Landa li ha visti scappare. Ma si è preso il podio con i denti

08.10.2022
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Si staccava e rientrava. Sempre mani basse, sempre composto e sempre a tutta. Mikel Landa riesce a trovare l’ennesima buona prestazione. Peccato per lui che sulla sua strada incontri ogni volta qualche fenomeno. Se ci fosse un “Giro della regolarità” lui sarebbe di certo in maglia rosa.

A Como il corridore della Bahrain-Victorious agguanta un terzo posto che dà speranza per l’inverno. Dà morale. E’ una piccola gioia. Alla fine è su un podio importante, in una classica monumento tra un fenomeno, Pogacar, e un gran corridore, Mas.

Landa (classe 1989) con il suo stile impeccabile in salita. Dopo la Vuelta il basco era tornato in corsa al Gran Piemonte
Landa (classe 1989) con il suo stile impeccabile in salita. Dopo la Vuelta il basco era tornato in corsa al Gran Piemonte

Fiducia in Landa

«Io ci credevo – racconta dopo la corsa Alberto Volpi, diesse della Bahrain – Ci credevo perché sapevo che stava bene. L’ho visto dopo la ricognizione fatta nei primi giorni della settimana. Avevo fiducia in lui. E a chi mi chiedeva chi vincesse rispondevo: “Occhio a Landa”. E mi guardavano storto».

«Tutti noi eravamo per Mikel – dice Edoardo Zambanini, soddisfatto per aver concluso la sua prima classica monumento – io dovevo stargli vicino fino al Ghisallo e invece sono arrivato fin sotto il San Fermo. In corsa mi diceva che stava bene. Gli ho dato da mangiare, più di qualche volta sono andato all’ammiraglia a prendere l’acqua. Sapevamo che Mikel c’era e per questo eravamo motivato anche noi».

Edoardo Zambanini (classe 2001) è stato vicino a Landa ben oltre il Ghisallo
Edoardo Zambanini (classe 2001) è stato vicino a Landa ben oltre il Ghisallo

Preparazione ok

Nel finale i due davanti giocavano un po’ come il gatto col topo. Acceleravano e si fermavano e, come detto, Mikel rientrava. Anche mentalmente non è facile. Perché se è vero che tu stai bene, è anche vero che ci sono due che ne hanno più di te.

«Poteva essere frustrante questa situazione – spiega Volpi – ma Mikel è stato a bravo a stare lì con la testa, ad avere i nervi saldi. Io per radio gli davo dei riferimenti, dei distacchi… ma neanche più di tanto, perché comunque in certe situazioni il corridore va lasciato concentrato».

«Da parte mia sono molto contento – ha spiegato Landa – ho cercato di arrivare qui al Giro di Lombardia al meglio. Mi sono ritrovato tra Pogacar e Mas, sapevo che ne avevano di più e ho cercato di fare la mia corsa e di dare il massimo».

«Il suo podio – riprende Volpi – Mikel lo ha conquistato sul Civiglio, salita durissima, perché restare con quei due lassù significava appunto salire sul podio. E non era così scontato. Andare come è andato lui su quella salita significa stare bene davvero.

«Anche per questo voglio fare un plauso alla squadra, che a ha lavorato bene, e al preparatore che è riuscito a portarlo in condizione. Dopo la Vuelta Mikel non aveva più corso. Avevamo pensato alla CRO Race, ma ci era sembrata troppo impegnativa. Così ha corso solo giovedì scorso al Gran Piemonte».

Landa con Pogacar e Mas. Loro due erano su un altro pianeta a sua volta lui ha fatto il vuoto su tutti gli altri

La Bahrain c’è

Lasciare dietro il vincitore del Tour de France, staccare tanti altri bravi corridori per un ragazzo che non metteva il numero sul dorsale da tanto tempo, eccezion fatta per il Gran Piemonte, non era scontato per Volpi. 

E tutto sommato il diesse non aveva torto in quanto abbiamo visto che i più forti hanno gareggiato parecchio in questo scorcio di stagione. Il ritmo nelle gambe, tra l’altro quello esplosivo delle corse di un giorno, c’era eccome. E quando si scatta con violenza la differenza si sente.

«Vorrei aggiungere una cosa – sottolinea Volpi – abbiamo iniziato le classiche monumento con una vittoria, quella di Mohoric alla Sanremo a marzo, e la chiudiamo con un podio in un altra classica monumento. Questo significa che la Bahrain Victorious c’è. E’ sul pezzo».

Zambanini alla Vuelta e l’emozione della prima volta

15.09.2022
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Con la Vuelta ormai alle spalle il sole inizia a tramontare anche su questa stagione agonistica. Non prima, però, di illuminare gli ultimi impegni, tra cui mondiale e Giro di Lombardia, ultima classica monumento del calendario. In terra iberica è stato definitivamente consacrato il talento cristallino di Evenepoel. Il giovane belga ha indossato la maglia rossa alla sesta tappa e l’ha portata fino a Madrid. Tra i giovani in corsa si è messo in luce anche Edoardo Zambanini, migliore italiano in classifica generale: 36° a un’ora e mezza da Evenepoel. 

Il trentino di Riva del Garda era alla sua prima esperienza in un grande Giro. Si è messo a disposizione della squadra, portando a casa una bella prestazione ed un terzo posto alla nona tappa, che regala tanta motivazione e la voglia di tornare alla Vuelta e riprovarci. 

Edoardo Zambanini si è messo in luce dando una mano alla squadra e andando a caccia di fortuna in altre tappe
Zambanini si è messo in luce dando una mano alla squadra e andando a caccia di fortuna in altre tappe
Cosa fa un corridore quando torna dalla Vuelta?

Dopo tre settimane di corsa ininterrotta mi sono goduto la famiglia. Stare lontano da casa per così tanto tempo è strano, perché quando corri tutto scorre veloce, ma appena ti fermi realizzi che sei stato via un mese. Quindi, in questi giorni poca bici e tanto tempo con amici e parenti, mancavano. 

Qual è la cosa che ti ha colpito maggiormente?

Direi tante, ma quella che mi ha lasciato senza parole è il livello che si trova in corsa. Andavamo fortissimo tutti i giorni, praticamente sono state 21 corse di un giorno raggruppate tutte insieme.

