Dietro le quinte del successo di Piganzoli. Ellena racconta

13.02.2024
5 min
Salva

«Noi abbiamo dei corridori di qualità – aveva detto Giovanni Ellena, uno dei diesse del Team Polti-Kometa, all’indomani delle wild card per il Giro d’Italia – che stanno crescendo e siamo convintissimi che faranno grandi cose».

Era il 27 gennaio e appena 15 giorni dopo, Davide Piganzoli, da lui guidato in Turchia, ha vinto il Tour of Antalya: la prima vittoria da professionista e la prima vittoria per la squadra che da quest’anno ha trovato sul suo cammino l’energia e l’entusiasmo coinvolgente di Francesca Polti. E forse proprio questa forza ha reso tutta la squadra più elettrica e consapevole di poter recitare in un ruolo di caratura superiore. Ma leggere nelle ore di Piganzoli e di tutto il team che di colpo si è trovato a difendere il primato dagli attacchi nell’ultima tappa, è qualcosa che passa per forza dal racconto di Ellena.

«Sapevamo che Davide stesse andando forte – racconta il piemontese dal treno che lo riporta a casa dall’aeroporto – ma forse non a questi livelli. Si pensava a fare bene, in realtà è andata anche meglio. La squadra si è mostrata molto unita, prima supportando Lonardi, poi correndo in difesa della maglia di leader e non era scontato che fosse in grado di farlo. Domenica, quando Tudor e Uno X hanno accelerato, il gruppo si è rotto. L’avevamo previsto, specialmente da parte di Tudor, perché era senza il velocista. Sapevamo che avrebbero provato, abbiamo avuto un momento di difficoltà e abbiamo dovuto stringere i denti. I ragazzi sono stati bravissimi a non mollare. Anche quando negli ultimi 20 chilometri c’erano quelli che facevano i furbi per vincere la tappa, mentre gli attaccanti avevano ancora 1’40” con dentro uno che aveva 39″ in classifica…».

Ellena racconta che nell’ultima tappa, il Team Polti-Kometa ha dovuto fronteggiare l’attacco di Tudor e Uno X, ma è parso super compatto
Ellena racconta che nell’ultima tappa, il Team Polti-Kometa ha dovuto fronteggiare l’attacco di Tudor e Uno X
Ci avevi raccontato di non conoscere ancora Piganzoli, che è un corridore di Zanatta. Dopo questa vittoria che idea ti sei fatto di lui?

Sta prendendo consapevolezza, quindi è già una cosa importante. Confermo che lo conoscevo poco e sabato ha osato, partendo anche troppo presto. Ha attaccato ai 3,5 chilometri, ma se fosse partito ai meno 2 sarebbe stato più che sufficiente. Vuol dire che sta prendendo consapevolezza di quello che è, mentre prima magari era più attendista. Bene che stia facendo queste prove, ci sta alla grande.

Agli occhi della squadra inizia a essere un leader? Basso ha detto che il capitano è Maestri…

Maestri è il capitano che sa gestire la squadra. Però in Piganzoli riconoscono l’uomo per la salita, assieme a Paul Double, che al momento ha più alti e bassi, ma in salita può andare forte. Maestri è quello che in corsa ha il controllo di tutto. A volte parlo direttamente con lui. A un certo punto c’era da dire a Fetter di tirare, ho chiesto a Maestri di prendere in mano la situazione e di dirglielo lui. E Mirco questa cosa sa farla alla perfezione. 

Prima vittoria da professionista per Piganzoli: bene la gioia, ma la sera quali tensioni? Per Ellena ha ben dissimulato
Prima vittoria da professionista per Piganzoli: bene la gioia, ma la sera quali tensioni?
Invece Piganzoli sotto stress come l’hai visto?

Diciamo che non eravamo al Tour de France, però in ogni caso era una gara di professionisti, con due squadre WorldTour e un livello discreto. L’ha mascherata, deve ancora imparare a gestire la tensione, però intanto è andata bene. Chiaramente si è trovato di fronte alla prima vittoria importante della sua carriera, quindi non posso pensare che non avesse stress, perché qualcosa abbiamo intravisto, però l’ha dissimulato davvero bene.

Hai detto che è partito troppo presto: significa che comunque quel giorno avevate in testa di fare la corsa?

Si sapeva che potevamo provare a fare qualcosa, con Piganzoli e con Double. Avevamo visto che gli ultimi 2 chilometri erano i più duri e si era detto di non aspettare che partissero gli altri, ma neanche partire noi troppo presto. Invece lui si vede che aveva la gamba, si sentiva bene ed è partito. Fra l’altro è arrivato con la ruota posteriore bucata, quindi è andata doppiamente bene.

Maestri, qui al via dell’ultima tappa dall’acquario di Antalya, è stato il perfetto capitano in corsa
Maestri, qui al via dell’ultima tappa dall’acquario di Antalya, è stato il perfetto capitano in corsa
E’ solo un’impressione che in squadra sembri esserci un morale più alto che in passato?

C’è più voglia di correre senza subire. Per quello che è il mio ruolo, dato che sono l’ultimo arrivato, questa è l’impostazione che ci siamo dati. In particolare al Tour of Antalya siamo andati sapendo che ci sarebbero stati dei momenti in cui prenderci la responsabilità della corsa e avremmo dovuto avere il coraggio per farlo. E poi comunque si comincia dalle corse più piccole e si prende consapevolezza, glielo dico sempre. Anche quando va via la fuga, bisogna restare insieme. Perché se le grandi squadre ci vedono tutti sparsi, non ci rispettano. Ma se capiscono che la Polti-Kometa corre compatta, in gruppo ci sarà più rispetto e ci lasceranno anche spazio.

Restando al discorso fatto due settimane fa, che cosa potrebbe fare ragionevolmente un Piganzoli alla Tirreno-Adriatico?

Secondo me parliamo di due livelli completamente diversi, però è anche giusto che qualcosina si possa provare, per vedere fin dove può arrivare e sondare i suoi limiti. Con la stessa mentalità con cui abbiamo corso ad Antalya, cioè cercando di non subire la corsa. Chiaro che dire di voler fare risultato alla Tirreno-Adriatico è una bestemmia, però non vorrei vederci in coda al gruppo a sventolare.

Per Ellena, maglia con Dedica da parte di PIganzoli alla fine del Tour of Antalya
Per Ellena, maglia con Dedica da parte di PIganzoli alla fine del Tour of Antalya
Come è stata la reazione della squadra per la prima vittoria?

Tutti super felici, nella nostra chat siamo impazziti per la soddisfazione. Per me poi è stato uno scarico di tensione non indifferente dopo tutto quello che ho passato nell’inverno (a causa di una caduta in montagna, Ellena ha rischiato di rimanere paralizzato, ndr). Mi è sembrato di essere tornato al 2016, quando avevamo Bernal. Mi sono ritrovato a gestire una corsa, senza voler fare confronti fra i due, perché significherebbe caricare Piganzoli di una responsabilità enorme.

Paragone importante, in effetti…

Però mi sono ritrovato di nuovo a gestire la squadra in un certo modo, a prenderci la responsabilità della corsa ed era un bel po’ che non mi capitava. In realtà il collegamento fra i due non è così peregrino, perché Egan in quel periodo non era famoso, veniva dalla mountain bike e aveva corso pochissimo su strada. Ma restiamo cauti, continuiamo sulla strada che abbiamo scelto, che è quella giusta.

