Una donna a capo di un team maschile: l’esempio della De Jonckere

29.11.2022
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Non c’è solo la Luperini. In contemporanea con la Toscana approdata alla guida del Team Corratec, un’altra formazione professional, l’americana Human Powered Health ha affidato le “chiavi della squadra” a Ro De Jonckere, manager belga con una vasta esperienza nel mondo del ciclismo maschile. Ro si è fatta la sua gavetta iniziando oltre vent’anni fa seguendo le orme di suo padre, dirigente della Domo Farm Frites che era l’antecedente dell’attuale Quick Step.

«Devo molto a Nico Mattan, un ex corridore che era venuto a vivere proprio accanto alla mia famiglia – racconta Ro – Nico mise in contatto mio padre, che era il direttore marketing della Domo, con Patrick Lefevere, dando così vita al team. Nel 2004 mi diplomai a scuola, nel team serviva qualcuno che lavorasse in ufficio, era per me una bella esperienza professionale così iniziai».

Lo Human Powered Health, con diversi nomi, è in attività dal 2007
Lo Human Powered Health, con diversi nomi, è in attività dal 2007
Hai lavorato 12 anni con Lefevere e 5 anni con Douglas Ryder: che cosa hai imparato da loro?

Penso di poter dire di aver imparato dai migliori. Ho imparato molto sul ciclismo in generale e molto sul business del ciclismo, perché Patrick è un ottimo uomo d’affari. E una delle cose che ricorderò sempre di lui è che mi diceva sempre di stare calma. Sua madre è sempre stata presa dal panico, è una cattiva consigliera e le decisioni affrettate spesso sono decisioni sbagliate. E penso che sia stato un ottimo consiglio. Anche Douglas è un ottimo manager, con una visione più ampia dello sport, che va al di là delle semplici prestazioni. Inoltre, il collegamento con l’ente di beneficenza del Qhubeka è stato davvero un colpo d’occhio che ti mostra cosa può fare lo sport e qual è il suo potere. E c’è bisogno di qualcosa in più oltre al solo lato prestazionale delle cose.

Rispetto alla Luperini, tu hai sempre lavorato in ambito maschile: è un vantaggio?

Non so se sia un vantaggio. L’anno scorso è stato il primo anno in cui sono entrata in contatto con il ciclismo femminile e devo dire che ho cercato di recuperare molto. Penso di aver partecipato solo ad alcune delle nostre gare maschili con la squadra l’anno scorso, ma sono andata a molte gare femminili per capire, perché era davvero una novità per me. Il ciclismo femminile sta davvero crescendo molto, ma ha ancora molta strada da fare. E penso che possa tornare utile portare un po’ dell’esperienza del ciclismo maschile in quello femminile. Certo, ha i suoi aspetti unici e non dovremmo volere che sia completamente uguale. Ma d’altra parte, dato che il ciclismo femminile è più giovane e ancora molto in crescita e in via di sviluppo, ci sono molti aspetti del ciclismo maschile che possiamo usare per far crescere il ciclismo femminile.

La De Jonckere al Tour Femmes 2022, dov’era tra le diesse del team americano
La De Jonckere al Tour Femmes 2022, dov’era tra le diesse del team americano
Attualmente quali sono le principali differenze fra ciclismo maschile e femminile e secondo te sono maggiori rispetto agli altri sport?

Penso che la differenza principale per il momento sia che hai un gruppo molto piccolo di ciclisti davvero forti e manca una buona base per il momento. Tutte le grandi squadre ora stanno fondando una sezione femminile, ma al momento non ci sono abbastanza brave donne per riempire tutte quelle squadre più grandi. Penso che tra qualche anno la situazione migliorerà perché si sta investendo sulle giovani e sullo sviluppo del ciclismo femminile. Penso che per il momento la differenza più grande sia ancora il fatto che la professionalità per molto tempo non è stata allo stesso livello degli uomini. Come, per esempio, adesso vedi che le squadre femminili hanno anche nutrizionisti e allenatori e l’intero ambiente intorno alle squadre femminili sta diventando sempre più professionale e questo aiuterà molto anche a salire al livello successivo.

Ora sarai la responsabile massima in un ambiente quasi completamente maschile: temi ci sia un atteggiamento diverso di corridori e dirigenti verso di te rispetto a un maschio?

No, non proprio, perché vado in bicicletta da quasi 20 anni. È sempre stato un ambiente molto maschile. In molti casi ero l’unica donna della squadra , ma non ho mai pensato che fosse uno svantaggio o che le persone mi vedessero in modo diverso per questo. Ho sempre avuto la sensazione che le persone mi rispettassero per quello che stavo facendo e non per il mio genere. Quindi, personalmente, non ho grossi problemi.

Chad Haga, leader della squadra americana, reduce da una stagione sottotono
Chad Haga, leader della squadra americana, reduce da una stagione sottotono
Quanto è importante il lavoro del tuo team per l’evoluzione del ciclismo americano?

Molto, soprattutto ora che nel post Covid il ciclismo in America è davvero a un livello basso. Quest’anno abbiamo avuto solo una grande gara negli Usa, la Maryland Classic. So per certo che il Maryland Classic vuole organizzarsi di nuovo l’anno prossimo e stavano anche parlando di organizzare la gara femminile. E speriamo che molti altri organizzatori seguano l’esempio. Noi come squadra americana siamo ovviamente un po’ gli ambasciatori del ciclismo a stelle e strisce, anche se date le circostanze, per il momento, il 95% della nostra attività si svolge in Europa.

E cosa ti aspetti dalla prossima stagione? Quali sono i corridori su cui puntare?

Quest’anno abbiamo fatto alcune buone aggiunte alla nostra squadra. Ora abbiamo 22 corridori. Ci aspettiamo molto da loro, soprattutto nelle gare fiamminghe e contiamo molto sul nostro velocista, il polacco Stanislav Aniolkowski. Abbiamo investito tutto intorno alla squadra, abbiamo assunto un nutrizionista e stiamo lavorando con alcuni allenatori extra. Quindi speriamo di essere in grado di alzare il nostro livello il prossimo anno. Per la squadra femminile abbiamo anche alcune nuove atlete, puntiamo molto sulla polacca Pikulik e la cipriota Christoforou, che ha avuto un po’ di problemi di salute l’anno scorso ma verso la fine dell’anno abbiamo già visto che il livello stava migliorando molto. E poi anche Alice Barnes è una delle nostre nuove risorse. Penso che in entrambe le squadre abbiamo fatto delle buone aggiunte e speriamo di sì. Abbiamo una buona stagione.

Aniolkowski, nuovo acquisto dalla Bingoal Pauwels, sarà il velocista leader nelle classiche
Aniolkowski, nuovo acquisto dalla Bingoal Pauwels, sarà il velocista leader nelle classiche
Il tuo team maschile è da anni nel ciclismo. E’ possibile un salto fra le WorldTour nel futuro?

Questa è la nostra ambizione. La nostra squadra femminile, come sapete, è già nel WorldTour. Siamo l’unica squadra in cui le donne sono nel WorldTour prima degli uomini. E speriamo un giorno di poter fare lo stesso con la nostra squadra maschile. Ma come sai, non è così facile, non è solo una questione di budget. Stiamo cercando di migliorare la nostra squadra e tutto ciò che la circonda. E speriamo davvero che un giorno quel futuro possa essere il World Tour. Di sicuro ci proveremo.

Rosa e il ritorno in mtb: retroscena e lavoro per la nuova avventura

29.11.2022
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A soli 33 anni Diego Rosa lascia la strada… ma non il ciclismo. L’atleta piemontese, infatti passerà, o meglio tornerà, alla mountain bike. La sua vecchia casa. Il suo primo amore. E si sa: il primo amore non si scorda mai.

