Una stagione in prima linea, Pontoni punta sui giovani

01.10.2022
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Con la tappa inaugurale del Giro d’Italia di ciclocross domenica a Corridonia (MC) si apre ufficialmente la stagione del ciclocross. Un’annata diversa, disegnata senza i vincoli che la pandemia aveva imposto, ma con una struttura che va presa un po’ con le pinze, soprattutto quando, come Daniele Pontoni, sei alla guida tecnica del movimento e devi fare i conti con le diverse esigenze degli atleti che hai a disposizione.

In questi giorni Pontoni è impegnatissimo con il gravel, preparando la storica prima edizione dei mondiali del 9 ottobre in Veneto, ma chiaramente non ha messo da parte il ciclocross che, oltre a essere il suo primo amore, è anche la specialità che più lo impegna e che fino a gennaio lo vedrà girare per i campi di mezza Europa, per continuare quel lavoro che ha dato tanti buoni frutti già nella passata stagione.

Pontoni con la nazionale di gravel. Dopo il 9 ottobre l’attenzione passerà al ciclocross
Pontoni con la nazionale di gravel. Dopo il 9 ottobre l’attenzione passerà al ciclocross

Pontoni e la trasferta in Spagna

Pontoni è intenzionato a proseguire con un filo logico che caratterizza il suo operato: lavorare in prospettiva, quindi operando soprattutto nell’ottica delle categorie giovanili: «Proprio per questo abbiamo scelto di saltare l’apertura della Coppa del mondo in America. Lo scorso anno aveva un senso perché a Fayetteville si sarebbero svolti i mondiali, ora invece abbiamo preferito spostare l’attenzione sulla Spagna. La nostra nazionale, con una decina di ragazzi fra under 23 e juniores vi si recherà per due settimane e un totale di 5 gare per i più grandi e 4 per gli juniores, che tra un weekend e l’altro torneranno in Italia per non saltare la scuola che per me è imprescindibile».

Quando inizierete a seguire il calendario europeo di Coppa?

Già dalla prima tappa, a Tabor il 23 ottobre, ma privilegiando sempre le categorie giovanili, quindi andando in quelle tappe dove esse saranno previste oltre naturalmente alla prova nostrana di Vermiglio del 17 dicembre. Il calendario però mi pare molto interessante, sono state sostituite un po’ di località e questo è sicuramente un bene per allargare la visibilità.

La Coppa del mondo parte dagli Usa il 9 ottobre, esordio europeo a Tabor (CZE) il 23
La Coppa del mondo parte dagli Usa il 9 ottobre, esordio europeo a Tabor (CZE) il 23
L’attività giovanile resta quindi primaria nella tua gestione…

Decisamente e anzi rispetto allo scorso anno ho intenzione di allargare il discorso anche agli allievi, attraverso 3-4 ritiri nei quali faremo dei test per avere un quadro preciso della situazione per gli anni a venire. Abbiamo un movimento effervescente e su questo dobbiamo lavorare pensando al futuro.

A livello assoluto la forte attenzione sul ciclismo femminile, con molte italiane che vanno all’estero nelle squadre WorldTour ti mette in difficoltà?

Relativamente all’inizio di stagione, atlete come Persico e Arzuffi ad esempio non faranno più di una dozzina di gare, anche la Lechner farà un’attività ridotta e anche a livello maschile Toneatti ha avuto dall’Astana il beneplacito solo per un numero limitato di eventi. Questo significa che soprattutto fra le donne si creerà un buco, ma io devo fare i conti con quel che ho a disposizione.

Persico, Toneatti, Bramati e Leone, i primi vincitori del mondiale di Team Relay
Persico, Toneatti, Bramati e – fuori campo – Leone, i primi vincitori del mondiale di Team Relay
E’ vero anche che molto dipende dalla prospettiva con la quale si guarda all’attività: l’evoluzione del ciclismo sta portando sempre più a una selezione del calendario anche da parte delle ragazze come fanno i big del ciclismo maschile…

Io sono abituato a guardare le cose sempre dal punto di vista del bicchiere mezzo pieno. Da parte dei team sto trovando comunque collaborazione, si procede sempre più verso quella strada che gente come Van Der Poel e Van Aert hanno tracciato, selezionando un determinato periodo per la loro attività invernale, ma non rinunciandoci. Per me quel che conta è sapere quando avrò i ragazzi e le ragazze a disposizione, poi lavoro di conseguenza. Ma questo influisce anche sulla scelta primaria di operare soprattutto nel settore giovanile per allargare sempre di più il nostro bacino ciclistico.

Il calendario italiano è rimasto molto ricco, anche dopo la pandemia che aveva spinto la Federazione ad allargare la fascia di gare nazionali…

Questo secondo me è un bene. Prima molte società del Centro-Sud erano costrette a lunghe trasferte e quindi a notevoli esborsi economici. Poter ora scegliere tra più eventi permette di scegliere quelli più vicini e quindi contenere le spese. Io vedo un calendario ben strutturato e che copre tutta Italia (nel complesso ci sono 30 gare, da domenica 2 ottobre al 28 e 29 gennaio 2023 con la rassegna tricolore giovanile, ndr).

Domenica a Corridonia il via al Giro d’Italia di ciclocross, 7 tappe fino a dicembre (foto Passarini)
Domenica a Corridonia il via al Giro d’Italia di ciclocross, 7 tappe fino a dicembre (foto Passarini)
C’è qualche nome sul quale saresti pronto a scommettere a livello giovanile?

Nel mio ruolo non è giusto fare singoli nomi, ma posso dire che sulla base dell’attività dell’ultima stagione abbiamo almeno tre junior che erano primo anno e che ci daranno grandi soddisfazioni, inoltre mi aspetto molto anche dalle ragazze come Venturelli e Corvi che hanno avuto stagioni molto proficue rispettivamente su strada e nella mtb. Dietro poi abbiamo fra gli allievi dei veri talenti che raramente ho visto a quei livelli, quindi sono molto ottimista.

La nuova Persico alla UAE, al bivio fra strada e cross

27.09.2022
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L’annuncio è arrivato ieri, altri seguiranno. Come anticipato nel giorno del bronzo ai mondiali, Silvia Persico è uno dei nuovi acquisti del UAE Team Adq: la squadra di Rubens Bertogliati che il prossimo anno avrà anche altre ragazze della Valcar-Travel&Service e in ammiraglia Davide Arzeni, che di Silvia è l’allenatore.

Il podio di Wollongong segna la vera svolta dopo un anno che prima ha visto la bergamasca prendere il bronzo ai mondiali di cross e poi tuffarsi in modo più convinto sulla strada. Lei a tirarsi indietro, Arzeni a spingerla avanti. I piazzamenti ottenuti le hanno aperto gli occhi.