EDITORIALE / Il ciclismo italiano ha bisogno di veri tifosi

12.02.2024
5 min
Salva

Un preparatore italiano molto in gamba che lavora in una squadra WorldTour (ovviamente non italiana), durante il ritiro di Calpe ci ha fatto il nome del prossimo corridore di casa nostra che a suo avviso vincerà il Giro d’Italia. Non si tratta di un atleta della sua squadra, perciò quel nome lo abbiamo scritto su un foglio in attesa di scoprire se abbia effettivamente ragione. Sarà una sensazione, ma potremmo essere prossimi alla stagione del raccolto. E se anche non si tratterà di grandi classiche o maglie prestigiose, nell’aria c’è un risveglio che fa ben sperare. Cominciamo a vincere, che non è mai facile: l’appetito e la fiducia verranno semmai mangiando.

Il Team Polti-Kometa ad Antalya ha vinto tre maglie: generale e gpm con PIganzoli, punti con Lonardi
Il Team Polti-Kometa ad Antalya ha vinto tre maglie: generale e gpm con PIganzoli, punti con Lonardi

Ragazzi di carattere

I segnali ci sono tutti. La vittoria di Piganzoli al Tour of Antalya è la conseguenza logica di un inverno diverso e del nuovo morale che si respira nel Team Polti-Kometa. E’ bastato sentire i propri capi ragionare come si fa nelle grandi squadre perché ai ragazzi brillassero diversamente gli occhi. Anche la VF Group-Bardiani sembra aver intrapreso la nuova stagione con più brio di qualche tempo fa. Si lavora per vincere e per la prima volta si comincia a dirlo.

Lasciano il segno le parole di un’intervista di Francesco Busatto a Carlo Malvestìo: «Quelli della mia età vincono, voglio vincere anche io». Leggerle ci ha riportato alla conversazione avuta sabato con Nicola Miceli, corridore negli anni Novanta, a proposito di corridori troppo educati, quando l’educazione diventa a suo modo un limite.

«Serve un corridore italiano capace di inventarsi qualcosa – diceva “Micio” – e che non abbia paura di dirlo. Chi sarebbe stato Chiappucci se non avesse avuto il carattere di attaccare fino a costruirsi una carriera come la sua? Corridori con quell’estro quasi da artisti non sono tanti, ma li abbiamo. Bisogna che anche loro ci credano e che la gente intorno e anche i media lo facciano con loro. Sarebbe bello che il movimento ricominciasse a pensare positivo. Bisogna che i corridori per primi si convincano che si può provare. E’ tutto un fatto di testa, di vedere le cose sotto la luce giusta. Il ciclismo è uno sport duro. Meglio essere maleducati con carattere, che passare la vita ad aspettare il proprio turno».

Segni di risveglio

In attesa di capire quale direzione prenderanno atleti di talento come Belletta e Mattio, che si stanno facendo le ossa nel devo team della Visma-Lease a Bike, annotiamo che Piccolo e Tiberi sono i primi due della lista: hanno numeri notevoli e, se il resto lo fa la convinzione, occorre che ci credano loro per primi. Il livello intorno è pazzesco, non c’è niente di facile, ma hanno entrambi i mezzi per lasciare il segno. Hanno ancora 22 anni e i commenti dei soliti detrattori, rintocchi di campane stonate, portano negatività in un movimento che proprio ora avrebbe bisogno di tifo a favore. Il supporto serve a chi lotta per uscire oppure a chi è già forte e può farne tranquillamente a meno?

Subito dietro Piccolo e Tiberi, se non altro per ragioni anagrafiche, è bello cominciare ad annotare i nomi e le azioni di Piganzoli e Pellizzari, di Milesi e Germani, De Pretto e Pinarello, Zambanini e Fancellu. Sta bene Lonardi e dispiace per Dainese (caduto sul più bello) e Ciccone (costretto a 4 settimane senza bici). Dove sono Aleotti, Colleoni e Conca? Ci aspettiamo un segnale di risveglio anche da loro, cui aggiungiamo con fiducia anche Matteo Fabbro, a patto che siano abbastanza… maleducati da prendersi il loro spazio. Ad Aleotti lo ha detto persino Vlasov: che pensi più a se stesso e meno a tirare per gli altri. La disubbidienza rispetto alle proprie paure e ai limiti imposti è il primo sintomo di carattere. Alle loro spalle, come custodi del confine italiano, Ulissi e Trentin portano avanti l’orgoglio di quella classe 1989 che ancora non si arrende.

Piganzoli e Pellizzari, un anno di differenza. Per il più giovane marchigiano, Antalya si è chiusa con l’11° posto
Piganzoli e Pellizzari, un anno di differenza. Per il più giovane marchigiano, Antalya si è chiusa con l’11° posto

La molla della disubbidienza

Sentiamo spesso la mancanza degli errori del primo Nibali, che sbagliava completamente i tempi dell’attacco e subiva ramanzine feroci dai suoi direttori sportivi. Bisogna sbagliare e avere il coraggio di farlo, per poi prendere le misure e vincere. Vincenzo su quelle fughe ha costruito una carriera infinita. Quel tipo di atteggiamento mentale resta un valore aggiunto. Il gusto di lanciare la sfida, anche quando significa prenderle. Sogniamo un ragazzo italiano che si svegli e infischiandosene dei punti, vada all’attacco.

Noi siamo piuttosto certi di avere in casa dei potenziali campioni, bisogna che loro per primi comincino a crederci. E che con la consapevolezza della forza fisica, gli scatti in testa l’affascinante molla della disubbidienza.

Podio tutto italiano, ad Antalya arriva la prima di Piganzoli

11.02.2024
4 min
Salva

Giovani e italiani. Al Tour of Antalya, la generazione Z ha dettato legge sull’arrivo della terza tappa a Tahtali in Turchia. Davide Piganzoli classe 2002 si è imposto su Alessandro Pinarello classe 2003 e Edoardo Zambanini 2001. Un podio tricolore che vede sul gradino più alto il valtellinese che alla sua seconda stagione tra i pro’ ha vinto la prima gara tra i grandi. Un successo inaspettato, ma figlio di un ottimo inverno e della dedizione che ha sempre contraddistinto il ventunenne fin da quando è entrato in gruppo. Una scommessa vinta anche dal Team Polti-Kometa che conquista il primo successo stagionale con il più giovane del roster. 

Per Piganzoli è il primo successo tra i pro’
Per Piganzoli è il primo successo tra i pro’
Davide complimenti! Ti aspettavi questa vittoria?

No, non me l’aspettavo. Sapevo di star bene però direi proprio di no. Ho cercato di dare tutto me stesso quando ho attaccato e alla fine è andata bene.

Cosa hai provato alla tua prima vittoria da pro’?

Sicuramente è un’emozione grandissima, quando non te l’aspetti poi è ancora più bello. Sono contento per me, perché alla fine penso di meritarmela dopo i tanti sacrifici che ho fatto. Ma sono altrettanto felice per la squadra perché è un periodo in cui credono tanto in me e sono veramente contento di averli ripagati.

Come sei arrivato a questa corsa, avevi comunque buone sensazioni?

Ho fatto un bell’inverno. Ho iniziato la stagione con il Gran Premio Castellon dove già sentivo di star bene. Poi ho fatto la Volta a la Comunitat Valenciana dove anche se c’era un gran livello, io ero lì a battagliare. Alla fine sono venuto qua, confidavo un po’ in me stesso e sono riuscito a conquistare questa vittoria.

Quella di ieri è stata anche la prima vittoria stagionale per il Team Polti-Kometa
Quella di ieri è stata anche la prima vittoria stagionale per il Team Polti-Kometa
Raccontaci un po’ di dietro le quinte. Cosa ti hanno detto i tuoi compagni?