Rosa difendeva, e difende ufficialmente fino a fine anno, i colori della Eolo-Kometa. Con questo team ha corso due stagioni. Si è ben difeso e quest’anno al Giro d’Italia ha lottato a lungo per vestire la maglia blu di miglior scalatore.

Domenica scorsa, Rosa (classe 1989) era a Monaco per l’evento Beking
Domenica scorsa, Rosa (classe 1989) era a Monaco per l’evento Beking
Diego, come va? Come ti sembra questo “nuovo vecchio” inverno?

Eh, sono un po’ spaesato. Cambiare aria ci sta! Ma per il resto tutto è molto simile. Esco in allenamento, la preparazione è più o meno quella… cambia il mezzo.

E come ti stai trovando?

Diciamo che come ho lasciato ho ripreso. Abbandonai la mtb che arrivavano le prime full, ho ripreso la mtb con una full. Quella volta quando provai quel tipo di bici dopo un chilometro di discesa “pizzicai” la posteriore. E stavolta dopo il primo chilometro di discesa di nuovo ho bucato. Nonostante liquidi, mousse… non è cambiato niente! Scherzi a parte, con le 29” faccio un po’ di fatica a girare nei tornanti stretti. Rispetto alle bici di una volta sono più grosse, ma per il resto la guida si è molto semplificata.

Definisci semplificata…

Queste bici ti perdonano molto. Se prima sbagliavi, arrivavi troppo veloce o cambiavi idea nell’approcciare un sasso, per dire, erano problemi. Con queste bici invece ci passi sopra. Ti permettono di correggere, magari la traiettoria non è ideale, ma non cadi.

Diego sta insistendo molto con la palestra e in particolare con la parte alta del corpo
Diego sta insistendo molto con la palestra e in particolare con la parte alta del corpo
Come ci stai lavorando?

Ho iniziato in queste settimane e dal punto di vista tecnico, del setup non è così semplice. Una volta la forcella era aperta o chiusa, adesso ne uso una elettronica: devi regolare l’affondo, il ritorno, la pressione… e anche per questo non sto facendo molte uscite su strada in allenamento: quattro uscite su sei sono in mtb, voglio riabituarmi a questo mezzo. Magari più in là farò la metà su strada e la metà offroad. 

E’ comprensibile…

E poi ogni giorno mi viene in mente una cosa nuova. Esco sempre regolando qualcosa. Nei primi giorni per la pressione mi regolavo col vecchio metodo del dito. E a forza di sgonfiare ero arrivato a 0.9 bar… un po’ poco! E infatti mi sono detto: “Ecco perché bucavo!”. Quindi per ora sono molto concentrato sul setup.

Hai accennato che la preparazione è molto simile, ma qualcosa di diverso ci sarà pure?

Ho fatto uno stacco identico alle altre stagioni su strada. Quindi tre settimane di vacanza, una settimana di ripresa molto calma e poi la preparazione vera e propria. Di certo faccio più palestra, soprattutto per la parte alta del corpo. Avevo perso tanto in questi anni su strada. Quello è peso da portare in giro, qui invece sono muscoli che servono. In allenamento quando faccio le discese lunghe a volte mi devo fermare. Mi fanno male le braccia, le mani… per non parlare delle scapole. Anche per questo preferisco uscire di più in mtb.

In estate, quando in Italia non c’erano gare, Rosa ha preso parte ad un paio di marathon in Mtb
In estate, quando in Italia non c’erano gare, Rosa ha preso parte ad un paio di marathon in Mtb
Parliamo invece un po’ del recente passato. Come hai vissuto il momento dell’addio alla strada?

In modo molto leggero. Credevo mi sarebbe pesato di più, invece è stato tranquillo. Avendolo già in prospettiva, non mi è pesato. Se invece non avessi avuto già un contratto pronto magari sarei stato depresso.

Quindi questa estate quando hai preso parte alla Dolomiti Superbike già sapevi che saresti tornato su strada?

No, no… avevo chiesto alla squadra già a febbraio di partecipare a quel paio di corse estive. Coincidevano con un periodo di lontananza dalle gare su strada. Vero, ho sempre detto che il giorno che avrei chiuso con la strada avrei fatto un anno in mtb, ma in quel momento non immaginavo ancora che sarebbe successo quest’anno.

C’è qualcosa che non ha funzionato?

Diciamo che ci sono stati un po’ di problemi di comunicazione con la squadra. Io avrei fatto ancora un anno, ma forse questa è stata la mia fortuna.

Al Giro d’Italia, Rosa ha indossato la maglia blu per sei giorni. Chiude la sua carriera su strada dopo 10 stagioni
Al Giro d’Italia, Rosa ha indossato la maglia blu per sei giorni. Chiude la sua carriera su strada dopo 10 stagioni
Perché?

Io ero in grado di continuare e credevo di avere ancora una stagione davanti. E a dire il vero avevo avuto anche delle offerte buone da team WorldTour. Io non volevo cambiare squadra. Sembrava tutto okay, poi quando mi hanno detto che non mi avrebbero rinnovato il contratto era tardi. Non volevo tornare indietro a chiedere con la coda tra le gambe a chi mi aveva fatto un’offerta… Un po’ mi “giravano”. Ma va bene così: a 33 anni va bene così e va bene come sto adesso.

Dal canto tuo pensi di aver fatto qualche errore, di aver dato sempre il 100 per cento?

Col senno del poi sempre qualcosa si può fare meglio, ma se tornassi indietro farei esattamente ciò che ho fatto e quindi gli stessi eventuali errori. Sì, ci sono stati dei periodi di riposo in mezzo alla stagione, ma quando dovevo fare il corridore l’ho fatto al 100 per cento. Sì, rifarei tutto.

Torniamo alla mtb: sai già che calendario farai?

Al 99 per cento dovremmo partire dall’Andalucia Bike Race (un’importante corsa a tappe in mtb, ndr) e poi fare le maggiori corse del calendario italiano. A me piacerebbe molto anche fare la Coppa del mondo che, dovrebbe tornare anche nelle marathon. O comunque prendere parte alle prove della Marathon Series, vale a dire le più importanti gare internazionali. Vediamo l’UCI cosa ci farà sapere.

Bragato: la palestra del velocista mix di velocità e controllo

29.11.2022
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Nell’ultima mattinata con la nazionale dei velocisti a Noto, mentre nella palestra si ripetevano esercizi e recuperi, ci siamo messi a parlare con Diego Bragato. Il capo dello staff performance delle nazionali, la cui intervista sull’attività juniores gli ha portato consensi e reazioni che non immaginava, aveva appena finito di parlare con Daniele Napolitano della sua tecnica di alzata del bilanciere. Ci eravamo accorti, da profani del gesto, che con l’aumento dei carichi, al culmine dell’alzata da terra il torinese con la mano destra sostenesse il bilanciere unicamente con il pollice.

«Succede – spiegava Bragato – quando non hai iniziato da piccolo a lavorare con i pesi e non hai la mobilità articolare necessaria. Daniele non riesce a ruotare completamente il polso all’indietro e se ci provasse, rischierebbe di farsi male. Parliamo comunque di esercizi tecnici abbastanza complessi, per cui è tutto molto individualizzato. Quello che chiediamo da anni nei corsi di formazione, è che i ragazzi crescano con la cultura del lavoro in palestra. Non pensando a quanto peso alzino, andrebbe bene che lavorassero anche con un bastone della scuola. E’ importante che imparino a fare i movimenti base dell’atletismo e della pesistica, perché servono per completare l’atleta».

