Van der Poel si brucia alla fiamma del Tour, ma oggi ci riprova

27.06.2021
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Ha poggiato la mano sulla spalla di Alaphilippe, poi è franato sul manubrio. Mathieu Van der Poel non ci gira intorno, per cui le sue prime parole sono state nette: «Non avevo gambe, la storia è semplice».

Un’eredità scomoda

Sembrava tutto perfetto. La Fosse aux Loups era un insolito Qwaremont da assalire per arrivare a giocarsi il Fiandre. Invece la magia non si è ripetuta e la favola della vittoria e della maglia gialla da dedicare a suo nonno Raymond Poulidor, per la quale l’Uci aveva consentito il cambio di maglia, si è infranta su quell’ultima salita. Come se la maledizione del nonno si fosse abbattuta anche sule spalle del nipote. C’è poesia anche in questo. Poesia e le necessarie analisi, perché non accada di nuovo.

Il primo Tour è una centrifuga, con pressioni e trappole che non si vedono. Come nella prima Roubaix, come in ogni posto in cui i segreti sono più delle evidenze. Però una certezza c’è: Mathieu impara molto in fretta e ieri sera avrà già capito il suo errore.

Giro di Svizzera al top, non c’è partita fra Vdp e Alaphilippe
Giro di Svizzera al top, non c’è partita fra Vdp e Alaphilippe

Posizione sbagliata

Che cosa ha sbagliato Van der Poel? Basta riguardare il film della corsa e incrociarlo con le sue parole dopo l’arrivo. Il segreto del finale di tappa lo aveva raccontato ieri Hirschi, anche se pure allo svizzero è andata piuttosto male. Si arrivava all’attacco della salita della Fosse aux Loups dopo una discesa piuttosto veloce da una località di nome Le Stum. Da quel punto e fino alle prime rampe del finale, serviva avere accanto dei compagni in grado di tenerti davanti e poi di lanciarti. Una strategia che Alaphilippe ha attuato alla perfezione. Tanto che in fondo alla discesa, il francese era già in terza ruota con Asgreen e Devenyns pronti a fare la loro parte. Van der Poel invece era intorno alla 30ª posizione.

Alla partenza della prima tappa, tutti gli occhi su Mathieu
Ma la squadra dov’era? La Alpecin non ha retto il confronto con la Decuninck-Quick Step

Recupero prodigioso

Il ragazzo è un portento, non c’è molto altro da dire. Scorrendo le immagini si vede infatti che in una ventina di secondi riesce a risalire in quinta posizione, ma non osiamo immaginare a prezzo di quali energie. Da quel momento e fino all’arrivo, la corsa diventa una prova di apnea e se il cuore pompa già al doppio dei battiti, non sono i circa 30 secondi di recupero che Van der Poel riesce a concedersi a dargli il tempo di recuperare.

«Alaphilippe ha attaccato nella parte più ripida – racconta – il punto perfetto per lui, esattamente dove me lo aspettavo. Il piano era di seguirlo, ma le mie gambe erano sparite. Sono scoppiato, impossibile seguire Julian».

Ma la squadra dov’era? La Alpecin non ha retto il confronto con la Decuninck-Quick Step
Ma la squadra dov’era? La Alpecin non ha retto il confronto con la Decuninck-Quick Step

Doppio fuorigiri

Il ragazzo è un portento, lo ribadiamo. E piuttosto che arrendersi, decide di scoppiare un’altra volta. Se sei abituato alle strappate del cross, cosa vuoi che sia un altro fuorigiri nel giro di così poco tempo? Succede infatti che alle spalle di Alaphilippe si muovano le due star del Tour, Pogacar e Roglic, evidentemente intenzionati a lottare anche per le briciole. E Van der Poel ci riprova, ma ancora una volta le gambe e il cuore, soprattutto il grande cuore che nei giorni scorsi si era caricato di sentimenti e di pressioni invisibili e infide, gli dice basta.

«Ha pensato tanto a suo nonno – dice il suo addetto stampa – non so quanto sia stato pesante. Ha detto che oggi cercherà di farlo il meno possibile. Se ieri è stata una giornata condizionata dai nervi, allora oggi proviamo a essere più leggeri. Se sono state le gambe, allora per Mathieu il favorito sarà nuovamente Alaphilippe. Le tappe si somigliano molto».

Si apre con Alaphilippe e il suo ciuccio sulla riga. Ma certi tifosi…

26.06.2021
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La scena più emblematica di questa prima tappa del Tour 2021, più ancora delle due cadute e del fare l’appello dei feriti e di quelli che hanno già dovuto alzare bandiera bianca, si vede poco dopo l’arrivo. Alaphilippe si è già fermato e ha abbracciato i primi compagni, quando dalle sue spalle arriva Van der Poel. L’olandese avrebbe dedicato la tappa e la maglia gialla a suo nonno Raymond Poulidor, ma nulla ha potuto quando il campione del mondo ha preso il largo. Così Mathieu si ferma due metri dopo Alaphilippe e piegato sul manubrio ripassa la grandezza dell’avversario. Mentre il francese, che aveva a sua volta in animo la dedica per suo figlio appena nato e per questo è passato sulla riga con il pollice come un ciuccio per bambini, si gode il successo e la maglia gialla.

Fermi a due metri di distanza: Alaphilippe in paradiso, Van der Poel nel rammarico
Fermi a due metri di distanza: Alaphilippe in paradiso, Van der Poel nel rammarico

«Questa è una vittoria così speciale – dice Alaphilippe, con la gamba destra sporca di sangue e grasso – che non riesco a trovare le parole per dire come mi sento. Prima di tutto, voglio dire un grande grazie a tutti i miei compagni per essersi presi cura di me oggi e per aver mostrato uno straordinario spirito di squadra. Sono stato coinvolto in quella prima grande caduta, ma con il loro aiuto sono tornato in gruppo. Hanno creduto in me, hanno lavorato sodo tutto il giorno e sono felice di poterli ripagare»

Tifosi allo sbando

Era atteso e ha risposto presente. Alaphilippe ha vinto la prima tappa del Tour a Landerneau, battendo Matthews e Roglic. Lo ha fatto a modo suo, con quella creatività di cui aveva parlato il manager del team Patrick Lefevere e chiudendo con l’atteso gesto del ciuccio sulla riga. Ha attaccato a 2,2 chilometri dall’arrivo sulla salita di Fosse aux Loups (3 chilometri al 5,7 per cento), ultimo scoglio della tappa lunga 197,8 chilometri.

La Bretagna e le sue pietre hanno accolto il Tour alla grande
La Bretagna e le sue pietre hanno accolto il Tour alla grande

In una cornice finalmente di grande pubblico, quello di cui non si sentiva la mancanza era l’irresponsabilità dei tifosi, invece il Tour è partito nel segno della caduta provocata da un irresponsabile munito di cartello che, per ottenere un’inquadratura memorabile, ha falcidiato tutto il gruppo. Che adesso venga identificato e risponda penalmente e civilmente dei danni arrecati!

