quando sentivamo che alcune squadre facevano già i ritiri a dicembre si rimaneva un po’ perplessi. Ora è la normalità. Ricordo che nell’inverno nel quale sono passato professionista era caduta una grande nevicata e per una settimana non ero riuscito ad allenarmi. Andavo a passeggiare lungo il Piave con altri corridori, ma vivevamo la cosa senza tensione. Adesso appena fa due giorni di pioggia, i corridori prenotano per le Canarie e ci rimangono due mesi tra ritiri individuali e di squadra. Il ciclismo è cambiato, ma è anche giusto che sia così. Solo che è successo tutto quando ero già over 30 ed è difficile poi adattarsi. Noi della generazione nata tra il 1987 e il 1990 abbiamo subito tanto questa cosa.
«Personalmente mi sono accorto di questo cambiamento quando ero in Alpecin, non ero abituato ad essere monitorato tutto il giorno. I risultati arrivano perché è un metodo più efficace, ma anche molto stressante. Non mi va di fare la parte del vecchio – ride – ma qualche anno fa se ti ritiravi in corsa non lo veniva a sapere nessuno. Adesso si ha una lente puntata addosso, costantemente, e i social non aiutano. I giovani sono abituati e, a mio modo di vedere, anche per questo sono avvantaggiati. E’ un ciclismo più veloce».
Al Centro Canottieri Olona c’è una saletta privata che Garmin ha utilizzato come ritrovo per i giornalisti e gli invitati all’evento di cui vi abbiamo raccontato. All’interno di questa saletta, seduto su un divanetto, c’è Alessandro Ballan. La discussione parte dai rulli che andremo a provare e il campione del mondo di Varese 2008 racconta l’evoluzione di questi sistemi.
«Quando correvo io le Classiche del Nord – racconta Ballan – gli smart trainer non esistevano e ci si doveva allenare in ogni condizione atmosferica. Mi ero fatto fare artigianalmente dei rulli classici ma facevo una mezz’ora o quaranta minuti al massimo, senza lavori specifici. Avevo anche un “ciclomulino” con il quale riuscivo a fare potenziamento e qualche lavoro, ma mi mancava il controllo dei dati».
Con l’avvento dei nuovi sistemi di allenamento cambierà anche il metodo di preparazione alle Classiche del NordCon l’avvento dei nuovi sistemi di allenamento cambierà anche il metodo di preparazione alle Classiche del Nord
Le prime esperienze
Nell’intervista fatta con Filippo Ganna era emerso il tema dell’esperienza nelle Classiche del Nord. Approfittando della presenza di Ballan, affrontiamo il discorso anche con lui. Alessandro racconta proprio di quanto le sue esperienze lo abbiano aiutato ad emergere.
«In questo genere di corse – dice Ballan – ce ne vuole proprio tanta di esperienza: conoscere i percorsi ed i punti cruciali è fondamentale. Sapere dove avverrà la selezione o il tratto nel quale un corridore potrebbe scattare. Se in quei frangenti ti fai trovare in trentesima posizione, non sei tagliato fuori, ma sprechi un casino di energie.
«Errori così li ho pagati tanto in tutte le gare del Nord, ma soprattutto alla Roubaix. Per me quella è stata una corsa sfortunata. Nelle prime tre edizioni che ho disputato sono caduto ben sei volte. All’inizio l’ho odiata, non mi piaceva, ma quando è arrivato il primo terzo posto (nel 2006, ndr) ho capito che poteva essere per me. Purtroppo ho avuto degli episodi durante la mia carriera che mi hanno impedito di correrla con continuità e non sono mai riuscito a trovare il ritmo. E’ vero anche che nel corso delle ultime stagioni abbiamo avuto delle “mosche bianche” come Colbrelli che alla prima edizione è riuscito a vincerla. Io questo non me lo spiego – dice con una risata – se guardo a quel risultato mi dico che è impossibile».
