Evenepoel in Costiera: scatta l’operazione Giro

01.12.2022
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Evenepoel in giro per il Sud a provare le tappe del Giro. Il viaggio che doveva rimanere segreto è stato invece sfruttato per annunciare che nel 2023 il campione del mondo correrà per la maglia rosa, con un video da Amalfi. Da quelle parti il ciclismo è soprattutto Raffaele Illiano, ex corridore e animatore di mille attività, che ringraziamo per il racconto e per le foto, cui qualche settimana fa si rivolse Bramati che già aveva in mente di portare Remco in ricognizione su alcuni percorsi in Campania. E a lui ci siamo rivolti per scoprire uno spicchio del viaggio di Evenepoel lungo le strade della Costiera Amalfitana e alla vigilia del probabile sopralluogo di oggi sugli arrivi di Lago Laceno e di Salerno.

Foto ricordo con Illiano dopo una ventina di chilometri insieme
Foto ricordo con Illiano dopo una ventina di chilometri insieme
Racconta, Lello…

Bramati mi aveva chiamato un po’ di tempo fa, dicendo che voleva portare un corridore a vedere le tappe di qua. Ma io tra il lavoro e il resto avevo quasi dimenticato. Mi richiama martedì e dice che è al negozio, io però ero a Caserta a fare delle posizioni e da lì ho quasi 50 chilometri per andare a casa. Così ci accordiamo che ci si trova all’aeroporto e poi che semmai ci mangiamo una pizza, visto che comunque quel corridore avrebbe dovuto comunque cenare…

Poi cosa è successo?

Mi richiama e mi dice che l’aereo ha un’ora di ritardo. Dice di lasciar stare la pizza e che ci saremmo sentiti ieri mattina. Io gli sarei andato incontro in bici, perché prima lui avrebbe dovuto fare un video e poi avrei potuto fare qualche chilometro con quel corridore.

Il Giro 2023 percorrerà la Costiera Amalfitana e il Chiunzi nella 6ª tappa
Il Giro 2023 percorrerà la Costiera Amalfitana e il Chiunzi nella 6ª tappa
Tutto rimandato?

In teoria sì, ma mi era venuta curiosità di sapere chi fosse. Così ho chiamato Belli, per sapere chi potesse essere secondo lui. «Chi vuoi che sia, è Remco!». E allora mi sono fermato. Ho chiesto a Wladimir da dove arrivasse e lui mi ha detto che si stava allenando a Calpe. Così ho pensato che il volo arrivasse per forza da Valencia. Sono entrato in aeroporto, ho controllato e il volo arrivava a Napoli alle 9,10. Anzi, era già atterrato.

Bramati non c’era ancora?

No, così aspetto e dopo 20 minuti arriva questo ragazzo, prende la bicicletta e mi passa davanti. Io mi faccio la foto, lo saluto e gli dico chi sono. E poi gli dico: «Guarda che il Brama ancora deve arrivare, aspetta che arriva». Lui non si aspettava che qualcuno lo riconoscesse, così lo sento che chiama Bramati e gli dice che un ex corridore ha fatto la foto con lui e gli ha detto di aspettare. E così Bramati mi chiama.

Remco ha pedalato sulle strade della Costiera Amalfitana, forzando solo sul Chiunzi
Remco ha pedalato sulle strade della Costiera Amalfitana, forzando solo sul Chiunzi
Cosa ti dice?

Mi fa: «Illi, ma tu sei l’aeroporto?». Io gli dico di sì e lui dice che aveva sbagliato con l’orario. Gli dico che se me lo diceva, ci organizzavamo e glielo portavo io in hotel, ma comunque alla fine è arrivato.

Quindi era davvero Remco, venuto giù a provare i percorsi del Giro…

Esatto, ma Bramati mi dice che non si deve sapere niente finché non esce il video che faranno. «Ma cosa pensi – gli dico – che se mi chiedi di stare zitto, io lo vado a raccontare in giro?». Comunque ieri mattina si sono fatti la tappa di Napoli. Io li ho presi sulla Costiera e ho fatto un pezzo con loro, perché giustamente questo cammina, non è che gli puoi stare dietro se non sei allenato.

Illiano ha pedalato con Evenepoel per una ventina di chilometri in Costiera
Illiano ha pedalato con Evenepoel per una ventina di chilometri in Costiera
Quanto sei stato con loro?

Mi sono fatto una ventina di chilometri con lui, ho fatto qualche altra foto e poi mi ha chiesto se potevo seguirli anche oggi a vedere un altro paio di tappe. Purtroppo è morto il padre del meccanico che era con loro ed è dovuto rientrare. Per cui siamo rimasti di sentirci per organizzarci.

Come l’hai visto Remco?

Sul Chiunzi, ha provato anche a spingere. Poi è sceso dall’altro lato, ha fatto tutta la Costiera dentro Sorrento. Dietro c’era Brama con il GPS che guardava i watt, il percorso e tutte queste cose qui.

Per Remco e Illiano, breve sosta ad Amalfi che il Giro attraverserà al 60° chilometro, scendendo dal Chiunzi
Per Remco e Illiano, breve sosta ad Amalfi che il Giro attraverserà al 60° chilometro, scendendo dal Chiunzi
Ti è parsa una ricognizione o una vera prova?

Andava a spasso, guardava il misuratore di potenza. Comunque per quello che ho visto, viaggiava in scioltezza su un rapporto di 4 watt/kg, proprio sciolto, sciolto. Si vede che ha un motore eccezionale, queste cose ormai le riconosco. In cima alla salita del Chiunzi ha spinto forte e andava sul serio. In più secondo me è già magro, potrà essere due chili sopra il peso forma. Piuttosto mi ha stupito in discesa…

Cioè?

Andava giù fortissimo, nonostante il bagnato. Non sapeva che qua è Sorrento e non il Belgio e che rischiava troppo? E poi vai a raccontare che sei caduto per provare una discesa? E’ sceso come se fosse in corsa. Forse le fa forte in allenamento. In un tratto, ha fatto passare davanti un amico che era con noi e si è messo a 10 metri. Una cosa che notavo è che guida con il computerino che segnala il percorso. Io quella funzione l’ho disattivata, perché se il gps arriva in ritardo, finisci contro un muro.

Dopo aver provato i tratti di Costiera, Bramati ed Evenepoel hanno visionato il finale di Melfi
Dopo aver provato i tratti di Costiera, Bramati ed Evenepoel hanno visionato il finale di Melfi
Quali programmi hanno oggi?

