La resa di Van der Poel stremato all’arrivo

20.03.2021
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Davanti al pullman della Alpecin-Fenix c’è quasi una riunione di famiglia e Mathieu Van der Poel appena arrivato dal traguardo sta raccontando la resa a suo padre Adrie, in quell’incomprensibile idioma che per noi latini è il fiammingo olandese. Non sembra particolarmente afflitto, essendosi reso conto che spazio per fare il fenomeno oggi indubbiamente non c’era. L’aria è fresca, la mamma gli poggia una mano sulla spalla invitandolo a salire per coprirsi, ma due parole riusciamo comunque a scambiarle.

«Stavo bene – dice – sono stato davanti in tutti i momenti più importanti. L’unico passaggio un po’ critico può essere stato aver preso la Cipressa troppo indietro. Ma è anche vero che in cima eravamo con i primi. ».

Sulla Cipressa ha risalito il gruppo fino ad agganciare i primi
Sulla Cipressa ha risalito il gruppo fino ad agganciare i primi

Poggio in ritardo

Si guarda intorno, strizza l’occhio alla compagna Roxanne, che nella sua giacca panna sorseggia una Coca Zero.

«Si possono fare tanti piani alla vigilia di una corsa come questa – dice – e io avevo in mente di attaccare o seguire gli attacchi sul Poggio. Il fatto è che la battaglia si è accesa troppo tardi. E’ partito Alaphilippe, dietro di lui è andato Van Aert e poi sono andato anche io, ma a quel punto la salita era finita e in testa era rimasto un gruppo troppo grande. Attaccare in prima persona? Era quella l’idea, per questo quando è partito Alaphilippe mi avete visto un po’ indietro. Avevo pensato per un momento di attaccare da dietro e mi ero sfilato per prendere velocità. Ma la verità è che stavamo andando troppo forte, sarebbe servito uno sforzo troppo grande per le mie gambe. Però sono soddisfatto perché la squadra ha fatto un ottimo lavoro. Anche Senne Leysen, che ha tirato per tutto il giorno».

Con la compagna Roxanne, dopo la doccia e prima di risalire sul pullman
Con la compagna Roxanne, dopo la doccia

Non è la Tirreno

Adesso viene a chiamarlo anche il direttor sportivo Bart Leysen, storico compagno di squadra di Johan Museeuw e sua madre ci fa un sorriso di complicità: altre due domande e se ne va, rapido!

«Non sono troppo amareggiato – dice lui facendo per andare – perché questa è una corsa molto difficile da vincere. Sono andato meglio dello scorso anno, ma non è bastato. E alla fine, dopo la discesa fatta forte, Stuyven ha scelto il momento giusto. Meritava di vincere per la freddezza di quell’attacco. Il finale è stato molto frenetico ed è stato difficile decidere a quali attacchi reagire. Al traguardo il serbatoio era quasi vuoto. Ho provato a partire negli ultimi cento metri con un lungo rapporto, ma alla fine mi hanno comunque superato altri corridori. E’ stata una gara molto pesante. Se qualcosa posso aver imparato, è che attaccare sul Poggio e andare al traguardo è forse troppo difficile. Ma di sicuro la Sanremo non è la Tirreno, non era possibile né ho mai pensato di poter correre allo stesso modo».

Aveva in mente di attaccare sul Poggio, ma si è accodato ad Alaphilippe e Van Aert
Aveva in mente di attaccare sul Poggio, ma si è accodato ad Alaphilippe e Van Aert

A corollario di una corsa conclusa con il quinto posto che è certo meno delle attese e ha il sapore della resa, viene fuori che per la seconda volta in meno di due mesi, qualcuno del personale del team è risultato positivo al Covid e così per evitare problemi, il gruppo che sarebbe dovuto partire per il Catalunya se ne torna a casa e resterà al palo per una settimana. Il tempo di fare le verifiche del caso e ripartire. Gli altri, Mathieu in testa, tornano a casa affilando le armi per le gare del Belgio. Per un po’ in Italia non lo vedremo, ma siamo certi che non mancherà troppo a lungo dalla testa del gruppo.