L’abbiamo incontrata proprio in un giorno australiano, mentre fuori pioveva e lei aveva deciso per un giorno di rifugiarsi sui rulli. I ricci scompigliati, lo sguardo a volte fisso, altre a scrutare nel vociare intorno.

Ti aspettavi una stagione così bella su strada?

Sicuramente no. Ho cominciato bene col cross e poi nelle prime gare su strada sapevo di stare bene, ma non pensavo di fare un Giro e un Tour così. Anche perché pensavo di essere più donna da classiche e non sicuramente da giri a tappe. 

Ti eri mai dedicata seriamente ai giri?

Magari fino a qualche anno fa, cioè fino all’anno scorso non ne avevo mai fatti tanti. Poi l’anno scorso, comunque credo di essere anche maturata fisicamente e mentalmente, ho iniziato a crederci un po’ di più e sicuramente quest’anno si è visto che c’è da fare.

Il podio di Wollongong con Van Vleuten e Lotte Kopecky sarà per Silvia Persico un punto di partenza
Il podio di Wollongong con Van Vleuten e Lotte Kopecky sarà per Silvia Persico un punto di partenza
A questo punto, pensi di continuare d’inverno col cross? 

Sicuramente comincerò più tardi, a dicembre. Non lo so, la vedo come una porta che si sta lentamente chiudendo, anche se da parte mia non me lo sarei mai aspettata. Anche perché il cross fino all’anno scorso era la specialità che mi dava più soddisfazione, quindi metterlo da parte mi fa male (nel 2022 Silvia ha vinto anche il tricolore, ndr). Ma allo stesso tempo so che prima o poi questa decisione, appunto fra cross e strada, dovrò prenderla. Se non abbandonarlo del tutto, comunque accantonarlo un po’.

La nuova squadra ti ha dato indicazioni?

Da parte loro sembra che sia tutto okay, comunque credo che vogliano che io sia performante più su strada. Quindi come ho già detto, farò qualche gara, ma non voglio tirarmi il collo durante tutto l’inverno. Sono molto contenta di aver cambiato squadra, anche se d’altra parte sono un po’… Per 12 anni sono sempre rimasta nella mia comfort zone, quindi adesso cambiare un po’ mi spaventa. Però sono tranquilla e davvero felice di aver preso questa decisione.

Prima di un allenamento, le azzurre si ritrovano con Rossella Callovi, collaboratrice di Sangalli
Prima di un allenamento, le azzurre si ritrovano con Rossella Callovi, collaboratrice di Sangalli
In realtà non cambia proprio tutto, giusto?

Esatto, per fortuna. Il mio preparatore sarà ancora Davide Arzeni. E porterò anche qualche compagna, quindi mi sentirò ancora un po’ a casa. 

Però intanto la “casa Valcar” si sta smontando…

Tutte noi siamo cresciute. Quando Elisa (Balsamo, ndr) ha cambiato squadra, noi abbiamo deciso di stare ancora un anno, ma per crescere abbiamo bisogno di quel qualcosa in più che troviamo nelle squadre WorldTour

Terza nell’ultima tappa del Tour de France, chiuso al quinto posto
Terza nell’ultima tappa del Tour de France, chiuso al quinto posto
Quanto ti è sembrato grande il Tour de France?

Beh, sicuramente è stato qualcosa di magico, non me lo sarei mai aspettato. C’era davvero tanta gente, tanti media, tante interviste, tanta visibilità. Quindi è stato davvero bello e diciamo che se non c’è ancora questa parità tra uomini e donne, credo che siamo sulla buona strada.

Sei più sorpresa per il risultato del Giro o quello del Tour?

Del Tour. Al Giro stavo abbastanza bene, avevo anche delle buone sensazioni, mentre prima del Tour non mi sentivo un granché. Anche nelle prime tappe, ho fatto davvero fatica. Quando ho concluso seconda dietro alla Vos è stato credo uno dei miei giorni più difficili in bici.

Tour de France Femmes, Silvia Persico seconda dietro Marianne Vos a Provins
Tour de France Femmes, Silvia Persico seconda dietro Marianne Vos a Provins
Perché?

Quando nella fuga tiravano Elisa Longo Borghini, Elisa Balsamo e Marianne, pensavo di staccarmi, anzi volevo staccarmi. Ma Davide nella radiolina mi diceva che non potevo. Anche nell’ultima tappa non stavo bene, però l’unica cosa che pensavo era: okay, devi arrivare in cima a questa Planche des Belles Filles, poi finalmente si va al mare. Quindi diciamo che l’ho presa con questa filosofia. 

Arzeni ha sempre creduto in questi tuoi mezzi…

Io credo in me, credo tanto in me, ma sicuramente manca ancora un pochino. La vittoria della tappa alla Vuelta mi ha dato la convinzione giusta per il mondiale (foto di apertura, ndr). Magari con qualche risultato in più posso iniziare a crederci ancora un po’ di più, no? 

Il bronzo di Silvia è un anticipo di futuro

24.09.2022
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Alla fine fu più sorprendente il podio di Fayetteville, ai mondiali di cross dello scorso gennaio. Silvia Persico si infilò di forza nel dominio olandese, arrendendosi solo a Marianne Vos e Lucinda Brand. Oggi a Wollongong, sotto il diluvio australiano che ha portato freddo e sporco sulla corsa, la sensazione che la bergamasca potesse fare qualcosa di buono in fondo c’era. La tappa vinta alla Vuelta e prima ancora il quinto posto del Tour facevano pensare a una svolta imminente. Solo sensazioni, insomma, che lei con il suo fare schivo non sempre autorizzava.

«Le vittorie danno fiducia – diceva l’altra mattina in albergo mentre fuori pioveva – l’ultima alla Vuelta me ne ha data tanta e sono qua. Sono tranquilla, molto tranquilla e vediamo come va. Sicuramente supporterò Elisa Longo Borghini e Balsamo. Poi andrà come deve».

Alla partenza Persico sapeva di essere l’alternativa di Balsamo allo sprint
Alla partenza Persico sapeva di essere l’alternativa di Balsamo allo sprint

Il treno Kopecky

Oggi in quel finale pazzesco incendiato dalla Van Vleuten e dal suo scatto, si è avuta la sensazione che Silvia non sia riuscita a parlare con Elisa Longo Borghini che, in testa alla corsa dall’ultima salita, pensava a come fare la sua volata e poi la dedica giusta. Senza radioline, per parlare bisogna affiancarsi. E proprio mentre Persico si accodava al gruppo di testa e non aveva ancora cominciato a risalirlo, l’olandese col gomito fasciato ha sferrato l’attacco. E per le altre, che cullavano volate e tattiche, si è spenta la luce.