Froome malconcio

Gruppo nervoso e numeroso, strade strette. La prima caduta si è verificata in cima alla collina di Saint-Rivoal. Tony Martin ha urtato troppo a lato della carreggiata il cartello del suddetto spettatore, trascinando nella sua caduta gran parte del plotone. Diversi corridori sono finiti a terra. Fra loro il campione italiano Sonny Colbrelli e quello belga Wout Van Aert, che ha dovuto inseguire a lungo prima di rientrare. Il più malconcio, Jasha Sutterlin, è stato il primo a doversi fermare: il primo ritirato del Tour.

E mentre sembrava tutto lanciato verso il gran finale, con Ide Schelling ripreso a 28 chilometri dal traguardo, ai meno otto si è verificata un’altra caduta molto impressionante soprattutto perché si è verificata a velocità particolarmente elevata. Fra coloro che hanno subito l’urto più violento, sicuramente Chris Froome e Marc Hirschi, rivelazione del Tour 2020, che come raccontava stamattina puntava alla tappa e alla maglia gialla.

Il bollettino del Team Uae Emirates parla per Hirschi di una lesione del legamento della spalla, che è uscita, e si valuterà domattina se farlo ripartire.

Si decide in salita

Passato lo shock della caduta, la salita di Fosse aux Loups ha fatto ciò che ci si aspettava. E mentre tutti invocavano l’attacco Van der Poel e Van Aert, Julian Alaphilippe ha fatto vedere che al Giro di Svizzera non aveva ancora la gamba che voleva. Il campione del mondo ha attaccato sulle pendenze maggiori, lasciando sul posto gli avversari. Pogacar e Roglic hanno provato a inseguirlo, ma il francese, che ha percorso gli ultimi 500 metri della salita a 42,6 km/h, ha potuto assaporare la vittoria sulla linea. E ha preso la maglia gialla.

Cattaneo ha lavorato sodo e sul traguardo la vittoria è anche sua
Cattaneo ha lavorato sodo e sul traguardo la vittoria è anche sua

«Oggi il piano – dice dopo aver mimato sulla linea il gesto del ciuccio – era di rendere la gara difficile per gli uomini veloci, quindi ho chiesto ai ragazzi di andare a tutto gas fin dall’inizio. Poi, nel finale, Devenyns ha finito il suo sforzo e io sono decollato. Appena ho notato un piccolo vantaggio, ho continuato a tirare. Ho saputo di aver centrato la centesima vittoria di tappa in un grande Giro nella storia di questa squadra e tutto quello che posso dire è che sono orgoglioso di farne parte».

Ci salva Nibali

Nibali è stato come spesso gli accade il primo degli italiani. Avendo deciso di mettersi alla prova proprio nelle frazioni di apertura, il siciliano è passato indenne attraverso le tensioni del gruppo.

E così Alaphilippe ritrova la maglia gialla, indossata brevemente lo scorso anno e più a lungo nel 2019. Quel ciuccio era la dedica a suo figlio Nino
E così Alaphilippe ritrova la maglia gialla. Ha dedicato il successo al figlio Nino, mimando il ciuccio

Fra i corridori di classifica che hanno pagato il conto più saltao, Michael Woods è passato sul traguardo con 8’49” di ritardo mentre Froome alla fine è passato con 14’37”.

Miguel Angel Lopez è caduto la prima volta, poi è rientrato ed è caduto ancora, chiudendo a 1’49” con Martin e Kruijswijk. Valverde ha subito 5’33” mentre il compagno Marc Soler è scivolato addirittura a 24’38”. E’ andata meglio a Carapaz, che è finito nel secondo gruppetto ad appena 30″ da Alaphilippe. Il Tour è davvero cominciato con un Alaphilippe selvaggio e insieme tenero, mentre tagliava il traguardo con quel ciuccio. Peccato soltanto che per l’irresponsabilità di un imbecille, per altri la corsa sia già finita.

Bettini e i Giochi: Nibali lo porterei, Alaphilippe sbaglia di grosso

22.06.2021
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Paolo Bettini è nel pieno della sua stagione di testimonial, tra la Sportful Dolomiti Race cui ha preso parte lo scorso weekend e la Maratona dles Dolomites che bussa alle porte. Parallelamente anche la stagione dei professionisti si avvia verso il momento più caldo, con il Tour de France che lancerà le Olimpiadi. E proprio per questo, tornando alla scelta di Alaphilippe di mettere da parte di Giochi in favore della sfida francese, siamo andati a scovarlo nel suo buen retiro toscano, con una serie di domande perfette per il toscano che è stato campione del mondo e campione olimpico e che poi ha guidato la nazionale italiana alla sfida di Londra 2012. Si parte dal commento di Argentin, raccolto nei giorni scorsi, per cui Alaphilippe farebbe bene a non andare alle Olimpiadi e puntare tutto sulla maglia gialla.

Lefevere può aver avuto la sua parte nella scelta di Alaphilippe
Lefevere può aver avuto la sua parte nella scelta di Alaphilippe

«Rispetto ad Argentin – comincia Bettini – io ho fatto le Olimpiadi e fossi Alaphilippe farei il Tour in funzione di Tokyo. Al Tour, se va bene fa quinto. A Tokyo, se va bene vince, oppure va sul podio e sempre di medaglie olimpiche parliamo. Le Olimpiadi non sono ciclismo, sono sport. Mi diverto ancora ad andare in giro con la mia medaglia, perché ti tira fuori dal solito mondo. Le relazioni che ci legano, con i vari Iuri Chechi, Aldo Montano, Antonio Rossi, Valentina Vezzali sono particolari. Ci vediamo poco, ma quando succede siamo come fratelli».

Questo è il messaggio che sembrava essersi affermato dopo la tua vittoria, forse però il Covid ha accentuato le esigenze degli sponsor…

Infatti il problema potrebbe essere proprio questo. Alaphilippe è ancora con Lefevere ed è comprensibile soprattutto in questo periodo che gli sponsor si facciano sentire. Ma nonostante questo, il fatto che lui punti al Tour è un azzardo. Vogliamo fare l’elenco di quelli che vivono per il Tour e che possono fare meglio di lui? Al contrario, sempre valutando bene il percorso, Tokyo si addice alla perfezione a un corridore come lui, più che a un Bettini…

Sul podio dei Giochi di Atene 2004 con Paulinho e Merckx, anche Bettini correva con la Quick Step
Sul podio dei Giochi di Atene 2004 con Paulinho e Merckx, anche Bettini correva con la Quick Step
Sicuro?