Prima di partire che hai pensato?

Inizialmente ero abbastanza agitato, quando è arrivata la chiamata dalla squadra ero davvero nervoso. I miei diesse: Pellizotti e Florencio, mi hanno tranquillizzato dicendomi di pensare giorno dopo giorno. Così ho fatto, anche se, devo ammettere, che certi giorni pensavo «abbiamo ancora tante tappe davanti e tutte dure» poi mi ricomponevo e cercavo di non pensarci.

Zambanini Battistella 2022
Zambanini sulla ruota di Battistella, i due si sono messi in mostra alla Vuelta entrando in molte fughe
Zambanini Battistella 2022
Zambanini sulla ruota di Battistella, i due si sono messi in mostra alla Vuelta entrando in molte fughe
Quando hai scoperto che saresti andato alla Vuelta?

Pochi giorni prima dell’inizio, da un certo punto di vista è stato un bene, anche perché non ho avuto tanto tempo per tempestarmi di domande e agitarmi ancora di più (dice ridendo, ndr). Uscivo dal Giro di Polonia dove ho lavorato bene con il mio preparatore: Paolo Artuso. Abbiamo trovato un bel modo di fare e grazie a lui sono riuscito ad essere costante per tutta la stagione.

I giorni prima della partenza come li hai vissuti?

Ho realizzato di partire per la Vuelta solamente quando mi sono trovato la valigia vuota davanti. Lì, in quel preciso momento la tensione è schizzata ai massimi livelli. 

Immaginiamo allora in aereo, seduto davanti al finestrino…

Il viaggio l’ho fatto da Venezia, insieme a Franco (Pellizotti, ndr) e Roman Kreuziger, e direi per fortuna. Li ho tartassati di domande e dubbi, loro mi hanno tranquillizzato, mi hanno davvero aiutato molto. 

Qual è stata l’emozione più grande, la prima tappa o l’ultima?

Sono state due emozioni differenti: quella di Utrecht era un mix di agitazione e tensione, la partenza di un grande Giro. Prima lo avevo solamente sognato. Quella di Madrid è stata da pelle d’oca, c’era un mare di gente ad aspettarci nel circuito finale, in quel momento ho realizzato che avevo portato a termine una bellissima esperienza ed una grande corsa. 

Ti sei anche goduto la passerella finale di Nibali e Valverde.

Sì, che roba. Indescrivibile. Nel corso della tappa finale ho avuto anche modo di parlare con Vincenzo. Abbiamo avuto modo di confrontarci: sulle tappe, l’emozione di quel saluto calorosissimo… E’ un momento che ricorderò per sempre. E’ un corridore che ho sempre ammirato, ho il ricordo di me da bambino che lo guardavo vincere queste corse in televisione. Essere presente alla sua ultima è stato davvero particolare.

Con chi eri in stanza?

Con Luis Leon (Sanchez, ndr). Mi ha aiutato molto, soprattutto nella fase iniziale. Anche lui aveva capito che i primi giorni ero agitato, mi ha rassicurato dicendomi che sarebbe stata dura ma che facendo tutto per bene ce l’avrei fatta. 

Zambini in mezzo ai suoi due mentori di questa Vuelta: a sinistra Landa, a destra Luis Leon Sanchez
Zambini con al suo fianco Landa: un esempio da seguire, in corsa e fuori
Correre con Landa come capitano che sensazione ti ha lasciato?

Avevamo già corso insieme, al Tour of the Alps. Lui dietro lo schermo sembra sempre serio ma in squadra è molto gentile e simpatico. E’ un corridore che mi piace davvero molto, un esempio per tutti, soprattutto per me, anche come tipologia di atleta. E’ serio quando deve, insegna sempre qualcosa, e sa cogliere i momenti giusti per una battuta o uno scherzo.

Tappa preferita?

Mi è piaciuta molto quella di Sierra Nevada. Eravamo ben coperti in fuga con Gino Mader. Prima della salita finale ne dovevamo affrontare un’altra di 8-9 chilometri dove il gruppo si è frazionato. Sono riuscito a rimanere insieme ai primi, stare con loro mi ha dato una grande carica. Sulla salita finale sono rimasto fino a quando ho potuto con Landa, poi ho continuato con il mio passo. Avevo anche il tifo da casa, sono venuti a trovarmi i miei genitori e mia sorella, è stata una sorpresa, non ne sapevo nulla. Averli così vicini mi ha dato una carica in più. 

Durante l’ultima tappa Zambanini ha assistito alla passerella finale per Nibali e Valverde: una grande emozione
A Madrid Zambanini ha assistito da vicino alla passerella finale per Nibali e Valverde
Il giorno più difficile?

La 19ª tappa. Mi sono venuti i crampi in cima all’ultima salita, mi sono idratato poco e l’ho pagata. Ero riuscito a rimanere nel gruppo principale e in discesa ero pronto a lavorare per Landa. Ma appena passato lo striscione del Gpm ho sentito le gambe bloccate, ad un certo punto mi sono dovuto fermare a bordo strada dal dolore. E’ la tappa che mi è rimasta più indigesta, avevo praticamente terminato, mancavano solo la discesa e l’arrivo, invece i crampi mi hanno fermato. 

Insieme a Tiberi eri uno dei più giovani in gruppo. 

Era strano, soprattutto i primi giorni. Essere accanto a persone con così tanta esperienza, che sanno gestire queste corse mi ha messo un po’ in difficoltà mentalmente. Tiberi ed io siamo molto amici, negli anni abbiamo condiviso tante esperienze, anche in nazionale. Ci siamo sostenuti a vicenda, dicendoci che in futuro ci riproveremo, anzi magari ci daremo battaglia proprio noi due su queste strade (dice con voce allegra Zambanini, ndr). 

La stagione complicata della Bahrain. Il punto con Pellizotti

02.08.2022
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Bahrain Victorious: lo scorso anno vincevano sempre, quest’anno meno, molto meno. Come mai? La questione va analizzata a 360°, per dare un’interpretazione convincente e non limitarsi a considerazioni superficiali.

Proviamo a fare un’analisi tecnica, basata sui fatti, quelli sì reali, della stagione della Bahrain Victorious e lo facciamo con uno dei suoi direttori sportivi, Franco Pellizotti. Una disamina che parte dall’inizio della primavera… e guarda avanti.

