Majka, giorno da campione pensando al papà. Mori racconta

29.08.2021
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L’ammiraglia si avvicina. Majka è alle ultime pedalate del Puerto de San Juan de Nava, poi per l’arrivo di El Barraco ci sarà soltanto da spingere in discesa. Mori si sporge, lo si sente urlare.

«Aveva i crampi – racconta il direttore sportivo toscano – bisognava sostenerlo. E allora gli ho detto che era per suo padre, che da lassù gli avrebbe dato una mano…».

La dedica di Majka per suo padre, portato via dal Covid (foto Instagram)
La dedica di Majka per suo padre, portato via dal Covid (foto Instagram)

La storia è tremenda, pari alle migliaia che hanno stremato il mondo. Parla di Covid e di una famiglia, quella Majka di Cracovia, che a causa del virus perde il capo famiglia. Il male fiacca anche Rafal, ma lui si riprende e torna a correre. Non è un anno facile. Per questo stringe i denti e si avventa sul traguardo indicando il cielo.

Per suo padre

«Volevo a tutti i costi la fuga – dice dopo l’arrivo – a capo di un anno che per me non è stato buono come speravo, soprattutto dopo la morte di mio padre. Questa vittoria è per lui, per i miei due bambini e per la squadra che mi è stata accanto. Ci sono giorni in cui provi a prendere la fuga e non ce la fai, ma oggi non ho voluto aspettare nessuno. Oggi volevo vincere a tutti i costi».

Aru in fuga con Majka per le prime due salite, poi ha dovuto arrendersi
Aru in fuga con Majka per le prime due salite, poi ha dovuto arrendersi

Non vinceva proprio dalla Vuelta del 2017, quando in maglia Bora-Hansgrohe conquistò la tappa di Sierra de la Pandera.

«Essere soddisfatto o meno – dice Mori – dipende da lui e dalle sue aspettative. Ma anche al Tour, nonostante sia caduto subito e avesse una costola messa male, nella terza settimana è sempre stato davanti a fare il suo lavoro».

Gruppetto esploso

Si è mosso sull’Alto de la Centera, quando il traguardo era così lontano da rendere inimmaginabile un’azione solitaria. Con lui Aru e Van Gils e poi soltanto Aru. Il sardo ci prova, non si può dire di no, ma quando Majka con un rapporto ben più lungo e redditizio ha attaccato sulla salita successiva, il Puerto de Pedro Bernardo, per Fabio si è spenta la luce.

«Quando ha deciso di andare da solo – ricorda Mori – gli ho solo che dopo la salita c’erano 15 chilometri di discesa e poi si ricominciava subito a salire. Quando ho passato il gruppetto dietro di lui per andare sulla testa, li avevo visti tutti finiti. Per la velocità non tutti erano riusciti a prendere il rifornimento. Per cui quando il gruppetto è esploso, l’unico in grado di attaccare era Kruijswijk. Ho detto a Rafal che se anche lo avesse ripreso, sarebbe stato morto. Ma non lo ha ripreso, perché Majka è un campione. Me lo ricordo quando queste fughe le faceva al Tour».

Gregario di Pogacar

Lo strano Giro d’Italia del 2020 si affacciava sulla terza settimana di ottobre. La Bora-Hansgrohe si era fermata per uno spuntino presso la cantina della famiglia Spinazzè a Pravisdomini e oltre a Sagan, in quel gruppo di corridori che nel giorno di riposo avevano poca voglia di fare fatica, c’era anche Rafal Majka che aveva da poco annunciato il passaggio al UAE Team Emirates. Le sue parole erano improntate alla più grande coerenza.

Si arriva a El Barraco, paese natale di “Chaba” Jimenez, grande scalatore socmparso (qui sull’Angliru nel 1999)
Si arriva a El Barraco, paese natale di “Chaba” Jimenez, grande scalatore socmparso (qui sull’Angliru nel 1999)

Gli anni da uomo di classifica erano ormai finiti, dalla stagione successiva il polacco si sarebbe messo al servizio di Tadej Pogacar. Nelle occasioni libere da doveri, avrebbe avuto le sue carte da giocare. Oggi Rafal si è preso la sua giornata di libertà nella 15ª tappa della Vuelta e ha tirato fuori un capolavoro di vecchia scuola. Di quelli che ti riescono quando non sei in classifica e hai ancora motore da capitano. Sulla sua strada per qualche chilometro ha pedalato anche Fabio Aru, che però nulla ha potuto.

Meritato riposo

Mori sta viaggiando sul pullman verso l’hotel in cui la squadra trascorrerà il giorno di riposo e intanto racconta.

«Volevamo andare in fuga – dice – avevamo già provato con Trentin, Oliveira e De La Cruz, ma è andata male. Rafal ci puntava e quando giorni fa ha vinto Caruso, rimase male per aver perso l’attimo, anche se non era nella sua giornata migliore.

Sul podio un sorriso bellissimo, come non si vedeva da tempo
Sul podio un sorriso bellissimo, come non si vedeva da tempo

«Prima di partire per la Vuelta, gli ho detto che quest’anno, dove vado io si vince. Per cui che non si sognasse di tornare dalla Spagna senza una vittoria. E che avrebbe dovuto dedicarla al suo babbo. Lui mi ha guardato un po’ perplesso, poi mi ha detto che lo avrebbe fatto. Dalla macchina non sapete quante volte gliel’ho ricordato. E adesso possiamo goderci un riposo con il buon sapore in bocca. Sono andati fortissimo e dopo due secondi posti, la vittoria ci voleva proprio. E lui è stato un vero campione».