Se punta al Tour, vuol dire che sulle salite dure si sente forte. E se arriva in volata in una corsa come quella, a poterlo battere ne vedo pochi. Forse Pogacar, già su Roglic avrei delle riserve. La Liegi 2020 gliel’ha regalata lui alzando le braccia 20 metri prima della riga, credendo di essere da solo. Ce l’ha un po’ come abitudine, ma non è detto che ci ricadrebbe.

Non è strano è che Voeckler, cittì francese, non abbia detto nulla?

Bisogna vedere quanto sia importante il ciclismo ai Giochi per il comitato olimpico francese. Certo che se poi Alaphilippe al Tour dovesse fare flop, non ne uscirebbe benissimo. Voeckler magari se lo deve tenere buono per i mondiali, ma la sensazione è che il ciclismo non abbia colto appieno la portata delle Olimpiadi. Paulinho è un ciclista, ma sull’argento di Atene ci si è costruito la carriera.

Da Alaphilippe che rinuncia, si passa alla querelle su Nibali: come la vedi?

La verità bisogna conoscerla, sanno Vincenzo e Cassani che cosa si sono detti (i due sono insieme nella foto di apertura al Tour che lanciava i Giochi di Ri 2016, ndr). Le convocazioni olimpiche non hanno gli stessi meccanismi di un mondiale. Ci sono tempistiche diverse e i tecnici devono consegnare al Coni relazioni sugli atleti convocati e quelli esclusi. E’ un percorso lungo, tanto che quando prima di Londra esplose Moser, vincendo il Giro di Polonia, e tutti lo volevano alle Olimpiadi, non potei inserirlo un po’ perché non rientrava nel mio progetto e un po’ perché non faceva parte della lista dei Probabili Olimpici.

Relazioni sugli esclusi, come mai?

Sì, perché l’atleta può fare ricorso, per cui se lasci a casa qualcuno, devi motivarlo. Non è come negli altri sport, in cui la convocazione è personale.

Alaphilippe_Roglic_Hirschi_Liegi2020
Roglic infila Alaphilippe alla Liegi del 2020, ma il francese ha alzato le braccia troppo presto
Alaphilippe_Roglic_Hirschi_Liegi2020
Roglic infila Alaphilippe alla Liegi del 2020, ma il francese ha alzato le braccia troppo presto
Tu Nibali lo porteresti?

Lo metterei dentro a prescindere e poi mi prenderei tutto il tempo per valutare. Vincenzo ha fatto Pechino, Londra e Rio. Uno che ha fatto tre Olimpiadi ha un’esperienza rara. A Pechino era al debutto, fu convocato per fare la corsa dura ed eravamo ancora dentro la città quando attaccò sul primo cavalcavia e rimase fuori tutto il giorno. Ai Giochi di Londra lo portai per aiutare. Disse: «Per la maglia azzurra faccio qualsiasi cosa». Il percorso era quello che era e la federazione voleva dimostrare che si poteva puntare sulla multidisciplina e che Viviani poteva fare pista e strada, altrimenti si sarebbe potuto mettere dentro Moser e fare corsa dura con Vincenzo. Ma ci sono piani e impegni e andò così. E poi a Rio ha quasi vinto. Uno così è un riferimento tutta la vita, anche solo per le cose che potrebbe raccontare alla vigilia

Può essere un elemento di disturbo nei piani del tecnico?

A due settimane dai mondiali di Zolder mi capitò di battere in volata Cipollini. Si rischiava di rompere l’equilibrio, per cui Franco (Ballerini, ndr) venne a chiedermi se mi sarei messo di traverso, ma lo rassicurai dicendogli che sarei stato ai patti. Il corridore che dà la parola fa così. La stessa cosa poteva succedere proprio con Nibali a Geelong, il mio primo mondiale da tecnico…

Nibali debuttante a Pechino fece anche la crono
Nibali debuttante a Pechino fece anche la crono
Perché?

Stava vincendo la Vuelta. Avevo paura che avrebbe avuto un calo di tensione e che il viaggio intercontinentale lo avrebbe spompato, In più c’era da allenarsi in Australia per parecchio tempo prima della corsa. E così gli chiesi se non fosse meglio restare in Italia a godersi la Vuelta. Sapete cosa mi rispose: «Non preoccuparti di me, faccio quello che serve. La maglia azzurra è troppo importante». Per portarlo rimase fuori Bennati, che non la prese bene, ma questo è il ruolo del tecnico.

Martini diceva che il momento peggiore era comunicare le esclusioni.

E’ vero ed è il motivo per cui è fondamentale parlare tanto con gli atleti. Loro magari la interpretano come una cosa personale, poi però si rendono conto che ogni parola forma il piano della nazionale. L’ambizione dei singoli c’è e va mantenuta, ma devi far capire gradualmente che si va per un obiettivo superiore. Se poi capita l’occasione…

L’ottimo rapporto con Ballerini, portò a Paolo i Giochi del 2004 e 2 mondiali (2007-2007)
L’ottimo rapporto con Ballerini, portò a Paolo i Giochi del 2004 e 2 mondiali (2007-2007)
Porta socchiusa?

Il difensore della squadra di calcio sa che se ferma l’attaccante avversario e lancia la sua punta che fa goal, alla fine ha vinto anche lui. Nel ciclismo puoi tirare per tutto il giorno senza che nessuno ti veda e alla fine magari vincer Bettini. E c’è una bella differenza, sia psicologicamente sia materialmente.

Tu Nibali lo porteresti comunque…

Per quanto possa andare piano, ti fa 180 chilometri bene, per questo è una garanzia. Mentre non può essere portabandiera, come ha suggerito Cipollini, perché per farlo devi aver vinto una medaglia. Perciò, orgogliosi di Viviani e fieri di avere un riferimento come Nibali.

Argentin non ha dubbi: Alaphilippe ha fatto la scelta giusta

20.06.2021
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La domanda è di quelle scomode, quasi come quelle che si fanno ai bambini se preferiscono la mamma o il papà: meglio correre da capitano e protagonista le Olimpiadi o il Tour de France? La risposta potrebbe essere complicata per chiunque tranne che per un francese. Nelle settimane scorse infatti Julian Alaphilippe, uno dei più accreditati a vincere l’oro olimpico nella prova in linea ha rinunciato alla partecipazione a Tokyo. In molti hanno storto il naso e avuto dubbi davanti a questa scelta, ma per il campione del mondo in carica della Deceuninck-Quick Step c’è una motivazione personale e profonda

Oggi Argentin organizza la Adriatica Ionica Race
Oggi Argentin organizza la Adriatica Ionica Race

Tempi brevi

Il Tour de France è in programma dal 26 giugno al 18 luglio mentre la prova a cinque cerchi ci sarà sabato 24 luglio – uno spazio troppo corto per un viaggio molto lungo (con differenza in avanti di sette ore di fuso orario) per poter restare competitivo – e così abbiamo provato a chiedere a Moreno Argentin, durante i giorni della sua Adriatica Ionica Race, cosa pensasse di questa decisione del francese.