Prima della della tappa si voleva già fare la gara dura per me e per Paul Double che sta andando molto forte. Dopo l’arrivo i miei compagni erano tutti molto felici. Domani è l’ultima tappa e proveremo a tenere la maglia del leader. 

E’ anche la prima vittoria stagionale della Polti-Kometa…

E’ una vittoria molto importante. Ci ha dato a tutti una bella carica e non vedevamo l’ora di conquistarla. 

Raccontaci brevemente il finale?

Abbiamo preso la salita che eravamo già da una cinquantina di corridori, nei tratti precedenti si era fatto un buon ritmo. Abbiamo imboccato la salita a tutta, c’è stato l’attacco di un mio compagno dopodiché l’hanno ripreso e ha provato ad attaccare un atleta della Q36.5 su cui ho recuperato. Infine a tre chilometri ho provato io ed è andata bene. 

Podio tutto italiano, anche questo ha reso tutto più speciale?

Sì, perché alla fine si sente tanto parlare che non c’è più il ciclismo in Italia e tutte le polemiche annesse. Invece sia io che Pinarello che Zambanini abbiamo fatto vedere che l’Italia c’è ancora e siamo lì.

Piganzoli e Lonardi oggi difenderanno le maglie di leader della generale e dei punti
Piganzoli e Lonardi oggi difenderanno le maglie da leader della generale e dei punti
Vincere così a inizio stagione è una bella iniezione di fiducia per per le prossime gare. Cosa ci dobbiamo aspettare da Davide Piganzoli?

Sicuramente ti mette morale, ti mette fiducia, ti fa lavorare ancora più convinto e vedremo un po’ per i prossimi appuntamenti. Rimango concentrato e non mi monto la testa, siamo solo all’inizio.

Quali sono i tuoi prossimi impegni?

Adesso farò il Gran Camino, il Trofeo Laigueglia, la Tirreno-Adriatico e poi andrò sul Teide per preparare il Giro d’Italia. 

Come avete festeggiato? 

Abbiamo aperto lo spumante qui in hotel, però c’è da stare concentrati perché alla fine domani (oggi, ndr) si può fare ancora bene e bisogna finalizzare il tutto e stare attenti alla VF Group-Bardiani visto che Pinarello è a 18 secondi. In più dobbiamo dare tutto per fare bene con Lonardi in volata che nella seconda tappa ha fatto vedere di essere in condizione facendo quarto. 

Lonardi, due podi alla Valenciana. Per Zanatta è solo l’inizio

07.02.2024
5 min
Salva

La prima trasferta si può proprio dire che sia stata positiva. In casa Polti-Kometa si fanno i conti dopo la trasferta in terra spagnola, per le corse di Mallorca e la Volta a la Comunitat Valenciana. In particolare quest’ultima ha regalato segnali positivi con i piazzamenti di Giovanni Lonardi, per due volte sul podio e le prestazioni generali di Paul Double e Davide Piganzoli, finiti a un soffio dalla Top 10.

Lo sprint per il 2° posto a La Valldigna. Consonni e Fiorelli battuti, ma Mohoric è già arrivato…
Lo sprint per il 2° posto a La Valldigna. Consonni e Fiorelli battuti, ma Mohoric è già arrivato…

Alla guida del team nella particolare occasione era Stefano Zanatta, decisamente soddisfatto per questa prima presa di contatto con le gare dopo settimane di preparazione: «Il primo test è andato bene, già nelle classiche maiorchine e di vigilia della Volta avevamo raccolto piazzamenti, ma soprattutto avevo visto i ragazzi vogliosi di essere protagonisti. E questo è un segnale importante anche per il prosieguo della stagione».

Al di là dei risultati, a che cosa hai guardato in particolare?

Intanto la gara aveva squadre di alto livello, molte presenze di team del WorldTour e quando ti confronti con loro, trovare spazi è sempre difficile. La cosa che mi è piaciuta di più, al di là dei piazzamenti, è stata vedere il carattere dei ragazzi, sempre in 3-4 nel cuore della corsa, anche nelle concitate fasi finali, sia per quanto riguarda la conquista delle tappe sia, con Paul e Davide (rispettivamente Double e Piganzoli, ndr), per dare un’occhiata alla classifica.

Stefano Zanatta, 60 anni compiuti da poco, è alla Polti-Kometa dal 2021
Stefano Zanatta, 60 anni compiuti da poco, è alla Polti-Kometa dal 2021
Il livello come ti è sembrato?

Molto alto e il podio finale, con corridori di Uae, Bahrain e Bora lo dimostra. Anche le squadre WT erano in Spagna per mettersi in evidenza e si è visto che corridori come McNulty e Vlasov erano già in ottima forma. Ma noi ce la siamo giocata, ci siamo fatti trovare pronti dopo la lunga preparazione invernale e siamo pronti a migliorare ancora.

I risultati migliori sono arrivati da Lonardi con due podi di seguito. Era il veronese la punta della vostra squadra?

Sapevamo che Giovanni era già in buone condizioni, ha fatto un proficuo lavoro invernale senza intoppi, il che è importante. La Volta a la Comunitat Valenciana aveva occasioni favorevoli, con le prime tre tappe quasi destinate alla volata, anche se le insidie non mancavano. Il primo giorno è rimasto staccato, ma nel secondo è rimasto sempre nel vivo della corsa e solo il colpo di mano di Mohoric in discesa l’ha privato di una possibile vittoria. Anche nel terzo giorno era lì nel vivo. Ma vorrei sottolineare anche la prova di Double e Piganzoli, che hanno anche provato a farsi vedere in salita e sono arrivati a ridosso dei più forti. Il risultato conta, ma mi conforta di più la prestazione atletica.

Paul Double, 27 anni, arriva dalla Human Powered Health. E’ corridore da gare a tappe
Paul Double, 27 anni, arriva dalla Human Powered Health. E’ corridore da gare a tappe
Lonardi lo scorso anno aveva chiuso con ben 15 piazzamenti nei dieci da Ferragosto in poi. Continua su quella scia?

Direi di sì, considerando anche che nella prima parte del 2023 era stato un po’ ai margini per problemi fisici. Conoscendolo – ormai è al terzo anno con noi – si nota la grande voglia di emergere, considerando anche che riesce ad adattarsi bene a differenti situazioni.

Ha un treno a disposizione per le volate?

Lonardi è un velocista atipico, non molto pesante considerando che ha un peso forma di 70 chili, ma questo lo favorisce su percorsi vallonati. Nella seconda tappa erano rimasti una cinquantina e lui c’era, a differenza di molti velocisti più di spicco, ma anche più pesanti. Un treno non possiamo permettercelo, saremmo pretenziosi al confronto con squadre come quelle presenti in Spagna. Giovanni aveva però a disposizione uno come Maestri che è molto abile a portarlo in posizione e con Munoz e Sevilla che si sono molto prodigati per aiutarlo. Non era proprio un treno, ma ha avuto un bel supporto.

Per Piganzoli un buon inizio stagione. Ora al Tour of Antalya conta di migliorare anche in classifica
Per Piganzoli un buon inizio stagione. Ora al Tour of Antalya conta di migliorare anche in classifica
Che cosa gli manca per emergere appieno?

Io gli dico sempre che dovrebbe essere un po’ più “cattivo”. Sta lavorando bene e la sinergia con Maestri penso che possa aiutarlo molto. E’ consapevole che, se ha fatto quel che ha fatto alla Valenciana con gente di primissimo rango, in corse leggermente minori può anche puntare al bersaglio grosso.

Lo vedi protagonista anche al Giro?