Phil Bauhaus al colpo di reni precede Nizzolo e Groves nella volata finale della Tirreno
Phil Bauhaus al colpo di reni precede Nizzolo e Groves nella volata finale della Tirreno
Franco, cosa è successo alla Bahrain Victorious? Siete partiti forte con la vittoria della Sanremo, una tappa alla Tirreno. E poi vi siete fermati…

Secondo me, non ci siamo fermati. Se andiamo a guardare bene ciò che è mancato è stato il Tour. Come avete detto voi, l’inizio è stato buono. Alla Tirreno abbiamo vinto una tappa e siamo saliti sul podio con Mikel Landa. Al Giro la stessa cosa. Al Romandia abbiamo fatto secondi con Gino Mader. Al Giro di Svizzera abbiamo vinto la prima frazione, poi siamo dovuti andare a casa per il Covid, come altri team. Il Tour sì, quello in effetti è stato sottotono.

E come mai, secondo te?

Un po’ perché se paragonato all’anno scorso la differenza si nota ancora di più. E poi perché di base abbiamo visto due squadre, Jumbo-Visma e UAE Emirates, che hanno fatto man bassa. Io dico che nel complesso non siamo andati male. Siamo sempre lì. Sono mancate le vittorie. Faccio un esempio: nelle prime tre tappe del Polonia abbiamo fatto secondi, terzi, secondi. Se due di questi tre podi fossero state vittorie già sarebbe stato diverso. E’ mancata qualche vittoria.

Mohoric, uno degli uomini simbolo della Bahrain Victorious, al Tour non si è espresso sui suoi livelli
Mohoric, uno degli uomini simbolo della Bahrain Victorious, al Tour non si è espresso sui suoi livelli
L’assenza di un corridore importante come Colbrelli si sente…

Esatto. Sonny non lo abbiamo mai avuto e lui è un vincente. Jack Haig per un motivo o per un altro, tra salute e cadute, non è mai stato al 100%. Non è facile, ma se guardo a come andiamo non è male. E’ che lo scorso anno nella seconda metà della stagione vincevamo anche se giocavamo a freccette! E questo fa risaltare ancora di più la situazione attuale. Purtroppo o per fortuna, ci sono anche questi momenti e tutto sommato è il bello e il brutto del ciclismo. 

Uno dei corridori che più è mancato e proprio al Tour (oltre a Damiano Caruso ritiratosi per Covid) è stato Matej Mohoric: cosa è successo allo sloveno?

Vero, è mancato. E infatti anche con i medici stiamo cercando di capire. Quello del Tour non era il suo livello. Probabilmente ha contratto un virus. Al Giro di Slovenia andava forte, molto forte. Si giocava le tappe. In salita non era con quei due (Majka e Pogacar, ndr) che erano fuori categoria, ma stava bene. Aveva ottimi valori, era su quelli del 2021. Poi al Tour non andava. Abbiamo iniziato ad analizzare la cosa e siamo venuti a sapere che aveva avuto dei positivi a casa. Lui non è mai risultato positivo, ma magari aveva contratto il virus anche Matej.

Non solo non ha vinto, ma neanche in fuga è andato, non si è visto…

Sì, e non è da lui. Mohoric anche se non è al 100% la fuga la prende, lotta, poi magari si stacca ma c’è. In corsa lo vedi. Non solo, ha finito il Tour molto stanco e non è da lui.

Però la stagione non è finita e la Bahrain Victorious può guardare avanti. C’è la Vuelta in vista. Come ci arrivate?

I ragazzi si sono preparati bene e vediamo come va. Landa riprende oggi alla Vuelta Burgos, non è super però ha svolto un buon avvicinamento. E’ okay con il peso che è un po’ il suo tallone d’Achille e può crescere. Mader anche ha ripreso. Ecco, lui sta bene è molto motivato ed è euforico e di solito Gino non è così. E’ un ragazzo che si espone poco. Abbiamo Buitrago: lui ha fatto un ottimo Giro, ha vinto una tappa. Gli abbiamo lasciato parecchio tempo per recuperare. Sappiamo che non possiamo chiedergli molto, anche perché è un giovane ed è al suo secondo grande Giro stagionale.

Dopo 2 mesi e 3 giorni, Mikel Landa torna oggi a correre a Burgos. Non gareggiava dal Giro dove fu terzo
Dopo 2 mesi e 3 giorni, Mikel Landa torna oggi a correre a Burgos. Non gareggiava dal Giro dove fu terzo
Con che obiettivi concreti partite per la Spagna?

Con Mikel alle corse si va per vincere. Non mi piace nascondermi e dire che puntiamo ad una top cinque o a un podio. Si punta molto in alto. Abbiamo strutturato un team forte intorno a lui e Mader. Poi il podio del Giro gli ha ridato fiducia.

Davvero? Credevamo che il non aver vinto la corsa rosa fosse stata più una “botta” per lui…

No, botta no! Vero, era partito per vincere però analizzandola a mente fredda erano diversi anni che non saliva sul podio di un grande Giro e il livello alla fine è stato alto. E poi la Vuelta è particolare rispetto al Giro e al Tour.

Definiamo particolare…

E’ il terzo Giro di stagione e bisogna vedere come ci si arriva. Ci sono i corridori del Tour che cercano riscatto, ma magari sono stanchi. E’ una corsa che può riservare sorprese. E può riservarle anche in virtù dei suoi percorsi. Il Giro e il Tour sono più regolari. Alla Vuelta ci sono tante salite, magari ripide ma molto meno lunghe. E’ una corsa per attaccanti.

Fanno ancora male gli scatti di Landa?

26.05.2022
5 min
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Chi ieri li ha visti passare sul Vetriolo e poi sul Menador, spettacolare salita finale scavata dai militari nella roccia, ha avuto la sensazione che i primi andassero piano. Che quei rapporti quasi da mountain bike nascondessero più che un diverso stile di pedalata una mancanza di forza. Facce scavate, scatti accennati. Soprattutto da Landa ci si aspettava qualcosa di più, avendo negli occhi le accelerazioni di un tempo.