Ieri sono andati a vedere gli ultimi 30 chilometri della tappa di Melfi. Oggi vanno a Lago Laceno, poi tornano indietro e vanno a vederne un’altra. Forse la tappa di Salerno. Alla fine, vanno a fare la doccia e a mangiare in hotel. A gennaio porto un gruppo di cicloturisti a Calpe nello stesso hotel e negli stessi giorni della Quick Step-Alpha Vinyl, ma Remco non ci sarà. Mi ha detto Bramati che lui comincia da San Juan…

EDITORIALE / Rebellin e gli altri, una strage da fermare

30.11.2022
6 min
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Di colpo sembra tutto vuoto. Il pezzo su Evenepoel in ricognizione sulle strade del Giro, la fretta per uscire. Di colpo cade la voglia di fare, se ne perde il senso. Davide Rebellin travolto e ucciso da un camion che ha tirato dritto a Montebello Vicentino. Come Silvia Piccini lo scorso anno, perché il conducente aveva fretta e magari dirà di non essersi accorto, se mai lo prenderanno o sceglierà di consegnarsi. La bicicletta accartocciata toglie il fiato.

Accanto a Bonifazio e Trentin, facendo foto ai bambini sul percorso di Beking
Accanto a Bonifazio e Trentin, facendo foto ai bambini sul percorso di Beking

Insieme a Fabio

Domenica a Monaco c’era un bel sole e mentre guardavamo il girare dei bambini, non ci eravamo accorti che Davide si era fatto sotto per un saluto.

«Ciao giovane, alla fine ce l’hai fatta ad andartene in pensione…».

La solita risatina garbata e timida, le rughe attorno agli occhi.

«Bè, giovane, dai… Forse rispetto a te!».

Ci si conosceva dal 1992, tre anni scarsi di differenza, da quando il gruppo degli azzurri di Zenoni iniziò la rincorsa alle Olimpiadi di Barcellona. Andarono in tre, di loro oggi resta soltanto Mirko Gualdi a guardarsi intorno. Fabio Casartelli se lo portò via il Tour, Davide se lo sono preso oggi.

«Durante tutta la preparazione per le Olimpiadi di Barcellona – raccontò qualche anno dopo – risi molto. Dividevo la camera con Fabio Casartelli, un ragazzo tranquillo, con cui mi trovavo bene. Aveva dei numeri importanti, anche se fino alla corsa olimpica io ero quello che andava di più. Zenoni giocò proprio su questo. Approfittò del controllo su di me e fece andare Fabio in fuga. Lui anticipò e vinse le Olimpiadi. Pensare che non ci sia più e che neanche Marco ce l’abbia fatta è spesso un motivo di dolore».

Nel 1992, Fabio Casartelli vinse le Olimpiadi di Barcellona. Divise la stanza con Rebellin
Nel 1992, Fabio Casartelli vinse le Olimpiadi di Barcellona. Divise la stanza con Rebellin

La molla della rivalsa

Di colpo sembra tutto vuoto, anche il doverne o volerne scrivere, come automi chiamati per forza a dire qualcosa. Pensi a quanti ne hai visti cadere e hai quasi paura di fare torto a qualcuno non citandone il nome. Torna il sorriso di Michele, tornano tutti a galla. Allora acchiappi il flusso dei ricordi e ti lasci portare via.

«Gli anni non mi pesano – disse 14 anni fa – ma mi basta guardarmi attorno per capire che sono passati. Il ciclismo mi ha dato tanto e quindi gli devo tanto e non so neanche immaginare in che modo sdebitarmi. Non so cosa farò quando smetterò, non so neanche in che modo capirò che è giunta l’ora. Probabilmente ci sarà un segnale e dirò basta, magari per una delusione. Anche se le delusioni finora sono durate poco, poi è sempre scattata la molla della rivalsa».

Rebellin ha sempre sentito sua la medaglia d’argento di Pechino. E noi con lui (foto Cor Vos/PezCyclingNews)
Rebellin ha sempre sentito sua la medaglia d’argento di Pechino. E noi con lui (foto Cor Vos/PezCyclingNews)

Il fratello Carlo

Non sapeva ancora attraverso quali forche sarebbe dovuto passare, il motivo per cui avrebbe continuato fino a 51 anni. Caro Davide, quanto amaro hai dovuto mandare giù?

«Pechino – disse poco tempo fa – è stato un momento di snodo. Prima c’è stata la carriera dei risultati migliori e delle grandi squadre. Dopo ho rincorso un contratto per partecipare alle corse più adatte a me e un calendario normale. Sono stato discriminato, mi sono state chiuse in faccia tante porte. Ero ancora competitivo e le squadre che avrebbero voluto prendermi non hanno potuto farlo. Ho continuato a correre anche per quello. Forse se avessi potuto riprendere nel modo giusto, mi sarei fermato già da 10 anni».

C’è un dramma nel dramma: quello di suo fratello Carlo, il più piccolo. Aveva sentito dell’incidente in cui era rimasto coinvolto un ciclista e ha riconosciuto a terra la bicicletta di Davide.

L’ultima passione del veneto, il gravel. Pochi giorni fa aveva proposto a Casagrande di fare qualche gara insieme
L’ultima passione del veneto, il gravel. Pochi giorni fa aveva proposto a Casagrande di fare qualche gara insieme

Gualdi, Nando e Michele

Piovono messaggi di ragazzi diventati uomini con cui si sono divise pagine importanti. Prima Mirko Gualdi: «Sono distrutto….. I miei 2 amici di Barcellona in cielo». Chiama Michele Bartoli, incredulo: «Proprio adesso che cominciava una vita che non ha mai avuto e mai avrà. Ma come fai a immaginarti una cosa del genere?». Squilla il telefono, è Nando Casagrande. Si ha voglia di parlarne, di condividere le emozioni dopo aver condiviso strada e sfide.

«Lo avevo sentito venerdì – racconta – mi aveva chiesto se avessi voglia di fare qualche gara di gravel insieme. Eravamo rimasti per risentirci, io adesso sto di nuovo bene, si poteva anche fare. Invece adesso… Quante volte ha dovuto rialzarsi, povero Davide! Anche l’ultima volta, si era tutto rotto. Avrebbe potuto smettere, invece ha voluto rialzarsi e ripartire. Un altro di noi che se ne va, ti viene paura a pensarci…».

Come per Gilbert, con cui Rebellin sta parlando, Beking era stata l’ultima gara su strada
Come per Gilbert, con cui Rebellin sta parlando, Beking era stata l’ultima gara su strada

Cari ministri del Governo

Dopo lo smarrimento inizia a montare la rabbia. In cosa ci stiamo trasformando? In nome di quale barbarie si può immaginare una tale massa di morti senza fare nulla? Numeri peggiori di ogni altra piaga e certo non meno violenti. Più delle violenze sulle donne. Più di tutto quello di cui si parla con giustissima enfasi, mentre dei nostri morti non parla nessuno.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede ciclabili e investimenti per rendere le nostre città a misura di bici, ma intanto cosa si fa per insegnare che la strada è di tutti?

Non basta un metro e mezzo per insegnare il rispetto, servirebbero pattuglie a ogni incrocio per verificare il rispetto dei limiti di velocità, delle precedenze, del divieto di uso del cellulare. Invece in questa sorta di far west, fatto di strade abbandonate e automobilisti sempre più aggressivi, la bicicletta rischia di non trovare più posto. E a chi dice che stanno sempre in mezzo alla strada, rispondiamo con una provocazione: se un bambino infastidisce il campione del mondo dei pesi massimi, quello ha il diritto di metterlo a posto con un pugno in faccia? Il rapporto di peso e forza è lo stesso di quando un ciclista si trova sulla traiettoria di un’auto o di un camion.