E’ chiaro che se lo confrontiamo con velocisti del calibro di Merlier o Milan, che oggi reputo il più forte in circolazione, Lonardi è uno scalino sotto. Le gerarchie però non sono intoccabili, nel senso che ogni corsa è a sé, anche i più forti possono sbagliare qualcosa e lui deve essere lì pronto. Io dico che può fare la sua figura e, perché no, pensare anche a vincere una tappa. Noi ci crediamo molto.

Prima vittoria di Milan con Lonardi terzo. Per Zanatta il friulano oggi ha una marcia in più
Prima vittoria di Milan con Lonardi terzo. Per Zanatta il friulano oggi ha una marcia in più
Ora che cosa vi aspetta?

Ormai l’attività è entrata nel pieno. Noi avremo due gruppi, uno ad Antalya e l’altro sempre in Spagna per Almeria e Andalucia. Giovanni sarà in Turchia, in una corsa a tappe forse anche più accessibile per le sue caratteristiche, con almeno tre occasioni a disposizione e una concorrenza certamente non come quella trovata alla Volta a la Comunitat Valenciana. Poi sarà a El Gran Camino, ma lì servirà mettere chilometri nelle gambe in vista di marzo e dell’inizio della stagione italiana alla quale teniamo particolarmente, con corse come la Milano-Torino che sono altre occasioni per emergere.

Ellena, la wild card del Giro e la fatica dei giovani

27.01.2024
6 min
Salva

«Quando ti dicono che farai il Giro d’Italia – spiega Ellena con buon umore – cambia la stagione. E’ l’obiettivo che ti sei prefissato, ma non hai la sicurezza di andarci. Come squadra italiana, lavori in quel senso ma intanto valuti anche le alternative. L’annuncio della wild card è la conferma che stai andando nel senso giusto. Lo sappiamo, il Giro d’Italia è l’avventura principale. Andarci vuol dire confermare le attese degli sponsor, soprattutto quando hai sponsor nuovi…».

Il direttore sportivo piemontese del Team Polti-Kometa ne sa qualcosa. In tutti i suoi anni insieme a Gianni Savio, il giorno delle wild card ha sempre portato grandi gioie e grandi delusioni. Una delle ultime, quella del 2021, li vide esclusi fra le polemiche in favore della Vini Zabù, che poi rinunciò al Giro per un caso di doping. Oggi per fortuna è tutto nuovo. Dallo scorso anno Ellena è entrato a far parte della squadra di Basso: inizialmente con un contratto a giornate, ora in pianta stabile. Nel mezzo, lo scorso settembre, un incidente in montagna poteva mettere fine a ogni cosa. Poi la paura ha ceduto il passo alla speranza. La tempra è solida e Giovanni è ormai tornato alla solita vita. Se ne è accorta anche sua moglie, sorride, che lo trova rompiscatole come ai bei tempi.

La squadra che fino al 2023 era Eolo-Kometa, da quest’anno è il Team Polti-Kometa. Qui in ritiro a Oliva (foto Maurizio Borserini)
La squadra che fino al 2023 era Eolo-Kometa, da quest’anno è il Team Polti-Kometa. Qui in ritiro a Oliva (foto Maurizio Borserini)
Giri d’Italia con squadre giovani che devono dimostrare ne hai fatti tanti, praticamente tutta la carriera. E’ un modo diverso di viverli, probabilmente non ci si può sedere mai…

Un modo meno seduto, avete descritto perfettamente la situazione. E’ vero che all’interno di questa squadra c’è grande programmazione, però proprio perché hai a che fare con dei ragazzi giovani, da un giorno all’altro può cambiare tutto. Non si conoscono ancora al 100 per cento. Nonostante siano dei talenti, l’imprevisto può succedere. Il vento in faccia che non serviva e che paghi il giorno dopo. Oppure il dimenticarsi di mangiare, nonostante tu abbia un programma di alimentazione. Magari però c’è stata un’ora a fuoco e non sei riuscito a buttare giù niente e te lo porti dietro per tre giorni. Queste piccole cose che ti costringono a rianalizzare tutto.

Parlando con Pellizzari, il discorso è finito sull’ambiente. Secondo lui i giovani delle grandi squadre arrivano prima in alto perché hanno il confronto quotidiano con i grandi campioni.

E’ una cosa giustissima, Pellizzari ha visto giusto. Il confronto con certi campioni, il fatto di pedalargli al fianco, ti fa scattare una molla: se lo fa lui, lo faccio anch’io. Se invece non sei con loro, chiaramente hai il dubbio e la paura. E’ una questione psicologica, che mi fa pensare a un libro che sto leggendo. Si parla del record sul miglio in atletica leggera: erano anni che non veniva superato. Poi lo supera uno e di colpo durante l’anno lo superano tanti altri. Perché prima mentalmente erano tutti bloccati, invece il fatto che il primo ci sia riuscito ha fatto pensare anche agli altri di poterlo fare. C’è da dire che in questa squadra ci sono due personaggi come Basso e Contador, che sanno trasmettere fiducia. Non pedalano più con loro, perché non hanno la condizione di quando erano corridori. Però sentirti dire da loro due che stai andando bene in salita, fa un grande effetto, soprattutto quando sei giovane.

Fa la differenza secondo te?

Se te lo dico io, è un fatto di sensazioni e puoi anche crederci. Se te lo dice il preparatore, ci puoi stare perché lui ha in mano i numeri. Però se te lo dice un Contador o un Ivan Basso, secondo me a livello psicologico ha grande influenza. Non come se ti stessi allenando con Pogacar, ma incide. Lo sappiamo, ce lo siamo detti: manca il campione che faccia da guida.

Ellena è entrato nello staff dei ds lo scorso anno. Qui con Zanatta ed Hernandez, manca solo Biagio Conte (foto Maurizio Borserini)
Ellena è entrato nello staff lo scorso anno. Qui con Zanatta ed Hernandez, manca Conte (foto Maurizio Borserini)
Come dire che i giovani italiani impiegano più tempo perché hanno meno occasioni per costruirsi delle sicurezze?

Chiaramente hanno attorno la struttura delle squadre. Quello che gli viene insegnato è quello che effettivamente gli serve, però tante volte manca la certezza che funzioni. Invece se fai il tuo lavoro, poi esci con Pogacar e ti stacca solo negli ultimi 200 metri di salita, perché stavi facendo dei lavori, allora capisci che stai andando bene. Fai le prove in allenamento prima che in gara. Se invece lo fai da solo, puoi fare i numeri migliori, ma il dubbio ti resta e puoi chiarirtelo solo in corsa.

Al prossimo Giro ci saranno Piganzoli e Pellizzari, due che nel 2023 erano sul podio del Tour de l’Avenir. Sarebbe giusto secondo te dargli psicologicamente un po’ di gas oppure è bene tenerli coi piedi per terra?

Dipende dal carattere. Piganzoli lo sto conoscendo adesso, lavoro con lui da solo un anno e poi comunque lui è un corridore di Zanatta. Durante il Tour de l’Avenir la sera da casa gli mandavo le informazioni sul percorso del giorno dopo, sulle salite e anche su quella brutta discesa in cui sono caduti in tanti. L’altro giorno sulla Gazzetta dello Sport è uscita una pagina che lo proiettava verso il Giro con Pellizzari e mi è venuto il dubbio che potesse avergli messo un po’ di pressione. Invece ci siamo sentiti e mi ha detto di non avere problemi. Se poi lo mascheri bene o sia veramente forte caratterialmente, è un altro discorso. L’avvicinamento al Giro è ancora lungo, ma sono certo che lui lo abbia cerchiato almeno tre volte

E’ un fatto però che ai nostri manchi un po’ di… sfrontatezza. Al netto della sua storia successiva, un carattere come Riccò non c’è più stato.