La vittoria all’esordio alla Roubaix di Colbrelli ha stupito in positivo BallanLa vittoria all’esordio alla Roubaix di Colbrelli ha stupito in positivo Ballan
Tanti fenomeni
I fenomeni, o comunque grandi campioni, che hanno ottenuto risultati importanti alla prima partecipazione nelle Classiche del Nord, esistono. Basti pensare a Pogacar, lo sloveno l’anno scorso ha fatto il diavolo a quattro e per poco non vinceva il Giro delle Fiandre.
«Sono corridori, in particolare Sonny – parla Ballan – che arrivano con una grande condizione. Anche se, devo essere sincero, se fossi arrivato alla mia prima Roubaix con la condizione di Varese 2008 non avrei mai pensato di poter vincere.
«Sono gare che necessitano di conoscenza del percorso e di fortuna. Perché non è solo un punto ma sono tanti, devi essere sempre concentrato. Fare le gare prima ti aiuta a conoscere il percorso. Il Fiandre va a riprendere i percorsi dell’ E3 Harelbeke, di De Panne, di Waregem (ora Dwars Door Vlaanderen, ndr). Si prendono i muri da altri lati ma fare quelle gare aiuta molto. Aiuta a conoscere gli avversari, a capire chi sta bene. Puoi studiarli».
Pogacar al suo primo Fiandre ha fatto il diavolo a quattro, ma gli è mancata l’esperienza per vincerlo…Van Der Poel ha approfittato della cosa e ha vinto il suo secondo FiandreDue anni prima, nel 2020, aveva battuto in volata Van AertPogacar al suo primo Fiandre ha fatto il diavolo a quattro, ma gli è mancata l’esperienza per vincerlo…Van Der Poel ha approfittato della cosa e ha vinto il suo secondo FiandreDue anni prima, nel 2020, aveva battuto in volata Van Aert
I punti di riferimento
Quando le strade sulle quali corri sono larghe due metri e una curva fatta dalla parte sbagliata ti potrebbe tagliare fuori dalla lotta per la vittoria, allora devi trovare dei punti di riferimento.
«Quelli sono importantissimi – precisa l’ex campione del mondo – sapere dove sei aiuta. Sul manubrio hai la lista dei muri e quando leggi un nome hai un riferimento. Per esempio sai che alla fine di quel muro ci sarà la stazione del treno».
«Le differenze tra Fiandre e Roubaix non sono poi così ampie. Dovete pensare ai tratti di pavé della Roubaix come a dei muri. Arrivi lanciato, cali di velocità ed esci dal settore che vai davvero piano. Se sei bravo riesci a “galleggiare” sulle pietre e a non perdere velocità.
«I tratti più difficili della Roubaix sono la Foresta di Arenberg e il Carrefour de l’Arbre. La foresta è dritta ma sale, anche solo dell’uno o due per cento ma si sente e lì per non “piantarti” devi essere forte. Il secondo, invece, ha delle curve che sono micidiali. E per non cadere devi saper guidare la bici benissimo».
L’occhio attento di Lefevere è in grado di capire quali atleti che possono vincere la Roubaix da come affrontano il pavé (foto Sigrid Eggers)L’occhio attento di Lefevere è in grado di capire quali atleti che possono vincere la Roubaix da come affrontano il pavé (foto Sigrid Eggers)
Il regno dei belgi
Le Fiandre sono il regno dei corridori belgi. Loro che nascono e crescono su queste strade ne hanno una conoscenza ineguagliabile. E’ difficile competere con corridori del genere, soprattutto se mettono in campo anche l’astuzia.
«Sull’Oude Kwaremont – spiega ancora Alessandro – i corridori della Lotto e della Quick Step mettevano in atto il loro piano. Ai piedi del muro le indicazioni che i corridori hanno alla radiolina sono uguali per tutti: stare davanti. Così ti trovi duecento corridori che fanno la volata per arrivare davanti alla curva prima del muro. Poi normalmente i cinque o sei corridori davanti abbassavano la velocità (quelli della Lotto e della Quick Step, ndr) e una volta che si saliva sul pavé rallentavano ancora di più. Quando gli ultimi mettevano giù il piede per la velocità troppo bassa partivano a tutta, così dietro erano costretti a fare uno sforzo disumano per stare al passo».