Moreno, secondo te cosa c’è dietro questa scelta di Alaphilippe?

Sembrerà un paradosso, ma credo ci sia la necessità di fare delle scelte nelle scelte. I corridori moderni devono battezzare delle date nel loro calendario, perché non possono essere al top in tutte le corse. La forma la raggiungi esasperando l’allenamento e la competizione. Pertanto credo che, considerando che è francese, che ha la maglia iridata e che al Tour aveva fatto bene nel 2019 portando per tanti giorni la maglia gialla (così come l’anno scorso), la sua volontà sia quella di riprovarci nuovamente. In definitiva, mi pare non ci siano dubbi: nel suo arco di forma ha inserito il Tour anziché la prova olimpica di Tokyo.

Così su Instagram ha annunciato la nascita del figlio Nino, il 14 giugno
Così su Instagram ha annunciato la nascita del figlio Nino, il 14 giugno
Quanto può aver influito la nascita del figlio, per il quale si è ritirato dal Giro di Svizzera da terzo in classifica alla vigilia della tappa conclusiva e decisiva?

Diciamo che aveva già una buonissima condizione, si è fermato il giorno prima perché forse riteneva che non cambiasse nulla in classifica. Ha senz’altro assecondato la sua compagna e la propria voglia di esserle accanto in quel momento speciale. E’ normale che avesse questa necessità mentale e credo che gli darà ancora più tranquillità per affrontare il Tour.

Le Olimpiadi però ci sono ogni quattro anni, il percorso poteva essere adatto a lui. Non rischia di aver perso una occasione di vincere una medaglia importante?

Sì, è vero però bisogna capire meglio com’è il percorso di Tokyo, magari ha dei dubbi e lo ha ritenuto troppo duro per sé. Però anche se fosse adattissimo e la scelta comunque è col Tour, se lui è convinto di poter fare bene in Francia, allora è giusto che ci provi.

Si è ritirato dal Giro di Svizzera, dopo aver faticato dietro Van der Poel, per la nascita di suo figlio
Si è ritirato dal Giro di Svizzera, dopo aver faticato dietro Van der Poel, per la nascita di suo figlio
In Francia in ogni caso sulla carta parte meno favorito rispetto ai suoi rivali. Alla fine ha deciso il cuore, l’istinto patriottico?

Il Tour concentra la crema dei migliori atleti e lui ha dimostrato di saper vincere in mezzo ai campioni, anche quelli più predisposti per le grandi gare a tappe. Per un francese correre la Grande Boucle da protagonista è una cosa che vale una vita. Per loro conta più di poter disputare altrettanto da protagonista le Olimpiadi. Poi sa che valore aggiunto gli può dare il tifo della sua gente sulle sue strade. Però chiaramente deve dimostrare di essere davvero in forma e spazzare tutti i dubbi.

Tu hai vinto mondiale, Liegi, Fiandre, Lombardia, Freccia Vallone, tappe nei grandi Giri e sei arrivato terzo al Giro ’84, possiamo dire che per caratteristiche fisiche Argentin e Alaphilippe si somigliano. O ci sono delle differenze?

Siamo molto simili. Diciamo che nelle gare a tappe non ero convinto come lui, però nel finale della mia carriera potevo essere più determinato e poter pensare di più al podio perché una vittoria sarebbe stata comunque molto difficile per me.

Al Tour del 2019, Alaphilippe ha difeso la maglia gialla fino a 3 tappe da Parigi
Al Tour del 2019, Alaphilippe ha difeso la maglia gialla fino a 3 tappe da Parigi
Quindi Alaphilippe per te è nella fascia di età giusta per essere convinto veramente di puntare a migliorare il quinto posto del 2019?

Lui è nella maturazione giusta. Ha vinto il mondiale, sa di avere la pressione mediatica dalla sua parte ed è consapevole di tutti questi aspetti.

Ultima domanda secca: Moreno Argentin, certo di essere protagonista, cosa avrebbe scelto tra Giro o Tour in maglia iridata e le Olimpiadi?

Non ho dubbi, avrei scelto il Tour. E’ vero che non ho mai avuto la fortuna di partecipare alla competizione olimpica, ma ho il corso il Tour, anche se solo tre volte (centrando due successi di tappa, ndr), so cos’è e cosa rappresenta. Quindi scelta giusta quella di Alaphilippe.

Francia senza capitani, cosa si inventa Voeckler?

08.06.2021
4 min
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Mentre da noi con il fresco contributo di Bugno si accende il dibattito sulla presenza di Nibali alle Olimpiadi, in Francia la situazione si fa spinosa e poco coerente con il rinomato attaccamento alla bandiera. L’armata transalpina, che sulla carta sarebbe stata la formazione da battere, ha perso il suo potenziale. E per il cittì Voeckler il quadro è tutt’altro che rassicurante.

Alaphilippe dice no

La prima spallata è venuta a metà maggio da Julian Alaphilippe. «D’accordo con il selezionatore della squadra francese e la Deceuninck-Quick Step – ha detto – rinuncio al mio posto di candidato alla selezione per le prossime Olimpiadi di Tokyo. E’ una decisione personale, attentamente ponderata. Sono stati definiti gli obiettivi di fine stagione e in questo senso vanno fatte delle scelte. Sarei molto orgoglioso di indossare la maglia della squadra francese per i prossimi campionati del mondo. Ovviamente auguro il meglio alla nazionale che sarà schierata in questa occasione».

Il cittì Voeckler alle prese con una selezione complicata
Il cittì Voeckler alle prese con una selezione complicata

Team e famiglia

Julian sta correndo per la prima volta il Giro di Svizzera (foto di apertura): un approccio al Tour completamente nuovo, che tiene conto anche dell’imminente nascita del suo primo figlio.

«La nascita del bambino – ha ripetuto più volte – è la cosa più importante per me». Il Tour in maglia iridata è un’occasione d’oro per tutti, la trasferta olimpica è meno allettante.

«Voglio dare tutto al Tour con la maglia di campione del mondo – sottolinea – senza sapere come lo finirò. E di conseguenza senza sapere se potrò fare bene a Tokyo sei giorni dopo Parigi. Anche la situazione sanitaria ha avuto un ruolo nella mia decisione. Non potevo permettermi di scommettere tutto sui Giochi, sacrificando ciò che è essenziale per me, senza essere sicuro che si svolgeranno».

Voeckler amaro

E Voeckler cosa dice? Capisce, si adegua, non fa salti di gioia e guarda ai mondiali. Il presidente federale francese ha scelto di non imporsi.