E’ vero, il ciclismo italiano in questo momento ha mancanza di questo approccio in tutto, anche a livello di squadre. Mancano i soldi, è vero. Ti trovi di fronte a squadre in cui chi ne ha di meno, ha 25 milioni di budget, quindi è normale che una struttura così imponente ti metta in soggezione. Perciò magari avresti voglia di alzare la testa, ma la paghi cara. D’altra parte però, io sono ancora convinto che nonostante i milioni di euro, la nostra cultura ciclistica sia ancora avanti, le regole sono quelle. Però è chiaro che se poi vai a comprarti Pogacar, Roglic e Vingegaard, puoi anche essere più bravo di loro, ma resta sempre una differenza abissale. Noi abbiamo dei corridori di qualità che stanno crescendo e siamo convintissimi che faranno grandi cose.

Orlen Nations Grand Prix 2023, vince Piganzoli, esulta Pellizzari. Ellena ha sempre amato lavorare con i giovani (foto PT photos)
Orlen Nations Grand Prix 2023, vince Piganzoli, esulta Pellizzari. Ellena ha sempre amato lavorare con i giovani (foto PT photos)
Quale sarebbe secondo te un obiettivo per cui essere contenti del prossimo Giro? 

Sono d’accordo con Basso sul fatto che una vittoria di tappa sarebbe una bella storia da raccontare. Polti è rientrato nel ciclismo da quest’anno e ricordiamo bene che nella loro prima esperienza, al Giro d’Italia erano capaci di dettare legge. Adesso non è così, ma sono certo che abbiamo tutto quello che serve per avvicinarci al livello più alto. L’obiettivo potrebbe essere vincere una tappa, ma non una tappa a caso. Sarebbe bello individuarne alcune che si addicono ai nostri atleti e riuscire a finalizzare. Un approccio meno garibaldino, più da grande squadra. Programmazione, avvicinamento, raggiungere l’obiettivo.

Venendo a te, la schiena come sta?

Sta bene, anche se a posto ormai non lo sarà più. Ho dentro una staffa di 20 centimetri che resterà lì, ma non ho problemi a camminare e fare il mio lavoro. Ieri ho anche fatto 25 chilometri in bicicletta e per fortuna non lo faccio più di mestiere. Però mentalmente, dopo l’ultimo ritiro sento di essere tornato il Giovanni Ellena di prima. Cioè sto più attento alle cose, sono più sul pezzo, coi ragazzi sono più esigente su determinate cose. E mia moglie infatti (sorride, ndr) mi ha detto che comincio a rompere come quando stavo bene. Forse ha ragione lei…

Basso e Zanatta, cambi regolari per arrivare lontano

19.01.2024
5 min
Salva

Ivan Basso e Stefano Zanatta sono due facce della stessa medaglia, compagni di squadra nella corsa per far coincidere le ambizioni con i mezzi a propria disposizione. E come accade nel gruppo, in cui i corridori delle professional hanno l’obbligo (non scritto) di stare alle spalle delle WorldTour, anche far quadrare i conti e tirare fuori il meglio dai propri uomini è un compito niente affatto semplice. Il Team Polti-Kometa che si affaccia sulla stagione 2024 ha perso due degli atleti che nella storia recente ne hanno tenuta alta la bandiera: Fortunato e Albanese, passati in squadre WorldTour. Eppure è convinzione di Basso che la squadra si sia rinforzata.

«In generale – spiega – ritengo che ci sia un gruppo più coeso. Sono molto orgoglioso di quello che abbiamo fatto con “Alba” e lui lo è di noi. Stessa cosa con Fortunato. Sono state due operazioni positive, due ragazzi italiani completamente diversi fra loro che si erano un po’ persi e noi li abbiamo rilanciati. Ritengo che il livello generale sia cresciuto. Bais è migliorato tanto. I due ragazzi colombiani che arrivano dalla squadra di Savio a mio modo di vedere faranno un salto di qualità. E poi tutti aspettiamo Piganzoli. Non puoi piazzarti nei primi tre all’Avenir e non venire fuori…».

L’arrivo di Fabbro potrebbe rinforzare il team che, a detta di Basso, appare più coeso (foto Maurizio Borserini)
L’arrivo di Fabbro potrebbe rinforzare il team che, a detta di Basso, appare più coeso (foto Maurizio Borserini)

I passi giusti

Sulla questione dei giovani si spacca il capello in quattro, in attesa che il tempo fornisca elementi sufficienti per una statistica attendibile. Fra gli juniores che arrivano e vincono nel WorldTour e quelli che hanno bisogno di anni per venire fuori ci sono differenze di natura e di cultura sportiva.

«C’è anche una terza categoria – aggiunge Zanatta – quella degli juniores che lavorano il doppio dei dilettanti, fanno subito risultato e poi da professionisti non vanno più. Questo è il male, perché rischiano di smettere a 25 anni. Non troveremo più una storia come quella di Caruso, perché adesso il mondo è così. Tutti pretendono di avere subito qualcosa, invece noi siamo contenti dei nostri e dei loro progressi. Però siamo ormai un’eccezione. I grossi numeri ormai li fanno gli squadroni e i loro Devo Team.

«Se ci sono 20 squadroni di livello WorldTour che hanno una continental, anche se prendono solo due corridori a testa, si portano via 40 dei migliori juniores. Le vecchie squadre di dilettanti possono trasformarsi in continental oppure, se non hanno le risorse, si trovano in difficoltà. Noi riusciamo a lavorare bene con la Fundacion Contador, ma giovani italiani ne troviamo pochissimi. E’ rimasto Piganzoli, che è stato bravo con noi. Abbiamo i gemelli Bessega, c’è Bagnara, abbiamo corridorini che hanno creduto nel progetto. Ma sono pochissimi, perché tutti gli altri – i corridori, i genitori e i procuratori – preferiscono che vadano alla Jumbo Development piuttosto che alla Fundacion Contador, alla Fior o al Cycling Team Friuli».

Basso e Zanatta hanno identica visione del ciclismo e del modo giusto per far crescere giovani talenti
Basso e Zanatta hanno identica visione del ciclismo e del modo giusto per far crescere giovani talenti

Merce rara

Tutti aspettiamo Piganzoli, dice Basso, e non è un parlare da tifoso, ma da osservatore attento. Uno che in qualche modo nel giovane valtellinese rivede se stesso e il suo cammino.

«Ci sono due modi di vedere i giovani – prosegue Basso – quello di vent’anni che vola oppure quello come Nibali che a 21-22 anni si intuiva che fosse un predestinato, ma ha ottenuto i migliori risultati da più grande. Quindi l’idea è che Piganzoli abbia una crescita più lenta, per durare di più. Anche il giovane Basso ha avuto bisogno dei suoi tempi. Anche se ho portato a casa il mondiale U23, non stravincevo ma davo dei segnali, soprattutto nelle gare importanti. Piganzoli va forte in salita e va forte a cronometro, quindi è una merce abbastanza rara.

«Ritengo che dobbiamo crederci, come Reverberi fa bene a credere in Pellizzari, un altro profilo molto interessante. Dobbiamo credere in loro anche per evitare che perdano fiducia. Lo sviluppo fisico va di pari passo con quello psicologico. Per questo Piganzoli quest’anno farà due blocchi di tre settimane sul Teide, prima non li avrebbe retti. Abbiamo aspettato che fosse abbastanza strutturato. Avremmo potuto mandarlo in altura già due anni fa, forse avrebbe vinto qualche gara in più, ma rischiando il resto della carriera».