«Non ero il capitano – dice Silvia – ma quando ho visto che Elisa (Balsamo, ndr) si staccava, ho capito che avrei dovuto fare io la volata. Dire che ci sarei riuscita poi era un’altra cosa. Per fortuna mi sono resa conto che nel mio gruppetto c’era Lotte Kopecky e ho avuto la certezza che saremmo rientrate. Quest’anno è cominciato con un bronzo nel cross e finisce con un bronzo su strada. E’ stato decisamente un buon anno».

Accanto a Balsamo fino al penultimo giro, quando Elisa ha ceduto
Accanto a Balsamo fino al penultimo giro, quando Elisa ha ceduto

Decide Van Vleuten

Aveva visto giusto l’altro giorno, individuando nell’Olanda il faro della corsa e nella Van Vleuten l’ago della bilancia nonostante il brutto incidente. Anche sulla necessità di stare unite aveva visto bene. Oggi infatti il ruolo compatto l’abbiamo svolto noi, ma alla fine sono state le arancioni a portarsi via tutto.

«Mi piace questo percorso – diceva Silvia – molto duro e molto veloce. La gara dipenderà anche dall’Olanda e da come faremo la prima salita. Si continua a dire che non andrà via nessuno sullo strappo, ma la penso come Elisa Balsamo. Una Van Vleuten in forma, quando vuole va. Sarebbe capace anche di farsi 100 chilometri da sola, quindi alla fine dipenderà tutto da lei. Da come ha recuperato dalla caduta. L’importante per noi sarà stare tutti insieme».

In cima alla penultima salita con Annemiek Van Vleuten: hanno fatto corsa parallela fino al podio
In cima alla penultima salita con Annemiek Van Vleuten: hanno fatto corsa parallela fino al podio

Da un bronzo all’altro

Si apre con un bronzo e con un bronzo si chiude, perché poi non ci saranno altre corse. Quattro settimane di meritata vacanza e il primo training camp con la nuova squadra che si sussurra sarà la UAE Team Adq.

«In questi mesi sono cambiate tante cose – ammette Silvia venendosi a sedere accanto dopo la conferenza stampa – e secondo me questo bronzo vale più di quello, perché c’è dietro un grande lavoro di squadra. Ringrazio le compagne, perché nonostante non fossi leader della squadra, mi hanno supportato. Quanto allo sprint, credo che semplicemente non ci siamo organizzate con Elisa perché non abbiamo fatto in tempo a capire. La Van Vleuten ci ha beccate mentre pensavamo a cosa fare. Per cui mi prendo questo terzo posto e diciamo che mi aspettavo di fare bene. Sono venuta qua con l’idea di un podio. Magari mi sarebbe piaciuto il bersaglio pieno, ma per chiudere l’anno anche questo bronzo va davvero benissimo».

Capolavoro Van Vleuten: 1.300 metri per prendersi il mondo

24.09.2022
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Una settimana schifosa, una corsa anche peggio. Piove. S’è messo pure a far freddo e il gomito rotto le fa un male cane quando si alza sui pedali e prova a saltare lo strappo. Annemiek Van Vleuten non è una che si piange addosso, ma quando l’altro giorno è caduta al via della cronosquadre e si è rotta il gomito, ha sentito attorno un alone di negatività.

Doveva correre da gregaria per Marianne Vos, invece ne riceve i complimenti
Doveva correre da gregaria per Marianne Vos, invece ne riceve i complimenti

Gregaria di Marianne

Ha trovato la via d’uscita convertendosi in gregaria per Marianne Vos. La figuraccia dello scorso anno andava lavata con una superba prestazione di squadra. Così l’ha riportata sotto al penultimo giro quando l’altra s’è staccata. E poi l’ha vista sparire alle spalle nell’ultimo giro, quando ha capito di non poterci fare più niente. La corsa sta finendo e l’olandese sa che in volata non potrà sorreggere con quel braccio malconcio la potenza delle gambe. E allora fa la sola cosa che le passa per la testa: attacca!

«Non ho avuto un solo secondo da mercoledì – racconta – per pensare o sognare a un mondiale diverso da quello da gregaria. Era tutto andato. Le seguivo in salita, avrei voluto accelerare come sempre, ma non potevo. Degli amici mi hanno detto di godermi la corsa, ma non c’è niente di divertente nel dolore che sentivo. Ci sono stati anni in cui ero la più forte della squadra, ma non era questo il giorno…».

Non c’era niente di divertente, ha detto Van Vleuten, nel dolore al gomito quando si alzava sui pedali
Non c’era niente di divertente, ha detto Van Vleuten, nel dolore al gomito quando si alzava sui pedali

Gruppo compatto

Mancano 1.300 metri e finalmente l’inseguimento fra i due gruppi di testa è finito. C’è voluta una vita, perché nessuna davanti si sentiva sicura di come sarebbe finita rimescolando le carte. Per noi ci sono due azzurre, Persico e la Longo. E mentre siamo lì a chiederci se siano riuscite a parlarsi, un’ombra bianca schizza a doppia velocità sulla destra. Mette la freccia e se ne va. Come Saronni a Goodwood. Come un folletto o un missile.

«Non pensavo a niente – racconta Van Vleuten e fissa il vuoto con i suoi occhi azzurri – se non a spingere a tutta, pensando che mi avrebbero ripresa con lo sprint. Non ci credevo neanche io. Avevo corso per tutto il giorno da gregario, pensando che stasera avrei detto ciao a Wollongong. Invece me ne vado con la maglia iridata e all’arrivo c’è voluto un po’ di tempo per capirlo. E’ la più bella di tutte. Non ho parole. E’ stato un flash, un’ispirazione. Non sentivo più dolore, non sentivo niente…».

La vittoria più bella

Dietro si organizzano, perché manca tanto ed è impossibile che arrivi da sola con tante ragazze veloci alle spalle. Eppure lei non si volta e spinge, mettendo nelle gambe l’amarezza di questi giorni. Massimo rapporto, il braccio rotto che tira e poi si vedrà. Basterebbe che si girasse e forse la prenderebbero, ma lei guarda fisso e la riga è sotto le ruote.

«Questa è la mia vittoria più bella – dice – un’altra maglia iridata dopo che il Covid mi ha rovinato quella del 2019. Questa volta conto di godermela in ogni corsa. Dire come faccia a resistere alla sfortuna che ho spesso in maglia arancione (quella della nazionale, ndr) è un bel viaggio nella mia testa. Provo a non essere negativa. Quando ho rotto il gomito, ho pensato che avrei comunque potuto correre in aiuto della squadra. Mi piace lo spirito che abbiamo costruito questa volta. Cerco di non sprofondare. In tutti i brutti momenti della mia carriera, ho sempre guardato avanti. E’ una abilità che evidentemente ho messo a punto…».

