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Il Giro di Evenepoel ai “raggi X”: sfumature e dettagli

29.05.2021
7 min
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Per alcuni doveva essere la sua consacrazione definitiva e magari anche la maglia rosa di Milano. Per altri doveva solo fare esperienza e ritrovarsi dall’infortunio: c’erano tante aspettative e pressioni su Remco Evenepoel.

Qui più che parlare di cosa ci si aspettava dal belga, vogliamo analizzare il suo Giro d’Italia, spulciando piccoli dettagli e comportamenti tenuti tappa per tappa. E non solo in corsa.

Remco nella crono di Torino, chiusa al 7° posto. Ottimo avvio
Remco nella crono di Torino, chiusa al 7° posto. Ottimo avvio

Leone a Torino

Le prime frazioni sono filate con il sorriso stampato sulla bocca. Il ritornello stava quasi diventando un “disco incantato”: «Sono contento di essere tornato in gara dopo l’incidente al Lombardia», diceva Evenepoel.

E con il sorriso, ma anche con tanta determinazione il gioiellino di Lefevere si lancia dalla rampa della crono di Torino. Cosa ci ha colpito? La scioltezza con cui ha guidato la sua bici da crono. Solo Ganna ha fatto (e rischiato) di più, segno che ci credeva e che si allena molto su quella bici. L’ultima volta che Remco aveva affrontato Pippo a crono era stato in Argentina un anno fa e lo aveva schiantato. Su tali presupposti si potrebbe dire che il belga abbia perso una battaglia invece è stato il primo tra gli uomini di classifica.

Nelle due tappe successive non commette errori, né atti particolari se non che corre davanti, scortato dai compagni il che fa pensare che in Deceuninck-Quick Step ci credono eccome e non ci sia solo la storiella dell’esperienza. Tutto scorre tranquillo e la gamba sembra esserci.

A Sestola si salva

A Sestola, primo arrivo duro e con brutto tempo, Remco perde 10”. Si fa un po’ sorprendere nel momento dell’attacco. Per la prima volta resta solo. Tuttavia quello è, crono a parte, uno dei momenti migliori del suo Giro. Di certo lo è sulla gestione dei nervi. Piove, è solo, è il primo vero banco di prova, resta indietro, nel finale ci sono degli avvallamenti in discesa affatto semplici… Lui però si rimbocca le maniche e perde molto meno di quel che ci si poteva aspettare dopo gli attacchi di Landa e Bernal.

Scortato dai compagni nella tappa di San Giacomo (tappa 6)
Scortato dai compagni nella tappa di San Giacomo (tappa 6)

Voglia di rosa

Le tappe passano, la fatica inizia a farsi sentire. Remco però continua a recuperare posizioni in classifica generale (è secondo) e anzi punta alla maglia rosa. E’ un furetto pronto persino a sprintare sui traguardi volanti pur di indossarla come verso Foligno. Un atteggiamento che ci è piaciuto, sia nei confronti del Giro sia per il suo entusiasmo.

Ma non corriamo avanti e facciamo un passo indietro. Ascoli, Guardia Sanframondi, Campo Felice: si affrontano tappe impegnative, nervose, tatticamente delicate e spesso corse sotto l’acqua. E’ forse questo il nemico principale di Evenepoel: la pioggia in discesa.

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Il forcing potente a Campo Felice, dove è quarto e sfiora la maglia rosa
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Il forcing potente a Campo Felice, dove è quarto e sfiora la maglia rosa

Assaggi di fatica sugli Appennini

Scendendo da Forca di Presta attorno a lui la Deceuninck piazza degli uomini. Remco fa un po’ l’elastico: a volte è in fondo al gruppo, anche un po’ rigido, e a volte è davanti. E’ evidente che ha delle difficoltà. Difficoltà che però non sono di gambe, in quanto in quella stessa tappa, a San Giacomo, arriva con Bernal staccando i migliori. 

Qualcosa di simile lo ripete due giorni dopo a Campo Felice. Nel giorno della consacrazione di Bernal, Remco resta imbrigliato nel tratto sterrato tra le transenne e un corridore. Smette di pedalare, mentre Egan scappa. Nei 400 metri finali forse è il più veloce in assoluto, rimonta 7-8 corridori. Chiude quarto, senza abbuoni e sfiora la maglia rosa.

