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Bianchi parla da leader e si mette la velocità sulle spalle

27.11.2022
5 min
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In un anno è cambiato tutto. Nella ancor breve storia di bici.PRO, quando a novembre del 2021 chiamammo per la prima volta Matteo Bianchi nel corso di un’esplorazione attraverso il mondo della velocità azzurra, avemmo la conferma che qualcosa non andasse.

«Siamo da soli – disse – a volte parlo con amici e rivali olandesi e tedeschi e fa pensare sentire il racconto di come vivono e si allenano. In Italia siamo fermi, per colpa di tutti e di nessuno. Per fortuna da gennaio scorso assieme a Miriam Vece siamo entrati nel Centro Sportivo dell’Esercito, che ci aiuta con le spese. Ma l’Esercito non può costruire un velodromo per due-tre atleti. Per questo sto valutando la possibilità di trasferirmi anche io ad Aigle. Hai la pista, la palestra, un allenatore e talenti di alto livello con cui confrontarti e crescere. Nel 2019 mi invitarono per dieci giorni di stage e mi trovai benissimo. E’ tanto che spingo per andarci. Il guaio è che non ci sono posti. Hanno un ostello che fa da base per i ragazzi della pista e ora sono pieni».

Quaranta sta insegnando l’approccio meticoloso al lavoro e Bianchi non ha paura della fatica
Quaranta sta insegnando l’approccio meticoloso al lavoro e Bianchi non ha paura della fatica

L’alternativa è restare

A vederli girare nella pista di Noto, mentre Montichiari è ancora chiuso ma in procinto di riaprire, quel senso di solitudine è un ricordo.

«Ora c’è un gruppo – dice Bianchi – sicuramente siamo un bel po’ di elementi e siamo destinati a crescere, perché anche sotto si sta muovendo qualcosa nelle categorie giovanili. Quindi sono contento. Non volevo andare via tanto per partire, era semplicemente la ricerca di quella che lo scorso anno sembrava l’alternativa migliore. Adesso invece penso che l’alternativa migliore sia restare qui, visti i risultati ottenuti».

Bianchi e Tugnolo, in arrivo dal BMX, che ha appena capito quale sia la linea fino cui dovrà scattare…
Bianchi e Tugnolo, in arrivo dal BMX, che ha appena capito quale sia la linea fino cui dovrà scattare…

Un sistema diverso

E’ bastato l’arrivo di Quaranta e la macchina si è rimessa in moto: Villa non poteva seguire tutto ed era palese che il settore endurance lo assorbisse all’estremo. Un tecnico dedicato che, come ha raccontato giorni fa lo stesso Quaranta, ci mette testa, tempo e passione, e il gioco è fatto.

«E’ cambiato il sistema – spiega Bianchi – in più adesso è meno complicato reclutare i giovani, perché vedono che ci sono degli atleti che ottengono risultati e questo sicuramente li invoglia di più. Dall’altra parte abbiamo la fortuna di essere seguiti da Ivan, che ci capisce e ci conforta veramente. Insomma, prima era un po’ più difficile. Ovviamente Marco (Villa, ndr) aveva da gestire tutti i settori e sicuramente non è facile con la mole di ragazze e ragazzi che ci sono». 

Prove di partenza, Bragato al cronometro: Bianchi ha fatto registrare i tempi migliori
Prove di partenza, Bragato al cronometro: Bianchi ha fatto registrare i tempi migliori
Che giudizio dai del Quaranta tecnico?

Ivan è sicuramente è uno con cui si lavora e vuole che i lavori siano  fatti bene. Poi ovviamente da atleta, nel momento in cui vuoi dimostrare al tuo cittì che ci sei, che sei sempre pronto e che vuoi essere il migliore, sicuramente hai più stimoli se dall’altra Ivan sa dare le giuste risposte sui risultati. Quindi credo sia un tecnico completo. Sta lavorando nel modo giusto, io mi trovo benissimo.

Contento che ci sia un po’ di competizione interna?

Sì, assolutamente. I posti per la velocità olimpica sono tre, massimo quattro, e in questo momento siamo più di tre o quattro. Quindi ovviamente, come è successo nel quartetto che la competizione ha portato a vincere le Olimpiadi, speriamo che succeda la stessa cosa anche qua.

La tua squadra ha subito creduta in te e Predomo, ti sembra che stiano arrivando anche ragazzini con l’idea delle discipline veloci?

Confermo che la mia squadra Campana Imballaggi-Geo&tTex Trentino mi dà una grossa mano su tutto, anche in termini di supporto per l’allenamento quando siamo a casa. All’inizio eravamo solo Mattia ed io, ma ora stiamo reclutando un po’ di altri ragazzi. Alessandro Coden si sta muovendo in questa direzione, appunto per dare la possibilità ad altri ragazzi che vengono dalla strada di intraprendere questa via. Trovare una squadra under che si prende l’incarico di ospitare, tra virgolette, dei giovani che non portano visibilità dal punto di vista delle gare su strada è un bell’impegno. Quindi sicuramente bisogna farle un bel merito.

Il lavoro in palestra era alla base anche della velocità di Quaranta, ma da allora i lavori sono cambiati
Il lavoro in palestra era alla base anche della velocità di Quaranta, ma da allora i lavori sono cambiati
Entrare nell’Esercito ha cambiato qualcosa?

E’ un altro elemento fondamentale che quest’anno mi ha portato avere degli ottimi risultati. L’Esercito dà tranquillità, dà conforto se hai qualche problema. Loro ci sono sempre, ci danno la possibilità di fare la nostra attività in tranquillità e questa non è una cosa scontata. E appunto, insomma, fra tutti gli elementi che ci sono adesso, si è creato un bel… cerchio di lavoro.

La qualifica olimpica è più un obiettivo o un sogno?

Un obiettivo sicuramente, senza obiettivi non si va da nessuna parte. I sogni ogni tanto magari si mettono anche nel cassetto, ma gli obiettivi sicuramente sono lì per essere raggiunti.