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Confronto Giro-Tour. Ce li racconta Longo Borghini

05.08.2022
7 min
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«Noi in pratica abbiamo corso la quarta settimana del Tour de France. E’ stato fantastico». Elisa Longo Borghini ce lo dice a metà della nostra chiacchierata mentre, toccando tanti argomenti, ci offre diversi spunti su cui riflettere. D’altronde l’accoppiata Giro-Tour è un tema che tiene sempre banco ed ora anche nel femminile si possono fare confronti.

La trentenne della Trek-Segafredo ha disputato entrambe le gare, chiuse rispettivamente al quarto e sesto posto. E con lei abbiamo voluto approfondire alcuni aspetti e differenze che apparivano lampanti.

L’arrivo di Longo Borghini a La Super Planche des Belles Filles: anche lassù non è mancato il pubblico per il gran finale
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Elisa partiamo dal percorso. Cosa hai notato?

Devo dire che ho trovato delle analogie. A parte la crono iniziale del Giro, entrambe le gare hanno avuto tappe che erano posizionate in modo simile. Ed il loro svolgimento è stato progressivo. Dopo le occasioni per le velociste, al Giro la tappa di Cesena rappresentava la prima difficoltà mentre in Francia c’era la frazione degli sterrati. Poi ci sono state alla fine le due tappe ravvicinate di montagna che hanno definito la classifica generale.

Ti è piaciuta questa distribuzione?

Sì, penso che sia stata una buona scelta di entrambi gli organizzatori. Così facendo hanno dato la possibilità di far vestire le maglie di leader a più corridori e, soprattutto al Giro, lasciare spazio alle squadre più piccole di andare in fuga e farsi vedere nelle tappe interlocutorie. Al Tour invece ogni giorno si correva come se fosse una classica e spazio per le formazioni minori ce n’era un po’ meno.

Passiamo all’organizzazione in generale. Sulla sicurezza cos’hai visto?

Abbiamo sempre corso in sicurezza. Diciamo che in Francia hanno curato di più i dettagli e devo fare un plauso a loro. Ad esempio lassù i restringimenti o le isole pedonali erano tutte contrassegnate da una vernice rosa, bella accesa. Addirittura i tombini erano stati messi con gli scoli per l’acqua in senso perpendicolare alla nostra marcia. Mai vista una cosa del genere. Inoltre c’erano i pannelli luminosi che ci indicavano alcuni pericoli o le curve a gomito. Robe che si vedono alle grandi gare maschili e basta. Per quanto riguarda l’assistenza in corsa tutto uguale e regolare sia al Giro che al Tour.

Altri particolari?

Le interviste erano tutte ordinate nella mixed-zone, dove passavamo tutte. Talvolta erano già prenotate un giorno per l’altro attraverso la nostra addetta stampa. La presentazione al podio-firma al mattino avveniva sempre con l’ordine dei nostri dorsali. Le maglie di leader c’erano di diverse taglie, con le maniche corte o lunghe, smanicate, leggere ed estive o più pesanti. Ogni giorno ci davano i numeri di dorsale nuovi. Anche queste ultime due cose non le avevo mai viste prima alle nostre corse.

A livello logistico?

Al Tour abbiamo sempre avuto standard alti per gli hotel. E tutti rigorosamente con l’aria condizionata. Solo in una occasione al Giro non ce l’avevamo e abbiamo sofferto, però il livello è stato quasi sempre buono. In entrambe le gare non abbiamo mai dovuto fare trasferimenti troppo lunghi, né per andare alla partenza né dopo l’arrivo. Massimo un’ora e tre quarti, e questo significa molto. Al Giro ad esempio abbiamo tutti apprezzato il giorno di riposo dopo le tappe in Sardegna quando in realtà magari ci poteva stare una tappa corta.

Parliamo ora del pubblico ed interesse attorno alla corsa…

E’ un confronto impari. Non c’è proprio paragone, Tour batte Giro trenta a zero. Gli organizzatori francesi hanno proprio fatto una vera e propria operazione di marketing partita da lontano. Dal 2014 fino all’anno scorso organizzavano La Course by Tour de France, corsa di un giorno sul percorso degli uomini e con arrivo prima del loro. Le prime tre edizioni si sono fatte sui Campi Elisi in occasione dell’ultima tappa del Tour, proprio come quest’anno per la nostra prima frazione.

Hanno fatto delle prove in pratica.

Esattamente, per loro sono stati dei test. Hanno avuto sempre feedback importanti, investendo sempre più forte ogni anno. Poi quando hanno avuto tutto chiaro, hanno creato il Tour de France Femmes sfruttando il brand maschile. Anche noi, per dire, avevamo la carovana pubblicitaria. Agli sprint intermedi il pubblico era vestito di verde, ai Gpm con la maglia a pois. Uguale alla corsa maschile. E per la corsa femminile hanno fatto anche di più.

Cosa intendi?

Molte settimane prima dell’inizio della gara, ASO (la società organizzatrice dei due Tour, ndr) ha mandato a casa delle atlete più rappresentative una loro troupe per far conoscere meglio le protagoniste. Poi mandava questi filmati sulla loro rete nazionale più volte durante la giornata. Infatti quando passavamo, il pubblico ci riconosceva. Inoltre in ogni sede di tappa, c’era uno striscione ed un cippo celebrativo riguardante alla nostra corsa. C’erano eventi collaterali nei giorni vicini. Insomma tutto simile a quello che vediamo da noi per il Giro d’Italia maschile.

Si riuscirà a ridurre questo gap?

Non so quanto tempo ci vorrà al Giro Donne per arrivare a quel livello. E’ ovvio che non possiamo pensare che lo sarà già l’anno prossimo. Chiunque sarà l’organizzatore (si vocifera Rcs Sport, ndr) non sarà tutto uguale alla Francia. In Italia non dobbiamo pensare di organizzare solo una gara ciclistica ma un evento molto più ampio. Il Tour Femmes lo hanno pubblicizzato proprio così, in modo trasversale. Va detto che loro hanno avuto un bel supporto economico da un grosso marchio come Zwift. Però conta molto anche l’aspetto culturale del Paese stesso. Il Giro sposta milioni di appassionati, il Tour muove tutta una Nazione. La differenza è quella.

Una soluzione potrebbe essere spostare le date del Giro femminile?

Per me sì, andrebbe messo a ridosso della fine del Giro maschile, anche se poi si andrebbe ad accavallare ad altre corse WT come il Women’s Tour. Bisogna parlare con l’UCI. Lasciandolo nella fascia attuale rischi che diventi secondario e che le squadre più importanti mandino solo le giovani e non le capitane. Mi dispiacerebbe molto se il Giro Donne perdesse valore, ci sono molto affezionata. E con questo voglio ribadire il mio totale appoggio agli organizzatori. Se ci mettiamo d’impegno sappiamo fare grandi cose anche noi italiani.