Ballan ha vinto il Giro delle Fiandre nel 2007, battendo Hoste in una volata a dueBallan ha vinto il Giro delle Fiandre nel 2007, battendo Hoste in una volata a due
La capacità di guida
Questo particolare, che proprio di particolare non si tratta, non va sottovalutato. La capacità di guidare la bici è fondamentale per emergere dai tratti difficili e dalle situazioni che si vengono a creare.
«Mi viene in mente Dario Pieri – dice Ballan – lui aveva una capacità di guidare sul pavé incredibile. Come lui ne ho visti pochi: Franco Ballerini, Tafi, Museeuw, Boonen. Sono corridori che riuscivano a galleggiare.
«C’è un’aneddoto su Lefevere, ai tempi di quando correvo io. Ad ogni Roubaix si metteva sul terzo tratto di pavé e guardava i primi quaranta corridori uscire. A seconda del movimento delle spalle e delle braccia riusciva a capire quali erano corridori che stavano benee che fossero in grado di fare la differenza nel finale. Questo per far capire che è uno stile».
«Un altro dettaglio: ho sempre visto che chi arriva da altre discipline, che sia pista, BMX, ciclocross o mtb, ha un’altra capacità di guidare la bici. Quando c’è una caduta riescono a gestire la bici in maniera diversa rispetto a chi, come il sottoscritto, ha solo corso su strada. Hanno coraggio ed una dimestichezza diversa, Van Der Poel e Van Aert sono un esempio».
L’anno successivo a Varese vinse il mondiale, è l’ultimo italiano ad aver indossato la maglia iridataL’anno successivo a Varese vinse il mondiale, è l’ultimo italiano ad aver indossato la maglia iridata
Quanto conta la mente
In corse del genere la testa fa tanto la differenza, la mente gioca un ruolo chiave tra la vittoria e la sconfitta.
«E’ vero – afferma Ballan – quando alle prime partecipazioni prendi le batoste non devi arrenderti. Questa è già una prima selezione, ci sono corridori che dopo la prima Roubaix o il primo Fiandre, gettano la spugna. Io ho fatto l’ultima parte della mia carriera coinvolto nell’indagine (Lampre, ndr) che mi ha tenuto in ballo per sei anni. Da dopo Varese mentalmente parlando non ero libero, il mio pensiero era costantemente occupato da tribunale, avvocato… Non ho potuto fare gli ultimi anni della mia carriera come avrei voluto, Ballan c’era ma non era a posto con la testa».
«Dopo essere stato assolto, feci una dichiarazione nella quale dissi: “Mi basterebbe avere indietro le ore di sonno che ho perso in questi sei anni”. Io capisco Pantani, perché mi sono trovato nella stessa situazione. Per fortuna ero già sposato, avevo le bambine e dei punti fissi sui quali andare avanti. Se in quel momento avessi trovato una qualsiasi cosa che non mi avesse fatto pensare ai miei problemi l’avrei presa. La mia famiglia mi ha salvato».
Sarebbe tramontata la fusione fra Soudal e Jumbo. Ma il periodo trascorso lascerà cicatrici negli ambienti coinvolti. Colpa di una gestione incompetente
Nella sala del centro Canottieri Olona dedicata al test dei rulli di Garmin: Tacx Neo Bike Plus e Tacx Neo 2T si vede scorrere il Naviglio Grande. In realtà le vetrate permettono di guardare ben più in là: persone, tram e negozi che fanno da sfondo alla nostra fatica. A guidare il ritmo delle nostre gambe c’è Alessandro Ballan, ed il test prende subito un altro sapore.
Il centro Canottieri Olona si affaccia sul Naviglio GrandeIl centro Canottieri Olona si affaccia sul Naviglio Grande
Un allenamento per tutti
I rulli e il conseguente allenamento indoor sono nati come sostitutivo di quello su strada, prendendo sempre più piede nel periodo della pandemia. L’idea di Garmin, come spiega bene Alberto Villata, brand manager di Garmin Italia, è stata quella di ampliare il mondo dell’allenamento smart.
In Canottieri Olona, partner di Garmin, è stata creata quella che si può definire una “sala di allenamento”. Il tutto è possibile grazie ad un’applicazione che permette al coach di riferimento di gestire il livello di fatica che si andrà a fare. Il tutto proporzionato alle capacità dei singoli.