Polti è subentrato a Eolo sulla maglia del team: importi simili, ambizioni superiori (foto Maurizio Borserini)
Polti è subentrato a Eolo sulla maglia del team: importi simili, ambizioni superiori (foto Maurizio Borserini)

Il prossimo treno

La fiducia è importante e va preservata, soprattutto se si è progettato un percorso di crescita graduale. Bisogna che gli atleti ne siano convinti e che non subiscano le lezioni della strada come umiliazioni irrecuperabili. Basso e Zanatta parlano con sintonia collaudata da anni di corse fianco a fianco.

«I ragazzi buoni ci sono – riflette ancora Zanatta – e sicuramente torneranno a vincere, perché fa parte della cultura del ciclismo e dello sport in Italia. Ci arriviamo nuovamente lassù, perché se guardiamo a livello globale, tra i professionisti siamo messi bene. La riflessione invece va fatta sul ciclismo giovanile, per farne crescere altri. E’ un settore che ha sempre lavorato bene e bisogna fare in modo che possa continuare. Su questo dovrebbero riflettere gli organi federali e forse anche il Ministero dello Sport e anche noi che siamo al livello immediatamente superiore. Sicuramente in questi anni si è lasciato troppo andare e il treno è passato. Ora bisogna correre per prenderlo alla prossima stazione».

La via di Piganzoli per il Giro passa dal (primo) Teide

18.01.2024
5 min
Salva

Piganzoli ha 21 anni, come Milesi, Germani e Garofoli. Quando erano juniores, si dividevano corse e podi, poi sono diventati grandi e di colpo la strada è diventata stretta e ripida. I coetanei stranieri si sono messi ad andare più forte e noi di qua abbiamo iniziato a chiederci come mai i nostri non avessero lo stesso passo. Lo ammettiamo, in alcuni momenti siamo caduti nella trappola che invitiamo ad evitare: quella della fretta.

Stagione dopo stagione, Piganzoli ha salito dei gradini: l’ultimo è stato il podio al Tour de l’Avenir, come i corridori più forti in circolazione. Se il lavoro portato avanti con i tecnici del Team Polti-Kometa continuerà con la stessa regolarità, non c’è motivo per cui anche l’azzurro non possa salirne altri e gestire le tante attese. Quest’anno per la prima volta nella sua carriera, Piganzoli (foto Borserini in apertura) andrà ad allenarsi sul Teide, con ben altri margini rispetto a quelli che hanno iniziato ad andarci da juniores.

Piganzoli, Del Toro, Pellizzari: azzurri protagonisti al Tour de l’Avenir del 2023 (foto DirectVelo)
Piganzoli, Del Toro, Pellizzari: azzurri protagonisti al Tour de l’Avenir del 2023 (foto DirectVelo)

«Essere così atteso – dice – sicuramente ha un effetto positivo su di me, però non mi mette fretta, non mi mette pressione, mi fa continuare a lavorare. Magari mi dà più stimoli, quindi è solo positivo. Penso di essere a un buon punto della mia crescita, anche se ho molto da imparare e molto da crescere. Però penso che col duro lavoro si arriverà al punto giusto. Con gli altri ragazzi, con Germani, Milesi e Gianmarco, siamo amici. E’ giusto prendersi le misure e confrontarci, perché anche questo alla fine porta stimoli in più che fanno crescere e lavorare meglio».

Sei cresciuto per gradi e quest’anno per la prima volta andrai sul Teide.

Proverò a fare un bel blocco di lavoro in altura prima del Giro d’Italia, sperando di andarci. Altrimenti ci saranno altri programmi, come il Giro di Ungheria. Avrò sicuramente occasioni dove far vedere quello che valgo e per questo sul Teide proverò a lavorare bene. Se avrò la possibilità di andare al Giro d’Italia, se saremo invitati e se starò bene, mi piacerebbe andarci. Vorrei dimostrare che valgo, provare a vincere una tappa, anche se sarà difficilissimo. Alcuni miei compagni ce l’hanno fatta, quindi magari si può fare.

Piganzoli è passato professionista lo scorso anno. Nel 2023 ha sommato 47 giorni di corsa
Piganzoli è passato professionista lo scorso anno. Nel 2023 ha sommato 47 giorni di corsa
Il podio dell’Avenir è una bella foto da guardare?

Penso sia uno dei più bei ricordi dell’anno scorso. Sicuramente è un punto di partenza da cui quest’anno devo ripartire. Devo guardare quella foto e dire a me stesso che l’anno scorso ero lì, ero al Tour de l’Avenir a giocarmela con gente come Riccitello e come Del Toro, che sono protagonisti nel WorldTour e io non sono da meno di loro.

Un’eventuale chiamata nella nazionale under 23 la accetteresti ancora?

Io penso di sì. Dal mio punto di vista, una chiamata in maglia azzurra non si rifiuta mai. Quindi se Marino (Amadori, ndr) avrà voglia di convocarmi, io sicuramente non dirò di no. Anche perché se mi chiamerà, avrà fatto le sue considerazioni.

Piganzoli, qui con Ellena, è nato nel 2002 a Morbegno. E’ alto 1,74 per 61 chili ed è pro’ dal 2023 (foto Maurizio Borserini)
Piganzoli, qui con Ellena, è nato nel 2002 a Morbegno. E’ alto 1,74 per 61 chili ed è pro’ dal 2023 (foto Maurizio Borserini)
Basso dice che vai forte in salita e anche a crono e non è una cosa comune…

In certi casi si parla di doti naturali, ma io penso che pochi nascono con le doti naturali, tutto il resto va allenato. L’anno scorso forse ho trascurato un po’ la crono, quest’anno già dall’inverno sto facendo sedute sui rulli per la posizione. In più esco con la bici da crono una o due volte a settimana, perché quel lavoro non te lo inventi da un momento all’altro. In giro ci sono dei fenomeni, però si contano sulle dita delle mani. E comunque, pur essendo fenomeni, loro fanno le cose al 100 per cento, quindi se si vuole stare al passo con loro, bisogna fare le cose al massimo.

Com’è stato l’inverno finora?

Buono. Non ho avuto problemi, mi sono allenato abbastanza bene. Quando a casa faceva freddo, siamo andati in Spagna ed è andata benissimo. Ora che sta tornando il freddo, siamo tornati in Spagna, quindi penso che fili tutto liscio.

Hai perso l’accento spagnolo, ti dispiace?

Sì, se ne è andato, ma va bene così… (ride, ndr).

Giro dell’Emilia 2023, il 16° posto di PIganzoli parla di un talento in forte crescita
Giro dell’Emilia 2023, il 16° posto di PIganzoli parla di un talento in forte crescita

Fino allo scorso anno, complice l’essere cresciuto nel team U23 della Fundacion Contador, Piganzoli parlava con un insolito accento spagnolo che faceva sorridere. Oggi, dopo un’intera stagione nell’italiana Eolo-Kometa, quell’intonazione è sparita. Quel che non deve perdersi è la voglia di crescere e l’equilibrio di farlo nel modo giusto. Due giorni fa Del Toro ha vinto nel WorldTour al secondo giorno di gara, nulla vieta di pensare che presto potrebbe venire anche il turno del “Piga”.

Polti-Kometa, il bello di dirsi le cose in faccia

30.12.2023
6 min
Salva

OLIVA (Spagna) – Se alla Eolo-Kometa vanno via Fortunato e Albanese, i due che nel 2023 hanno ottenuto i punteggi più alti (708 per il toscano, 453 per il bolognese), basta l’arrivo di Matteo Fabbro e Restrepo per tenere il sistema in equilibrio?