Un anno pazzesco

Quando si allontana verso il controllo medico, ha ancora la stessa espressione incredula che aveva sotto il traguardo. Molto più che alla Liegi, al Giro d’Italia, al Tour de France o alla Vuelta. Ha vinto il mondiale e il suo attacco nel finale è stato un vero capolavoro, un colpo di genio mentre tutte le altre si concentravano sulla volata. Le ha svegliate come le dita nella presa, ma prima che reagissero lei era già lontana. Da italiani avevamo altre ambizioni e il bronzo di Silvia Persico è un’altra storia da raccontare. Ma davanti a una vittoria come questa e anche se piove, siamo tutti qui a toglierci il cappello.

Gasparrini, la vittoria che scaccia la sfortuna. E ora il WorldTour

24.08.2022
6 min
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Era la giornata che inseguiva da tanto tempo. Una giornata che si meritava di vivere, specie nell’ultimo periodo. E sulle strade belghe domenica 21 agosto Eleonora Gasparrini l’ha vissuta vincendo allo sprint la MerXem Classic.

La vittoria quest’anno, per la verità, la 20enne della Valcar Travel&Service l’aveva già ottenuta in altre due circostanze. La crono individuale open a Romanengo a metà maggio ed il tricolore U23 a San Felice sul Panaro a fine giugno nel quale aveva chiuso al quinto posto nella volata generale tra le elite. Entrambe, per diversi motivi, belle soddisfazioni, ma forse nulla in confronto ad un successo assoluto in una gara del calendario UCI.

A Merksem, un quartiere periferico di Anversa in cui si è svolta la gara su di un circuito di 11 chilometri, Gasparrini ha regalato la dodicesima vittoria stagionale alla sua squadra con un timbro di buon valore. Dietro di lei sono arrivate Megan Jastrab del Team DSM (già iridata junior nel 2019) e la sua compagna Silvia Persico, al secondo terzo posto consecutivo in due giorni dopo il rientro alle corse. Mentre sta raggiungendo l’aeroporto per le sue prossime destinazioni agonistiche, intercettiamo Eleonora per farci raccontare tutto dell’attuale presente e del futuro che la attende.

Che sensazione hai provato con questa vittoria?

Di liberazione! E’ stata una bella emozione, sento che mi ha fatto bene. La considero la prima vittoria ufficiale. Senza nulla togliere alle altre due, questa ha un altro sapore. La aspettavo da un po’ di settimane e finalmente è arrivata. Anche Arzeni ultimamente mi diceva che era il mio turno. L’ho accontentato ed è felice. Personalmente me la immaginavo più così in volata che con un attacco solitario, ma in ogni caso ci voleva soprattutto per il morale.

Cosa intendi?

Arrivo da un momento particolarmente sfortunato. Non me ne andava bene una. Ho avuto una serie di cadute che mi hanno sempre rallentata o fermata sul più bello. Ai Giochi del Mediterraneo sono volata per terra. Al Tour, in cui stavo bene, mi sono ritirata per le conseguenze di alcune botte. Poi venerdì scorso, al ritorno alle corse alla Konvert Kortrijk Koerse, stavo tirando la volata a Silvia (Persico, ndr) ma ai 200 metri non so cosa sia successo e sono caduta. Silvia ha fatto terza ma forse avremmo potuto vincere.

Che gara è stata quella che hai vinto?

Il percorso era molto nervoso, tortuoso e a tratti con le strade strette. Ci sono state molte cadute nella prima parte di gara, così, in accordo col Capo (Arzeni, il diesse e team manager, ndr) abbiamo deciso di forzare il ritmo per scremare un po’ il gruppo e ridurre i pericoli. Ad un certo punto Persico è andata in fuga con altre atlete e per noi andava bene, perché ci dava ottime garanzie. Però davanti non hanno collaborato tanto e siamo tornate compatte verso la fine. A quel punto abbiamo optato per arrivare in volata. Nei giri precedenti avevo visto che la parte destra della strada era la corsia più veloce e lì abbiamo impostato lo sprint.

Sanguineti ci ha suggerito di dirti che sul traguardo almeno le braccia le potevi alzare per la vittoria…

Una battuta della Yaya me la aspettavo (ride di gusto, ndr). Siamo arrivate tutte assieme. Volata combattuta. Abbiamo dato tutte il colpo di reni. Vi confesso che ero certa di aver vinto, me ne ero accorta con la coda dell’occhio. Volevo alzare le mani al cielo, ma mi sono trattenuta per scaramanzia. Ho pensato che se non fosse stato così avrei fatto una brutta figura. E chi la sentiva Yaya dopo (sorride, ndr)? Così ho aspettato il fotofinish. E’ vero, non ho foto di me esultante ma è stato meglio così. Questa vittoria la dedico sia alla squadra, ma anche a mio padre Sergio. Gli ho fatto un regalo in anticipo, il giorno dopo era il suo compleanno.

Sei in partenza per le prossime gare. Dove correrai?

Domani corro in Bretagna al Kreiz Breizh e sabato a Plouay. Dopo di che andremo al Simac Ladies Tour in Olanda dal 30 agosto al 4 settembre. Poi vedremo cosa fare. Non correrò la Vuelta perché sarebbero impegni troppo ravvicinati e abbiamo scelto di non esagerare.

In queste corse punti a qualcosa in particolare? Plouay evoca bei ricordi per te con la vittoria dell’europeo junior nel 2020…

Sì, verissimo. Ci sono affezionata a quella zona e in quella corsa ci tengo a fare bene. La condizione c’è però sarò totalmente di supporto a Silvia (Persico, ndr) perché il tracciato sembra disegnato apposta per lei e perché è la nostra punta. Io sono giovane, avrò tempo per ricevere i gradi da capitana in corse dure come Plouay. Non ho particolari obiettivi per il finale di stagione. Posso dirvi tuttavia che al Simac ci sono un paio di tappe che potrebbero essere adatte a me e sicuramente ci proveremo a centrare qualche buon risultato.

Quest’anno si assegna anche il mondiale U23. Sarà possibile leggere Gasparrini tra le convocate del cittì Sangalli?

Potrebbe portare qualche giovane, ma penso proprio che non sarò io. In ogni caso di sicuro proverò a fargli cambiare idea con buone prestazioni nelle prossime gare.

Nel 2023 anche tu approderai nel WorldTour (dovrebbe passare all’UAE Team ADQ insieme a Consonni e Persico, ndr). Cosa ti aspetti? Ci stai già pensando?