Caro ministri del Governo, caro Salvini, nel mettere mano alle infrastrutture e alla mobilità sostenibile di cui dovrà occuparsi, vuole buttare uno sguardo sui nostri morti e chiedersi cosa si possa fare di più? Mi sarebbe piaciuto presentarle Davide Rebellin, forse pensare a lui in questo momento le avrebbe fatto capire meglio la gravità della situazione.

Le medaglie ci sono, ora a Minuta serve la squadra

30.11.2022
4 min
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L’ultimo azzurro di questa ricognizione nel settore velocità maschile si chiama Stefano Minuta e a giudicare dalle battute che… subisce, è diventato la mascotte del gruppo. Poi però quando si passa a lavorare, la sua fatica e il suo impegno valgono quanto quello degli altri.

Il prossimo ostacolo da scavalcare è quello della mentalità delle squadre. Così se da un lato la Campana Imballaggi e il Team Colpack hanno scelto di credere nel progetto supportando i ragazzi di Quaranta, Minuta è ancora in cerca di una maglia per il 2023. Visto il suo livello, si spera che una soluzione sarà trovata, ma la situazione fa capire che le vecchie difficoltà sono sopite, ma non del tutto estinte.

Ugualmente a Noto, ma a giugno, Minuta ha vinto il tricolore della velocità su Morgante e Ricca
Ugualmente a Noto, ma a giugno, Minuta ha vinto il tricolore della velocità su Morgante e Ricca

Torinese, 18 anni

Minuta arriva da Torino, ha origini rumente e ha compiuto 18 anni a giugno. Nello stesso velodromo Pilone di Noto in cui lo abbiamo incontrato, in occasione dei tricolori juniores di giugno aveva conquistato il titolo della velocità, l’argento nella velocità a squadre e il bronzo nel chilometro, vinto da Predomo. Successivamente si è portato a casa il bronzo nel keirin (anche questo vinto da Predomo) e nella velocità a squadre agli europei di Anadia.

«Adesso finalmente siamo un bel gruppo – dice sorridendo – siamo passati tutti under 23 e saremo, spero, un gruppo affiatato che avrà voglia di vincere e di fare meglio dell’anno scorso. Vogliamo fare davvero dei buoni risultati».

Mattia Predomo e Stefano Minuta, protagonisti azzurri ai campionati europei di Anadia (foto UEC)
Predomo e Minuta, protagonisti azzurri agli europei di Anadia (foto UEC)
Che cosa non ti è andato giù del 2022?

Non è stato un brutto anno per essere stato il primo da velocista, diciamo che è stato la ciliegina sulla torta della stagione. Migliorare vorrebbe dire alzare l’asticella, quindi andare sopra al podio, al secondo o al primo posto, però è tutto da vedere. Di sicuro noi siamo concentrati e vogliamo raggiungere quei risultati.

Perché fare il velocista su pista e non su strada?

E’ nato tutto l’anno scorso. Durante una gara su strada ho avuto un incidente in cui mi sono rotto l’osso della mano e quindi sono dovuto restare fermo per un mesetto senza poter uscire. Ho continuato ad allenarmi, però non avevo il ritmo per ritornare a fare le gare su strada. Così sono venuto a fare i campionati italiani in pista e sono riuscito a vincere il tricolore nella velocità, ho fatto altri due piazzamenti in squadra col Piemonte e da lì Quaranta mi ha chiesto di andare a provare con loro per la velocità olimpica in pista. Per questo ho deciso di far parte del progetto e ho preso questa strada.

La pista era una novità?

No, l’ho sempre fatta sin da giovanissimo. La differenza rispetto a prima è che quest’anno ho deciso di dedicarmi solamente alla pista.

Predomo Keirin 2022
Il podio europeo del keirin U23, con Predomo vincitore e Minuta terzo dietro il polacco Marciniak (foto FCI)
Predomo Keirin 2022
Il podio europeo del keirin U23, con Predomo vincitore e Minuta terzo (foto FCI)
Ti manca la strada?

Per certi aspetti sì. Però diciamo che essendoci tanta salita, non fa per me. La salita non mi piace, quindi preferisco la pista.

Quanto è più duro essere velocista in pista?

E’ abbastanza duro, contando che comunque per la preparazione devi partire molto presto. Devi puntare soprattutto sulla palestra. Allo stesso tempo, non devi sbagliare a farne troppa, perché poi fai fatica a trasformare in bici. Devi fare le cose nel modo giusto, non devi sgarrare troppo.

Sei nato qui o in Romania?

Sono di origine rumene, mamma e papà vengono da lì. Due anni fa ho avuto la nazionalità italiana, così da poter partecipare ai campionati italiani ed andare in nazionale. Sono nato qua, ho vissuto i primi anni in Romania, ho imparato la lingua e poi sono ritornato.

Anche Minuta fa notare il delicato equilibrio fra il lavoro in palestra e quello in pista
Anche Minuta fa notare il delicato equilibrio fra il lavoro in palestra e quello in pista
Un obiettivo per il 2023?

Sicuramente sarebbe partecipare a un campionato europeo elite oppure a una Coppa del mondo per cercare di fare punti per le Olimpiadi del 2024, però è tutto da vedere.

Qual è la pista di casa? 

A Torino, il Velodromo Francone. E’ la pista in cui vado già da giovanissimo, da quando ero G4 e lì mi sono sempre allenato. Lì ho fatto le prime gare, ma dall’anno scorso ovviamente la pista di riferimento è diventata quella di Montichiari con la nazionale.

La doppia uscita sarà la regola: il Belli pensiero

30.11.2022
5 min
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Due sedute di allenamento, entrambe in bicicletta. Per Wladimir Belli, preparatore atletico ormai di lungo corso, il futuro del ciclismo sarà questo. Alla doppia seduta si è arrivati da qualche anno, ma la differenza è che oggi si va al mattino in bicicletta e al pomeriggio in palestra per pesi o esercizi di corpo libero: a breve ci sarà la bici anche al pomeriggio. Ma anche il ciclismo, come il resto del mondo e degli altri sport, va verso la ricerca di una prestazione sempre più di alto livello. Che sconfina a volte nel fanatismo, nell’esagerazione, nella perdita di un romanticismo che da sempre contraddistingue questo sport e i corridori che lo animano

Belli è da qualche anno un preparatore e uno degli opinionisti più autorevoli di Eurosport
Belli è da qualche anno un preparatore e uno degli opinionisti più autorevoli di Eurosport

«Oggi – spiega Belli – già dopo il Lombardia alcune squadre radunano i propri corridori in ritiro. Si stacca sempre meno, difficilmente si va oltre i venti giorni di vacanza tra la fine della stagione e l’inizio della preparazione invernale».