Il friulano ha ancora tanto da dire e siamo certi che lo farà. Da par suo Ivan Basso è convinto – e noi con lui – che il 2024 sarà l’anno in cui i giovani del team inizieranno a raccogliere risultati. Nel 2023, la Eolo-Kometa ha vinto cinque corse: la tappa di Campo Imperatore con Davide Bais al Giro, due tappe e la classifica alla Vuelta Asturias con Fortunato e una al Tour Poitou Charentes con Samuele Rivi. Ma il sistema dei punti non premia le buone intenzioni e le intuizioni, per cui da quali nomi riparte la squadra che dal 2024 prenderà il nome di Polti-Kometa?

Lo abbiamo chiesto a Stefano Zanatta, direttore sportivo che la sa lunga e che per stare accanto al “suo” Ivan, ha rinviato i propositi di pensione. Lo abbiamo incontrato in Spagna poco prima di Natale, durante il primo ritiro e subito dopo un allenamento di sei ore in ammiraglia dietro ai suoi corridori (in apertura, foto di Maurizio Borserini).

Stefano Zanatta è stato professionista dal 1986 al 1995. E’ stato ds alla Fassa Bortolo e alla Liquigas. Dal 2021 è alla Eolo-Kometa
Stefano Zanatta è stato pro’fessionista’ dal 1986 al 1995. E’ stato ds alla Fassa Bortolo e alla Liquigas. Dal 2021 è alla Eolo-Kometa
Come si riparte quando vanno via quelli forti?

Negli ultimi due anni, corridori come Albanese e Fortunato li abbiamo rilanciati, perché in precedenza avevano fatto qualche anno di anonimato. Quindi questo è sicuramente un bel biglietto da visita per quelli che sono arrivati. Credo che il gruppo sia di livello più alto, perché abbiamo visto quest’anno che, anche mancando loro, la squadra è stata competitiva. I ragazzi più giovani sono cresciuti e spero che facciano ancora un salto in avanti. Inoltre c’è stato l’inserimento di 2-3 elementi che secondo noi hanno delle qualità da rilanciare.

Ad esempio?

Restrepo, Fabbro, Peñalver e lo stesso Double sono inserimenti molto validi. Già nel primo ritiro ci siamo accorti della loro voglia di entrare nel gruppo e questo per noi è una cosa bella. Il fatto che abbiano scelto di venire qui, anche per usufruire del nostro lavoro. Delle competenze che mettiamo in campo, del modo di lavorare e la possibilità di avere spazio e dimostrare che possono essere dei corridori.

Basso parla spesso dei giovani che vengono su: si percepisce che stanno crescendo?

Certo, diciamo che la cosa fondamentale da fare con il corridore di valore è procedere gradualmente. Ad aver voluto tutto e subito, si poteva anche spingere e ottenere qualche risultato. Ma li abbiamo rispettati: la fretta per mia esperienza non dà grandi risultati. Piganzoli avremmo potuto portarlo al Giro, ma non stava bene ed era inutile inserirlo in una corsa così importante senza che fosse in condizione. Davide ha fatto i suoi passi e altri stanno crescendo come lui. Penso ad Alex e David Martin, penso a Tercero. Sono tutti ragazzi con delle buone qualità e soprattutto nella seconda parte di stagione, anche senza Fortunato e Albanese, li abbiamo trovati davanti nei finali di gara. Se le cose procedono bene e loro ci seguono, quest’anno saliranno un altro gradino.

Tra gli innesti, è arrivato Restrepo, vincitore nel 2023 del Giro della Città Metropolitana di Reggio Calabria
Tra gli innesti, è arrivato Restrepo, vincitore nel 2023 del Giro della Città Metropolitana di Reggio Calabria
Secondo te sono ragazzi che hanno il corpo d’ala del vero talento?

No, sinceramente il talento vero lo vedi subito. I Van der Poel o Evenepoel erano fenomeni anche a 18-20 anni. Gli altri sono uomini che vengono fuori con il lavoro e con il sacrificio. Ognuno ha le sue qualità  e grazie a quelle può avere il suo spazio nel ciclismo. Adesso tutti cerchiamo il talento, ma non ce ne sono molti in giro. Mi sento di dire che in squadra abbiamo tanti bei corridori, che possono arrivare a fare grandi cose. Porto sempre l’esempio di Ivan Basso, che ha vinto due Giri d’Italia con tanto lavoro. Per contro, uno come Contador poteva anche lavorare meno e arrivava agli stessi risultati e anche migliori.

Quindi farli crescere bene è il vostro vero obiettivo?

Crescere con il lavoro. La nostra ambizione è questa e poter lavorare bene, avere le strutture che ci permettano di farlo. Dal lato sportivo abbiamo un bel gruppo di preparatori, uno staff medico e un gruppo di nutrizionisti appena inseriti. E poi noi direttori sportivi ci confrontiamo sempre sulle scelte. Io oramai metto solo l’esperienza, visto che ai dati e alla tecnologia non riesco a stare dietro, però il bello della nostra squadra è che si riesce a lavorare anche sotto l’aspetto umano.

Forse un corridore come Fabbro ha bisogno proprio di questo?

Credo che tutti ne abbiano bisogno. Matteo viene fuori dalla scuola di Bressan e credo che al CT Friuli ci fosse già questo modo di lavorare, cioè il fatto che ai ragazzi si dicano le cose in faccia. Sapete che questo adesso fa paura? Fa paura affrontare un ragazzo e spiegargli che qualcosa non va bene anche se l’ha letto su internet o chissà quale pubblicazione. Hanno sempre tutto e moltissima gente che gli dice sempre di sì. Invece secondo me serve confrontarsi e dirsi le cose in faccia. Allora spesso abbassano gli occhi, hanno paura del confronto e di guardare la realtà com’è.

Matteo Fabbro si è unito in extremis alla futura Polti-Kometa, dopo quattro stagioni alla Bora-Hansgrohe
Matteo Fabbro si è unito in extremis alla futura Polti-Kometa, dopo quattro stagioni alla Bora-Hansgrohe
Quanto interferiscono i social sul vostro lavoro?

Il mondo di adesso ti porta a pensare che sia tutto facile. Sembra che quello che leggi su un social sia verità e invece molte volte non è così. Adesso in Italia talenti non ce ne sono. Ci sono bravi corridori, anche bravissimi, ma il corridore con il talento cristallino è quello che arriva e fa qualcosa di particolare perché gli è innato. Non confondiamo questo con i risultati sbalorditivi degli juniores che lavorano il doppio dei dilettanti, perché poi ce li ritroviamo di qua e non vanno avanti.

Quanto si può puntare su Piganzoli?

Credo che la bella prova al Giro dell’Emilia gli abbia dato tanta fiducia. A Bologna è arrivato sedicesimo, un risultato che può anche dire poco, ma è stato uno dei due o tre delle professional a lottare con i migliori all’ultimo giro. Ha 21 anni, gli ho detto che quello è un punto da cui partire per crescere ancora. E’ un corridore buono che va dappertutto e quest’anno partirà con un programma inizialmente soft, poi sempre più importante. Prenderà qualche schiaffo in più, però anche lui si rende conto che per arrivare in alto, bisogna avere il confronto con i migliori. Non possiamo andare a correre nei dilettanti e vincere, uno che voglia ambire a fare il professionista deve confrontarsi e allenarsi coi migliori.

Manca secondo te un Gavazzi in questa squadra?