L’impressione è che i tre di testa e Almeida subito dopo si siano sistemati su un valore di potenza sostenibile e che Landa nei suoi attacchi abbia… inflitto agli altri delle tirate prolungate per capire se reggessero lo sforzo. Non scatti, ma serie di progressioni.

Mikel Landa è nato il 21 dicembre 1989, è professionista dal 2011, è alto 1,73 e pesa 60 chili
Mikel Landa è nato il 21 dicembre 1989, è professionista dal 2011, è alto 1,73 e pesa 60 chili

Livellamento fra i primi

«La sensazione – dice Michele Bartoli che del basco è l’allenatore – è che non ci sia troppa diversità di prestazione fra i primi tre. Questa volta, Mikel è arrivato al Giro in condizione e magro. Ma è difficile aspettarsi a questi livelli lo scatto secco. Anche perché se fai uno scatto forte e poi ti fermi, gli altri vengono sotto spendendo meno. Se riguardate la sua storia, Landa ha sempre dovuto attaccare di rimessa perché era al servizio di un leader. Quando nel 2015 Aru si staccava da Contador, Mikel chiudeva il buco. Alberto faceva il lavoro di sfiancamento e poi lui partiva in contropiede. Sembrava che fosse uno scatto, in realtà erano accelerazioni cui gli altri non riuscivano a rispondere».

Da quest’anno il toscano è uno degli allenatori del Team Bahrain Victorious e ieri avrebbe voluto essere al Giro, dato che la tappa l’ha vinta Buitrago, uno degli atleti che segue direttamente. Lo abbiamo interpellato per capire cosa possiamo aspettarci da Landa: lo scalatore più scalatore fra i primi della classifica, che a causa del passaggio a vuoto di Torino (36 secondi persi da Carapaz), si ritrova terzo in classifica con 1’05” di ritardo.

Che cosa gli è successo a Torino?

Allergia. Mikel è un po’ allergico, ero andato anche a studiare la tappa e ho visto una vegetazione… tremenda. Mi sono detto: se supera questa, siamo a posto. Me ne sono reso conto la mattina, potevamo farci poco. Senza quei secondi, oggi sarebbe molto più vicino in classifica.

Forse, viste le sue caratteristiche, finora in questo Giro è mancato il vero arrivo in salita?

Vero, a parte il Blockhaus che però era il primo e non sapevano ancora come stessero gli altri. Per cui si sono presi le misure e alla fine sono arrivati in cima tutti insieme. Nell’arrivo in salita dai tutto e vada come deve andare

Il Blockhaus è stato finora l’unico arrivo in salita del Giro, in cui i primi si sono studiati
Il Blockhaus è stato finora l’unico arrivo in salita del Giro, in cui i primi si sono studiati
Infatti l’impressione è che aspettino tutti la Marmolada di sabato.

Quello effettivamente è un arrivo in salita vero, ma lassù secondo me più che per caratteristiche si andrà per energie rimaste. Mikel normalmente è uno che nella terza settimana dei grandi Giri ha sempre fatto bene.

Visto che scatta per stancarli, non sarebbe stato meglio che Buitrago fosse rimasto con lui anziché andare in fuga, aiutandolo a fare il forcing?

Normalmente i corridori in fuga vengono fermati quando ci sono dei tratti in pianura e hai bisogno che ti tirino. Ma lì in salita, la differenza la fai o non la fai. E poi con Mikel c’era Poels, che è andato fortissimo…

Poels ha assistito Landa per gran parte della salita finale
Poels ha assistito Landa per gran parte della salita finale
Ecco, la sensazione vedendolo staccarsi e poi rientrare è stata che davanti allungassero e poi si fermassero.

Non è così, sono sempre andati a tutta. Poels rientrava perché in salita è forte. Anche quando era con Sky, spesso davanti rimanevano soltanto lui e Froome. Ieri tutta la squadra ha corso benissimo e ha fatto quello doveva. Hanno raccolto il massimo di quello che era disponibile. 

Quindi Landa sta bene?

Vedo equilibrio. La violenza degli scatti, il fatto che facciano male oppure no dipende anche da quanta energia hanno gli avversari. Se quelli mollavano, sarebbe sembrato uno scatto violento. In realtà, aumenti quel poco che ti fa fare la differenza e speri che sia uno scatto redditizio. Poi in televisione non te ne accorgi dell’intensità che metti. Se uno ti viene dietro, sembra che tu non abbia neanche aumentato, però se guardi i watt lo vedi

Michele Bartoli
Michele Bartoli ha 52 anni. Da quest’anno è uni dei preparatori del Team Bahrain Victorious
Michele Bartoli
Michele Bartoli ha 52 anni. Da quest’anno è uni dei preparatori del Team Bahrain Victorious
Dici che il Giro è ancora aperto?

Speriamo proprio di sì. E’ un bel Giro d’Italia, avrei messo qualche arrivo in salita in più. Anche il Mortirolo fatto da quel versante era meno duro del solito e ha fatto meno selezione. Però non puoi dire che non sia un Giro duro, solo è stato disegnato in modo che la parte tattica conti di più.

Volpi: «A Landa do 7, ma d’ora in poi lo voglio più coraggioso»

21.05.2022
4 min
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Non saranno ancora le grandi montagne delle Alpi, ma di fatto oggi con la Santena -Torino, si comincia a salire. E quando si parla di salite Mikel Landa è a suo agio. Il suo direttore sportivo, Alberto Volpi, lo sta guidando alla grande.

E Landa, lo diciamo senza troppe riserve, ha bisogno di una guida. Anche domenica scorsa ha rischiato di mandare tutto all’aria. E’ caduto. Però è riuscito ad arrivare davanti. Volpi dovrà tenerlo a riparo da se stesso. Ma il ragazzo e il suo motore non si discutono.

Nella crono di Budapest Landa ha “incassato”, per Volpi tutto secondo la norma
Nella crono di Budapest Landa ha “incassato”, per Volpi tutto secondo la norma

L’insidia di Torino

«Sì, l’altro giorno Landa ha rischiato, ma sapete anche voi che nell’economia di un Giro capita sempre la giornata più o meno fortunata – dice Volpi – e per fortuna nostra, non è stato niente di grave. L’anno scorso è stato molto peggio. Diciamo che il conto con la sfortuna lo abbiamo saldato». 

