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Andrea Bagioli

Andrea Bagioli: «Più classiche che grandi Giri»

09.12.2020
5 min
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L’Australia ha avuto Hindley, la Slovenia Pogacar, la Francia Gaudu, la svizzera Hirschi e noi? La nostra sorpresa è stata Andrea Bagioli. Il 21 enne valtellinese ha concluso il suo primo anno nel WorldTour cogliendo due vittorie (tre se si considera la cronosquadre del Coppi e Bartali), debuttando in un grande Giro e soprattutto accumulando tante belle prestazioni mostrando costanza di rendimento.

In un ciclismo sempre più veloce, tecnologico, e se vogliamo anche maniacale, fa piacere vedere un giovane italiano che ne fa parte e che soprattutto può sperare di crescervi ancora. Bagioli era considerato un campioncino già da junior, quando inanellava 8 successi e tanti podi in una sola stagione. La determinazione già c’era, ma non era un assillo.

Andrea Bagioli
Andrea Bagioli è stato azzurro titolare ad Imola 2020
Andrea Bagioli
Andrea Bagioli è stato azzurro titolare ad Imola 2020
Andrea, partiamo da un’osservazione che qualche giorno fa ci ha fatto Ivan Quaranta, sui giovani e anche su di te. Il “Ghepardo” sostiene che le categorie sono slittate: gli allievi di oggi sono i dilettanti di qualche anno fa e dilettanti di oggi sono i professionisti di 20 anni fa. Cosa ne pensi?

In parte gli dò ragione. Tanti ragazzini hanno già materiali al top, sono seguiti dal nutrizionista, hanno il preparatore. E se tutti fanno così ti devi adeguare, il livello si alza ed è più difficile emergere.

Tu come hai vissuto gli anni da junior? Hai vinto molto: è stato stressante?

Devo dire che io l’ho vissuta tranquillamente, l’ho fatto con leggerezza. Al Canturino 1902 nessuno mi ha messo pressione. Poi quando sono passato dilettante alla Colpack la cosa si è fatta più seria. La differenza più grande è che quando uscivo dalla scuola pensavo solo alla bici. Da dilettante ero più concentrato.

E tu hai avuto il contratto da pro’ già mentre correvi tra gli U23…

Al secondo anno. E’ successo dopo la vittoria alla Ronde de l’Isard, Patrick Lefevere mi è venuto a cercare e io ho detto subito di sì.

Quaranta diceva anche che tu eri pronto fisicamente. Cosa intendeva?

Sai che non lo so! Bisognerebbe chiederlo a lui. Posso supporre che fossi pronto perché già facevo le cose fatte bene e già mi impegnavo al massimo. 

E quest’anno dopo quella chiamata di Lefevere hai portato a termine la tua prima stagione nel WorldTour e da professionista. Quali sono state le difficoltà maggiori?

Ad essere onesti pensavo d’incontrarne di più. Le difficoltà maggiori erano nel passare dalle gare non WT a quelle WT: ci sono differenze di velocità notevoli. E abituarsi al ritmo non è facile. La mia prima gara WorldTour è stato il Lombardia. I giorni prima mi sentivo molto bene ed ero super fiducioso. Avevo vinto una tappa al Tour de l’Ain così sono partito bello convinto. Poi mi sono reso conto che gli altri andavano più forte. Sono rimasto impressionato dal Ghisallo. Mi sono staccato dopo 3-4 chilometri, ma soprattuto è stato impressionante l’attacco di questa salita.

Vai per i 22 anni, puoi essere un Pogacar, un Hindley…?

Ah, ah, ah… penso che fenomeni come Tadej ne nascano ben pochi. Paragonarmi a lui lo vedo azzardato. Per adesso preferisco concentrarmi sulle classiche di un giorno o su qualche breve corsa a tappe. Per i grandi Giri devo lavorare molto.

Andrea Bagioli
Bagioli nella crono della Vuelta, chiusa al 29° posto
Andrea Bagioli
Bagioli nella crono della Vuelta, chiusa al 29° posto
Quando dici classiche a quali ti riferisci?

Alla Liegi, alla Freccia, all’Amstel

Hai fatto un campionato italiano davvero brillante: quella buona prestazione è stata un punto di svolta?

Una svolta mentale. Mi sentivo veramente bene. Forse il giorno migliore di tutta la stagione. Mi ha fatto capire che potevo stare davanti con i migliori. Peccato che l’ultima salita (Andrea ha tirato la Rosina dal primo all’ultimo metro, ndr) era lontana dal traguardo e così ho lavorato per Ballerini. Mentre salivo dentro di me ero “arrabbiato col percorso”. Pensavo che se non ci fossero stati quei 30 chilometri di pianura avrei provato un’azione. Avrei parlato con Ballerini e ci avrei provato.

Mentalità vincente! E il chilometraggio ti spaventa?

No, spaventato no. Quel giorno dell’italiano per esempio c’erano da fare 253 chilometri e mi sono trovato bene.

Che margini senti di avere?

Sicuramente devo migliorare a crono, disciplina che negli anni scorsi non ho preso in considerazione. E già ho iniziato a farci dei lavori. Quest’anno ho fatto solo la crono (individuale, ndr) della Vuelta. E poi devo migliorare anche sulle salite lunghe. Fino a 5-6 chilometri le tengo bene, in quelle da 10-15 ancora fatico.

E infatti il giorno dopo la crono alla Vuelta hai pagato. Dipendeva dalla bici, dal tipo di sforzo…?

Sicuramente ho faticato, ma dipendeva dal fatto che mi ero ammalato. Il giorno dopo avevo provato a prendere la fuga ma ho capito subito che qualcosa non andava.

Però la domanda se Bagioli sarà o meno l’Hindley del 2021 te la rifacciamo. Noi siamo convinti che possa essere nelle tue corde…

Non penso nel 2021, magari più in là. Come ripeto mi sento più adatto alle classiche.

Andrai nelle Ardenne con il campione del mondo. Con che aspettative parti?

Con quelle di vincere: si sa che il capitano è lui, ma se Julian dovesse stare male ci sono possibilità anche per altri. Io però credo che su quei percorsi lui sia il migliore del mondo ed è giusto aiutarlo.

Alaphilippe è un modello da seguire?

Sono stato con lui due settimane in Belgio e cercavo di guardare quel che faceva. Mi ha impressionato vedere il suo modo di essere. Solo qualche giorno prima aveva vinto il mondiale, ma non sentiva la pressione: certe cose in gara le paghi. Lui invece era spensierato, sorridente… e questa cosa mi piace.

Ti piace sperimentare, cambiare abitudini della tua vita da corridore? O segui alla lettera preparatori, nutrizionisti e tecnici?

Sì, mi piace fare prove ed esperimenti, poi certo c’è chi ci segue e ci dà dritte preziose. Però fare da solo è bello, provare cose nuove che, se funzionano, ti danno sicurezza.

Hai già una traccia del tuo programma 2021?

Avendo fatto la Vuelta inizierò più tardi, non a gennaio di sicuro. Il Giro? Sì, mi piacerebbe farlo, ma non lo so. Diciamo che le Ardenne sono il primo obiettivo della stagione, poi si vedrà.