«La cosa bella di avere una sala del genere – spiega Villata – è che permette di allenarsi comodamente anche in gruppo. Che sia la mattina prima di andare al lavoro, in pausa pranzo, o dopo il lavoro».
I giornalisti presenti all’evento hanno avuto la possibilità di pedalare sui rulli Tacx Neo 2TI giornalisti presenti all’evento hanno avuto la possibilità di pedalare sui rulli Tacx Neo 2T
A “ruota” di Ballan
La nostra pedalata virtuale viene fatta, grazie alla tecnologia che vi abbiamo spiegato sopra, in relazione allo sforzo di Alessandro Ballan.In più l’ex professionista veneto ha deciso di accompagnarci su uno dei percorsi che conosce meglio: il Giro delle Fiandre, che ha vinto nel 2007.
Lasciamo a Villata le parole giuste per spiegare ciò che siamo stati chiamati a fare.
«Il coach Federico deciderà la fatica che andrete a fare per seguire Alessandro Ballan. Ovviamente lo sforzo sarà proporzionato a seconda dei valori. Il modo è estremamente semplice: si prende la FTP di ognuno dei presenti e nel momento in cui Ballan deciderà di fare un tratto del percorso al 200% della sua soglia, ognuno di voi sarà chiamato ad arrivare alla stessa percentuale della propria FTP».
La nostra guida d’eccezione sulle strade virtuali del Giro delle Fiandre è stata Alessandro BallanLa nostra guida d’eccezione sulle strade virtuali del Giro delle Fiandre è stata Alessandro Ballan
Realismo estremo
Il campione del mondo di Varese 2008 ha pedalato sulla smart bike Tacx Neo Bike Plus. Un prodotto che permette di vivere appieno l’esperienza dell’allenamento, come se si fosse realmente sulle pietre delle Fiandre.
«La Neo Bike Plus – spiega ancora Alberto Villata – ha un motore che la fa vibrare quando si affrontano tratti di percorso sconnessi, come il pavé. La cosa particolare è che questo sistema è estremamente sensibile, il tipo di vibrazione cambia a seconda del tratto che si affronta, che sia sterrato o pavè appunto.
«Inoltre, la Neo Bike Plus è personalizzabile dall’utilizzatore, infatti si può settare il comando cambio a seconda di quello che si è abituati ad utilizzare. Passando comodamente da Campagnolo a Sram o Shimano, c’è la possibilità di usare la scala di rapporti che meglio preferite».
Eccoci all’attacco dell’Oude Kwaremont, la pendenza anche se virtuale si sente!Eccoci all’attacco dell’Oude Kwaremont, la pendenza anche se virtuale si sente!
Tutti al Fiandre
L’applicazione Tacx permette di pedalare su tanti percorsi differenti, da quelli solcati dalle ruote dei professionisti fino a paesaggi inediti e suggestivi: come il Lungo Senna o le coste della Nuova Zelanda. Pedalare sui muri delle Fiandre in compagnia di chi l’ha vinto è divertente ed ascoltare qualche aneddoto fa scorrere via la fatica senza troppi pensieri.
«E’ la prima volta che vedo queste strade – dice ridendo Ballan – in corsa c’era ben poco tempo per guardarsi intorno. Molta gente quando mi incontra mi dice che sono stato fortunato perché ho visto tanti luoghi. Io rispondo che in realtà ho visto ben poco, qualche piazza, dei municipi e soprattutto tanti hotel (conclude con un’altra risata, ndr).
«Questo sistema (il Tacx Neo Bike Plus, ndr) se fossi un corridore lo utilizzerei perché è molto realistico ed in più ti aiuta a visionare i percorsi. Chiaramente non può sostituire una ricognizione reale, ma se uno vuole visionare più volte dei tratti con questo sistema può studiarlo comodamente anche da casa».
Ballan ha pedalato sulla Tacx Neo Bike PlusBallan ha pedalato sulla Tacx Neo Bike Plus
Un’ultima curiosità
Alberto Villata, nel presentare il progetto Garmin, ci racconta un’ultima curiosità che fa capire l’importanza del progetto avviato.