Ho tanti stimoli nuovi. Naturalmente mi spiace andare via dalla Valcar-Travel&Service, una bella società che è una seconda famiglia. Ma le cose nel ciclismo femminile, per fortuna, stanno cambiando. Non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di andare in un team WT. Dovrei trovare alcune compagne con cui ho una grande sintonia. Sarà più facile per me questo trasferimento. Fra le tante compagne che lascerò, mi dispiace di non avere più Yaya da cui ho imparato molto e con cui ho legato molto. Però questo aspetto fa parte del nostro mestiere ed è anche il suo lato bello. So che continueremo a confrontarci nelle corse. Piuttosto sono curiosa di vedere da più vicino come saranno differenti gli ambienti di lavoro. Mentre per il programma gare non sono particolarmente spaventata. In questi due anni di Valcar ho potuto fare un calendario di altissimo livello. E per questo non finirò mai di ringraziarli.

Quinta al Tour. Persico ora sa qualcosa di nuovo su di sé

07.08.2022
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Che sia stata una conferma o una sorpresa non si sa e poco importa. Quel che è certo che Silvia Persico al Tour de France Femmes è andata forte, ancor più che al Giro d’Italia Donne.

La venticinquenne bergamasca della Valcar Travel&Service è letteralmente esplosa e sta disputando un 2022 di altissimo livello, tant’è che l’anno prossimo passerà nel WorldTour con la UAE Team ADQ. E se da una parte Silvia era diventata consapevole dei suoi mezzi, dall’altra non si aspettava di fare un po’ più fatica a dover gestire le pressioni attorno a sé.

Lei però non si tira indietro a nulla come sua natura. Sa prendere vento in faccia ed ora sa fare anche classifica generale nelle corse a tappe. Le costanti attenzioni degli addetti ai lavori la mettono meno in soggezione.

Dopo il Tour Femmes si è concessa una settimana di mare a San Teodoro, in Sardegna, ma è pronta a tornare ad allenarsi per la seconda metà di stagione per tanti altri obiettivi. L’abbiamo sentita per farci raccontare questi ultimi mesi particolarmente intensi.

Silvia Persico (a destra) e Elisa Longo Borghini, rispettivamente quinta e sesta della generale al Tour Femmes
Silvia Persico (a destra) e Elisa Longo Borghini, rispettivamente quinta e sesta della generale al Tour Femmes
Un po’ di meritato riposo ti serviva?

Sì assolutamente. Dovevo staccare per recuperare gli sforzi psico-fisici. E’ stato un luglio duro tra Giro e Tour, anche perché non ero minimamente abituata alle interviste. Non pensavo fosse così impegnativo anche questo aspetto. Diciamo che ho cercato di essere brava a gestire la pressione però la sentivo, eccome. Naturalmente avere attorno questo interesse è una cosa positiva perché significa che sto andando bene. Poi sapete come si dice, più se ne parla e meglio è. Ma devo ancora prenderci la mano.

Che Tour è stato?

Dopo il Giro ero stanca perché avevo già tanti giorni di corsa e poi perché ho dovuto improvvisare la generale dopo il ritiro per infortunio di Olivia (la canadese Baril, ndr). Però sapevo già da tempo che avrei dovuto correre in Francia. Per fortuna ho una buona capacità di recupero. Sono partita per il Tour con l’obiettivo di fare il meglio possibile. La classifica era un obiettivo ma non una priorità. E alla fine è andato molto bene ed ho imparato a gestirmi. Ma quanto è stato duro.

Racconta pure…

C’era un nervosismo incredibile in corsa. C’era da fare attenzione a tutto e non era abbastanza. Purtroppo sono rimasta coinvolta nella maxi caduta della quinta tappa. Siamo finite a terra quasi tutte. Non è stato facile gestire quei momenti. Non ero agitata ma ero preoccupata perché dalla botta non sentivo più il braccio destro. Era totalmente addormentato, forse avevo preso un colpo forte ad un nervo. Infatti è stata Olivia che mi ha rimesso in bici dicendomi che dovevo ripartire senza chiedere troppo. Mi ha letteralmente assistita. E fortunatamente le altre erano già in bici. Mi hanno aspettato facendomi poi rientrare nel gruppo principale. Non ero abituata ad avere compagne che lavorassero per me. E’ andata bene così.

Hai chiuso quinta nella generale, dopo il settimo posto al Giro. Te lo aspettavi?

Sinceramente no. Nasco come corridore da classiche ma sono maturata molto. Ha influito tanto il titolo italiano nel ciclocross più che il bronzo al mondiale. Da lì mi sono sbloccata mentalmente, anche se ho fatto un inizio stagione tranquillo. Ora mi sento più forte e ho capito dove posso arrivare. Alla fine chi semina raccoglie. Però non pensavo di essere adatta anche per i giri a tappe.

In Francia hai raccolto due podi parziali. Inaspettati anche questi?

Sì. Non so come ho fatto a fare il secondo posto dietro la Vos alla seconda tappa. Dopo il primo passaggio sotto il traguardo ho seguito subito Elisa Balsamo e Longo Borghini che stavano portando via un gruppetto. Mi sono accodata a loro ma volevo staccarmi perché ero a tutta. Lo dicevo alla radio. Poi ho recuperato ma nel finale Marianne è stata più forte. Il terzo posto invece a La Planche è arrivato dopo un inizio gara difficile. Ero sfinita dai crampi del giorno prima e volevo fermarmi sui primi strappi. Poi è stato fondamentale il supporto di tutta la squadra, specie di Yaya (Sanguineti, ndr) che mi diceva di tutto per non mollare (ride, ndr). Mi sono ripresa e se ho finito bene su quell’arrivo devo dire grazie alle mie compagne.

Il terzo giorno sei stata addirittura maglia gialla virtuale nel finale. Lo sapevi in corsa?

A dire il vero no, ma l’ho capito col passare dei chilometri. Sapevo solo che Vos si era staccata e il mio gruppetto aveva già preso un buon vantaggio. Alla radio mi dicevano di tirare ma non ho avuto troppa collaborazione e comunque dietro sono rientrate andando molto forte. Poi verso il traguardo non mi sono giocata molto bene le mie carte. Ho fatto quarta ma potevo fare qualcosa di più.

Persico in azzurro ha conquistato un bronzo iridato nel ciclocross. Su strada invece è tra le papabili per il mondiale in Australia
Persico in azzurro ha conquistato un bronzo iridato nel ciclocross. Su strada invece è tra le papabili per il mondiale in Australia
I prossimi programmi quali saranno?