Bragato ha messo il suo staff al lavoro sul gruppo di Ivan Quaranta
Bragato ha messo il suo staff al lavoro sul gruppo di Ivan Quaranta
Anche questo tipo di tecnica può fare la differenza?

C’è chi ha la cultura del lavoro in palestra, quindi conosce già molto bene i lavori di squat, le girate, le alzate e quant’altro. E chi invece non li conosce proprio, per cui dedichiamo molto tempo anche ad insegnare la tecnica del gesto. Ad esempio Tugnolo viene dalla Bmx, una disciplina che ha la cultura della palestra. Tanti esercizi li conosce già molto bene, quindi è più facile lavorarci, visto che ha già dimestichezza col gesto tecnico e con l’uso del bilanciere.

Come nasce il protocollo di lavoro dei velocisti azzurri in palestra?

Lo abbiamo studiato con Marco Compri, ma anche confrontandoci con gli altri ragazzi dello staff performance. Adesso che abbiamo allargato il gruppo, è bello anche confrontarsi con esperienze e visioni diverse. E’ un protocollo di lavoro interessante perché abbiamo sviluppato la filosofia su cui lavoriamo da anni.

Quello che conta nel protocollo di lavoro dei velocisti sono precisione e velocità del gesto
Quello che conta nel protocollo di lavoro dei velocisti sono precisione e velocità del gesto
In quale direzione?

Facciamo esercizi che derivano dalla pesistica, ma abbinati al concetto del controllo del gesto, che per me è fondamentale in uno sport complesso come quello della bici. Il controllo di come applichiamo la forza è fondamentale se legato alla velocità, dato che la potenza è una funzione della forza e della velocità. Di conseguenza il carico effettivo, considerato come il peso che alzano, è l’ultima delle nostre priorità.

Quindi c’è un’esigenza di potenziamento ma anche di ottimizzazione del gesto in sella?

Lavoriamo tanto sul controllo e la velocità del gesto, considerando poi i tempi di applicazione effettivi della forza sui pedali. Il connubio è proprio fra il peso e la velocità di esecuzione del gesto. Una volta ottenuto il controllo, pensiamo ad aumentare il carico. Se la velocità del gesto rientra all’interno di certi range, poi ce lo ritroviamo quando siamo in bicicletta.

Abbiamo assistito a giornate pesanti, con carichi di lavoro in palestra e lavori sulle partenze da fermo in pista.

Quelle sono giornate concentrate sui massimali di forza. Quindi i ragazzi hanno lavorato sia in palestra sia poi sulle partenze, che sono il gesto specifico che ci permette di richiamare il massimale

In quale fase passano alla velocizzazione?

Quando escono su strada. In quel caso fanno lavori a frequenze di pedata abbastanza alte, con lavori specifici da uno a tre minuti, che devono richiamare l’aspetto nervoso. Va considerato il nesso tra forza e velocità, quindi la frequenza di pedalata è sempre la componente fondamentale anche nelle gare. Qualcosa fanno un po’ tutti i giorni, però in realtà i lavori veri si fanno due volte a settimana. 

In che modo continua la loro preparazione?

Faremo dei raduni a Montichiari, dove continueremo col volume in palestra e i lavori in pista, ma ad un’intensità e una qualità superiori.

Bragato spiega che la fase di partenza (qui Bianchi con Quaranta) permette di richiamare i massimali di forza
La fase di partenza (qui Bianchi con Quaranta) permette di richiamare i massimali di forza
L’alimentazione del velocista è pari a quella dello stradista o dell’inseguitore?

No, è un altro mondo. Il velocista è un atleta che stimola tutta un’altra cascata ormonale, tutt’altro tipo di metabolismo. Quindi anche l’alimentazione deve andare di conseguenza. La massa muscolare, quindi la massa magra è importante perché il gesto sia efficace, quindi devono lavorare anche su quella. Sappiamo bene che la potenza non è legata solo alla massa, ma anche alla velocità. Ci sono atleti potenti, non per forza con masse importanti, ma ugualmente la parte muscolare devono preservarla e alimentarla. Quindi la parte proteica nella loro alimentazione svolge un ruolo predominante, anche più dei carboidrati che sono alla base del ciclismo più tradizionale.

Vita da allievo: ficchiamo il naso nel mondo di Toselli

29.11.2022
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Se la caccia al talento inizia dalla base, il curriculum di Ivan Toselli non sarà passato inosservato. Noi stessi, pur parlando di un allievo, ne abbiamo già scritto. Il titolo italiano di primo anno a Chianciano Terme (con l’inchino alla bici) e la Coppa d’Oro vinta in solitudine al secondo dicono che c’è uno scalatore in arrivo. I 54,5 chili sono solo un numero, ma certo se questo è il punto di partenza, è chiaro che nel suo futuro non ci saranno le volate del Tour.

L’occhio è furbo, la risatina quella ironica dei 16 anni, i piedi per terra. Tanto che quando gli ricordi l’arrivo tricolore alla Van der Poel, i compagni lo prendono in giro: gli inseguitori erano così vicini che per fare la bravata ha quasi rischiato di perdere la corsa.

Il prossimo anno Toselli sarà junior con la Vangi-Sama Ricambi-Il Pirata, per cui ha già iniziato ad allenarsi con i rapporti liberi (tema dibattuto e ancora da approfondire). Anche se la squadra, composta soltanto da ragazzi di primo anno, ha optato per limitarli al 52×11. Le sue giornate sono cadenzate dalla scuola e dalla bici.

Arrivo con inchino. Toselli ha conquistato così il tricolore allievi 2021, ma gli inseguitori erano lì
Arrivo con inchino. Toselli ha conquistato così il tricolore allievi 2021, ma gli inseguitori erano lì
Come ti sei allenato finora?

Uscivo tutti i giorni. A volte facevo riposo il lunedì, mentre il sabato dipendeva dalla domenica. Se dovevo andare alle corse, raramente facevamo grandi cose il giorno prima. Quasi mai.

Il resto della settimana?

Lunedì giratina o proprio riposo. Martedi forza, quindi Sfr e lavori specifici. Mercoledì il lungo: tre ore, tre ore e mezza. Giovedì due ore a sciogliere, con qualche lavoro. Venerdì dietro macchina. E il sabato di nuovo a sciogliere le gambe.

Cosa c’era dentro la distanza?

A volte facevamo le salite forte, oppure preparavamo una corsa e quindi facevamo i treni, volate e cose del genere. Ho fatto sempre 80, massimo 85 chilometri, mentre adesso cambia parecchio. Ci sono i rapporti liberi, quindi bisogna fare molta più forza. E’ aumentato il lavoro in palestra e le ore di allenamento sono un po’ più lunghe. Passeremo a quattro ore e mezza.

Finita la seconda stagione da allievo (la foto si riferisce al 2021), Toselli debutterà fra gli juniores
Finita la seconda stagione da allievo (la foto si riferisce al 2021), Toselli debutterà fra gli juniores
Non avrete il 53 ma il 52, giusto?

Esatto. Ho montato il 52 il mese scorso, prima non mi era mai capitato di allenarmi con i rapporti liberi. Mi sono accorto che è parecchio più duro. A volte quando esco in bici faccio delle volate e mantenere il rapporto è molto difficile.

Hai parlato di aumento del lavoro in palestra?

Anche l’anno scorso ci andavamo, però molto meno rispetto a quest’anno. Andiamo due volte a settimana. Lavoriamo alla pressa, facciamo leg curl, squat e tutta una serie di lavori per le gambe.