In ritardo con Almeida a Montalcino. Alla fine Remco pagherà poco di 2′ da Bernal
In ritardo con Almeida a Montalcino. Alla fine Remco pagherà poco di 2′ da Bernal

Lo schiaffo di Montalcino

Ogni mattina in mix zone Evenepoel è letteralmente preso d’assalto dai giornalisti, belgi soprattutto. E lui imperterrito continua a ridere e a dispensare tranquillità. Noi invece qualche dubbio iniziamo a nutrirlo. Il sorriso c’è, ma inizia ad essere inespressivo, “vuoto”.

Nel giorno di riposo va in scena un conferenza stampa fiume. Remco non sta fermo un attimo, ride. Parte il refrain: «Sono già contento di essere qui –  ma poi aggiunge – se pensavo di non poter vincere il Giro non sarei neanche partito». La bomba è definitivamente innescata. Lo stress della corsa inizia a salire e il giorno dopo a Montalcino quella bomba scoppia.

Una tappa delicata, complicata per un veterano, figuriamoci per un novellino (dal quale media e tifosi si aspettano la luna). Scricchiola sul primo sterrato ma in qualche modo anche grazie all’Astana ci mette una pezza, poi crolla prima di nervi e poi (un po’) di gambe nel secondo. In quel momento cambia tutto il suo Giro. Si stacca la radiolina, non vuol parlare con l’ammiraglia. Almeida prima lo aspetta, poi lo la lascia lì, poi lo riaspetta. Dieci minuti di totale blackout. Sembrava si ritirasse. La cosa “strana” di questa crisi era che nonostante davanti menassero forte, Remco non perdeva poi così tanto. Nei tratti su asfalto andava quasi come i migliori e se non hai gambe questo non puoi farlo. A fine tappa, il diesse Bramati ancora in ammiraglia è delusissimo, ma più per l’atteggiamento. «Stasera riordineremo le idee», ci disse a botta calda.

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Prima e dopo le tappe Remco era sempre gentile con i tifosi, dandogli la propria borraccia
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Prima e dopo le tappe Remco era sempre gentile con i tifosi, dandogli la propria borraccia

Il crollo…

Remco continua a sorridere, ma è un sorriso senza entusiasmo. Forse ha capito che in bici si soffre anche. Va lodato però il suo comportamento. Continua a correre nelle posizioni che contano del gruppo (ma non più in salita e si vede già verso Bagno di Romagna), si muove bene. Sul piano tecnico non sbaglia un colpo: mantellina quando serve, alimentazione (notiamo che mangia spesso), ha sempre la borraccia nel portaborraccia e lo vediamo anche quando a fine tappa fra le transenne dopo l’arrivo le regala ai tifosi. Sotto questo punto di vista è ineccepibile.

Ma il destino lo aspetta al varco. Anche se fai tutto bene, un grande Giro e il meteo non sono facili da domare. Neanche se ti chiami Evenepoel. Il gelo della Sacile-Cortina lo respinge. E lo fa già prima del Giau. Adesso sì che forse inizia a pagare anche sul piano fisico. Arriva stremato nella Perla delle Dolomiti, ma non molla ancora.

Il ritiro

Sfrutta il giorno di riposo e ci riprova verso Sega di Ala. Di fatto il suo Giro finisce sul Passo di San Valentino, penultima ascesa di giornata. Il sole lo aiuta e lui si apre la maglia. Rispetto ai giorni dello Zoncolan e del Giau si muove proprio in modo diverso sulla bici, tuttavia si stacca quasi subito. E’ solo, non ha compagni. Si mette con la testa bassa e mulina il rapporto. Ad un tratto si riaccoda alla scia delle ammiraglie. In questi casi il corridore sa che il gruppo non è lontano e con ancora maggiore piglio rientra sulla maglia rosa. Da applausi, se non altro per il carattere.

Poi però in discesa cade. Riemergono (forse) i fantasmi del Lombardia e prende una forte botta al braccio sinistro. Gli ultimi 35 chilometri sono uno stillicidio. Arriva a Sega di Ala scortato dai compagni che in precedenza gli erano dietro a 36’28”. La squadra lo ferma: «Continuare così adesso non ha più senso».  «Tornerò», dice lui. E noi glielo auguriamo, in fin dei conti è un patrimonio del ciclismo mondiale.