Una modalità che rischia di logorare fisico e testa e che si aggiunge ad altri accorgimenti tutti diretti verso la stessa direzione: professionisti concentrati sul lavoro 12 mesi l’anno

«Anche con l’alimentazione è così – aggiunge colui che oggi è anche un’apprezzata voce di Eurosport – i corridori non ingrassano più fino a 6 chili come succedeva un tempo. Rimangono sempre vicini al peso forma, ma questo richiede sforzi e sacrifici».

Matteo Trentin
Trentin ha spesso praticato sci di fondo alla ripresa dell’attività: vivendo a Monaco, la tentazione bici è però molto forte
Matteo Trentin
Trentin ha spesso praticato sci di fondo alla ripresa dell’attività: vivendo a Monaco, la tentazione bici è però molto forte

Sport alternativi

Altro aspetto che stride con quanto si era soliti fare fino a qualche anno fa: gli sport alternativi.

«Nella pausa invernale – ricorda Belli – frequentemente ci si dedicava ad altre attività come la corsa in montagna, le camminate in quota, oppure il classico sci di fondo o il nuoto. Questo oggi non è più consentito. Quando si riprende dopo la pausa, si monta subito in sella per macinare chilometri. L’unico sport alternativo accettato è la mountain bike, ma sempre di bicicletta si tratta».

Eccezione cross

Così per quasi tutti. Fortunatamente, almeno per chi ricerca nel ciclismo ancora tracce del suo dna, c’è chi varia sul tema. E non sono nomi da poco, anzi.

«Van Aert e Van der Poel – spiega l’ex corridore bergamasco – corrono ancora a piedi durante la preparazione invernale. Questo però perché sono anche ciclocrossisti praticanti, cosa che gli consente di non perdere la brillantezza che, al contrario, gli altri sport possono togliere, imballando un po’ la gamba».

Van Aert corsa 2022
Van Aert corre a piedi a Livigno: una fase di preparazione che non manca mai dal suo programma
Van Aert corsa 2022
Van Aert corre a piedi a Livigno: una fase di preparazione che non manca mai dal suo programma

Lo stress logora

Mode che passano e che si mescolano ad evidenze scientifiche. Ma Belli è d’accordo o meno con la nuova tendenza?

«Non sono molto d’accordo – risponde sicuro – perché questo stress psicofisico rischia di accorciare le carriere dei corridori ed esasperare il mondo del ciclismo. Credo che staccare di più e dedicarsi a qualcosa di altro sia necessario per tutti».

Qualità e quantità

Di certo c’è che non è più utile ricorrere ad allenamenti eccessivamente lunghi. Le corse stanno diventando sempre più brevi – ad eccezione delle classiche Monumento – per cui la qualità prevale sulla quantità.

Ad incrementare la specificità e la qualità degli allenamenti, sono arrivate anche le nuove scuole. Quelle nordiche ad esempio (Danimarca e Norvegia su tutte) per cui, grazie alla facilità con cui si può viaggiare oggi, si riesce ad allenarsi anche d’inverno in luoghi più idonei alla bicicletta, esportando il modello. Senza dimenticare la scuola britannica, esplosa da Wiggins in poi. E l’Italia?

Le gare si accorciano e scendono i volumi di allenamento. La tappa pirenaica di Peyragudes, misurava 129,7 chilometri
Le gare si accorciano e scendono i volumi. La tappa pirenaica di Peyragudes, misurava 129,7 chilometri

«Abbiamo da sempre un’ottima scuola come preparatori atletici – sottolinea Belli – ma pecchiamo nelle categorie giovanili. Il discorso è complesso e ampio, tutto parte dalla necessità di rivedere il concetto di sport nelle scuole. Ora è trascurato, mentre negli altri Paesi hanno capito che educare i giovani allo sport incide sulla salute pubblica a lungo termine.

«Il ciclismo dovrebbe anche tornare un po’ indietro, quando ogni paese di provincia aveva la propria squadretta e portava i corridori a gareggiare senza badare a troppe strategie. Oggi invece il successo a tutti i costi è inculcato dalle famiglie e dalle stesse squadre».

Poter leggere su Strava i dati di un professionista in allenamento potrebbe far saltare i riferimenti per gli atleti giovani
Poter leggere su Strava i dati di un professionista in allenamento potrebbe far saltare i riferimenti per gli atleti giovani

Rischio social

In ultimo, la questione della condivisione dei dati di allenamento che porta i giovani a voler emulare i professionisti dal momento che possono vedere come si allenano.

«Succede sempre più spesso – chiude Belli – ma può essere un problema. Oggi tutti sanno tutto, mentre un tempo si guardava ai professionisti più esperti cercando di carpire segreti e imparare il mestiere. Rientra nel discorso delle performance a tutti i costi, che poi rischia di presentare il conto: se da giovane vinci tutto, poi da professionista incontri difficoltà e rischi di saltare subito».

Un anno di imprese con gli occhi di Bennati

30.11.2022
7 min
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Dopo un paio d’ore di bici a ragionarci su, Bennati si fa vivo al telefono. Gli abbiamo chiesto di parlare delle imprese 2022 che gli sono rimaste negli occhi e il tecnico azzurro si presenta puntuale all’appuntamento con il suo elenco, anticipato nel frattempo con un messaggio.

Il finale di stagione è popolato di famiglia, alcuni impegni ufficiali, qualche pranzo con gli amici di sempre e la bici. A breve a Milano si farà un punto della situazione e poi sarà tempo di programmare il 2023.

Strade Bianche 2022: Pogacar all’attacco da solo per 51 chilometri. Siena conquistata
Strade Bianche 2022: Pogacar all’attacco da solo per 51 chilometri. Siena conquistata

Pogacar a Siena

La prima impresa che merita un pensiero è la vittoria di Pogacar alla Strade Bianche. Era il 5 marzo, lo sloveno ha tagliato il traguardo dopo 51 chilometri di fuga.

«Ero lì a vederla – racconta Bennati – con l’auto nel vivo della corsa. E’ stata un’impresa che solo lui poteva fare, una distanza esagerata. Solo lui o magari Evenepoel. Sono azioni che ti vengono perché non ti rendi conto, a me non è mai capitato. Ti viene da pensare che quelli dietro non andassero così forte e magari è vero che inizialmente, visto anche il vento, non lo hanno inseguito tanto forte.

«Non è stata un’azione come quella di Van der Poel alla Tirreno dell’anno precedente, perché quella volta fu proprio Tadej a voler bene all’olandese. Van der Poel ha dei fuorigiri impressionanti, ma non è tanto calcolatore. Pogacar invece difficilmente sbaglia. Credo però che certe imprese saranno sempre più difficili da fare. Le prime volte chi insegue calcola male i tempi, adesso invece li tieni a tiro e non lasci tanto spazio. C’è da dire che i 184 chilometri di gara della Strade Bianche hanno aiutato, fossero stati 250 forse sarebbe stato diverso».