Peso forma ancora a 54 chili?

Normalmente peso 54, la settimana scorsa sono andato dal nutrizionista e ora sono 54,5. Al primo anno ero 49, poi sono cresciuto. Il nutrizionista mi ha detto che devo mantenere il peso, quindi devo mangiare. Ora non c’è bisogno di dimagrire. Però alla fine non è che ingrassi. Posso prendere quel chilo in più, due al massimo, ma li smaltisco subito. Anche se crescendo magari aumenterò un po’ di peso, il mio allenatore dice che non mi devo snaturare. Devo coltivare la dote che ho.

In squadra è un piccolo leader, ma lontano dall’apparire troppo pieno di sé
In squadra è un piccolo leader, ma lontano dall’apparire troppo pieno di sé
In che modo è ripreso il lavoro?

Mi ero fermato da quattro giorni, poi ho ripreso con la bici perché mi hanno chiamato a fare dei test con la nazionale il 25 ottobre e quindi ho dovuto trovare di nuovo la gamba. Poi mi sono fermato una settimana e ho ricominciato piano piano con un po’ di corsa, un po’ di esercizi e ora ho iniziato con la preparazione. Fra poco riprendiamo la bici da corsa e uniremo le uscite su strada con il lavoro in palestra. E poi a gennaio si vedrà il nuovo programma, perché lo cambiamo ogni mese.

Come ti organizzi con la scuola?

Ho un accordo, per cui ho tutte le assenze giustificate. Quindi esco sempre alle 12, mangio e alle 14 sono in bici, oppure in palestra. Le distanze si fanno finché c’è luce, visto che alle 16,30-17 ormai è buio, quindi bisogna stare attenti. Ho sempre le luci con me.

Hai parlato di lavori specifici.

Fino alla scorsa stagione, facevamo le 20-40 con 40 secondi di recupero per sei volte, con rapporto libero, come volevi. Invece le Sfr si facevano con il rapporto più duro. Di solito usavamo la salita che si fa per tornare a casa, perché per andare a Sezze, proprio su in paese, la salita c’è sempre. Invece quando facevamo i lunghi, andavamo a cercare salite come Sermoneta e Roccasecca, sempre con l’ammiraglia dietro e il direttore sportivo.

Qui Ivan Toselli con suo padre Agostino, al GP di Ferentino (foto Luca Silvestri)
Qui Ivan Toselli con suo padre Agostino, al GP di Ferentino (foto Luca Silvestri)
Come mangi quando si va a scuola e ti alleni di pomeriggio?

Di mattina faccio una colazione normale e poi faccio lo spuntino a scuola. Oggi il programma prevedeva un panino con prosciutto crudo e pomodorini. A pranzo invece ho mangiato la ricotta con le verdure, mentre la sera devo mangiare pasta. Però cambia, non è sempre uguale. Invece quando rientro dall’allenamento faccio una merenda, che di solito è un frutto.

Torniamo un attimo ai rapporti, che sensazioni hai in bici?

Non sono un velocista, però mi piacciono le crono, quindi dovrò allenarmi bene per spingere il rapporto. Sulla crono si può lavorare, perché vorrei provare a fare qualche risultato. Sui falsopiani invece soffro un po’ perché serve forza esplosiva, che io non ho più di tanto. Se però mi date una salita bella lunghetta, posso fare la differenza

Nei test con la nazionale hai incontrato il cittì Salvoldi?

L’ho incontrato quel giorno a Roma, non lo conoscevo. Ho visto che è una brava persona, ci ha dato anche dei consigli su cosa fare a casa, quali esercizi…

Alla Coppa d’Oro la sua azione solitaria in salita non ha concesso replica ai rivali (foto Coppa d’Oro)
Alla Coppa d’Oro la sua azione solitaria in salita non ha concesso replica ai rivali (foto Coppa d’Oro)
Che effetto fa passargli fra gli juniores, la prima categoria internazionale?

La cosa inizia a farsi seria, perché da allievo ti puoi ancora adattare, ma da junior può anche capitare che ti chiami una squadra pro’ oppure una continental. Io sono dell’opinione che bisogna fare i passi giusti. Quindi due anni negli juniores e poi gli under 23. Se però trovi una squadra pro’ che ti vuole seguire durante il percorso fra gli under 23, tanto meglio.

Hai vinto la Coppa d’oro, avevi vinto il campionato italiano, è facile restare con i piedi per terra?

Il fatto di stare con i piedi per terra è un consiglio che mi hanno dato in tanti. Io non mi monto la testa, sono molto umile. Ho vinto un italiano e la Coppa d’oro, ma non sono nessuno, sono sempre lo stesso Ivan.

Sei scalatore. Su Facebook sei amico di Tonina Pantani, la squadra si chiama Il Pirata Official Team. Chi è Pantani per te?

Un grande scalatore, che quando saliva non lo fermavi. E’ bellissimo rivedere le immagini, veramente un grande corridore. Io sono uno scalatore, più per le corse a tappe. In salita mi piace scattare. Ma ancora devo cominciare. Anzi, forse ci siamo pure sbilanciati troppo.

La generazione Z secondo Garofoli e Umbri

28.11.2022
7 min
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Una “Serata di grande ciclismo”. E’ questo il nome dell’evento organizzato dalla sinergia imprenditoriale tra Maurizio Radi (Fisioradi Medical Center) e Giacomo Rossi (Cà Virginia Country House Bike Resort). Un’occasione per radunare a Pesaro talenti come Garofoli, Carboni, Zana e tanti altri atleti meritevoli del panorama marchigiano e non solo. Nella serata presentata da Ivan Cecchini le immagini e gli ospiti che si sono susseguiti sul palco hanno fatto assaporare un ciclismo che sta crescendo e che è in grado di emozionare.

In un panorama sportivo orfano di talenti come Nibali e Colbrelli, la paura del “vuoto” attanaglia i pensieri di molti tifosi. Talenti come Evenepoel, Van Aert e Pogacar fanno innamorare e stare incollati alla tv milioni di appassionati. Purtroppo però mancano le firme azzurre negli ordini d’arrivo prestigiosi. Così sul palco vediamo premiati Gianmarco Garofoli e Gidas Umbri due interpreti e rappresentanti marchigiani della generazione Z, rispettivamente 2002 e 2001. Due talenti che ci hanno fatto tornare in mente altri quattro nomi, tutti classe 2002. Lorenzo Milesi, Lorenzo Germani, Davide Piganzoli e Davide De Pretto. Gianmarco, Gidas: che cosa pensate di loro?

Milesi anche l’anno prossimo farà parte del Development Team DSM
Milesi anche l’anno prossimo farà parte del Development Team DSM

Milesi, il vento in faccia

GAROFOLI: «Primo anno juniores è arrivato secondo ai campionati italiani a cronometro‚.

UMBRI: «Ti sbagli, era secondo anno, me lo ricordo perché io ho fatto quinto. Aveva battuto Tiberi. E quell’anno Antonio andava forte perché ha vinto il mondiale. Milesi non si conosceva ancora. Io avevo il primo tempo e mi diede qualcosa come 45 secondi. Dissi: “Cavolo questo è un fenomeno”». 

Lo vedete come uno dei più forti della vostra generazione?

GAROFOLI: «Sì, assolutamente».

UMBRI: «A correrci insieme si vede che è uno forte. A volte gli vedi fare delle cose assolutamente non banali. Per esempio alla Per Sempre Alfredo erano in fuga in tre, ha staccato gli altri a 70 chilometri dall’arrivo ed è stato ripreso ai meno 20. Rispetto alla maggior parte degli italiani ha imparato la mentalità straniera, a non aver paura a prendere il vento in faccia». 