«Fa parte della vita di un atleta di alto livello fare delle scelte – dice il selezionatore francese – e di un tecnico adattarsi. Senza offendere gli altri corridori, su quel tipo di circuito, Julian sarebbe stato la nostra carta migliore. Perdiamo una grande occasione. Senza di lui, non sarà la stessa squadra. Sono convinto che la squadra francese farà la sua parte, ma non posso dire che abbiamo il corridore per vincere e che gli altri quattro correranno per lui».

Bardet è uscito bene dal Giro, ma si è chiamato fuori dalle Olimpiadi
Bardet è uscito bene dal Giro, ma si è chiamato fuori dalle Olimpiadi

Il rifiuto di Bardet

A questo punto, ci si sarebbe aspettati però che Voeckler convocasse gli stati generali, magari valorizzando il Giro in crescendo di Bardet. Invece no.

«Dopo una discussione a tre con lui e la squadra – ha detto il francese del Team Dsm – abbiamo deciso che non parteciperò ai Giochi Olimpici quest’anno. Con il team abbiamo grandi obiettivi che ci aspettano a fine stagione e con questo programma non sarebbe possibile raggiungere il massimo della forma a Tokyo».

Guillaume Martin (Cofidis) si candida per fare il leader della Francia a Tokyo
Guillaume Martin (Cofidis) si candida per fare il leader della Francia a Tokyo

Martin alza la mano

Il rifiuto è venuto da corridori inseriti in formazioni non francesi: non può essere un caso. E così basta guardare Oltralpe per rendersi conto che qualcuno che smania per andare c’è.

«Sono ancora un candidato per i Giochi – fa sapere Guillaume Martin della Cofidis – anche se sto aspettando di sapere quali sono i piani di Voeckler. Sono pronto ad assumere il ruolo di leader o co-leader. Ce l’ho già nel team Cofidis e non ho paura di affrontarlo a Tokyo. Se quest’estate vado al Tour in modo più rilassato rispetto agli ultimi anni, è anche per arrivare con un po’ più di freschezza alla corsa olimpica».

Gaudu sta recuperando da una caduta alle Canarie, farà Tour e Olimpiadi
Gaudu sta recuperando da una caduta alle Canarie, farà Tour e Olimpiadi

Ripresa Gaudu

I nomi a disposizione non sono poi molti e passano per quello di Barguil, Gallopin, Cavagna e soprattutto di Gaudu, al punto che all’interno della Groupama-Fdj si comincia a pensare che la brutta caduta delle Canarie durante l’ultimo training camp, che non ha avuto gravi conseguenze fisiche, potrebbe avere un ritorno positivo. A detta del suo allenatore infatti, essere arrivati al Delfinato in ritardo di condizione, potrebbe permettere al giovane francese di vivere un Tour in crescendo e arrivare al top proprio in Giappone.

Difficile capire se le illustri defezioni siano casuali e se gli atleti le abbiano accettate di buon grado. Probabilmente all’uscita degli anni del Covid, gli sponsor sono stati meno propensi a rinunciare ai campioni più pagati nel nome dell’ideale di Patria. Per il fascino delle Olimpiadi, purtroppo, un passo indietro di cui prendere atto.

Lefevere, l’estro di Julian e l’ego di Remco. Parla il capo

01.06.2021
5 min
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Patrick Lefevere ci mette la faccia e si carica sulle spalle la Deceuninck-Quick Step, che al Giro d’Italia ha suscitato qualche perplessità e per l’ennesima volta è stata costretta a fare mercato tenendo conto di un budget non certo illimitato. Vanno via Benett e Almeida, restano Evenepoel e Alaphilippe. Al suo fianco rimane Specialized, che nel 2022 legherà la sua sponsorizzazione al team belga e probabilmente a quello in cui finirà Peter Sagan. Mentre sul fronte dei marchi, nello squadrone belga si sussurra che dovrebbe approdare anche il maglificio Castelli in odore di lasciare il Team Ineos Grenadiers. Al netto di tutto ciò, oggi con Patrick, 66 anni e dirigente sportivo dal 1979, parliamo dei due gioielli di casa, Remco e Julian, per capire il suo punto di vista.

Lefevere mantiene il suo team ai vertici facendo spesso scelte dolorose
Lefevere mantiene il suo team ai vertici facendo spesso scelte dolorose
Vincere il Giro a 21 anni, al primo assaggio e senza aver corso per 9 mesi…

Non c’era tempo perché corresse prima, per come era pianificata la sua preparazione in altura. Si è rovinato tutto quando a gennaio è stato costretto a fermarsi ancora. A quel punto avremmo potuto e forse dovuto cambiare i nostri piani, ma avevamo fatto quella scelta e sarebbe sciocco rinnegarla adesso.

In un’intervista con Het Laaste Nieuws hai detto che l’ego di Remco ne è uscito ammaccato.

Dico tante cose, a volte vengono anche ingigantite. E’ un fatto però che quel ragazzo non avesse mai perso. Ha vinto tutto da junior e anche i suoi primi due anni da professionisti sono stati pieni di vittorie. Questo Giro è stato la sua prima sconfitta.

Forse c’erano troppe attese: avete creduto davvero che fosse più grande di Merckx?

Naturalmente avevamo sperato in meglio, non dico di no, ma io non ho mai detto che avrebbe vinto il Giro. Abbiamo assecondato i suoi desideri, ma non sono così pazzo. Sapevamo che la tappa di Montalcino, dopo l’incidente del Lombardia, sarebbe stata un passaggio chiave. Remco non poteva iniziare il Giro in modo normale. A gennaio poteva soltanto nuotare, si è allenato solo negli ultimi tre mesi. Nelle Fiandre qualcuno però credeva che potesse fare un miracolo. Non possiamo giudicarlo per quello che si è visto.

Lefevere netto: il Giro ha fatto assaggiare a Evenepoel per la prima volta la sconfitta
Il Giro ha fatto assaggiare a Evenepoel per la prima volta la sconfitta
Però al netto di tutto questo, si è messo Almeida al suo servizio.

L’ho detto prima che il Giro partisse e lo ripeto ora. Ci conosciamo da anni e sapete che la maglia del team è la cosa più importante per me, non la bandiera o una nazione, e così deve essere anche per i corridori. Quando abbiamo chiesto ad Almeida di aiutare Remco, aveva appena preso 6 minuti nella tappa di Sestola, sarebbe stato lo stesso a parti invertite. Queste sono le nostre regole.

Quale sarà ora il programma di Remco?

Ora recupera e a fine settimana faremo il punto. Si voleva tenerlo un po’ fermo, ma si sta aprendo la possibilità che faccia i campionati nazionali, strada e crono, prima delle Olimpiadi.

A proposito di Olimpiadi, perché Alaphilippe si è chiamato fuori?