«Sono fiducioso perché il percorso del Giro è adatto a lui. E lo è già da questo weekend che propone due tappe impegnative. E sono preoccupato soprattutto per quella di Torino, che è meno dura, ma anche meno lineare. E’ una frazione insidiosa adatta non a scalatori, ma a gente che pedala forte in salita. E c’è una bella differenza».

Volpi la sa lunga e il fatto che sia più preoccupato per questa frazione e non per quella di Cogne “fa scopa” con quello che abbiamo sostenuto: le insidie planimetriche (e tattiche).

Per Mikel Landa davvero una brutta caduta. Per fortuna nulla di grave
Per Mikel Landa davvero una brutta caduta. Per fortuna nulla di grave

Verso la terza settimana

Ma sarà soprattutto la terza settimana quella che deciderà tutto e che ci dirà davvero se Landa ha compiuto questo salto di qualità. Dal Tour of the Alps, Mikel ha parlato pochissimo, come se volesse starsene sulle sue e non attirare troppi i riflettori. Anche le mattine prima del via, in zona mista, è alquanto telegrafico.

«A partire dal giorno di riposo – spiega Volpi – l’ultima settimana è davvero severa e credo che i giochi si decideranno prima. Ma la penultima tappa (quella della Marmolada, ndr) potrà ancora dire qualche cosa, nel caso uno volesse rimediare o allungare un po’ sugli avversari. Per cui credo che per noi e per il nostro corridore sia un percorso strutturato bene.

«Rispetto agli altri anni arriviamo a questo punto bene direi, nonostante le cadute appunto. E credetemi, per come è caduto poteva andare molto peggio. E’ caduto in malo modo. Poi nel rientrare, in discesa, credo abbia fatto una curva troppo all’interno trovando dello sporco ed è caduto ancora, stavolta rompendo la tacchetta della scarpa. Però non ha perso la testa».

E questo punto lo hanno sottolineato in molti. Era facile saltare di testa. Affrontare una salita così dura, potenzialmente decisiva, con una scarpa diversa non è facile (un diesse avversario ci ha fatto notare che lo scarpino di Landa non fosse il suo, ndr). Segno davvero di un grande stato di forma.

Scarpe diverse per il basco nella salita del Blockhaus
Scarpe diverse per il basco nella salita del Blockhaus

Più coraggio

«Se dovessi dargli un voto? Finora gli do un sette perché è stato bravo, ma non di più perché spero possa avere più coraggio».

E questo a dire il vero un po’ ci ha stupito. Di solito il problema di Landa è che attacca un po’ troppo, si espone molto. Volpi lo vorrebbe più aggressivo. 

«Sì, sì… spero che possa avere più coraggio perché lui le gambe per fare certe azioni ce le ha. Ma per fare delle cose che da buone diventano eccezionali serve coraggio. Mi aspetto un po’ più di spregiudicatezza».

E per essere spregiudicati serve anche la squadra e a Landa proprio non manca. La Ineos-Grenadiers forse è un po’ più forte nel complesso, ma non in salita. Due scalatori come Buitrago e Pello Bilbao non li ha nessuno.

«Siamo attrezzati bene – dice Volpi – ma anche la Bora Hansgrohe, per esempio è molto forte ed anche imprevedibile. Hanno vinto due tappe, corrono con serenità… Magari non hanno il super scalatore, ma messi insieme fanno la differenza. E comunque anche la Ineos Grenadiers resta sempre una grande squadra. Mi aspetto di avere un giro di grande equilibrio, vincerà uno che è forte forte in salita».

Bahrain 2022

Kreuziger è sicuro: Landa farà un gran Giro

01.05.2022
4 min
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Per Roman Kreuziger, la campagna delle classiche è stata un esordio assoluto. Sembra strano dirlo per un corridore che per anni ha fatto di quel periodo primaverile uno dei grandi obiettivi della stagione, tornando anche con bottini importanti. Questa volta però non era più in sella a una bici, ma alla guida dell’ammiraglia e per certi versi al timone della nave della Bahrain Victorious. E parlando con lui, la vecchia grinta piano piano viene fuori, in sede di bilancio.

Mohoric Roubaix 2022
Mohoric è stato protagonista anche nelle Classiche, finendo 5° a Roubaix
Mohoric Roubaix 2022
Mohoric è stato protagonista anche nelle Classiche, finendo 5° a Roubaix

Bilancio in attivo

La stagione per il team ha certamente avuto un culmine con l’impresa di Mohoric a Sanremo, poi si è viaggiato sempre a livelli molto alti, basti pensare a Teuns e alla sua Freccia: «Non possiamo lamentarci, la squadra è andata bene nel complesso, abbiamo avuto un rendimento sempre molto alto con molti piazzamenti nella Top 10 e qualche perla assoluta. Per vincere deve davvero andare tutto nel migliore dei modi, serve anche un po’ di fortuna, ma se guardiamo agli inizi di stagione nel passato il bilancio è ampiamente in attivo e possiamo andare avanti con più tranquillità».

Proprio nei giorni del Belgio con Nakano, massaggiatore giapponese che lo ha seguito alla Liquigas
Proprio nei giorni del Belgio con Nakano, massaggiatore giapponese che lo ha seguito alla Liquigas
Per te, considerando la tua storia, la parte delle sfide valloni avrà sicuramente avuto un sapore particolare, senza contare l’Amstel…

Che dire, quando sono passato per quelle strade mi sono rivenute alla mente tante esperienze. Quei percorsi li conosco a memoria e questo l’ho detto anche ai ragazzi, quanto è importante immagazzinare nella mente esperienze e soprattutto i tracciati perché verranno utili in futuro. Dico la verità, non vedevo l’ora che arrivasse quel periodo. Mi sono ritrovato a guidare la squadra con Stangelj, a parlare alla radio con i corridori.

I ragazzi ti chiedevano le tue esperienze?

Devo dire di sì, anche Matej era molto attento, mi ha fatto molte domande. Sono gare dove bisogna studiare tutti i dettagli, è una settimana che va affrontata con attenzione anche dal punto di vista mentale. Quando poi ha una squadra come la nostra dove ci sono tanti potenziali leader, trovare l‘alchimia giusta non è semplice.