GAROFOLI: «Sì è vero, c’ero pure io. Non è un ragazzo che ha paura di prendere vento in faccia. Ecco perché molte volte è stato convocato in nazionale ed è adatto a fare un certo tipo di attività a livello internazionale dove non c’è d’aver paura a spendere energie. Se guardiamo, nel ciclismo di adesso non si va più solo forte negli ultimi cinque chilometri. Si fa la gara a tutta. Io lo vedo come un bel corridore, ci sono anche tanto amico, l’anno scorso abbiamo fatto il ritiro in nazionale insieme e posso dire che è un ragazzo con la testa sulle spalle». 

Germani nel 2023 sarà nella Groupama – FDJ World Tour
Germani nel 2023 sarà nella Groupama – FDJ World Tour

Germani, per le Ardenne

GAROFOLI: «Lo conosco molto bene, è anche stato ospite a casa mia. Un bravissimo ragazzo, un fortissimo ciclista. Quest’anno è riuscito a fare dei bellissimi risultati. Sicuramente aver corso in FDJ ha contribuito a farlo crescere molto».

UMBRI: «L’ho incontrato poco, ma per quello che ho visto va veramente forte. In particolare nelle Ardenne, dove c’è un clima che per un italiano è impossibile. Abbiamo preso, pioggia, neve e grandine con anche una tappa neutralizzata. Lui era l’unico con la maglietta a maniche corte aperta. Aperta! Per uno che abita a Roma fa strano. Lui rispondeva: “Io c’ho caldo”. A parte gli scherzi, è un ragazzo disponibile che spesso vedi lavorare per i compagni. Quando c’è una corsa dura fai fatica a non metterlo tra i primi tre. L’italiano l’ha vinto da solo, non aveva compagni».

Lo vedete pronto per il prossimo anno?

GAROFOLI: «Secondo me sì, perché quest’anno ha fatto vedere di essere prezioso anche per i compagni ed è riuscito a ritagliarsi il suo spazio. Si integrerà bene». 

Piganzoli nel 2023 farà parte ancora del Team Eolo-Kometa
Piganzoli nel 2023 farà parte ancora del Team Eolo-Kometa

Piganzoli, uomo da Giri

GAROFOLI: «Anche lui 2002 lo conosco molto bene. Sia lui che Milesi da juniores erano in squadra insieme. Loro due sono venuti fuori nell’anno del Covid. Il primo anno Milesi aveva fatto bene ai campionati italiani, poi aveva avuto qualche problema e ha corso poco. Anche Piganzoli non ne aveva vinte troppe. Mentre l’anno scorso me lo ricordo molto bene al Giro d’Italia U23 che è arrivato nella top 10 ed è andato molto forte. Quest’anno ci ho corso poco ma l’ho visto al Tour de l’Avenir dove è andato davvero forte». 

UMBRI: «Molto forte e completo. Le volte che abbiamo corso insieme mi è parso un talento puro che potrà fare bene già dall’anno prossimo tra i pro’». 

De Pretto per il 2023 vestirà ancora la maglia Zalf Euromobil Fior (photors.it)
De Pretto per il 2023 vestirà ancora la maglia Zalf Euromobil Fior (photors.it)

De Pretto, sempre al top

UMBRI: «Ci ho corso tanto, quest’anno con il cambio squadra ha trovato un nuovo ambiente con nuovi stimoli. Lui è impressionante, è andato forte dall’inizio dell’anno. Non penso di averlo mai incontrato in un momento no. Nelle corse adatte a lui ha sempre centrato la top 5». 

GAROFOLI: «Ci ho sempre corso insieme fin dagli juniores. E’ un altro talento molto forte». 

UMBRI: «Mi ricordo al Giro del Friuli dove avevi preso quell’imbarcata dove ti spingevo, lui invece quella tappa l’ha vinta (risata di entrambi, ndr)».

GAROFOLI: «Me lo ricordo fortissimo da junior secondo anno insieme a Manlio Moro, erano una coppia incredibile. Quest’anno ci ho corso insieme in Puglia quando sono tornato. Mi ci sono trovato benissimo, è un bravissimo ragazzo ed è cresciuto molto rispetto all’anno scorso, farà bene in futuro. A tutti questi nomi vorrei aggiungere anche Francesco Busatto (2023 Intermarché-Circus-Wanty Development Team, ndr) che ha fatto tantissimi secondi posti e piazzamenti. Gli sono mancate le vittorie, ma è un altro talento della nostra generazione che non si può non menzionare. Ha fatto anche top 10 con i professionisti e non è un risultato da sottovalutare, anzi è tanta roba». 

Il passaggio in team stranieri è obbligatorio per avere più ambizioni nel ciclismo di oggi oppure avete un’altra lettura?

GAROFOLI: «Io personalmente da juniores ho preso la decisione di passare in DSM anche per esperienza personale. Avrei avuto la possibilità di andare in tutte le squadre U23 italiane, ma ho preso questa decisione per andare in una squadra continental che avesse la sorella maggiore WorldTour e quindi avere un piano di crescita già definito. Però era anche una sfida personale, imparare l’inglese, fare un’esperienza di vita fuori dalla mia zona di comfort».

Per voi è una cosa normale quindi che i talenti italiani guardino fuori dai nostri confini già da under?

GAROFOLI: «Secondo me il ciclismo moderno è da considerarsi internazionale. Non c’è bisogno di rimanere per forza in Italia, anzi l’Italia stessa dovrebbe iniziare a importare talenti dall’estero. Poi sono d’accordo, la crescita in Italia dei talenti è importante e chi decide di stare qui fa sempre bene. Più squadre fanno gare internazionali come le continental Zalf e Colpack meglio è». 

Gianmarco Garofoli al rientro ha vinto la Coppa Messapica
Gianmarco Garofoli al rientro ha vinto la Coppa Messapica
Per una generazione forte come la vostra, non pensate ci sia il rischio di venire inglobati dalle WorldTour e diventare ottimi gregari ma senza trovare il giusto spazio? Ad esempio Puccio grande talento tramutatosi in un preziosissimo gregario?

GAROFOLI: «Secondo me no, perché dipende molto dalle ambizioni che si hanno. Se ci si muove bene le squadre sono un mezzo per crescere».

UMBRI: «Puccio ha fatto la sua scelta. E’ andato in uno squadrone come la Sky, ha visto che la maggior parte dei compagni aveva qualcosa in più e ha deciso di mettersi al loro servizio. Ma sono decisioni personali». 

Veniamo a voi due. Una domanda a testa sul futuro. Gianmarco, non è stato annunciato, ma gira voce che manchi solo l’ufficializzazione al tuo passaggio all’Astana WT, cosa ti aspetti dal tuo 2023?

GAROFOLI: «Ancora non posso dire niente, a giorni si saprà qualcosa di più sul mio futuro. Ma dopo quest’anno sono cresciuto molto mentalmente con il problema che mi ha tenuto fuori per mesi. Ho avuto paura di dover smettere e quando ho avuto la possibilità di tornare a correre ho fatto vedere di essere pronto vincendo. L’anno prossimo ho tanta fame e voglia di mettermi in risalto e prendermi quello che quest’anno non ho potuto fare». 

Gidas tu passarai dal Team Colpack Ballan alla Technipes #inemiliaromagna. Cosa ti aspetti dal tuo 2023?