Sanremo, 19 marzo: Matej Mohoric solleva la bici con cui ha appena stregato la Classicissima
Sanremo, 19 marzo: Mohoric solleva la bici con cui ha appena stregato la Classicissima

La Sanremo di Mohoric

La Sanremo di Mohoric è la seconda impresa del 2022 che Bennati ha messo in memoria, colpito dalla lucidità e dalla forza dello sloveno.

«L’idea di usare il reggisella telescopico – dice il toscano – è stata geniale, però magari avrebbe vinto lo stesso. Non credo che abbia fatto la grande differenza grazie a questo. Ha vinto perché oltre a essersi preso dei grandi rischi, aveva anche tante gambe. Per vincere non poteva che fare a quel modo. Tirare le curve al limite e poi spingere forte. Lui usa abitualmente il 55 o il 56 anche su strada…

«Non è stata una vittoria come quella di Nibali del 2018, perché Vincenzo si era avvantaggiato in salita, con un’impresa di quelle che si vedevano vent’anni fa. Mohoric sapeva che l’unica soluzione era attaccare nella discesa del Poggio, perché non ha la sparata di Vincenzo. Ha scelto il momento. Ha rischiato due volte di cadere. Una volta ha preso una canaletta di scolo e se fosse caduto nell’ultima curva, non so come sarebbe finita. Ma evidentemente era scritto che la Sanremo dovesse finire così».

I quattro italiani del Giro

La terza tappa di questo viaggio nella stagione secondo il “Benna” è composta dalle vittorie di tappa italiane al Giro d’Italia, proprio nel momento in cui si sparava a zero sul ciclismo italiano.

«Visto che non avevamo ancora centrato grossi successi – dice Bennati – sono state quattro vittorie importanti. La prima, quella di Dainese un po’ a sorpresa, ha dato l’attacco. Poi è venuto Oldani, che ha battuto Rota a Genova. Quindi Ciccone a Cogne e Covi sul Fedaia. Da tifoso, mi hanno colpito tutte. Da commissario tecnico, alla vigilia di un europeo veloce come quello di Monaco, la vittoria di Dainese è stata una bella boccata di ossigeno. Certo, anche lui deve fare un salto di qualità per dare delle garanzie, ma la sua vittoria è stata una bella cosa».

Così Zana vince il campionato italiano ad Alberobello. E’ il 26 giugno
Così Zana vince il campionato italiano ad Alberobello. E’ il 26 giugno

Il tricolore di Zana

Il quarto momento è la vittoria di Zana al campionato italiano, anche se il vincitore non era ancora un grosso nome.

«E’ giusto parlarne – dice Bennati – perché la maglia tricolore merita considerazione, allo stesso modo in cui è stato giusto portarlo al mondiale. Filippo era un po’ in calo, ma la corsa che ha vinto è stata bella e importante. Il prossimo anno passa in una WorldTour e deve fare uno step importante in avanti, per capire dove potrà arrivare. Spero che possa fare il Giro e far vedere la maglia tricolore».

Kuss andatura
La vittoria di Vingegaard ha ribaltato i pronostici del Tour, ma Pogacar ci ha messo del suo
Kuss andatura
La vittoria di Vingegaard ha ribaltato i pronostici del Tour, ma Pogacar ci ha messo del suo

Il Tour di Vingegaard

Il Tour di Vingegaard rientra tra i fuori programma meno attesi. «Tutti si aspettavano Pogacar – dice Bennati – invece è stato un bel Tour. Combattuto con tattiche non sempre comprensibili. Penso all’ultima crono di Vingegaard, che forse avrebbe potuto alzare il piede dall’acceleratore e invece stava per finire contro un muro. A volte fare due calcoli può essere utile. Se Pogacar non fosse andato alla caccia di ogni traguardo, avrebbe vinto nuovamente lui. Ma di una cosa sono certo, della sconfitta del 2022 faranno le spese i suoi avversari il prossimo anno.

«Comunque Vingegaard è stato bravo a restare sempre coperto nella prima settimana, non l’hai mai visto. E aveva accanto la Jumbo Visma che ha sempre creduto in lui, presentandosi con un organico impressionante».

Wollongong, 25 settembre: Evenepoel vince il mondiale con un attacco da lontano, come aveva annunciato
Wollongong, 25 settembre: Evenepoel vince il mondiale con un attacco da lontano, come aveva annunciato

Il mondiale di Evenepoel

Il mondiale di Evenepoel è la sesta finestra di Bennati sul 2022 e questa volta il discorso si fa personale, dato che a lottare per lo stesso traguardo c’erano anche i nostri.

«La cosa sorprendente – dice Bennati – è che tutti sapevano quello che avrebbe fatto, cioè partire da lontano. Remco ha sfruttato tutto nei minimi dettagli ed è un peccato che Rota non gli stesse attaccato, perché aveva la gamba giusta per rimanere con lui. Quando ha provato a inseguirlo all’ultimo passaggio sotto il traguardo, gli era arrivato a 50 metri poi ha dovuto rialzarsi. Magari Remco lo avrebbe staccato al giro successivo, perché mettendosi al suo livello lui ti logora. Infatti secondo me Lutsenko ha sbagliato ad aiutarlo, ma se Rota fosse andato con loro, almeno il podio era assicurato.

«Dopo un po’ ho smesso di pensarci. Ho fatto tesoro del buono e messo via quel che non serve. In proporzione, ci ho messo più tempo a dimenticare i mondiali di Doha…».

Grenchen, 8 ottobre: il record dell’Ora di Ganna ha mostrato il carattere del campione piemontese
Grenchen, 8 ottobre: il record dell’Ora di Ganna ha mostrato il carattere del campione piemontese

L’Ora di Ganna

Si chiude con il record dell’Ora di Ganna, che Bennati non ha potuto seguire per l’influenza. Il cittì aveva visto Pippo partire dall’Australia alla volta dell’Europa e del tentativo di Grenchen.

«Nonostante tutto quello che era stato detto alla vigilia – racconta – ero sicuro che ce l’avrebbe fatta. E’ stato un avvenimento importante e per lui il coronamento di un sogno. Dopo la delusione del mondiale, ha dimostrato carattere da grande campione».

Dal caffè alla lana: capi tecnici al top anche con le fibre naturali

30.11.2022
3 min
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Sempre più aziende legate alla produzione dei capi tecnici sportivi si orientano sulle fibre naturali e sulla termoregolazione. Abbiamo preso spunto dalla ricerca di Q36.5 che ha sviluppato e prodotto un tessuto bio-vegetale.

Termoregolazione corporea e performance atletica, tutto è connesso, risponde ai nostri quesiti Luigi Bergamo, fondatore, CEO e responsabile della ricerca e sviluppo di Q36.5.

Luigi Bergamo, fondatore di Q36.5
Luigi Bergamo, fondatore di Q36.5
Dove nasce l’idea di sviluppare e produrre i capi tecnici che utilizzano una fibra ottenuta anche grazie ai residui di caffé? Quali sono i vantaggi?