Francesco dava tanti suggerimenti. Ci ha dato una bella mano, perché aveva l’esperienza e l’umiltà di dimostrare come si potevano fare le cose non solo a parole, ma anche con i fatti. Il suo è stato un bell’insegnamento, un bel punto di riferimento per tutti i giovani e spero che voglia rimanere con noi e collaborare con qualche ruolo in seno alla squadra

Gavazzi si è appena ritirato: il suo contributo di esperienza è sempre stato molto prezioso
Gavazzi si è appena ritirato: il suo contributo di esperienza è sempre stato molto prezioso
Pensi che Fabbro sia una carta da giocare per il Giro d’Italia?

Il ragazzo sicuramente ha fatto delle belle cose da dilettante, dipende da cosa si intenda per fare classifica. Se dicessimo di voler arrivare nei cinque, allora saremmo presuntuosi. Se invece l’idea è di fare delle belle tappe come negli ultimi anni e accontentarsi della classifica che viene di conseguenza, allora dico che questo è possibile.

Ti sei mai pentito di aver lasciato la pensione e di essere rientrato in gruppo?

Diciamo che negli ultimi mesi ci ho pensato parecchio, soprattutto dopo che ho avuto qualche problema fisico. In qualsiasi altro ambiente, avrei lasciato. Invece pensando ai ragazzi che ho qua e come ci seguono, mi sarebbe dispiaciuto. In più, Ivan e Fran ci tenevano che rimanessi, quindi ho ridotto un po’ il lavoro e proverò a dare ancora un contributo alla squadra. La passione c’è sempre, quella non diventa vecchia.

Il super Avenir dell’Italia visto con gli occhi di Amadori

31.08.2023
5 min
Salva

La voce di Marino Amadori è carica di emozioni e felicità, il Tour de l’Avenir appena concluso ha dato tanti motivi per essere contenti. La vittoria dell’ultima tappa firmata da Giulio Pellizzari è stata solamente la ciliegina sulla torta di un trasferta in Francia di otto giorni. Tappe dure, dove gli azzurri sono stati sempre presenti e combattivi, tanto da vincere la classifica a squadre con un margine di 14 minuti sulla Colombia. 

Sul podio finale due italiani: Pellizzari secondo (a destra) e Piganzoli terzo (a sinistra, foto Tour de l’Avenir)
Sul podio finale due italiani: Pellizzari secondo (a destra) e Piganzoli terzo (a sinistra, foto Tour de l’Avenir)

Due su tre

Due gradini del podio occupati, il secondo e il terzo, rispettivamente da Pellizzari e Piganzoli. L’Italia partiva con grandi ambizioni e si è dovuta inchinare solamente davanti a Del Toro, ma quando chiediamo ad Amadori se si poteva fare qualcosa di più risponde senza troppi dubbi.

«Di meglio possiamo fare solo i complimenti a chi ha vinto – dice – Del Toro è stato impressionante. Gli ultimi quattro giorni aveva una condizione super, imbattibile. Noi ci abbiamo provato, ma il ragazzo ha risposto sempre bene agli attacchi. E giusto riconoscere il merito a chi è stato più forte, con la serenità di aver fatto il possibile e anche qualcosa oltre».

Alla prima tappa maglia gialla sfiorata per l’Italia, Villa si arreso solamente al compagno di team Foldager (foto Tour de l’Avenir)
Alla prima tappa maglia gialla sfiorata per l’Italia, Villa si arreso solamente al compagno di team Foldager (foto Tour de l’Avenir)

Preparati

Gli azzurri (in apertura alla presentazione delle squadre, foto Tour de l’Avenir) sono stati protagonisti in otto tappe su otto, dalla prima all’ultima. Una costanza che ha portato la firma di Busatto: il quale nelle prime cinque tappe non è mai uscito dai primi dieci.

«Busatto ha fatto vedere di cosa è capace – replica Amadori – purtroppo per un motivo o per l’altro non è riuscito a vincere, ma non è da tutti avere questa costanza. Non dobbiamo però dimenticare tutti gli altri, a partire da Villa che nella prima tappa ha sfiorato il successo, battuto solamente dal suo compagno di squadra Foldager. Peccato per Romele che ha avuto dei problemi fisici all’inizio ma poi è stato davvero importante. Anche Pinarello si è comportato molto bene, era il suo primo Tour de l’Avenir e una caduta gli ha complicato le prime tappe.

«Questo Tour de l’Avenir – continua – lo abbiamo preparato nella maniera migliore, e per questo dobbiamo ringraziare la Federazione. Siamo andati a visionare le tappe e curato tutto nei minimi dettagli. Ma il plauso più grande va fatto ai ragazzi, mentre un grazie importante è per le società. Senza il loro benestare non avremmo potuto lavorare così tanto e bene. I corridori, alla fine, sono di loro proprietà e privarsene per quasi due mesi non è facile. Noi come nazionale cerchiamo di dare quel qualcosa in più che serve ai ragazzi per crescere e l’Avenir è una di queste gare».

A ognuno la sua occasione

L’Italia ha conquistato la classifica a squadre, così come lo scorso anno. Non è un caso, Amadori ha portato sei corridori in grado di fare bene ovunque. Ragazzi forti e preparati, ai quali è stata concessa l’occasione di mettersi in mostra. 

«Vedo queste corse – ci racconta Amadori – come un modo per dimostrare che abbiamo tanti ragazzi forti e in gamba. Non si possono impostare questi appuntamenti come se fossimo una squadra WorldTour, non avrebbe senso. Sarebbe ingiusto chiedere ad un ragazzo di mettersi a completa disposizione di un compagno annullando le sue possibilità di fare bene. Chiaramente tutti sapevano che Pellizzari e Piganzoli sarebbero stati i due uomini di classifica, viste le loro caratteristiche, e per questo bisogna avere un occhio di riguardo. Ma poi ad ogni ragazzo veniva concessa l’occasione di fare il suo». 

Piganzoli è stato il regista in corsa, la sua esperienza è risultata fondamentale per il podio finale (foto Tour de l’Avenir)
Piganzoli è stato il regista in corsa, la sua esperienza è risultata fondamentale per il podio finale (foto Tour de l’Avenir)

Duo Pellizzari-Piganzoli

Quando la strada ha iniziato ad impennarsi sotto le ruote dei corridori sono emersi Pellizzari e Piganzoli. I due scalatori giovani che tanto stanno crescendo e che hanno già fatto molto bene. Non si arriva secondo e terzo al Tour de l’Avenir senza una preparazione adeguata, vero, ma poi servono delle qualità innate per rimanere davanti ogni giorno e giocarsi la vittoria

«Piganzoli – spiega Amadori – è stato il regista in squadra, visto che in queste gare si corre senza radiolina. I ragazzi devono inventare delle strategie ed agire al volo, lui era al suo secondo Avenir e ha fatto delle belle esperienze. Ora è il momento di puntare a qualcosa di più, è giusto così. Piganzoli partiva con i gradi, tanto da aver programmato questo Avenir fin nei minimi dettagli. Ha curato la preparazione al cento per 100 ed è arrivato al meglio delle sue possibilità.

«D’altro canto – dice ancora – Pellizzari ha fatto vedere grandi qualità per essere alla sua prima esperienza. L’idea era quella di tenere due pedine da giocarci per la classifica finale, entrambi ci hanno provato ed entrambi hanno attaccato. Giulio non è mai uscito dai primi cinque nelle ultime tappe, quelle di montagna. E’ chiaro che con un corridore del genere si voglia puntare a fare meglio il prossimo anno, e meglio del secondo posto c’è solo la vittoria (conclude con una risata, ndr)».