Perché sta per diventare padre e vuole essere presente. E poi perché vuole fare bene al Tour. Ha cambiato programma. E’ appena disceso da Sierra Nevada e farà il Giro di Svizzera invece del Delfinato, poi i campionati nazionali e il Tour. Gli ho detto che mi auguro vinca altri tre mondiali, ma l’esperienza di correre il Tour con la maglia iridata resta per ora irripetibile. Andrà in Francia per fare cose alla Alaphilippe e vedrete che di riflesso si ritroverà anche in classifica.

Almeida al servizio di Evenepoel dopo i 5’58” persi a Sestola. Lefevere non ammette equivoci
Almeida al servizio di Evenepoel dopo i 5’58” persi a Sestola
E’ stato pesante tenerlo?

Sicuramente parliamo di una cifra importante e l’acqua non è tanto profonda da non rendercene conto. Ma lui voleva rimanere e abbiamo trovato l’accordo. E’ un personaggio che corre in modo aggressivo e sa vincere. E’ simpatico. Fa gruppo. Sta bene con noi.

Con lui al Tour ci sarà Bennett?

Bennett e il suo treno, che si prenderà sulle spalle un bel po’ di pressioni, in modo che Julian sia più libero. Per Sam sarà l’ultimo anno con noi, si dice che tornerà alla Bora, ma ancora non ci sono certezze. E così per il prossimo anno, ci affideremo alle volate di Jakobsen, perché sono certo che il suo ritorno sarà un successo.

Porterete anche Cavendish al Tour?

Chi?

Cavendish, Mark Cavendish…

Sì, avevo capito. Mark ha fatto poche corse, è stato anche sfortunato, perché alcune che doveva fare sono state cancellate. Si è ritirato alla terza tappa della Vuelta Andalucia, dicendo che non era una corsa per velocisti e il giorno dopo ha vinto Greipel. Il Tour forse è troppo duro per lui ora.

Come stanno i quattro italiani?

Bagioli è stato sfortunato, non corre da Laigueglia e speriamo possa fare una bella seconda parte di stagione. Di Ballerini siamo contenti. Masnada ha fatto 40 giorni di altura e ha dovuto ritirarsi dal Giro per una tendinite. E Cattaneo lo aspettiamo al Tour. Il ciclismo non è una scienza esatta. Lavori tanto, poi speri che tutto vada bene. Ogni anno, all’inizio della stagione, faccio lo stesso discorso ai corridori: «Sono già stato diverse volte a Lourdes, ma non ho mai visto miracoli».

Tutta la Liegi in uno sprint. I tre del podio (più uno)

25.04.2021
5 min
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Una Liegi-Bastogne-Liegi da rivivere in un chilometro. L’ultimo. Lo sprint.  In palio un monumento per cinque corridori. Undici côtes, 4.500 metri di dislivello, 260 chilometri e le fiammate della Ineos Grenadiers hanno portato a questo finale.

Lo sprint a cinque. Tra Pogacar, Alaphilippe, Gaudu, Valverde e Woods
Liegi 2021
Pogacar vince la Liegi 2021 allo sprint al colpo di reni

Gaudu, Alaphilippe, Valverde, Woods e Pogacar all’improvviso smettono di collaborare. L’asfalto di Quai des Ardennes, il lungo Mosa che ospita l’arrivo, potrebbe essere tranquillamente il parquet di una pista. Ultime due curve a destra e 800 metri da fare a tutta.

Lo sprint di Pogacar

La Liegi probabilmente per lui vale come una tappa dei Paesi Baschi (con tutto il rispetto per la corsa spagnola, ndr). La pressione o la paura Pogacar non sa neanche dove siano di casa. In un modo o nell’altro all’ultimo chilometro si trova nella migliore posizione, l’ultima. 

L’abbraccio tra Formolo e Pogacar
L’abbraccio tra Formolo e Pogacar

I crampetti avvertiti all’uscita di Boncelles sembrano essere un ricordo. E poi la gamba è più fresca e tutto sommato c’è anche un bel po’ di voglia di riscatto: non aver fatto la Freccia scotta. Scotta perché sa che sta bene. 

Pogacar resta dietro. Quando lo sprint viene lanciato forse perde anche un metro, ma è normale. E’ l’effetto elastico, sono i tempi di reazione. Però prende anche meno aria e infatti risale, accorcia le distanze dal primo, ancora Valverde. Il drappello si apre a ventaglio e lui è il quinto che esce fuori ad un velocità altissima proprio sull’arrivo. Il colpo di reni in rimonta è magistrale.

«E’ incredibile – continua a ripetere Tadej dopo l’arrivo – non ci credo». Ogni tanto lancia degli urletti. Pochi secondi dopo arriva Formolo. Tadej gli dice: «Ho vinto!». I due si abbracciano. Lui ringrazia i compagni e alla fine Roccia gli fa: «Dai che stasera ci mangiamo un super hamburger».

Dopo l’arrivo, il suo capolavoro diventa ancora di più da manuale. Tadej infatti conferma che voleva controllare Alaphilippe, il più pericoloso e ci è riuscito restando ultimo. «Le gambe erano buone. Che dire: sto vivendo il sogno del ciclismo. Adesso un po’ di riposo in famiglia e poi penseremo al Tour de France».

Alaphilippe deluso ma sportivo: «Onore a Pogacar»
Alaphilippe deluso ma sportivo: «Onore a Pogacar»

Alaphilippe pistard

Partiamo da lui. Al triangolo rosso è in testa. Posizione pericolosa, specie con questa andatura quasi da surplace. Il campione del mondo però è furbo. Si stringe alla transenna esterna e punta dritto, va largo e si crea lo spazio per mettersi in coda, dietro di lui un solo corridore. Indovinate quale?

Le gambe sono buone. Non tremano di paura. No, non è da Alaphilippe farsela sotto. E poi con quel gesto ha mostrato lucidità. Adesso non deve far altro che aspettare, aspettare e intuire un decimo prima colui che lancerà lo sprint. E’ in coda e può studiare bene gli avversari. Quel momento arriva. Si muove Valverde e ai 300 metri è il più lesto a rispondere. Spinge, risale, sorpassa… la Liegi è lì. Ma un’ombra lo affianca e al colpo di reni lo sorpassa. E’ secondo. Sbatte i pugni sul manubrio dopo essersi allontano dalle telecamere. Non ci sta. 

«Questa Liegi è la sua corsa stregata – dice una mezz’ora dopo il traguardo il suo diesse Davide Bramati – ma non state qui a farmi tirare fuori di nuovo questi pensieri», aggiunge sconsolato il Brama.

«Chapeau a loro – dice invece Alaphilippe – mi dispiace perché i ragazzi hanno fatto un grandissimo lavoro. Ma uno sprint dopo 260 chilometri si può perdere, sono le gambe che hanno fatto la differenza. Io ho spinto al massimo e ho pensato a fare il mio sprint. Alla fine le mie classiche delle Ardenne sono andate bene, ne ho vinta una e ho fatto un podio. Si è lanciato benissimo Pogacar, non credo di aver anticipato io».