«I mondiali di e-sport di ciclismo – racconta – sono corsi su piattaforma Zwift e rulli Neo 2T, perché sono gli unici che hanno il “tiraggio in discesa”. Si tratta di un sistema che simula il peso dell’atleta sulla bici e permette di avere differenti velocità quando la strada scende. Questo permette a chi pesa qualche chilo in meno di fare meno fatica in salita ma di perdere qualcosa in discesa e viceversa».
Alessandro Ballan è ufficialmente un nuovo ambassador, tester e collaboratore tecnico di Abus, brand tedesco di vertice per quanto riguarda la produzione di sistemi di protezione e di caschi per il ciclismo.
Una collaborazione allargata, quella definita tra Ballan e Abus, “forte” di un’intesa pluriennale che vedrà l’ex campione del mondo di Varese 2008 – l’ultimo italiano a vestire la maglia iridata – assumere un ruolo che andrà ben oltre a quello di semplice testimonial. Non a caso, nelle intenzioni di Abus e nello specifico della rappresentanza diretta italiana con sede a Imola, la presenza di Ballan al fianco del marchio sarà strategica anche per quanto riguarda una fase cruciale del processo produttivo, ovvero quella dello sviluppo e del miglioramento futuro di nuovi modelli.
«Tecnologia, qualità e altissima professionalità – ha dichiarato a margine della propria presentazione Alessandro Ballan – rappresentano il mix ideale di competenze e di valori propri di Abus, una realtà storica che da quasi cento anni si caratterizza per essere un vero e proprio sinonimo in termini di sicurezza ed affidabilità. Sono estremamente felice di poter ufficializzare l’avvio di questa mia nuova partnership con Abus, brand tra l’altro ben presente nel WorldTour in virtù della oramai consolidata sponsorizzazione del Team Movistar. Non da ultimo, per me sarà poi speciale collaborare con un’azienda tedesca che ha scelto però di produrre alcune linee di grande qualità dei propri caschi in Italia, nello stabilimento produttivo di Camisano Vicentino, a pochissimi passi da casa mia… Non vedo davvero l’ora di poter mettere la mia esperienza al servizio della tecnologia Abus più avanzata».
Abus e Ballan hanno siglato una collaborazione pluriennale Abus e Ballan hanno siglato una collaborazione pluriennale
Sicurezza prima di tutto
L’attività sul mercato di Abus è orientata ad offrire caschi, sia road che Mtb, ma anche Urban e per i più piccoli, caratterizzati da un’altissima qualità a da un’eccellente rapporto qualità/prezzo. Tutte le esperienze acquisite nel mondo delle competizioni del grande ciclismo professionistico – occorre anche ricordare oltre alla Movistar, quest’anno sono Abus anche i caschi del Team Tudor di Fabian Cancellara – confluiscono direttamente nello sviluppo del prodotto, contribuendo così alla creazione di articoli di serie di alta qualità e perfettamente adatti a qualsiasi tipologia di ciclista.
Alessandro Ballan, che sta già pedalando con il modello AirBreaker, sarà inoltre presente anche in molti eventi outdoor ai quali è prevista la partecipazione di Abus: tra questi, sicuramente l’Italian Bike Festival di Misano Adriatico e L’Eroica di Gaiole in Chianti, evento quest’ultimo che coinvolge Abus con un ruolo di partner importante.
Abus potrà contare sulla grande esperienza di Alessandro Ballan
Dal 1924 Abus provvede a fornire ai ciclisti di tutto il mondo, ma non solamente a loro, un reale senso di sicurezza. In qualità di produttore che rispetta standard qualitativi elevatissimi, Abus ha come obiettivo che i propri prodotti si possano contraddistinguere per una elevata affidabilità, per una durata nel tempo, e per il loro facile impiego.
Del gruppo ABUS fanno parte le aziende ABUS August Bremicker Söhne KG, ABUS Security-Center GmbH & Co. KG e ABUS Pfaffenhain GmbH, in grado di “contare” tutte assieme oltre 4.000 collaboratori nel mondo.