L’idea di un nuovo tessuto nasce sempre dalla stretta collaborazione con i nostri fornitori, assieme ai quali sviluppiamo i prodotti. Grazie all’elevato know-how manifatturiero ed un dialogo serrato, accompagnato da numerosi test di validazione, sviluppiamo dei tessuti proprietari dall’elevato grado di innovazione tecnologica. Questi devono corrispondere alle nostre esigenze e mirati a soddisfare il nostro obiettivo. Ovvero, garantire il mantenimento della temperatura corporea ideale a 36.5°.

Facciamo un esempio?

Il tessuto UF Hybrid Shell è realizzato con un particolare filato di derivazione bio-vegetale. Tecnicamente si tratta di un bio-poliammide, ricavato dalla lavorazione dei fondi dei chicchi di caffè. Le caratteristiche dimostrano una riduzione della perdita di calore ed assicurano un alto tasso di assorbimento/emissione dell’umidità prima che questa abbia il tempo di trasformarsi in sudore, tramite il processo di condensazione.

Prosegue incessante la ricerca di nuovi tessuti (foto Q36.5)
Prosegue incessante la ricerca di nuovi tessuti (foto Q36.5)
E’ possibile aumentare l’efficacia della termoregolazione attraverso le fibre naturali?

Sì ed il tessuto Hybrid Shell ne è un esempio. Impiegato in alcuni dei nostri capi tecnici garantisce un aumento della capacità termica di circa 1°C rispetto alla versione precedente senza l’impiego di bio-derivati. Abbiamo poi un altro ottimo esempio, il tessuto UF Active, un tessuto a doppio strato che combina fili finissimi di lana merino e poliammide.

Quali caratteristiche ha?

Utilizzato nelle maglie da ciclismo e negli accessori Woolf, reagisce attivamente ai cambi di temperatura ed alle variazioni dell’intensità della pedalata per mantenere il comfort in ogni momento. La lana merino sulla superficie interna del tessuto assorbe il sudore e trattiene il calore, anche in condizioni di umidità, mentre il tessuto esterno in poliammide aiuta a espellere l’umidità. Le fibre naturali si combinano con le fibre sintetiche per ottenere il meglio della funzionalità da ciascuna tipologia. Inoltre, la costruzione a navetta di entrambi i tessuti e la loro struttura molto battuta, fa sì che diventino naturali barriere contro il vento, senza la necessità di impiegare delle membrane.

Q36.5 è un brand Made in Italy (foto Q36.5)
Q36.5 è un brand Made in Italy (foto Q36.5)
Quanto Made in Italy c’è in tutto questo?

Q36.5 sceglie di sviluppare e realizzare tutti i propri tessuti in Italia.

Temperatura corporea e prestazione. Che peso ha una termoregolazione ottimale nella performance di un atleta?

Non esiste performance senza termoregolazione. La termoregolazione si spinge anche oltre il concetto di performance, perché garantisce anche benessere e salute. Il vero obiettivo dei capi tecnici, di qualsiasi tipologia e utilizzati nello sport, per il ciclismo, la corsa e lo sci di fondo, oppure nell’alpinismo, dovrebbe essere quello di garantire la stabilità della temperatura corporea. Chi si focalizza sul raffreddamento o sul riscaldamento dell’organismo finisce per perdere di vista il fattore più importante, ovvero il mantenere costante ed equilibrata la temperatura ed il microclima corporeo nel corso dell’intera attività sportiva. Noi di Q36.5 riteniamo indispensabile garantire la stabilità della temperatura corporea durante l’intera attività, per permettere all’atleta di essere nelle condizioni di performare al meglio.

Savio riparte dalla Colombia, ma il mosaico è incompleto

30.11.2022
5 min
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«Siamo rimasti com-ple-ta-men-te spiazzati dalla Drone Hopper». Gianni Savio scandisce bene l’avverbio e in quelle sillabe c’è tutto il suo stupore e la sua delusione se così possiamo dire. Lo storico team manager dell’Androni, ad oggi ancora Drone Hopper-Androni, ci racconta per bene come stanno le cose.

Ieri erano uscite delle sue dichiarazioni, oggi Savio va più in profondità. Trent’anni di ciclismo, di squadre, di emozioni, di cadute e di vittorie non si possono, e non si devono, cancellare così. La startup spagnola dei droni, li ha di fatto lasciati a piedi.

Quest’anno la squadra di Savio ha vinto sei corse. Qui l’ultima di queste: Grosu nella terza tappa del Turul Romaniei
Quest’anno la squadra di Savio ha vinto sei corse. Qui l’ultima: Grosu nella terza tappa del Turul Romaniei

Droni “poco volanti”

«Come dicevo – inizia Savio – non ce lo aspettavamo. Noi pensavamo di fare il salto di qualità, addirittura in Drone Hopper parlavano di WorldTour. Ero io che li frenavo. “Andiamo per gradi”, dicevo. Loro hanno un grande potenziale, ma sono stati superficiali. E mi spiego…

«Un anno fa, inviammo la documentazione all’UCI per avere il via libera ed ottenere la licenza.E infatti come da prassi analizzarono le carte e ci dissero che era tutto okay. Poi ad inizio anno sono iniziati i primi problemi ai quali non hanno saputo far fronte, fino ad arrivare alla totale mancanza di liquidità. 

«Io e Marco Bellini abbiamo fatto i salti mortali per pagare gli stipendi. Grazie alla clausola sul premio di valorizzazione, con le cessioni di Cepeda e Piccolo a luglio siamo riusciti a pagare gli stipendi. I soldi arrivarono in banca il martedì e il mercoledì erano già usciti. E ancora oggi con Marco intendiamo onorare quanto ancora manca ai componenti della squadra».

Piccolo, arrivato a giugno, ha lasciato la Drone Hopper-Androni a luglio (foto Drone Hopper/Sirotti)
Piccolo, arrivato a giugno, ha lasciato la Drone Hopper-Androni a luglio (foto Drone Hopper/Sirotti)

Ed ora?

L’allarme rosso si era acceso già in estate. Pare che sia stato Giovanni Ellena, il primo diesse della squadra, a pretendere chiarezza e da lì si sia aperto ufficialmente lo stato di crisi.

«Cinque mesi fa – va avanti Gianni – ho detto a tutti di ritenersi liberi, in modo che non si arrivasse in autunno e nessuno potesse dire: “Ma se lo avessimo saputo prima”». Una mossa onesta che infatti ha consentito a molti, corridori e staff, di ricollocarsi.

«Ovviamente – continua Savio – non avrei ricominciato una stagione senza garanzie totali. Ho cercato sponsor nell’ultimo momento, fra agosto, settembre e ottobre, ma tra pandemia, guerra e crisi energetica non si è trovata un’azienda disposta a mettere 1,5 milioni di euro per fare il primo sponsor. Quindi ho optato per una continental, ma a due condizioni. Uno: che dietro ci fosse un progetto. Due: che non corressimo più rischi economici».