Teuns Romandia 2022
Non solo Freccia per Teuns: qui vince la prima tappa del Giro di Romandia su Dennis e Hirschi
Teuns Romandia 2022
Non solo Freccia per Teuns: qui vince la prima tappa del Giro di Romandia su Dennis e Hirschi
Vi è mancata qualche vittoria in più?

Visto quel che è arrivato, non è che ci lamentiamo. Avevamo però tante aspettative sulla Liegi e alla fine non tutto è andato nel verso giusto. Non abbiamo saputo sfruttare al meglio il nostro potenziale e dopo la gara ne abbiamo parlato: era importante eseguire i compiti che erano stati assegnati con attenzione, i ragazzi hanno capito che non applicando questa regola fino in fondo, poi si paga dazio.

Ora si avvicina il Giro d’Italia e le aspettative sono tante, soprattutto su Mikel Landa.

Mikel sta lavorando tantissimo, devo dire che la sua abnegazione è davvero motivo di orgoglio. E’ un corridore che finora è stato molto sfortunato, poteva ottenere di più se la sorte gli avesse dato una mano. Non sarà facilissimo portare a casa un risultato, ma so che lui ci crede e ha lavorato al meglio per questo, anche se il suo cammino di avvicinamento non è stato privo di difficoltà.

Landa Liegi 2022
All’attacco a Liegi, Landa ha chiuso 42°. Ora si gioca tutto al Giro, ma sarà anche al Tour
Landa Liegi 2022
All’attacco a Liegi, Landa ha chiuso 42°. Ora si gioca tutto al Giro, ma sarà anche al Tour
L’esperienza è dalla sua…

Sicuramente il basco sa come interpretare queste corse. Sa soprattutto che questa è davvero una delle ultime possibilità per vincere un grande Giro e ribadisco che per le sue qualità avrebbe già potuto farlo. Il percorso italiano quest’anno è abbastanza privo di chilometri contro il tempo e questo sicuramente lo aiuta. Il percorso è ideale e lui si sta avvicinando senza troppo stress, questo è un fattore fondamentale.

E per quanto riguarda Kreuziger? Questa è la tua prima stagione da diesse, ci avevi detto alla vigilia che eri allo stesso tempo entusiasta ma anche un po’ preoccupato.

Alla fin fine è più facile di quel che mi aspettavo. Sto imparando, giorno dopo giorno, ma lo faccio in un gruppo che è ben affiatato e nel quale ognuno ha un suo peso, dal corridore in gara fino all’ultimo dello staff. Tutti si contribuisce al risultato e questo è un concetto importante. Da corridore a diesse il passo è più breve di quel che pensavo: in squadra non manca davvero nulla e inoltre si comunica molto. Questo mi ha aiuto anche a non sentire la mancanza delle gare, anche se non nego che qualche volta mi sarei voluto gettare nella mischia e riassaporare vecchie sensazioni…

Show basco a Lana. Vince “capitan” Bilbao. E Landa tira

19.04.2022
5 min
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Rieccoli. Mikel Landa e Pello Bilbao. La Bahrain Victorious continua a schierare insieme i suoi due alfieri baschi. Non solo due grandi corridori, ma anche due grandi amici. E oggi, al Tour of the Alps verso Lana lo hanno dimostrato ancora una volta.

Una corsa difficile, entrata nel vivo sin dall’inizio con nomi importanti sul Passo Rolle. Ma questo non ha fatto altro che ribadire la grande condizione, e la voglia di Giro, da parte dei due spagnoli. Nel dopo tappa abbiamo parlato a quattrocchi con Franco Pellizotti, uno dei diesse della Bahrain-Victorious.

Come era pronosticabile, la corsa è esplosa già sulla prima salita, il Passo Rolle che si scalava in avvio. Subito sono rimasti in pochi
Come era pronosticabile, la corsa è esplosa già sulla prima salita, il Passo Rolle che si scalava in avvio. Subito sono rimasti in pochi
Franco una grande dimostrazione di squadra?

Abbiamo dimostrato – risponde con orgoglio – di essere una squadra forte e unita. Sappiamo correre bene.

Landa che lavora per Bilbao: è uno scambio di ruoli in vista del Giro?

Ma no, erano partiti alla pari. Sapevamo che Pello, come aveva dimostrato in questo ultimo periodo, era in una condizione migliore. Mikel invece arrivava da un periodo di allenamento in altura, pertanto non conoscevamo la sua forma. E poi c’è una cosa che non va sottovalutata: a Pello questa corsa piace tanto. E per questo era ancora più motivato nel fare bene. Poi sono due ragazzi onesti, l’uno con l’altro.

Franco lo abbiamo detto tante e non è una novità: Pello e ancora di più Landa, vanno forte, ma poi gli succede sempre qualcosa. Perché quest’anno dovrebbe essere la volta buona?

Eh perché forse siamo in credito con la fortuna! Il ciclismo è così: non è matematica. Non sai mai cosa ti aspetta dietro l’angolo. Quest’anno, come l’anno scorso, Mikel arriva al Giro in una grande condizione fisica. E’ un Giro adatto a lui con poca crono e con salite dure. Ci presentiamo con una squadra molto forte e quindi i presupposti per fare bene ci sono tutti. Però mentalmente lo vedo pronto e preparato.

Mentalmente…

E fisicamente. Bisognerà stare un po’ attenti nel modo di correre con Landa.

Nel senso che andrà protetto di più. E’ cambiato qualcosa nel suo approccio mentale, visto che ne hai parlato?

Direi di no. Alla fine si è preparato come gli anni scorsi. Durante l’ultimo Giro se non fosse caduto ne avremmo viste delle belle. Aveva dimostrato di essere in una super condizione. Dopo il Giro per lui è stato tutto un inseguire. Dopo la caduta è stato in ospedale e non è come finire il Giro, andare al mare, fare una settimana di vacanza e staccare di testa. No, ha corso dietro a mille problemi. Dopo il Lombardia ha azzerato tutto, è andato in vacanza ed è ripartito da lì.

Più lineare invece il percorso di Pello. Oggi Bilbao era capitano. Ma Landa ha gestito la squadra: cosa diceva Mikel per radio ai suoi?

Mikel non parla molto ma è un leader. Anche con i giovani li sprona, riesce a motivarli e a dargli le indicazioni giuste. E anche se è un co-leader, come oggi nei confronti di Bilbao, avere un corridore come lui è una manna dal cielo.