UMBRI: «Non potevo chiedere di meglio. Con “Coppo” ci conosciamo da 4-5 anni, ci parliamo spesso alle corse, mi piace il suo essere diretto. A livello di diesse tra Chicchi, Chiesa, Coppolillo e Cassani che supervisiona credo che sia tra le migliori in Italia. Quest’anno per sfortune o per colpe mie ho fatto una stagione sotto le aspettative. Dal 2023 mi aspetto di riuscire a emergere e vincere». 

EDITORIALE / Giro U23, un’altra fumata nera. Perché?

28.11.2022
5 min
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«Per quanto riguarda l’assegnazione del Giro Under 23 2023 e Giro donne 2024, il Consiglio ha dato mandato agli uffici federali di individuare il procedimento burocratico più celere e nel rispetto delle norme vigenti».

Queste poche righe nel comunicato (appena pubblicato) relativo al Consiglio Federale che si è svolto nel weekend a Riccione sono tutto quello che si può dire al momento sui due Giri d’Italia. Quello delle donne che per il 2023 sarebbe coperto, anche se da settimane risulta impossibile parlarne con il suo organizzatore Ruini. E come lo scorso anno, le squadre non riescono a fare programmi, non sapendo a quale percorso andranno incontro. Quello degli under 23 (in apertura, con Marco Selleri il vincitore 2022 Hayter, foto Extra Giro), che è ancora sprovvisto di una società organizzatrice.

Lo scorso anno fu Infront a salvarlo con un sostegno importante (si parla di un milione di euro, in cambio del quale probabilmente ci si aspettava di poterlo organizzare per gli anni successivi). Ad ora invece non si vede all’orizzonte chi possa farsene carico.

L’interesse di RCS è ben noto, ma il lento lavorìo che si sta svolgendo dietro le quinte non ci offre un’immagine di grande serietà. E poi, bastano sei mesi di lavoro per mettere in strada un Giro d’Italia all’altezza delle ultime edizioni e, ad esempio, del Tour de l’Avenir?

Già lo scorso anno la presentazione del Giro Donne, vinto da Van Vleuten, avvenne in ritardo: qual è la partita quest’anno?
Già lo scorso anno la presentazione del Giro Donne, vinto da Van Vleuten, avvenne in ritardo: qual è la partita quest’anno?

Unire le forze

Fa bene al ciclismo il fatto che sia tutto nelle mani di un solo soggetto? Non sarebbe più redditizio unire le forze, uscendo dalle solite logiche particolari, trattando unitamente i diritti televisivi ed eventuali contributi pubblici? Serve una Lega che lavori, non che soffochi nel commissariamento.

Lo status attuale sicuramente giova al soggetto più forte, che avrà la possibilità di rastrellare sponsorizzazioni sul territorio in un regime di quasi monopolio. Viene però da chiedersi, se così dovesse andare, che cosa resta per altri organizzatori che di anno in anno cercano le risorse per le proprie gare? Pensiamo a un Giro della Lunigiana oppure al Giro del Friuli e tutte le manifestazioni che vivono anche grazie ai contributi pubblici, qualora sugli stessi territori arrivassero i commerciali milanesi a raccogliere il necessario per tre Giri d’Italia.

In Francia con ASO succede a tratti lo stesso, anche se l’atteggiamento della società organizzatrice del Tour verso il movimento è di costruzione e non di mero assorbimento. Tuttavia la Federazione ha ideato la Coupe de France, l’ha offerta a un grosso sponsor come FDJ e ha dato ossigeno agli altri organizzatori. 

ASO organizza anche il Tour de France Femmes, ma anche una bella fetta di prove per le donne
ASO organizza anche il Tour de France Femmes, ma anche una bella fetta di prove per le donne

Il ciclismo nelle scuole

Dopo un po’ ti chiedi anche se abbia senso continuare a parlarne. Da una parte perché immagini che il lettore preferisca sapere di corse, preparazione, tecnica e tutto quello che ne alletta il palato. Dall’altra perché in apparenza non serve a molto. Come è messo il ciclismo italiano?

La salute di un albero, si sa, si misura dalle radici e non dalla chioma, che semmai ne palesa la salute precaria. E cosa c’è alle radici? Come va l’attività giovanile? A giudicare dalla chioma, cioè dalla salute del professionismo, forse qualcosa che non va potrebbe esserci.

Nei giorni trascorsi a Noto con la nazionale della pista, si ragionava ad esempio sulla necessità di intercettare i bambini da piccoli. Qualcuno a Roma ha già pensato di cercare il confronto con il Ministero dell’Istruzione per far entrare il ciclismo nelle scuole?

Il Vittoria Park sarà aperto alle scuole: il modello è esportabile nelle altre regioni d’Italia?
Il Vittoria Park sarà aperto alle scuole: il modello è esportabile nelle altre regioni d’Italia?

I progetti speciali

Per farlo ripartire sul territorio, la Federazione ha avviato una ricognizione dei centri federali per la pista e già in precedenza aveva messo sul piatto dei soldi per sostenere progetti speciali messi in atto dai Comitati regionali.

«Si è conclusa – si legge ancora – l’analisi dei progetti speciali dei Comitati regionali finanziati dalla Federazione oltre al contributo ordinario già corrisposto. Nella riunione odierna ne sono stati approvati altri 13, per un totale di 120.000 euro, che portano l’ammontare complessivo dei progetti finanziati nel 2022 a 200.000 euro».

Abbiamo fatto richiesta all’ufficio comunicazione federale di poter visionare tali progetti, per capire in quale direzione si stiano muovendo i Comitati regionali, cui è demandato il compito di attuare politiche concrete sul territorio.

Il metodo di lavoro approntato per le nazionali funziona: ora però stessa attenzione per la base
Il metodo di lavoro approntato per le nazionali funziona: ora però stessa attenzione per la base

Di sicuro bisogna muoversi. E allo stesso modo in cui il lavoro fatto con le nazionali sta dando ottimi frutti, bisogna affrontare la rifondazione del ciclismo con provvedimenti strutturali e non semplicemente immaginando di tappare i buchi per andare avanti. Serve una visione che probabilmente potrebbe scaturire dal confronto fra tutte le componenti del ciclismo. Nessuno come la Federazione può farsene carico, a patto che si metta in ascolto delle istanze della base. Altrimenti fra breve non ci saranno più professionisti da far correre. Nei primi 50 del ranking mondiale c’è un solo italiano: Lorenzo Rota, quarantottesimo.

Jumbo-Uae, a confronto il 2022 delle due corazzate

28.11.2022
5 min
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Una sfida appassionante, dal primo all’ultimo giorno. Il ranking Uci dice che la Jumbo Visma è la squadra numero 1 davanti alla Uae, le statistiche però recitano un clamoroso pareggio nel numero di vittorie – 48 a testa – totale massimo in tutta la stagione. Abbiamo quindi provato a ripercorrere il 2022 attraverso i successi delle due squadre, come in un videogioco, come se fossero due auto guidate da un joystick, con il traguardo tagliato in contemporanea.

Partiamo da gennaio: una vittoria a testa, con Rohan Dennis che porta il primo successo per la Jumbo al campionato australiano a cronometro, ma a fine mese l’americano McNulty pareggia il conto al Trofeo Calvia. A febbraio però la Uae inizia la sua fuga e si capisce subito che sarà una fuga lunga, con ben 8 successi tra cui i 3 di Pogacar all’Uae Tour (sarebbe quasi il caso di dire che giocando in casa il team ha fatto valere il fattore campo…). La Jumbo risponde con soli 2 successi, ma quello di Van Aert all’Omloop Het Nieuwsblad fa capire le intenzioni del belga.