Savio racconta che, una volta saputo che non avrebbe più fatto la squadra professional, molti team si sono fatti avanti, persino da Australia e Sud Africa. Tra chi si è proposto c’è effettivamente il team colombiano di cui si diceva ieri.

«E questa proposta l’abbiamo accettata, perché rispetta le due condizioni. In questa squadra colombiana ci sono corridori interessanti, giovani con dei bei valori fisici». 

Savio non può dire molto sulla nuova squadra che verrà annunciata a giorni. «E’ anche – spiega – una questione di scaramanzia, visto che c’è un accordo verbale tra gentiluomini, ma nulla di nero su bianco».

Sarà strano non vedere una squadra di Savio al Giro d’Italia. Qui Edoardo Zardini al via da Isernia quest’anno
Sarà strano non vedere una squadra di Savio al Giro d’Italia. Qui Edoardo Zardini al via da Isernia quest’anno

Oltre l’Atlantico

Ma come nasce la “fusione” con la squadra colombiana? A fare da ponte è stato un nostro collega, il giornalista colombiano Hector Urrego, un vero amico di Gianni. Savio è molto popolare in Sud America, amici e conoscenze proprio non gli mancano.

«Hector mi disse: “Guarda Gianni che c’è questo team che è davvero interessante”. Ci sono persone serie, tra cui un direttore sportivo di lungo corso che ben conosco». 

«La squadra avrà sede in Colombia. Il primo sponsor è di lì. Ci saranno dieci corridori colombiani e cinque o sei corridori che erano già con noi. E questi sei sono: Santiago Umba, Didier Merchan, Brandon Rojas, Gabriele Benedetti e Trym Westgaard Holther. Loro avevano un contratto anche per il 2023. Mentre per Riccardo Ciuccarelli (che avevano ingaggiato dagli U23, ndr) vediamo come andranno le cose, se riuscirà ad accasarsi altrove o se resterà con noi (il contratto che aveva firmato con Drone Hopper chiaramente è decaduto, ndr). Insomma stiamo mettendo insieme i tasselli del mosaico».

E fra tasselli del mosaico, da quel che si capisce, c’è anche lo staff tecnico da definire. L’unico diesse certo è quello colombiano che Savio non può rivelare. «E’ anche giusto che essendo loro il primo sponsor questo passaggio spetti a loro».

In tutto ciò resta il fatto che Giovanni Ellena, direttore sportivo di grande spessore (ma alla Drone Hopper-Androni c’erano anche Alessandro Spezialetti, Daniele Righi, Giampaolo Cheula e Leonardo Canciani), non è ancora nel mosaico. Tutto è in divenire. 

Umba è uno dei corridori che dovrebbe restare nella nuova squadra (Santiago aveva un contratto con la Drone Hopper fino al 2024)
Umba è uno dei corridori che dovrebbe restare nella nuova squadra (Santiago aveva un contratto con la Drone Hopper fino al 2024)

Professional nel 2024

Una cosa è certa, la prima condizione di cui parlava Savio era il progetto e questo sembra esserci.

«La parte colombiana – spiega il piemontese – è interessata alla nostra sede europea e alle nostre strutture come ammiraglie, motorhome, bus (e aggiungiamo anche al sapere e all’esperienza, ndr)… E noi ai corridori e allo sponsor». Come si dice: una mano lava l’altra.

«Ma anche noi abbiamo il nostro pacchetto di sponsor. I nostri partner storici ci sono rimasti vicino. Parlo di Androni, Sidermec, Lauretana, Omz. Anche per questo l’obiettivo è di traghettarsi verso il 2024 e fare di nuovo la professional per quella data.

«Da parte mia riparto con lo stesso entusiasmo di sempre e la solita “maledetta” passione. Quella passione che mi porta a superare i problemi».

La perfezione in 10″: la velocità secondo Napolitano

29.11.2022
5 min
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Nel giovane gruppo dei velocisti azzurri di cui si parlava nei giorni scorsi con Quaranta e stamattina con Diego Bragato, quelli che trasmettono più esperienza sono Matteo Bianchi e Daniele Napolitano, sebbene il primo abbia 21 anni e il secondo appena 19. Napolitano è di Torino e il velodromo Francone è sempre stato il suo parco giochi, con il supporto di Dario Zampieri, campione italiano del keirin nel 2017 e oggi tatuatore. Il fulmine sul polpaccio sinistro glielo ha disegnato lui, mentre è stato il team della famiglia Ceci a far salire in alto il suo tasso tecnico, in quel periodo nebbioso in cui i velocisti erano a rischio estinzione.

«Tre anni fa – dice Napolitano – c’eravamo solo Matteo Bianchi ed io, quindi non c’era grande voglia di fare risultato perché eravamo da soli in due categorie diverse. Era più difficile. Adesso che si è creato un gruppo. Ci siamo noi e se ne aggiungeranno altri. C’è più stimolo, c’è competizione in allenamento e c’è tanta voglia di far bene, perché siamo sei che hanno dimostrato di andare forte».

Napolitano (a destra) e Bianchi: l’arrivo nel velodromo di Noto dei due velocisti più esperti
Napolitano (a destra) e Bianchi: l’arrivo nel velodromo di Noto dei due velocisti più esperti

Allo stesso modo in cui Bianchi e Predomo corrono con la Campana Imballaggi-Geo&Tex Trentino, dal 2022 Napolitano è tesserato con il Team Colpack-Ballan, che già in precedenza aveva lanciato la carriera di Filippo Ganna e poi si era fatto carico del gruppo di endurance in cui correvano Consonni e Lamon. Oggi gli specialisti sono rimasti in due: Davide Boscaro, che corre nella continental, mentre Napolitano è nel team U23.

Anche tu, come Bianchi, avevi pensato di andare in Svizzera?

Avevo chiesto, mi ero informato, ma soprattutto perché nel periodo invernale Montichiari è chiuso quasi tutti gli anni per lavori. Quindi volevo avere un altro posto per andare ad allenarmi. Sarei andato per conto mio, pagando tutto di tasca mia.

Agli europei Napolitano ha trovato anche Boscaro, compagno di club (foto Team Colpack)
Agli europei Napolitano ha trovato anche Boscaro, compagno di club (foto Team Colpack)
Poi cosa è successo?

Mentre ero lì che ci pensavo, per fortuna è arrivato Ivan Quaranta e ci ha offerto di lavorare tutti insieme, così ho preferito seguire lui che farmi consigliare da un altro che poi non sai mai come va a finire.

E di colpo è rinata la velocità…

Il settore veloce per me è stato sempre molto bello da vedere, bello da vivere. Vedere le gare degli altri mi ha sempre appassionato. E adesso, avendo un gruppo di tutte le età, da Stefano Moro che è elite agli junior di primo anno, ci sono i ragazzini ancora grezzi che devono imparare e i più grandi che possono insegnargli qualcosa. E’ comunque aggiungere qualcosa che il tecnico non sa: un atleta che corre molto durante l’anno, per esempio ti può insegnare qualche malizia.