Gaudu dopo l’arrivo non sta nella pelle. Per lui uno dei risultati più importanti da pro’
Gaudu non sta nella pelle. Per lui uno dei risultati più importanti

Un nuovo grande: Gaudu

David Gaudu aveva dato appuntamento ai grandi venerdì. Ci aveva detto che gli piacevano le classiche e che la Liegi era la sua preferita. Ci aveva detto anche che lavorava per il testa a testa con i big in salita. E non ha mancato il rendez-vous.

Alle 16,37 del giorno della Liberazione 2021, il corridore della Groupama-Fdj si è fatto trovare in cima alla Roche aux Faucons con i primi. Per scappare via e diventare definitivamente un big anche lui. Un altro della nuova generazione che avanza.

Nel chilometro finale lui sta nel mezzo. Alla radio gli dicono di controllare Alaphilippe. Ma non è facile. Diciamo la verità, certi sprint devi anche saperli affrontare. Però tutto sommato se ne resta buono dietro. Segue la “massa” e “scopre” di essere anche veloce. E di avere gambe

La mattina è stato l’unico a presentarsi in zona mista ben coperto, senza bici e con le scarpe da ginnastica. Mani incrociate dietro la schiena, faceva finta di essere tranquillo. Era invece serissimo. Ma un punto in più per lui, che ha tenuto botta alla pressione, e per essere stato puntuale!

Woods all’attacco, alla sua sinistra Valverde. Hanno concluso rispettivamente quinto e quarto
Woods all’attacco, alla sua sinistra Valverde. Hanno chiuso quinto e quarto

Onore a Valverde 

Ma anche se volevamo parlare solo dei protagonisti del podio, non possiamo non aggiungerne uno: il quarto, Alejandro Valverde.

Ecco il suo sprint. Il volpone s’incolla alla ruota del più veloce e pericoloso, Alaphilippe. Il problema è che quello è anche una faina, non solo il campione del mondo. Prende larga l’ultima curva e lo fa ritrovare in testa. Allora lo spagnolo fa una buona cosa, ma non la migliore: si mette su un lato, ma quello esterno. Il rettilineo finale infatti gira leggermente verso destra. In pratica difende il lato lungo. Chi lo passa sulla destra dovrà fare meno strada. Ma certo, valle a pensare queste cose dopo 260 chilometri.

Le gambe poi sono quelle che sono. Parte ai 300 metri, lo sprint non è quella di una volta, quindi tanto vale giocarsela lunga. Sogna per 150 metri, rema come un disperato per gli altri 150. Una medaglia di legno sì, ma piena di onore, di orgoglio e di rispetto.

Ragazzi, chapeau: 41 anni oggi. La Liegi gli ha anche cantato la canzoncina degli auguri prima del via. Unzue, team manager della Movistar, dopo l’arrivo, se ne sta da solo in un lato del bus a fare avanti e dietro. Se potesse gli toglierebbe dieci anni e gli rinnoverebbe il contratto per altrettanto tempo.

Alaphilippe pronto alla sfida. Intanto coccola la nuova bici

24.04.2021
4 min
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Impossibile non continuare a parlare di Julian Alaphilippe. Il francese ha un seguito pazzesco, basta vedere la copertina che gli ha dedicato l’Equipe per la vittoria alla Freccia Vallone in tempo di Superlega.

Ieri sulla Redoute, durante la ricognizione solo per Gilbert, che lì è di casa nel vero senso della parola, ci sono stati gli stessi applausi e gli stessi incitamenti. «Allez Loulou!». E lui approvava facendo segno col capo.

Grande tifo sulla Redoute per Alaphilippe e i suoi compagni
Grande tifo sulla Redoute per Alaphilippe e i suoi compagni

Ma quale pressione! 

Il campione del mondo parte da super favorito per la Liegi: viene dalla vittoria della Freccia Vallone, non ha nascosto le sue ambizioni e, aggiungiamo noi, ha anche il dente avvelenato per come andò lo scorso anno, quando fu declassato al quinto posto. Con tutti questi preamboli la prima cosa che gli chiediamo è se sente la pressione.

«Sento quella giusta – risponde Loulou – quando ci sono questi grandi obiettivi, e la Liegi è quello più importante di questa parte di stagione, un po’ di pressione serve. Ho vinto la Freccia e questo già aiuta parecchio e poi dall’inizio dell’anno con la squadra abbiamo raccolto molte vittorie e anche questo ci fa stare tranquilli. Da un punto vista personale sono molto contento e spero di finire al meglio le classiche. Ma non c’è nessuna pressione speciale. E’ giusto voglia di fare le cose bene».

I ragazzi della nuova generazione, anche se Alaphilippe non è più un ragazzino (ha 29 anni), non smettono di stupire. Altra mentalità. Una mentalità alla quale dovremmo abituarci. Basta tornare indietro di dieci anni, non un secolo, e ricordare le vigilie tese di Cancellara o Boonen: a questi ragazzi sembra scivolare tutto addosso. Da una parte è un bene.

Pogacar e Hirschi chiacchieravano e ridevano ieri mentre pedalavano. Idem Gaudu e Madouas. Roglic forse era il più serio. 

La nuova Specialized Tarmac con i colori iridati per il francese (foto Twitter)
La nuova Specialized Tarmac con i colori iridati per il francese (foto Twitter)

Bici nuova

Julian invece prima si è coccolato la nuova bici “iridata” che gli ha consegnato Specialized e poi sornione se n’è andato con i compagni a fare la ricognizione. Solo sulla Roche aux Faucons ha fatto un piccolo allungo, ma forse era più un favore per i tanti fotografi al seguito. Comunque sia in quel tratto è passato da solo.

«In questi giorni dopo la Freccia ho pensato solo a recuperare – ammette Alaphilippe – La vittoria di mercoledì ha confermato la mia buona condizione, ma la Liegi è una gara diversa: è più lunga, ha un altro finale. Alla Freccia sai che devi aspettare il muro finale. La Liegi richiede molta energia e concentrazione ed è un attimo a ritrovarsi senza gambe. Io però penso di essermi ben preparato. Dopo le classiche fiamminghe, anche se non sono andato in altura, ho fatto parecchia salita. Ho fatto scalate più lunghe».

Alaphilippe in ricognizione sulla Roche aux Faucons, ultimo strappo della Liegi
Alaphilippe in ricognizione sulla Roche aux Faucons, ultimo strappo della Liegi

Quell’arrivo ad Ans

Come abbiamo visto, parlando con Marta Cavalli e Davide Formolo, il percorso sembra essere più selettivo, Alaphilippe però non è totalmente in linea con loro.