Subito Pogacar protagonista all’Uae Tour, davanti ai suoi capi…
Subito Pogacar protagonista all’Uae Tour, davanti ai suoi capi…

Uae in fuga solitaria

A marzo arriva l’abbondante doppiaggio del team arabo, che tocca quota 22 successi contro gli 8 di quello olandese. Pogacar fa ancora la parte del leone con 3 vittorie alla Tirreno Adriatico in aggiunta alla straordinaria prestazione alla Strade Bianche. In casa Jumbo Roglic dice la sua con una vittoria di tappa e la classifica finale della Parigi-Nizza, ma sembra poco per contrastare la corazzata degli Emirati.

Corazzata che però, un po’ a sorpresa, resta a bocca asciutta nel mese di aprile. La Jumbo ne approfitta per ridurre lo svantaggio con un bel poker di successi, di cui ben 3 hanno la firma di Olav Kooij, al Circuit de la Sarthe. A maggio i due team non sono fra i più vincenti, ma la Jumbo rosicchia un altro spicchio grazie soprattutto a Bouwman con le sue due vittorie al Giro d’Italia delle 3 totali, mentre la Uae ne assomma solo due.

Bouwman, una delle rivelazioni della Jumbo Visma, protagonista di un grande Giro
Bouwman, una delle rivelazioni della Jumbo Visma, protagonista di un grande Giro

Riscossa Jumbo Visma

Giugno vede le due squadre sfidarsi a viso aperto. In casa Jumbo arrivano ben 10 successi e un giorno è destinato a restare, almeno statisticamente, nella storia. Il 12 giugno infatti la squadra olandese vince ben 3 volte, con Vingegaard la tappa del Giro del Delfinato, con Roglic la classifica finale e con Kooij una frazione dello ZLM Tour. La Uae si ferma a 8 successi, sempre con il famelico Tadej protagonista con tre vittorie nel suo Giro di Slovenia. Totale 32-25 per la Uae, che però comincia a sentire il fiato dei rivali…

Arriva luglio e per la Jumbo è l’apoteosi gialla di Vingegaard. Ben 9 in totale le vittorie con il danese e lo straordinario Van Aert delle giornate francesi che accorciano le distanze nei confronti del team rivale, dove Pogacar limita i danni con 3 vittorie di tappa che però non possono lenire il dolore per la perdita del trono della Grande Boucle. Il computo recita 36-34, è tutto rimesso in discussione.

Marc Hirschi conquista il Giro di Toscana davanti a Rota. Lo svizzero si ripeterà al Giro del Veneto
Marc Hirschi conquista il Giro di Toscana davanti a Rota. Lo svizzero si ripeterà al Giro del Veneto

Volata al fotofinish

Siamo ad agosto e la Jumbo opera il grande sorpasso con 8 vittorie in totale, il doppio dei rivali. L’incertezza su come andrà a finire la sfida regna sovrana. A settembre, mese ricchissimo di eventi, la Jumbo ottiene 3 successi, la Uae uno in più. Il 14 del mese, quasi in contemporanea, lo svizzero Hirschi porta a casa il Giro di Toscana e Trentin una tappa al Giro del Lussemburgo. Alla vigilia del round finale, il tabellone segna 45-44 per la Jumbo.

Ottobre: gli olandesi portano a casa 3 vittorie, ma dall’altra parte si scatena Pogacar che mette in fila Tre Valli e Lombardia. Quattro i successi della Uae, così si chiude la sfida con un salomonico pareggio, 48-48, ma il computo dei punti Uci premia la Jumbo-Visma, per un primato che per i dirigenti arancioni ha un peso enorme, un premio al loro lavoro.

Olav Kooij a sorpresa primatista di vittorie. L’unica sua delusione il 5° posto al mondiale
Olav Kooij a sorpresa primatista di vittorie. L’unica sua delusione il 5° posto al mondiale

Obiettivo 2023

Scendendo nei dettagli, si nota che il Uae Team Emirates, pur lavorando molto sul contorno a Pogacar è ancora strettamente dipendente dallo sloveno, che porta a casa un terzo delle vittorie totali: 16. A seguire c’è Hirschi con 4 e la sproporzione è evidente. In casa Jumbo arriva una sorpresa, il primatista di vittorie è nettamente il giovane olandese Olav Kooji con 12, seguito da Van Aert con 9 e da Roglic e Laporte con 5.

Il concetto è però ribaltato se guardiamo a quanti corridori hanno tagliato per primi il traguardo: nella Uae sono stati ben 16 contro gli 11 della Jumbo e su questo aspetto i diesse del team arabo fanno molto affidamento per ribaltare nel 2023 le sorti della classifica a squadre. Si preannuncia un altro “campionato” incerto fino all’ultimo giorno…

Under 23, continental e gare regionali: i pro e i contro

28.11.2022
5 min
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Nella nostra intervista con Gianni Faresin, è emerso un particolare interessante riguardo un cambio di regolamento per le squadre continental. Dal 2023, infatti, alle gare regionali under 23 questi team potranno schierare solamente ragazzi del primo e secondo anno. Una scelta contestata dallo stesso Faresin e che ha sollevato in noi un po’ di curiosità. Abbiamo così condotto un’indagine coinvolgendo altri direttori sportivi: sia di continental che di team dilettantistici. 

Campionato italiano U23, al via tutte le continental, che però ora alle regionali possono portare solo i più giovani
Campionato italiano U23, al via tutte le continental, che però ora alle regionali possono portare solo i più giovani

I nuovi arrivati

Per questa categoria il ridimensionamento è relativo. Ci sono squadre come la Zalf che hanno rinunciato a molti elite, allo stesso tempo però altri team non considerano queste corse come un campo di interesse. L’esempio è il team Technipes-#inEmiliaRomagna che dal 2023 diventa continental.

«A mio avviso – esordisce il diesse Coppolillo – si dovrebbe lasciare la sola distinzione tra gare under 23 e elite/under 23. I partenti saranno sempre meno e di questo passo le gare regionali rischiano di sparire. In Italia abbiamo 45 squadre fra under 23 e continental, deve esserci spazio per tutti. Noi quest’anno queste gare non le faremo, avendo un solo ragazzo di primo anno. Andremo all’estero e faremo le gare nazionali ed internazionali, quelle più vicine alla nostra categoria».

La Colpack avrà un organico giovane che permetterà di fare la doppia attività
La Colpack avrà un organico giovane che permetterà di fare la doppia attività

Punti di vista differenti

Tra le squadre dilettantistiche i pareri sono differenti, la regola dovrebbe tutelare proprio loro, evitando che le squadre continental arrivino a fare incetta di vittorie e di piazzamenti. 

«Bisognerebbe unificare tutto – ci dice Provini della Petroli Firenze Hopplà – le cose sono cambiate. Non è una regola giusta, ma non si può nemmeno avere capra e cavoli. Con l’avvento delle development chi ha una continental rischia di non avere più spazio per fare le corse con i pro’. A questo punto a cosa serve avere una continental? Soprattutto se poi non abbiamo una WorldTour di riferimento?».

«E’ giusto così – a parlare è Damilano della Ciclistica Rostese – se una squadra ha i soldi per fare la continental è giusto che vada a fare un calendario diverso, di alto livello. Le corse regionali serviranno per i ragazzi che devono ancora crescere per imparare. I miei corridori li ho sempre spronati a fare di più e guardare più in là, a cosa serve venire alle gare regionali ed arrivare in sei nei primi dieci? Non è questo il modo nel quale i ragazzi imparano, devono confrontarsi con livelli superiori per crescere. Se vuoi far crescere corridori, fai gare importanti. Se il tuo obiettivo è far vincere la squadra allora fai le corse di paese».

