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Bragato: la palestra del velocista mix di velocità e controllo

29.11.2022
5 min
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Nell’ultima mattinata con la nazionale dei velocisti a Noto, mentre nella palestra si ripetevano esercizi e recuperi, ci siamo messi a parlare con Diego Bragato. Il capo dello staff performance delle nazionali, la cui intervista sull’attività juniores gli ha portato consensi e reazioni che non immaginava, aveva appena finito di parlare con Daniele Napolitano della sua tecnica di alzata del bilanciere. Ci eravamo accorti, da profani del gesto, che con l’aumento dei carichi, al culmine dell’alzata da terra il torinese con la mano destra sostenesse il bilanciere unicamente con il pollice.

«Succede – spiegava Bragato – quando non hai iniziato da piccolo a lavorare con i pesi e non hai la mobilità articolare necessaria. Daniele non riesce a ruotare completamente il polso all’indietro e se ci provasse, rischierebbe di farsi male. Parliamo comunque di esercizi tecnici abbastanza complessi, per cui è tutto molto individualizzato. Quello che chiediamo da anni nei corsi di formazione, è che i ragazzi crescano con la cultura del lavoro in palestra. Non pensando a quanto peso alzino, andrebbe bene che lavorassero anche con un bastone della scuola. E’ importante che imparino a fare i movimenti base dell’atletismo e della pesistica, perché servono per completare l’atleta».

Bragato ha messo il suo staff al lavoro sul gruppo di Ivan Quaranta
Bragato ha messo il suo staff al lavoro sul gruppo di Ivan Quaranta
Anche questo tipo di tecnica può fare la differenza?

C’è chi ha la cultura del lavoro in palestra, quindi conosce già molto bene i lavori di squat, le girate, le alzate e quant’altro. E chi invece non li conosce proprio, per cui dedichiamo molto tempo anche ad insegnare la tecnica del gesto. Ad esempio Tugnolo viene dalla Bmx, una disciplina che ha la cultura della palestra. Tanti esercizi li conosce già molto bene, quindi è più facile lavorarci, visto che ha già dimestichezza col gesto tecnico e con l’uso del bilanciere.

Come nasce il protocollo di lavoro dei velocisti azzurri in palestra?

Lo abbiamo studiato con Marco Compri, ma anche confrontandoci con gli altri ragazzi dello staff performance. Adesso che abbiamo allargato il gruppo, è bello anche confrontarsi con esperienze e visioni diverse. E’ un protocollo di lavoro interessante perché abbiamo sviluppato la filosofia su cui lavoriamo da anni.

Quello che conta nel protocollo di lavoro dei velocisti sono precisione e velocità del gesto
Quello che conta nel protocollo di lavoro dei velocisti sono precisione e velocità del gesto
In quale direzione?

Facciamo esercizi che derivano dalla pesistica, ma abbinati al concetto del controllo del gesto, che per me è fondamentale in uno sport complesso come quello della bici. Il controllo di come applichiamo la forza è fondamentale se legato alla velocità, dato che la potenza è una funzione della forza e della velocità. Di conseguenza il carico effettivo, considerato come il peso che alzano, è l’ultima delle nostre priorità.

Quindi c’è un’esigenza di potenziamento ma anche di ottimizzazione del gesto in sella?

Lavoriamo tanto sul controllo e la velocità del gesto, considerando poi i tempi di applicazione effettivi della forza sui pedali. Il connubio è proprio fra il peso e la velocità di esecuzione del gesto. Una volta ottenuto il controllo, pensiamo ad aumentare il carico. Se la velocità del gesto rientra all’interno di certi range, poi ce lo ritroviamo quando siamo in bicicletta.

Abbiamo assistito a giornate pesanti, con carichi di lavoro in palestra e lavori sulle partenze da fermo in pista.

Quelle sono giornate concentrate sui massimali di forza. Quindi i ragazzi hanno lavorato sia in palestra sia poi sulle partenze, che sono il gesto specifico che ci permette di richiamare il massimale

In quale fase passano alla velocizzazione?

Quando escono su strada. In quel caso fanno lavori a frequenze di pedata abbastanza alte, con lavori specifici da uno a tre minuti, che devono richiamare l’aspetto nervoso. Va considerato il nesso tra forza e velocità, quindi la frequenza di pedalata è sempre la componente fondamentale anche nelle gare. Qualcosa fanno un po’ tutti i giorni, però in realtà i lavori veri si fanno due volte a settimana. 

In che modo continua la loro preparazione?

Faremo dei raduni a Montichiari, dove continueremo col volume in palestra e i lavori in pista, ma ad un’intensità e una qualità superiori.

Bragato spiega che la fase di partenza (qui Bianchi con Quaranta) permette di richiamare i massimali di forza
La fase di partenza (qui Bianchi con Quaranta) permette di richiamare i massimali di forza
L’alimentazione del velocista è pari a quella dello stradista o dell’inseguitore?

No, è un altro mondo. Il velocista è un atleta che stimola tutta un’altra cascata ormonale, tutt’altro tipo di metabolismo. Quindi anche l’alimentazione deve andare di conseguenza. La massa muscolare, quindi la massa magra è importante perché il gesto sia efficace, quindi devono lavorare anche su quella. Sappiamo bene che la potenza non è legata solo alla massa, ma anche alla velocità. Ci sono atleti potenti, non per forza con masse importanti, ma ugualmente la parte muscolare devono preservarla e alimentarla. Quindi la parte proteica nella loro alimentazione svolge un ruolo predominante, anche più dei carboidrati che sono alla base del ciclismo più tradizionale.