«C’è una nuova salita ed era giusto provarla, cosa che abbiamo fatto anche ieri, cambia un po’ ma non tantissimo. La Redoute e soprattutto la Roche-aux-Faucons faranno la differenza».

E allora gli chiediamo: «Preferivi il vecchio percorso con Saint Nicolas ed arrivo ad Ans o quello attuale?». 

«Bella domanda – ribatte Julian – mi piacciono tutti e due e ho corso su entrambi, ma viste le mie caratteristiche un po’ più da grimpeur forse era leggermente meglio l’altro, comunque la Roche-aux-Faucons è veramente difficile. La gara mi piace lo stesso».

Roglic in ricognizione a Boncelles, inizio della discesa su Liegi. Anche per lui bici nuova
Roglic in ricognizione a Boncelles, inizio della discesa su Liegi. Anche per lui bici nuova

Il duello con Roglic

E a proposito di Roglic. Lo sloveno è il campione uscente. Vista come è andata la Freccia già si parla di una gara a due. 

«Non dobbiamo “incendiarci” l’uno con l’altro – ha detto Alaphilippe – so bene che Primoz è molto forte. L’ho seguito al Giro dei Paesi Baschi, sapevo che era in buona forma. Chiaramente partiamo favoriti e sarà il primo avversario. In più l’anno scorso ha mostrato di saperla vincere. Ma ci sono tanti altri che possono trionfare e che vanno tenuti d’occhio. E poi ci sarà qualche corridore che vorrà anticipare».

Di sicuro gli avversari non mancano. Pogacar sarà fresco e voglioso di riscatto per non aver fatto la Freccia. E Pidcock è più o meno sulla stessa lunghezza d’onda. Il britannico ha detto che non si ricordava quanto fosse duro l’asfalto, ma anche che ha recuperato al meglio. Anzi, ci ha talmente preso gusto che la Liegi non doveva neanche farla, ma ha deciso di esserci lo stesso dopo la caduta verso Huy e la beffa dell’Amstel. E poi ci sono Valverde, Fuglsang... la lista è lunga.

Le classiche restano il target della Deceuninck-Quick Step

20.04.2021
3 min
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Formazione praticamente inalterata rispetto al 2020, quella della Deceuninck-Quick Step che prosegue nel suo lungo viaggio di trasformazione. Da dominatrice delle gare d’un giorno a squadra in grado di primeggiare anche nei grandi Giri. Un viaggio che nel disgraziato 2020 è stato frenato dal gravissimo infortunio a Remco Evenepoel e la sua lenta ripresa fa presumere che ci vorrà molto tempo per trovare una risposta: il talentuosissimo belga ha scelto di puntare sul Giro d’Italia, al quale è arrivato però soprattutto per fare esperienza e imparare a gestirsi senza aver potuto preparare la stagione appieno.

Julian Alaphilippe vince la Freccia Vallone 2021
Julian Alaphilippe vince la Freccia Vallone 2021

Classiche al top

La squadra resta comunque un riferimento assoluto per le classiche, a cominciare dal campione del mondo, quel Julian Alaphilippe che tuttavia non avrebbe messo da parte, almeno momentaneamente, le sue ambizioni di fare classifica al Tour, avendo appena rinunciato alle Olimpiadi. Il francese non è però l’unica punta, perché Steels, Ballerini, Asgreen, Lampaert sono corridori in grado di sfruttare ogni occasione e fare della Deceuninck la squadra che è sempre la più controllata.

Trenta corridori agli ordini di Peeters e Bramati (foto Wout Beel)
Trenta corridori agli ordini di Peeters e Bramati (foto Wout Beel)

Almeida e Bagioli

Nei grandi Giri, in attesa di Evenepoel (che resta pur sempre un corridore in grado di vincere anche nelle classiche come ha già dimostrato) l’uomo di punta è il portoghese Almeida, grande protagonista dell’ultimo Giro, ma attenzione anche ad Andrea Bagioli, che dovrà continuare nella sua opera di crescita che lo ha già messo in evidenza nelle piccole corse a tappe e a Fausto Masnada, che per quel che ha fatto merita di trovare spazio nel team anche come riferimento finale e non solo come aiutante del capitano di turno.

L’ORGANICO

Nome CognomeNato aNaz.Nato ilPro’
Julian AlaphilippeSaint Amand Fra11.06.19922014
Joao AlmeidaCaldas da RainhaPor05.08.19982018
Shane ArchboldTimaruNzl02.02.19892012
Kasper AsgreenKoldingDen08.02.19952018
Andrea BagioliSondrioIta23.03.19992020
Davide BalleriniCantùIta21.09.19942017
Sam BennettWervikIrl16.10.19902011
Mattia CattaneoAlzano LombardoIta25.10.19902013
Rémi CavagnaClermont FerrandFra10.08.19952017
Mark CavendishDouglasGbr21.05.19852007
Josef CernyFrydek MistekCze11.05.19932016
Tim DeclercqIzegemBel21.03.19892012
Dreis DevenynsLovanioBel22.07.19832007
Remco EvenepoelSchepdaalBel25.01.20002019
Ian GarrisonDecaturUsa14.04.19982019
Alvaro J.Hodeg ChaguiMonterìaCol16.09.19962018
Mikkel HonoréFredericiaDen21.01.19972019
Fabio JakobsenHeukelumNed31.08.19962018
Iljo KeisseGandBel21.12.19822005
James KnoxKendalGbr04.11.19952018
Yves LampaertIzegemBel10.04.19912013
Fausto MasnadaBergamoIta06.11.19932017
Michael MorkovKokkedalDen30.04.19952009
Florian SenechalCambraiFra10.07.19932014
Pieter SerryAalter Bel21.11.19882011
Stijn SteelsGandBel21.08.19892013
Jannik SteimleWeilheimGer04.04.19962020
Zdenek StybarPlanaCze11.12.19852011
Bert Van LerbergheCourtraiBel29.09.19922015
Mauri VansevenantOstendaBel01.06.19992020

DIRIGENTI

Patrick LefevereBelGeneral Manager
Wilfried PeetersBelDirettore Sportivo
Tom SteelsBelDirettore Sportivo
Davide BramatiItaDirettore Sportivo
Brian HolmDenDirettore Sportivo
Klaas LodewyckBelDirettore Sportivo
Ricardo ScheideckerPorDirettore Sportivo
Geert Van BondtBelDirettore Sportivo
Rik Van SlyckeBelDirettore Sportivo

DOTAZIONI TECNICHE

Il team su cui Specialized ha il maggior controllo e con cui spinge forte sul gas della ricerca. Proprio la Deceuninck-Quick Step ha provato le corse del Nord (e vinto il Fiandre) mettendo via i tubolari e puntando sui copertoncini. I corridori vengono dotati di Tarmac SL7, Roubaix e della Shiv TT Disc per le cronometro.

CONTATTI

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