Correrò a Plouay a fine agosto ma potrei rientrare anche prima. Poi se andrò al mondiale farò La Vuelta come avvicinamento altrimenti correrò al Simac Tour in Olanda e finirò la stagione con le ultime corse su strada. Quest’anno il ciclocross vorrei iniziarlo a novembre perché finirò con almeno sessanta giorni di corse, quindi prima vorrei recuperare bene.

Il cittì Sangalli ci aveva detto che eri certamente nel gruppo per l’Australia. Dopo i risultati al Tour immaginiamo che sarai una titolare. Sei pronta?

Certo, spero di andare. Per me quest’anno è come se fosse una prima volta di tutto. Al mondiale ci andrei anche solo per tirare tutto il giorno e poi staccarmi e ritirarmi. C’è Elisa (Balsamo, ndr) ed è giusto che sia la leader. Sarebbe un onore aiutare lei che conosco bene. L’ho già fatto da compagne di squadre e non è un problema. Non ho pretese. Ho vissuto le due situazioni, sia da gregaria che da capitana e so cosa vuol dire stare davanti a lavorare. Ho tempo per guadagnarmi eventuali gradi, ora non ci penso proprio.

Cavalli, Tour finito. Papà Alberto: «E’ una roccia!»

25.07.2022
6 min
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Venticinque chilometri dal traguardo. Il nervosismo si tocca con mano. Anzi lo si tocca andando a terra con una serie di cadute ravvicinate. Margaux Vigie della Valcar-Travel&Service sul lato sinistro della strada e a metà del gruppo finisce da sola in mezzo all’erba alta di un fossato. Quasi ci fosse un’onda d’urto, altre atlete cadono al centro della carreggiata. Marta Cavalli le ha schivate tutte ed è in piedi, ma mentre sta per dribblare lentamente l’ultima bici a terra viene travolta letteralmente da Nicole Frain, campionessa australiana della Parkhotel Valkenburg (in apertura, la caduta ripresa dalle immagini Tv). Una che, guarda il destino, alla Cadel Evans Road Race del 2020 era rimasta vittima di una bruttissima caduta riportando diversi traumi.

L’impatto fra la Cavalli e la Frain è violento, le immagini piuttosto forti. La cremonese della Fdj-Suez-Futuroscope fa quasi un giro su se stessa come se fosse un manichino, la 29enne della formazione olandese invece termina il suo volo sull’asfalto decine di metri più in là. Non sarà l’ultimo capitombolo di giornata.

Perché che sia maschile o femminile, le prime tappe del Tour de France sono sempre frenetiche, piene di cadute e basta un nulla per farle esplodere. La seconda frazione, da Meaux a Provins di 136,4 chilometri, è indicata sulla carta come rivincita per le velociste ma invece si rivela un terreno minato per tante protagoniste per effetto del vento.

Se a 20 chilometri dalla fine sul primo passaggio sotto il traguardo in leggera salita si scatena la bagarre ed evade la fuga decisiva (vincerà l’immensa Marianne Vos davanti ad una strepitosa Silvia Persico che ha rischiato di farsi il più bel regalo per il suo 25° compleanno), lì finisce il Tour Femmes della Cavalli. La ventiquattrenne scalatrice paga un conto salato dovendo abbandonare subito la corsa per le conseguenti botte della caduta.

Sollievo per la famiglia

«Per fortuna mi ha mandato subito una nota audio mentre era già sull’ambulanza per tranquillizzarci e dicendomi che stava bene – ci confida al telefono Alberto Cavalli, padre di Marta, al termine della tappa che stava guardando in tv – Stava andando in ospedale per fare accertamenti perché ha preso una botta alla testa. Pensate che le si è spezzato il casco e i suoi tecnici appena l’hanno vista l’hanno fermata subito. E poi perché non si può proseguire a correre col casco rotto. Non si scherza con queste cose. Era chiaramente intontita, tuttavia però l’importante che non si sia fatta nulla di grave. Avvertiva subito anche un dolore al bacino ma le stava già passando quando ci siamo sentiti. In ogni caso è tutto a posto. E’ stata dimessa alle 20 senza nulla di rotto. E’ una roccia!»

Marta Cavalli si è schierata al via del Tour Femmes come gregaria di Cecile Ludwig Uttrup
Marta Cavalli si è schierata al via del Tour Femmes come gregaria di Cecile Ludwig Uttrup

«Onestamente ho preso paura quando ho visto come era stata centrata – conclude – mi sono chiesto come avesse fatto la ragazza australiana a non vedere che c’era già gente a terra ed andare lo stesso così forte. Però sono cose che capitano, era a ruota di altre ragazze e probabilmente erano a tutta già da prima per rientrare dal buco creato dalla caduta precedente. Perché Marta era così indietro? Non saprei dirvi. Magari erano dietro per fare gli ultimi rifornimenti. Oppure avevano deciso di restare un po’ più indietro per stare fuori dalle cadute della prima metà del gruppo. Così facendo però la Ludwig si è trovata poi ad inseguire fino alla fine (arriverà con 1’38” dalla Vos ed ora è a quasi due minuti nella generale staccata dalle dirette rivali, ndr)».

Le scuse di Nicole

Ogni corsa ormai è come un frullatore. Ci sono momenti in cui si va a mille all’ora dopo che eri andata regolare poco prima. Le accelerazioni di velocità sono figlie del nervosismo, o viceversa, e questo può creare qualche problema. La disattenzione è sempre dietro l’angolo, figuriamoci una caduta in una tappa del Tour Femmes. Proviamo a contattare Nicole Frain per cercare di capire il suo stato d’animo. Ci dà la sua disponibilità a parlare. E’ una cosa da apprezzare considerando il momento. E lei ci ringrazia per averla fatta parlare senza puntare il dito. La linea non è perfetta ma sentiamo che la sua voce è dimessa e dispiaciuta.

«Ovviamente – ci spiega la ragazza nata il 24 agosto 1992 – non avevo intenzione di cadere ed è successo molto velocemente. Stavamo rientrando sulla coda del gruppo principale a ruota di alcune mie compagne di squadra. Andavamo molto forte, eravamo rimaste attardate da una caduta prima. Però quando proprio ci siamo avvicinate al gruppo si è verificata una ulteriore caduta per la quale non abbiamo avuto il tempo di reagire (la atleta davanti a lei è caduta anch’essa nel fosso in cui era finita la Vigie, ndr). In gruppo c’era molta frenesia tant’è che sia prima che dopo ci sono state altre cadute. E’ stato un finale molto movimentato».

«So cosa si prova a restare coinvolte in brutte cadute – prosegue Nicole Frain – e così a fine tappa ho parlato col direttore sportivo della Fdj-Suez-Futuroscope e poi ho chiamato personalmente Marta. Non vi dico cosa ci siamo dette, preferisco che resti riservato ma naturalmente mi sono scusata con loro e con lei. Mi dispiace molto di ciò che è successo. Devo però cercare di scrollarmi di dosso le cose negative di questa giornata. Una buona idea sarebbe andare in fuga nella terza tappa per rilasciare un po’ di tensione».