Valoti e Scarselli

«A noi non cambia nulla – dice Valoti, sponda Colpack – avremo tanti ragazzi di primo e secondo anno e riusciremo a disputare le gare regionali. Il problema delle continental è che diventa difficile partecipare a gare di livello superiore, il budget aumenta e le richieste di partecipare alle corse internazionali non sempre viene accettata. Penso che continuando così il livello under 23 rischia di abbassarsi ulteriormente a causa anche dei pochi partenti che ci saranno alle gare regionali».

Il tema centrale sembra capire quale sia la collocazione giusta delle squadre continental e anche vedere se e come sopravviveranno le corse regionali dopo questa nuova regola. A Valoti risponde virtualmente Scarselli del team Maltinti

«Penso sia corretto – attacca subito – il calendario delle continental non ha senso, non ha una dimensione. Io avrei addirittura fatto una restrizione maggiore impedendo alle continental di partecipare alle corse regionali. E vi dirò di più, limiterei la loro partecipazione alle gare nazionali a cinque o sei continental per volta. Se vuoi fare una squadra di un livello superiore prendendo i corridori migliori, allora vai a fare gare di un livello superiore, lasciando a noi squadre minori lo spazio per fare la nostra attività. Poi di squadre dilettantistiche, escluse le continental, in Italia ne abbiamo quasi trenta, i corridori alle corse non mancheranno».

Il team Palazzago si trova in provincia di Bergamo, a pochi chilometri di distanza dalla Colpack (foto Facebook)
Il team Palazzago si trova in provincia di Bergamo, a pochi chilometri di distanza dalla Colpack (foto Facebook)

Le parole del “Tira”

L’ultimo parere che ci arriva è quello di Paolo Tiralongo, diesse del team Palazzago, piccolo paese alle porte di Bergamo, terra ricca di ciclismo.

«E’ una regola che mi pare quantomeno giusta – ci racconta al telefono – i primi e i secondi anni delle continental è giusto che abbiano la possibilità di fare le corse regionali. Soprattutto i ragazzi del primo anno, per loro il salto di categoria si sente, in più hanno anche la scuola. Dal terzo anno in poi, invece, se fai parte di una continental è giusto che tu vada a fare gare di livello superiore. Altrimenti perché dovrebbero esistere queste squadre?

«Le corse regionali non soffriranno di questa regola – continua – anche perché di solito vi partecipano tra i 120 ed i 130 corridori. E’ vero che ci sono sempre meno ragazzi, ma perché molte squadre chiudono. Questa manovra magari permetterà di salvarne qualcuna».

Dalla BMX alla pista, Tugnolo prova il modello olandese

28.11.2022
5 min
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Riavvolgiamo il nastro fino ai giorni dei campionati europei di Anadia, quando nella velocità a squadre un giovanissimo Matteo Tugnolo, 19 anni, da poco passato alla pista dal più chiassoso mondo della BMX, lanciò il terzetto azzurro a uno storico terzo posto.

C’eravamo anche noi in quelle prime volte nel 2021 in cui il cittì Tommaso Lupi iniziò a portare i suoi atleti a Montichiari, con un atteggiamento curioso e onesto verso i ragazzi. Se qualcuno avesse voluto provare le discipline veloci del ciclismo su pista, lui non si sarebbe opposto. E così diede la sua benedizione proprio a Tugnolo, vincitore di medaglie a europei e mondiali, come pure di prove di Coppa del mondo. Non uno qualsiasi.

Lo stupore di Tugnolo

Come scrivemmo d’estate, il primo a stupirsi per la tanta attenzione sul suo nome fu proprio Tugnolo, che pure a ottenere piazzamenti importanti era mezzo abituato.

«Sono rimasto sorpreso dai risultati ottenuti – disse – sapevo che il ruolo del lancio è perfetto per me, perché riesco a scaricare subito la mia potenza. Con i tecnici avevo subito capito che quello poteva essere il mio primo vero impegno, mentre nelle altre specialità c’è ancora molto da lavorare dal punto di vista tecnico. Quando ho iniziato facevo tempi molto alti, dopo tre mesi il miglioramento nei 200 metri lanciati come anche nel chilometro è stato enorme, oltre le mie aspettative. Io voglio andare alle Olimpiadi e sicuramente questa è la strada più praticabile. So che ci vorrà tempo, ma io voglio seguire questo sogno e sono disposto a qualsiasi sacrificio per realizzarlo».

Dopo il bronzo ad Anadia nella velocità a squadre, gli azzurri hanno partecipato anche ai mondiali elite
Dopo il bronzo ad Anadia nella velocità a squadre, gli azzurri hanno partecipato anche ai mondiali elite

Amore a prima vista

A distanza di pochi mesi, anche Tugnolo ha partecipato al ritiro della pista che si è concluso sabato a Noto. E facendo parte del gruppo dei velocisti, era anche fra quelli che in Sicilia hanno lavorato maggiormente.

«Resto super convinto della decisione che ho preso – ci ha detto – e non me ne sono ancora pentito. Anzi, penso che non me ne pentirò. Non so come andrà a finire, ma speriamo in bene e basta. Quello per la pista è stato amore a prima vista, la prima volta c’è stato un bel feeling. Poi dalla seconda e la terza mi è piaciuto un sacco e ho sempre richiesto al mio cittì di ritornare. Alla fine ci sono ritornato un anno dopo per tutti i vari impegni che avevo con la BMX e ho scelto di restare».

La preparazione in palestra della BMX forse è più impegnativa rispetto a quella della pista
La preparazione in palestra della BMX forse è più impegnativa rispetto a quella della pista

Fra mente e corpo

Se è vero che il grande fenomeno olandese Harrie Lavreysen nacque proprio sulla BMX e poi se ne separò per un infortunio, l’opera di reclutamento fra i rider azzurri può essere un’operazione molto interessante. I ragazzi sono esplosivi e crescono con la cultura della palestra, così che i lavori alla base della velocità non sono per loro indigesti, come per altri che magari arrivano dalla strada.

«Punti di contatto ci sono – spiega Tugnolo – nella velocità, la forza, l’agilità e tutta la componente fisica. E poi è anche tanto mentale. Quanto alla preparazione, i lavori di palestra che si facevano con la BMX sono praticamente identici. Forse quelli erano un po’ più lunghi rispetto a quelli della pista, ma va bene così».

Bici e libertà

E va bene anche il ruolo che gli è stato attribuito, per il quale ha simulato una partenza dietro l’altra, chiedendo di essere ripreso in più video per analizzare il gesto, che non è certo banale.

«Il ruolo dello starter mi piace tantissimo – conferma – perché prendermi questa responsabilità mi gasa. Poi soltanto 250 metri di gara, mi preparo solo per quello e per ora va bene così. Però non crediate che sia una cosa semplice. Dietro c’è tantissimo. Tutti pensano che dietro 250 metri di gara ci sia poco, invece si lavora tantissimo, anche perché si lima sui millesimi. Il gesto tecnico è tutto da costruire, ci sto ancora lavorando per migliorare. Ho tanto margine». 

Cosa resta del vecchio amore? In apparenza la porta della BMX è chiusa, ma più per un fatto di gusto personale, che di interesse specifico.

«Ho fatto ancora due o tre girate -spiega – però appena ci ritornavo sopra, dopo un’ora, un’ora e mezza volevo già scendere, mentre questo non succede quando sono su una bici da pista. E neanche su quella da strada. Riesco a stare tutte le ore che voglio. Stare in bicicletta mi rilassa tantissimo e spingere sui pedali mi dà una sensazione di libertà».