Torniamo alla corsa: è andata come vi aspettavate?

Non proprio. O almeno non pensavamo che attaccasse gente tanto forte all’inizio (il riferimento è soprattutto rivolto a Sivakov e Lopez, ndr). Anche se sapevamo che sarebbe potuto succedere. Se avessimo avuto davanti un altro corridore rispetto a Pernsteiner sarebbe andata in maniera diversa. 

Cosa intenti per un altro corridore rispetto a Pernsteiner?

Penso allo stesso Mikel o a Pello. Con Pernsteiner davanti magari avremmo colto un piazzamento. Ma noi siamo qui per vincere la corsa e non potevamo rischiare. Sapevamo di avere una squadra forte e quindi abbiamo corso in questa maniera.

Braccia alzate per Pello Bilbao. La sua squadra è stata perfetta anche nello sprint
Braccia alzate per Pello Bilbao. La sua squadra è stata perfetta anche nello sprint

L’uomo del giorno

E poi c’è l’uomo del giorno: Pello Bilbao. Il basco arriva in conferenza stampa vestito di verde, colore che contraddistingue il leader del Tour of the Alps. Composto come nel suo Dna, magrissimo e anche piuttosto disteso in volto (segno di buon recupero), risponde con piacere alle tante domande.

«Vero – dice Bilbao – tante volte ho aiutato io i miei compagni. Ma noi siamo una squadra e non importa chi sia il leader. L’importante è che riusciamo a vincere. Anche oggi si è visto come il ciclismo sia uno sport di squadra. Guardate Pernsteiner che era in fuga e si è fermato per venire a tirare…».

«E’ stata una tappa strana, difficile e con un grande dislivello. Non ci aspettavamo quella gente all’attacco sin dall’inizio. Però siamo riusciti a recuperare e a superare i momenti difficili della corsa, quando sembrava impossibile ricucire sui fuggitivi. Lì siamo stati bravi. Siamo rimasti calmi e abbiamo fatto un ottimo finale.

«Come ho gestito l’ultimo chilometro? In realtà non ho fatto molto. La squadra ha lavorato alla perfezione. Solo ai 300 metri ho detto a Landa di spostarsi a sinistra perché sarei passato a destra, la strada migliore per fare lo sprint. E così è andata. Temevo di più Romain Bardet, visto che anche ieri ha dimostrato che siamo molto vicini».

«Io sto bene – conclude il basco – Siamo qui per vincere e ogni anno punto molto su questo periodo della stagione. Io in rosa al Giro? Difficile per un corridore come me!».

Comincia il Tour of the Alps: cinque tappe tiratissime

18.04.2022
5 min
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Si ragiona ancora sulla Parigi-Roubaix, ma intanto è tempo di guardare avanti. Già da oggi infatti sarà la volta del Tour of the Alps. L’ex Giro del Trentino è sempre più una corsa che brilla di luce propria. Fra Trentino, Alto Adige e Tirolo, non ci sono solo atleti che puntano al Giro d’Italia.

Alcuni arrivano al “Tota” per puntare… al Tota. E non sono pochi. Su tutti i francesi Romain Bardet e Thibaut Pinot, ma anche Chris Froome. E poi lo abbiamo detto tante volte: già le cose erano cambiate, ma dopo il Covid si corre sempre col coltello fra i denti. Che sia il Tour de France, il Trofeo Laigueglia o una qualsiasi altra corsa. Prepariamoci quindi ad un grande spettacolo.

Cinque tappe

Spettacolo che sarà garantito anche da un super percorso. Il Tour of the Alps nel complesso non è impossibile (attenzione è comunque molto duro), ma che forse proprio per questo motivo lascia più spazio ad iniziative fuori dagli schemi, colpi di mano, attacchi a sorpresa.

Anche il finale della quarta tappa sul mitico Grossglockner, per esempio, non prevede la sola erta finale. E anche questa non è per il suo intero: essendo più corta consentirà iniziative più briose. Ci sono salite lunghe, come il Rolle in avvio della seconda frazione. Ma la più dura è senza dubbio il Furcia, nella terza tappa: 7,9 chilometri al 7,6% di pendenza media, ma con gli ultimi 4 chilometri sempre attorno al 10%.

Anche la frazione che conduce a Lana, la seconda. Per assurdo questa è la più facile, ma le stradine che dalla Val d’Ultimo conducono verso la più ampia Val Venosta sono tutt’altro che facili. Attaccare qui significherebbe creare problemi alle squadre. Organizzare un eventuale inseguimento non è facile. E poi di velocisti puri in gara, Nizzolo a parte, non ce ne sono tanti.

Dominio Bahrain

E veniamo ai protagonisti. Senza dubbio lo spagnolo è la lingua predominante al Tour of the Alps. La Bahrain Victorious è la squadra da battere. Si presenta con due super leader: Mikel Landa e Pello Bilbao, entrambi attesi al Giro d’Italia.

Così come è atteso al Giro Miguel Angel Lopez, dell’Astana Qazaqstan. Il colombiano dopo una brutta Tirreno è tornato a casa per prepararsi. Il team turchese lo attende e non è disposto ad aspettare troppo a lungo. Anche perché nella squadra di Vinokourov c’è assoluta esigenza di voltare pagina dall’immensa sfortuna: malanni, postivi al Covid, virus e non ultima la caduta di Battistella con perdita di conoscenza. Ne hanno avute abbastanza.

Outsider di lusso

Segue poi una lunga compagine di outsider. Ma di spessore. E’ davvero interessante la squadra della EF Education-Easypost con Chaves, Carthy e Caicedo. Tutti scalatori temibili, che amano attaccare. Stesso discorso vale per la Bora-Hansgrohe, che orfana di Kelderman, propone Kamna e Palzer. E anche Matteo Fabbro. Ecco, per il friulano questa potrebbe essere la grande occasione visto che al Giro dovrà molto probabilmente lavorare per Buchmann, Hindley e appunto Kelderman.

E poi vogliamo vedere Attila Valter. Sarà il capitano della Groupama-FDJ, gradi che condividerà col vecchio Pinot. E la Ineos Grenadiers. Non ci sarà Tao Geoghegan Hart, ma al suo posto non mancherà la qualità. E’ stato inserito infatti Amador. Mentre il capitano sarà Richie Porte.