Domani si riparte con la terza frazione, da Reims ad Epernay, di 133,6 chilometri ed un profilo altimetrico piuttosto mosso. Ora che la paura per Marta Cavalli è passata, concentriamoci sulle altre italiane, a cominciare da Elisa Longo Borghini, quarta nella generale e, a differenza delle dirette rivali, brava e fortunata a restare fuori dai pericoli.

Valcar 2023: piano A o piano B? Rispondono Villa e Arzeni

19.07.2022
6 min
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Che la Valcar Travel&Service sia stata protagonista durante tutta la stagione e soprattutto al recente Giro Donne è un dato di fatto. La formazione blu-fucsia ha chiuso la corsa rosa con il successo di tappa di Chiara Consonni (a Padova) e il settimo posto nella generale di Silvia Persico. E grazie a loro due ha sempre centrato la top 10 in ogni frazione, fatta eccezione per la cronometro iniziale di Cagliari.

Per una squadra continental, all’interno di un WorldTour femminile sempre più in espansione, sono risultati di rilievo che nella fattispecie confermano la crescita esponenziale fatta dalla Valcar negli ultimi sei anni, ovvero da quando nel 2017 è sbarcata tra le elite. Tuttavia all’orizzonte c’è un ridimensionamento che incombe per una serie di motivi, non necessariamente economici.

La squadra di patron Valentino Villa e del team manager Davide Arzeni potrebbe essere alla fine di un ciclo. E che ciclo bisogna dire. Non è un mistero che molte delle loro ragazze siano sulla lista della spesa di altri team per il 2023 e che molte siano già certe di un trasferimento. Consonni, Gasparrini e Persico pare abbiano già un accordo con la UAE Team ADQ, così come Arzuffi, Carbonari e Sanguineti starebbero definendo la nuova destinazione. Il ciclo-mercato poi in questo periodo, si sa, è in fermento.

Proprio all’ultima tappa del Giro Donne avevamo scritto di un Arzeni commosso in compagnia del suo presidente Villa. A distanza di qualche giorno, prendendo spunto dalle parole dei due dirigenti, è venuto fuori un quadro un po’ più definito sul futuro della Valcar.

Lo spirito Valcar

«Questa squadra – inizia a raccontare “Capo” Arzeni, che secondo alcune voci potrebbe seguire qualche sua atleta in un team WorldTour – l’abbiamo fatta assieme noi due. Ed assieme abbiamo sempre scelto dicendoci che le atlete dovevano essere da Valcar. Devono avere dei requisiti. Ad esempio, la Carbonari non è venuta da noi perché aveva fatto la fuga al Giro del 2021. Bensì perché ha investito su se stessa venendo da noi ad agosto e chiedendoci di farle un test. Al di là dei valori, era stato importante l’incontro di persona per conoscerci meglio. Lei ha poi mostrato di essere da Valcar».

Nemo profeta in patria

Quindi come devono essere queste caratteristiche? «Le ragazze devono avere spirito di squadra – prosegue il team manager – sapendo lavorare per le compagne. Contemporaneamente devono saper sfruttare le possibilità quando gli vengono date. Non è un caso se finora abbiamo ottenuto undici vittorie con sette atlete diverse. Caratterialmente so che sono tutte brave ragazze, ma devono rientrare in quello che è lo spirito del presidente. Villa è la persona più corretta che ho trovato nel ciclismo, senza che si offenda nessuno. La Valcar è riconosciuta per questo aspetto nel mondo. Anzi…».

L’attimo di sospensione anticipa un discorso che si fa un po’ più riflessivo. «Pensate che quando andiamo al Nord a correre – ci confida Arzeni – tanti addetti ai lavori ci ripetono che vorrebbero che in Belgio esistessero più formazioni simili alla Valcar. Paradossalmente facciamo molta più fatica ad essere riconosciuti in Italia. Abbiamo una mentalità estera.

«Tutte le nostre ex ragazze che ora sono nel WorldTour devono ammettere che se non fossero state da noi non so se si sarebbero trovate bene fuori dal nostro Paese. Valentino ha sempre investito nel calendario al Nord. Abbiamo sempre ritenuto che correre in Belgio o Olanda fosse l’università del ciclismo ed era giusto che noi ci confrontassimo lassù. Se impari a correre là, impari a correre ovunque».

Le soluzioni per il 2023

L’anno prossimo pertanto che attività vedremo da parte della Valcar? Ridotta o incrementata? Attualmente nel loro vivaio c’è la promettente junior Francesca Pellegrini, che passerà elite senza dimenticare che ci sono altre giovani nel roster di quest’anno che stanno compiendo il proprio processo di crescita in modo adeguato.

«I rumors che sentite sono fondati – spiega il presidente Villa – perché proprio in questi giorni stiamo decidendo cosa fare del nostro futuro. Abbiamo atlete fortissime, sempre presenti negli ordini d’arrivo della gare più importanti. E’ normale che le vogliano le squadre più attrezzate di noi».

«A cavallo del Tour Femmes avremo e faremo più chiarezza continua – vedremo chi andrà e chi arriverà. Abbiamo ricevuto richieste di atlete straniere per venire da noi. Come diceva Davide prima, siamo riconosciuti nel mondo come una squadra che scopre i talenti e li lancia. Questa è la nostra forza. E poi la filosofia Valcar ti rimane dentro»

Il sogno WorldTour

Le considerazioni finali lasciano aperta la porta anche per un salto nel WorldTour insieme ad un’altra società che detiene già la licenza.

«E’ presto per fare i nomi del 2023 o dire che status avremo – ribadiscono all’unisono Villa e Arzeni, concludendo la nostra chiacchierata – abbiamo un piano A e un piano B. Riuscire a fare il WorldTour sarebbe bello, ma complicato. L’alternativa è portare l’orologio indietro di cinque anni e puntare ai talenti, italiani e esteri, ripartendo da zero con una squadra leggera e senza pressioni. Di sicuro possiamo dirvi che in qualsiasi fascia si posizionerà la Valcar, sarà al vertice che le compete. Se sarà una squadra di sviluppo, sarà la migliore in circolazione. Noi abbiamo attirato l’attenzione ovunque, tranne che in Italia. Le soluzioni ci sono e arrivano tutte dall’estero. Sapremo scegliere al meglio».