Quanto dura la costruzione di quei 10 secondi di gara?

Tanto! Passo tanto tempo in palestra, ci sto anche tre ore e mezza. Mi piace stare lì a fare un bel carico. E poi comunque anche noi facciamo i nostri 80-90 chilometri con i vari lavori. Mentre in pista si fanno giornate da 6-7 ore ogni volta. Lavori tanto finché non scendi di un decimo, finché non arrivi ai tempi per qualificarti. Tanti pensano che dietro una volata da 9-10 secondi ci sia solo il provare in pista, invece è molto più complesso di quello che sembra. Perché porti il tuo corpo al limite per quei 10 secondi e devi essere al massimo delle tue condizioni perché non hai il tempo di pensare e gestirti. In quei 10 secondi devi essere a tutta, dare tutto e non sprecare niente.

Gli scalatori hanno l’assillo del peso…

Noi, a differenza di uno stradista che magari fa uscite di 5-6 ore, facciamo molti lavori a secco più brevi in pista, quindi ovviamente dobbiamo stare molto attenti all’alimentazione. Facciamo molti più pasti al giorno di quelli che fa uno stradista. Lo stradista fa due ore in più e perde un po’ di massa grassa. Noi abbiamo questi lavori, poi si fanno 30-40 minuti di pausa, poi si risale in pista. Non hai tempo veramente di consumare la massa grassa, quindi è molto importante mangiare bene. Devi arrivare al momento in cui serve, perché devi fare le prove di gara o devi correre, che il tuo corpo ha energia da vendere.

Un altro modo di mangiare?

Sì, noi mangiamo molte proteine. Io personalmente mangio piatti non tanto abbondanti, però mangio più volte al giorno. Faccio colazione, poi lo spuntino tra la colazione e il pranzo, pranzo, la merenda e la cena. Sono di media in 5-6 pasti al giorno, ma c’è chi ne fa anche di più. Perché bisogna sempre mantenere il corpo con la giusta energia.

Nuovo team per la Segato: promessa mantenuta

29.11.2022
4 min
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Spesso il premio per una bella stagione agonistica arriva proprio alla fine. Il 2022 di Gaia Segato è stato molto ricco, prestigioso, tanto che la junior veneta è ormai agli occhi di tutti considerata l’autentica terza forza del ciclismo azzurro di categoria, dietro le due primattrici Ciabocco e Venturelli. Se ne sono accorti soprattutto i responsabili della Top Girls Fassa Bortolo, che non hanno tardato a metterla sotto contratto e farne un perno dell’opera di rifondazione della loro squadra.

A dir la verità, il contatto con la Segato era iniziato molto prima e tutte le prestazioni succedutesi nell’anno non hanno fatto altro che confermare che la scelta operata era stata quella giusta: «Ne avevamo già parlato a inizio anno – racconta Gaia – poi ci siamo tenuti costantemente in contatto. Nel frattempo mi sono arrivate molte proposte, ma io avevo dato la mia parola a Rigato e mi sembrava onesto onorarla fino in fondo, anche perché le prospettive che mi aveva illustrato mi avevano convinto».

La pagina del sito con cui la Top Girls ha salutato l’arrivo di Missiaggia, Righini e Segato
La pagina del sito con cui la Top Girls ha salutato l’arrivo di Missiaggia, Righini e Segato
Che voto ti daresti in base alla tua stagione?

E’ stata nel complesso molto positiva. L’accesso alla nazionale è stato non solo la ciliegina sulla torta, ma la dimostrazione che ho lavorato bene. Certo, è mancata la vittoria, ma mi darei un bel 9.

Essere nella stessa categoria con Ciabocco e Venturelli, trovartele sempre davanti è stato un ostacolo, ha avuto un peso negativo?

Sono delle grandi avversarie, questo è sicuro, ma non si può mai dire «se non ci fossero state loro, allora…». Ogni gara fa storia a sé in base a chi partecipa. Io penso di aver imparato qualcosa da ogni gara, anche da quelle dove Eleonora e Federica mi hanno preceduto. C’è sempre da migliorare.

Il podio dei campionati italiani, con la Segato terza insieme a Venturelli e la vincitrice Ciabocco
Il podio dei campionati italiani, con la Segato terza insieme a Venturelli e la vincitrice Ciabocco
Proprio il fatto di non avere mai vinto ha messo però in evidenza le tue capacità nel metterti a disposizione delle compagne e in nazionale questo tuo peso, questa tua duttilità sono emerse chiaramente…

Diciamo che per certi versi è il mio lavoro, io mi metto a disposizione delle altre per portare a casa il miglior risultato possibile. Sia agli europei che ai mondiali ad esempio sapevo che non erano arrivi per me e quindi dovevo essere io a poter favorire chi aveva più possibilità.

Cambio di squadra e nuova categoria: che cosa ti aspetti dal 2023?

In verità non molto. Quest’anno ho gli esami di maturità e fino a giugno prenderanno certamente il sopravvento sulla mia attività sportiva. Alla Top Girls lo sanno e appoggiano in pieno questa scelta, anzi mi hanno incoraggiato. Non mi pongo particolari obiettivi, diciamo che ogni gara sarà utile per capire, voglio crescere pian piano e abituarmi alla nuova categoria.

La Segato si è messa in evidenza al Giro di Toscana, con due Top 10 nelle tappe finali al cospetto delle elite
La Segato si è messa in evidenza al Giro di Toscana, con due Top 10 nelle tappe finali al cospetto delle elite
Conosci già alcune compagne di squadra?

Abbiamo già fatto un primo incontro, tra l’altro ho ritrovato la Bortoli con cui avevo corso insieme a Breganze due anni fa. Con le altre intanto ci siamo conosciute, io dico che è un bel gruppo con il quale si potrà fare molto insieme.

Tu sei esponente di un movimento, quello veneto, che sta producendo molti talenti, come, te a parte, la De Vallier. A che cosa si deve questo momento felice?

Da noi c’è sempre stata molta attività. Ricordo che nelle mie prime gare da bambina dicevano che il mio anno, il 2004, era stato prodigo di cicliste, eravamo sempre tante a gareggiare. Ho ricordi molto belli, ci divertivamo tanto e questo è successo anche andando avanti. Credo che la cosa si ripeterà anche con chi è nata dopo di me.

La veneta, a destra, affiancata alle sue future compagne della Top Girls
La veneta, a destra, affiancata alle sue future compagne della Top Girls
Adesso approdi alla categoria superiore: c’è qualche atleta alla quale ti ispiri?

Innanzitutto la Longo Borghini, sono cresciuta ammirando le sue imprese ed ora che potrò correre nelle sue stesse gare sarà qualcosa di unico. Una ciclista alla quale mi sento però vicina è Marta Cavalli, forse perché ci unisce la passione per la salita.