C’è spazio poi per le squadre non WorldTour. Pensiamo ai ragazzi della Bardiani Csf Faizanè che cercano un posto al Giro, a quelli della Drone Hopper-Androni e della Eolo-Kometa. Ma anche a quelli della Tirol KTM Cycling Team che giocano in casa. Tutti loro contribuiranno a fare spettacolo.

Noi ci saremo…

Voci di Giro e la testa sul Tour: l’enigma di Caruso

15.03.2022
4 min
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A un certo punto della Tirreno, tra le voci di cui prendere nota, è saltata fuori quella per cui Damiano Caruso farebbe uno strappo al programma e devierebbe sul Giro d’Italia. Se tanto era stato lo stupore nel sapere che per il 2022 avrebbe fatto rotta sul Tour, la possibilità di riaverlo sulle strade che lo scorso anno lo hanno in qualche modo consacrato, ha fatto drizzare le antenne a tifosi, giornalisti e organizzatori.

Intendiamoci, per ora non è nulla più d’una suggestione, che troverebbe terreno fertile se ad esempio Landa, sentendosi particolarmente sicuro, decidesse di giocarsi tutto sul Tour e in quel caso il Team Bahrain Victorious potrebbe puntare su Damiano in Italia, magari affiancandogli Gino Mader.

Nella crono di Camaiore passivo di 1’06” contro dei veri specialisti
Nella crono di Camaiore passivo di 1’06” contro dei veri specialisti

Apertura sul Giro

Che la sua affermazione all’inizio di un… tranquillo giorno di corsa potesse suscitare qualche curiosità, il siciliano probabilmente se l’aspettava. Non credeva però che la notizia partisse come la pallina di un flipper.

«Ho semplicemente detto – ha sorriso il giorno dopo – che è per ora il programma rimane di fare il Tour, però non si può mai sapere cosa succederà da qui a maggio. Quindi per ora rimaniamo legati al progetto Tour de France senza cambiamenti in vista. Però il periodo è quello che è. Abbiamo visto tanti cambiamenti dell’ultimo minuto legati al Covid e problematiche varie. L’importante sarà farsi trovare pronti, ma detto questo, lungi da me voler creare aspettative».

A Bellante, finale di 8 minuti in salita, anche per lui valori altissimi: sopra i 7 watt/kg
A Bellante, finale di 8 minuti in salita, anche per lui valori altissimi: sopra i 7 watt/kg

Il primo italiano

Però intanto la Tirreno-Adriatico, ben lontana dai suoi primi obiettivi, ha detto che il miglior italiano della classifica generale è stato nuovamente lui (7° a 3’20” da Pogacar). E se anche, come ci ha raccontato, non ha grandi margini di miglioramento atletico, è pur vero che i lavori sulla qualità che ha incrementato nell’ultimo periodo potrebbero permettergli di salire un altro gradino. Non certo di raggiungere i numeri di Pogacar e Roglic, ma di lasciarsi indietro altri brutti clienti.

«Il risultato non rispecchia la condizione – dice – ma vi posso assicurare che stiamo parlando di un ciclismo incredibile. Stiamo facendo tutti i record di tutte le salite, dei wattaggi non comuni. Ci sono 15-20 corridori che stanno pedalando veramente forte, anche se Pogacar sembra di un’altra categoria. Con lui attualmente si corre per il secondo posto, con la consapevolezza che potrebbe vincere anche la Sanremo. Siamo andati come dei treni anche nelle tappe con tanto dislivello. L’obiettivo di squadra era cercare di centrare il podio, visto che eravamo in tre lì vicino e ci siamo riusciti con Landa. Abbiamo giocato bene le nostre carte e approfittato di qualche cedimento. In certe fasi bisogna fare così, non è che si possa inventare sempre chissà quale tattica».

Caruso quinto a Carpegna, 46″ dopo il compagno Landa, arrivato terzo, dietro Pogacar e Vingegaard
Caruso quinto a Carpegna, 46″ dopo il compagno Landa, arrivato terzo, dietro Pogacar e Vingegaard

Fondista a Carpegna

La classifica si è fatta nel giorno di Carpegna, in cui Caruso ha tagliato il traguardo in quinta posizione, a 1’49” da Pogacar, ma solo 46″ alle spalle di Vingegaard e Landa. La sua regolarità è stata quindi in parte premiata.

«La tappa di Carpegna – dice – è stata bella e difficile. Conoscevamo tutti la salita, meno la discesa che all’inizio era sporca e anche un po’ pericolosa. Alle fine sono venute fuori le mie doti di fondista. Per questo sono molto contento, perché mi sono sentito bene insieme ai più forti corridori al mondo. Se andiamo a vedere, nei primi 10 c’era solo gente fortissima, quindi per ora sono più che soddisfatto. E’ l’elite del ciclismo mondiale. Alcuni erano in Italia, pochi altri alla Parigi-Nizza. Stare con loro motiva ed è allenante».

Il programma di Caruso prevede il Tour, ma si apre ora qualche spiraglio sul Giro
Il programma di Caruso prevede il Tour, ma si apre ora qualche spiraglio sul Giro

Direzione Tour

Che però la sua strada porti al Tour lo conferma il sopralluogo fatto alla vigilia della Omloop Het Nieuwsblad sul percorso della quinta tappa, quella del pavé da Lille Metropole ad Arenberg Port du Hainaut.

«La ricognizione è andata più che bene – dice – e l’abbiamo fatta in due giorni. Una proprio sul percorso della tappa e l’abbiamo provata nelle peggiori condizioni possibili, quindi con vento e pavé bagnato. E’ stata utile per trovare la giusta combinazione nel settaggio della bici ed era importante per non arrivare al giorno della gara con qualche sorpresa. Quindi tubolari da 30 a bassa pressione, fra 2,8 e 3 atmosfere. Invece il giorno dopo abbiamo fatto il percorso della Het Nieuwsblad e anche quello è stato interessante. L’abbiamo fatta con i ragazzi esperti del pavé e abbiamo capito che l’andatura con loro è veramente differente. Sarà sicuramente una tappa determinante, perché puoi perdere tutto in un solo giorno».