A Bergamo trionfa la Vos, ma Persico sfiora il colpaccio in casa

06.07.2022
6 min
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Passa il tempo, però Marianne Vos non passa mai di moda. La fuoriclasse della Jumbo-Visma mette il sigillo nella Sarnico-Bergamo, sesta tappa del Giro d’Italia Donne battendo Kopecky e la bergamasca Persico in un gruppetto ristretto di undici atlete. E a distanza di dieci anni la 35enne olandese va a migliorare il secondo posto ottenuto dietro Emma Johansson nella stessa identica frazione di quell’edizione della corsa rosa.

«Sto ancora cercando di riprendere fiato – spiega Vos, al trentaduesimo successo nel Giro Donne – perché ho fatto diversi sprint nel finale. Prima per andare in testa al gruppo, poi per prendere davanti l’ultima salita ed infine la volata conclusiva. E’ stata una tappa abbastanza difficile, ma è stato davvero bello prendermi questa vittoria. Il team si è comportato molto bene, cercando di aiutarmi. Non mi aspettavo due vittorie in questo Giro, ma quando si vince ci si pone sempre un nuovo obiettivo. Posso dire di essere molto soddisfatta».

Proprio sull’ultima difficoltà altimetrica di giornata – la Boccola, ovvero Bergamo Alta – c’è l’allungo deciso di Longo Borghini. Sulla ruota dell’ossolana della Trek-Segafredo si incollano la Vos e Mavi Garcia e sembra l’azione giusta. Invece no. Le tre non trovano l’accordo. I loro 12” di vantaggio ai -2 dalla fine crollano in un baleno e le più immediate inseguitrici rientrano. La Faulkner parte secca sul lato sinistro della strada (che tende a scendere), ma si ritrova a tirare lo sprint a tutte le altre, anziché alla sua compagna Spratt. Persico intuisce che c’è spazio per fare il colpaccio in casa, ma figuratevi se una come la Vos si lascia sfuggire situazioni del genere.

Silvia profeta in patria

Il boato che il pubblico di Bergamo ha tributato alla Persico quando è salita sul terzo gradino del podio è di quelli da pelle d’oca. Lei ci teneva nonostante al mattino mascherasse più o meno bene un po’ di tensione.

«Conoscevo ogni buca di queste strade – racconta la 25enne della Valcar-Travel&Servicema sulla Boccola ero un po’ attardata. Sull’ultima discesa ne ho approfittato prendendo la scia della Van Vleuten (sempre in maglia rosa, ndr) che stava rientrando. Sentivo la gara perché questa tappa la volevo dal primo giorno. Sono contenta di come è andata. Voglio ringraziare tutte le persone che sono venute a fare il tifo per me e la squadra.

«Dopo questo bel podio – prosegue – vorrei prendermi qualcosa di più. C’è ancora tempo per una vittoria in questo Giro, sperando comunque che arrivi il prima possibile. Domani c’è l’arrivo in quota sul Maniva. Avevo fatto una ricognizione, è una salita lunga e dura. In ogni caso ci proverò. La nazionale? Finché non vestirò la maglia, non do nulla per sicuro e quindi continuerò a lavorare come sempre».

Kopecky fiduciosa

In seconda posizione ha chiuso Kopecky, che ristabilisce parzialmente il bilancio fin qui opaco del suo Giro. Prima di sentirla mentre è sui rulli a defaticare, Elena Cecchini ci anticipa che il morale della sua compagna è salito un po’ di più e che ora con questo piazzamento in squadra c’è una maggiore serenità.

«Penso che tutti fossero al limite sull’ultima salita – ci dice la 27enne belga della SD Worx – poi allo sprint una della BikeExchange è partita a sinistra lanciando praticamente Marianne. Io però non avevo una velocità abbastanza alta per prenderla e passarla. Ci riproverò ancora al prossimo sprint. Il traguardo di Padova e quelli del Tour de France Femmes sono adesso i miei principali obiettivi. Oggi ho avuto buoni riferimenti riguardo la mia condizione. Rispetto al primo giorno sento di stare meglio. Ho fiducia nei prossimi giorni»-

Kopecky si è infilata il gilet refrigerante per defaticare nel post tappa
Kopecky si è infilata il gilet refrigerante per defaticare nel post tappa

Longo show

A giudicare dalla grinta con cui ha attaccato lo strappo di Bergamo Alta, Elisa Longo Borghini non ha risentito minimamente della caduta patita il giorno prima a Reggio Emilia. Anzi, sembra quasi che avesse voglia di scaricare sui pedali quel tipo di frustrazione.

«Ci tenevo tanto a questa tappa perché questo è il finale del Lombardia – commenta la trentenne della Trek-Segafredo – e personalmente spero che un giorno si possa correre l’edizione femminile di questa classica. E magari staccarle tutte senza portarmi dietro la Vos (dice sorridendo, ndr). Oggi la squadra ha lavorato alla grande per me, ho avuto un treno di campionesse al mio servizio. Avrei voluto davvero vincere ma c’è sempre qualcuno che mi rovina i piani.

«Eravamo in tre ad un certo punto ,ma ognuno ha le proprie tattiche e il suo modo di correre. Credo che Marianne abbia pensato a qualcosa di diverso rispetto a me e Mavi Garcia. Magari se non ci fosse stata la spagnola, non avrebbero chiuso visto che lei poteva prendere la maglia rosa. Queste però sono le corse e bisogna prenderle così come sono. Peccato».

Elisa Longo Borghini ha infiammato il finale di tappa sulla Boccola. Meritava qualcosa in più
Elisa Longo Borghini ha infiammato il finale di tappa sulla Boccola. Meritava qualcosa in più

Partita ancora aperta

Se conosciamo un minimo Elisa sappiamo che nelle prossime tre tappe di montagna, lei ci riproverà. Tenterà di sicuro di andarsi a ritagliare il suo spazio.

«Noi abbiamo sempre detto che avremmo puntato alle tappe – conclude Longo Borghini, sempre quarta a 5′ nella generale – e questa l’avevamo cerchiata in rosso. Non è finita qua però. Spero di aver dato spettacolo oggi, probabilmente anche verso quello spettatore col quale ho preso il mio rischio per non perdere le ruote nelle curve in discesa (scherza, ndr).

«A Cesena ho avuto una battuta d’arresto per un colpo di caldo. Sono stata male ma sono ugualmente contenta di come ho combattuto e reagito in quel frangente, memore anche di quello che avevo avuto nel 2020 (seconda tappa, ndr). Stavolta sono rimasta e sono arrivata al traguardo meglio».

Domani il menu della settima tappa prevede l’arrivo in quota la Passa Maniva al termine di una scalata ufficialmente lunga 10 chilometri (al 7,8% e punte al 13%) anche se la strada inizia a salire molto prima. In cima sapremo se il Giro Donne si è riaperto o meno.